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Blockchain, barriere e benefici di una tecnologia in crescita

In Italia il mercato della blockchain ha raggiunto nel 2019 un valore di 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. Tuttavia, nel nostro Paese le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza della tecnologia, e i progetti in essere sono solo 16.

Un basso numero che non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità. Da un’indagine dell’Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza sulla Blockchain emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche. Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all’adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.

Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l’automatizzazione dei processi (26%). Nell’avvio dei progetti di Blockchain e Distributed Ledger risulta fondamentale il ruolo del top management che spesso è principale promotore delle sperimentazioni (è così nel 69% dei casi). Le sperimentazioni però poi sono tendenzialmente portate avanti da unità di innovazione con il supporto dei sistemi informativi, con un ruolo importante del marketing.

Blockchain: piattaforme e attività istituzionali

In questi anni sono proliferate le piattaforme, che per diventare più facilmente utilizzabili e migliorare alcuni punti di debolezza si stanno evolvendo. Nel contempo però si sono affacciate nuove realtà che possono rendere più semplice l’adozione delle criptovalute e delle soluzioni basate su Blockchain e Distributed Ledger tra il grande pubblico, per l’alto numero di utenti potenziali che possono coinvolgere e la facile user experience che si propongono di offrire. Nel 2020 verrà lanciata Libra di Facebook, moneta globale che punta a raggiungere gli “unbanked” e tutti i 2,4 miliardi di utenti del social network. Ed è in fase di finalizzazione il Telegram Open Network (TON) di Telegram, attraverso cui i 240 milioni utenti dell’app di messaggistica potranno scambiarsi valore. Su Libra e TON sarà possibile realizzare smart contract e dApp, abilitando l’utilizzo di token.

Tra le attività delle istituzioni pubbliche, si segnala European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’infrastruttura portata avanti da 28 Paesi UE per supportare molte applicazioni nella notarizzazione, nella gestione dei titoli di studio, nella “Self Sovereign Identity” (creare e controllare la propria identità in modo più flessibile, autonomo ed interoperabile) e nella condivisione affidabile di dati. La possibilità di utilizzare un’infrastruttura a livello europeo con standard ben definiti potrà accelerare la diffusione di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, favorendo la nascita di ulteriori casi d’uso da poter implementare.

Blockchain, in Italia un mercato da 30 milioni di euro (+100%). I dati del PoliMi

Il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della Blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le “big tech” hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e TON di Telegram, ma anche con le soluzioni “Blockchain as a Service” di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete.

Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2019 si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da pubbliche amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

In Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento. Gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018. Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la pubblica amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di Blockchain e Distributed Ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

«Nel 2019 le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger si sono consolidate e oggi sono guardate con grande interesse da tutti: sviluppatori, startup, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni, governi e istituzioni – afferma Valeria Portale, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. Sono cresciuti molti progetti avviati negli anni precedenti, sono state migliorate le prestazioni delle piattaforme, sono in arrivo importanti innovazioni tecnologiche come la “Proof of Stake” di Ethereum 2.0. Sono entrati nuovi attori come Facebook e Telegram, si sono mosse le istituzioni pubbliche, si veda il caso di European Blockchain Service Infrastructure. Ma sono ancora poche le applicazioni delle aziende in tutto il mondo, perché il mercato fino ad oggi si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti».

Valeria Portale
Valeria Portale

«Per il pieno sviluppo delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, in modo che possano davvero sbloccare l’”Internet of Value”, nel prossimo futuro è necessario innanzitutto chiarire il contesto regolamentale, che attualmente è frammentato e non uniforme – dice Francesco Bruschi, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Si osserverà lo sviluppo e il consolidamento delle piattaforme, anche razionalizzando quelle esistenti e migliorandone l’interoperabilità. Infine, bisogna creare nuove applicazioni, focalizzandosi su quelle in grado di creare benefici concreti e reali. Nel 2020 ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell’ambito della “finanza decentralizzata“, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella “Self Sovereign Identity“, che consente di dare strumenti di controllo dell’identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali».

GDPR, perché le indagini su Google potrebbero impattare l’intero mercato Programmatic

Oggi nella nostra rassegna parliamo di GDPR e di due novità ad tech di Comcast e Condé Nast.

GDPR, perché le indagini su Google potrebbero impattare l’intero mercato Programmatic

In Irlanda, la Data Protection Commission ha iniziato ad investigare sulla conformità al GDPR del modo in cui Google utilizza i dati degli utenti sulle sue piattaforme programmatiche. L’indagine è partita in risposta a una denuncia formale lanciata dal Chief Privacy Officer del browser Brave, Johnny Ryan. Ma l’indagine irlandese, a ben vedere, tocca un perimetro ben più ampio di quello di Google: la denuncia di Ryan, infatti, è rivolta al modo in cui l’intero ecosistema del programmatic usa e dissemina i dati. Secondo lui, la condivisione di informazioni alla base dell’attuale funzionamento del real-time bidding, esporrebbe impropriamente dati personali senza le dovute protezioni. Per questo, il responso irlandese su Google potrebbe avere ripercussioni sull’intero mercato ad tech. Leggi di più su Marketing Land.

Comcast punta sulla blockchain: a breve le prime campagne tv targettizzate utilizzando la tecnologia

Comcast ha parlato per la prima volta dell’intenzione di utilizzare la blockchain per le sue campagne due anni fa, e da allora il progetto è stato in incubazione all’interno di FreeWheel. Adesso, la roadmap ha dato una sensibile accelerata: l’erogazione di campagne attraverso Blockgraph, un prodotto di condivisione dei dati che utilizza la blockchain per consentire ai brand di targettizzare le audience televisive utilizzando i dati di prima parte, potrebbe debuttare tra pochissimo. FreeWheel ha ufficializzato la nomina del CTO del progetto Blockgraph e, dopo un ulteriore ampliamento della squadra, si potrà partire con le prime campagne già forse il prossimo mese. Leggi di più su AdExchanger.

Condé Nast lancia un nuovo programma pubblicitario sulla sua piattaforma dati Spire

Condé Nast arricchisce la sua piattaforma di dati e targeting pubblicitario Spire con Prime Web, un nuovo programma pubblicitario che offre a chi utilizza Spire (che richiede una spesa minima di 20 mila dollari) una suite di formati video e abilitati all’ecommerce sull’intero portafoglio dell’editore. Agli inserzionisti che spenderanno budget più alti, Condé Nast garantirà il raggiungimento di risultati su alcune metriche chiave come le visite ai negozi o l’aumento delle vendite. Leggi di più su Digiday.

Il test di Mindshare e PepsiCo: campagne in programmatic più efficienti grazie alla blockchain

Lo scorso settembre Mindshare aveva annunciato il lancio di un primo prototipo per un’alleanza che vedeva diverse società utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblicità in programmatic. Si chiamava “Project Proton” e tra i suoi primi partner figuravano MediaMath, IAS e Rubicon Project. Costruito utilizzando la piattaforma blockchain di Zilliqa, il progetto era volto a creare un sistema di contratti intelligente per il mercato del programmatic, consentendo a tutti i player della catena del valore di avere maggiore trasparenza sui processi di compravendita.

Adesso, la centrale di GroupM annuncia i risultati della prima campagna di test effettuata utilizzando questo prototipo. La campagna, realizzata per PepsiCo, ha visto un aumento del 28% dell’efficienza in termini di costi per impression viewable nel caso di campagne erogate utilizzando i cosiddetti “smart contracts“, ossia dei protocolli intelligenti che automatizzano l’esecuzione dei contratti verificandone il corretto adempimento.

In particolare, questi smart contract sono stati eseguiti tramite la tecnologia blockchain di Zilliqa e sono stati utilizzati per riconciliare le impression provenienti da varie sorgenti di dati e i pagamenti dell’acquisto pubblicitario. Il tutto quasi in tempo reale. Mettendo a paragone le campagne erogate con gli smart contract con quelle “tradizionali”, è stato possibile evidenziare una significativa efficienza in termini di costi, oltre che una maggiore trasparenza per l’azienda inserzionista.

«I risultati sono incoraggianti – ha commentato Farida Shakhshir, director of consumer engagement for PepsiCo per la regione AMENA -, e contiamo di condurre altre campagne sotto diverse condizioni per verificare altre ipotesi e misurare l’impatto complessivo».

«Espanderemo l’alleanza – ha aggiunto Gowthaman Ragothaman, global lead for blockchain di GroupM – e continueremo a sviluppare ulteriori funzionalità sugli smart contract per includere ulteriori metriche delle performance media, al fine di rendere il progetto ancora più efficace».

Publicis Media entra nel consorzio blockchain AdLedger

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain, dati e di un importante traguardo internazionale per The Trade Desk.

Publicis Media entra nel consorzio blockchain AdLedger

Anche Publicis Media entra nel roster del consorzio blockchain AdLedger. Nel board dell’organizzazione non-profit volta a promuovere l’utilizzo della blockchain nella pubblicità digitale sono arrivati nuovi rappresentanti, tra cui la divisione media della holding francese, l’azienda di cioccolato americana The Hershey Company e la società di consulenza ed eventi Gabbcon. Vanno ad aggiungersi ad altri importanti nomi del mercato, tra cui GroupM e Omnicom. Leggi di più su AdWeek.

Microsoft, Adobe e SAP, nuovi sviluppi per l’Open Data Initiative

Lo scorso anno, Microsoft, Adobe e SAP hanno annunciato il lancio dell’Open Data Initiative, un progetto volto a rendere più facile ai clienti delle tre società il trasferimento dei dati dai servizi di uno a quelli dell’altro, attraverso la creazione di un format di dati comune e standardizzato e di un unico bacino comune di insight. Adesso, in occasione dell’Adobe Summit, le tre aziende sono tornate sul palco insieme per presentare le prime case history e per annunciare le future mosse volte a espandere il programma e portare a bordo nuovi partner. Leggi di più su TechCrunch.

The Trade Desk sbarca in Cina

Nell’ambito di un’espansione internazionale, The Trade Desk ha ufficialmente lanciato la sua piattaforma di acquisto in programmatic in Cina. Il lancio avviene dopo una fase di beta test avviata lo scorso anno, durante la quale sono state erogate campagne multicanale su inventory verticali di vari settori quali hospitality, luxury retail ed education. Leggi di più su The Drum.

Blockchain, nel 2018 le aziende italiane hanno investito 15 milioni di euro

Nonostante il crollo delle criptovalute in termini di capitalizzazione, nel 2018 la blockchain continua a suscitare grande interesse da parte delle imprese. Sono 579 i progetti di blockchain nel mondo di aziende e governi nel triennio 2016-2018, di cui 328 negli ultimi dodici mesi (+76% rispetto al 2017).

La grande attenzione mediatica attorno alla tecnologia della “catena dei blocchi” ha spinto la crescita degli annunci (il 59% del totale dei casi del 2018, +94%), ma sono in aumento anche i prototipi (27%) e i progetti già operativi (14%), che insieme hanno registrato un incremento del +56%, segno di una crescente maturità. Le aziende più attive nell’ultimo triennio sono gli attori finanziari (48% dei progetti), le pubbliche amministrazioni (10%) e gli operatori logistici (8%), mentre i principali processi di applicazione sono la gestione dei pagamenti (24%), la gestione documentale (24%) e la tracciabilità di filiera (22%).

L’Italia è il terzo paese europeo per numero di progetti (19 che hanno avuto visibilità mediatica, ma se guardiamo anche alla formazione e alla consulenza superano i 150 totali), ma il mercato è ancora agli albori. Da un sondaggio su 61 Chief Innovation Officer di grandi imprese italiane emerge che ben il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne, ma gli investimenti sono ancora limitati (15 milioni di euro in formazione, progetti e consulenze) e il 59% non ha un budget dedicato. Le aziende italiane, inoltre, conoscono ancora poco le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger e non le ritengono rivoluzionarie per il futuro: se il 26% dichiara una conoscenza elevata della “catena dei blocchi”, il 31% non sa ancora cosa sia; soltanto per il 32% sarà una rivoluzione e appena il 2% dei CIO la considera una priorità.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, che è stata presentata oggi al convegno “L’Universo dell’Internet of Value, tra le galassie della Blockchain” al Campus Bovisa, a cui hanno partecipato i principali protagonisti del mercato italiano e internazionale.

“Il crollo del valore delle criptovalute non ha rallentato l’evoluzione e la diffusione della Blockchain tra le aziende, che anzi ha registrato una forte crescita nel numero degli annunci e dei progetti operativi – afferma Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. In Italia soltanto il 3% delle grandi imprese ha progetti già operativi e gli investimenti sono ancora limitati, anche perché la maggior parte delle aziende ha una conoscenza scarsa di questa tecnologia, ma è prevista una crescita nei prossimi anni. Per cogliere i vantaggi di questa rivoluzione sarà necessario lavorare sulle barriere che in questo momento ne stanno limitando l’uso: la mancanza di competenze, la scarsità delle risorse a disposizione e la difficoltà nel valutare i benefici attesi”.

La tecnologia Blockchain è molto maturata in questo ultimo anno, grazie anche agli sforzi della community di sviluppatori per far evolvere le piattaforme di Distributed Ledger che compongono l’Internet of Value, un sistema che permette lo scambio di beni di valore senza intermediari e in modo programmabile attraverso i cosiddetti smart contract – afferma Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Oltre a Bitcoin (nata nel 2008 dal famoso paper di Satoshi Nakamoto), ve ne sono oltre 800 con caratteristiche differenti. Lo sviluppo di una moltitudine di piattaforme può suscitare una domanda: quale di queste prevarrà, nel lungo termine? In questo scenario, molte piattaforme di scambio di valore coesisteranno, insieme ai rispettivi token, che verranno utilizzati per finalità diverse (ad esempio, bitcoin per lo store of value, ether per gli smart contract, monero per le transazioni private)”.

Il mercato internazionale

Sono 579 i casi di applicazione della Blockchain censiti dall’Osservatorio nel triennio 2016-2018, di cui 328 nel 2018 (+76%). Fra i casi del 2018 il 59% sono annunci (192, +94%), il 27% sono prototipi o progetti in fase di Proof of Concept (90) e soltanto il 14% sono progetti operativi (46). I progetti operativi sono tuttavia il gruppo di casi col tasso di crescita più elevato, dai sei del 2017 ai 46 del 2018.

L’area con la più alta densità di casi di applicazione nell’ultimo triennio è l’Asia, col 32% dei progetti, seguita da Europa (27%), America (22%) e da Oceania e Africa (5%), mentre il restante 14% è costituito da progetti multi continentali. Gli Stati Uniti, invece, guidano la classifica dei singoli paesi con più progetti (17%), seguiti da Giappone (oltre il 7%), Cina (7%), Regno Unito (4%) e Corea del Sud (4%). Anche l’Italia registra un forte fermento e si posiziona per numero di progetti al terzo posto in Europa, dopo Regno Unito e Germania.

Le aziende che hanno attivato sperimentazioni di Blockchain preferiscono affidarsi a piattaforme private (90% dei 448 casi in cui viene dichiarata la tipologia di soluzione utilizzata) piuttosto che a piattaforme pubbliche (10%). Fra i 318 casi in cui viene indicata la piattaforma impiegata, le più diffuse sono Hyperledger (75 progetti, 24%) e nuove piattaforme Blockchain sviluppate appositamente (altri 75 casi, 24%), seguite da Ethereum (49 casi, 15%), Corda (35 casi, 11%), Ripple (22 casi, 7%) e Bitcoin (7 casi, 2%). I restanti 55 progetti si affidano a piattaforme minori (17%).

Le imprese del settore finanziario continuano a essere le più attive nelle sperimentazioni della “catena dei blocchi”, con 280 progetti nel triennio, ma il loro peso sul totale è passato dall’80% del 2016 al 55% del 2017 e al 48% del 2018, segno che sono partite prima degli altri ma che stanno anche crescendo i progetti portati avanti in altri settori. Seguono le pubbliche amministrazioni (59 casi, 10%), gli operatori logistici (44 casi, 8%), le aziende dell’agroalimentare (31 casi, 5%), i media (29 casi, 5%), le utility (25 casi, 4%) e le imprese di altri settori (111 casi, 20%). La Blockchain trova applicazione soprattutto nella gestione dei pagamenti (138 casi, 24%), nella gestione documentale (137 casi, 24%), nella tracciabilità di filiera (126 casi, 22%) e nel mercato dei capitali (82 casi, 14%). L’incidenza di questi quattro processi rimane costantemente attorno all’80% del totale nei diversi anni (l’80% nel 2016, l’83% nel 2017 e l’84% nel 2018).

La Blockchain in Italia

Nel 2018 le aziende italiane hanno speso in tecnologie Blockchain e Distributed Ledger circa 15 milioni di euro, con 150 casi suddivisi fra corsi di formazione e consulenza strategica per comprendere modalità e ambiti applicativi di questa tecnologia (50, avviati da imprese che devono ancora orientarsi sul tema), consulenze per conoscere le diverse piattaforme e sviluppare progetti pilota (80, attivati da aziende che hanno già una conoscenza di base della Blockchain), progetti operativi (10) e ICO (Initial Coin Offering, 10 casi attivati da startup). Fra questi soltanto 19 hanno avuto visibilità mediatica. Al momento le aziende che investono in progetti di Blockchain e Distributed Ledger sono solo quelle di grandi dimensioni e le startup che cercano supporto operativo nella realizzazione di ICO.

Il 59% delle aziende ha avviato progetti o è pronto a farlo, fra cui il 3% ha già progetti operativi, il 35% ha delle sperimentazioni iniziate e il 21% ha intenzione di attivarle nei prossimi 12 mesi. Il restante 41% non ha ancora lanciato progetti, ma il 31% di queste si sta informando per capire cosa fare. Le principali barriere all’adozione della tecnologia Blockchain sono la mancanza di competenze, la difficoltà nel valutare i benefici attesi e la scarsità delle risorse a disposizione. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha né un budget né un team dedicato alla Blockchain. Il 59% delle imprese non ha stanziato risorse per questa tecnologia nel 2018, il 30% ha un budget inferiore a 100mila euro, il 7% ha preventivato risorse comprese tra 100mila e 500mila euro e solo il 4% ha investito più di 500mila euro. Oltre un’impresa su tre non ha nessuna figura in organico impegnata sul tema (36%), il 17% ha più persone ma non in modalità strutturata, il 39% delle aziende ha affidato il compito al team innovazione e solo l’8% ha un delle figure dedicate.

Da un sondaggio condotto dall’Osservatorio su 61 grandi aziende italiane emerge come la conoscenza di queste tecnologie sia ancora scarsamente diffusa: il 31% del campione non sa cosa siano la Blockchain e gli strumenti Distributed Ledger, il 43% ha una conoscenza sufficiente e solo il 26% conosce bene la tecnologia. Anche le aspettative sull’impatto della Blockchain sono ancora ridotte: solo un’azienda su tre (32%) ritiene che sarà una rivoluzione, per il 61% si limiterà a migliorare alcuni processi e per il 7% non ci sarà alcuna influenza. Se si restringe il campo al proprio settore, solo il 16% del campione prevede un forte impatto, per il 54% l’effetto sarà medio, mentre il 30% ritiene che avrà un’influenza limitata. I settori che saranno più trasformati sono la finanza (secondo il 36% dei rispondenti), la logistica (30%) e la gestione dei diritti di proprietà (18%).

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Oggi nella nostra rassegna: l’avanzata del blockchain nel mondo del MarTech, una nuova acquisizione di Apple e il trend in crescita del visual search.

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Brave Software, società proprietaria del browser privacy-oriented Brave, ha realizzato insieme alla società di ricerche Never Stop Marketing Research il “Blockchain MarTech Landscape“, la panoramica delle soluzioni di blockchain per i marketer. Il documento rivela la recente esplosione di società specializzate: secondo di esso, il numero di startup di marketing focalizzate su soluzioni basate su blockchain è aumentato da 22 nel terzo trimestre 2017 a ben 290 oggi. Molte delle soluzioni implementate da queste società, comunque, sono ancora in fase di test. Leggi di più su MediaPost.

Apple acquisisce una società che crea applicazioni vocali per i brand

Apple ha acquisito Pullstring, società che supporta le aziende nella creazione di applicazioni vocali per piattaforme come Amazon Alexa e Google Assistant. L’acquisizione potrebbe aiutare la società di Cupertino a far crescere il proprio assistente virtuale Siri, tuttora il terzo programma vocale più utilizzato dietro Amazon e Google, fornendo al software la capacità di adattarsi alle esigenze dei brand attraverso la creazione di app customizzate. Leggi di più su MarTech Today.

Le fotocamere degli smartphone saranno i nuovi driver del search?

Gli smartphone stanno diventando sempre più “smart” man mano che le società tecnologiche portano su di essi funzionalità sempre più sofisticate di computer vision e object recognition, aprendo di fatto le porte alle cosiddette “ricerche visuali” attraverso l’obiettivo delle fotocamere. E intravedendo il potenziale del visual search nella creazione di nuove opportunità di ricavi, i brand stanno cercando di sfruttare le innovazioni delle fotocamere per attirare gli utenti e aumentare le vendite. Leggi di più su Business Insider.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain e di due nuovi accordi nel mercato della pubblicità digitale.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Nella industry si parla della blockchain come della nuova grande parola chiave del mercato, con le sue prime applicazioni in vari settori, tra cui quello della pubblicità digitale. Ma quanto ne sanno davvero le aziende su questa tecnologia? Secondo uno studio condotto in USA, non molto: circa il 64% dei professionisti d’azienda coinvolti hanno dichiarato di sapere che si tratta di una nuova tecnologia, ma all’interno di queste società ben il 46% ammette di sentirsi impreparato ad utilizzarla nella maniera più efficace. Leggi di più su MediaPost.

FreeWheel, accordo con Nielsen per l’utilizzo della DMP

FreeWheel utilizzerà la DMP di Nielsen per migliorare targeting e misurazioni in ambiente video. La piattaforma di gestione dei dati servirà in particolare per costruire segmenti di audience su dispositivi come le tv connesse, l’OTT e in generale il video digitale. Secondo l’accordo, la DMP di Nielsen fornirà ai clienti di FreeWheel Markets informazioni sul consumo media e dati di acquisto per aiutarli a pianificare in maniera più efficace le loro campagne e misurarne le performance. Leggi di più su AdWeek.

Taboola amplia la partnership con Business Insider

Insider Inc., società proprietaria di Business Insider, ha annunciato di aver siglato un accordo con il player di content-discovery Taboola, in virtù del quale il Feed di contenuti raccomandati di Taboola, che consiglia articoli collegati e contenuti di terze parti, verrà integrato all’interno delle news di Business Insider in forma di annunci native. La collaborazione, della durata di due anni, amplia una precedente partnership quinquennale tra le due società, che prevedeva l’utilizzo da parte dell’editore di un widget di Taboola per il suggerimento di contenuti correlati. Leggi di più su MarTechSeries.

Quanti click e impression sono reali? La risposta in uno studio di IAB che utilizza la blockchain

Quanti click e impression sono effettivamente reali e quanti fraudolenti, in una campagna digitale? E’ la domanda che si sono poste IAB Tech Lab e la società spacializzata in blockchain Lucidity, e a cui hanno cercato di dare risposta attraverso uno studio – parte del progetto pilota di IAB dedicato alla blockchain – che, nel corso della seconda metà del 2018, ha analizzato l’utilizzo della tecnologia sulle campagne digitali.

Raccogliendo segnali da tutti gli attori della catena del valore e riscrivendoli su blockchain, Lucidity ha verificato quanti click e impression erano reali e quanti invece erano verosimilmente causati da bot o dal cosiddetto “bid caching”, un fenomeno che consiste nell’immagazzinare le richieste di bid e poi utilizzarle per fare offerte su altre inventory.

Alla base dell’analisi dei risultati dello studio, il concetto di “discrepanza“, che descrive eventuali inspiegabili differenze negli indicatori di performance forniti da diverse piattaforme sulla stessa campagna (ad esempio un diverso numero di click, o di impression) e la cui presenza è spesso sintomo di attività fraudolente. Nel caso dello studio, la blockchain è utilizzata proprio nell’identificazione di tali discrepanze.

Detto questo, secondo i dati della ricerca di IAB e Lucidity, nelle transazioni in programmatic il tasso di discrepanze di impression è discretamente alto: il 14% di tutte le impression erogate è apparso discrepante. E’ la percentuale è ancora più alta per i click: il 48% era classificabile come discrepante, e solo il 52% era confermato dall’intera supply chain.

Diverso (in peggio) il caso dell’ambiente in-app. Qui le discrepanze sono ancora di più rispetto al mobile web, arrivando a coprire circa un terzo delle impression totali misurate.

In generale, le evidenze della ricerca mostrano come l’ecosistema della pubblicità online è ancora vittima del fenomeno delle frodi, che erode quote importanti degli investimenti adv delle aziende. Un problema che la blockchain può contribuire a risolvere, consentendo di identificare le discrepanze nelle misurazioni (sintomo della presenza di pratiche fraudolente) e ottimizzare di conseguenza le campagne.

La stessa ricerca ha dimostrato come l’ottimizzazione delle campagne (ad esempio togliendo gli investimenti dalle inventory fraudolente) può portare vantaggi concreti contro le discrepanze: laddove gli annunci sono stati ottimizzati, il match rate delle impression è aumentato in media del 13% e quello dei click del 22%.

Scambio di dati per l’addressable TV: Comcast lancia Blockgraph. Publitalia tra i partner

Creare un metodo sicuro di utilizzo dei dati e condivisione delle informazioni. Con questo obiettivo, Comcast Cable Advertising, divisione di Comcast Corporation, ha lanciato il progetto Blockgraph, un’iniziativa di settore volta a favorire uno scambio sicuro di informazioni relative all’audience, che siano conformi con le normative sulla privacy, ai fini della pubblicità addressable.

Attualmente, Comcast sta collaborando all’iniziativa con vari partner di settore, e con ulteriori imprese di comunicazione e distributori di programmazione video multicanale (MVPD) i cui nomi saranno divulgati prossimamente.

Blockgraph è stato ideato per fungere da “identity layer” all’interno del settore televisivo e fornisce una piattaforma tramite la quale le imprese di comunicazione e gli editori possono offrire agli addetti al marketing efficienti funzionalità di gestione dei dati, senza divulgare a terzi informazioni identificabili degli utenti; il che permette di aggiungere ulteriori tutele sul fronte della privacy.

Ma come funziona il progetto? “Al centro dell’iniziativa c’è la piattaforma Blockgraph – spiega Comcast in una nota -. Si tratta di un software con tecnologia blockchain, sviluppato fino ad ora in seno al gruppo FreeWheel di Comcast, che permette alle imprese di comunicazione e alle emittenti televisive di controllare, connettere e attivare in modo sicuro grandi quantità di dati. Comcast ha sviluppato il software con il fine ultimo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della pubblicità e del marketing televisivi basati sui dati, riuscendo a migliorare i processi di pianificazione, targeting, esecuzione e misurazione sui diversi dispositivi”.

Blockgraph facilita la risoluzione delle problematiche in materia di attivazione dei dati per tutti gli attori dell’ecosistema della pubblicità televisiva, ovvero i compratori, i venditori e, soprattutto, i consumatori stessi. Caratteristica intrinseca della piattaforma è la tutela della privacy dei consumatori, poiché ogni dato dei partecipanti al progetto Blockgraph rimane nel sistema di partenza e il partecipante continua a tutelare i dati e a gestire la privacy dei suoi utenti, rispettando inoltre qualsiasi scelta da parte di questi ultimi relativamente al trattamento dei dati.

«I dati vanno protetti, in quanto risorsa preziosa e delicata per le imprese di comunicazione e i consumatori – afferma Jason Manningham, General Manager di Blockgraph -. Allo stesso tempo, tuttavia, al giorno d’oggi i dati alimentano i media e la pubblicità. La comunità televisiva deve assicurarsi di poter competere con le capacità di elaborazione dei dati adoperate dalle aziende “digital first”. Riteniamo che la soluzione ideale sia rappresentata da un metodo sicuro che permetta di tutelare i dati usufruendo al tempo stesso delle informazioni collettive, e siamo convinti che Blockgraph offra questa possibilità».

Attualmente, per unire gli attributi dei dati di due diverse parti, quale un inserzionista e un’impresa di comunicazione, generalmente è necessario inviare i dati a un provider centralizzato esterno. Il provider in questione provvede dunque a individuare automaticamente associazioni bilaterali tra le due parti, per poi restituire i segmenti di dati non identificabili che possono essere utilizzati a fini di targeting o misurazione. Al contrario, Blockgraph è una piattaforma peer-to-peer che permette a tutti i partecipanti di combinare i dati automaticamente, garantendo la tutela delle informazioni personali tramite tecnologie di crittografia, dati non identificabili e protocolli blockchain. Oltre a una sicurezza e un controllo maggiori, Blockgraph permette ai partecipanti di beneficiare delle conoscenze condivise della rete, poiché attributi aggiuntivi sono confrontati con Identificatori Blockgraph crittografati.

Attualmente, Comcast sta collaborando con NBCUniversal per testare il potenziale di Blockgraph, con l’intenzione di aggiungerlo all’offerta addressable agli inizi del 2019, ed è inoltre in contatto con diversi potenziali partecipanti al progetto Blockgraph per futuri roll-out, al fine di amplificare la portata e il sostegno dell’iniziativa. Tra questi, ci sono Viacom e Publitalia.

«Blockgraph è un altro esempio di collaborazione che investe l’intero settore, nell’ottica di adottare nuovi standard e tecnologie che ci permetteranno di competere in modo più efficace in quanto mezzo di comunicazione e incrementare al tempo stesso il valore offerto ai nostri clienti pubblicitari – commenta Paola Colombo, General Manager Adtech & Business Development presso Publitalia, divisione pubblicitaria di Mediaset -. Poiché Blockgraph è una rete peer-to-peer, un suo utilizzo più diffuso da parte del settore televisivo corrisponderà a conoscenze in materia di dati più definite e di maggiore portata. Siamo lieti di collaborare con i nostri partner a questa iniziativa comune».

E il progetto è aperto a nuove collaborazioni, come sottolinea Marcien Jenckes, Presidente di Comcast Cable Advertising: «Comcast ha investito nello sviluppo della tecnologia Blockgraph, ma non vogliamo che rimanga un’iniziativa esclusivamente di nostra competenza. Invitiamo l’intero settore televisivo a partecipare al progetto affinché diventi davvero un’impresa collettiva. Quando dati su larga scala non identificabili personalmente diventano disponibili per tutti, l’attenzione è rivolta a cosa è in grado di farne il singolo fornitore di servizi e come possono essere utilizzati questi dati per contribuire al raggiungimento dei risultati desiderati. Riteniamo che quando capacità avanzate di gestione dei dati incontrano i vantaggi derivanti dall’engagement e dalla consapevolezza tipici della TV e del premium video, si ottiene un livello di performance difficilmente superabile».

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