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L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Oggi nella nostra rassegna: l’avanzata del blockchain nel mondo del MarTech, una nuova acquisizione di Apple e il trend in crescita del visual search.

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Brave Software, società proprietaria del browser privacy-oriented Brave, ha realizzato insieme alla società di ricerche Never Stop Marketing Research il “Blockchain MarTech Landscape“, la panoramica delle soluzioni di blockchain per i marketer. Il documento rivela la recente esplosione di società specializzate: secondo di esso, il numero di startup di marketing focalizzate su soluzioni basate su blockchain è aumentato da 22 nel terzo trimestre 2017 a ben 290 oggi. Molte delle soluzioni implementate da queste società, comunque, sono ancora in fase di test. Leggi di più su MediaPost.

Apple acquisisce una società che crea applicazioni vocali per i brand

Apple ha acquisito Pullstring, società che supporta le aziende nella creazione di applicazioni vocali per piattaforme come Amazon Alexa e Google Assistant. L’acquisizione potrebbe aiutare la società di Cupertino a far crescere il proprio assistente virtuale Siri, tuttora il terzo programma vocale più utilizzato dietro Amazon e Google, fornendo al software la capacità di adattarsi alle esigenze dei brand attraverso la creazione di app customizzate. Leggi di più su MarTech Today.

Le fotocamere degli smartphone saranno i nuovi driver del search?

Gli smartphone stanno diventando sempre più “smart” man mano che le società tecnologiche portano su di essi funzionalità sempre più sofisticate di computer vision e object recognition, aprendo di fatto le porte alle cosiddette “ricerche visuali” attraverso l’obiettivo delle fotocamere. E intravedendo il potenziale del visual search nella creazione di nuove opportunità di ricavi, i brand stanno cercando di sfruttare le innovazioni delle fotocamere per attirare gli utenti e aumentare le vendite. Leggi di più su Business Insider.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain e di due nuovi accordi nel mercato della pubblicità digitale.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Nella industry si parla della blockchain come della nuova grande parola chiave del mercato, con le sue prime applicazioni in vari settori, tra cui quello della pubblicità digitale. Ma quanto ne sanno davvero le aziende su questa tecnologia? Secondo uno studio condotto in USA, non molto: circa il 64% dei professionisti d’azienda coinvolti hanno dichiarato di sapere che si tratta di una nuova tecnologia, ma all’interno di queste società ben il 46% ammette di sentirsi impreparato ad utilizzarla nella maniera più efficace. Leggi di più su MediaPost.

FreeWheel, accordo con Nielsen per l’utilizzo della DMP

FreeWheel utilizzerà la DMP di Nielsen per migliorare targeting e misurazioni in ambiente video. La piattaforma di gestione dei dati servirà in particolare per costruire segmenti di audience su dispositivi come le tv connesse, l’OTT e in generale il video digitale. Secondo l’accordo, la DMP di Nielsen fornirà ai clienti di FreeWheel Markets informazioni sul consumo media e dati di acquisto per aiutarli a pianificare in maniera più efficace le loro campagne e misurarne le performance. Leggi di più su AdWeek.

Taboola amplia la partnership con Business Insider

Insider Inc., società proprietaria di Business Insider, ha annunciato di aver siglato un accordo con il player di content-discovery Taboola, in virtù del quale il Feed di contenuti raccomandati di Taboola, che consiglia articoli collegati e contenuti di terze parti, verrà integrato all’interno delle news di Business Insider in forma di annunci native. La collaborazione, della durata di due anni, amplia una precedente partnership quinquennale tra le due società, che prevedeva l’utilizzo da parte dell’editore di un widget di Taboola per il suggerimento di contenuti correlati. Leggi di più su MarTechSeries.

Quanti click e impression sono reali? La risposta in uno studio di IAB che utilizza la blockchain

Quanti click e impression sono effettivamente reali e quanti fraudolenti, in una campagna digitale? E’ la domanda che si sono poste IAB Tech Lab e la società spacializzata in blockchain Lucidity, e a cui hanno cercato di dare risposta attraverso uno studio – parte del progetto pilota di IAB dedicato alla blockchain – che, nel corso della seconda metà del 2018, ha analizzato l’utilizzo della tecnologia sulle campagne digitali.

Raccogliendo segnali da tutti gli attori della catena del valore e riscrivendoli su blockchain, Lucidity ha verificato quanti click e impression erano reali e quanti invece erano verosimilmente causati da bot o dal cosiddetto “bid caching”, un fenomeno che consiste nell’immagazzinare le richieste di bid e poi utilizzarle per fare offerte su altre inventory.

Alla base dell’analisi dei risultati dello studio, il concetto di “discrepanza“, che descrive eventuali inspiegabili differenze negli indicatori di performance forniti da diverse piattaforme sulla stessa campagna (ad esempio un diverso numero di click, o di impression) e la cui presenza è spesso sintomo di attività fraudolente. Nel caso dello studio, la blockchain è utilizzata proprio nell’identificazione di tali discrepanze.

Detto questo, secondo i dati della ricerca di IAB e Lucidity, nelle transazioni in programmatic il tasso di discrepanze di impression è discretamente alto: il 14% di tutte le impression erogate è apparso discrepante. E’ la percentuale è ancora più alta per i click: il 48% era classificabile come discrepante, e solo il 52% era confermato dall’intera supply chain.

Diverso (in peggio) il caso dell’ambiente in-app. Qui le discrepanze sono ancora di più rispetto al mobile web, arrivando a coprire circa un terzo delle impression totali misurate.

In generale, le evidenze della ricerca mostrano come l’ecosistema della pubblicità online è ancora vittima del fenomeno delle frodi, che erode quote importanti degli investimenti adv delle aziende. Un problema che la blockchain può contribuire a risolvere, consentendo di identificare le discrepanze nelle misurazioni (sintomo della presenza di pratiche fraudolente) e ottimizzare di conseguenza le campagne.

La stessa ricerca ha dimostrato come l’ottimizzazione delle campagne (ad esempio togliendo gli investimenti dalle inventory fraudolente) può portare vantaggi concreti contro le discrepanze: laddove gli annunci sono stati ottimizzati, il match rate delle impression è aumentato in media del 13% e quello dei click del 22%.

Scambio di dati per l’addressable TV: Comcast lancia Blockgraph. Publitalia tra i partner

Creare un metodo sicuro di utilizzo dei dati e condivisione delle informazioni. Con questo obiettivo, Comcast Cable Advertising, divisione di Comcast Corporation, ha lanciato il progetto Blockgraph, un’iniziativa di settore volta a favorire uno scambio sicuro di informazioni relative all’audience, che siano conformi con le normative sulla privacy, ai fini della pubblicità addressable.

Attualmente, Comcast sta collaborando all’iniziativa con vari partner di settore, e con ulteriori imprese di comunicazione e distributori di programmazione video multicanale (MVPD) i cui nomi saranno divulgati prossimamente.

Blockgraph è stato ideato per fungere da “identity layer” all’interno del settore televisivo e fornisce una piattaforma tramite la quale le imprese di comunicazione e gli editori possono offrire agli addetti al marketing efficienti funzionalità di gestione dei dati, senza divulgare a terzi informazioni identificabili degli utenti; il che permette di aggiungere ulteriori tutele sul fronte della privacy.

Ma come funziona il progetto? “Al centro dell’iniziativa c’è la piattaforma Blockgraph – spiega Comcast in una nota -. Si tratta di un software con tecnologia blockchain, sviluppato fino ad ora in seno al gruppo FreeWheel di Comcast, che permette alle imprese di comunicazione e alle emittenti televisive di controllare, connettere e attivare in modo sicuro grandi quantità di dati. Comcast ha sviluppato il software con il fine ultimo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della pubblicità e del marketing televisivi basati sui dati, riuscendo a migliorare i processi di pianificazione, targeting, esecuzione e misurazione sui diversi dispositivi”.

Blockgraph facilita la risoluzione delle problematiche in materia di attivazione dei dati per tutti gli attori dell’ecosistema della pubblicità televisiva, ovvero i compratori, i venditori e, soprattutto, i consumatori stessi. Caratteristica intrinseca della piattaforma è la tutela della privacy dei consumatori, poiché ogni dato dei partecipanti al progetto Blockgraph rimane nel sistema di partenza e il partecipante continua a tutelare i dati e a gestire la privacy dei suoi utenti, rispettando inoltre qualsiasi scelta da parte di questi ultimi relativamente al trattamento dei dati.

«I dati vanno protetti, in quanto risorsa preziosa e delicata per le imprese di comunicazione e i consumatori – afferma Jason Manningham, General Manager di Blockgraph -. Allo stesso tempo, tuttavia, al giorno d’oggi i dati alimentano i media e la pubblicità. La comunità televisiva deve assicurarsi di poter competere con le capacità di elaborazione dei dati adoperate dalle aziende “digital first”. Riteniamo che la soluzione ideale sia rappresentata da un metodo sicuro che permetta di tutelare i dati usufruendo al tempo stesso delle informazioni collettive, e siamo convinti che Blockgraph offra questa possibilità».

Attualmente, per unire gli attributi dei dati di due diverse parti, quale un inserzionista e un’impresa di comunicazione, generalmente è necessario inviare i dati a un provider centralizzato esterno. Il provider in questione provvede dunque a individuare automaticamente associazioni bilaterali tra le due parti, per poi restituire i segmenti di dati non identificabili che possono essere utilizzati a fini di targeting o misurazione. Al contrario, Blockgraph è una piattaforma peer-to-peer che permette a tutti i partecipanti di combinare i dati automaticamente, garantendo la tutela delle informazioni personali tramite tecnologie di crittografia, dati non identificabili e protocolli blockchain. Oltre a una sicurezza e un controllo maggiori, Blockgraph permette ai partecipanti di beneficiare delle conoscenze condivise della rete, poiché attributi aggiuntivi sono confrontati con Identificatori Blockgraph crittografati.

Attualmente, Comcast sta collaborando con NBCUniversal per testare il potenziale di Blockgraph, con l’intenzione di aggiungerlo all’offerta addressable agli inizi del 2019, ed è inoltre in contatto con diversi potenziali partecipanti al progetto Blockgraph per futuri roll-out, al fine di amplificare la portata e il sostegno dell’iniziativa. Tra questi, ci sono Viacom e Publitalia.

«Blockgraph è un altro esempio di collaborazione che investe l’intero settore, nell’ottica di adottare nuovi standard e tecnologie che ci permetteranno di competere in modo più efficace in quanto mezzo di comunicazione e incrementare al tempo stesso il valore offerto ai nostri clienti pubblicitari – commenta Paola Colombo, General Manager Adtech & Business Development presso Publitalia, divisione pubblicitaria di Mediaset -. Poiché Blockgraph è una rete peer-to-peer, un suo utilizzo più diffuso da parte del settore televisivo corrisponderà a conoscenze in materia di dati più definite e di maggiore portata. Siamo lieti di collaborare con i nostri partner a questa iniziativa comune».

E il progetto è aperto a nuove collaborazioni, come sottolinea Marcien Jenckes, Presidente di Comcast Cable Advertising: «Comcast ha investito nello sviluppo della tecnologia Blockgraph, ma non vogliamo che rimanga un’iniziativa esclusivamente di nostra competenza. Invitiamo l’intero settore televisivo a partecipare al progetto affinché diventi davvero un’impresa collettiva. Quando dati su larga scala non identificabili personalmente diventano disponibili per tutti, l’attenzione è rivolta a cosa è in grado di farne il singolo fornitore di servizi e come possono essere utilizzati questi dati per contribuire al raggiungimento dei risultati desiderati. Riteniamo che quando capacità avanzate di gestione dei dati incontrano i vantaggi derivanti dall’engagement e dalla consapevolezza tipici della TV e del premium video, si ottiene un livello di performance difficilmente superabile».

Blockchain: come può essere implementata nell’adv digitale?

La tecnologia blockchain ha ricevuto un’attenzione quasi senza precedenti negli ultimi anni. E tra le tante possibili sue applicazioni, dalla gestione delle crisi dei rifugiati al monitoraggio delle forniture alimentari al management energetico, in molti hanno visto in essa una possibile soluzione ad alcune criticità del mercato pubblicitario, soprattutto quello programmatico.

Per fare luce sulla storia e le basi della blockchain, oltre che per spiegare i suoi vari componenti e le implementazioni disponibili in commercio, con particolare riferimento alla pubblicità digitale, IAB Italia, attraverso un apposito tavolo di lavoro creato ad aprile, ha realizzato un white paper dedicato alla tecnologia.

Abbiamo chiesto ai Board Member di IAB Italia Michele Marzan e Sebastiano Cappa di spiegarci perché sapere come funziona la Blockchain è importante anche per chi opera nel mercato della digital adv.

Cos’è la Blockchain e come funziona?

Marzan: «La Blockchain si è evoluta dai bitcoin a diversi altri protocolli e applicazioni non solo nell’ambito dei servizi finanziari, ma a diversi altri settori industriali, tra cui media ed advertising. Questa tecnologia, in particolare, è stata sviluppata per risolvere un problema molto specifico: l’archiviazione e il trasferimento di risorse (asset) digitali tra due pari (peer) senza la necessità di un intermediario. Questo è possibile grazie alla condivisione di un registro — o libro mastro — che fa sì che ciascun utente appartenente alla rete possieda la copia di tutte le transazioni. Quindi una blockchain è un libro mastro ‘distribuito’. È per questi componenti che la tecnologia blockchain può essere applicata a molti casi d’uso, oltre allo scambio di cripto valuta».

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Michele Marzan

Perché la Blockchain è una delle parole chiave del Digital oggi, e che contributo può fornire alla pubblicità online?

Marzan: «La Blockchain ha tra i suoi punti di forza la trasparenza, data da una struttura decentralizzata e disintermediata delle informazioni che mettono in crisi i vecchi paradigmi. Questa tecnologia è stata già adottata in diverse industry e si sta facendo sempre più strada nel settore dell’ad tech dove si prevede possa avere un impatto enorme, cambiando l’ecosistema e le soluzioni di ad server, SSP, trade desk, ad network, sistemi di tracciamento, sistemi di attribuzione, DMP, DSP e così via.

La modularità fornita dagli smart contract della blockchain consente di snellire vari aspetti delle operazioni delle società M & E, che li rendono più efficienti in termini di costi e più rapidi, oltre che più affidabili, scalabili e trasparenti. In tal senso, la Blockchain avrà probabilmente il maggiore impatto sui processi di base del settore, come ad esempio audit, regolamento dei pagamenti, gestione delle discrepanze, regole fiscali, report a livello di campagna, mitigazione delle frodi e gestione dei diritti e delle royalties.

Inoltre l’utilizzo della Blockchain porterebbe a migliorare la trasparenza e l’efficienza nella pubblicità digitale, e in particolare nel programmatic, sia a livello di trasparenza finanziaria, tracciando un acquisto di contenuti multimediali da un ordine di inserimento dei media attraverso la consegna per ridurre le discrepanze, sia a livello di trasparenza della supply chain, tracciando il percorso di consegna di una impression dall’offerta all’adempimento, inclusi ogni fornitore, addebito e impatto sulle prestazioni».

Qual è in Italia il livello di conoscenza della Blockchain e delle sue possibili applicazioni in ambito ad tech?

Cappa: «La conoscenza della Blockchain in questo senso è piuttosto bassa in Italia. Non abbiamo grossi dati provenienti da ricerche, soprattutto in ambito digital advertising, tant’è vero che il prossimo obiettivo del gruppo di lavoro è provare a capire proprio questo, attraverso una survey/ricerca. Uno degli obiettivi di questo white paper è proprio quello di informare quella grossissima parte del mercato che non ha avuto modo di documentarsi su quale impatto potrà avere questa innovazione all’interno del mercato stesso».

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Sebastiano Cappa

Adesso che è stato pubblicato il White Paper, quali saranno i prossimi progetti del tavolo di lavoro di IAB Italia sulla Blockchain?

Cappa: «Innanzitutto quello di ampliare i contenuti del whitepaper per produrre una guida. Poi, la realizzazione di una ricerca da condividere sul mercato, data l’attuale assenza di grossi dati provenienti da studi, soprattutto in ambito digital advertising. Infine, la programmazione di interventi dedicati al tema in occasione dei prossimi appuntamenti in cui IAB è direttamente coinvolta».

Facebook cerca ingegneri per la unit dedicata alla blockchain

Facebook crede nella blockchain e cerca professionisti da inserire nel team della nuova unit annunciata a maggio in occasione della riorganizzazione del social network (leggi l’articolo su Engage).  La divisione, guidata allora da David Marcus, a luglio è stata affidata a Evan Cheng.

In particolare, la società è alla ricerca di un ingegnere esperto di blockchain e altre figure relative all’apertura di progetti sulla tecnologia, nello specifico, un Data Scientist, un Data Engineer e ingegneri software. Oltre ai tecnici, Facebook è alla ricerca anche di un leader marketing per gestire vari progetti in ambito blockchain.

“Il team è una sorta di startup di Facebook – si legge negli annunci pubblicati online – con una visione ben ampia su come far funzionare la tecnologia blockchain nel nostro ecosistema. È un gruppo piccolo, in rapida crescita, persone di talento che sono appassionate degli sviluppi della catena di valore”.

Trasparenza: S4M, iProspect, Smart, Mondadori e Futurs.io lanciano “Adschain Consortium”

S4M, Futurs.io, iProspect (Dentsu Aegis Network), SmartMondadori MediaConnect annunciano il lancio di una nuova alleanza internazionale che punta sulla blockchain per risolvere il persistente problema delle frodi nella filiera del programmatic: si chiama “Adschain Consortium” e punta a fornire maggiore fiducia al sistema fornendo totale trasparenza sul crescente numero di intermediari che si trovano nella filiera tra il Publisher e l’Advertiser.

Un “ecosistema confuso”, recita una nota, che “deprezza il valore di ognuno e riduce la trasparenza ad ogni livello dello scambio”.  Si stima che le frodi nelle pubblicità in rete provochino al settore una perdita annuale di 17 miliardi di dollari.

Adschain Consortium è stato ispirato dai recenti sforzi, quali Ads.txt, per la normalizzazione del settore. Questa iniziativa, che sfrutta la tecnologia blockchain, intende portare maggiore sicurezza in tutta la filiera rendendo partecipi gli intermediari su ogni transazione in modo più trasparente.

Il tutto, promettono i fondatori di Adschain Consortium, è semplice da mettere in pratica: gli inserzionisti possono stilare una lista di buyer autorizzati e i publisher possono redigere un lista ufficiale di rivenditori autorizzati. Questi agenti autorizzati possono fare riferimento a questa lista prima di ogni transazione per verificarne la legittimità. Le SSP e le DSP hanno accesso alle medesime informazioni per potere rimuovere i venditori o i buyer non autorizzati presenti nella filiera. Questa banca dati si baserà su Etherum per fornire maggiore trasparenza, fiducia, e garantire la sicurezza e la tracciabilità nell’intera filiera del programmatic.

Il successo di qualsiasi tecnologia blockchain risiede nell’attiva partecipazione di tutte le parti interessate. Per realizzare questo prototipo, Adschain Consortium sta attualmente selezionando degli advertiser per la campagna di test. “Il consorzio incoraggia una maggiore partecipazione a tutta la filiera della pubblicità online al fine di garantire il successo di questa iniziativa”.

Il futuro del digital? Passerà da header bidding, evoluzione del dato e blockchain

Formare e informare, offrendo la propria personale visione del mercato ad tech e della sua evoluzione. Con questo obiettivo, Rubicon Project ha organizzato nei giorni scorsi a Milano il Milan Seller Exchange 2018, un incontro dedicato alla industry “lato offerta” della pubblicità digitale, e che per la prima volta ha riunito a livello internazionale player italiani, spagnoli e dell’area MENA.

«Il nostro obiettivo, con eventi come questo, è riuscire a fare il punto sulla situazione del mercato con i nostri partner, e condividere con loro la nostra visione del mercato attuale e di quelli che saranno i suoi prossimi trend – spiega a Programmatic Italia Sara Buluggiu, managing director Italy, Spain e MENA di Rubicon Project -. Quest’anno siamo molto soddisfatti perché l’evento prende un respiro internazionale: pensiamo sia molto importante mettere nella stessa stanza varie realtà affini di Paesi diversi».

E ad alternarsi sul palco dell’evento sono stati non solo manager – italiani e internazionali – della società, ma anche numerosi ospiti. Tanti i temi toccati, dallo scenario del mercato ai consigli sui contenuti di successo per colpire determinati target, dallo stato degli exchange ai prossimi sviluppi dell’header bidding, dagli effetti del GDPR a 5 mesi dalla sua definitiva entrata in vigore alla visione del mercato lato buyer e lato seller.

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Tom Kershaw all’evento di Rubicon Project

Ospite d’eccezione dell’incontro, il CTO di Rubicon Project Tom Kershaw, che ha fornito una sua personale visione del futuro del digitale. Un mercato destinato ad evolvere profondamente da qui a 7 anni, complici l’effetto blockchain, un uso più avanzato dei dati e l’apporto dell’header bidding, che ormai è diventato uno standard.

«La blockchain avrà importanti effetti sulla pubblicità digitale, migliorerà l’efficienza, le infrastrutture di lavoro, la trasparenza e le discrepanze in termini di billing», e non a caso Rubicon Project sta lavorando su vari progetti che vedranno la luce nel 2019 e che utilizzeranno questa tecnologia a favore di un servizio ai clienti più efficace ed efficiente, che coinvolgerà gli ambiti della trasparenza, dei pagamenti in tempo reale, dei micropagamenti, della viewability e dell’identity. Sul fronte dati, fondamentale sarà invece il tema dell’identity mapping, con la necessità di avere dei data model capaci di fornire una visione più completa dell’utente, laddove i cookie verranno progressivamente abbandonati come strumenti di targeting a favore di un utilizzo più forte dell’AI e di modelli predittivi.

Allo stesso modo, cambierà anche la user experience: «Le aziende avranno necessità di adattarsi a un nuovo modello di erogazione del contenuto – ha spiegato Kershaw -, si sta infatti passando da un paradigma basato sulla ricerca e sulla scoperta, ad un altro in cui non sono gli utenti a cercare i contenuti ma il contrario». Ed evolveranno anche i formati, «a favore di un ampliamento dell’uso del video, e di altre innovazioni come la realtà virtuale».

Non a caso il video, che tra l’altro è ancora uno dei driver di crescita di Rubicon Project come è emerso dall’ultima trimestrale, continuerà ad essere uno dei principali focus della società anche nel prossimo futuro, come ci ha spiegato il CTO a margine dell’evento: «Nel prossimo futuro ci concentreremo soprattutto su tre aspetti: il video, mirando a consentire ai nostri clienti di sfruttarne il potenziale su più mezzi attraverso format innovativi; l’header bidding, per cui abbiamo appena lanciato la nostra offerta managed; e i private marketplace».

La blockchain rivoluzionerà davvero la pubblicità digitale?

Al DMEXCO le predizioni sul futuro del mercato e su quelli che saranno i suoi temi dominanti catturano sempre l’attenzione, ed anche quest’anno è stato così.

Tra gli argomenti in cima alla lista delle nuove tendenze c’è stato in particolare un nome molto presente nelle conversazioni tra gli operatori intervenuti all’evento: quello della blockchain. Una tecnologia che, nonostante non sia ancora adottata nei processi core delle aziende,sta iniziando a vedere una serie di applicazioni nel mondo della pubblicità digitale, con alcuni primi progetti pilota e l’intenzione di farne uno strumento utile a migliorare settori come l’ad serving, l’attribution e la data verification.

La blockchain riuscirà davvero a rivoluzionare l’advertising digitale? Secondo Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, prima di poter dare risposta a questa domanda è necessario fare delle precisazioni.

«Di fianco alla possibilità di aumentare la trasparenza e la qualità nell’industry – pensiamo solo all’opportunità di avere dati socio-demografici effettivamente validati dall’utente – ci sono alcune questioni di fondo da dover smarcare per poter accertare se queste tecnologie possono realmente migliorare in modo significativo lo scenario della pubblicità digitale», spiega il manager.

«Dal punto di vista tecnologico – prosegue Marzan – è chiaro che la velocità di aggiornamento dei dati in blockchain è troppo lenta rispetto agli standard del programmatic advertising, e quindi la blockchain ben si applica in situazioni dove l’aggiornamento del dato avviene con tempi di qualche ora, se non di un giorno; dal punto di vista della filiera del valore si sta invece discutendo quanto l’abolizione di asimmetrie informative – che la blockchain andrebbe a ridurre – possa poi costituire un vero valore finale per il publisher e gli intermediari strettamente necessari».

Resta di fatto che quello della blockchain è un argomento su cui si sta discutendo molto a livello di industry. Tanto è vero che al tema è stata dedicata molta attenzione anche in occasione di un’altra manifestazione di settore, l’ATS London 2018, evento europeo dedicato al programmatic adv, in cui peraltro «è stato offerto un quadro completo di tutti gli ambiti di applicabilità della blockchain nel digital advertising».

Mindshare, via al primo prototipo di utilizzo della blockchain nel Programmatic

Poco meno di un anno fa, Mindshare aveva siglato un accordo con la società di Singapore Zilliqa, in virtù del quale l’agenzia media avrebbe potuto testare la tecnologia blockchain della piattaforma per affrontare alcune importanti sfide relative ai processi di acquisto pubblicitario, come la pubblicità contestuale in relazione alle fake news, e sviluppare progetti strategici sulla data privacy.

Adesso, la centrale di GroupM ha annunciato il frutto di quella partnership: un primo prototipo per un’alleanza che vedrà diverse società utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblicità in programmatic.

Il prototipo ha già un nome, “Project Proton“, e i suoi primi partner: MediaMath, Integral Ad Science e Rubicon Project. Costruito utilizzando la piattaforma blockchain di Zilliqa, il progetto è volto a creare un sistema di contratti intelligente per il mercato del programmatic, consentendo a tutti i player della catena del valore di avere maggiore trasparenza sui processi di compravendita.

«Ci sono molte richieste e speculazioni sull’applicabilità della tecnologia [blockchain] al nostro business. Project Proton è disegnato per metterla alla prova, in particolare nella costruzione del protocollo di consenso e nella gestione di alte capacità di trasmissione», ha dichiarato Gowthaman Ragothaman, chief development officer AMENA di Mindshare.

L’obiettivo di questo prototipo è quello infatti di testare l’applicabilità della tecnologia blockchain nella pubblicità automatizzata, un settore che prevede una lunga filiera e il coinvolgimento, per ogni operazione di compravendita di un annuncio, di diversi operatori. Non per niente, nell’alleanza lanciata da Mindshare possono trovare spazio varie tipologie di player del mercato: aziende, agenzie, DSP, SSP, DMP, trading desk, società di misurazioni indipendenti ed editori, e la centrale media non esclude la possibilità di coinvolgere anche opinion leader ed esperti della industry, se necessario.

I risultati dei primi test – secondo quanto dichiara Mindshare in una nota – dovrebbero essere pronti prima della fine dell’anno.