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Brand safety, 5 big della pubblicità utilizzeranno OpenSlate per verificare i video su YouTube

Quello della brand safety è uno dei temi caldi della pubblicità digitale oggi, con le aziende sempre più preoccupate di vedere comparire le proprie campagne accanto a contenuti e contesti non appropriati.

La questione è stata sollevata in particolare all’inizio di quest’anno, quando era scoppiato il caso di una serie di importanti brand che dopo aver acquistato spazi adv su YouTube avevano visto apparire i propri spot accanto a video pro-ISIS o inneggianti odio e violenza. La risposta, in molti casi, era stata quella di sospendere i propri investimenti sulla piattaforma video di Google, rea di non aver saputo controllare a monte la “sicurezza” dei contenuti postati dagli utenti. In effetti, nei mesi successivi allo scoppio del caso, Big G ha provveduto a dotare YouTube di misure più rigide di controllo sui suoi video, e ad affidarsi a controlli da parte di società esterne, ma i suoi tentativi non hanno calmato del tutto i timori degli inserzionisti, preoccupati dei possibili danni di immagine creati dall’accostamento con determinati contenuti.

Di conseguenza, anche le stesse aziende hanno deciso di muoversi, attraverso le proprie centrali media. Sempre più agenzie si sono affidate a società terze, specializzate nella verifica delle inventory.

In primavera, GroupM aveva annunciato di avere avviato una collaborazione con OpenSlate, società di social video analytics che, raccogliendo dati su tutti i contenuti monetizzabili di YouTube, dava un punteggio ai filmati per qualità e brand safety, fornendo agli inserzionisti approfondite informazioni sul contesto dei loro annunci.

Un approccio che sembrerebbe essersi rivelato valido, visto che, dopo il braccio media di WPP, ora anche altre holding hanno deciso di affidarsi a questo operatore. OpenSlate ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver lanciato un nuovo strumento per la verifica della brand safety su YouTube, collaborando con l’agenzia indipendente Horizon Media e con le holding Dentsu Aegis Network, Omnicom Media Group, IPG (tramite IPG Mediabrands e Magna) e Publicis Media, oltre a GroupM.

Ecco come funziona la nuova soluzione: OpenSlate, tramite un’integrazione con l’API di YouTube, raccoglie dati sui 350 milioni di video di YouTube che contengono pubblicità. Finora le aziende avevano usato queste informazioni per lo più per targettizzare le campagne su specifici canali o contenuti; adesso invece potranno fare riferimento ad esse per sapere su quali video sono state erogate le loro campagne, e fare whitelist del tipo di canali e parole chiave dei contenuti su cui far apparire i propri spot.

La società connette informazioni contestuali con i dati sulle aste, riuscendo così a capire quali campagne sono state mostrate accanto a quali video.

La nuova campagna di Heineken è anche in Programmatic

La nuova campagna globale di Heineken per H41 firmata da Publicis prende il via dall’Italia. La comunicazione è stata pianificata da Starcom Mediavest Group mentre la strategia digital è a cura di H-Art.

La campagna è pianificata prevalentemente su Facebook e YouTube (il 60% del budget) e, per la parte rimanente, su siti verticali a target, seeding e programmatic advertising. Si tratta inoltre di una comunicazione mobile driven (il 70% è pianificato su mobile).

La pianificazione si completa con l’out of home. Le affissioni sono presenti in 13 città italiane con 2 flight: il primo dal 30 maggio per 2 settimane, il secondo dal 26 giugno per 2 settimane.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

 

Mercedes-Benz prima in Italia a usare i dati delle Telco in una campagna programmatic

Mercedes-Benz è il primo advertiser in Italia a utilizzare i dati degli operatori telefonici all’interno di una campagna pianificata in programmatic per inviare pubblicità mirata a specifici cluster di utenti mobile.

Il target di riferimento della campagna, on air dallo scorso 18 gennaio, prende in considerazione il modello di smartphone posseduto, la capacità di spesa, in base alle informazioni fornite dagli operatori telefonici e il sistema operativo utilizzato dagli utenti.

La pianificazione è curata da Vos (VivaKi Operating System), la divisione di VivaKi dedicata allo sviluppo di prodotti e soluzioni nell’ambito del programmatic advertising per i clienti del gruppo Publicis, in sinergia con l’agenzia Fuel.

Per la realizzazione di questo progetto Vos si è valsa di Audiens, piattaforma di mobile profiling grazie alla quale è possibile accedere a segmenti profilati di utenti delle Telco. La collaborazione ha permesso di beneficiare dei recenti accordi tra Audiens e alcune delle principali società di telcomunicazione italiane per la gestione e la commercializzazione dei dati certificati, che hanno ricevuto consenso e resi anonimi, provenienti dalle loro customer base.

Mercedes così ha potuto raggiungere un nuovo target di utenti, selezionato in base a una serie di parametri innovativi, tra cui il piano telefonico, la tipologia di utenza (business o consumer), la metodologia di pagamento scelta, il potere di spesa dedotto dalla spesa telefonica, oltre ai tradizionali parametri socio-demografici.

Con l’operazione, che rappresenta un significativo passo avanti nell’ambito del programmatic planning, Mercedes conferma la volontà di accelerare gli investimenti in programmatic advertising e, in particolare, gli investimenti sul canale mobile. Le strategie adottate dalla casa automobilistica si dimostrano ancora una volta all’avanguardia e in anticipo rispetto ai trend di mercato: non solo si è scelto di pianificare il mezzo mobile, sempre più importante in termini di tempo speso e di attività svolte dagli utenti, ma addirittura di utilizzare nella pianificazione i dati di prima parte degli operatori telefonici.

«Siamo molto soddisfatti di aver contribuito con la nostra soluzione di mobile profiling al lancio della prima campagna programmatic utilizzando i dati socio-demo certificati dalle Telco – Marko Maras, co-founder di Audiens -. L’attendibilità di questi dati offre a un brand come Mercedes la possibilità di sfruttare parametri inediti nella pianificazione mobile».

Vos con il progetto conferma la volontà di ampliare il proprio portafoglio prodotti offerto alle agenzie del gruppo e ai loro clienti, come ha dichiarato Cristina Ughes, director per l’Italia: «VivaKi Operating System è una divisione all’interno del gruppo Publicis il cui obiettivo principale è l’accelerazione del programmatic advertising all’interno delle strategie digitali del gruppo. Siamo supportati da importanti sviluppi internazionali ma, allo stesso tempo, studiamo soluzioni utili a soddisfare specifiche richieste provenienti dai nostri clienti locali. L’attività gestita per Mercedes ne rappresenta un importante esempio».

 

 

 

Marco Bertozzi, da Vivaki a Starcom MediaVest Group, con il ruolo di global ceo of performance marketing

Marco Bertozzi diventa global ceo of performance marketing di Starcom MediaVest Group. In precedenza era president of global clients di Vivaki, anch’essa come Starcom, sigla di Publicis. In particolare si è occupato di programmatic nel Regno Unito e nella regione Emea e ha trascorso gli ultimi cinque anni espandendo la sua addressable media-buying practice Audience on Demand in 17 mercati, come riporta Digiday. Quello affidato a Barozzi è un nuovo ruolo creato per unire tutte le capabilities di perfomance marketing, che comprende social, search e programmatic, dell’agenzia media sotto un’unica guida

Il manager, nel suo nuovo incarico, è chiamato a individuare le lacune a livello globale delle varie agenzie del Gruppo e portarle a miglioramenti, sfruttando dati e tecnologie per andare a creare un’offerta a performance che faccia lavorare in modo sinergico i diversi canali. Riferirà a John Sheehy, SMG president of global operations.

(Leggi l’articolo completo su Engage.it)

Criteo, crescita senza precedenti anche in Borsa

Criteo, multinazionale francese specializzata nel digital performance advertising, ha recentemente reso noti i dati relativi al suo bilancio finanziario relativo al terzo trimestre. In particolare, i ricavi registrati dalla società ammontano a 194,4 milioni di dollari (esclusi i costi di acquisizione del traffico, pari a 77,6 milioni di dollari) e un guadagno per azione pari a 0,18 euro.

I dati sono risultati superiori alle valutazioni degli analisti, che prevedevano revenue intorno ai 72,7 milioni di dollari (esclusi i costi di traffico) e guadagni medi per azioni sugli 0,18 euro.

Grazie alle soluzioni estremamente targettizzate che offre agli inserzionisti, Criteo ha inoltre riportato una crescita annua di circa l’80% a conferma della maggiore fiducia accordata a questo nuovo modo di fare advertising. Basti pensare che a poche ore dal debutto in Borsa, il valore delle azioni Criteo era già schizzato a più del 16%.

Nonostante JB Rudelle, ceo e co-fondatore di Criteo, in una intervista a TechCrunch, smorzi gli entusiasmi, sottolineando che la crescita di molte ad tech company è rallentata, i trend di mercato sembrano comunque confermare una risposta positiva del mercato, soprattutto oltreoceano dove i ricavi di Criteo sono cresciuti di ben il 97% – di cui oltre il 78% nell’ultimo trimestre. Sempre nello stesso periodo l’azienda ha acquisito 450 nuovi clienti, arrivando a un totale di 6.581. Il 74% di questi si avvale delle soluzioni multi-screen di video advertising. Il profitto netto (11,5 milioni di dollari) è inoltre risultato superiore di 3 milioni rispetto a quello registrato l’anno scorso.

Nei mesi scorsi Criteo era stato oggetto di voci mai confermate su un interessamento da parte di Publicis Groupe al suo acquisto.

Andrea Di Fonzo: «Dal programmatic non si può più star fuori»

Questa intervista apre una nuova rubrica di Programmatic-Italia.com. Con State Of Programmatic ci proponiamo di offrire una chiave di lettura, con il coinvolgimento dei nostri partner editoriali, di ciò che accade nell’industria del Programmatic advertising in Italia e all’estero attraverso il commento ai più importanti fatti di attualità del settore. Cominciamo con Andrea Di Fonzo, Chief Digital Officer di GroupM, con cui l’analisi parte dai recenti investimenti nel settore tecnologico da parte dei principali protagonisti della industry pubblicitaria globale, che su questo fronte sembrano inseguirsi: da Wpp che rafforza la partenrship con Appnexus conferendo 247 Realmedia e investendo 25 milioni di euro, a Publicis Groupe con l’acquisizione di Run (e l’interessamento a Criteo), fino a Facebook con l’acquisizione della SSP video Liverail e il rilancio dell’adserver Atlas.

 

Andrea, sembra che tutti i leader della communication industry abbiano individuato nell’advertising technology la leva su cui costruire il proprio futuro nel medio/lungo termine, è così?

Siamo di fronte a un dato di fatto. Tutti i grandi operatori pubblicitari globali stanno investendo in tecnologia e dati, anche attraverso acquisizioni e partecipazioni nel settore. Il motivo è semplice: a fronte del nuovo scenario multimediale il Programmatic è l’elemento che garantisce la scalabilità e la targettizzazione per essere competitivi. Nel caso di Facebook, poi, siamo di fronte a una piattaforma tecnologica che aggiunge nuovi elementi per prepararsi a monetizzare, inserendo leve più scalabili e planetarie come diffusione, il grande asset che ha costruito in termini di utenti.

Intanto Publicis Groupe ha acquisito Run, piattaforma DMP e DSP specializzata in mobile, a testimonianza del grande interesse del mercato verso i nuovi device.

Il settore del mobile è in esplosione dal punto di vista del traffico. Ovunque nel mondo sta dimostrando una velocità di adozione incredibile, anche per le minori barriere di costo all’accesso. Tuttavia è evidente che, con poche eccezioni tra cui i grandi social network, fino al oggi il volume di traffico generato dal mobile non è stato utilizzato in modo adeguato dal punto di vista pubblicitario. Ora si è scatenata la corsa a trovare la giusta chiave per farlo, ed è evidente che la strada per rendere efficiente e monetizzabile una strategia pubblicitaria multiscreen passa dallo sviluppo di formati giusti e dalla capacità di associarvi l’”intelligenza” necessaria a integrare i vari device usati dagli utenti. Il grande interesse verso il mobile è determinato anche dal fatto che è la piattaforma meno conosciuta, ci sono pochi data provider specializzati e muoversi ora può portare a dei vantaggi competitivi rilevanti.

Veniamo poi all’altro fronte caldo, quello del video. Il Politecnico di Milano stima nel 5% la quota del digital video adv gestito in Programmatic, mentre nei mercati più avanzati quelli anglosassoni la stessa percentuale è già vicina al 50%. Quali prospettive per questo comparto da noi?

Le prospettive sono buone, sia in termini di crescita degli investimenti in questo campo, sia di miglioramento della qualità degli stessi. Deduplica di frequenza cross-publisher, ottimizzazione della reach, controllo effettivo dei Grp, viewability, sono tutti plus che solo il Programmatic può offrire al video advertising.

Il Programmatic può quindi fungere da driver di crescita per la pubblicità video?

Sì, in primo luogo per conversione dal tradizionale, quindi di spender che passano da un impianto sostanzialmente televisivo a una strategia video multiscreen in Programmatic, ma anche grazie all’attrazione di investimenti nuovi da chi non investiva in video e che proprio grazie ai vantaggi oggettivi messi in campo dal Programmatic avrà più facilmente accesso al settore.

In generale, sul lato della domanda, ossia degli operatori pubblicitari, lo sviluppo del Programmatic sembra ben avviato anche in Italia. Ma l’offerta – editori e concessionarie – è pronta al “grande salto”?

Molti editori sono stati a lungo “alla finestra”, ma negli ultimi sei mesi abbiamo osservato un netto cambio di passo. Non tutti sul lato dell’offerta hanno ancora adottato appieno strutture e strategie adeguate, ma salvo poche eccezioni è maturata la consapevolezza che dal Programmatic non si può star fuori, il mercato va in quella direzione. Noi, come GroupM, abbiamo dimostrato che programmatic non vuol dire distruzione del prezzo, perché si ragiona solo sull’invenduto. Puntiamo alla qualità, cosa che vogliamo garantire ai nostri clienti. E la qualità vuol dire pricing adeguati e non il far west. E’ chiaro che se chi vuole investire pensa che Programmatic vuol dire pagare poco il media, non ha capito. Allo stesso modo, se un editore pensa che il Programmatic è semplicemente un modo per monetizzare l’invenduto, sbaglia. Sgombriamo il campo da un piccolo equivoco: l’opposto di Programmatic non è Premium, è manuale.

A proposito di manualità: in un campo così tecnologico, c’è spazio per le persone?

Assolutamente sì, e anzi: il Programmatic sta aprendo un ampio spazio per nuove professionalità, c’è bisogno di persone che abbiano voglia di acquisire le competenze per operare con qualità in questo settore. Si tratta di un mercato nuovo, dove gli esperti sono pochi, e questo è anche un messaggio per chi è all’Università e magari frequenta facoltà spesso ritenute carenti di sbocchi operativi come Matematica, Fisica, Statistica. Per chi avrà voglia di avvicinarsi a questo mondo c’è una grossa opportunità.

 

Aol e Publicis rafforzano la partnership nel Programmatic video

In concomitanza con l’apertura dell’Advertising Week, Aol e Publicis Groupe hanno annunciato l’estensione della loro partnership pubblicitaria all’area del Programmatic adv e della tv lineare. La nuova intesa, che si colloca nell’ambito della collaborazione iniziata sei anni fa tra le due società, offrirà a VivaKi, e quindi indirettamente a tutte le centrali della holding francese, un accesso privilegiato all’inventory video “riservata” – inclusi i private marketplace – e ”non riservata” delle piattaforme Aol.

Tim Armstrong, presidente e a.d. di Aol, ha detto che grazie alla nuova intesa «si apre la possibilità di mettere in atto strategie globali di video advertising scalabili sui consumatori globali, online e offline». Inoltre, ha sottolineato, «come azienda e come partner, Aol si sta trasformando in una programmatic advertising platform». L’accordo con Publicis segna quindi un passo avanti importante nella strategia di cui snodo cruciale è stato il lancio della piattaforma di One by Aol, lo scorso marzo.

Dal canto suo, il numero uno di Publicis Groupe Maurice Lévy ha spiegato che l’accordo «migliora ulteriormente la nostra capacità di offrire servizi nell’area a forte crescita del video. I nostri clienti saranno i primi a beneficiare delle innovazioni messe a disposizione da Aol». Secondo eMarketer, il video adv digitale sta crescendo con tassi tra il 30 al 40 per cento anno su anno, e si prevede raggiungerà un valore di 7,7 miliardi dollari nel 2015, rispetto ai 5,96 miliardi dollari del 2014.

In questo scenario, Publicis Groupe fa sapere che l’aumento della spesa in Programmatic per il 2015 da parte di VivaKi sarà dello stesso ordine di grandezza.