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Investimenti tecnologici, quattro modi in cui i partner possono aiutare i CMO

Una parte del dibattito che speriamo di instaurare con i partecipanti a Cannes riguarda il modo in cui i Chief Marketing Officer (CMO) possano aver maggior controllo sulle decisioni cruciali per l’azienda in tema di tecnologia.

Poiché sempre più operatori adottano il Programmatic nei loro budget marketing, secondo Gartner, i CMO spenderanno di più dei CIO per la prima volta entro il 2017. Anche adesso, le compagnie marketing sono responsabili della scelta e della gestione dei fornitori di servizi marketing per l’83% delle aziende, e della selezione dei fornitori tecnologici per il 71%, una quota che certamente crescerà.

Queste non sono decisioni che possono essere prese facilmente o velocemente. Richiedono conversazioni con una varietà di portatori di interessi all’interno dell’azienda oltre al marketing e alla valutazione delle tecnologie e dei mezzi che possono essere inserite in un apparato tecnologico unificato. Queste decisioni necessitano anche di conversazioni con tutti i partner di un operatore, agenzie e fornitori tecnologici.

La scorsa settimana, abbiamo rilasciato un white paper in collaborazione con The CMO Club intitolato “Evolving Your Agency Partnership Model to Drive Programmatic Success”. Il sondaggio ha coinvolto 72 marketer e ha portato alla luce quattro aree in cui hanno pensato che il loro marchio potesse beneficiare da un’ulteriore collaborazione tra le loro agenzie e i partner tecnologici:

  1. ROI marketing massimizzato: Concentrarsi su risultati strategici e quantificabili, non su quelli tattici, rispecchia meglio i bisogni dei veri obiettivi di business. I giusti partner avranno conversazioni frequenti e approfondite sugli obiettivi con i clienti e avranno una visione comune su quello che deve essere il successo. In più, questi partner non avranno paura di spingere i marketer a considerare altri differenti obiettivi che potrebbero essere più adatti ai loro obiettivi di business complessivi.
  2. Accesso migliorato ai media cross-canale: eseguire transazioni su fonti di offerta premium e privilegiate, specialmente quando combinate con il potere di una piattaforma tecnologica aperta che fornisce trasparenza all’interno del processo di acquisto media, beneficia tutti i portatori di interesse nell’ecosistema pubblicitario. Lavorare con un’agenzia integrata vi aiuterà anche ad utilizzare e sviluppare con il fornitore contenuti unici, applicazioni e/o creatività che raggiungono gli utenti desiderati.
  3. Migliore gestione e attivazione di dati di prima-parte: L’agenzia e i partner tecnologici possono aiutarvi a valutare meglio i dati che avete attualmente, ad elaborare una strategia di gestione dati e ad attivarla strategicamente attraverso i canali. I vostri partner dovrebbero anche aiutarvi a sfruttare i dati di terza-parte o i dati proprietari, con un processo di controllo accurato al fine di ottenere l’accesso ai pubblici in mercati differenti o oltre la tua base di clienti.
  4. Migliore misurazione attraverso un’attribuzione più sofisticata: Affidatevi alle agenzie per il supporto nell’implementazione della giusta soluzione di attribuzione, se una soluzione proprietaria ad un fornitore tecnologico o una delle soluzioni dei loro partner.

Content marketing, rich media e il futuro del Programmatic

Content marketing e formati impattanti. Andrà verso queste due direzioni il futuro del Programmatic.

A dirlo è PulsePoint, piattaforma tecnologica di pubblicità di base a New York (e con uffici a San Francisco e Londra), sulla base dei risultati della ricerca, condotta con Digiday, “The Future of Programmatic: When The Art & Science of Advertising Collide”.

La survey si basa su interviste condotte a membri dell’ecosistema pubblicitario americano sia lato buy che lato sell, a cui è stato chiesto, in particolare, quando secondo loro avverrà la collisione tra programmatic advertising e content marketing. Il risultato rivela che cambiamenti fondamentali che avranno impatto su come inserzionisti ed editori sfrutteranno il programmatic nei prossimi dodici mesi.

«Il panorama sta evolvendo rapidamente. L’adozione del programmatic continuerà a modificare il funnel e mettere in campo nuove tipologie di marketing, incluso il content. Questa ricerca riflette l’inevitabile adozione del programmatic da parte dell’industria, ma allo stesso tempo mette in luce quali aree dell’advertising industry avranno maggiore impatto da questo passaggio tecnologico», ha spiegato Sloan Gaon, ceo di PulsePoint.

Ecco alcuni dei punti chiave della ricerca.

  • Il programmatic non è più solo legato al direct response, ma si sta rivolgendo a nuovi obiettivi, come la brand awareness. Il 71% degli intervistati pensa che le tecniche di programmatic supporti bene obiettivi medio-alti del funnel di marketing.
  • Formati ad alto impatto, come il video, si apriranno al programmatic. In particolare, lo Sponsored Content acquistato in maniera programmatica crescerà del 114% nei prossimi 12 mesi, mentre il Digital Video crescerà del 29%, la TV crescerà del 45% e la Custom Rich Media aumenterà del 43%.
  • Il Content Marketing sarà distribuito in modo automatizzato nel 2015: ben l’83% degli intervistati crede che il Content Marketing si aprirà al programmatic entro il 2017, e tre su quattro hanno già avviato strategie di content marketing.
  • Il 50% degli intervistati pensa che nei prossimi due anni una parte della spesa digital verrà spostata dal search al data-driven display.
  • Più di tre quarti del campione sono neutrali o a favore di tipologie di acquisto machine-based a confronto con quelle tradizionali.
  • Il 61% dei buyers acquisterà in modalità programmatica (sia RTB che non) nei prossimi 12 mesi.

«Questa nuova ricerca rivela l’entità dell’inevitabile collisione tra arte e scienza nell’advertising – ha aggiunto Gaon -. I progressi delle nuove tecnologie portano le aziende a non aver più bisogno di scegliere tra soluzioni che offrono efficienza e ed engagement. Possono averle entrambe».