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Con quale frequenza i marketer modificano la gamma di soluzioni tecnologiche usate?

La maggior parte dei marketer “aggiusta” il proprio roster di partner tecnologici almeno una volta all’anno. E’ quanto rivela una ricerca internazionale, effettuata dalla società Walker Sands Communications su 300 professionisti di marketing americani nel primo trimestre 2018.

Secondo lo studio, il 53% degli intervistati ha affermato di modificare la propria “tech stack” una o due volte all’anno. Oltre un quinto ha affermato di aggiungere nuovi servizi e soluzioni al proprio parterre tecnologico almeno una volta al mese, e uno su 10 ha detto che non ha mai aggiornato i propri prodotti martech.

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Questa frequenza nel modificare il proprio asset di strumenti tecnologici spiegherebbe, del resto, la tendenza che aziende e agenzie hanno sviluppato nel tempo a ridurre i propri partner di acquisto e vendita (DSP e SSP), fotografata da alcuni studi: in due anni il numero di SSP per editore è diminuito del 26%, e quello delle DSP per inserzionista del 40%.

Il recente scandalo Cambridge Analytica di Facebook, inoltre, insieme alla definitiva entrata in vigore del GDPR, ha portato con sé una serie di nuove preoccupazioni sulla gestione dei dati “esterni”, ossia quelli di terze parti, la cui provenienza è difficilmente controllabile. Ciò, col tempo, potebbe avere come possibile conseguenza quella di una riduzione del numero di fornitori di dati terzi e – e questo è già provato – un aumento dell’adozione delle CDP. Le CDP, acronimo che sta per Customer Data Platform, sono delle piattaforme volte alla esclusiva gestione dei dati di prima parte, ossia quelli di proprietà delle aziende, e il loro numero è raddoppiato in un anno, come testimonia la panoramica del mercato di MarTech Today.

MediaMath amplierà l’offerta con nuove acquisizioni?

Mentre MediaMath pensa a nuove acquisizioni dopo la recente iniezione di capitali, Snapchat vede crescere il valore della propria inventory agli occhi degli inserzionisti, e uno studio fotografa il sentiment delle aziende nei confronti del MarTech.

MediaMath amplierà l’offerta con nuove acquisizioni?

Grazie a un round di capitali di 225 milioni di dollari appena ottenuto, MediaMath ha a disposizione circa 180 milioni di dollari che potrà spendere su acquisizioni e sviluppo di nuovi prodotti. In particolare, secondo quanto dichiarato dal CEO Joe Zawadzki, possibili acquisizioni potrebbero avvenire nei prossimi 9-12 mesi. Tre in particolare le aree su cui il manager intende focalizzare i prossimi sforzi della società: identity, riprogettazione della supply chain e Intelligenza Artificiale. Leggi di più su AdExchanger.

Cresce per gli inserzionisti il valore della pubblicità su Snapchat

La pubblicità sulle Storie di Snapchat acquista sempre più valore agli occhi degli inserzionisti. A un costo estremamente più basso rispetto a quello dei suoi competitor, 1,88 dollari di CPM contro 19 dollari per le Storie di Instagram, garantisce comunque un alto ROI e livello di conversione. Inoltre, col tempo il social del fantasmino sta mettendo a punto delle buone funzionalità di misurazione e varie opzioni per l’acquisto self-service, altre due cose particolarmente apprezzate dalle aziende. Leggi di più su Digiday.

MarTech, le aziende ci credono ma faticano a tenere il passo con la sua evoluzione

Il MarTech è un campo in rapidissima evoluzione e, nonostante gli investimenti delle aziende in questo settore siano in crescita, molte società fanno fatica a tenere il passo con i suoi cambiamenti e novità. È quanto rivela lo studio “State of Marketing Technology 2018: Maximizing the Value of Martech Innovations”, effettuato dall’agenzia di comunicazione Walker Sands su 300 professionisti del marketing. La maggioranza dei manager (65%) conta di aumentare la propria spesa in marketing tecnologico, e il 63% ammette che questo mercato sta evolvendo a rapidissima velocità: solo il 28% dichiara che l’uso del MarTech da parte della propria azienda stia crescendo di pari passo con lo sviluppo del settore. Leggi di più su MarTech Today.

Adidas valuta l’efficacia dei suoi acquisti video su Facebook

Mentre Adidas si chiede se i suoi investimenti video su Facebook siano efficaci, Havas Media Group nomina il suo CSO globale e Forrester Research prevede un aumento a doppia cifra della spesa in martech nei prossimi 4 anni.

Adidas valuta l’efficacia dei suoi acquisti video su Facebook

Secondo indiscrezioni, Adidas avrebbe messo in pausa l’acquisto di pubblicità video su Facebook e starebbe valutando se terminare definitivamente le sue pianificazioni sulla piattaforma o riprenderle. Alla base delle sue preoccupazioni, l’idea che effettivamente gli spot possano non essere visti dagli utenti. Il brand sportivo sarebbe in particolare frustrato del fatto che Facebook condivida con gli inserzionisti troppo pochi dati per capire effettivamente l’efficacia delle campagne. Leggi di più su Digiday.

La spesa in marketing technology aumenterà nei prossimi anni. Le stime di Forrester Research

Sebbene alcune aziende stiano rimpicciolendo il loro numero di partner per tagliare i costi, complessivamente la spesa in marketing tecnology continuerà a crescere nei prossimi anni. E’ quanto stima un report di Forrester Research, secondo cui le aziende americane aumenteranno i loro investimenti nel martech del 27% nei prossimi 4 anni, fino a portare la spesa nel settore alla cifra di 122 miliardi di dollari nel 2022. Leggi di più su eMarketer.

Havas Media Group ha un nuovo chief strategy officer globale

Nomina internazionale in Havas Media Group. Greg James, già chief strategy officer per il Nord America, è stato promosso a CSO globale. Parte di Havas Group dal 2008, quando la sua compagnia, Cake, è stata acquisita ed è diventata parte della holding, lo stesso anno è stato nominato managing director US di Cake Group per poi diventare CSO US di Havas Media nel 2013. Nel nuovo ruolo globale riporterà al chief executive di Havas Media Group Peter Mears. Leggi di più su The Drum.

MarTech, uno studio fotografa ruoli e responsabilità di chi lavora nel settore

Quali sono i ruoli e le responsabilità di chi lavora nel marketing tecnologico? E quali i salari? Ci sono differenze tra la retribuzione di uomini e donne?

Una ricerca internazionale realizzata dai siti MarTech Today e Chiefmartec.com ha provato a dare risposta a queste domande, intervistando 432 professionisti del settore, la maggior parte dei quali (il 43,1%) ha dichiarato di avere un ruolo sia operativo che tecnologico.

Secondo lo studio, i ruoli di marketing technology e operations sono presenti in società di varie dimensioni: il 43% degli intervistati fa parte di aziende di più di 1000 dipendenti, il 57% di società con meno di 1000 dipendenti. Inoltre, il 49% è appartenente al settore B2B, il 16% a quello B2C, e il 35% a società che fanno sia marketing business che consumer.

Ancora, il 57,6% hanno un ruolo staff o manager, e il 41,3% sono direttori o hanno ruoli ancora più alti, l’11% sono VP o SVP.

La ricerca ha anche evidenziato che il settore sta acquisendo una sempre maggiore maturità: i partecipanti al sondaggio, infatti, hanno rivelato avere una media di 6-7 anni di esperienza nel mercato.

Per quanto riguarda i salari, il trend che purtroppo balza più all’occhio è la presenza di un “gender gap”, ossia di una certa differenza tra gli stipendi di uomini e donne.

Un gap che è meno evidente all’inizio della carriera e tra i ruoli “top”, ma che nella fascia media si fa più ampio, con solo il 35% delle donne che guadagnano più di 100 mila dollari all’anno, contro il 55% degli uomini.

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Aperte le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018

Sono aperte sul sito dedicato le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018, il principale evento italiano dedicato al Programmatic Advertising che si terrà il 18 e 19 aprile all’Auditorium IULM di Milano (via Carlo Bo, 7).

Giunto alla quarta edizione, l’appuntamento organizzato da Programmatic Italia ed Engage offre un’occasione imperdibile per conoscere e approfondire le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dai dati e dall’automazione al mondo della comunicazione pubblicitaria.

Nel 2018 l’evento si amplia articolandosi in una due giorni ricca di conferenze, occasioni di networking e molto altro. L’obiettivo è quello di offrire a un pubblico di tipo professionale – principalmente aziende, editori, agenzie e centri media – una panoramica completa sul mercato programmatico, dall’analisi dello scenario, alla definizione degli obiettivi perseguibili attraverso l’ad-tech, degli strumenti disponibili in Italia e della misurazione dei risultati.

Il programma del meeting si completa con una serie di attività di taglio didattico, organizzate dalla Engage Digital School, per chi volesse vivere Programmatic Day(s) 2018 come un’occasione di formazione, oltre che di networking e accrescimento professionale. Di seguito, qualche anticipazione sul programma.

DAY 1 (mercoledì 18 aprile) – It’s all about trust

Le novità del mondo ad tech, il tema caldo della “trasparenza” e le nuove frontiere del Programmatic Audio sono al centro del programma della prima giornata di Programmatic Day(s). (iscriviti qui)

  • “Programmatic adv: trends and expectations 2018”

Qual è il grado di “maturità” raggiunto dal Programmatic in Italia? E quali sono gli sviluppi attesi nel prossimo futuro? La prima giornata di Programmatic Day 2018 risponderà a queste domande grazie a una ricerca inedita realizzata in collaborazione con Human Highway, i cui spunti saranno analizzati nel corso di una tavola rotonda  – “Programmatic adv: trends and expectations 2018” – da figure chiave della industry pubblicitaria.

  • Le novità dell’ad-tech del mar-tech

Dall’integrazione tra ad-tech e mar-tech, all’uso evoluto dei dati nelle strategie di buying e selling, alle nuove tecnogie di monetizzazione come l’Header Bidding. Spazio alle novità dello scenario programmatico nella comunicazione online, con l’occhio sempre rivolto ai temi caldi della “trasparenza”, della brand safety e della user experience.

  • Programmatic Audio

La crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta mettendo il programmatic audio in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Ne parleremo in un focus.

DAY 2 (giovedì 19 aprile) – New Frontiers

I dati sugli investimenti, l’evoluzione qualitativa dei formati e l’espansione del Programmatic a mezzi come l’Out Of Home e la TV sono invece i punti attorno a cui si snoderà l’agenda della seconda giornata di lavori ai Programmatic Day(s) (iscriviti qui).

  • Programmatic: il mercato nel 2018

La seconda giornata di Programmatic Days 2018 si aprirà con la presentazione dei dati quantitativi sul Programmatic nel 2018. Quanto vale il mercato, dove si concentrano gli investimenti, quali sono le prospettive di crescita per il 2018. In sintesi: ricerche e commenti per approfondire gli scenari evolutivi del settore.

  • L’evoluzione dei formati

Il programma degli interventi di giornata si concentrerà quindi sullo sviluppo qualitativo del programmatic in termini di formati e mezzi disponibili. Focus su Native, Rich Media, creatività dinamiche, intersezioni con il machine learning, etc.

  • OOH & TV nell’era dell’addressable media

Per quanto riguarda i media che tradizionalmente “offline” il focus sarà sull’Outdoor e sul canale Video, con ampi interventi dedicati alle prime esperienze di Programmatic Advertising sulla Internet TV e sugli sviluppi previsti nell’ambito della TV lineare.

 

Martech, continuano a crescere gli investimenti delle aziende

Continuano ad aumentare gli investimenti in tecnologie per il marketing, ciò che gli addetti ai lavori definiscono martech. Lo confermano i dati raccolti da Squiz.

Secondo la ricerca condotta dall’agenzia digitale, circa due terzi dei marketer senior intervistati in Australia, Regno Unito e Stati Uniti hanno investito massicciamente in questo comparto nell’ultimo anno. Un altro terzo dei rispondenti ha dichiarato di avere investito poco in aggiunta agli strumenti esistenti oppure ha intrapreso le prime iniziative in questo ambito.

La maggior parte dei marketer senior interpellati (62%) ha affermato di star sfruttando il marketing tecnologico per meglio comprendere i clienti attuali e potenziali. Oltra la metà dei rispondenti lo sta facendo al fine di automatizzare i processi e ridurre i tempi di gestione e circa la stessa quantità ha asserito di star impiegando queste tecnologie per assumere un approccio data-driven.

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Infine, quasi il 40% sta utilizzando il marketing tecnologico per rimanere al passo con la concorrenza.

Marketing tecnologico, i budget continuano a crescere

Le tecnologie per il marketing sono sempre in cima ai pensieri dei professionisti, che siano utilizzate per generare lead o valorizzare ulteriormente i dati. L’anno prossimo non si verificherà di certo un’inversione di tendenza, infatti, sette professionisti su dieci si aspettano un incremento delle proprio budget in martech nel 2017.

Lo rivela un sondaggio compiuto dalla società di marketing e pubbliche relazioni Walker Sands Communications e Chief Marketing Technologist, blog specializzato sulle tecnologie per il marketing, in cui sono stati coinvolti 335 operatori americani. La ricerca è stata limitata ai marketer attualmente impiegati in società o organizzazioni.

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Metà dei partecipanti ha dichiarato di aspettarsi un leggero aumento dei suoi investimenti in marketing tecnologico, uno su cinque prevede di accrescerli in maniera significativa. Alcuni rispondenti, poco meno di un quarto, non varieranno i budget, mentre solo il 2% ha detto che lo diminuirà leggermente.

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Lo studio ha anche registrato che la maggior parte degli operatori dedica meno del 25% del proprio budget marketing a strumenti tecnologici o venditori. Circa un terzo allocherà tra l’1 e il 10% mentre il 36% dei rispondenti ha dichiarato che allocherà tra l’11 e il 25%. Pochi intervistati (9%) dedicheranno più del 50% dei loro fondi a queste voci.

Marketing tecnologico, gli obiettivi (e le sfide) dei professionisti

Quando si parla di marketing tecnologico, sono molti gli obiettivi che i professionisti del settore intendono raggiungere.

Una ricerca globale condotta questo mese da Ascend2 li classifica, evidenziando anche le principali barriere incontrate dagli stessi operatori.

Per quanto riguarda i primi, i marketer desiderano, innanzitutto, incrementare i ricavi provenienti dalle vendite e generare lead.

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Un terzo di loro ha indicato il miglioramento delle decisioni di business mentre quasi la metà ha menzionato l’ottenimento di un vantaggio competitivo; il 34% dei rispondenti ha affermato che uno dei più importanti obiettivi per un’efficace strategia di marketing tecnologico è agire in maniera maggiormente strategica.

Per quanto concerne le difficoltà ravvisate dai marketer, sono stati indicati con maggiore frequenza il budget inadeguato e la mancanza di strategie efficaci. In seguito, figurano l’insufficiente integrazione tecnologica, la complessità del ciclo vendita e l’utilizzo delle tecnologie a disposizione.

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Martech Vs. Ad Tech: quale settore attrae maggiori investimenti?

Negli ultimi anni, per le aziende ad tech è diventato sempre più difficile raccogliere denaro; d’altro canto, i finanziamenti per le società operanti nel settore del marketing tecnologico, sembrano essere più generosi che mai.

Secondo PitchBooksocietà di dati su private equity e venture capital, i venture capitalist americani hanno investito circa 860 milioni di dollari in tecnologia pubblicitaria lo scorso anno, la somma più bassa dal 2010, nonché considerevolmente inferiore rispetto al picco di oltre 2,7 miliardi nel 2011. Finora, quest’anno, sono stati raccolti solamente 446 milioni di dollari, forse il più basso livello di finanziamento dall’anno 2005.

Ma i dati forniti al Wall Street Journal dalla società suggeriscono anche che gli investimenti per le compagnie di marketing technology sono stati più saldi, raggiungendo oltre 1,2 miliardi di dollari l’anno scorso. Secondo PitchBook, per quest’anno i denari stanziati sono già stati prossimi ad un miliardo entro il 23 agosto e sono in procinto di sorpassare le somme registrate nel 2015.

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Questa divergenza è dovuta ad un fattore chiave, stando alle osservazioni degli stessi investitori: i modelli di business che alimentano queste aziende. Il mercato della tecnologia per la pubblicità è decollato sulla base della promessa di automatizzare l’acquisto e il targeting degli annunci sul web. Queste aziende hanno tipicamente fatto affidamento su modelli “media-based”, laddove ottengono ricavi in proporzione al volume di pubblicità che acquistano e collocano per conto dei clienti.

Di converso, molte compagnie marketing tech si sono invece concentrate sulla vendita di software in abbonamento, spesso direttamente ai marketer. Il modello di generazione dei ricavi del Software-as-a-Service, ritenuto ricorrente e relativamente prevedibile, è spesso più attraente per gli investitori perché è meno esposto alle fluttuazioni nella spesa pubblicitaria e alle altre dinamiche di mercato.

Ashu Garg, General Partner della società di venture capital Foundation Capital, già investitrice in aziende quali TubeMogul e AdRoll, ha dichiarato al Wall Street Journal che non pensa che l’ad tech e il marketing tecnologico siano industrie differenti, ciononostante il modello SaaS, più comunemente associato al martech, risulta più attraente per gli investitori.

Il modello del martech è considerato più stabile

Secondo Garg, l’abilità di creare ricavi ricorrenti, le relazioni dirette con i clienti e l’estrazione prolungata di maggiori ricavi dagli stessi clienti sono degli elementi difficile da ritrovare insieme nei modelli di business legati ai media, “Penso che in qualità di investitori stiamo pensando maggiormente a quali modelli creino valore sul lungo termine”, ha dichiarato Garg.

Un’altra considerazione abbastanza condivisa tra i venture capitalist riguarda il loro potenziale d’uscita. Per molte aziende marketing e ad tech, l’obiettivo finale è vendere ad un attore più grande. Come osservato dagli operatori, la lista dei potenziali compratori è più lunga per le società di marketing tecnologico che per quelle ad tech e ciò rende le prime più attraenti per gli investitori.

Ad ogni modo, alcuni investitori affermano che la distinzione tra i due settori sta divenendo gradualmente priva di fondamento e che ciò che conta di più dell’etichetta sono il modello di business e la tecnologia impiegata.

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