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AppNexus rafforza l’organico in Europa: 60 posizioni aperte

AppNexus vuole rafforzarsi in Europa: la società specializzata in programmatic ha annunciato di aver aperto una ricerca finalizzata al reclutamento di 60 nuovi professionisti in tutto il continente. Le posizioni aperto riguardano le sedi di Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Italia.

AppNexus, acquisita da AT&T nel 2018 e ora parte della sua divisione dedicata all’ad tech, Xandr, si sta espandendo attraverso servizi, attività commerciali e una serie di altri team funzionali. Questo ulteriore investimento mira a promuovere la crescita della sua attività nell’area EMEA, nonché a potenziare il supporto e la copertura dei clienti e a diversificare le offerte, tra cui spiccano il media trading in programmatic e gli strumenti avanzati di analisi e intelligenza artificiale.

PubMatic si rafforza nel mobile con OpenBid, una nuova soluzione per l’in-app

PubMatic ha annunciato il lancio di OpenBid, una soluzione che fornisce agli sviluppatori di app accesso a nuove fonti di domanda per monetizzare i loro software in programmatic.

Il prodotto, secondo quanto spiega la SSP in una nota ufficiale, consente l’accesso a oltre 200 sorgenti di monetizzazione, tra cui accordi preferred deals e in supply path optimization.

Il mondo dell’in-app si sta aprendo sempre più ai vantaggi della vendita automatizzata delle inventory. Secondo dati di Forrester Consulting, oltre il 90% delle aziende a livello globale conta di aumentare la propria spesa in pubblicità in programmatic sulle applicazioni nel 2019. Tuttavia, non sempre gli sviluppatori riescono a capitalizzare al meglio questo crescente interesse degli inserzionisti.

Storicamente, la gestione di molteplici partner di domanda viene gestita manualmente dagli sviluppatori di app, e ciò richiede risorse di software engineering, modifiche da apportare all’app e permessi da App Store e Google Play. Il nuovo prodotto di PubMatic, invece, elimina tutti questi ostacoli consentendo accesso agli inserzionisti attraverso una gestione dei partner via cloud, che avviene all’interno dell’infrastruttura della SSP.

«Le soluzioni di monetizzazione su sistemi a cascata, che attualmente sono prevalenti nell’ambiente in-app, sono diventati per lo più obsoleti sul web – ha spiegato Evan Simeone, SVP product management of PubMatic -. OpenBid è un SDK programmatic-first che è ottimizzato per migliorare la user experience e creare una maggiore competizione pubblicitaria per le inventory delle app. Livellare i sistemi a cascata con l’header bidding e con dati sul pricing in tempo reale aiuta gli editori ad aumentare i ricavi, ben oltre la domanda che arriva dagli attuali partner di mediazione. Fornendo tutti i benefici del programmatic, possiamo rafforzare gli sviluppatori di app con maggiori opportunità di monetizzazione».

Discovery con SpotX per la monetizzazione in programmatic dei contenuti sulla “TV everywhere”

Il periodo natalizio, si sa, è particolarmente importante per i broadcaster televisivi: è un momento, infatti, in cui tradizionalmente aumenta il consumo di contenuti video, complice una maggiore disponibilità di tempo e di occasioni per stare in famiglia. E svariate media company cercano di monetizzare al massimo questa importante opportunità.

Una di esse è Discovery, che ha siglato un nuovo accordo con SpotX per la monetizzazione in programmatic dei contenuti sulla “TV everywhere” (termine che indica l’accesso tramite log-in a video on-demand e in streaming su dispositivi connessi di vario tipo) durante le settimane festive. La partnership consentirà a Discovery di erogare campagne in Automated Guaranteed attraverso la SSP di SpotX.

Lo scorso anno, le sessioni di visualizzazione medie di video sui network Discovery sono aumentate di oltre il 17% durante il periodo natalizio, rispetto ai precedenti trimestri. Discovery sfrutterà i servizi di Demand Facilitation di SpotX, per ampliare le opportunità di domanda pubblicitaria e condurre accordi diretti con gli inserzionisti. Il network potrà anche mettere in whitelist e blacklist alcuni programmi, passando alla SSP i dati necessari a quei brand che intendono acquistare (o escludere dall’acquisto) spazi all’interno di specifici show o canali.

La partnership è attiva a livello globale, Italia compresa.

Nella nota con cui annuncia la partnership, SpotX sottolinea i vantaggi, lato editori e lato aziende, dell’Automated Guaranteed: “Le campagne in Automated Guaranteed consentono agli editori di ricevere un guadagno garantito dalle loro inventory, riservare impression ai brand in cambio di CPM più alti, eseguire in programmatic accordi di alto riempimento, lavorare direttamente con gli inserzionisti per impostare i termini degli accordi, e sfruttare il robusto targeting delle campagne di SpotX per assicurare ai buyer di ottenere le inventory che vogliono”.

“D’altra parte – prosegue la società -, le transazioni in Automated Guaranteed consentono alle aziende di acquistare in programmatic allo stesso tempo garantendosi l’accesso agli spazi di un editore a un prezzo predeterminato, assicurarsi un accesso first-look a un numero garantito di impression, raggiungere il pubblico desiderato in maniera scalabile con opportunità assicurate di soddisfare i requisiti di targeting fissati, ed agire in self-service in maniera scalabile consentendo a SpotX di eseguire il targeting e l’andamento della campagna stabiliti nei temini dell’accordo”.

Discovery non è nuovo alle collaborazioni con le società della famiglia SpotX. Lo scorso maggio, in Italia, il broadcaster ha avviato una partnership con smartclip (ora SpotX Italia) per la distribuzione di campagne su Addressable TV.

AdUX rilascia una nuova demand-side platform per la pubblicità nativa

AdUX lancia un nuovo servizio tecnologico rivolto ai centri media e agli inserzionisti nell’ambito della pubblicità contestuale. Basata su una tecnologia sviluppata da Quantum Advertising e già disponibile, Adysseum è una demand-side platform nativa proprietaria, che dà accesso alle più importanti supply-side platform native del settore.

Connessa a tutti i bacini di Native Advertising (tra cui Quantum, Taboola, Outbrain, Ligatus e Rubicon Project), la piattaforma permette agli utilizzatori della piattaforma di accedere alle inventory di pubblicità non intrusiva disponibili in tutto il mondo. Qualunque sia la modalità d’acquisto, i centri media e gli inserzionisti hanno a disposizione un modo per ottimizzare e centralizzare l’insieme delle campagne native, in totale trasparenza. Adysseum, si legge nella nota, ha immediatamente riscosso un’ottima adesione anche in Italia, permettendo

La soluzione della società ad-tech permette inoltre di gestire campagne di targeting geolocalizzate, grazie alla collaborazione con il team di Admoove. Connessa con le principali SSP mobile del settore, la piattaforma è in grado di offrire la maggior parte dei formati mobile.

AdUX ha rafforzato il suo approccio UX sviluppando una piattaforma che consente una maggior diffusione di formati native di elevata qualità. Avvicinandosi alla pubblicità in modo responsabile e non intrusivo, AdUX rispetta e soddisfa le aspettative degli utenti e allo stesso tempo offre soluzioni tecnologiche innovative ai partner (agenzie, centri media, inserzionisti ed editori) migliorando e semplificando l’esperienza di acquisti di spazi pubblicitari”, commenta Carlo Poss, CEO di AdUX Italia.

Smart annuncia la nomina di Arnaud Créput come nuovo Ceo

Smart, la piattaforma di programmatic per gli editori, ha annunciato la nomina di Arnaud Créput come nuovo Ceo. Succede a Cyrille Geffray.

Créput avrà come principale compito quello di accelerare lo sviluppo di Smart sia in Francia che a livello internazionale. Il suo obiettivo – riporta il sito Viuz.com – è quello di raddoppiare il giro d’affari della compagnia entro il 2020, anche attraverso nuove partnership strategiche e tecnologiche.

In questo contesto, Smart ha annunciato anche la creazione di un comitato strategico per guidare e accelerare lo sviluppo dell’azienda. In Italia, Smart è guidata da Country Manager Andrea Ceccoli.

BuzzFeed ha cambiato idea sui banner e punta sul programmatic per BuzzFeed News

BuzzFeed, nemico giurato dei banner e pioniere del native advertisingnegli ultimi tempi sta rivedendo la sua posizione intransigente rispetto alla pubblicità display e questa svolta è molto evidente, in particolare, nella nuova creatura dell’editore: BuzzFeed News.

Lanciato martedì dalla società editoriale guidata da Jonah Peretti, BuzzFeed News è un sito autonomo da BuzzFeed.com, dedicato solo alle news. Dal punto di vista pubblicitario, al momento sul sito spicca l’assenza di sponsored content, da sempre marchio di fabbrica del brand editoriale. In compenso, gli unici annunci presenti sono spazi display, che vengono monetizzati in programmatic, attraverso l’open market.

Sin dalla nascita, BuzzFeed è stato un pioniere del native advertising, e in particolare dei contenuti sponsorizzati. Invece di vendere i tradizionali spazi pubblicitari, il publisher si è concentrato sulla produzione di articoli testuali o video studiati per piacere al suo pubblico (e sperabilmente per essere condivisi con gli amici come qualsiasi altro contenuto del sito), ma con qualche messaggio di branding associato.

Ora, la politica è in parte cambiata. Alcuni ritengono che la scelta di adottare il programmatic sia fondamentalmente pragmatica, in quanto il vantaggio iniziale di cui l’editore godeva sul fronte degli sponsored content si è attenuato. Inoltre, in ultima analisi produrre contenuti di qualità richiede costi, e sforzi, notevoli. La ricerca sarebbe quindi quella di una strategia di compromesso, come del resto ha ammesso un portavoce di BuzzFeed stessa, citato da Digiday.

“Abbiamo lanciato BuzzFeedNews.com per conferire al brand un aspetto distinto ed elevato, all’altezza del suo reporting “world Class. Il sito include solo annunci programmatici al momento del lancio, ma saremo lieti di esplorare nuove partnership per continuare a perseguire tutte le opportunità di sbloccare l’enorme valore di BuzzFeed News, inclusa la sua nutrita serie di progetti per tv, streaming e film”.

Nella strategia di BuzzFeed, la pubblicità dev’essere solo una componente della strategia di monetizzazione dei contenuti. Le notizie sono diventate una parte importante delle ambizioni video dell’editore, che ha ottenuto dei finanziamenti da Facebook per creare lo show “Profile” su Watch e ha una serie che arriverà su Netflix entro la fine dell’anno. Ma c’è ancora molta strada da fare: come ha ammesso il Ceo della società, Jonah Peretti, solo circa un terzo delle entrate di BuzzFeed arriveranno da fonti non pubblicitarie nel 2018.

Programmatic: gli editori stanno riducendo il numero di partner sell-side, secondo uno studio

Tra gli editori è in atto una generalizzata riduzione del numero di partner tecnologici utilizzati per la monetizzazione in Programmatic? E’ quanto mette in luce uno studio della società di ad intelligence Pathmatics, che ha studiato i dati dei principali 500 editori americani nel suo sistema. Dall’analisi è emerso che il numero di piattaforme sell-side che i publisher considerati utilizzano ogni mese – incluse SSP, ad network e ad exchange vari – è diminuito del 26% nell’arco degli ultimi due anni.

A luglio 2016, gli editori usavano una media di 7,7 partner per la monetizzazione, mentre a giugno 2018 questo numero era calato a 5,7 (vedi il grafico sotto, pubblicato da eMarketer)

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La tendenza riflette in modo speculare un fenomeno analogo che Pathmatics ha rilevato nell’ambito del buy side (qui l’articolo dedicato): in due anni, i 100 principali investitori pubblicitari analizzati ha ridotto il numero di DSP utilizzate in media ogni mese da 7 a 4.

eMarketer nota come la razionalizzazione delle SSP avviene in un momento in cui le preoccupazione per la quota dei budget pubblicitari assorbiti dalla filiera del programmatic (la cosiddetta “tech tax”) è alta. Secondo una recente ricerca di GroupM, circa il 20% del budget investito dagli spender nelle piattaforme di programmatic sarebbe assorbito da DSP e SSP, e lo studio non tiene conto delle fee degli altri soggetti coinvolti, come DMP, strumenti di ad verification, eccetera. Tutto questo comprime in modo consistente i ricavi effettivi degli editori (i quali, per contro, hanno accesso senza costi diretti o di concessionaria a un numero ben più elevato di campagne).

La razionalizzazione delle SSP utilizzate, nota ancora eMarketer, riduce la competizione per le impression, ma potrebbe essere un tentativo di tagliare i partner che hanno i margini più elevati, e inoltre la riduzione dei tag in pagina ha un effetto positivo sui tempi di caricamento delle pagine dei siti.  Un altro fattore che potrebbe avere impatto su questo trend è la crescente adozione delle tecnologie di header bidding.

Nasce PubMatic Cloud, la nuova SSP Platform-as-a-Service di PubMatic

PubMatic ha annunciato il lancio di una nuova soluzione: si chiama PubMatic Cloud ed è dedicata agli editori e alle società tech che puntano a migliorare l’implementazione e il controllo delle proprie tecnologie programmatiche.

Si tratta di una SSP operativa in modalità Platform-as-a-Service (PaaS): i clienti avranno accesso alla tecnologia, l’infrastruttura globale e le connessioni alle fonti di domanda di PubMatic, allo stesso tempo assicurandosi piena trasparenza e un maggiore controllo sulla monetizzazione dei loro spazi in programmatic.

Secondo la società, le innovazioni del mercato pubblicitario come l’header bidding o i controlli contro le frodi hanno portato grandi vantaggi agli editori, ma d’altro canto hanno contribuito a un aumento sensibile dei costi infrastrutturali e alla necessità di dover gestire complicate integrazioni con i fornitori di pari passo con l’innovazione delle tecnologie. In questa situazione, sia i media owner che le società tecnologiche che collaborano con loro si trovano a dover scegliere se continuare ad effettuare transazioni secondo il modello della revenue share o se costruire una SSP completa in-house. E qui si inserisce l’alternativa di PubMatic Cloud.

Nello specifico, PubMatic Cloud offre uno strumento platform as a service customizzabile, che da un lato offre tutti i benefici di avere una tecnologia programmatic in-house, dall’altro garantisce tutti i vantaggi di un prodotto PubMatic, come integrazioni con oltre 200 DSP e altre sorgenti di domanda, e gli strumenti di verifica degli annunci, fraud detection e brand safety della società.

“Con un ricco set di API in una soluzione configurabile e pienamente verificata, PubMatic Cloud fornisce massima trasparenza e controllo”, dichiara la società in una nota.

Contattato da Programmatic Italia, il Regional Director Southern Europe di PubMatic Cristian Coccia ci ha confermato che «PubMatic Cloud è disponibile per tutti i nostri clienti worldwide» e dunque anche in Italia, aggiungendo che la società è «una delle prime SSP ad offrire i nostri servizi con un modello PaaS (Platform-as-a-Service)».

In Italia i costi del Programmatic coprono il 20% dell’investimento media

Nella filiera della pubblicità digitale, quanto dell’investimento pubblicitario di un’azienda finisce effettivamente nelle mani degli editori e quanto, invece, viene assorbito dagli operatori ad tech? Il cosiddetto tema della “tech tax” è da tempo una questione molto dibattuta nel mercato, e le sue dimensioni sono sempre state abbastanza difficili da quantificare, complici anche casi di fee non dichiarate da alcuni operatori.

Ma all’interno di un suo studio sulla pubblicità online a livello globale, GroupM ha provato a stimare delle cifre del fenomeno. Secondo la divisione media di WPP, DSP e SSP assorbirebbero insieme mediamente il 20% della spesa pubblicitaria che passa dalle loro piattaforme, anche se tale percentuale varia anche in maniera significativa da Paese a Paese.

In Italia GroupM stima che la tech tax si aggiri proprio sul 20% dell’investimento media, ma la quota arriva al 25-30% in Francia, al 27% in Giappone, o scende al 12% in Germania e al 15% in Finlandia e Norvegia.

Una percentuale che, seppur di non poco conto, sarebbe in declino rispetto al passato, anche a causa di una progressiva riduzione del numero di piattaforme programmatiche utilizzate da aziende ed editori, con un conseguente calo generale dei prezzi.

La stima di GroupM, comunque, non considera altro tipo di operatori tecnologici che possono intervenire all’interno della filiera programmatica, come DMP, società di misurazioni o fornitori di soluzioni di targeting. Recentemente, WARC ha stimato che tali società possono arrivare, insieme, ad assorbire fino al 25% della spesa globale in programmatic.