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Publitalia sviluppa l’addressable tv: dopo i formati interattivi, in cantiere la sostituzione dinamica degli spot

Sono già una settantina i clienti – tra cui big come Ferrero, Esselunga e P&G – ad aver utilizzato le soluzioni di Publitalia ’80 nel campo dell’addressable tv, ossia la tecnologia che consente di erogare campagne televisive su audience specifiche. Un risultato giudicato soddisfacente dai vertici della concessionaria di Mediaset, tanto che l’attuale piattaforma verrà presto potenziata con nuove soluzioni, tra cui la sostituzione dinamica degli spot.

Lanciata a fine novembre 2017, la piattaforma di addressable tv di Publitalia (che fa capo alla direzione Adtech & Business Development guidata da Paola Colombo) poggia attualmente sui formati Add+Over, un overlay interattivo in sovraimpressione al normale spot tabellare e Add+Inside, una cornice creativa erogata all’interno del contenuto editoriale in diversi momenti della giornata.

Le diverse possibilità di targettizzazione consentono segmentazioni geolocalizzate, sociodemografiche o di interesse verso circa 3,5 milioni di famiglie che guardano le reti Mediaset (tra cui Canale 5, Italia 1, Rete 4) su una tv connessa. Si tratta di un bacino di audience ancora limitato, ma destinato ad aumentare in modo esponenziale entro il 2022, quando avverrà lo “switch off” del digitale terrestre verso lo standard Mpeg4 che porterà alla necessità di sostituire gran parte del parco tv circolante.

«Abbiamo già lavorato a campagne addressable con una settantina di clienti, tra cui Ferrero, Esselunga e P&G, big spender che ne hanno compreso il potenziale. Molti di questi, dopo le prime fasi di test, sono passati a investimenti di tipo continuativo. Siamo molto soddisfatti del successo di mercato di questi nostri formati innovativi, che rispondono perfettamente alla crescente richiesta di nuove soluzioni di comunicazione da parte di clienti e agenzie», ci ha detto Matteo Cardani, General Manager Marketing di Publitalia ’80. Un aspetto interessante è che Add+Over e Add+Inside sono formati interattivi che consentono di erogare su bacini televisivi campagne misurabili con metriche digitali, come il click-to-rate (i formati si “cliccano” e si navigano attraverso il telecomando). «Ma a differenza del web, la tv non si “scrolla” quindi la viewability è per definizione del 100%. Il CTR? Paragonabile alle campagne online, ossia nell’ordine dello 0,1/0,2%», ha specificato Cardani.

A differenza di altri broadcaster come Sky, l’approccio alla addressable tv di Mediaset non ha puntato alla veicolazione di spot “differenziati” per audience specifiche, ma a formati “supplementari” rispetto ai break tradizionali. Ma lo sviluppo è continuo e nella road di quest’anno, ci hanno fatto sapere Cardani e Stefano Sala, a.d. Publitalia, c’è anche la sostituzione dinamica degli spot. Non c’è invece, almeno per il momento, la possibilità per i brand di acquistare inventory Mediaset “addressable” su smart tv autonomamente in programmatic, attraverso una DSP. Le campagne passano tutte dalla concessionaria.

Che opportunità offre il Programmatic alla TV? L’analisi del FreeWheel Council for Premium Video Europe

Se il Programmatic è considerato da molti un modo efficace per raggiungere audience cross-screen, i suoi vantaggi sono spesso ancora fraintesi. Per questo, con l’obiettivo di fare più chiarezza sulle dinamiche del trading automatizzato in particolare in ambiente video, il FreeWheel Council for Premium Video Europe (FWCE) ha realizzato “Cracking the programmatic conundrum“, un nuovo documento di approfondimento che esamina il modo in cui le emittenti e gli operatori di pay TV stanno adottando l’ad tech per potenziare le proprie offerte.

L’ultimo documento del Council – che è composto da 18 membri europei tra cui Channel 4, Nent Group, Sky Media, Canal+ e Publitalia – prende in considerazione innanzitutto gli approcci strategici adottati dai broadcaster e dagli operatori di pay TV relativamente al trading programmatico. Questi approcci comprendono l’utilizzo della pubblicità programmatica per tre scopi: stimolare la crescita dei mercati locali, promuovere una gestione più efficiente dell’inventory e accrescere il valore complessivo del mercato.

Il documento fornisce inoltre alcuni esempi di applicazione efficace di tali approcci per i fornitori di contenuti premium video, come ad esempio il caso di AdSmart di Sky, che ha permesso a un nuovo mercato di inserzionisti di concentrarsi su audience specifiche – con una spesa complessiva inferiore – invece di raggiungere una reach a livello nazionale. L’approfondimento si conclude con le definizioni di alcune delle principali soluzioni di trading programmatico, come Open Marketplace, Private Marletplace e Programmatic Guaranteed.

Fino a questo momento, i fornitori di contenuti premium video hanno gestito attentamente la progressiva adozione delle tecnologie di automazione al fine di evitare potenziali erosioni di valore. Tuttavia, i vantaggi derivanti dall’utilizzo tattico del trading programmatico insieme ai canali di vendita tradizionali sono evidenti, come sottolinea Emmanuel Josserand, Brand, Agency and Industry Relations di FreeWheel: «L’ecosistema premium video è in continua evoluzione e il progresso tecnologico ha ridotto gli ostacoli all’adozione delle tecnologie programmatiche. Questo documento dimostra la necessità di analizzare i vantaggi che la pubblicità programmatica offre alle realtà commerciali televisive, e di individuare le associazioni con flussi di lavoro e tecnologie esistenti al fine di sfruttarne appieno il potenziale. La velocità di adozione da parte del mercato sarà determinata dagli investimenti nelle tecnologie, dalla disponibilità di dati e da una gestione efficiente dell’inventory. La piena comprensione, da parte del settore, delle opportunità offerte dalla pubblicità programmatica rappresenterà un vantaggio per tutti gli attori della catena di valore».

Scambio di dati per l’addressable TV: Comcast lancia Blockgraph. Publitalia tra i partner

Creare un metodo sicuro di utilizzo dei dati e condivisione delle informazioni. Con questo obiettivo, Comcast Cable Advertising, divisione di Comcast Corporation, ha lanciato il progetto Blockgraph, un’iniziativa di settore volta a favorire uno scambio sicuro di informazioni relative all’audience, che siano conformi con le normative sulla privacy, ai fini della pubblicità addressable.

Attualmente, Comcast sta collaborando all’iniziativa con vari partner di settore, e con ulteriori imprese di comunicazione e distributori di programmazione video multicanale (MVPD) i cui nomi saranno divulgati prossimamente.

Blockgraph è stato ideato per fungere da “identity layer” all’interno del settore televisivo e fornisce una piattaforma tramite la quale le imprese di comunicazione e gli editori possono offrire agli addetti al marketing efficienti funzionalità di gestione dei dati, senza divulgare a terzi informazioni identificabili degli utenti; il che permette di aggiungere ulteriori tutele sul fronte della privacy.

Ma come funziona il progetto? “Al centro dell’iniziativa c’è la piattaforma Blockgraph – spiega Comcast in una nota -. Si tratta di un software con tecnologia blockchain, sviluppato fino ad ora in seno al gruppo FreeWheel di Comcast, che permette alle imprese di comunicazione e alle emittenti televisive di controllare, connettere e attivare in modo sicuro grandi quantità di dati. Comcast ha sviluppato il software con il fine ultimo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della pubblicità e del marketing televisivi basati sui dati, riuscendo a migliorare i processi di pianificazione, targeting, esecuzione e misurazione sui diversi dispositivi”.

Blockgraph facilita la risoluzione delle problematiche in materia di attivazione dei dati per tutti gli attori dell’ecosistema della pubblicità televisiva, ovvero i compratori, i venditori e, soprattutto, i consumatori stessi. Caratteristica intrinseca della piattaforma è la tutela della privacy dei consumatori, poiché ogni dato dei partecipanti al progetto Blockgraph rimane nel sistema di partenza e il partecipante continua a tutelare i dati e a gestire la privacy dei suoi utenti, rispettando inoltre qualsiasi scelta da parte di questi ultimi relativamente al trattamento dei dati.

«I dati vanno protetti, in quanto risorsa preziosa e delicata per le imprese di comunicazione e i consumatori – afferma Jason Manningham, General Manager di Blockgraph -. Allo stesso tempo, tuttavia, al giorno d’oggi i dati alimentano i media e la pubblicità. La comunità televisiva deve assicurarsi di poter competere con le capacità di elaborazione dei dati adoperate dalle aziende “digital first”. Riteniamo che la soluzione ideale sia rappresentata da un metodo sicuro che permetta di tutelare i dati usufruendo al tempo stesso delle informazioni collettive, e siamo convinti che Blockgraph offra questa possibilità».

Attualmente, per unire gli attributi dei dati di due diverse parti, quale un inserzionista e un’impresa di comunicazione, generalmente è necessario inviare i dati a un provider centralizzato esterno. Il provider in questione provvede dunque a individuare automaticamente associazioni bilaterali tra le due parti, per poi restituire i segmenti di dati non identificabili che possono essere utilizzati a fini di targeting o misurazione. Al contrario, Blockgraph è una piattaforma peer-to-peer che permette a tutti i partecipanti di combinare i dati automaticamente, garantendo la tutela delle informazioni personali tramite tecnologie di crittografia, dati non identificabili e protocolli blockchain. Oltre a una sicurezza e un controllo maggiori, Blockgraph permette ai partecipanti di beneficiare delle conoscenze condivise della rete, poiché attributi aggiuntivi sono confrontati con Identificatori Blockgraph crittografati.

Attualmente, Comcast sta collaborando con NBCUniversal per testare il potenziale di Blockgraph, con l’intenzione di aggiungerlo all’offerta addressable agli inizi del 2019, ed è inoltre in contatto con diversi potenziali partecipanti al progetto Blockgraph per futuri roll-out, al fine di amplificare la portata e il sostegno dell’iniziativa. Tra questi, ci sono Viacom e Publitalia.

«Blockgraph è un altro esempio di collaborazione che investe l’intero settore, nell’ottica di adottare nuovi standard e tecnologie che ci permetteranno di competere in modo più efficace in quanto mezzo di comunicazione e incrementare al tempo stesso il valore offerto ai nostri clienti pubblicitari – commenta Paola Colombo, General Manager Adtech & Business Development presso Publitalia, divisione pubblicitaria di Mediaset -. Poiché Blockgraph è una rete peer-to-peer, un suo utilizzo più diffuso da parte del settore televisivo corrisponderà a conoscenze in materia di dati più definite e di maggiore portata. Siamo lieti di collaborare con i nostri partner a questa iniziativa comune».

E il progetto è aperto a nuove collaborazioni, come sottolinea Marcien Jenckes, Presidente di Comcast Cable Advertising: «Comcast ha investito nello sviluppo della tecnologia Blockgraph, ma non vogliamo che rimanga un’iniziativa esclusivamente di nostra competenza. Invitiamo l’intero settore televisivo a partecipare al progetto affinché diventi davvero un’impresa collettiva. Quando dati su larga scala non identificabili personalmente diventano disponibili per tutti, l’attenzione è rivolta a cosa è in grado di farne il singolo fornitore di servizi e come possono essere utilizzati questi dati per contribuire al raggiungimento dei risultati desiderati. Riteniamo che quando capacità avanzate di gestione dei dati incontrano i vantaggi derivanti dall’engagement e dalla consapevolezza tipici della TV e del premium video, si ottiene un livello di performance difficilmente superabile».

La pubblicità tv di Publitalia: addressable ma (per ora) non Programmatic

Publitalia continua a lavorare per lanciare la pubblicità addressable sui canali televisivi in chiaro. Lo ha affermato Stefano Sala, Amministratore delegato della concessionaria, nel corso nel corso della presentazione dei palinsesti Mediaset.

L’aggiornamento permetterà agli inserzionisti di pianificare sulle smart tv annunci differenti a seconda degli interessi, della geo-localizzazione e dello stile di consumo degli spettatori. Inoltre, Publitalia offrirà la possibilità di pianificare formati pubblicitari display a integrazione della tabellare.

Ma se proseguono, da un parte, gli investimenti in tecnologie di targeting per la pubblicità televisiva, la concessionaria non sembra essere intenzionata ad impiegare risorse per sviluppare uno strumento che consenta di automatizzare la vendita di spot: «Al momento siamo fermi in questo ambito, poiché il mercato non crede ancora in questa forma di acquisto. Il programmatic è invece una realtà per noi sia in ambito digitale che radiofonico», ha precisato Stefano Sala.

Lanciata da Mediaset lo scorso anno sui canali Premium connessi, ora la pubblicità indirizzabile è in fase di test sui canali del digitale terrestre con le campagne del gruppo e coinvolgono un panel ristretto di utenti. L’obiettivo di Mediaset è andare a regime con il sistema nei primi mesi del 2018.

Addressable Tv, al via cinque campagne multi-schermo su Premium Play

Nel mese di ottobre, riporta la newsletter della concessionaria Digitalia ’08, sono state varate le prime cinque campagne di addressable tv su Premium Play.

Veicolate su televisione, pc, tablet e smartphone, le campagne raggiungono segmenti profilati dei clienti della piattaforma on-demand del Biscione, una base costituita da circa un milione di famiglie e 2,8 milioni di persone.

Gli inserzionisti possono scegliere le aree geografiche verso cui indirizzare la propria pubblicità ed è inoltre possibile selezionare le famiglie con il più elevato indice di consumo di 35 diverse categorie merceologiche di settori disparati, tra cui food&beverage, personal care, automotive, finance, gaming, retail, luxury e telco&tech.

Queste iniziative di addressable tv rappresentano la prima, concreta applicazione delle tecnologie programmatiche alla televisione da parte della società. Nel mese luglio, l’amministratore delegato di Pubblitalia, Stefano Sala, aveva descritto una precisa roadmap che la concessionaria avrebbe seguito per sviluppare e ampliare la sua offerta di pubblicità data-driven sugli schermi televisiv.

Programmatic TV, gli approcci (contrastanti) dei due principali broadcaster italiani

Prendere l’esperienza del Programmatic buying sui mezzi digitali, e importarla sugli schermi tradizionali della tv: una possibilità a cui parte del mercato guarda con interesse e che in certi Paesi inizia ad essere una possibilità concreta: negli Usa, secondo stime di eMarketergià quest’anno la spesa in Tv programmatica crescerà del 127,8% a 710 milioni di dollari e nel 2018 si stima raggiungerà i 4,4 miliardi di dollari.

Ma come può una piattaforma di compravendita automatizzata essere applicata a un mezzo “offline” come la tv? Il primo passo è quello di connetterla alla rete: la condizione alla base del Programmatic tv è infatti che è che il bacino televisivo in questione sia “addressable”, ossia che la trasmissione passi attraverso dispositivi “indirizzabili” dall’operatore. Non per nulla, il mercato del Programmatic TV si sta sviluppando a partire da quei Paesi, come appunto gli Stati Uniti, ma anche l’Australia, dove per motivi storici, geografici e culturali la tv via cavo è storicamente più sviluppata. Ora però, con la diffusione delle smart tv e in generale dell’offerta televisiva via internet si aprono nuove prospettive, tutte comunque ancora da verificare in relazione alla maturità e alla spinta verso l’innovazione dei singoli mercati.

Secondo Phil Duffield, capo dell’advertising di AOL, uno dei player maggiormente impegnati allo sviluppo del mercato del video adv online in chiave tecnologica, il Programmatic tv è «inevitabile», ma anche «estremamente complesso», e «richiede del tempo per essere portato a termine nella maniera più profittevole per aziende e broadcaster».

Occorre ricordare, a questo proposito, come il mercato del Programmatic adv nel nostro Paese dovrebbe arrivare a valere qualcosa come 300 milioni di euro quest’anno, quindi meno di un centesimo rispetto ai 3,65 miliardi di euro in pubblicità raccolti nel 2015 dalla tv con logiche di mercato molto “tradizionali” e caratterizzate da forte concentrazione. In quest’ambito, un fuga verso il programmatic potrebbe suonare prematura, e addirittura confondere i clienti, già alle prese con uno scenario dei media in rapida evoluzione in cui la tv appare come una solida certezza. Fatta questa premessa, come si stanno muovendo i due principali broadcaster italiani su questo terreno?

La Rai: «Relazione one-to-one con i clienti»

«Il Programmatic TV? Non ci interessa, lo lasciamo ad altri». Con una dichiarazione che è suonata a metà tra battuta e dichiarazione d’intenti, Fabrizio Piscopo, AD di Rai Pubblicità, ha chiarito che nei piani della tv pubblica non c’è l’intenzione di sviluppare un’offerta pubblicitaria assimilabile al programmatic, almeno nel prossimo futuro.

Per l’a.d. di Rai Pubblicità, intervistato a margine della recente presentazione dei palinstesti Rai, il motivo di questa posizione è principalmente uno, ossia proteggere l’attuale modello diretto di relazione con gli spender pubblicitari: «Per noi – ha sottolineato – la relazione con il cliente è one-to-one, preferiamo seguire ognuno di loro in modo individuale e dedicato».

Niente avversione nei confronti della tecnologia, dunque, e del resto la voglia da parte di Rai di cavalcare le innovazioni tecnologiche è testimoniata da recenti avvenimenti come il lancio di Open Square, una piattaforma web (accessibile anche da smartphone e tablet), che consente agli utenti di entrare, consultare l’offerta nel dettaglio, prenotare spazi e avere immediatamente tutte le informazioni utili alla pianificazione (qui il nostro articolo dedicato). Iniziativa che a detta di Piscopo sta andando molto bene: «L’obiettivo è rendere più agevole la vita dei centri media. I test sono andati benissimo e Open Square è già stata usata da Mediacom per pianificare due campagne».

D’altra parte, se il Programmatic non è nei progetti di Rai a livello televisivo (per il momento) ciò non toglie che faccia invece parte della strategia sul fronte online, almeno per quanto riguarda la display adv. Dallo scorso settembre, Rai vende in Programmatic parte dell’inventory delle sue property web e mobile attraverso la piattaforma di Rubicon Project e, dopo un’iniziale limitazione dell’offerta all’open auction, ha iniziato a gennaio a vendere spot in private deal, forte della sua offerta di contenuti premium.

Mediaset, una road map in tre tappe

Più agressivo appare invece l’approccio al fronte programmatic da parte di Publitalia/Mediaset.

Recentemente infatti l’a.d. di Publitalia Stefano Sala ha parlato di quella che sarà la strategia di approccio della concessionaria al Programmatic Tv (qui il nostro articolo dedicato). La concessionaria ha elaborato una roadmap che ruota intorno a tre parole chiave: Automatic, Addressable e Programmatic, appunto. E se su quest’ultimo punto Sala ha ammesso che i tempi saranno ancora lunghi, tuttavia dalle sue parole l’intenzione di approcciare il data-driven è apparsa chiara: «L’attivazione di un sistema in grado di gestire almeno una parte di inventory attraverso una piattaforma con caratteristiche programmatiche assimilabili a quelle dell’online è nei nostri piani – ha detto Sala -. Prima però vogliamo imparare dall’esperienza della Rete, dove già oggi il 15% della nostra inventory viene venduta in programmatic».

Ad ogni modo, lo sviluppo di offerte programmatiche, o almeno di segmentazioni più evolute rispetto agli attuali modelli potrebbero essere favorite, dal prossimo anno, dall’arrivo sul mercato del nuovo protocollo di trasmissione Hybrid Broadcast Broadband TV, un nuovo standard industriale per la televisione digitale ibrida che ha lo scopo di armonizzare la trasmissione tradizionale, l’IPTV e i contenuti di intrattenimento a banda larga con le TV collegate a internet.

Lo standard, già diffuso in alcuni Paesi, dovrà essere adottato in tutta Europa nel 2017, dando senza dubbio una spinta al rapporto tra tecnologia e tv in chiave anche pubblicitaria.

Publitalia: ecco la roadmap in tre punti per il Programmatic Tv

Nel futuro di Publitalia c’è anche la Programmatic Tv: una novità su cui la concessionaria sta attivamente lavorando, con una roadmap in tre tappe.

A dirlo è stato l’a.d. di Publitalia Stefano Sala, ospite dell’evento “Comunicare Domani” di Assocom. Il manager, in occasione dell’evento, ha espresso un certo ottimismo sull’andamento del mercato pubblicitario e sul futuro della tv, «che ha lunga vita», anche se «deve imparare a dialogare sempre di più con gli altri mezzi, il digitale in primis».

«Da quando sono arrivato, tre anni e mezzo fa, Publitalia è un’azienda diversa – ha detto Sala -. Oggi c’è una collaborazione molto più stretta con l’editore, con cui ci confrontiamo su ogni aspetto, e anche la struttura è più leggera e “orizzontale”, con manager giovani e preparati e la disponibilità di tutti a “sporcarsi le mani”».

Al centro della trasformazione di Publitalia, secondo Sala, ci sono essenzialmente due aspetti: una visione molto chiara, e la rapidità di esecuzione. «La visione è che la tv resta e resterà il nostro core business, allo stesso tempo tutto questo va arricchito in chiave multimediale».

Integrazione e dialogo con gli altri mezzi che, dal punto di vista commerciale, passa anche dalla tecnologia, quindi dai dati («già oggi lavoriamo molto con i dati, anche attivando quelli dei clienti», ha detto Sala) e dal programmatic. «Sul programmatic – ha detto Sala – abbiamo una roadmap in tre tappe».

«La prima, che abbiamo chiamato Automatic, riguarda la digitalizzazione dei processi del flusso della campagne televisive e sarà implementata entro i prossimi sei mesi, rendendo automatiche milioni di operazioni che ora vengono fatte a mano, con un evidente miglioramento del servizio al cliente», ha spiegato l’a.d. di Publitalia. «Il secondo punto, Addressable, poterà ad affiancare all’offerta tradizionale un’offerta “indirizzabile” verso specifici segmenti di utenti, come già fanno alcuni grandi editori europei, in particolare RLT e ProSiebenSat in Germania. Faremo un test a ottobre per partire a inizio 2017».

La possibilità di iniziare a commercializzare l’adressable tv il prossimo anno, ha aggiunto Sala, sarà favorita dall’arrivo sul mercato del nuovo protocollo di trasmissione Hybrid Broadcast Broadband TV, un nuovo standard industriale per la televisione digitale ibrida che ha lo scopo di armonizzare la trasmissione tradizionale, l’IPTV e i contenuti di intrattenimento a banda larga con le TV collegate a internet. Lo standard, già diffuso in alcuni Paesi, dovrà essere adottato in tutta Europa nel 2017, ha spiegato il numero uno di Publitalia.

Per l’ultimo step della roadmap, “Programmatic”, i tempi saranno invece un po’ più lunghi: «L’attivazione di una piattaforma in grado di gestire almeno una parte di inventory attraverso una piattaforma con caratteristiche programmatiche assimilabili a quelle dell’online è nei nostri piani. Prima però vogliamo imparare dall’esperienza della Rete, dove già oggi il 15% della nostra inventory (il riferimento è alle properties gestite da Mediamond, ndr) viene venduta in programmatic», ha concluso Sala.

Il programmatic tv sbarca su Mediaset: Publitalia lancia la piattaforma Media Market Place

Il programmatic advertising arriva sulla tv generalista grazie a Mediaset e alla sua concessionaria Publitalia’80. Debutterà il prossimo autunno (tra settembre e ottobre) Media Market Place, la prima piattaforma per l’acquisto automatizzato di spazi pubblicitari sulla tv generalista di proprietà di un gruppo editoriale.

Lo ha anticipato martedì sera a Milano, a margine della presentazione dei palinsesti autunno 2015 di Mediaset, Stefano Sala, amministratore delegato commerciale di Publitalia’80. Media Market Place, ci ha spiegato Sala, è un «market place a inviti, in cui alcuni prodotti pubblicitari premium verranno assegnati all’asta al miglior offerente entro un termine temporale prefissato».

Viste le differenze intrinseche e commerciali tra tv e internet, il meccanismo di asta ha poco in comune con il real time bidding dell’online, in cui gli spazi vengono assegnati in pochi millesimi di secondo. In questo caso si parla piuttosto di “forward buying”: «Oltre all’aspetto tecnico, le dinamiche a livello di operations del mercato televisivo non consentono di generare offerte in tempo reale», ha detto Sala.

Anche la logica, rispetto all’online appare ribaltata: la piattaforma non gestirà in modo tecnologico la commercializzazione dell’invenduto, al contrario. I prodotti immessi sul Media Market Place di Publitalia saranno «quelli di prima fascia, in grado di generare un’alta domanda» con l’obiettivo di massimizzarne il valore attraverso il meccanismo di asta (si parla di break pubblicitari di prima serata, specie in occasione di eventi televisivi di grande richiamo). In termini quantitativi, si tratterà «dell’uno, massimo due per cento del nostro bacino pubblicitario complessivo», ha spiegato l’a.d. della concessionaria.

A poter accedere alla piattaforma spazi saranno i centri media e i trading desk dei grandi clienti. Gli spazi verranno assegnati attraverso un sistema di “bid”, possibili fino a un termine temporale prestabilito, dopodiché non saranno ammesse né cancellazioni, né operazioni di trading sul prodotto acquistato.

Media Market Place, ha precisato Sala, è stata sviluppata autonomamente, ed è anche possibile che questa operazione faccia da apripista ad un progetto con un respiro più ampio, che vedrebbe Publitalia/Mediaset associata ad altri broadcaster per una piattaforma di Programmatic tv su scala internazionale.