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La blockchain rivoluzionerà davvero la pubblicità digitale?

Al DMEXCO le predizioni sul futuro del mercato e su quelli che saranno i suoi temi dominanti catturano sempre l’attenzione, ed anche quest’anno è stato così.

Tra gli argomenti in cima alla lista delle nuove tendenze c’è stato in particolare un nome molto presente nelle conversazioni tra gli operatori intervenuti all’evento: quello della blockchain. Una tecnologia che, nonostante non sia ancora adottata nei processi core delle aziende,sta iniziando a vedere una serie di applicazioni nel mondo della pubblicità digitale, con alcuni primi progetti pilota e l’intenzione di farne uno strumento utile a migliorare settori come l’ad serving, l’attribution e la data verification.

La blockchain riuscirà davvero a rivoluzionare l’advertising digitale? Secondo Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, prima di poter dare risposta a questa domanda è necessario fare delle precisazioni.

«Di fianco alla possibilità di aumentare la trasparenza e la qualità nell’industry – pensiamo solo all’opportunità di avere dati socio-demografici effettivamente validati dall’utente – ci sono alcune questioni di fondo da dover smarcare per poter accertare se queste tecnologie possono realmente migliorare in modo significativo lo scenario della pubblicità digitale», spiega il manager.

«Dal punto di vista tecnologico – prosegue Marzan – è chiaro che la velocità di aggiornamento dei dati in blockchain è troppo lenta rispetto agli standard del programmatic advertising, e quindi la blockchain ben si applica in situazioni dove l’aggiornamento del dato avviene con tempi di qualche ora, se non di un giorno; dal punto di vista della filiera del valore si sta invece discutendo quanto l’abolizione di asimmetrie informative – che la blockchain andrebbe a ridurre – possa poi costituire un vero valore finale per il publisher e gli intermediari strettamente necessari».

Resta di fatto che quello della blockchain è un argomento su cui si sta discutendo molto a livello di industry. Tanto è vero che al tema è stata dedicata molta attenzione anche in occasione di un’altra manifestazione di settore, l’ATS London 2018, evento europeo dedicato al programmatic adv, in cui peraltro «è stato offerto un quadro completo di tutti gli ambiti di applicabilità della blockchain nel digital advertising».

Mindshare, via al primo prototipo di utilizzo della blockchain nel Programmatic

Poco meno di un anno fa, Mindshare aveva siglato un accordo con la società di Singapore Zilliqa, in virtù del quale l’agenzia media avrebbe potuto testare la tecnologia blockchain della piattaforma per affrontare alcune importanti sfide relative ai processi di acquisto pubblicitario, come la pubblicità contestuale in relazione alle fake news, e sviluppare progetti strategici sulla data privacy.

Adesso, la centrale di GroupM ha annunciato il frutto di quella partnership: un primo prototipo per un’alleanza che vedrà diverse società utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblicità in programmatic.

Il prototipo ha già un nome, “Project Proton“, e i suoi primi partner: MediaMath, Integral Ad Science e Rubicon Project. Costruito utilizzando la piattaforma blockchain di Zilliqa, il progetto è volto a creare un sistema di contratti intelligente per il mercato del programmatic, consentendo a tutti i player della catena del valore di avere maggiore trasparenza sui processi di compravendita.

«Ci sono molte richieste e speculazioni sull’applicabilità della tecnologia [blockchain] al nostro business. Project Proton è disegnato per metterla alla prova, in particolare nella costruzione del protocollo di consenso e nella gestione di alte capacità di trasmissione», ha dichiarato Gowthaman Ragothaman, chief development officer AMENA di Mindshare.

L’obiettivo di questo prototipo è quello infatti di testare l’applicabilità della tecnologia blockchain nella pubblicità automatizzata, un settore che prevede una lunga filiera e il coinvolgimento, per ogni operazione di compravendita di un annuncio, di diversi operatori. Non per niente, nell’alleanza lanciata da Mindshare possono trovare spazio varie tipologie di player del mercato: aziende, agenzie, DSP, SSP, DMP, trading desk, società di misurazioni indipendenti ed editori, e la centrale media non esclude la possibilità di coinvolgere anche opinion leader ed esperti della industry, se necessario.

I risultati dei primi test – secondo quanto dichiara Mindshare in una nota – dovrebbero essere pronti prima della fine dell’anno.

Blockchain, ecco cosa frena le aziende ad utilizzarla di più

Blockchain è sicuramente una delle parole chiave di quest’anno, anche nel mondo del marketing digitale. Ma si tratta solo di una moda passeggera o questa tecnologia avrà un reale impatto rivoluzionario nel mondo della pubblicità su internet?

In molti se lo sono chiesto, e se forse è ancora presto per avere una risposta certa, pure è vero che la blockchain sta sempre più facendosi spazio all’interno dell’industria come possibile soluzione a una serie di criticità, come la trasparenza della filiera o le frodi. La stessa IAB ha messo in piedi un tavolo di lavoro per studiarne possibili utilizzi e testarne l’efficacia all’interno del mercato pubblicitario, da cui poi è stato realizzato un libro bianco.

Resta però un fatto che, nonostante essa sia sulla bocca di tutti, non sono tante le società che hanno iniziato ad adottare la blockchain all’interno delle loro attività. Il motivo? Deloitte lo ha chiesto a oltre un migliaio di professionisti appartenenti a grosse aziende a livello globale, scoprendo che la principale barriera nell’utilizzo di questa tecnologia sta nella mancanza di regolamentazioni.

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Non mancano anche problemi di implementazione (37%) e preoccupazioni sul tema sicurezza (35%). La mancanza di una reale conoscenza della tecnologia lascia anche dubbi sulla sua effettiva capacità di influire sul ritorno degli investimenti (33%).

Indipendentemente da questi ostacoli, comunque, resta di fatto che per quasi la metà degli intervistati (il 43%), la blockchain rappresenta una delle “5 principali priorità strategiche”, e il 45% sarebbe propenso a partecipare a un consorzio dedicato. Realtà di questo tipo già esistono sul mercato, come quello creato all’inizio di quest’anno da una trentina di operatori, tra cui comScore, GroupM, IAB Tech Lab, IBM, IPG Media Brands, Integral Ad Science e Publicis.

Blockchain e pubblicità digitale, IAB Tech Lab dà il via a un progetto pilota

Mentre IAB indaga l’uso della blockchain nella pubblicità digitale, due manager si interrogano sulla situazione del mercato online e sui suoi nuovi trend. Ne parliamo nella nostra rassegna.

Applicazione della blockchain alla pubblicità digitale, IAB Tech Lab dà il via a un progetto pilota

Intorno al tema della blockchain, e a quello della sua applicazione al mondo della pubblicità digitale, ci sono ancora diversi dubbi. Per scioglierli, dimostrando il valore che l’utilizzo di questa tecnologia può avere sull’online adv, IAB Tech Lab ha dato il via a un progetto pilota sul tema, chiamato Blockchain Working Group, volto alla creazione di un meccanismo reale di testing di prodotti e servizi basati su blockchain. Sulla base dei risultati sviluppati, l’obiettivo finale del gruppo è quello di realizzare un libro bianco con le best practice del settore e, in ultima istanza, di sviluppare degli standard per l’applicazione della blockchain in adv. Leggi di più su AdAge.

Kinsella, Havas Media: «Il digital ha bisogno di una rinfrescata, altrimenti i brand opteranno per altri mezzi»

L’ecosistema digitale e quello programmatico hanno bisogno di una rinfrescata, perché i clienti si stanno scottando e stanno tornando a media più tradizionali. E’ l’opinione provocatoria di Colin Kinsella, CEO di Havas Media Nord America. «Molti clienti vogliono tornare a TV, radio, affissione e stampa, perché pensano che il mezzo digital si stia perdendo – ha dichiarato il manager -. Il canale più responsabile è diventato il meno responsabile, e quello dove sono presenti più frodi». Ed oggi, mentre il costo di marketing e dati è in aumento, quello di cui hanno bisogno i brand è efficacia e precisione, indipendentemente dai luccicanti strumenti offerti nel mercato. Leggi di più su AdExchanger.

Gli assistenti vocali? Possono arrivare a rivoluzionare il marketing, secondo Keith Weed di Unilever

Le tecnologie “vocali”, quelle alla base del funzionamento di dispositivi come Google Home e Amazon Echo, hanno tutto il potenziale per trasformare il marketing. Ne è convinto Keith Weed, chief marketing and communications officer di Unilever. Secondo il manager, i dispositivi interattivi appartenenti a questa categoria stanno già vedendo crescere esponenzialmente il proprio pubblico, grazie alla possibilità di consentire accesso a contenuti di intrattenimento, offrire risposta a specifiche ricerche e anche effettuare acquisti, tutto per via “vocale”. Adesso, serve che gli advertiser individuino i modi giusti per utilizzare queste tecnologie a fini pubblicitari. E la strada non manca di interrogativi e sfide. Leggi di più su Warc.

Borriello, Arkage: «Grazie alla blockchain più trasparenza e fiducia nella filiera pubblicitaria»

La blockchain è certamente una delle tecnologie del momento, e molti nella industry sono convinti che il suo utilizzo potrebbe aiutare a risolvere le inefficienze della filiera della pubblicità digitale. Non ultima l’UPA, che proprio pochi giorni fa ha ufficializzato l’avvio di un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla supply chain, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne, o IAB, che quasi un anno fa ha dato vita a un tavolo di lavoro su questo argomento, volto alla realizzazione di un libro bianco.

Oltre alle associazioni di mercato, poi, ci sono diverse società che si stanno impegnando in prima persona nell’analisi di come la blockchain può essere applicata a sistemi e processi della pubblicità digitale. E tra queste c’è Arkage che, in occasione della presentazione dei risultati della Ricerca 2017-2018 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, ha annunciato un progetto di sviluppo di una piattaforma di media delivery basata su blockchain.

Secondo Arkage, la blockchain è infatti la soluzione giusta per rendere la filiera pubblicitaria più trasparente ed efficiente, innescando una maggiore fiducia reciproca tra i vari attori all’interno del mercato. In questa intervista, il Ceo della società Pasquale Borriello ci spiega il perché, fornendoci anche un suo punto di vista sulla possibile evoluzione dell’applicazione di questa tecnologia al mondo della pubblicità digitale.

Puoi parlarci un po’ meglio del progetto che hai annunciato all’Osservatorio Internet Media? In cosa consiste e quando vedrà la luce?

«Come Arkage stiamo lavorando ad un proof of concept di implementazione della blockchain al media planning e buying, che possa permettere una notevole ottimizzazione della filiera. In una prima fase ci limiteremo a studiarne la fattibilità teorica e le ripercussioni concrete su tutti i player in termini di business e di trust. Successivamente cercheremo partner tecnologici per sviluppare concretamente la piattaforma. Sappiamo che da più parti – Marc Pritchard di P&G ha cominciato a parlarne oltre 1 anno fa – arrivano pressioni per migliorare un sistema che non sembra più funzionare a dovere. Pensiamo che l’industry della comunicazione debba rispondere a questa richiesta dall’interno, senza lasciare alle grandi piattaforme il pallino del gioco. Ad esempio, Facebook sta lavorando ad una blockchain per i sistemi di pagamento, ma se pensiamo che la maggior parte delle transazioni su Facebook avviene per l’acquisto di spazi media…».

A tuo parere, quali sono gli aspetti (o le criticità) del programmatic che la blockchain può contribuire a risolvere?

«Il programmatic ha diversi problemi legati alla brand safety e alla transparency, lo sappiamo bene. Ma questo vale non solo per il programmatic: in tutta la media supply chain manca trasparenza, omogeneità sulle metriche e sul calcolo delle performance. E poi ci sono troppi attori e fee poco chiare. Insomma, il sistema è diventato esageratamente complesso e quindi difficile da controllare».

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Tecnicamente, in che modo la blockchain può promuovere una maggiore trasparenza nell’ecosistema del trading programmatico?

«I costi di tecnologia e d’intermediazione sono i principali problemi che si possono risolvere in modo ovvio con la tecnologia blockchain. La filiera ne guadagnerebbe in efficienza e, ne siamo convinti, anche in efficacia. Applicando la tecnologia che sta rivoluzionando il fintech all’advertising digitale, andremo a migliorare il livello di servizio e questo migliorerebbe la relazione tra partner: aziende investitrici, agenzie e centri media, fornitori di tecnologia. Persino gli utenti potrebbero giovare di un ecosistema più sano, perché s’innescherebbe una maggiore fiducia reciproca all’interno del mercato pubblicitario. Pensiamo di averne davvero bisogno».

C’è già qualche azienda che si sta muovendo in tal senso (come Unilever insieme a IBM). Che tipo di evoluzione vedi nell’applicazione della blockchain alla pubblicità digitale?

«Ci sono tanti esperimenti in fase beta. Uno dei più interessanti è ad esempio la “blockchainizzazione” dell’Ads.txt: la blockchain può servire a validare in modo certo e sicuro la lista dei seller autorizzati dall’editore. Ce n’è un altro particolarmente interessante: si chiama XCHNG e cerca di standardizzare le fasi dell’acquisto media cercando di rendere validabile attraverso la blockchain ogni transazione che potrà quindi anche essere automatizzata completamente: la negoziazione di acquisto-vendita dello spazio pubblicitario, la misurazione delle performance e ovviamente il pagamento».

«Crediamo che l’evoluzione non sarà tanto l’implementazione di piattaforme di blockchain per il media buying, quanto le ripercussioni indirette che ci saranno – e per la verità già cominciano a vedersi – quando tutti i player capiranno che il sistema va migliorato e c’è una soluzione a portata di mano. Accadrà in piccolo quello che sta avvenendo nel sistema bancario: una tecnologia disruptive porterà innovazione anche laddove non arriva perché i player (e forse perfino gli utenti) vorranno avere subito i vantaggi che tale tecnologia può garantire. Come nel caso del banking, è tutta una questione di sicurezza, trasparenza e fiducia nell’intermediazione. Ne vedremo delle belle».

L’UPA sta costruendo una DMP condivisa tra le aziende associate

L’UPA, l’associazione che rappresenta le aziende che investono in pubblicità, è molto interessata alla possibilità di utilizzare la Blockchain per accrescere la trasparenza nell’ambito del programmatic advertising ed ha avviato, con la collaborazione tecnica del Gruppo Reply, un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla filiera, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne.

Ad annunciarlo è stato il presidente dell’UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, mercoledì nell’ambito della tradizionale Assemblea dell’associazione. E non si tratta dell’unica novità riguardo al programmatic.

La stessa UPA sta infatti sperimentando la costruzione di una “data pool” condivisa tra i propri associati che accresca l’affidabilità e la qualità dei dati disponibili per le pianificazioni pubblicitarie. Tale DMP – che vede Neodata come partner tecnico – è attualmente in via di sperimentazione con 6/7 associati coinvolti e potrebbe diventare in un secondo momento uno “strumento aperto”, a cui le aziende potrebbero accedere per “arricchire” i propri dati di prima parte con informazioni di proprietà di altre aziende (ovviamente in forma criptata e anonimizzata) per creare segmenti di audience e altro. In una prima fase, questa DMP conterrebbe essenzialmente cookie, ma potrebbe successivamente integrare anche dati diversi.

Resta quindi alta l’attenzione dell’UPA verso il tema del programmatic, che resta uno tra i più caldi per l’associazione degli spender come si era già visto dall’ampio spazio dedicato ad esso nell’ambito del recente Libro Bianco sul Digitale realizzato insieme alle altre principali Associazioni del mercato. Del resto, l’attenzione all’innovazione è uno dei valori che il Presidente Sassoli ha indicato come fondanti nell’attività dell’Associazione, che quest’anno compie settant’anni.

Per quanto riguarda i dati di mercato, secondo le previsioni dell’UPA il 2018 sarà il quarto anno consecutivo con il segno positivo e chiuderà con l’1,5% di incremento degli investimenti in comunicazione, di cui circa il 30% saranno riversati sul digitale.

IBM, Omnicom e IPG nel consorzio che vuole fissare degli standard sull’uso della Blockchain

Nella nostra rassegna di oggi spazio al consorzio AdLedger sulla Blockchain, all’opinione di Philips sui trend del marketing business e al nuovo modello di agenzia testato da Unilever.

IBM, Omnicom e IPG nel consorzio che vuole fissare degli standard per l’uso della blockchain

In occasione del Festival di Cannes sono stati annunciati i primi 8 dei 15 membri del board di AdLedger, consorzio nato per stabilire degli standard per l’utilizzo della blockchain nella pubblicità digitale. Si tratta di IBM, Omnicom Media Group, TEGNA, Reprise/IPG, Meredith Corporation, Mediabrands, Salon Media, CoinDesk e MAD Network. L’obiettivo del gruppo è quello sia di supportare l’utilizzo della tecnologia emergente del blockchain, sia quello di garantire che questo ecosistema possa svilupparsi in maniera confusa e disordinata. Leggi di più su AdWeek.

Blake Cahill, Philips: «Il ruolo del marketing non è mai stato così potente com’è adesso»

«I business model stanno cambiando profondamente. Un grosso trend continua ad essere quello dell’internalizzazione delle competenze. Qual è il ruolo delle agenzie creative e media?», si chiede Blake Cahill, svp e global head of digital marketing and media di Philips, intervistato al Festival della Creatività Internazionale di Cannes. «Quale il tuo ruolo come brand se internalizzi molte delle tue attività? Quali pressioni si vengono a creare? Ci sono molti cambiamenti in atto. Ma in generale, il ruolo del marketing non è mai stato così potente com’è adesso». Leggi di più su Digiday.

Unilever testa un nuovo modello di agenzia

Unilever sta testando un nuovo modello di agenzia creativa, che mette insieme diverse agenzie dello stesso gruppo all’interno di un unico team.  Il colosso di beni di consumo sta esplorando dei modi di far lavorare insieme talenti appartenenti alle varie agenzie con cui l’azienda lavora per rendere le sue attività di marketing più coerenti ed efficaci. Si tratta di qualcosa di simile a quanto fatto da P&G qualche mese fa,  in quel caso però l’azienda metteva insieme talenti appartenenti a diverse holding pubblicitarie. Leggi di più su The Drum.

Blockchain nell’adv digitale: IBM e Mediaocean lanciano un programma pilota

Qualche tempo fa, IBM e Unilever avevano annunciato di avere avviato una partnership per l’utilizzo della tecnologia blockchain al fine di promuovere una maggiore trasparenza nei processi di acquisto pubblicitario dell’azienda.

Adesso, sempre con quell’intento, IBM ha lanciato, insieme alla piattaforma ad tech Mediaocean, un programma pilota per l’utilizzo della blockchain in ambito pubblicitario che raggruppa una serie di aziende, fornitori tecnologici ed editori, tra cui brand quali la stessa Unilever, Kellogg’s, Kimberly Clark e Pfizer.

Annunciato da IBM e Mediaocean in occasione del Festival Internazionale della Creatività di Cannes, il consorzio ha l’obiettivo di sfruttare la blockchain per semplificare la catena del valore del media digitale. Secondo le due società, infatti, le attuali soluzioni di controllo manuale presenti sul mercato sono troppo divise per silos e non sono sufficienti a proteggere gli inserzionisti dal rischio di frodi pubblicitarie.

La soluzione proposta dalle due società si concretizza nell’applicazione della soluzione blockchain di IBM sulla piattaforma di gestione delle campagne di Mediaocean, ed ha l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e fiducia all’interno dell’ecosistema pubblicitario. L’iniziativa, il cui lancio è atteso per il mese di luglio, mira infatti a contrastare l’opacità della supply chain data dalla rapida proliferazione di intermediari, il che rende difficile per aziende e agenzie identificare esattamente quanto dei loro investimenti va all’acquisto effettivo dello spazio media.

Grazie all’uso della tecnologia blockchain di IBM, la piattaforma di Mediaocean registrerà infatti tutte le transazioni media – dall’emissione dell’ordine di acquisto all’esecuzione della campagne al pagamento – in un modo sicuro, standardizzato e omnicomprensivo, offrendo ai brand una visione completa dell’intero percorso della loro spesa pubblicitaria.

Al momento il programma è in fase pilota, ma secondo quanto ha dichiarato in sede di presentazione il CEO di Mediaocean Bill Wise, ripreso da AdAge, questi primi esperimenti potranno evolversi in un beta di più ampia portata all’inizio dell’anno prossimo. «Penso che entro la fine del prossimo anno avremo una soluzione scalabile pienamente funzionante che verrà adottata dalla maggior parte dell’industria», ha dichiarato il manager.

Questo vuol dire che all’iniziale gruppo di partecipanti al consorzio, in cui sono presenti anche DSP come MediaMath e società di misurazione come IAS e Moat, se ne potranno anche aggiungere altri in futuro.

Il Programmatic quest’anno arriverà al 47% della pubblicità display nel mondo

Nel 2017, il 44% degli investimenti display online nel mondo sono stati transati in programmatic, rispetto al 31% del 2016. E la percentuale raggiungerà il 47% nel 2018. E’ quanto stima GroupM all’interno del suo studio “Stato del digitale“, che ha analizzato a livello globale come vengono fruiti i media e quali sono le tendenze degli investimenti pubblicitari.

Secondo i risultati del report, l’andamento degli investimenti video online in programmatic mostra invece un aumento più contenuto: il 22% nel 2017 rispetto al 17% del 2016, e si prevede che la percentuale arriverà al 24% in questo anno (i calcoli di GroupM sono ponderati in relazione alle dimensioni dei dati economici per pubblicità dei Paesi).

I temi caldi del settore

Ma al di là delle cifre, lo studio di GroupM si è poi soffermato anche su alcuni dei principali argomenti caldi del mercato, su cui la società ha chiesto parere alla vasta rete di WPP.

Una delle parole chiave del mercato è sicuramente “Blockchain“, su cui però fino ad ora ci sono pochi esempi di applicazione pratica. «Il punto di forza più importante della Blockchain è rappresentato da questa sorta di conoscenza distribuita che informa tutti su tutto e pertanto diventa un’opportunità per ridurre le inefficienze e gli inganni. Tuttavia, il suo tallone di Achille è rappresentato dalla necessità di aggiornare tutti i computer che partecipano in ogni momento, ed è un processo troppo lento per un mondo che vive in tempo reale», ha dichiarato Adam Smith, Direttore Futures di GroupM.

Di contro, i partecipanti al sondaggio hanno segnalato grandi sviluppi e distribuzioni su grande scala per l'”Intelligenza Artificiale“. «Probabilmente, oggi gli strumenti più avanzati di marketing sono gli algoritmi avanzati che aiutano i marchi ad analizzare quali posizionamenti creativi o dei media stiano ottenendo le prestazioni migliori, su scala e velocemente – ha dichiarato Smith -. Tra molteplici applicazioni future, si prevede che l’Intelligenza Artificiale emergerà per contrastare le frodi che aggirano le soluzioni basate su regole convenzionali».

Ancora, il tema “Dati“: sulla loro applicazione agli investimenti media, i partecipanti hanno indicato la presenza di molte opportunità di miglioramento. I clienti sono sempre più consapevoli del valore dei dati posseduti o acquistati, ma sono spesso contrari ai rischi che possono derivare dal loro sfruttamento e dalla loro archiviazione e distribuzione. In molti Paesi più piccoli, vi è scarsità di dati disponibili. La maggior parte dei clienti USA utilizza dati proprietari per attivare media digitali, e spesso investono in piattaforme per la gestione dei dati aziendali (DMP). Altri mercati non sono così avanti per una serie di motivi diversi. I marketer che più spesso usano dati di prima parte sono orientati alle performance e guidati dall’ecommerce, e operano tipicamente nei settori auto, viaggi, ospitalità, bancario o a volte dei supermercati con sistemi di vendita capillari ben gestiti.

Le holding pubblicitarie si uniscono in nome della brand safety

Oggi nella nostra rassegna parliamo di brand safety, blockchain e di una nuova piattaforma di Comcast per la pubblicità video.

Le holding pubblicitarie si uniscono in nome della brand safety

La brand safety è diventata un tema così importante per gli inserzionisti che società normalmente tra loro concorrenti hanno deciso di mettersi insieme per promuoverla nell’ecosistema digitale. All’interno dell’American Association of Advertising Agencies, operatori del calibro di IPG, Omnicom Media Group, Havas, GroupM, Dentsu Aegis Network, Horizon Media, MDC Partners e Publicis Group hanno unito le forze nella creazione di un consorzio, chiamato Advertiser Protection Bureau (APB), volto alla condivisione di conoscenze e case study sulla brand safety e alla messa a punto di modi per combattere eventuali rischi per le aziende. Leggi di più su AdExchanger.

Pubblicità online, la blockchain può essere utile anche per gli utenti?

Molti operatori della industry vedono nella blockchain una tecnologia capace di porre soluzione a varie inefficienze della pubblicità digitale, contribuendo alla riduzione dei costi e all’eliminazione delle frodi. Ma, in una fase in cui il rapporto tra online adv e consumatori sta diventando sempre più conflittuale, tra formati “disturbanti” e scandali sul fronte dati, può costituire anche uno strumento utile per dare un maggiore controllo agli utenti sulla pubblicità visualizzata? Leggi di più su AdWeek.

Comcast lancia una nuova piattaforma cloud per la pubblicità video

Comcast Technology Solutions, divisione di Comcast Cable specializzata nello sviluppo di tecnologie per aziende, fornitori di contenuti e distributori, lancia una nuova piattaforma basata su cloud per la pubblicità video. Si chiama AdStor e si propone di risolvere il problema dell’erogazione della stessa campagna su diversi ambienti: consente infatti agli annunci pubblicitari di essere velocemente caricati su una libreria aggregata sul cloud, da dove potranno poi essere erogati sulle varie piattaforme video digitali e on demand. Leggi di più su MediaPost.