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Tim Armstrong, AOL: contro i Walled Garden serve una politica aperta sui dati

Secondo il ceo di AOL, per contrastare il dominio di Google e Facebook bisogna puntare sui dati, offrendo un approccio più aperto che consenta di condividere le informazioni in maniera protetta con partner e clienti

di Alessandra La Rosa
26 giugno 2016
tim-armstrong-aol
Tim Armstrong

Contro i walled garden di Google e Facebook ci vuole una politica aperta sui dati. E’ quanto ha dichiarato Tim Armstrong, ceo di AOL, in un’intervista raccolta dal Wall Street Journal a margine del Festival Internazionale della Creatività di Cannes.

Quello del dominio dei due colossi americani nel mercato della pubblicità online è stato uno dei temi che ha aleggiato di più tra i discorsi dei partecipanti alla kermesse, sia negli speech ufficiali che chiacchierate informali lungo la croisette.

La paura di un duopolio in effetti è abbastanza fondata, visto che i due big player, insieme, l’anno scorso raccoglievano quasi la metà di tutte le revenue adv online, il 43%, secondo stime di eMarketer. Ma al di là delle quote di spesa pubblicitaria, quello che forse spaventa di più, a detta di Armstrong, sono i cosiddetti “walled garden“, ossia quei giardini chiusi che rappresentano dei luoghi felici (ed economicamente proficui) di pianificazioni pubblicitarie ai quali però a società terze, diverse dalle stesse Google e Facebook, non è ammesso accedere. Le due società stanno infatti via via restringendo sempre più l’operatività di società esterne all’interno dei loro network così come l’accesso ai loro dati, spingendo sempre più le aziende a un contatto diretto tramite soluzioni end-to-end proprietarie.

Uno scenario non certamente roseo, davanti al quale però Armstrong ha prospettato una possibile soluzione: quella dell’attuazione di una politica più “aperta” sui dati. «Le società più grandi stanno incontrando difficoltà nella gestione complessiva dei loro dati – ha dichiarato il manager al WSJ – e questo per noi può costituire un’opportunità di differenziarci, offrendo un approccio più aperto che ci consenta di condividere i nostri dati in maniera protetta con i nostri partner e clienti».

Quello dei dati, in effetti, è diventato ultimamente un punto forte dell’offerta di AOL, soprattutto sul fronte mobile, grazie alla sua capogruppo Verizon che, da operatore mobile qual è, possiede un ampio spettro di informazioni sui suoi utenti, dalle app scaricate ai device utilizzati, dai siti visitati alla location. Dall’inizio dello scorso mese, AOL sta utilizzando questi dati con i marketer (qui l’articolo dedicato) e, come ci ha rivelato Jim Norton, Global Head of Media Sales di Aol, in questa recente intervista, la società sta pensando di stabilire delle partnership con altre grandi società di telecomunicazioni in Europa, al fine di utilizzare i loro dati per il targeting delle campagne adv.

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