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Twitter sviluppa l’offerta pubblicitaria con l’acquisizione della DSP Crossinstall

Twitter si sta dando da fare per crescere nel performance advertising.

Il social dei cinguettii ha annunciato di aver acquisito Crossinstall, una DSP per la pubblicità interattiva su mobile. I dettagli economici dell’operazione non sono stati resi noti, ma tutti i 70 dipendenti di CrossInstall si uniranno a Twitter.

La specialità di Crossinstall, società che esiste dal 2012, sono le soluzioni di user acquisition su dispositivi mobili, grazie a tecnologie e soluzioni creative proprietarie. La maggior parte dei clienti di CrossInstall, osserva adexchanger, sono società di gaming, come Machine Zone, Jam City, SGN e PuzzleSocial.

La pubblicità di tipo direct response, in particolare nel campo dei giochi online, si è dimostrata uno dei settori più resistenti alla crisi del coronavirus, come riportato da società come Facebook, Google e Snap a corollario delle rispettive trimestrali.

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L’investimento di Twitter va quindi letto anche alla luce di questo scenario. La società fondata da Jack Dorsey ha infatti in programma di attingere all’esperienza di Crossinstall nella pubblicità a performance e nelle strategie di acquisizione di utenti per “aiutare ad accelerare la nostra road map dei prodotti pubblicitari nel 2020 e oltre”, come ha twittato martedì mattina Bruce Falck, general manager of revenue product di Twitter.

“Riteniamo inoltre che questa acquisizione aumenterà ulteriormente il valore di MoPub per gli sviluppatori di app mobili, un’altra parte fondamentale della nostra attività”, ha aggiunto Falck sempre su Twitter.

FreeWheel e Adform estendono all’Europa la partnership nel video advertising premium

Novità nel campo della pubblicità video online in ambienti “premium”: FreeWheel e Adform hanno infatti annunciato l’estensione al vecchio continente della partnership finalizzata a semplificare l’acquisto di campagne di campagne video in programmatic, con particolare attenzione per ambienti come tv connesse, advanced tv e OTT.

L’accordo, già attivo negli Stati Uniti, prevede un utilizzo congiunto dei software delle due società per semplificare il programmatic buying e rendere più agili i processi. “Gli investimenti nell’automazione dei media che abbiamo realizzato negli USA si sono rivelati un grande successo ed è più che naturale replicare il medesimo approccio nel mercato europeo”, ha detto Justin Beere, VP, DSP Partnerships di FreeWheel.

Dall’unione dell’esperienza delle due aziende nasce un’offerta personalizzata sul fronte demand (DSP), grazie all’integrazione dell’inventory Advanced TV e TV connessa (CTV) di FreeWheel (che fa parte del gruppo Comcast) con la DSP multicanale di Adform. Attraverso una gestione congiunta degli acquisti che tiene conto degli interessi dei publisher e dei buyer, il sistema offre ad agenzie e inserzionisti una soluzione affidabile e consolidata in grado di garantire risultati qualitativi di branding e performance.

Forti di un’esperienza congiunta di più di 20 anni nel video advertising, FreeWheel e Adform presenteranno anche un programma di formazione, con workshop e webinar, per supportare inserzionisti, agenzie e contribuire ad approfondire le loro competenze nell’ambito del video programmatic buying.

“Il video continua a registrare tassi di crescita elevati, attrae gli investimenti dei brand, perché è molto apprezzato dai consumatori, su tutti i canali. Grazie alla connected tv le opportunità diventano ancora più interessanti ed è per questo motivo che è importante intensificare gli investimenti in formazione e gestione dei progetti, in modo da poter contare su un’esecuzione corretta delle campagne per centrare gli obiettivi”, sottolinea Filippo Gramigna, VP Global Commercial Partnerships di Adform.

Nei prossimi mesi la partnership vedrà un ulteriore sviluppo per offrire agli advertiser opportunità di transazioni programmatic garantite.

Video inventory di qualità e deal diretti: sono queste le richieste che riceviamo dai clienti che puntano sul video come leva di comunicazione. L’accordo con Freewheel ci permette di rispondere a questa domanda con una proposta di audience personalizzate su inventory video tradizionali e CTV. In particolare la tv connessa suscita grande interesse e curiosità in questo momento e l’integrazione dell’inventory Advanced TV di Freewheel con la DSP multicanale di Adform permetterà di offrire soluzioni di video buying d’avanguardia”, commenta Davide Corcione, Country Manager di Adform Italia.

Conclude Davide Fiorentini, Responsabile Commerciale Freewheel Media Italy: “Le tecnologie best-in-class e l’expertise locale dei due team mettono a disposizione un sistema di compravendita degli spazi video altamente automatizzato in ogni fase della transazione, dalla selezione della migliore inventory alla negoziazione di tutte le condizioni di erogazione”.

Per quanto riguarda le inventory accessibili in Italia, spiega Fiorentini a Programmatic Italia, “la novità principale è la disponibilità di inventory connected tv su TV LG e Samsung grazie agli accordi internazionali con Xumo e Funke. Per il VOD su Web, mobile e in-app facciamo affidamento sulle nostre partnership consolidate con Mediamond e Discovery Network International, mentre per il digital video è possibile accedere alla quasi totalità dell’audience italiana attraverso la tecnologia SSP proprietaria”.

The Trade Desk, ricavi in crescita del 33% nel primo trimestre grazie all’addressable tv

Nonostante la frenata della spesa pubblicitaria nel mese di marzo a causa del coronavirus, la demand side platform americana The Trade Desk ha chiuso un primo trimestre 2020 in decisa crescita: i ricavi sono stati pari a 160,7 milioni di dollari, in aumento di un terzo rispetto a un anno fa (+33%).

Si tratta di un risultato reso possibile soprattutto dal business della pubblicità sulle tv connesse, ha spiegato la compagnia commentando i dati della trimestrale.

Negli USA, “La televisione lineare ha subito una decelerazione costante del 3-4% negli ultimi cinque anni”, ha dichiarato Jeff Green, fondatore e Ceo di The Trade Desk. E mentre il confinamento a casa delle famiglie americane si è tradotto in un maggior consumo di schermi televisivi, l’attenzione si sta concentrando in particolare sui servizi di video on demand, mentre molti consumatori stanno mettendo in discussione i costosi fasci della tv via cavo, in cui gli sport dal vivo sono il principale richiamo.

Secondo Green, la tv connessa “rivaleggerà e addirittura supererà” la portata complessiva della TV lineare nel USA.

Fatto sta che, ha fatto sapere la compagnia, la spesa dei clienti di The Trade Desk nell’acquisto di inventory televisiva è aumentata di oltre il 100% in un anno, posizionandosi come principale driver di crescita insieme agli annunci audio (+60% in un anno) e al mobile (+38%). Dall’altra parte la DSP americana ammette di aver risentito della frenata della spesa in programmatic dovuta al coronavirus, con effetti che probabilmente si faranno sentire nel secondo trimestre.

“Il programmatic è stato danneggiato da una delle sue più grandi caratteristiche, la sua agilità”, ha osservato Green. “Nessun altro canale è facile da arrestare e avviare, quindi quando i CFO delle aziende impartiscono l’ordine di ridurre le spese, il programmatic è il primo pulsante che gli esperti di marketing anno ha disposizione da mettere “off”.

Xandr, ricavi a +14,8% nel primo trimestre grazie all’addressable tv

Trimestre in crescita per Xandr: tra gennaio e marzo 2020 la divisione specializzata in ad tech di At&t ha visto i suoi ricavi operativi crescere di 63 milioni di dollari a 489 milioni, grazie soprattutto al business americano degli annunci mirati (addressable tv).

A contribuire alla crescita delle entrate, salite in percentuale del 14,8% anno su anno, è stato anche il nuovo formato “pause ads”, lanciato lo scorso gennaio al CES, e favorito dalla crescita del consumo di video on demand con tanta gente in tutto il mondo costretta a trascorrere molto tempo a casa già a marzo.

In più, dallo scorso febbraio, Disney, Warner Media e AMC Network stanno usando la piattaforma programmatica Xandr Invest per le loro campagne anche sulla tv lineare. Una possibilità a cui altri investitori potranno accedere già entro la fine del mese.

La buona performance di Xandr non è stata tuttavia sufficiente a evitare al business pubblicitario di AT&T di chiudere il trimestre con un pesante segno meno, pari al 13%. A pesare sono state in particolare le entrate mancanti legate ai grandi eventi sportivi, cancellati o spostati a causa del coronavirus.

Adform, al via il nuovo programma di formazione Adform Academy

Per supportare i processi e il lavoro dei clienti, Adform mette a disposizione Adform Academy, il nuovo programma di formazione e certificazione individuale, gratuito, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ripensata totalmente, l’Academy sostituisce il programma GetCertified finora disponibile.

Le sessioni e il materiale presenti online permettono ai dipendenti delle aziende clienti di raggiungere una maggiore efficienza ed efficacia attraverso l’utilizzo delle soluzioni che compongono la full stack IAP – l’Integrated Advertising Platform di Adform.

Due i nuovi percorsi formativi disponibili: DSP Fundamentals Path e Ad Serving Fundamentals Path. Per ottenere la certificazione è necessario superare i diversi livelli di corsi. Ciascun corso può essere seguito individualmente, in base alle singole esigenze.

Ciascuna video-lezione è stand-alone e mette a disposizione un programma articolato che può essere seguito comodamente e suddiviso in base alle esigenze del singolo partecipante. Una volta completato il Path e superate tutte le verifiche, si riceve un attestato in formato PDF che può essere condiviso sui propri social come, per esempio, attraverso il profilo LinkedIn.

I temi affrontati nelle video-lezioni su DSP Fundamentals forniscono conoscenze sui tool Adform per realizzare campagne programmatic efficaci, scoprire le soluzioni per garantire la brand safety e, al contempo, mitigare gli effetti dell’ad fraud. Tra gli altri argomenti affrontati ci sono il targeting e il frequency capping cross device, consigli su come utilizzare al meglio le funzionalità per segmentare il target nella DSP, gestire efficacemente la selezione dell’inventory e i private deal. Infine, approfondire la comprensione degli algoritmi che automatizzano l’ottimizzazione delle campagne programmatic.

La certificazione Ad Serving Fundamentals permette di sviluppare le conoscenze fondamentali per dar vita a una gestione delle campagne più efficiente. Il corso mette a disposizione lezioni per comprendere meglio e in maniera più approfondita la gerarchia dell’Ad Server di Adform, attraverso le personalizzazioni e i cambiamenti in linea con i propri progetti pubblicitari.

Il workflow e i controlli da mettere in atto durante la gestione di una campagna sono un altro dei temi affrontati, così come imparare a gestire, caricare e applicare la creatività nelle campagne, oltre ai temi legati al miglioramento dell’esecuzione di strategie di ottimizzazione creative, grazie a un’immersione completa negli Standard Report di Adform.

“Mettere a disposizione dei nostri clienti un programma di formazione e certificazione come l’Academy è un traguardo molto importante per Adform, perché sono strumenti pensati per amplificare le conoscenze dei nostri tool e aiutare i brand a sviluppare campagne programmatic di reale successo, migliorando i processi interni e la gestione complessiva”, afferma Davide Corcione, Country Manager Adform. “Trasferire competenze che aiutino ad aggiungere valore e a contribuire a migliorare il ritorno sull’investimento dei nostri clienti è un elemento fondamentale in questa fase storica e critica che stiamo vivendo”.

The Trade Desk: nel 2019 ricavi in crescita del 40% a 661 milioni di dollari

Il 2019 si conferma un anno importante nel percorso di crescita di The Trade Desk: la DSP californiana ha visto i ricavi impennarsi del 40% nel confronto con l’anno precedente e il Ceo Jeff Green, nel corso della conferenza di bilancio, ha spiegato agli investitori di sentirsi fiducioso come non mai per le prospettive della compagnia anche per l’anno in corso.

Complessivamente, i ricavi di The Trade Desk hanno totalizzato 661,1 milioni di dollari lo scorso anno, mentre per il 2020 la previsione dichiarata dalla società è un ulteriore balzo del 30%, con le entrate che dovrebbero superare gli 863 milioni come minimo, anche grazie al traino delle elezioni americane.

I numeri confermano quindi la capacità di The Trade Desk di proseguire il proprio percorso di crescita, in un mercato programmatico in cui molte DSP sono state acquisite o integrate in offerte più ampie.

Lo scorso anno, ha ricordato Green, The Trade Desk è stata la prima DSP a comprare gli annunci in programmatic durante i live sportivi della Disney. È stata inoltre la prima a erogare campagne globali in programmatic guaranteed su Spotify e ad andare live con il nuovo Unified Yield di FreeWheel, che applica l’header bidding alla tv.

Inoltre, ha ricordato il Ceo della compagnia, The Trade Desk è l’unica DSP di terza parte abilitata ad acquistare inventory sulla Fire TV di Amazon.

Verizon Media arricchisce la DSP con una nuova vetrina di inventory

Verizon Media lancia una vetrina di inventory all’interno della sua DSP. Lo strumento è stato disegnato con l’obiettivo di collegare le aziende con opportunità di marketing sui brand del gruppo (come Yahoo Sports, Yahoo Finance, HuffPost, TechCrunch e Xbox) e su altri partner, come sponsorizzazioni, domination (homepage takeover) e pacchetti speciali.

Sulla DSP sarà dunque possibile accedere a offerte specifiche e filtrare i risultati per categoria, brand editoriale o modalità di acquisto. I team commerciali di Verizon Media forniranno assistenza sulla disponibilità degli spazi richiesti.

Per le piattaforme pubblicitarie di Verizon Media si tratta solo dell’ultima di una serie di novità. La scorsa estate la società ha lanciato uno strumento di misurazione omnichannel alimentato dal machine learning per aiutare le aziende che usano la sua DSP ad aggregare le misurazioni provenienti da tutte le attività condotte sulla piattaforma, e customizzarle per evidenziare format, tipologie d’asta, canali o percorsi d’acquisto più proficui. A dicembre, poi, la società ha combinato le capacità DOOH delle sue SSP e DSP in un’unica soluzione, integrata con uno strumento di digital signage.

Smart AdServer diventa una full-stack: acquisita la DSP LiquidM

Smart AdServer arricchisce la propria offerta grazie a una nuova acquisizione.

La piattaforma indipendente di monetizzazione pubblicitaria ha annunciato di aver comprato LiquidM, Demand Side Platform (DSP) globale di proprietà di Bertelsmann, con sede a Berlino. La tecnologia di LiquidM verrà integrata allo stack tecnologico di Smart per offrire a inserzionisti digitali, agenzie e trading desk un migliore accesso all’inventario di editori premium.

«Attualmente il nostro settore sta affrontando una crisi di perdita del valore che grava sempre di più sull’intero ecosistema programmatico – spiega Arnaud Créput, CEO di Smart AdServer -. Gli acquirenti ricercano trasparenza, responsabilità e maggiore valore dai loro investimenti nei media, mentre gli editori ambiscono a migliorare la monetizzazione delle loro risorse principali, tra cui gli utenti e i dati di prime parti. La consolidata esperienza di LiquidM nell’innovazione aumenterà l’impegno di Smart nella creazione di un’ottimizzazione del percorso del valore, sottolineando la piena trasparenza nelle transazioni. Ciò consentirà la realizzazione di acquisti senza conflitti, di un valore superiore e a basso costo, di modo che sia gli inserzionisti sia gli editori possano trarre vantaggio da un approccio basato sugli interessi condivisi».

La tecnologia avanzata di LiquidM accelererà lo sviluppo dei prodotti di Smart per soddisfare al meglio i bisogni degli editori e degli inserzionisti che devono affrontare i cambiamenti strategici del mercato.

«Siamo molto lieti di unirci a Smart – hanno dichiarato Philipp Simon e Thomas Hille, direttori amministrativi di LiquidM -. È il partner ideale per far crescere la nostra attività grazie ai suoi clienti editori premium e al suo forte impatto globale. Ci auguriamo di poter contribuire alla missione di Smart per fornire un valore maggiore sia agli inserzionisti sia agli editori».

Per Smart si tratta di un’acquisizione importante, che apre le porte della sua stack tecnologica agli strumenti lato domanda. La DSP sarà disponibile a livello globale.

Amazon rimuove dataxu dalle DSP che hanno accesso all’inventory di Fire Tv

Amazon Publisher Services (APS) rimuoverà dataxu dal gruppo di DSP esterne che hanno accesso all’inventory di Fire Tv. Lo riporta AdExchanger, citando fonti vicine ai fatti.

Da circa 5 mesi, Amazon Publisher Services aveva aperto la disponibilità a DSP esterne di accedere all’inventory pubblicitaria della sua micro console. Attualmente, Dataxu era l’unica piattaforma lato acquisto, insieme a The Trade Desk e alla DSP di Amazon, a consentire l’acquisto della pubblicità sul dispositivo.

Solo pochi mesi fa, dataxu è stata acquisita da Roku, altro player specializzato sullo streaming di contenuti, e concorrente diretto di Fire Tv.

Amazon Fire Tv è un dispositivo che dà accesso a tutta una serie di contenuti audio e video (tra cui Hulu, Netflix, Spotify, Vimeo e YouTube), e in Italia è disponibile dal 2017.

Dell’inventory di Fire TV non fanno parte le property di Amazon come Prime, Twitch e IMDb TV, ma sul resto (escluso YouTube), le DSP terze possono competere per l’acquisto degli spazi al pari di Amazon e, soprattutto, utilizzare i loro propri deal ID. The Trade Desk, ad esempio, può usare la sua soluzione Unified ID per targettizzare le impression di Fire TV, e utilizzare quei dati per il frequency capping e le misurazioni tra i vari fornitori di contenuti video con cui lavora. Altri servizi di streaming come Hulu e YouTube controllano invece abbastanza rigidamente i loro ID pubblicitari, impedendo che gli utenti vengano profilati o tracciati su altri canali, e inoltre riservano le inventory di più alta qualità alle loro piattaforme adv proprietarie.

Secondo quanto riporta AdExchanger, Amazon non ha precisato se consentirà a nuove DSP esterne oltre The Trade Desk di accedere all’inventory di Fire TV.

Outbrain completa l’integrazione con la DSP di Google Display & Video 360

Outbrain ha completato l’integrazione con la DSP di Google, Display & Video 360 (DV360).

Grazie a questa operazione, l’intero portafoglio di inventory di Outbrain, piattaforma leader mondiale nel native advertising, è ora disponibile per gli inserzionisti e le agenzie sulla demand side platform di Google, attraverso la tecnologia BidSwitch.

Questa operazione rappresenta un passo importante nella strategia di Outbrain volta allo sviluppo del mercato della pubblicità nativa e del content discovery nel contesto del programmatic advertising. Dall’acquisizione di Zemanta nel 2017, la società si è impegnata per espandere la propria offerta e garantire ai marketer una flessibilità totale nelle loro strategie d’acquisto.

“La partnership con DV360 consente ai nostri clienti di accedere all’inventory native premium di Outbrain e riafferma ancora una volta il nostro investimento continuo nel programmatic e in soluzioni native innovative per i professionisti del marketing”, dichiara in una nota il Senior Vice President of Strategy della società, Gilad de Vries.

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Gilad de Vries

La possibilità di accedere attraverso un’unica sorgente di domanda a formati e canali diversi in modo integrato rappresenta un’importante opportunità per i brand e le loro agenzie. Tra i commenti raccolti da Outbrain in merito all’integrazione con la DSP di Google c’è quello di Philippe Imbert, Head of Adex and Programmatic Partnerships di TradeLab, che afferma:

“L’integrazione di Outbrain in DV360 significa per i nostri clienti poter raggiungere un target specifico attraverso editori premium, con un contestuale miglioramento delle prestazioni nella loro digital strategy”.

Con sede a New York e operativa in 55 Paesi del mondo, Outbrain ha di recente rafforzato considerevolmente la propria offerta attraverso l’acquisizione di Ligatus. Secondo dati recentemente diffusi, la piattaforma raggiunge una reach del 94,3% della popolazione online in Italia, del 95% in Spagna e del 76,8% nel Regno Unito, oltre che dell’88% negli Stati Uniti, per citare alcuni mercati chiave.

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