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I marketer che investono in IA aumentano vendite e customer retention

Incremento delle vendite e crescita della customer retention. Sono questi gli impatti positivi più evidenti che registrano i marketer sul bilancio aziendale dopo aver investito in IA.

A rivelarlo un recente sondaggio condotto da Quantcast in collaborazione con Forbes Insights su un panel di oltre 500 marketing manager di tutto il mondo per capire come l’intelligenza artificiale può ottimizzare le strategie di marketing e come marchi digitalmente esperti possono interagire con il pubblico giusto in modo rilevante.

Sulla base dei risultati ottenuti, Quantcast e Forbes Insights hanno sviluppato il Punteggio per la Maturità dei brand del XXI secolo. Uno strumento per comprendere le caratteristiche e le qualità dei marchi maturi a livello digitale che ha permesso di classificare gli intervistati come “Leader” e “Ritardatari” e di constatare come nel 2018 i primi abbiano incrementato il fatturato del 15%, mentre i secondi solo del 7%.

A questi dati si aggiungono ulteriori risultati che la piattaforma AI-driven ha raccolto nel report “Lezioni dai brand del XXI secolo”. Tra i principali si evidenziano:

  • I brand pianificano di adottare soluzioni AI con entusiasmo nei prossimi 3 anni
    • Il 53% prevede di aumentare l’investimento in AI del 25-49%
    • Quasi un quinto (17%) assicura invece un incremento del budget tra il 50 e il 74%
  • Maggiore impatto sul business grazie all’utilizzo dell’AI nelle attività marketing
    • Il 52% degli intervistati ha registrato un aumento delle vendite
    • Il 51% ha riscontrato invece un aumento della customer retention
  • I marketer sono ottimisti riguardo ai benefici che l’IA sarà in grado di apportare
    • L’80% dichiara che la tecnologia IA, esonerandoli da alcune mansioni quotidiane, gli permetterà di concentrarsi maggiormente sulla strategia
    • Il 58% afferma che perfezionerà la customer experience online
    • Più della metà (55%) sostiene invece che genererà messaggi targettizzati e personalizzati.

Guardando oltre l’entusiasmo che circonda oggi l’IA e il machine learning, scopriamo brand che stanno davvero ottenendo risultati reali e positivi, come dimostra questa ricerca. I cambiamenti nei comportamenti e nelle preferenze dei consumatori avvengono troppo velocemente ed è difficile stare al passo con essi. Le macchine possono aiutare ad identificare accuratamente i pattern nelle preferenze e adattare automaticamente il targeting e l’attivazione della campagna. Ecco perché i marketer dovrebbero cercare di essere tra i leader quando si tratta di implementare tecnologie basate sull’AI e il machine learning sia tramite lo sviluppo interno che affidandosi a partner specializzati”, ha commentato Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia.

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L’87% dei lavoratori italiani sente il bisogno di acquisire nuove competenze digitali

Gli italiani non temono l’intelligenza artificiale ma, anzi, otto su dieci guardano a questa innovazione come un’opportunità. Due terzi dei dipendenti, infatti, ritiene che automazione, robotica e intelligenza artificiale influenzeranno positivamente il proprio lavoro nei prossimi cinque o dieci anni e l’80% considera positivamente il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro.

E’ quanto rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, società specializzata nelle risorse umane, condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione.

La percezione, tuttavia, cambia se si analizzano le competenze richieste dalla digitalizzazione del lavoro: gli italiani sono i primi a livello globale a sentirsi obbligati a sviluppare le proprie capacità per tenere il passo con i progressi digitali (80%) e l’87% sente il bisogno di acquisire sempre nuove competenze digitali per mantenersi competitivo sul mercato. Una carenza di competenze digitali che gli italiani avvertono sia nelle imprese, dove solo il 41% offre corsi di formazione sull’argomento ai propri dipendenti, e nelle istituzioni scolastiche e universitarie, che solo secondo il 50% dei dipendenti forniscono agli studenti le conoscenze necessarie per prepararli ai lavori del futuro, e alla quale cercano di rispondere investendo autonomamente nella propria formazione digitale (56%).

«Dalla ricerca emerge come sia cambiata la percezione dell’intelligenza artificiale fra gli italiani, vista non più come un pericolo ma bensì come un’opportunità – commenta Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia –. La partita per cogliere tutti i benefici dell’intelligenza artificiale si gioca, però, sulla capacità del sistema formativo e delle imprese di sviluppare le competenze digitali di studenti e lavoratori e su questo piano la strada da fare è ancora lunga. Solo il 50% degli italiani ritiene che le università forniscano agli studenti le giuste competenze digitali per prepararli al loro futuro nel mondo del lavoro (32sima posizione su 34 paesi; -18% rispetto alla media globale e -15% rispetto alla media europea) e meno della metà del campione afferma che la propria azienda investe in applicazioni di intelligenza artificiale o nella formazione dei dipendenti sul tema. Per gestire un cambiamento culturale e sociale così profondo è necessario un progetto a lungo termine che metta insieme il contributo di lavoratori, scuole e imprese».

Email marketing, Adobe sfrutterà l’AI per predire quando è meglio inviare messaggi

Quando è meglio inviare un messaggio di email marketing? Adobe è al lavoro per individuare il momento più efficace, con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale.

La società infatti, sta sviluppando una tecnologia, all’interno della propria offerta Sensei che riunisce tutti i suoi strumenti di machine learning, per predire il momento migliore per inviare una email di marketing. Il suo lancio è previsto a breve.

L’idea alla base è che alle aziende che utilizzano gli strumenti di email marketing di Adobe Campaign basti definire una data di partenza e di fine delle loro campagne di email marketing e Sensei sarà capace di individuare il momento giusto per inviare i messaggi agli utenti destinatari.

Sempre sul fronte email marketing, il team di ricerca di Adobe sta lavorando anche a un modo per segmentare automaticamente i destinatari delle email in base al loro livello di engagement individuale con i messaggi. Una soluzione che, a detta dell’azienda, non solo sarà utile ai marketer a fini di targeting, ma li aiuterà anche a determinare la giusta frequenza di comunicazione con gli utenti.

Se entrambi i progetti sono ancora in fase di sviluppo, altre novità sono invece già sul mercato. Come un nuovo tool di creazione dei messaggi email, con un’interfaccia “drag-and-drop”, nuove capacità dinamiche di reportistica e un supporto multilingua per le notifiche push.

L’intelligenza artificiale è un elemento fondamentale per la brand safety

Si sente spesso dire che la reputazione richiede una vita intera per essere costruita, ma un istante per essere distrutta, dichiarazione particolarmente veritiera per la pubblicità digitale. Dai dati IAB per il 2017, la spesa pubblicitaria online in Europa ha raggiunto l’incredibile cifra di 48 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2012 e di conseguenza risulta cruciale che i marchi non sprechino il loro budget in attività che rovinano la loro reputazione piuttosto che rafforzarla.

Non solo i budget spesi sono raddoppiati, ma gli annunci vengono acquistati in misura sempre maggiore attraverso reti programmatiche, in cui le piattaforme si confrontano l’una con l’altra per proteggere gli spazi pubblicitari. Il settore è cresciuto enormemente, grazie alla possibilità di distribuire più annunci in maniera automatica senza la necessità di significativi input umani.

Tuttavia, questo complesso processo tecnico sembra aver portato all’aumento delle minacce alla sicurezza del marchio, aumentando negli inserzionisti l’incertezza sulla necessità di dare priorità alla sicurezza o scalabilità e mettendo in allerta le soluzioni basate su intelligenza artificiale quando si tratta di affidabilità.

Per affrontare questo problema è fondamentale che i marchi abbiano un’idea chiara di dove sia il rischio per la sicurezza del marchio e di come possa essere evitato senza compromettere la crescita nell’era digitale. Può quindi l’intelligenza artificiale essere la risposta?

Il problema

Negli ultimi 18 mesi il settore è stato colpito da una serie di scandali, con annunci inseriti accanto a contenuti inappropriati. Indipendentemente dal canale, che si tratti di social media, YouTube o altri contenuti online – questi errori hanno evidenziato la necessità di proteggere il marchio. Mentre il timore principale per i marchi, tradizionalmente, è stato l’acquisto di spazi su una pagina che offre contenuti per adulti, incitamenti all’odio o all’uso di droghe, oggi anche le notizie e l’attualità sono causa di preoccupazione per molti inserzionisti.

I brand e gli editori sono ben consapevoli dei rischi, ma continuano a utilizzare tecnologie obsolete che non sono in grado di raggiungere la comprensione contestuale che fornisce la sicurezza reale del marchio – e in ultima analisi sono i marchi che subiscono danni duraturi come risultato.

Limitazioni della soluzione attuale

In genere molte aziende si affidano a liste di siti che sono considerati rispettabili e a blacklist di siti che non lo sono. Queste possono essere utili, forse per gestire fenomeni evidenti come l’eliminazione di siti pornografici o altamente negativi. Tuttavia, possono anche essere limitanti, impedendo agli inserzionisti di apparire su pagine di un sito che sono effettivamente appropriate.

Ci sono anche tentativi di esaminare le pagine alla ricerca di parole offensive, ma questo può anche limitare il successo dell’azienda, oltre a proteggerla. Ad esempio, un marchio di cucina può anche voler pubblicizzare in una pagina con la parola “coltello” se ci si riferisce all’utilizzo di esso nella preparazione degli ingredienti. Tuttavia, sarà molto probabilmente bloccato nel farlo dal software che collega la parola al reato, indipendentemente dal contesto della singola pagina interessata.

Il tutto alla fine risiede nella vera comprensione semantica del messaggio e non nelle keyword presenti. Un ottimo esempio che abbiamo incontrato nella vita reale è stato un articolo su come Ikea “kills it a retail” (kill nel senso che “stravince” nel mercato). E’ stata ovviamente una storia molto positiva per il gigante svedese del fai da te, e non qualcosa da cui stare lontano. Tuttavia, solo la tecnologia semantica riesce a comprendere che in realtà, nonostante la frase sembri minacciosa, “kill” è solo un titolo ad effetto e quindi positivo.

Cosa possono fare la tecnologia semantica e l’intelligenza artificiale

Mentre la tecnologia per proteggere i brand ha compiuto progressi significativi, sembra che l’adozione dell’intelligenza artificiale e delle soluzioni tecnologiche semantiche in tutta Europa sia lenta – solo una su sei (17%) delle aziende italiane ritiene che l’intelligenza artificiale sia strategicamente importante. Ma sono questi nuovi progressi tecnologici che potrebbero aiutare nella lotta per mantenere i brand al sicuro.

L’intelligenza artificiale fornisce una soluzione avanzata ai computer per gestire problemi complessi, imparando le migliori tecniche man mano che progrediscono. La tecnologia semantica e l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) sottolineano questo aspetto, consentendo la comprensione automatica del modo in cui le parole si inseriscono nel contesto di un’intera pagina. Mentre la tecnologia più obsoleta bloccherebbe la pagina a causa della mancata comprensione del reale significato e sentimento, i brand possono evitare questa inutile restrizione abbracciando queste soluzioni.

L’intelligenza artificiale consente ai computer di pensare molto più come un essere umano, ma a un ritmo e una scalabilità inimmaginabili. È l’equivalente della sostituzione di sistemi di keyword search che hanno continuamente deluso i brand con insiemi di occhi e menti in grado di comprendere i contenuti web come una persona reale, il vero NLP.

Con il marketing digitale in crescita a tale ritmo, e diventando sempre più automatizzato, l’uso di motori cognitive NLP per la classificazione di pagine dovrebbe essere un percorso ovvio per la protezione del marchio e per garantirgli le massime opportunità pubblicitarie che potrebbero invece essere state inutilmente bloccate.

Intelligenza artificiale: presente e futuro nel Digital Advertising

L’AI non è una novità, ma oggi siamo in un periodo storico importante e le aspettative sono molto alte. L’intelligenza artificiale è infatti considerata la tecnologia che rivoluzionerà il 21esimo secolo, cambiando ogni azienda, settore e customer experience. Ogni cosa che può essere automatizzata lo sarà.

Da qui la corsa di molti brand all’adozione di una tecnologia sempre più evoluta e all’avanguardia a cui però non sempre corrisponde un incremento del fatturato. I brand hanno necessità di crescere ma nonostante abbiano a disposizione innumerevoli dati e incredibili soluzioni tecnologiche non riescono a sfruttarli al meglio. In particolare si possono evidenziare 4 principali problematiche che impediscono questa reale crescita dei brand.

  1. Approccio errato alla tecnologia. Si pensa che una tecnologia innovativa e avanzata basti per raggiungere gli obiettivi di business prefissati ma in realtà non tutti gli approcci portano a questo risultato. L’intelligenza artificiale è un mezzo, non un fine. Oggi brand e marketer stanno annegando nei dati e si affidano all’intelligenza artificiale per processarli e creare output per intraprendere decisioni migliori capaci di accrescere il brand. In realtà la strategia vincente è proprio il processo inverso. Bisogna iniziare pensando prima alle azioni necessarie per migliorare il business, poi alle decisioni che possono guidarle ed infine trovare la tecnologia e i dati di cui abbiamo bisogno per realizzarle.
  2. Ricchi di dati, ma poveri di insight. Nel 2017, in US, le aziende hanno investito 20 miliardi di dollari in audience data solution senza però ottenere il ROI atteso. Questo perché la maggior parte dei dati, essendo principalmente di terze parti, offre inevitabilmente delle fondamenta povere. Fondamenta su cui poi si costruiscono i modelli predittivi, ossia gli strumenti necessari per tradurre i dati in output accurati e preziosi per classificare o predire alcuni situazioni o il futuro.
  3. Poca consapevolezza sulle opportunità offerte della tecnologia. Fino ad oggi l’industry del digital advertising si è focalizzata sull’efficienza dell’intelligenza artificiale, ma non sulla sua efficacia nettamente superiore rispetto alle persone nell’implementare le strategie. Le persone continuano infatti a svolgere azioni ripetitive e noiose che le macchine potrebbero compiere in modo più rapido, efficiente e quindi efficace. Togliersi questo onere, permetterebbe ai marketer di dedicarsi di nuovo alla creatività e alla strategia, innescando una rivoluzione che porterebbe ad un enorme valore aggiunto per tutto il mercato.
  4. Si punta verso l’obiettivo sbagliato. Individuare il corretto traguardo da raggiungere è estremamente importante perché la tecnologia in quanto tale ottimizza il risultato prefissato indipendentemente dal fatto che sia giusto o meno. Ancor oggi però nel marketing si valuta ciò che è possibile misurare invece di misurare ciò che ha valore, focalizzandosi su strategie a breve termine e non su progetti a lungo termine che rafforzerebbero la brand awareness portando ad una reale crescita.

Il marketing ha bisogno di una rivoluzione e l’AI è la sua grande opportunità per metterla in atto. In futuro le macchine automatizzeranno il lavoro operativo che permetterà alle persone di concentrarsi sulla creatività e la strategia utilizzando esclusivamente dati in tempo reale di prima parte con un unico obiettivo: la crescita incrementale guidata da strategie a lungo termine.

Ecco perché il machine learning guiderà lo human learning portando grandi vantaggi a tutta la filiera del digital advertising.

Intelligenza Artificiale e pubblicità online: ecco cosa ne pensano i professionisti

L’80% di chi opera nel mondo della pubblicità online in Europa è convinto che l’Intelligenza Artificiale sia il motore della prossima rivoluzione industriale. E’ quanto emerge da uno studio effettuato da IAB Europe e Xaxis su oltre 1000 decision maker del mercato adv, provenienti da aziende, agenzie, editori e società di intermediazione.

Lo studio, che si è proposto di approfondire l’impatto presente e futuro dell’Intelligenza Artificiale sul mondo dell’adv digitale, ha rivelato che i professionisti sono concordi nel riconoscere il ruolo e il valore della tecnologia nel garantire migliori performance in ambito pubblicitario.

Quasi l’80% degli intervistati ha dichiarato di avere una buona conoscenza delle tecnologie di Intelligenza Artificiale, con un picco del 91% tra chi appartiene al mondo degli intemediari e dell’80% tra chi lavora in agenzia.

E’ ben diffusa la consapevolezza che l’AI abbia un impatto positivo sul raggiungimento degli obiettivi di business. Circa il 50% degli intervistati hanno affermato che essa migliora la produttività e aumenta il vantaggio competitivo. Inoltre, entrando nello specifico degli obiettivi dell’advertising digitale, secondo il 61% delle agenzie, il 43% degli editori e il 53% degli intermediari l’AI facilita l’efficacia del targeting, mentre per il 30% delle aziende, il 55% delle agenzie, il 40% degli editori e il 42% degli intermediari, consentirebbe una migliore identificazione di utenti e audience qualificati.

Quanto al futuro, secondo i risultati della ricerca le principali sfide che attendono il settore sono il fare meno affidamento al controllo umano (47%) e l’abilità di ottenere informazioni affidabili (55%). Il futuro dell’automazione pubblicitaria si giocherebbe tutto su un equilibrio positivo e produttivo tra l’AI, la forza lavoro umana e l’utente finale.

Zampori, Quantcast: «L’intelligenza artificiale è fondamentale per la crescita dei brand»

Come può essere impiegata l’Intelligenza Artificiale a supporto della crescita dei brand nel digital advertising? Su questo tema si è concentrato l’intervento di Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia, in occasione dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

«L’intelligenza artificiale non è solo una moda del momento, è una reale opportunità di crescita per tutti i brand, indipendentemente dal settore merceologico a cui appartengono. In Quantcast, consapevoli del suo enorme potenziale e forti di una tecnologia estremamente evoluta, basata proprio sulla forza dell’AI, siamo certi che il suo impiego nella pubblicità online sarà fondamentale su 3 specifici fronti: prospecting, personalizzazione e prevenzione frodi», ha dichiarato la manager.

Partendo dal prospecting, l’intelligenza artificiale permette di ingaggiare nuovi consumatori perché rivoluziona il modo in cui di operare. Se fino a ieri gli algoritmi si basavano sulla misurazione del panel per creare modelli di look-alike; oggi l’AI consente una lettura one-to-one del consumatore che permette di analizzare il suo purchasing journey in real-time, così da prevederne il comportamento e influenzarlo ancor prima che visiti un sitoweb.

Passando poi alla personalizzazione, con l’AI i marketer possono andare oltre e non limitarsi semplicemente alla persona, ma dare rilevanza ad ogni singolo momento di interazione. Con il machine learning, i sistemi di raccomandazione possono scavare in profondità nel DNA comportamentale, in modo tale che gli utenti ne traggano un concreto valore in tempo reale che si traduce in pagine personalizzate, offerte, suggerimenti e altro ancora.

Ultimo ma non meno importante la prevenzione di frodi. Grazie all’analisi in tempo reale di internet e al machine learning si possono identificare in anticipo i comportamenti fraudolenti, evitando così bot o siti non sicuri. I risultati sono campagne più intelligenti e con esiti migliori.

Havas Group punta sull’intelligenza artificiale con un nuovo hub

Havas Group apre un laboratorio di intelligenza artificiale e Twitter si prepara a lanciare un sito informativo dedicato ai piccoli editori. Questo ed altro oggi nella nostra rassegna.

Havas Group punta sull’intelligenza artificiale con un nuovo hub dedicato

Havas Group apre un centro di Intelligenza Artificiale a Montréal, focalizzato sul miglioramento della customer experience. L’hub impiegherà 60 professionisti nel campo dell’intelligenza artificiale, della data science, del customer experience design e della programmazione entro la fine del 2020. Includerà anche uno studio di realtà aumentata. L’obiettivo del progetto è quello di creare un laboratorio che unisca tecnologia, dati e creatività per sviluppare esperienze arricchite dall’intelligenza artificiale per i clienti del gruppo in Europa e Nord America. Leggi di più su The Drum.

Quali sono le informazioni personali di cui gli utenti sono più gelosi?

Grazie alla GDPR che entrerà in vigore il 25 maggio, gli utenti potranno avere più controllo dei loro dati. Ma quali sono le informazioni di cui le persone sono più gelose, quelle che più di tutte vorrebbero non fossero utilizzate dalle aziende? Una ricerca effettuata il mese scorso in Europa da Capgemini ha rivelato che si tratta delle informazioni di tipo “identificativo”, come passaporto e insight biometrici: il 61% dei rispondenti vorrebbe che le aziende li cancellassero e non li utilizzassero più. Gli utenti si sono mostrati meno irremovibili, invece su dati come i contatti social, la cronologia dei luoghi visitati o le abitudini di spesa. Leggi di più su eMarketer.

Twitter pronta a lanciare un sito informativo per i piccoli editori su come creare contenuti e monetizzarli

Twitter conta di lanciare nelle prossime settimane un sito volto ad insegnare ai piccoli editori come produrre e monetizzare contenuti sulla piattaforma, inclusi video dal vivo e on-demand. Il social lavora già con un migliaio di grossi publisher attraverso un team di un centinaio di persone dedicato alle media partnership; il sito sarebbe stato pensato invece per supportare gli editori più piccoli, a cui la società non può riservare personale dedicato. Leggi di più su Digiday.

Shutterstock e IBM Watson, nuovo accordo all’insegna dell’Intelligenza Artificiale

Oggi nella nostra rassegna protagonista l’Intelligenza Artificiale, con l’accordo tra Shutterstock e IBM Watson, la nuova acquisizione di Microsoft e una ricerca sul mercato degli smart speaker.

Shutterstock e IBM Watson, nuovo accordo all’insegna dell’Intelligenza Artificiale

Grazie alla tecnologia di intelligenza artificiale di IBM Watson, da oggi Shutterstock renderà più facile per le aziende trovare immagini, video e tracce musicali per creare contenuti e annunci pubblicitari. La società infatti ha annunciato che la sua libreria di oltre 200 milioni di elementi sarà disponibile da luglio sul Watson Content Hub, un sistema di gestione basato su cloud creato per aiutare nella creazione di siti, app, annunci e altro. Leggi di più su Venture Beat.

Microsoft si rafforza sulle tecnologie “conversazionali” grazie a una nuova acquisizione

Microsoft ha annunciato l’acquisizione di una società specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale. Si chiama Semantic Machines ed è attiva in aree come speech synthesis, deep learning e natural language processing. Le sue tecnologie andranno ad arricchire l’offerta “conversazionale” del colosso di Redmond, che include Cortana, i Bot di Azure e i vari Microsoft Cognitive Services. A seguito di questa acquisizione, inoltre, Microsoft costruirà un centro di eccellenza sull’AI conversazionale a Berkeley, focalizzato in particolare sullo sviluppo delle interfacce di linguaggio. Leggi di più su Forbes.

Speaker intelligenti, Amazon perde quota contro Google e i nuovi player

L’arrivo di nuovi concorrenti, insieme alla crescita di Google nel comparto, erode quote al predominio di Amazon nel mercato degli smart speaker. Secondo una ricerca di Strategy Analytics, in un settore che a livello globale ha visto vendere 9.2 milioni di dispositivi nel primo trimestre del 2018, Amazon ha registrato il 43,6% di market share, Google il 26,5% ed Apple lo 0,6%. Un anno fa, prima che player come Alibaba, Xiaomi e la stessa Apple lanciassero i propri prodotti, la quota di Amazon era dell’81,8% e quella di Google del 12,4%. Leggi di più su MediaPost.

Cresce la Marketing Automation nel mondo: nel 2023 toccherà i 25,1 miliardi di dollari

Nel suo primo forecast globale dedicato alle tecnologie della Marketing Automation, Forrester Research stima che la spesa in questo settore non accennerà a diminuire nei prossimi anni, anzi, dagli 11,4 miliardi di dollari del 2017 arriverà a 25,1 miliardi nel 2023.

Il report ha suddiviso l’ampio mercato dell’automazione del marketing in sei differenti tecnologie: software per la gestione delle campagne cross-canale, piattaforme per il content marketing, piattaforme per l’automazione della gestione lead-to-revenue, programmi per la gestione delle risorse di mareting, soluzioni per il management delle interazioni in tempo reale e piattaforme per l’automazione del marketing all’interno di un canale.

Secondo la società, in tutte queste sei categorie la crescita nei prossimi anni sarà a doppia cifra. Più della metà dei professionisti coinvolti nel report (il 55%), infatti, ha dichiarato di avere intenzione di aumentare gli investimenti su questo mercato nel corso dei prossimi 12 mesi, con un quinto che prevede un aumento del 10% o superiore. Secondo Forrester il tasso medio di crescita annuale è stimabile in un +14% nei prossimi 5 anni.

Tra i principali traini a una sempre maggiore adozione della marketing automation, ci sono l’applicazione dell’intelligenza artificiale alle soluzioni – considerata indispensabile per migliorare personalizzazione, generazione e raccomandazione di contenuti, ed efficienza – la scalabilità degli strumenti e la loro possibilità di misurare il ritorno degli investimenti.

Quanto al tema dell’utilizzo dei dati, proprio delle piattaforme di questo settore, il report di Forrester mostra un’interessante evidenza, ossia che molti fornitori di questo tipo di soluzioni vedono nell’imminente GDPR europeo una normativa positiva, che potrebbe portare degli iniziali disagi, ma che a lungo termine non avrà conseguenze più stringenti di quelle poste da altri regolamenti già in essere.