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AdUX rilascia una nuova demand-side platform per la pubblicità nativa

AdUX lancia un nuovo servizio tecnologico rivolto ai centri media e agli inserzionisti nell’ambito della pubblicità contestuale. Basata su una tecnologia sviluppata da Quantum Advertising e già disponibile, Adysseum è una demand-side platform nativa proprietaria, che dà accesso alle più importanti supply-side platform native del settore.

Connessa a tutti i bacini di Native Advertising (tra cui Quantum, Taboola, Outbrain, Ligatus e Rubicon Project), la piattaforma permette agli utilizzatori della piattaforma di accedere alle inventory di pubblicità non intrusiva disponibili in tutto il mondo. Qualunque sia la modalità d’acquisto, i centri media e gli inserzionisti hanno a disposizione un modo per ottimizzare e centralizzare l’insieme delle campagne native, in totale trasparenza. Adysseum, si legge nella nota, ha immediatamente riscosso un’ottima adesione anche in Italia, permettendo

La soluzione della società ad-tech permette inoltre di gestire campagne di targeting geolocalizzate, grazie alla collaborazione con il team di Admoove. Connessa con le principali SSP mobile del settore, la piattaforma è in grado di offrire la maggior parte dei formati mobile.

AdUX ha rafforzato il suo approccio UX sviluppando una piattaforma che consente una maggior diffusione di formati native di elevata qualità. Avvicinandosi alla pubblicità in modo responsabile e non intrusivo, AdUX rispetta e soddisfa le aspettative degli utenti e allo stesso tempo offre soluzioni tecnologiche innovative ai partner (agenzie, centri media, inserzionisti ed editori) migliorando e semplificando l’esperienza di acquisti di spazi pubblicitari”, commenta Carlo Poss, CEO di AdUX Italia.

Amazon abilita i direct deal sulla sua demand-side platform

Amazon ha abilitato gli acquisti garantiti in private marketplace tra i clienti della sua DSP e gli editori attraverso il prodotto Transparent Ad Marketplace.

Secondo quanto risulta ad AdExchanger, sarebbero già in fase di test le prime transazioni. Le compravendite dirette seguono lo stesso funzionamento del private marketplace garantito: gli inserzionisti stanziano denaro per posizionare gli annunci all’interno degli spazi di specifici editori utilizzando i dati di Amazon.

Per gli editori ciò rappresenta un’opportunità in quanto consentirebbe loro di intercettare la spesa che marchi e agenzie hanno riallocato sul sito di e-commerce.

L’introduzione dei direct deal, prosegue AdExchanger, può essere una mossa di Amazon per risalire il funnel e sbarcare su territori premium. In questo modo, si migliora l’offerta di inventory della società guidata da Jeff Bezos incoraggiando transazioni a CPM alto.

Combinando inventory di alto livello e i dati della compagnia, i compratori potrebbero essere indotti a utilizzare la sua DSP per più tipologie di acquisti.

Sizmek lancia una nuova versione della sua DSP

Sizmek ha annunciato oggi una completa revisione della sua demand-side platform.

La nuova DSP presenta un’esperienza utente evoluta, fornendo ai clienti nuovi schermi e nuovi flussi di lavoro per una maggiore trasparenza, un maggior controllo e una maggiore efficienza nella gestione dei budget e della spesa per il programmatic.

Questi miglioramenti, spiega la nota, assicurano alle agenzie degli insight completi a seguito delle campagne pubblicitarie e permettono loro di identificare e ottimizzare le strategie media, avendo così un quadro più chiaro su cosa sta funzionando e cosa no, e aiuta a prendere le decisioni migliori in tempo reale. Grazie all’esperienza degli inserzionisti, l’usabilità è stata migliorata e le prospettive sono quelle di ottimizzare i tempi lavorativi con minori click e un ridotto tempo/valore.

La nuova DSP della società ad-tech, inoltre, fornisce alle agenzie un motore intuitivo di raccomandazione e ottimizzazione che migliora le prestazioni media. In passato, aziende e agenzie non apprezzavano l’approccio da “scatola nera” su cui sembravano basarsi intelligenza artificiale e machine learning, ed erano diffidenti per paura di perdere il controllo sul processo decisionale.

Tuttavia, Sizmek garantisce ai buyer il pieno controllo sull’esecuzione della campagna e sui tempi di utilizzo dell’intelligenza artificiale (ad esempio, esplicita quando la campagna è ottimizzata dall’intelligenza artificiale o vengono assegnati manualmente i budget tattici giornalieri). La DSP lavora sui dati con l’intento di scoprirne sempre di nuovi e trasforma la trasparenza in key learnings tramite report che mostrano quali caratteristiche abbiano contribuito al successo della campagna.

“Abbiamo ascoltato i feedback dei nostri clienti e abbiamo lavorato con loro mano nella mano per progettare la nuova DSP. Le agenzie vogliono più controllo ed efficienza e chiedono ai loro partner tecnologici un rafforzamento della loro value proposition”, ha dichiarato Mark Grether, CEO di Sizmek, “Inoltre, spesso nel nostro settore circola la convinzione errata che l’intelligenza artificiale possa sostituire le persone. La nostra DSP e i nostri prodotti mirano a consentire ai nostri clienti di prendere decisioni più ragionate e di differenziarsi sul mercato. Il nostro successo è radicato nel modo in cui mettiamo insieme dati, creatività e media, il tutto basato sull’Intelligenza Artificiale. La DSP di Sizmek incorpora tutte queste offerte in un’unica piattaforma”.

Cosa cercano le aziende in una DSP

Il Programmatic è un mercato in crescita, ma recentemente, vuoi per esigenze di maggiore trasparenza o di ottimizzazione dei costi, brand ed editori hanno iniziato a concentrare il numero di partner utilizzati.

Una recente ricerca di Pathmatics ha evidenziato come in due anni i publisher abbiano ridotto del 26% il numero di SSP utilizzate. E la stessa cosa vale anche per le DSP, il cui numero medio per inserzionista è calato nello stesso arco di tempo del 40%.

Per questo, per una piattaforma ad tech, è fondamentale capire quali suoi plus possono fare la differenza nella scelta da parte di un cliente. Ad esempio, cosa cerca un’azienda in una DSP?

A questa specifica domanda risponde uno studio di Advertiser Perceptions, che ha indagato i criteri di scelta delle piattaforme demand-side da parte di aziende e agenzie intervistando i professionisti di quasi 400 società americane.

Al primo posto, tra le capacità considerate indispensabili, ci sono reach e scalabilità dell’audience, reputate più importanti sia delle funzioni di targeting che di quelle di reportistica.

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La “portata” del servizio è una caratteristica che del resto è considerata fondamentale anche nella ricerca di altro tipo di piattaforme. Qualche mese fa, sempre Advertiser Perceptions aveva individuato la “scoperta di inventory pubblicitarie” (ad inventory discovery) come principale criterio di selezione delle piattaforme di gestione dei dati (DMP).

Iniezione di capitali per MediaMath: arrivano 225 milioni di dollari

Nuovi investimenti per MediaMath. La società di ad tech ha ottenuto dalla società Searchlight Capital Partners un’iniezione di capitali di 225 milioni di dollari. Il fondo, che sarà fornito in due differenti tornate, “porta il capitale totale investito di MediaMath a oltre 500 milioni di dollari, e fornisce le risorse necessarie per aiutare a guidare la sua prossima fase di crescita”, spiega la società in una nota.

I fondi verranno utilizzati soprattutto per rafforzare l’offerta di MediaMath, accelerando lo sviluppo delle sue DSP e DMP “attraverso iniziative di crescita sia organiche che inorganiche”, ma potranno servire anche per finanziare delle acquisizioni e per sovvenzionare la messa a punto di soluzioni in determinate aree strategiche come l’identity (l’individuazione di profili unici a partire dai dati provenienti da varie fonti) e l’intelligenza artificiale, ma anche la tv connessa e il digital out of home.

La società, infatti, è attualmente impegnata nell’espansione del suo “identity stack“, un’infrastruttura capace di connettere i vari punti di contatto delle aziende con i consumatori per garantire l’individuazione di profili unici (anche attraverso attività su mezzi in grande crescita come le tv connesse e il DOOH) e nell’ampliamento dell’adozione dell’intelligenza artificiale per garantire maggiori performance di business ai clienti nel rispetto della privacy dei loro utenti.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, inoltre, alcuni dei fondi verranno utilizzati per acquisire le quote di uno degli investitori di MediaMath, Safeguard Scientifics, che a gennaio aveva dichiarato di voler terminare gli investimenti in nuove compagnie a causa di una strategia di taglio dei costi.

L’iniezione di capitali per MediaMath arriva in un periodo particolarmente “caldo” di consolidamento per il mercato ad tech, che nell’ultimo mese ha visto sia l’acquisizione di AppNexus da parte del gigante telco AT&T, sia quella della divisione Marketing Solutions di Acxiom da parte di IPG, sia l’acquisto della maggioranza di Integral Ad Science (IAS) da parte di Vista Equity Partners.

Appnexus, un white paper sull’evoluzione delle DSP

Il programmatic advertising ha permesso ai digital marketer di raggiungere più facilmente le loro audience on line, ma allo stesso tempo ha posto problemi in termini di trasparenza, brand safety e, in ultimo, di performance.

E’ la premessa dell’ultimo white paper di Appnexus, una tra le principali società specializzate in tecnologie per il programmatic advertising. Nel documento, disponibile online, Appnexus delinea la sua visione del futuro delle DSP, che devono evolvere e, attraverso il machine learning, aiutare i trader a creare campagne più efficaci, più customizzabili e più performanti, garantendo allo stesso tempo brand safety e trasparenza.

Tra gli altri benefici dell’intelligenza artificiale, Appnexus nel white paper annovera la riduzione del tempo da dedicare alle attività “operative” a beneficio di quelle strategiche, nonché la possibilità di arrivare più facilmente all’audience desiderata.

Sizmek tra le 10 aziende più innovative nel media & entertainment secondo Insights Success

Il business magazine Insight Success ha inserito la tech company Sizmek tra le 10 aziende più innovative del 2018 nel settore media ed entertainment, perché “combina un’eccellente esposizione pubblicitaria con una trasparenza impareggiabile“.

“Siamo felici di aver ricevuto questo riconoscimento, perché innovazione e l’essere di ispirazione per il mercato sono capisaldi della nostra azienda”, dichiara Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek. “Le nostre soluzioni integrate consentono di lavorare senza barriere o limitazioni con dati, creatività e media. Il nostro motore decisionale basato sull’intelligenza artificiale identifica, infatti, gli insight dei dati in 5 dimensioni chiave su cui garantiamo affidabilità e trasparenza: campagne, consumatori, contesto, creatività e costi”.

Dietro ogni annuncio pubblicitario che vediamo si nasconde un impegno enorme in termini di ricerca, pianificazione e impiego di risorse. Team di professionisti, assistiti da potenti sistemi di Intelligenza Artificiale (AI), contribuiscono alla sua creazione, decidendo strategia, tempistiche e delivery. Si tratta di investimenti sostanziosi in ambiente digitale, quindi soggetto a completa misurabilità: per questo gli inserzionisti richiedono una sempre maggiore visibilità su risultati che giustifichino le risorse economiche allocate.

Tuttavia, le compagnie che gestiscono gli investimenti nell’ambito della pubblicità digitale, sono sempre state riluttanti a condividere informazioni precise sul ROI delle campagne. Secondo Insight Success, Sizmek è un’azienda che sta rivoluzionando il settore con un approccio unico nel fornire servizi che combinano l’esposizione pubblicitaria mirata con la tanto richiesta trasparenza.

Parte di questo successo, sottolinea la società in una nota, è merito dell’impostazione data da Mark Grether, Ceo di Sizmek dal 2017. Il mandato di Mark è stato fin da subito caratterizzato da un forte cambiamento e infatti ha rinnovato la struttura dell’azienda per dare ai Country Manager, che meglio conoscono i propri mercati locali, il potere di prendere più decisioni, pur continuando a sentirsi parte di una grande multinazionale.

Un ultimo motivo alla base del successo di Sizmek, secondo Insight Success, è quello della capacità di anticipare il cambiamento per essere pronti ad affrontare al meglio il futuro.

Lo stato del Programmatic Advertising in 5 chart

Il Programmatic è un mercato in continua evoluzione, e seguire la sua crescita e trasformazione non è semplice. eMarketer ha condensato i suoi principali trend in cinque chart.

I modelli di asta

Una delle principali tendenze rilevate nel mercato è il progressivo passaggio da modelli di asta “second-price”, in cui a vincere è l’offerta più alta ma il vincitore paga l’equivalente della seconda maggiore offerta, a modelli “first-price” in cui il vincitore paga quanto effettivamente proposto (l’offerta più alta). Da un’analisi di 338 miliardi di impression erogate tramite 39 SSP americane, è emerso che a dicembre il modello first-price veniva usato nel 5,8% dei casi, mentre a marzo ben nel 43,3%, superando tutti gli altri.

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Le priorità degli inserzionisti

Il GDPR è senza dubbio stato l’evento principe di questa prima metà del 2018, con tutti i timori nutriti dagli operatori sulle sue possibili conseguenze sul mercato pubblicitario data-driven. Lo scorso dicembre, proprio il nuovo regolamento europeo entrato in vigore un mese fa è stato indicato come una delle priorità da affrontare nell’immediato futuro da ben il 76% degli inserzionisti, interpellati da WFA e dataxu. Insieme ad esso, è stato citato da più di metà degli intervistati anche il tema delle misurazioni, in particolare l’identificazione di modelli di attribuzione efficaci.

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Il rapporto tra aziende e DSP

Da due anni a questa parte, il numero di piattaforme di acquisto utilizzate in media dalle aziende ha subito un progressivo calo. Secondo quanto rilevato dalla società Pathmatics, che ha analizzato l’adozione delle DSP da parte dei 100 principali inserzionisti americani presenti sulla sua piattaforma, a gennaio 2016 il numero medio di piattaforme usate da una singola azienda era pari a 6,9. Ad aprile 2018 la cifra è scesa a 4,2, con un calo complessivo del 40%.

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Gli editori e le modalità di vendita

I publishers stanno sempre più adottando degli approcci ibridi per vendere le loro inventory in maniera automatizzata. Il numero di siti che utilizzano insieme tecnologie header bidding client-side e server-side sono aumentati di oltre il 50% tra settembre 2017 e febbraio 2018, secondo uno studio di ServerBid. Tra i 1000 siti più popolari di internet che vendono adv in programmatic, la percentuale supera il 20%.

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Un programmatic più “sicuro”

Un altro tema importante legato al mercato programmatico è quello della sicurezza. Lo scorso anno IAB Tech Lab ha creato ads.txt, uno strumento volto a risolvere il problema delle frodi pubblicitarie (in particolare il fenomeno del “domain spoofing”) rendendo pubblici e facilmente accessibili i nomi dei rivenditori pubblicitari autorizzati di un editore. L’adozione di questo strumento è stabilmente aumentata nel tempo, arrivando a coprire a fine febbraio 2018, secondo uno studio Pixalate, il 51% dei 5000 principali siti a livello mondiale.

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The Trade Desk potenzia la sua piattaforma di programmatic con l’AI

La piattaforma internazionale di tecnologie per il programmatic advertising The Trade Desk ha annunciato il lancio di una serie di nuovi prodotti per aiutare gli inserzionisti a usare nuovi insight data-driven per pianificare, ottimizzare e acquistare campagne sui media digitali con un’efficacia “maggiore che mai”.

New Wave” – questo il titolo scelto per la nuova suite di prodotti – si compone di tre strumenti diversi.

Il primo è Koa, un motore di intelligenza artificiale che dovrebbe aiutare inserzionisti e agenzie a prendere migliori decisioni riguardo alle campagne, e migliorarne le performance; poi c’è Planner, uno strumento di pianificazione che combina dati di prima e terza parte per scegliere i device, i network pubblicitari, i canali, le aree geografiche o i gruppi demografici che consentono di raggiungere il target nel modo più efficace, e suggerisce modi per ottimizzare la spesa media rispetto alle possibili opportunità. E infine ecco Megagon, intuitiva nuova interfaccia su cui visualizzare ed elaborare le informazioni di Koa per prendere decisioni in tempo reale.

Con i nuovi strumenti, la piattaforma “potenziata” di The Trade Desk dovrebbe agevolare gli spender soprattutto nella fase di pre-campagna, aiutandoli a stimare e ottimizzare l’impatto in termini di delivery e di costi di ogni ottimizzazione apportata nella piattaforma, prima di iniziare a erogare.

Tutti i nuovi strumenti sono disponibili gratuitamente per i clienti di The Trade Desk. “Siamo orgogliosi di lanciare The Next Wave per realizzare la promessa del programmatic: un approccio più data-driven all’advertising che offre benefici a inserzionisti, editori e consumatori”, commenta Jeff Green, Ceo e fondatore della società.

Perché negli anni le agenzie hanno ridotto il numero di DSP con cui lavorano?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di DSP, Cannes e della partnership tra Salesforce e Google Analytics 360.

Perché negli anni le agenzie hanno ridotto il numero di DSP con cui lavorano?

Con l’acquisizione di sempre più competenze in ambito programmatico, le agenzie media col tempo hanno progressivamente ridotto il numero di DSP con cui lavorano. Secondo una recente ricerca, la quantità di piattaforme di acquisto con cui un’agenzia lavora si è ridotto del 40% nel corso degli scorsi due anni. Ma quali sono effettivamente i motivi, al di là dell’internalizzazione di certe competenze? Sicuramente un consolidamento del mercato, ma anche il bisogno di una maggiore efficienza, sia a livello di processi che di costi. Leggi di più su AdExchanger.

A Cannes quest’anno meno società ad tech

Nel mercato programmatico si parla da tempo di un progressivo consolidamento degli operatori. E questo concetto sembrerebbe aver trovato conferma quest’anno al Festival della Creatività Internazionale di Cannes. Rispetto all’anno scorso, quando una ventina di società ad tech dominavano il porto del festival, quest’anno il gruppo si è ridotto a quasi la metà di tutti i 18 yacht ormeggiati. In compenso, si sono aggiunte alla flotta le società di consulenza: Accenture, che proprio ultimamente ha lanciato il suo nuovo braccio programmatico, e PwC. Tra i temi più ricorrenti a bordo, il GDPR, da meno di un mese definitivamente entrato in vigore. Leggi di più su Digiday.

Cosa significa per le aziende l’accordo tra Salesforce e Google Analytics 360

Negli scorsi giorni Salesforce ha annunciato una partnership con Google, grazie alla quale le aziende potranno attivare dati dal software Analytics 360 attraverso la Salesforce Marketing Cloud. Ma cosa significa effettivamente questo per i marketer? Salesforce precedentemente non aveva un’offerta di web analytics, dunque ha optato per una “fornitura” esterna, appunto con Big G e il suo software Analytics 360. Adesso per esempio, un’azienda di beni di consumo potrà visualizzare sulla dashboard Marketing Cloud delle metriche importate da Analytics 360, creare delle audience aggregate e anonime, per esempio, di tutti gli utenti che hanno visualizzato spesso un prodotto ma non lo hanno acquistato, e attivarle con campagne di retargeting tramite la Marketing Cloud in pochi click. Leggi di più su AdAge.