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Blockchain: come può essere implementata nell’adv digitale?

La tecnologia blockchain ha ricevuto un’attenzione quasi senza precedenti negli ultimi anni. E tra le tante possibili sue applicazioni, dalla gestione delle crisi dei rifugiati al monitoraggio delle forniture alimentari al management energetico, in molti hanno visto in essa una possibile soluzione ad alcune criticità del mercato pubblicitario, soprattutto quello programmatico.

Per fare luce sulla storia e le basi della blockchain, oltre che per spiegare i suoi vari componenti e le implementazioni disponibili in commercio, con particolare riferimento alla pubblicità digitale, IAB Italia, attraverso un apposito tavolo di lavoro creato ad aprile, ha realizzato un white paper dedicato alla tecnologia.

Abbiamo chiesto ai Board Member di IAB Italia Michele Marzan e Sebastiano Cappa di spiegarci perché sapere come funziona la Blockchain è importante anche per chi opera nel mercato della digital adv.

Cos’è la Blockchain e come funziona?

Marzan: «La Blockchain si è evoluta dai bitcoin a diversi altri protocolli e applicazioni non solo nell’ambito dei servizi finanziari, ma a diversi altri settori industriali, tra cui media ed advertising. Questa tecnologia, in particolare, è stata sviluppata per risolvere un problema molto specifico: l’archiviazione e il trasferimento di risorse (asset) digitali tra due pari (peer) senza la necessità di un intermediario. Questo è possibile grazie alla condivisione di un registro — o libro mastro — che fa sì che ciascun utente appartenente alla rete possieda la copia di tutte le transazioni. Quindi una blockchain è un libro mastro ‘distribuito’. È per questi componenti che la tecnologia blockchain può essere applicata a molti casi d’uso, oltre allo scambio di cripto valuta».

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Michele Marzan

Perché la Blockchain è una delle parole chiave del Digital oggi, e che contributo può fornire alla pubblicità online?

Marzan: «La Blockchain ha tra i suoi punti di forza la trasparenza, data da una struttura decentralizzata e disintermediata delle informazioni che mettono in crisi i vecchi paradigmi. Questa tecnologia è stata già adottata in diverse industry e si sta facendo sempre più strada nel settore dell’ad tech dove si prevede possa avere un impatto enorme, cambiando l’ecosistema e le soluzioni di ad server, SSP, trade desk, ad network, sistemi di tracciamento, sistemi di attribuzione, DMP, DSP e così via.

La modularità fornita dagli smart contract della blockchain consente di snellire vari aspetti delle operazioni delle società M & E, che li rendono più efficienti in termini di costi e più rapidi, oltre che più affidabili, scalabili e trasparenti. In tal senso, la Blockchain avrà probabilmente il maggiore impatto sui processi di base del settore, come ad esempio audit, regolamento dei pagamenti, gestione delle discrepanze, regole fiscali, report a livello di campagna, mitigazione delle frodi e gestione dei diritti e delle royalties.

Inoltre l’utilizzo della Blockchain porterebbe a migliorare la trasparenza e l’efficienza nella pubblicità digitale, e in particolare nel programmatic, sia a livello di trasparenza finanziaria, tracciando un acquisto di contenuti multimediali da un ordine di inserimento dei media attraverso la consegna per ridurre le discrepanze, sia a livello di trasparenza della supply chain, tracciando il percorso di consegna di una impression dall’offerta all’adempimento, inclusi ogni fornitore, addebito e impatto sulle prestazioni».

Qual è in Italia il livello di conoscenza della Blockchain e delle sue possibili applicazioni in ambito ad tech?

Cappa: «La conoscenza della Blockchain in questo senso è piuttosto bassa in Italia. Non abbiamo grossi dati provenienti da ricerche, soprattutto in ambito digital advertising, tant’è vero che il prossimo obiettivo del gruppo di lavoro è provare a capire proprio questo, attraverso una survey/ricerca. Uno degli obiettivi di questo white paper è proprio quello di informare quella grossissima parte del mercato che non ha avuto modo di documentarsi su quale impatto potrà avere questa innovazione all’interno del mercato stesso».

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Sebastiano Cappa

Adesso che è stato pubblicato il White Paper, quali saranno i prossimi progetti del tavolo di lavoro di IAB Italia sulla Blockchain?

Cappa: «Innanzitutto quello di ampliare i contenuti del whitepaper per produrre una guida. Poi, la realizzazione di una ricerca da condividere sul mercato, data l’attuale assenza di grossi dati provenienti da studi, soprattutto in ambito digital advertising. Infine, la programmazione di interventi dedicati al tema in occasione dei prossimi appuntamenti in cui IAB è direttamente coinvolta».

Facebook cerca ingegneri per la unit dedicata alla blockchain

Facebook crede nella blockchain e cerca professionisti da inserire nel team della nuova unit annunciata a maggio in occasione della riorganizzazione del social network (leggi l’articolo su Engage).  La divisione, guidata allora da David Marcus, a luglio è stata affidata a Evan Cheng.

In particolare, la società è alla ricerca di un ingegnere esperto di blockchain e altre figure relative all’apertura di progetti sulla tecnologia, nello specifico, un Data Scientist, un Data Engineer e ingegneri software. Oltre ai tecnici, Facebook è alla ricerca anche di un leader marketing per gestire vari progetti in ambito blockchain.

“Il team è una sorta di startup di Facebook – si legge negli annunci pubblicati online – con una visione ben ampia su come far funzionare la tecnologia blockchain nel nostro ecosistema. È un gruppo piccolo, in rapida crescita, persone di talento che sono appassionate degli sviluppi della catena di valore”.

Trasparenza: S4M, iProspect, Smart, Mondadori e Futurs.io lanciano “Adschain Consortium”

S4M, Futurs.io, iProspect (Dentsu Aegis Network), SmartMondadori MediaConnect annunciano il lancio di una nuova alleanza internazionale che punta sulla blockchain per risolvere il persistente problema delle frodi nella filiera del programmatic: si chiama “Adschain Consortium” e punta a fornire maggiore fiducia al sistema fornendo totale trasparenza sul crescente numero di intermediari che si trovano nella filiera tra il Publisher e l’Advertiser.

Un “ecosistema confuso”, recita una nota, che “deprezza il valore di ognuno e riduce la trasparenza ad ogni livello dello scambio”.  Si stima che le frodi nelle pubblicità in rete provochino al settore una perdita annuale di 17 miliardi di dollari.

Adschain Consortium è stato ispirato dai recenti sforzi, quali Ads.txt, per la normalizzazione del settore. Questa iniziativa, che sfrutta la tecnologia blockchain, intende portare maggiore sicurezza in tutta la filiera rendendo partecipi gli intermediari su ogni transazione in modo più trasparente.

Il tutto, promettono i fondatori di Adschain Consortium, è semplice da mettere in pratica: gli inserzionisti possono stilare una lista di buyer autorizzati e i publisher possono redigere un lista ufficiale di rivenditori autorizzati. Questi agenti autorizzati possono fare riferimento a questa lista prima di ogni transazione per verificarne la legittimità. Le SSP e le DSP hanno accesso alle medesime informazioni per potere rimuovere i venditori o i buyer non autorizzati presenti nella filiera. Questa banca dati si baserà su Etherum per fornire maggiore trasparenza, fiducia, e garantire la sicurezza e la tracciabilità nell’intera filiera del programmatic.

Il successo di qualsiasi tecnologia blockchain risiede nell’attiva partecipazione di tutte le parti interessate. Per realizzare questo prototipo, Adschain Consortium sta attualmente selezionando degli advertiser per la campagna di test. “Il consorzio incoraggia una maggiore partecipazione a tutta la filiera della pubblicità online al fine di garantire il successo di questa iniziativa”.

Il futuro del digital? Passerà da header bidding, evoluzione del dato e blockchain

Formare e informare, offrendo la propria personale visione del mercato ad tech e della sua evoluzione. Con questo obiettivo, Rubicon Project ha organizzato nei giorni scorsi a Milano il Milan Seller Exchange 2018, un incontro dedicato alla industry “lato offerta” della pubblicità digitale, e che per la prima volta ha riunito a livello internazionale player italiani, spagnoli e dell’area MENA.

«Il nostro obiettivo, con eventi come questo, è riuscire a fare il punto sulla situazione del mercato con i nostri partner, e condividere con loro la nostra visione del mercato attuale e di quelli che saranno i suoi prossimi trend – spiega a Programmatic Italia Sara Buluggiu, managing director Italy, Spain e MENA di Rubicon Project -. Quest’anno siamo molto soddisfatti perché l’evento prende un respiro internazionale: pensiamo sia molto importante mettere nella stessa stanza varie realtà affini di Paesi diversi».

E ad alternarsi sul palco dell’evento sono stati non solo manager – italiani e internazionali – della società, ma anche numerosi ospiti. Tanti i temi toccati, dallo scenario del mercato ai consigli sui contenuti di successo per colpire determinati target, dallo stato degli exchange ai prossimi sviluppi dell’header bidding, dagli effetti del GDPR a 5 mesi dalla sua definitiva entrata in vigore alla visione del mercato lato buyer e lato seller.

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Tom Kershaw all’evento di Rubicon Project

Ospite d’eccezione dell’incontro, il CTO di Rubicon Project Tom Kershaw, che ha fornito una sua personale visione del futuro del digitale. Un mercato destinato ad evolvere profondamente da qui a 7 anni, complici l’effetto blockchain, un uso più avanzato dei dati e l’apporto dell’header bidding, che ormai è diventato uno standard.

«La blockchain avrà importanti effetti sulla pubblicità digitale, migliorerà l’efficienza, le infrastrutture di lavoro, la trasparenza e le discrepanze in termini di billing», e non a caso Rubicon Project sta lavorando su vari progetti che vedranno la luce nel 2019 e che utilizzeranno questa tecnologia a favore di un servizio ai clienti più efficace ed efficiente, che coinvolgerà gli ambiti della trasparenza, dei pagamenti in tempo reale, dei micropagamenti, della viewability e dell’identity. Sul fronte dati, fondamentale sarà invece il tema dell’identity mapping, con la necessità di avere dei data model capaci di fornire una visione più completa dell’utente, laddove i cookie verranno progressivamente abbandonati come strumenti di targeting a favore di un utilizzo più forte dell’AI e di modelli predittivi.

Allo stesso modo, cambierà anche la user experience: «Le aziende avranno necessità di adattarsi a un nuovo modello di erogazione del contenuto – ha spiegato Kershaw -, si sta infatti passando da un paradigma basato sulla ricerca e sulla scoperta, ad un altro in cui non sono gli utenti a cercare i contenuti ma il contrario». Ed evolveranno anche i formati, «a favore di un ampliamento dell’uso del video, e di altre innovazioni come la realtà virtuale».

Non a caso il video, che tra l’altro è ancora uno dei driver di crescita di Rubicon Project come è emerso dall’ultima trimestrale, continuerà ad essere uno dei principali focus della società anche nel prossimo futuro, come ci ha spiegato il CTO a margine dell’evento: «Nel prossimo futuro ci concentreremo soprattutto su tre aspetti: il video, mirando a consentire ai nostri clienti di sfruttarne il potenziale su più mezzi attraverso format innovativi; l’header bidding, per cui abbiamo appena lanciato la nostra offerta managed; e i private marketplace».

La blockchain rivoluzionerà davvero la pubblicità digitale?

Al DMEXCO le predizioni sul futuro del mercato e su quelli che saranno i suoi temi dominanti catturano sempre l’attenzione, ed anche quest’anno è stato così.

Tra gli argomenti in cima alla lista delle nuove tendenze c’è stato in particolare un nome molto presente nelle conversazioni tra gli operatori intervenuti all’evento: quello della blockchain. Una tecnologia che, nonostante non sia ancora adottata nei processi core delle aziende,sta iniziando a vedere una serie di applicazioni nel mondo della pubblicità digitale, con alcuni primi progetti pilota e l’intenzione di farne uno strumento utile a migliorare settori come l’ad serving, l’attribution e la data verification.

La blockchain riuscirà davvero a rivoluzionare l’advertising digitale? Secondo Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, prima di poter dare risposta a questa domanda è necessario fare delle precisazioni.

«Di fianco alla possibilità di aumentare la trasparenza e la qualità nell’industry – pensiamo solo all’opportunità di avere dati socio-demografici effettivamente validati dall’utente – ci sono alcune questioni di fondo da dover smarcare per poter accertare se queste tecnologie possono realmente migliorare in modo significativo lo scenario della pubblicità digitale», spiega il manager.

«Dal punto di vista tecnologico – prosegue Marzan – è chiaro che la velocità di aggiornamento dei dati in blockchain è troppo lenta rispetto agli standard del programmatic advertising, e quindi la blockchain ben si applica in situazioni dove l’aggiornamento del dato avviene con tempi di qualche ora, se non di un giorno; dal punto di vista della filiera del valore si sta invece discutendo quanto l’abolizione di asimmetrie informative – che la blockchain andrebbe a ridurre – possa poi costituire un vero valore finale per il publisher e gli intermediari strettamente necessari».

Resta di fatto che quello della blockchain è un argomento su cui si sta discutendo molto a livello di industry. Tanto è vero che al tema è stata dedicata molta attenzione anche in occasione di un’altra manifestazione di settore, l’ATS London 2018, evento europeo dedicato al programmatic adv, in cui peraltro «è stato offerto un quadro completo di tutti gli ambiti di applicabilità della blockchain nel digital advertising».

Mindshare, via al primo prototipo di utilizzo della blockchain nel Programmatic

Poco meno di un anno fa, Mindshare aveva siglato un accordo con la società di Singapore Zilliqa, in virtù del quale l’agenzia media avrebbe potuto testare la tecnologia blockchain della piattaforma per affrontare alcune importanti sfide relative ai processi di acquisto pubblicitario, come la pubblicità contestuale in relazione alle fake news, e sviluppare progetti strategici sulla data privacy.

Adesso, la centrale di GroupM ha annunciato il frutto di quella partnership: un primo prototipo per un’alleanza che vedrà diverse società utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblicità in programmatic.

Il prototipo ha già un nome, “Project Proton“, e i suoi primi partner: MediaMath, Integral Ad Science e Rubicon Project. Costruito utilizzando la piattaforma blockchain di Zilliqa, il progetto è volto a creare un sistema di contratti intelligente per il mercato del programmatic, consentendo a tutti i player della catena del valore di avere maggiore trasparenza sui processi di compravendita.

«Ci sono molte richieste e speculazioni sull’applicabilità della tecnologia [blockchain] al nostro business. Project Proton è disegnato per metterla alla prova, in particolare nella costruzione del protocollo di consenso e nella gestione di alte capacità di trasmissione», ha dichiarato Gowthaman Ragothaman, chief development officer AMENA di Mindshare.

L’obiettivo di questo prototipo è quello infatti di testare l’applicabilità della tecnologia blockchain nella pubblicità automatizzata, un settore che prevede una lunga filiera e il coinvolgimento, per ogni operazione di compravendita di un annuncio, di diversi operatori. Non per niente, nell’alleanza lanciata da Mindshare possono trovare spazio varie tipologie di player del mercato: aziende, agenzie, DSP, SSP, DMP, trading desk, società di misurazioni indipendenti ed editori, e la centrale media non esclude la possibilità di coinvolgere anche opinion leader ed esperti della industry, se necessario.

I risultati dei primi test – secondo quanto dichiara Mindshare in una nota – dovrebbero essere pronti prima della fine dell’anno.

Blockchain, ecco cosa frena le aziende ad utilizzarla di più

Blockchain è sicuramente una delle parole chiave di quest’anno, anche nel mondo del marketing digitale. Ma si tratta solo di una moda passeggera o questa tecnologia avrà un reale impatto rivoluzionario nel mondo della pubblicità su internet?

In molti se lo sono chiesto, e se forse è ancora presto per avere una risposta certa, pure è vero che la blockchain sta sempre più facendosi spazio all’interno dell’industria come possibile soluzione a una serie di criticità, come la trasparenza della filiera o le frodi. La stessa IAB ha messo in piedi un tavolo di lavoro per studiarne possibili utilizzi e testarne l’efficacia all’interno del mercato pubblicitario, da cui poi è stato realizzato un libro bianco.

Resta però un fatto che, nonostante essa sia sulla bocca di tutti, non sono tante le società che hanno iniziato ad adottare la blockchain all’interno delle loro attività. Il motivo? Deloitte lo ha chiesto a oltre un migliaio di professionisti appartenenti a grosse aziende a livello globale, scoprendo che la principale barriera nell’utilizzo di questa tecnologia sta nella mancanza di regolamentazioni.

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Non mancano anche problemi di implementazione (37%) e preoccupazioni sul tema sicurezza (35%). La mancanza di una reale conoscenza della tecnologia lascia anche dubbi sulla sua effettiva capacità di influire sul ritorno degli investimenti (33%).

Indipendentemente da questi ostacoli, comunque, resta di fatto che per quasi la metà degli intervistati (il 43%), la blockchain rappresenta una delle “5 principali priorità strategiche”, e il 45% sarebbe propenso a partecipare a un consorzio dedicato. Realtà di questo tipo già esistono sul mercato, come quello creato all’inizio di quest’anno da una trentina di operatori, tra cui comScore, GroupM, IAB Tech Lab, IBM, IPG Media Brands, Integral Ad Science e Publicis.

Blockchain e pubblicità digitale, IAB Tech Lab dà il via a un progetto pilota

Mentre IAB indaga l’uso della blockchain nella pubblicità digitale, due manager si interrogano sulla situazione del mercato online e sui suoi nuovi trend. Ne parliamo nella nostra rassegna.

Applicazione della blockchain alla pubblicità digitale, IAB Tech Lab dà il via a un progetto pilota

Intorno al tema della blockchain, e a quello della sua applicazione al mondo della pubblicità digitale, ci sono ancora diversi dubbi. Per scioglierli, dimostrando il valore che l’utilizzo di questa tecnologia può avere sull’online adv, IAB Tech Lab ha dato il via a un progetto pilota sul tema, chiamato Blockchain Working Group, volto alla creazione di un meccanismo reale di testing di prodotti e servizi basati su blockchain. Sulla base dei risultati sviluppati, l’obiettivo finale del gruppo è quello di realizzare un libro bianco con le best practice del settore e, in ultima istanza, di sviluppare degli standard per l’applicazione della blockchain in adv. Leggi di più su AdAge.

Kinsella, Havas Media: «Il digital ha bisogno di una rinfrescata, altrimenti i brand opteranno per altri mezzi»

L’ecosistema digitale e quello programmatico hanno bisogno di una rinfrescata, perché i clienti si stanno scottando e stanno tornando a media più tradizionali. E’ l’opinione provocatoria di Colin Kinsella, CEO di Havas Media Nord America. «Molti clienti vogliono tornare a TV, radio, affissione e stampa, perché pensano che il mezzo digital si stia perdendo – ha dichiarato il manager -. Il canale più responsabile è diventato il meno responsabile, e quello dove sono presenti più frodi». Ed oggi, mentre il costo di marketing e dati è in aumento, quello di cui hanno bisogno i brand è efficacia e precisione, indipendentemente dai luccicanti strumenti offerti nel mercato. Leggi di più su AdExchanger.

Gli assistenti vocali? Possono arrivare a rivoluzionare il marketing, secondo Keith Weed di Unilever

Le tecnologie “vocali”, quelle alla base del funzionamento di dispositivi come Google Home e Amazon Echo, hanno tutto il potenziale per trasformare il marketing. Ne è convinto Keith Weed, chief marketing and communications officer di Unilever. Secondo il manager, i dispositivi interattivi appartenenti a questa categoria stanno già vedendo crescere esponenzialmente il proprio pubblico, grazie alla possibilità di consentire accesso a contenuti di intrattenimento, offrire risposta a specifiche ricerche e anche effettuare acquisti, tutto per via “vocale”. Adesso, serve che gli advertiser individuino i modi giusti per utilizzare queste tecnologie a fini pubblicitari. E la strada non manca di interrogativi e sfide. Leggi di più su Warc.

Borriello, Arkage: «Grazie alla blockchain più trasparenza e fiducia nella filiera pubblicitaria»

La blockchain è certamente una delle tecnologie del momento, e molti nella industry sono convinti che il suo utilizzo potrebbe aiutare a risolvere le inefficienze della filiera della pubblicità digitale. Non ultima l’UPA, che proprio pochi giorni fa ha ufficializzato l’avvio di un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla supply chain, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne, o IAB, che quasi un anno fa ha dato vita a un tavolo di lavoro su questo argomento, volto alla realizzazione di un libro bianco.

Oltre alle associazioni di mercato, poi, ci sono diverse società che si stanno impegnando in prima persona nell’analisi di come la blockchain può essere applicata a sistemi e processi della pubblicità digitale. E tra queste c’è Arkage che, in occasione della presentazione dei risultati della Ricerca 2017-2018 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, ha annunciato un progetto di sviluppo di una piattaforma di media delivery basata su blockchain.

Secondo Arkage, la blockchain è infatti la soluzione giusta per rendere la filiera pubblicitaria più trasparente ed efficiente, innescando una maggiore fiducia reciproca tra i vari attori all’interno del mercato. In questa intervista, il Ceo della società Pasquale Borriello ci spiega il perché, fornendoci anche un suo punto di vista sulla possibile evoluzione dell’applicazione di questa tecnologia al mondo della pubblicità digitale.

Puoi parlarci un po’ meglio del progetto che hai annunciato all’Osservatorio Internet Media? In cosa consiste e quando vedrà la luce?

«Come Arkage stiamo lavorando ad un proof of concept di implementazione della blockchain al media planning e buying, che possa permettere una notevole ottimizzazione della filiera. In una prima fase ci limiteremo a studiarne la fattibilità teorica e le ripercussioni concrete su tutti i player in termini di business e di trust. Successivamente cercheremo partner tecnologici per sviluppare concretamente la piattaforma. Sappiamo che da più parti – Marc Pritchard di P&G ha cominciato a parlarne oltre 1 anno fa – arrivano pressioni per migliorare un sistema che non sembra più funzionare a dovere. Pensiamo che l’industry della comunicazione debba rispondere a questa richiesta dall’interno, senza lasciare alle grandi piattaforme il pallino del gioco. Ad esempio, Facebook sta lavorando ad una blockchain per i sistemi di pagamento, ma se pensiamo che la maggior parte delle transazioni su Facebook avviene per l’acquisto di spazi media…».

A tuo parere, quali sono gli aspetti (o le criticità) del programmatic che la blockchain può contribuire a risolvere?

«Il programmatic ha diversi problemi legati alla brand safety e alla transparency, lo sappiamo bene. Ma questo vale non solo per il programmatic: in tutta la media supply chain manca trasparenza, omogeneità sulle metriche e sul calcolo delle performance. E poi ci sono troppi attori e fee poco chiare. Insomma, il sistema è diventato esageratamente complesso e quindi difficile da controllare».

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Tecnicamente, in che modo la blockchain può promuovere una maggiore trasparenza nell’ecosistema del trading programmatico?

«I costi di tecnologia e d’intermediazione sono i principali problemi che si possono risolvere in modo ovvio con la tecnologia blockchain. La filiera ne guadagnerebbe in efficienza e, ne siamo convinti, anche in efficacia. Applicando la tecnologia che sta rivoluzionando il fintech all’advertising digitale, andremo a migliorare il livello di servizio e questo migliorerebbe la relazione tra partner: aziende investitrici, agenzie e centri media, fornitori di tecnologia. Persino gli utenti potrebbero giovare di un ecosistema più sano, perché s’innescherebbe una maggiore fiducia reciproca all’interno del mercato pubblicitario. Pensiamo di averne davvero bisogno».

C’è già qualche azienda che si sta muovendo in tal senso (come Unilever insieme a IBM). Che tipo di evoluzione vedi nell’applicazione della blockchain alla pubblicità digitale?

«Ci sono tanti esperimenti in fase beta. Uno dei più interessanti è ad esempio la “blockchainizzazione” dell’Ads.txt: la blockchain può servire a validare in modo certo e sicuro la lista dei seller autorizzati dall’editore. Ce n’è un altro particolarmente interessante: si chiama XCHNG e cerca di standardizzare le fasi dell’acquisto media cercando di rendere validabile attraverso la blockchain ogni transazione che potrà quindi anche essere automatizzata completamente: la negoziazione di acquisto-vendita dello spazio pubblicitario, la misurazione delle performance e ovviamente il pagamento».

«Crediamo che l’evoluzione non sarà tanto l’implementazione di piattaforme di blockchain per il media buying, quanto le ripercussioni indirette che ci saranno – e per la verità già cominciano a vedersi – quando tutti i player capiranno che il sistema va migliorato e c’è una soluzione a portata di mano. Accadrà in piccolo quello che sta avvenendo nel sistema bancario: una tecnologia disruptive porterà innovazione anche laddove non arriva perché i player (e forse perfino gli utenti) vorranno avere subito i vantaggi che tale tecnologia può garantire. Come nel caso del banking, è tutta una questione di sicurezza, trasparenza e fiducia nell’intermediazione. Ne vedremo delle belle».

L’UPA sta costruendo una DMP condivisa tra le aziende associate

L’UPA, l’associazione che rappresenta le aziende che investono in pubblicità, è molto interessata alla possibilità di utilizzare la Blockchain per accrescere la trasparenza nell’ambito del programmatic advertising ed ha avviato, con la collaborazione tecnica del Gruppo Reply, un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla filiera, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne.

Ad annunciarlo è stato il presidente dell’UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, mercoledì nell’ambito della tradizionale Assemblea dell’associazione. E non si tratta dell’unica novità riguardo al programmatic.

La stessa UPA sta infatti sperimentando la costruzione di una “data pool” condivisa tra i propri associati che accresca l’affidabilità e la qualità dei dati disponibili per le pianificazioni pubblicitarie. Tale DMP – che vede Neodata come partner tecnico – è attualmente in via di sperimentazione con 6/7 associati coinvolti e potrebbe diventare in un secondo momento uno “strumento aperto”, a cui le aziende potrebbero accedere per “arricchire” i propri dati di prima parte con informazioni di proprietà di altre aziende (ovviamente in forma criptata e anonimizzata) per creare segmenti di audience e altro. In una prima fase, questa DMP conterrebbe essenzialmente cookie, ma potrebbe successivamente integrare anche dati diversi.

Resta quindi alta l’attenzione dell’UPA verso il tema del programmatic, che resta uno tra i più caldi per l’associazione degli spender come si era già visto dall’ampio spazio dedicato ad esso nell’ambito del recente Libro Bianco sul Digitale realizzato insieme alle altre principali Associazioni del mercato. Del resto, l’attenzione all’innovazione è uno dei valori che il Presidente Sassoli ha indicato come fondanti nell’attività dell’Associazione, che quest’anno compie settant’anni.

Per quanto riguarda i dati di mercato, secondo le previsioni dell’UPA il 2018 sarà il quarto anno consecutivo con il segno positivo e chiuderà con l’1,5% di incremento degli investimenti in comunicazione, di cui circa il 30% saranno riversati sul digitale.