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All’inizio del 2020 YouTube smetterà di supportare i pixel terzi per la misurazione delle campagne

All’inizio del 2020 YouTube smetterà di supportare i pixel di terza parte per le misurazioni delle campagne.

Lo ha annunciato Google in un blog post, in cui fa il punto sullo sviluppo di Ads Data Hub, la sua soluzione per la misurazione delle campagne cross-device su tutte le property della società (YouTube ma anche Google Ads e la DSP Display & Video 360), che non utilizza i pixel.

Dal lancio del prodotto nel 2017, Google ha lavorato con alcune delle principali società di misurazioni (come Nielsen, Comscore, DoubleVerify, Kantar e Integral Ad Science) per aiutarle a far migrare i loro servizi ad Ads Data Hub, e una volta che tali migrazioni saranno complete, non renderà più possibile utilizzare pixel esterni su YouTube. Big G stima che questo succederà all’inizio del prossimo anno.

Ads Data Hub porta sulle campagne di YouTube dati provenienti da Google Ads, Display & Video 360 e YouTube stessa, e li unisce ai dati sugli utenti che da CRM, DMP o altre fonti sono stati inglobati nel deposito di dati BigQuery di Google. Provvede poi ad analizzare e processare questi dati e a rimandare insight all’azienda.

Google ha giustificato la volontà di abbandonare i pixel con la necessità di ovviare ad alcune limitazioni proprie di questo strumento, strettamente collegato ai cookie. I cookie risultano infatti poco efficaci per la misurazione delle performance quando gli utenti utilizzano diversi dispositivi nel loro customer journey, e non funzionano sulle app mobile. In più, secondo Google, molti pixel non dispongono di controlli per la privacy.

Digital Angels per Emoform: Programmatic e YouTube Ads

La collaborazione tra Digital Angels e Polifarma per la promozione dei prodotti per l’igiene orale Emoform Glic, specifici per pazienti diabetici, si rafforza e si evolve grazie a nuovi strumenti e nuove strategie per generare maggiori conversioni.

L’agenzia di web marketing ha studiato per Emoform una strategia volta a migliorare il posizionamento del brand e i prodotti della linea Emoform Glic, rivolgendosi ad uno specifico target di riferimento. Le campagne online si sviluppano tramite l’utilizzo integrato di diversi strumenti di advertising: Campagne Native con Outbrain, che si inseriscono in maniera naturale nei principali siti di news e Campagne local Sem che permettono permette all’utente di cercare sullo store locator il punto vendita più vicino.

Per ampliare le performance di awareness sono stati aggiunti due strumenti ad alto impatto: Adform programmatic in retargeting e YouTube Ads. La modalità retargeting delle campagne programmatic permette di raggiungere gli utenti che hanno già visitato il sito, e quindi più propensi a generare una conversione.

Digital Angels ha definito inoltre una strategia video precisa tramite l’utilizzo di YouTube e dei suoi format peculiari, che prevede una prima fase di teasing, con l’obiettivo di suscitare curiosità verso il brand tramite i bumper, una fase successiva tramite annunci true view, che permetterà una massimizzazione del brand impact e della reach ed infine un’ultima fase di pianificazione tramite bumper, che amplificherà e sottolineerà il messaggio.

“Grazie alla nuova collaborazione tra Digital Angels e Polifarma sarà possibile sempre più l’integrazione tra online e offline. La strategia digitale con i nuovi strumenti previsti permetterà ad un’audience altamente profilata di far conoscere i prodotti Emoform Glic e di trovare il punto vendita più vicino”, spiega Martina De Matteis, Account Manager in Digital Angels.

Su YouTube ora si potrà acquistare il masthead anche a CPM

Dopo una fase di beta-test durata sei mesi, YouTube apre l’opzione di acquisto del masthead su base CPM, oltre alla possibilità di targettizzare il formato.

Precedentemente, era possibile comprare la soluzione pubblicitaria, posizionata in cima all’home page di YouTube, solo con un costo a base giornaliera, e senza la possibilità di segmentare il pubblico: la campagna infatti veniva vista da chiunque atterrasse sul sito. Adesso, a questa opzione di acquisto, si aggiungerà quella a CPM e con possibilità di targeting.

L’acquisto del masthead, specifica Google in un blog post, potrà comunque avvenire soltanto in modalità riservata: “per assicurare che i brand possano avere la visibilità di cui hanno bisogno nelle date che sono più importanti per loro, il Masthead rimarrà un formato acquistabile in reservation”, ossia non tramite asta. “Le impression saranno garantite in vari flight di campagna che potranno andare da uno a 7 giorni”.

Tra i primi utilizzatori del formato c’è L’Oréal, che lo ha sperimentato per una campagna in Germania. Uwe Roschmann, a capo dell’agenzia iBeauty dell’azienda, ha dichiarato: «L’aggiunta di ulteriori opzioni di targeting oltre alla reach e all’awareness che un masthead su YouTube assicura sono stati un match ideale per la strategia media di due brand di fragranze L’Oréal, Diesel e Cacharel, con le informazioni demografiche e la segmentazione del pubblico che hanno giocato un ruolo fondamentale nella produzione dei risultati».

YouTube, ecco come stanno rispondendo gli inserzionisti al nuovo caso brand safety

Negli scorsi giorni, YouTube è stata nuovamente sotto i riflettori del mercato pubblicitario per un nuovo caso brand safety.

Tutto è cominciato quando un creator di YouTube, Matt Watson, ha postato un video sull’app in cui descriveva come i pedofili riuscivano a manipolare l’algoritmo di raccomandazione della piattaforma per reindirizzare una ricerca per video di “bikini haul” (una tipologia di filmati in cui ragazze indossano bikini appena acquistati) con donne maggiorenni a filmati con bambini. E’ inoltre venuto fuori che video normalmente innocui presentavano commenti inappropriati, incluso il timestamp che catturava momenti in cui i minorenni erano in posizioni compromettenti.

YouTube è corsa subito ai ripari, eliminando milioni di video e promettendo una serie di azioni future che coinvolgeranno ricerche, commenti e pubblicità, con una revisione delle linee guida e delle funzioni di controllo. Ma ovviamente il caso ha avuto ripercussioni nel mondo pubblicitario, soprattutto tra aziende e agenzie, già particolarmente sensibili al tema della trasparenza degli acquisti e della sicurezza dei brand.

Alcuni grossi spender hanno deciso di sospendere i propri annunci sulla piattaforma, in attesa di provvedimenti concreti da parte di YouTube: tra questi ci sono Nestlé, Disney, McDonald’s, AT&T, Hasbro e Purina. Altri, invece, non volendo rinunciare ad essere presenti sulla piattaforma (che comunque rimane avere un larghissimo seguito di pubblico), hanno optato per un diverso “metodo di acquisto”.

Secondo quanto riporta Digiday, le agenzie media stanno infatti sempre più cercando di acquistare in maniera diretta dagli editori di contenuti premium su YouTube, anche a costo di pagare CPM più alti ma con la sicurezza di comprare un posizionamento a zero rischi. L’editore del contenuto dovrà comunque versare a YouTube il 45% del “prezzo di cartellino” dell’inventory, ma – spiega la testata americana – esso ha comunque la flessibilità di poter fare un buon margine nel caso riesca a vendere lo spazio a un prezzo maggiore. Se il prezzo di cartellino di un’inventory è ad esempio di 26 dollari di CPM e l’editore riesce a venderlo a 39 dollari, dovrà dare a YouTube il 45% della prima cifra.

«CPM più alti significa minori rischi – ha spiegato alla testata un professionista di una centrale media -. Acquistare [direttamente] dai proprietari dei contenuti su YouTube/Networks è certamente più costoso, ma si può fare in programmatic e rappresenta un acquisto molto più sicuro». Spesso, le agenzie pre-selezionano una serie di fornitori di contenuti di qualità con ampie audience su YouTube, da cui poi acquistano per conto dei clienti in programmatic guaranteed.

L’acquisto di inventory premium, tra l’altro, comporta per i brand anche altri vantaggi, al di là della questione sicurezza. Come la viewability e, più in particolare, il cosiddetto “completion rate“, ossia il tasso di completamento della visione dello spot. Generalmente, infatti, l’utente che seleziona la visione di un video “premium” vuole davvero guardare il contenuto, e sarà più propenso ad aspettare che si concluda lo spot per accedere al filmato, invece di chiudere la finestra. Da qui, la tendenza dei brand ad optare per annunci non-saltabili, invece dei formati TrueView “skippable”, quando acquistano direttamente dagli editori premium.

YouTube testa la vendita dei masthead in CPM. Saranno targettizzabili

All’indomani della comunicazione degli ultimi dati di bilancio 2018, Google annuncia novità per la pubblicità su YouTube. La piattaforma video, infatti, sta testando un nuovo metodo di acquisto per gli annunci masthead.

Il formato, che per intenderci è quello visibile in alto nell’home page del sito e dell’app, era finora venduto a cost-per-day per Paese: ossia un brand pagava una cifra per la pianificazione della sua campagna per l’intera giornata in una determinata Nazione. Adesso, invece, la soluzione sarà acquistabile anche su base CPM (costo per mille impression), il che porterà più brand ad essere presenti nelle 24 ore. La funzione è tuttora in beta test.

“Attraverso il beta, gli inserzionisti possono acquistare il masthead su base CPM, e customizzare il pubblico che vogliono raggiungere. L’acquisto continuerà ad essere in reservation, con impression garantite nei vari flight di campagna che possono andare da un singolo giorno fino a 7 giorni, assicurando ai brand di raggiungere la visibilità che desiderano nelle date più importanti per loro”, spiega Amy Vaduthalakuzhy, Product Manager di YouTube Ads, in un blog post.

YouTube darà anche la possibilità ai brand di visualizzare come il loro contenuto apparirebbe all’interno di un annuncio masthead. Il video inizialmente partirà in autoplay senza suono, e quando l’utente cliccherà su di esso saranno portati sul video all’interno del canale dell’inserzionista. Le aziende potranno customizzare il titolo dell’annuncio, la descrizione e i bottoni call-to-action che appariranno accanto al video.

YouTube, dall’8 gennaio sarà possibile targettizzare le TV connesse

Dall’8 gennaio sarà possibile targettizzare le TV connesse con campagne su YouTube.

Google ha infatti annunciato l’imminente avvio di una nuova categoria di dispositivi sull’API di AdWords: Connected TV, tramite cui sarà possibile effettuare il targeting e generare reportistica sulle campagne pianificate specificamente su questo tipo di schermi, che comprende device come smart TV, console di gioco e dispositivi esterni connessi alla rete come Chromecast, Roku e AppleTV.

La nuova categoria, che va ad aggiungersi alle già esistenti desktop, tablet e mobile, farà sì che per tutti gli annunci TrueView e bumper ads di YouTube sarà possibile automaticamente targettizzare gli spazi pubblicitari su connected TV.

Google ha iniziato a rendere disponibile il targeting delle inventory su TV connesse questo autunno, aggiungendo la tipologia di device “TV screens” alle possibilità di profilazione della piattaforma Display & Video 360 (ex DoubleClick Bid Manager) ad ottobre. Adesso, l’arrivo sulla API di AdWords.

Per quanto YouTube oggi sia per lo più utilizzato da mobile, l’accesso alla piattaforma video da televisori connessi è in crescita. Secondo dati interni di YouTube di giugno, ogni giorno l’app viene fruita su questi dispositivi per oltre 180 milioni di ore.

La soluzione di IAS per la brand safety su YouTube è ora disponibile per tutti gli inserzionisti

Lo scorso anno, Integral Ad Science (IAS) e YouTube hanno stretto una partnership finalizzata a rispondere alla necessità di misurazioni esterne della brand safety sulla piattaforma video di Google. Dopo oltre un anno di test condotti in sette Paesi, con oltre 50 inserzionisti, la soluzione sviluppata da IAS esce dalla fase “beta” e diventa disponibile per tutti gli inserzionisti.

C’è dunque un’importante novità di prodotto per IAS, che solo pochi giorni fa ha ufficializzato la nomina del nuovo Ceo, la ex Yahoo Lisa Utzschneider.

La soluzione per la brand safety di IAS coniuga il machine learning e la revisione umana al fine di ricalibrare continuamente i modelli, piuttosto che basarsi esclusivamente su un algoritmo statico. L’utilizzo di questa tecnica consente a IAS di informare gli inserzionisti e YouTube di contenuti poco appropriati, offrendo la possibilità di smettere di monetizzare i contenuti e di ricalibrare al meglio le campagne per ridurre i rischi.

“Universal McCann e i nostri clienti hanno partecipato alla beta del programma di IAS per la brand safety su YouTube. Siamo entusiasti che la verifica della brand safety da parte di compagnie esterne sia ora disponibile per offrire a tutti gli inserzionisti un ulteriore livello di protezione su YouTube”, ha dichiarato Joshua Lowcock, Global Brand Safety Officer e EVP/US Chief Digital and Innovation Officer di UM.

Il programma di beta condoto da IAS e YouTube ha monitorato centinaia di campagne condotte in sette Paesi. Brand globali come Diageo, Bayer Health e Verizon hanno usufruito dei report di IAS allo scopo di adeguare la loro strategia di brand safety e ottenere risultati migliori nel posizionamento dei loro annunci su YouTube.

“Tutte le parti interessate del nostro settore devono lavorare sinergicamente per trovare una soluzione alle criticità della brand safety”, ha dichiarato Nick Morley, Managing Director EMEA di IAS. “La beta ha avuto grande successo, perché YouTube, IAS e i brand di rilievo coinvolti hanno instaurato un dialogo costruttivo al fine di creare una soluzione congiunta. Lavorando sinergicamente abbiamo creato un’offerta di brand safety di cui gli inserzionisti possano fidarsi per proteggere i loro investimenti YouTube“.

Ora che l’integrazione è disponibile per tutti i clienti di IAS, i modelli di machine learning sviluppati, assicura IAS, continueranno a essere perfezionati. Con l’assimilazione di una quantità sempre maggiore di dati, “arricchiti” dal feedback umano, i modelli IAS analizzeranno nuovi contenuti e impareranno a identificare video, ritenuti non sicuri, permettendo ai brand di poter prendere decisioni quasi in tempo reale per le loro campagne.

YouTube, nuove estensioni e possibilità di misurazione per gli annunci

Le aziende che pianificano annunci su YouTube potranno ora aggiungere alle loro campagne una serie di informazioni aggiuntive, e misurare le performance della loro pubblicità in maniere più approfondita.

Google ha infatti annunciato una serie di nuove estensioni pubblicitarie, grazie alle quali gli utenti della piattaforma video vedranno le loro esperienze pubblicitarie arricchite di nuove informazioni “orientate all’azione”, come gli orari di programmazione dei cinema contestualmente allo spot di un film, o la possibilità di effettuare prenotare una camera sotto l’annuncio di un albergo. Fino ad ora, erano a disposizione dei brand (in beta) solamente estensioni di localizzazione o form da far compilare agli utenti.

Contestualmente, sono state anche ampliate le opzioni di misurazione relative alle metriche di Brand Lift. Le aziende potranno adesso visualizzare il numero di “lifted users” (gli utenti che sono stati influenzati da un annuncio) e il “cost-per-lifted-user” (il costo per efficacia dell’annuncio su singolo utente). I dati di misurazione del Brand Lift saranno inoltre ora disponibili all’interno delle dashboard di Google Ads e di Display & Video 360.

Google, infine, ha comunicato di avere ampliato il roster dei suoi partner esterni per la misurazione: oltre a Oracle Data Cloud e Nielsen Catalina Solutions, le aziende di beni di largo consumo potranno misurare le loro campagne su YouTube anche attraverso la società di ricerca IRI.

Innovid entra a far parte dei partner di Google per le misurazioni

I clienti della piattaforma di video advertising Innovid potranno d’ora in avanti misurare le performance dei loro annunci su YouTube, grazie a una partnership con Google annunciata giovedì.

Innovid si è aggiunta a un’altra ventina di piattaforme lato vendita al programma Google Measurement Partners, un’iniziativa lanciata la scorsa settimana che permette a una serie di soggetti esterni, tra cui comScore, Doubleverify e Nielsen, di verificare autonomamente metriche quali viewability, brand lift e brand safety sulle property della società.

Hearst, un team misurerà l’efficacia data-driven degli spazi adv del gruppo

Oggi nella nostra rassegna parliamo dell’approccio data-driven di Hearst e Dentsu, e di una novità di YouTube.

Hearst lancia Hearst Data Studio: misurerà l’efficacia delle inventory del gruppo

Hearst è pronta a lanciare un nuovo team interno che si occuperà di fornire agli inserzionisti dell’editore informazioni su come il pubblico risponde ai loro annunci pubblicitari. Si chiamerà Hearst Data Studio e sarà composto da 20 persone tra research analyst, data scientist e specialisti del programmatic. Nel lungo periodo, il suo obiettivo sarà quello di trarre vantaggio dai dati di prima parte di Hearst così come da quelli di terze parti, per provare il valore delle inventory pubblicitarie delle property del gruppo. Leggi di più su Digiday.

Dentsu conferma il suo focus sul tema dati

Dentsu conferma la sua attenzione al tema dati per l’anno in corso. «Come gruppo rimaniamo focalizzati sull’innovazione per aiutare i nostri clienti a stare avanti nella competizione del mercato», ha dichiarato Toshihiro Yamamoto, president e CEO di Dentsu Inc in occasione dell’ufficializzazione del bilancio Q1 2018 della holding, aggiungendo: «In un mercato in rapida evoluzione, aiutiamo i nostri clienti a massimizzare il valore dei dati ed a trarre un vantaggio competitivo per i loro brand nel trasformare i dati sui consumatori in informazioni addressable, che insieme a contenuti dinamici possono migliorare l’engagement del pubblico». Il gruppo ha visto nel trimestre un aumento del 5,7% dei ricavi, con il digital a contribuire per il 23% al business di Dentsu e per il 61% a quello di Dentsu Aegis Network. Leggi di più su Campaign.

YouTube testa la modalità “incognito”

Google potrebbe presto lanciare la modalità “incognito” già esistente su Chrome anche su YouTube. Big G starebbe infatti testando la novità sull’app mobile della sua piattaforma video: alcuni utenti, infatti, avrebbero già cominciato a vedere la funzione all’interno della propria pagina “Account” del servizio. Una volta che l’utente entra in modalità “incognito”, l’app non potrà più tracciare i contenuti visualizzati sulla piattaforma per successive personalizzazioni. Leggi di più su Android Police.

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