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Su Spotify i brand ora possono targettizzare anche chi ascolta i podcast

Che Spotify stesse decisamente puntando sul mondo dei podcast è cosa ormai nota. Negli ultimi mesi l’app di straming ha messo a segno una serie di acquisizioni, quelle delle società specializzate Gimlet Media, Anchor e Parcast, che le hanno consentito di rafforzare la propria offerta di questo genere di contenuti soprattutto da un punto di vista editoriale, ponendo le basi per un successivo step: quello della monetizzazione.

Attualmente, anche in Italia, i podcast sono brandizzabili, ma la società svedese sta ancora affinando la messa a punto di un modello advertising dedicato proprio a questi contenuti, basato su migliori capacità di targeting, misurazione e reportistica. E proprio a proposito di targeting, Spotify ha appena annunciato una novità: la possibilità per i brand di targettizzare chi ascolta podcast.

Ciò significa che gli inserzionisti dell’app potranno individuare e raggiungere con le loro campagne non solo gli utenti di Spotify Free che ascoltano musica, ma anche chi ascolta podcast. Il nuovo strumento di segmentazione è disponibile in vari Paesi: in Italia, ma anche in USA, Canada, Messico, Brasile, UK, Francia, Germania, Spagna e Australia. In questi mercati, sarà possibile targettizzare gli utenti in base alle tematiche dei podcast che ascoltano, come comedy, lifestyle e salute, e business e tecnologia.

Tra i primi brand che stanno testando la novità ci sono Samsung e 3M.

In occasione dell’ultima trimestrale, Spotify ha dichiarato di avere 123 milioni di utenti mensili sulla versione gratuita della sua app (quella su cui c’è la pubblicità). Complessivamente, il servizio conta 217 milioni di utenti.

Triton Digital si rafforza sui podcast con una nuova acquisizione

Triton Digital ha annunciato l’acquisizione di Omny Studio, creatrice di una tra le più avanzate piattaforme editoriali di audio on-demand e podcast, con cui la società è stata integrata – e per cui ha fatto da rivenditore – dal 2017.

Come risultato dell’acquisizione, si legge in una nota, Triton Digital ha fatto sua la tecnologia, gli asset e il team della piattaforma basata a Melbourne, ed è adesso “il fornitore esclusivo della soluzione di podcasting full-stack e più avanzata del mercato”.

Grazie all’acquisizione del CMS e degli altri strumenti editoriali di Omny Studio, Triton arricchisce infatti il suo portafoglio di tecnologie di streaming, pubblicità e misurazione, diventando un one-stop-shop per gli editori audio che puntano ad aumentare reach e ricavi, allo stesso tempo rendendo più fluidi i loro flussi di lavoro.

«Siamo orgogliosi di dare il benvenuto a Omny nella famiglia Triton, e non vediamo l’ora di unirli al nostro talento e alla nostra tecnologia per espandere la soluzione a livello globale e continuare a creare innovazione intorno a dati e analytics del mondo podcast», commenta Neal Schore, CEO di Triton Digital.

Intanto Triton Digital continua ad ampliare la portata del suo marketplace di pubblicità programmatic audio: la società ha recentemente annunciato che le sue inventory sono ora disponibili anche sulla DSP di Dataxu e su Display & Video 360 di Google.

Voxnest Audience Network ottiene la certificazione di IAB Tech Lab per la pubblicità su podcast

Il marketplace di podcast Voxnest ha annunciato che la sua Voxnest Audience Network (VAN), piattaforma dedicata al digital audio advertising, è stata certificata da IAB Tech Lab.

Con VAN, Voxnest offre a brand e inserzionisti la possibilità di targetizzare segmenti di pubblico precisi, attraverso l’acquisto di pubblicità audio su pacchetti di contenuti che vengono curati a livello editoriale con l’obiettivo di profilare uno specifico target socio-demografico.

“Completato con successo tutto il lungo processo di certificazione delle misurazioni in conformità con quanto stabilito per la industry del podcasting, il VAN di Voxnest è stato inserito tra i pochi selezionati player che appartengono al mercato del podcast: tutto questo rappresenta un’ulteriore prova della fiducia che gli inserzionisti ripongono in VAN e garanzia di serietà e di affidabilità verso un brand che punta a rivoluzionare il modo di fare audio digital advertising”, spiega la società in una nota.

«Abbiamo creato VAN come parte del nostro costante impegno per aumentare il valore dell’audio publishing per i creatori di contenuto, gli inserzionisti e il pubblico – commenta Francesco Baschieri, Presidente di Voxnest -. Avere numeri di cui le aziende possono fidarsi è il primo passo per costruire la credibilità di una realtà come la nostra, ed è un onore ricevere questa certificazione dallo IAB-Tech Lab».

La pubblicità sui podcast? È efficace su tutte le metriche chiave, secondo Nielsen

Nella nostra rassegna di oggi parliamo di podcast, frodi in-app e dell’ultima novità di Amazon.

La pubblicità sui podcast? E’ efficace su tutte le metriche chiave, secondo Nielsen

I podcast sono un canale di comunicazione efficace per le aziende? Secondo uno studio di Nielsen, sì. La società ha rilevato che gli annunci su podcast hanno avuto successo su varie metriche chiave, come la brand awareness, l’ad recall, l’affinità, la recommentation e l’intenzione di acquisto. Il formato più popolare sui podcast, il cosiddetto “host-read” ossia quando il conduttore del podcast legge l’annuncio, sembra essere particolarmente apprezzato sia dai brand che dal pubblico. Leggi di più su MediaPost.

In un anno le frodi in-app sono raddoppiate. Lo rivela uno studio di DoubleVerify

La nuova frontiera dell’ad fraud? Le app mobile. Secondo un nuovo studio di DoubleVerify, le impression non valide su mobile sono raddoppiate anno su anno dal 2017, e il numero totale di “app fraudolente” è aumentato di oltre il 150% tra il 2017 e il 2018. E di queste app, oltre la metà sono categorizzate come “giochi” o “utilities”. Leggi di più su AdWeek.

Amazon prepara il lancio di un servizio di streaming musicale supportato da pubblicità

Amazon starebbe per lanciare un nuovo servizio di streaming musicale, gratuito e supportato da pubblicità, che andrebbe ad aggiungersi ai già esistenti prodotti a pagamento Prime Music e Amazon Music Unlimited. Secondo indiscrezioni, non confermate da Amazon, il lancio sarebbe imminente, già la prossima settimana. Il servizio consentirà di trasmettere musica attraverso gli speaker Echo: basterà chiedere ad Alexa un brano. Leggi di più su Billboard.

Il debutto di Twitter nel mondo dei podcast… passa dalla pubblicità

Oggi nella nostra rassegna parliamo delle ultime novità di Twitter, dataxu e Google.

Il debutto di Twitter nel mondo dei podcast… passa dalla pubblicità

Twitter ha lanciato il suo primo podcast show, il cui argomento sarà l’offerta pubblicitaria del social. Si chiama “Character Count” e, per il momento, ne sono previsti solo 5 episodi di circa 25-30 minuti ciascuno. Ogni episodio porterà gli ascoltatori nel dietro le quinte di alcune campagne realizzate su Twitter, con le aziende che racconteranno la loro esperienza di marketing sul social. L’obiettivo è di mostare quali aziende stanno utilizzando al meglio Twitter per la loro comunicazione, e potenzialmente spingere più brand a fare lo stesso. Leggi di più su TechCrunch.

Dataxu lancia un nuovo marketplace per le inventory su Advanced TV

Dataxu ha annunciato il lancio del TotalTV Marketplace, un nuovo marketplace di spazi pubblicitari su TV avanzata. Grazie alla nuova soluzione, aziende e agenzie potranno raggiungere il loro pubblico target in maniera scalabile sugli schermi televisivi, ed identificare singoli potenziali lead sui canali e le piattaforme connesse con la DSP self-service di dataxu TouchPoint. Leggi di più su Exchangewire.

Google punta sul travel con un nuovo servizio di prenotazione di alberghi

Il nuovo focus di Google? I viaggi. Big G ha annunciato il lancio di un nuovo sito di prenotazione di alberghi, simile al servizio Google Flights. In questo modo, la società potrà evitare di linkare gli utenti a servizi esterni, gestendo autonomamente una nuova porzione dell’organizzazione di un viaggio. Google metterà a disposizione dei proprietari di hotel, oltre alla sua popolarità, anche alcuni dati utili all’attribuzione della prenotazione, come le parole chiave, le review o le ricerche di punti di interesse vicini che hanno portato l’utente a scegliere una determinata struttura. Leggi di più su Skift.

Disney acquisisce una società di ad tech tramite 21st Century Fox

Oggi nella nostra rassegna parliamo di internalizzazione del marketing, di podcast e di editori che entrano nel mondo ad tech.

Disney acquisisce una società di ad tech (tramite 21st Century Fox)

Dopo Comcast con FreeWheel e AT&T con AppNexus, un nuovo grande proprietario di media fa sua una società di ad tech. Si tratta di Disney, che con l’acquisto di 21st Century Fox ha acquisito anche TrueX, player specializzato in formati adv digitali la cui visualizzazione viene esplicitamente richiesta all’utente in cambio dell’accesso a contenuti. Sotto Fox, la società ha operato in maniera indipendente, offrendo servizi anche a vari broadcaster esterni. Ma nella nuova proprietà Disney non è ancora chiaro se continuerà a farlo, o se invece la sua tecnologia verrà internalizzata e usata esclusivamente sulle property del gruppo. Leggi di più su AdAge.

Il Ceo di Dentsu Aegis Network: «L’internalizzazione dei servizi di marketing può costituire un’opportunità di revenue»

La tendenza dei brand all’internalizzazione dei servizi di marketing può costituire un’opportunità di revenue, secondo il Ceo di Dentsu Aegis Network Tim Andree. In occasione di una call con gli investitori, il manager ha dichiarato: «Si sente parlare molto di internalizzazione delle piattaforme, ma quello di cui non si parla è di quando poi si decide di non farlo più e si ritorna all’outsourcing. Noi supportiamo i nostri clienti quando pensano di poter avere un vantaggio competitivo dall’internalizzazione e li consigliamo in questi casi». Il risultato è un modello “ibrido” che possa offrire consulenza e supporto a chi decide di gestire in-house parte delle proprie attività. Leggi di più su Campaign.

Secondo uno studio, la pubblicità sui podcast è efficace quanto quella tv

La pubblicità sui podcast sarebbe tanto efficace quanto gli spot televisivi, secondo uno studio del colosso radiofonico americano Westwood One. La ricerca ha svelato che, quanto a obiettivi di branding, gli annunci sui podcast sono comparabili a quelli della tv. Addirittura, sulle metriche di call-to-action, risulterebbero più efficaci degli spot e delle campagne video online. Leggi di più su MediaPost.

Triboo si lancia nel mondo del podcast: gestirà la vendita della pubblicità Audio di Voxnest

Triboo continua ad arricchirsi sul fronte della pubblicità Audio lanciandosi nel mondo del podcast.

Voxnest, marketplace di podcast a livello globale, ha affidato a VoiceMax, brand di Triboo, la licenza di vendita della propria inventory italiana abilitata alla monetizzazione degli Audio Ads: un bacino di circa 2.000.000 di download su podcast al mese organizzati in categorie di contenuto capaci di accogliere pre-roll e mid-roll audio.

“A suggellare la partnership tra Voxnest e Triboo anche una collaborazione strutturale sul mercato italiano – spiega Triboo in una nota -, nata con l’obiettivo di incrementare il numero degli editori di podcast ospitati sulla piattaforma Spreaker e monetizzati grazie a VoiceMax. Su VoiceMax – prosegue la nota – gli editori avranno accesso ai più efficienti e avanzati servizi di monetizzazione di Spreaker e potranno essere acquistati in Programmatico grazie al Tech Partner Adswizz”.

«Lavorando assieme a Spreaker, i migliori del settore – spiega Davide Schioppa, partner di Triboo -, VoiceMax riuscirà a connettere un brand con l’ascoltatore nel momento in cui questi è davvero ricettivo».

La partnership tra Voxnest e Triboo in Italia aggiunge un tassello importante per il mercato dell’advertising digitale. «I brand e i grandi publisher di contenuti – afferma il presidente di Voxnest, Francesco Baschieri – si stanno rivolgendo al podcast come un metodo efficiente per agganciare il pubblico, e quindi è sempre più importante che abbiano una tecnologia creata appositamente per soddisfare le loro esigenze di velocità, scalabilità e monetizzazione».

Un accordo che conferma la crescente attenzione che Triboo sta riservando alla pubblicità audio. Un mercato che, come ci ha spiegato in una recente intervista Cristina Pianura, Direttore Business Unit Advertising di Triboo Group, è tra i trending topic del 2019 nel mondo della pubblicità e dell’ad tech.

Spotify quest’anno punta sui podcast. Anche da un punto di vista pubblicitario

In occasione del Ces di Las Vegas la scorsa settimana, Spotify ha fatto il punto sulla sua strategia riguardo una particolare tipologia di contenuto: i podcast.

L’app di streaming, infatti, quest’anno ha intenzione di puntare decisamente su questi contenuti: in piano ad esempio c’è l’intenzione di estendere ai podcast la tecnologia di personalizzazione già utilizzata per suggerire agli utenti brani musicali, aggiornare l’interfaccia dell’applicazione in modo da accedere più facilmente ai podcast e, non da ultimo, sfruttare questi contenuti – che concorrono a far aumentare  il tempo speso in generale sulla piattaforma – anche da un punto di vista pubblicitario.

In realtà, Spotify vende pubblicità sui podcast da metà dello scorso anno, ma adesso – con un’offerta di contenuti in costante aumento e un crescente interesse del pubblico – sarebbe giunto il momento di rendere l’offerta commerciale più scalabile. In tal senso, il management della società svedese starebbe considerando se ha senso acquistare all’esterno o costruire internamente una tecnologia per l’inserimento della pubblicità nei programmi, utile a rendere scalabile il passaggio da un metodo di vendita in-house (tramite il team commerciale della società) a uno programmatico.

In questo si inserirebbe anche la volontà di migliorare gli algoritmi che regolano i suggerimenti dei podcast: un impegno che tornerebbe utile non solo per la personalizzazione dei contenuti ma anche per il targeting pubblicitario. Dati come comportamenti e stati d’animo potrebbero infatti risultare particolarmente utili anche per l’erogazione di messaggi pubblicitari rilevanti all’interno dei podcast.

L’audio digitale è un ambiente sicuro per gli inserzionisti

Un nuovo rapporto pubblicato dall’Interactive Advertising Bureau rivela che l’audio digitale costituisce un ambiente pubblicitario sicuro per i marchi.

La ricerca, il cui oggetto sono stati nello specifico formati come podcast e musica in streaming, afferma che l’audio digitale ha molto da offrire ai marketer in cerca di un maggiore livello di controllo sui loro messaggi.

È emerso inoltre che gli ascoltatori di audio digitale tendono ad essere particolarmente interessati al contenuto, con una fruizione che avviene principalmente durante gli spostamenti su mezzi di trasporto o in palestra. Il consumo avviene spesso attraverso applicazioni, dove gli annunci non sono saltati.

Secondo il rapporto, molti formati e operatori del comparto sono in grado di fornire un ambiente dove marchi e agenzia siano certi della qualità e della sicurezza dei contenuti associati ai loro annunci.

“Un importate elemento per gli inserzionisti, nell’ambito della brand safety, è assicurarsi che la pubblicità non sarà ascoltata in un contesto che possa danneggiare la reputazione del marchio”, ha scritto in un articolo a corredo della ricerca Jennifer Lane, Audio Industry Lead di IAB.

Nel caso dei servizi di streaming musicale, come Pandora e la versione gratuita di Spotify, gli annunci possono essere inseriti in maniera dinamica, permettendo agli inserzionisti di scegliere canali, playlist, generi o artisti che siano appropriati per i loro marchi. IAB stima che la percentuale di marketer che acquisterà annunci su radio e audio digitale crescerà di quasi tre volte nel prossimo anno.

Per quanto riguarda i podcast e i programmi di genere talk, l’opportunità maggiore è l’integrazione dell’annuncio. La pubblicità è integrata nella trasmissione e alle volte letta dagli stessi presentatori o dalle personalità partecipanti. Questi annunci non vengono quasi mai saltati in quanto sfruttano il vantaggio della relazione unica tra ascoltatore e il programma.

“Ciò crea un’esperienza di ascolto forte in termini di udibilità e permette all’inserzionisti di lavorare più da vicino con un editore, il produttore di un programma o anche il presentatore per garantire la giusta sicurezza per il marchio”, conclude il rapporto di IAB.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

Oggi nella nostra rassegna parliamo di targeting contestuale, mercato video OTT e podcast.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

La combinazione tra le restrizioni imposte dal GDPR e gli avanzamenti nel machine learning stanno incoraggiando sempre più le aziende a considerare il “contesto” come alternativa al targeting audience-based. L’utilizzo del contesto per migliorare l’efficacia della comunicazione è nato probabilmente insieme alla pubblicità digitale stessa, ma con l’arrivo del programmatic advertising è stato progressivamente messo in secondo piano rispetto alla targettizzazione dell’audience. Tuttavia, tale approccio sta ultimamente cambiando tra i brand, complici sia le preoccupazioni sulla brand safety dallo scorso anno, che hanno portato gli inserzionisti a spostare la propria spesa su editori premium, sia la recente introduzione del GDPR, che ha posto nuove difficoltà all’utilizzo dei dati degli utenti. Leggi di più su Warc.

Video adv, gli approcci “a silos” frenano il mercato OTT

Nonostante il suo pubblico sia in aumento, sia a livello di volumi che di engagement, il mercato delle piattaforme video OTT (fornitori autonomi di contenuti video digitali in streaming) ha ancora delle barriere da superare per trarre il massimo potenziale dalla sua utenza. Le principali “sfide” per il settore sono la content discovery, le misurazioni e il fill rate, e molte di esse sono dovute ad approcci “a silos” delle stesse piattaforme. Ogni piattaforma è infatti un “feudo” a sé stante, o una sorta di “universo chiuso”, e tale mancanza di dialogo tra “contenitori” rende difficile sia per gli utenti trovare i contenuti che cercano, sia per le aziende riuscire a misurare le campagne, laddove ci siano appositi strumenti. Leggi di più su AdExchanger.

I podcast continuano a crescere (oltreoceano)

Per quanto in Italia la situazione sia molto diversa, e ancora ben lontana da questi numeri, all’estero quello dei podcast è un mercato florido con un’utenza in forte crescita. Secondo nuovi dati di Edison Research e Triton Digital, in America il 44% degli utenti oltre i 12 anni hanno ascoltato almeno un podcast quest’anno, e il 26% lo ha fatto nell’ultimo mese. Ironicamente, la crescita dei podcast è trainata per lo più da programmi delle radio lineari, in particolari quelli offerti dalla National Public Radio, i cui contenuti vengono scaricati ogni settimana da più di 5 milioni di utenti unici. Leggi di più su MediaPost.