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Innovid entra a far parte dei partner di Google per le misurazioni

I clienti della piattaforma di video advertising Innovid potranno d’ora in avanti misurare le performance dei loro annunci su YouTube, grazie a una partnership con Google annunciata giovedì.

Innovid si è aggiunta a un’altra ventina di piattaforme lato vendita al programma Google Measurement Partners, un’iniziativa lanciata la scorsa settimana che permette a una serie di soggetti esterni, tra cui comScore, Doubleverify e Nielsen, di verificare autonomamente metriche quali viewability, brand lift e brand safety sulle property della società.

Hearst, un team misurerà l’efficacia data-driven degli spazi adv del gruppo

Oggi nella nostra rassegna parliamo dell’approccio data-driven di Hearst e Dentsu, e di una novità di YouTube.

Hearst lancia Hearst Data Studio: misurerà l’efficacia delle inventory del gruppo

Hearst è pronta a lanciare un nuovo team interno che si occuperà di fornire agli inserzionisti dell’editore informazioni su come il pubblico risponde ai loro annunci pubblicitari. Si chiamerà Hearst Data Studio e sarà composto da 20 persone tra research analyst, data scientist e specialisti del programmatic. Nel lungo periodo, il suo obiettivo sarà quello di trarre vantaggio dai dati di prima parte di Hearst così come da quelli di terze parti, per provare il valore delle inventory pubblicitarie delle property del gruppo. Leggi di più su Digiday.

Dentsu conferma il suo focus sul tema dati

Dentsu conferma la sua attenzione al tema dati per l’anno in corso. «Come gruppo rimaniamo focalizzati sull’innovazione per aiutare i nostri clienti a stare avanti nella competizione del mercato», ha dichiarato Toshihiro Yamamoto, president e CEO di Dentsu Inc in occasione dell’ufficializzazione del bilancio Q1 2018 della holding, aggiungendo: «In un mercato in rapida evoluzione, aiutiamo i nostri clienti a massimizzare il valore dei dati ed a trarre un vantaggio competitivo per i loro brand nel trasformare i dati sui consumatori in informazioni addressable, che insieme a contenuti dinamici possono migliorare l’engagement del pubblico». Il gruppo ha visto nel trimestre un aumento del 5,7% dei ricavi, con il digital a contribuire per il 23% al business di Dentsu e per il 61% a quello di Dentsu Aegis Network. Leggi di più su Campaign.

YouTube testa la modalità “incognito”

Google potrebbe presto lanciare la modalità “incognito” già esistente su Chrome anche su YouTube. Big G starebbe infatti testando la novità sull’app mobile della sua piattaforma video: alcuni utenti, infatti, avrebbero già cominciato a vedere la funzione all’interno della propria pagina “Account” del servizio. Una volta che l’utente entra in modalità “incognito”, l’app non potrà più tracciare i contenuti visualizzati sulla piattaforma per successive personalizzazioni. Leggi di più su Android Police.

Tutte le mosse di Google per adeguarsi alla GDPR

Mancano meno di venti giorni al 25 maggio, quando diverrà l’attivazione della General Data Protection Regulation Law (GDPR). E tutti gli operatori della filiera, di qualsiasi dimensione, si stanno preparando a quella che si configura forse come una delle date più temute dall’industria digitale.

Persino il colosso della pubblicità online Google sta adottando una serie di misure per adeguarsi alle nuove norme e garantire una maggiore sicurezza dei dati personali degli utenti. Questo perché la GDPR tutela i cittadini e residenti dell’Unione Europea anche se le aziende che raccolgono e trattano determinate informazioni hanno sede al di fuori dell’area.

A marzo, Big G aveva comunicato con una lettera ai suoi partner come sarebbe cambiata la gestione dell’utilizzo dei dati per chi fa uso delle sue piattaforme per la pubblicità. Innanzitutto, è stata aggiornata la “user consent policy” europea per renderla conforme alle nuove condizioni legali. Ogni sito o app che utilizza soluzioni pubblicitarie di Google dovrà necessariamente ottenere il consenso valido dell’utente finale per usare cookie, raccogliere dati o condividerli per erogare campagne mirate.

È stato inoltre introdotto Funding Choices, che consente ottenere il consenso per il tracciamento degli utenti da parte degli editori. Lo strumento attiva la visualizzazione, da parte dei naviganti, che visitano un sito, una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari e una ben visibile risposta “sì” o “no”. Esso permette la condivisione del consenso raccolto a soli dodici partner ad-tech, inclusa Google, tra SSP, exchange, ad server, DSP, DMP, tag di tracciamento o misurazione, plug-in e fornitori di dati di terza parte.

La società ha anche lanciato una serie di soluzioni per facilitare la conformità dei suoi partner alla nuova normativa europea. Tra questi, una che aiuterà gli editori a mostrare annunci non-customizzati a quelle persone che hanno fatto opt-out della raccolta dati; dei controlli per AdMob, DFP, AdX e AdSense che consentiranno ad inserzionisti ed editori di gestire le società terze abilitate ad erogare e misurare annunci in Europa; uno strumento per il mantenimento e la cancellazione dei dati su Google Analytics; e delle soluzioni per limitare il trattamento delle informazioni personali dei minori.

Gli aggiornamenti dell’ecosistema digitale e tecnologico di Google riguardano anche YouTube. La piattaforma video cesserà di supportare l’erogazione di pubblicità da server di terze parti in Europa a partire dal 21 maggio. Lo stesso giorno, sarà effettiva anche la politica riguardante l’interruzione del supporto per il tracciamento dei pixel di terza parte, annunciata a gennaio dello scorso anno.

L’ultimo provvedimento in ordine di tempo interessa la piattaforma DoubleClick, che non consentirà più l’utilizzo degli ID a chi usa il suo servizio di trasferimento dati. Lo strumento funzionerà ancora, ma i suoi dati non saranno esportabili all’esterno.

YouTube cesserà di supportare gli ad server di terze parti sulla piattaforma

YouTube cesserà di supportare l’erogazione di pubblicità da server di terze parti in Europa a partire dal 21 maggio, prendendo in considerazione un’eventuale estensione della politica a livello globale.

Lo riporta una nota di Google ottenuta da AdExchanger, per mezzo della quale la società ha anche suggerito agli inserzionisti che attualmente non stanno utilizzando l’ad server DoubleClick Campaign Manager (DCM) per veicolare video su YouTube di “reindirizzare i loro annunci” entro il 21 maggio “per evitare rallentamenti nell’erogazione”. Lo stesso giorno, sarà effettiva anche la politica riguardante l’interruzione del supporto per il tracciamento dei pixel di terza parte, annunciata a gennaio dello scorso anno.

Google ha affermato che queste misure sono stata adottate in preparazione della General Data Protection Regulation e che sta valutando la ricertificazione di alcuni pixel di venditori terzi.

“Lo scorso anno, abbiamo annunciato che avremmo limitato il numero di venditori che possono misurare le prestazioni pubblicitarie su YouTube. Ora, come parte del nostro impegno nell’ambito della conformità alla GDPR, stiamo fornendo informazioni aggiuntive sulla misurazione pubblicitaria e sui cambiamenti relativi all’ad serving di terze parti”, ha dichiarato un portavoce della compagnia ad AdExchanger.

Google sta avvantaggiando la sua tecnologia?

Ma alcuni osservatori credono che Google stia semplicemente utilizzando la GDPR per giustificare l’interruzione del supporto per i fornitori tecnologici esterni perché DCM sarà il solo ad server a poter erogare e tracciare annunci su YouTube nell’Unione europea e, potenzialmente, in altre regioni nel futuro.

Inoltre, diversi operatori dell’industria digitale temono che queste modifiche impediranno agli inserzionisti di ottenere insight e il controllo sull’erogazione di pubblicità, sulle conversioni e sulle prestazioni post-campagna, a meno che non utilizzino le soluzioni di Google. In altre parole, Big G è accusata di star avvantaggiando la sua tecnologia a scapito delle altre.

Oltre ai cambiamenti descritti, due fonti hanno dichiarato alla testata che Google sta impedendo ai pixel e ai tag di terza parte di targetizzare le audience che utilizzano DoubleClick Bid Manager e, di conseguenza, temono che ciò ostacolerebbe le misurazioni dato che i marketer sarebbero obbligati a fare affidamento sui dati di prima parte proprietari della società.

Infine, critiche sono state rivolte anche nei confronti della modalità di comunicazione con cui Google ha informato i suoi clienti, che non sarebbe stata adeguatamente efficace.

YouTube denunciata in USA: utilizza i dati dei bambini per profilare la pubblicità

Mentre Facebook è ancora alle prese con lo scandalo Cambridge Analytica, un altro colosso di internet si trova nell’occhio del ciclone, sempre a causa dei dati.

E’ YouTube, accusata da un gruppo di circa 20 studi legali e associazioni a difesa dei consumatori di raccogliere illegalmente, a fini di targeting pubblicitario, i dati dei bambini che guardano i video sulla sua piattaforma. Il gruppo ha sporto reclamo alla Federal trade commission, l’antitrust americano, chiedendo di indagare Google per violazione del Children’s Online Privacy Protection Act (Coppa), la legge federale che negli USA disciplina la raccolta di informazioni su bambini al di sotto dei 13 anni di età.

Secondo i termini di servizio di YouTube, la piattaforma non è accessibile ai minori di 13 anni ma i ragazzini possono guardare i video sulla piattaforma semplicemente grazie ai genitori o mentendo sulla loro età. E in effetti, secondo quanto rivelano i dati Trendera Research, riportati dalla CNN, il 45% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni ha un profilo YouTube e, stando ai dati del Center for digital democracy (Cdd) – tra i promotori della denuncia -, la piattaforma è utilizzata dall’80% dei bambini americani dai 6 ai 12 anni.

“Google in sostanza ha tratto profitto nel conservare dati dei bambini su YouTube – recita il reclamo presentato all’antitrust -. Questa raccolta illegale è andata avanti per anni e coinvolge decine di milioni di bambini”.

Il reclamo, specifica una nota stampa di Cdd, dovrebbe risultare in «miliardi di dollari di sanzioni» contro il colosso di Mountain View.

La risposta di Google alla denuncia non si è fatta attendere: “Proteggere i bambini e le famiglie è sempre stata una nostra priorità. Leggeremo il reclamo e valuteremo se ci sono azioni che possiamo intraprendere per migliorare”, ha spiegato un portavoce di Google alla CNN.

YouTube, in arrivo un nuovo servizio di musica a pagamento

Le novità di YouTube sul fronte musicale e due studi sul tema GDPR e frodi oggi nella nostra rassegna.

YouTube, in arrivo un nuovo servizio di musica a pagamento

In occasione del suo intervento all’evento americano SXSW, il Global Head of Music di YouTube Lyor Cohen ha annunciato che la piattaforma video di Google sta lavorando a un nuovo servizio musicale per abbonamento che unirà il meglio dell’offerta di Google Play Music con il vasto catalogo della stessa YouTube. Il manager non ha però fornito dettagli su quando verrà lanciato il progetto e su quali saranno i suoi costi. Leggi di più su TechCrunch.

GDPR, a che punto sono le aziende B2B?

Secondo quanto rivela uno studio realizzato questa settimana da Forrester, solo il 15% dei marketer B2B è già pienamente conforme con la General Data Protection Regulation (GDPR), mentre il 18% sta ancora valutando come muoversi. Tra le principali difficoltà, quella di verificare la conformità degli attuali e dei passati dati in possesso, valutare chi raccoglie e processa dati terzi, comunicare gli specifici scopi dei dati e bilanciare la user experience con la richiesta del consenso per la raccolta delle informazioni. Leggi di più su AdWeek.

Scende il tasso di frodi nella pubblicità video

Buone notizie sul fronte frodi. Il tasso di traffico video “fake” è sceso del 31% nel 2017 rispetto al 2016, secondo uno studio della piattaforma Extreme Reach. E tra gli aggregatori di video la percentuale è ancora più siginificativa: -40% anno su anno. Il motivo di questo trend? Le maggiori pressioni sul tema esercitate dagli inserzionisti, così come l’aumento dei controlli tra i fornitori di tecnologie pubblicitarie. Leggi di più su MediaPost.

YouTube, ora gli spot si possono targettizzare anche in base alle ricerche su Google

In occasione dell’evento californiano Search Marketing Expo West, Google ha svelato alcune nuove soluzioni che vanno ad ampliare l’offerta pubblicitaria di YouTube: la possibilità – ora anche per gli inserzionisti della piattaforma video – di targettizzare il pubblico in base ai dati provenienti dalle ricerche su Google, e un nuovo formato adv chiamato TrueView for Action.

Partiamo dalla prima novità: adesso chi acquista publbicità su YouTube potrà targettizzare gli utenti che hanno cercato determinati termini sul motore di ricerca Google, compresi i propri prodotti e servizi. “Per esempio, una compagnia aerea potrà raggiungere su YouTube quelle persone che hanno recentemente cercato su Google.com ‘voli per le Hawaii'”, spiega la società in un blog post ufficiale, sottolineando l’efficacia di questa novità – che chiama “custom intent audiences” – per portare all’azione quegli utenti ancora indecisi sfruttando tutto il potere persuasivo del video.

Per utilizzare le custom intent audiences su YouTube, le aziende dovranno impostare una campagna video su AdWords e aggiungere le varie keyword. La soluzione è disponibile solo nella nuova interfaccia di AdWords.

Su YouTube arriva il formato TrueView for Action

L’altra novità, invece, è un nuovo formato direct-response: TrueView for Action, che verrà reso disponibile a livello globale nel corso di questo mese.

Attraverso questo formato, spiega Google, “gli inserzionisti possono personalizzare una call to action” che appare insieme agli spot su YouTube “per spingere il risultato più importante per il business”. Su mobile, il formato appare sotto il video e rimane anche dopo che lo spot è finito o che l’utente lo ha “saltato”. Su desktop, verrà mostrato anche un mini-annuncio in cima alla colonna dei correlati sulla destra.

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Una ricerca su Google e la successiva erogazione sull’app di YouTube di un formato TrueView for Action

Il formato TrueView for Action è personalizzabile con le creatività dell’azienda, come loghi e immagini, altrimenti verrà automaticamente creato da Google con elementi presi dalla landing page dell’inserzionista.

Mobile marketing, che succede quando la tecnologia è troppa?

Oggi nella nostra rassegna internazionale parliamo di mobile marketing e delle novità di Snapchat e YouTube.

Mobile marketing, che succede quando la tecnologia è troppa?

Troppe innovazioni possono rallentare il lavoro dei marketer mobile. E’ la conclusione cui arriva una ricerca di Forrester, che ha indagato il rapporto tra nuove tecnologie e marketing mobile. Secondo lo studio, un’eccessiva focalizzazione dei marketer su tecnologie emergenti come chatbots, intelligenza artificiale e internet of things possono paradossalmente frenare le possibilità di trarre il meglio dal mezzo, andando a scapito dell’esperienza dei consumatori. Leggi di più su MarTech Today.

Pubblicità gratis su Snapchat per le startup della Silicon Valley

Snapchat continua a incentivare l’utilizzo dei suoi formati pubblicitari. Dopo aver lanciato, qualche settimana fa, un programma che prevedeva la fornitura di crediti pubblicitari gratuiti agli inserzionisti dei suoi competitor, adesso il social del fantasmino ha lanciato un’analoga iniziativa, stavolta rivolta alle startup incubate da vari acceleratori della Silicon Valley. La speranza è che le imprese, una volta provati i formati della piattaforma, continueranno ad utilizzarli anche in futuro. Leggi di più su Recode.

Novità per lo streaming su YouTube

YouTube ha annunciato una serie di nuove funzionalità volte a migliorare l’esperienza di streaming in diretta sia per i creatori di video che per i loro spettatori. Tra le principali novità, la possibilità di effettuare una live chat dopo il termine dello streaming, e i lancio dei sottotitoli in tempo reale sui video. Leggi di più su TechCrunch.

Cosa cerca oggi un’azienda nel proprio partner media; le “big” del video continuano a crescere

Mentre il Programmatic cresce in Germania e aumenta la spesa video sulle “big” YouTube e Facebook, le aziende fanno nuove richieste ai loro partner media.

La spesa pubblicitaria su YouTube e Facebook continua a correre

In attesa delle nuove trimestrali di Facebook e Google, che verranno ufficializzate in questi giorni, i due colossi continuano e continueranno a macinare ricavi dalla pubblicità video erogata sulle loro piattaforme, secondo le stime di Juniper Research. La società prevede che gli investimenti video su YouTube e Facebook toccheranno i 37 miliardi di dollari entro il 2022, dalla cifra (sempre stimata) di 16 miliardi di dollari del 2017. A quanto pare i recenti probemi su misurazioni, fake news e brand safety non scalfiranno il predominio dei due colossi. Leggi di più su MediaPost.

La qualità prima di tutto

L’anno si può dire sia appena cominciato, ma già diverse aziende hanno avviato delle revisioni dei loro incarichi media. Ma cosa cercano queste società in un partner media? Sembra che il pensiero principale non sia più chi riesce a garantire il prezzo più basso per un posizionamento pubblicitario, come avveniva solo qualche anno fa. Molte società infatti avrebbero adesso come priorità la qualità degli spazi adv, attraverso la garanzia di metriche come il cost per acquisition o il tasso di completamento di un video. Le aziende, insomma, adesso vogliono sapere come i loro budget vengono spesi: segno, probabilmente, di una maggiore consapevolezza ed esperienza delle dinamiche pubblicitarie. Leggi di più su Digiday.

Passione Programmatic in Germania

Il Programmatic è in piena crescita in Germania. La consapevolezza dei vantaggi dell’ad tech sembra aver conquistato inserzionisti ed editori tedeschi, con un conseguente aumento della spesa pubblicitaria. eMarketer stima che gli investimenti in Programmatic raggiungeranno quest’anno 1,4 miliardi di euro, in crescita del 29,7% rispetto al 2017. E il prossimo anno potrebbero toccare gli 1,6 miliardi. Leggi di più su eMarketer.

Brand safety, News Corp lancia la sfida a YouTube e Facebook con News IQ

Approfittando del calo di reputazione di YouTube e, più in generale, della crescente diffidenza dell’industria verso le piattaforme ospitanti contenuti generati dagli utenti, registratisi come conseguenza dei numerosi casi in cui annunci pubblicitari sono stati posizionati accanto a contenuti inappropriati, gli editori digitali, specialmente quelli di alto profilo, stanno cercando di riaffermare la loro posizione all’interno del mercato pubblicitario investendo in tecnologia e qualificandosi come ambiente controllato e sicuro per i messaggi degli inserzionisti.

Le iniziative intraprese sono numerose e di diversa natura: alcuni editori, come The Guardian e The New York Times, hanno abilitato la vendita di spazi in maniera automatizzata per ottimizzare le transazioni, in altre occasioni essi hanno deciso di coalizzarsi mettendo a fattor comune le loro inventory pubblicitarie, si pensi al caso The Pangaea Alliance, i maggiori gruppi media tedeschi hanno invece unificato i dati sui loro lettori in un’unica piattaforma, ancora, altri operatori, hanno sviluppato internamente delle piattaforme per permettere agli inserzionisti di raggiungere con maggiore facilità gli utenti.

 

News IQ, la nuova piattaforma pubblicitaria di News Corp

Rientra in quest’ultima categoria il caso di News Corp con il lancio News IQ, una piattaforma pubblicitaria forte di un’audience di oltre 140 milioni di utenti negli Stati Uniti. In questa soluzione, l’editore integra per la prima volta tutti i suoi dati di prima parte, le sue proprietà premium e gli strumenti di data science. Il progetto ha l’obiettivo di fornire ai marchi un modo di raggiungere il pubblico in un ambiente controllato e affidabile, con risultati precisi e misurabili.

Nella fase di lancio, News IQ sta lavorando con un vasto gruppo di partner premium, inclusi Fox Broadcasting Company (FOX) e Dentsu Aegis Network. La soluzione utilizzerà anche i dati di prima parte di alcune società coinvolte e completerà la piattaforma video e le funzioni di targeting emotivo di Unruly,

“In un mondo di fake news e metriche fraudolente, News IQ offre agli inserzionisti una soluzione chiara: audience, dai e ambienti di qualità”, ha dichiarato Jesse Angelo, Chief of Digital Advertising Solutions di News Corp, “E questo si traduce in tre livelli di brand safety per ogni campagna, protezione dalle frodi e nella capacità di raggiungere effettivamente utenti premium in scala con precisione, in un ecosistema trasparente”.

“I marchi stanno diventando sempre più esperti di pubblicità digitale. Sono stanchi di vedere i loro annunci mostrati accanto a contenuti nocivi e non ne possono più di metriche pubblicitarie manipolate”, ha dichiarato Robert Thomson, Chief Executive of News Corp, “Ora stiamo offrendo agli inserzionisti la migliore suite con dati che aiutano a targettizzare i clienti che desiderano”.

YouTube risponde all’ultimo caso brand safety

L’annuncio del lancio di News IQ arriva dopo la pubblicazione di una nota della Chief Executive di YouTube, Susan Wojcick, in risposta ai vari articoli della stampa internazionale che evidenziano le vulnerabilità della piattaforma di condivisione video in ambito brand safety.

Nel 2017, sono stati molteplici i casi in cui YouTube ha fallito nel garantire la salvaguardia dei marchi sulla propria piattaforma e sono state proprio le inchieste di The Times a denunciarli. A febbraio, la testata aveva riportato come gli annunci di importanti aziende fossero stato collocati in video che inneggiavano al razzismo o promuovevano ideologie estremiste mentre, più recentemente, la testata di News Corp ha scoperto che la pubblicità di grandi marchi compariva in video che ritraevano bambini nella loro quotidianità, parzialmente vestiti o nei loro letti, sotto i quali campeggiavano commenti inappropriati o dai tratti pedofili degli utenti.

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