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I tempi stanno cambiando: la corsa verso l’ultimo modello pubblicitario

Non molto tempo fa l’industria del digital advertising era perennemente alla caccia dell’ultimo trend, indipendentemente dal fatto che riguardasse il settore mobile, la VR o lo streaming online. L’industria sta ormai abbandonando le mode irresponsabili e si sta evolvendo concentrandosi maggiormente sulla qualità invece che sulla quantità.

Troppo spesso le metriche degli annunci sono separate tra gli indicatori online e offline. L’ultima generazione di modello pubblicitario dovrebbe consolidare il rendimento delle campagne online con gli attributi offline. Questo è il motivo per cui il Cost Per Incremental Visit (CPIV) sta diventando il modello di acquisto più utilizzato nelle campagne digital.

Il CPIV non sta cercando di scoprire l’acqua calda ma solo di sfruttare al meglio lo standard già esistente del modello pubblicitario Cost per Visit (CPV). Le tecniche di geo-localizzazione in grado di sapere quando i consumatori entrano in un negozio non sono una novità. Le partnership con data provider esterni, per verificare le visite negli store, costituiscono un altro prerequisito importante che sta rapidamente guadagnando consensi nel settore. Quindi, cosa c’è di realmente nuovo?

Lealtà versus acquirenti nuovi

I programmi fedeltà per gli acquirenti esistono da moltissimo tempo. Un bravo commerciante sa quanto sia importante coccolare i propri clienti fidelizzati da un lato, e dall’altro sapere attirare a sé nuovi clienti. Il modello CPIV distingue il numero totale dei clienti, che sono soliti acquistare in un determinato store, dal numero dei nuovi consumatori.

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In precedenza, il modello CPV misurava le visite in un negozio senza prendere in considerazione la percentuale di acquirenti giunti in negozio che non erano stati esposti alla pubblicità online. Con il modello di acquisto CPIV di S4M verranno remunerate solo le visite generate direttamente dalle loro campagne online.

Niente più formule uniche

Il costo reale per portare un visitatore in un fast food non è lo stesso di quello per portare un potenziale acquirente di automobili in un concessionario. Non ci può essere una tariffa standard per il cpv che non tenga conto del settore merceologico. I dati di localizzazione forniscono gli strumenti per una comprensione approfondita e per la previsione del comportamento del consumatore che è un altro elemento utile per determinare il costo reale dei nuovi visitatori nei negozi. Il nostro modello di acquisto CPIV è realizzato su misura tenendo conto della notorietà del brand, del periodo e della durata della campagna. Inoltre, il nostro modello predittivo basato su algoritmi di apprendimento automatico determina il costo reale del CPIV grazie al fatto che tiene conto dello storico delle visite.

L’arma segreta che cambia le regole del gioco

A conti fatti, è normale che gli specialisti di marketing paghino solo per le campagne che portano risultati reali in termini di aumento delle visite nei negozi ed un prezzo coerente basato sulle specificità del settore. Pertanto, il fattore che fa la differenza è la capacità di misurare in tempo reale le visite in negozio generate dalle campagne digital e di ottimizzare i parametri online quali la geo-localizzazione, la lista dei publisher e i formati pubblicitari utilizzati. Consolidare il rapporto tra i dati reali e i KPI online è ciò che in ultima analisi assicura una spesa pubblicitaria efficiente. È tempo per i marketer di iniziare a considerare le incremental visit come il nuovo KPI delle loro campagne digitali.

Gestione del consenso, Google sempre sotto i riflettori sul tema GDPR

I protagonisti della nostra rassegna di oggi: Google, Wired e la pubblicità mobile.

Google sempre sotto i riflettori per il GDPR

Ritardando la sua implementazione del Transparency and Consent Framework di IAB, Google sta causando tra le aziende confusione sulla gestione dei consensi e possibili violazioni del GDPR. La società ha promesso di integrare il framework entro agosto, utilizzando temporaneamente una soluzione che secondo vari operatori sarebbe incompleta, e che starebbe potenzialmente portando alcuni clienti pubblicitari di Google ad erogare campagne targettizzate ad utenti che non hanno dato il loro consenso a pubblicità personalizzate. Con possibili conseguenze per gli operatori stessi. Leggi di più su Reuters.

Wired lancia un canale video in streaming

Wired punta sul video over-the-top con il lancio del suo primo canale streaming. Il contenitore è disponibile dal 1° luglio su Apple TV, Amazon Fire TV e Android TV, a cui prossimamente si aggiungerà anche Roku. Ospiterà i video e programmi più popolari di Wired.com e del canale YouTube di Wired. Si tratta del primo di una serie di canali video in streaming firmati Condé Nast: nel 2019 gli faranno compagnia analoghi progetti per GQ e Bon Appétit. Leggi di più su Digiday.

Nel 2022 il 70% della spesa digital USA sarà su mobile, secondo Forrester

In meno di 5 anni, circa il 70% degli investimenti pubblicitari digital andrà su mobile in USA, secondo un nuovo forecast di Forrester. La società stima che smartphone e tablet cresceranno a un ritmo medio del 14,7% ogni anno tra il 2017 e il 2022, contribuendo per l’86% all’aumento della spesa adv digital. A fare da traino saranno search e social, che copriranno l’81% dell’incremento della spesa mobile, con il social che nel 2019 supererà per la prima volta il search come principale canale mobile nel Paese. Leggi di più su MediaPost.

La “reach” è ancora una metrica chiave per la misurazione della pubblicità?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di misurazioni, pubblicità video su Amazon e qualità dei dati.

La “reach” è ancora una metrica chiave per la misurazione della pubblicità?

Non molto tempo fa, quello della “reach” era un termine chiave per la misurazione delle performance pubblicitarie. Le aziende potevano comprare spot all’interno degli spazi di un popolare programma tv, sicuri che la loro campagna sarebbe stata vista da milioni di persone. Ma nell’era della frammentazione dei media, con il sempre maggiore utilizzo del mobile e la moltiplicazione dei canali su cui fruire i contenuti, la “reach” ha sempre un significato così importante? Secondo alcuni, no. Come Neil Shah, global senior brand manager di Smirnoff nel gruppo Diageo, che l’ha descritta come una “metrica effimera”, spiegando come non fornisca informazioni sull’interazione o meno dei consumatori con la pubblicità che viene loro servita. Leggi di più su The Drum.

Amazon, a breve la pubblicità video su Prime?

Che prima o poi Amazon avesse unito due business strategici della sua offerta, quello video e quello pubblicitario, portando l’adv su Amazon Video, era cosa immaginabile. Ma a quanto pare, questa unione potrebbe avvenire prima di quanto ci si aspettasse. Un annnuncio di lavoro di Amazon in UK indica che l’azienda sarebbe alla ricerca di qualcuno cui affidare la supervisione delle proprie attività “Free-to-air TV and advertising” in Europa. I Free-to-air TV sono i canali televisivi cui si ha accesso attraverso sintonizzatore digitale, cable o satellite senza dover pagare per riceverli: che Amazon abbia intenzione di portarli presto su Prime, insieme agli spot? Leggi di più su TechCrunch

Per i marketer la gestione della qualità dei dati è ancora una sfida

I dati sono sempre più importanti per il marketing delle aziende, ma la loro qualità continua ad essere un problema. Secondo uno studio di Tune e Forrester Consulting effettuato su 300 mobile marketer americani, circa un terzo di essi trova sfidante la gestione della “data quality”. E parte del problema è la crescita degli investimenti adv su smartphone e tablet: con essi è in aumento infatti anche il numero di società fraudolente che da tali investimenti vogliono guadagnare. Leggi di più su eMarketer.

Header bidding in-app: PubNative lancia un approccio “ibrido”

Le tecnologie di header bidding stanno iniziando a prendere piede anche su mobile e in-app. In quest’ultimo caso, il fatto di doversi affidare a soluzioni generalmente basate su SDK genera, accanto ai benefici in termine di monetizzazione, anche problemi di latenza nel caricamento dell’app.

Una possibile soluzione arriva dalla piattaforma specializzata in monetizzazione per mobile PubNative (link), che ha annunciato il rilascio di una tecnologia di header bidding ibrida server-side/client side che promette di aiutare gli editori di app a massimizzare i ritorni pubblicitari senza ulteriori danni per la user experience.

La soluzione, chiamata HyBid, permette agli editori di massimizzare il valore del rendimento dell’impression avviando simultaneamente due aste.

Quando un utente apre un’app, questa invia una richiesta a PubNative, che avvia un’asta unificata tra tutti gli exchange di terza parte con cui è collegata. Questo avviene pre-bid e in remoto, quindi senza rallentare il caricamento dell’app.

L’offerta migliore è inviata indietro all’SDK di HyBid per competere sul prezzo con gli exchange e gli ad networks integrati nell’SDK del publisher, inclusi i “walled gardens” che generalmente sono nelle prime posizioni dei sistemi di monetizzazione “a cascata” (waterfall), come MoPub e AdMob.

La tecnologia di PubNative permette inserire nel processo i dati di prima parte del publisher per impostare floor price o creare segmenti di audience. “Il processo decisionale avviene client side e l’asta avviene prima server side e poi client side”, ha spiegato il Ceo di PubNative, Ionut Ciobotaru, che sottolinea come soluzioni di questo tipo vadano nella direzione di “un mercato RTB aperto su mobile”.

S4M lancia il modello Cost per Incremental Visit nelle campagne drive-to-store

S4M, piattaforma ad-tech specializzata nelle campagne drive-to-store, ha annunciato il lancio di un nuovo nuovo modello di acquisto, il Cost Per Incremental Visit (CPIV). Scegliendo questa opzione, i clienti pagheranno esclusivamente per le visite in negozio generate dalle impression delle campagne online.

Il tradizionale cost-per-visit (CPV) è già uno standard nel settore, ma non è un indicatore esaustivo dell’efficienza di una campagna digitale con obiettivi di drive-to-store. Il risultato ottenuto misurando il numero totale di visite in un negozio può infatti includere consumatori che sono stati indotti all’azione da altri mezzi come la televisione, la radio o i cartelloni pubblicitari.

Invece, con il CPIV di S4M, i brand potranno essere certi che i risultati delle campagne drive-to-store non comprendono il numero di visitatori totali, ma tengono conto solo delle visite generate direttamente dalle campagne digital. La piattaforma Fusio di S4M permette infatti la differenziazione delle visite, con il supporto di un’ampia scelta di attori indipendenti di 3rd-party per realizzare la misurazione.

Inoltre, questo modello di acquisto è customizzato, per ogni advertiser, in base al settore merceologico, al periodo della campagna, alla notorietà del marchio e ai target da raggiungere.

L’intelligenza artificiale presente nella piattaforma riesce a calcolare e ottimizzare le campagne in tempo reale mettendo a confronto i dati dei gruppi di utenti esposti e i dati dei non esposti. L’obiettivo è quello di garantire un aumento delle visite in negozio e nello stesso tempo migliorare l’analisi del comportamento dell’utente, ottimizzando alcuni parametri quali il target di prossimità, i format creativi, le liste dei publisher e i tipi di device.

«Una strategia drive-to-store in grado di aumentare le visite in un punto vendita fisico partendo da una campagna online rappresenta un potenziale enorme per i retailer. E’ importante sottolineare che ogni visita ha un costo che non può essere fissato a priori. Per esempio, il costo reale dell’aumento delle visite di un consumatore in un fast food non è identico a quello del potenziale acquirente di un’automobile in una concessionaria», spiega il country manager di S4M Italia Andrea Pongan. «Questa nuova attenzione incentrata sull’aumento delle visite in store è un cambiamento rivoluzionario per i marketer e non c’è dubbio che questo approccio diventerà il nuovo KPI del settore».

Con questa novità, S4M conferma il proprio impegno per fornire ai clienti soluzioni che garantiscono risultati concreti nei negozi: alla fine del 2016, S4M aveva già lanciato il CPLP (cost-per-landing-page) che conteggia il costo delle visite agli e-shop generate direttamente dalle impression pianificate online.

 

 

S4M entra a far parte dei membri di IAB Tech Lab

S4M entra a far parte dei membri di IAB Tech Lab, il “laboratorio tecnologico” di IAB impegnato nello sviluppo di standard e soluzioni per migliorare il mercato della pubblicità digitale.

All’interno del gruppo, S4M sarà attivamente impegnato a guidare le iniziative mobile-first dell’associazione. Tra gli obiettivi della società, che tra l’altro è uno dei pochi membri di IAB Tech Lab a possedere una DSP Mobile, quello di aiutare l’associazione ad implementare nuovi standard tecnici, dedicati agli ambienti in-app, per l’industry pubblicitaria digitale.

«Da tempo assistiamo ad un’evoluzione dell’industria pubblicitaria digitale. Questa evoluzione dovrebbe andare di pari passo con un’evoluzione degli standard tecnici e invece siamo ancora in alto mare – spiega Pierre Wurmser, Chief Product Officer di S4M -. Delineare delle linee guida tecniche specifiche per gli ambienti in-app significa garantire un ecosistema pubblicitario digitale più sostenibile e scalabile».

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Pierre Wurmser

Un’iniziativa alla quale S4M tiene in modo particolare è la creazione di una norma standard che regoli il formato delle immagini in-feed nel native advertising. I publisher infatti hanno varie dimensioni editoriali e ci sono delle differenze tra i vari device e i sistemi operativi. Native e placement possono essere diversi a seconda degli ambienti in-app, e uniformare le specifiche tecniche, secondo la società, aiuterà a risolvere il problema legato alla visibilità e alle frodi che interessano questo mercato e creerà degli strumenti di misurazione universali.

In generale, secondo S4M, le varie iniziative legate alla creazione di specifiche tecniche per il settore mobile incoraggeranno una maggiore monetizzazione e ulteriori opportunità per lo sviluppo di questo ecosistema. Un esempio di come il settore delle mobile app necessiti di regole specifiche è il “Mobile App Support for Ads.txt”, recentemente immesso sul mercato da IAB Tech Lab.

«Siamo felici di accogliere S4M in IAB Tech Lab. I nostri membri sono gli elementi chiave per la realizzazione del nostro obiettivo che è quello di permettere una crescita sostenibile dell’ecosistema dei mezzi digitali globali, soprattutto perché stiamo entrando in un’era post-GDPR», dice Dennis Buchheim, Vice President e Direttore Generale di IAB Tech Lab.

Recentemente, l’azienda è entrata anche a far parte del GDPR Transparency and Consent Framework, il framework realizzato da IAB Europe e IAB Tech Lab in occasione della definitiva entrata in vigore del GDPR per semplificare l’acquisizione e la condivisione delle autorizzazioni degli utenti al trattamento dei dati.

zeotap e Cadreon energizzano per Red Bull gli ordini di food delivery: +115% di engagement rate

Successo, grazie ai dati di zeotap, per la campagna di Cadreon per Red Bull.

Circa una anno fa, zeotap aveva annunciato una collaborazione con il brand di bevande energetiche per la sua campagna @Work testandone la qualità dei profili verificati telco, e all’epoca aveva consentito all’iconico brand di raggiungere il 70% di maggior engagement rispetto ad altri data provider. La collaborazione era poi proseguita anche al di fuori dei confini italiani, con zeotap che ha recentemente aggiunto la possibilità di creare segmenti custom per la delivery in-app attraverso l’accesso a 10.000 app, derivanti da accordi esclusivi raggiunti con i maggiori data partner globali.

Nelle scorse settimane, attraverso l’utilizzo delle app di food delivery, con la nuova campagna Occasion @Work Red Bull ha voluto incoraggiare gli italiani ad accompagnare il proprio pranzo con gli energy drink, per combattere lo stress della vita urbana. Grazie alle nuove data partnership, zeotap è stata quindi in grado di creare segmenti che includevano solo utenti app attivi dei servizi Foodpanda, HelloFresh, McDonald’s, Domino’s, Flyfood, Doordash, Grubhub e UberEats (quest’ultima, insieme a Red Bull, faceva inoltre parte di una promozione parallela della campagna).

Ancora una volta, Red Bull e il trading desk Cadreon (gruppo IPG) hanno coinvolto vari data provider, utilizzati con le stesse specifiche di planning programmatico, al fine di poter valutare quali tra questi avrebbero raggiunto i risultati migliori. In questo contesto, zeotap ha ottenuto +115% di engagement rispetto a tutti gli altri data provider coinvolti sul progetto.

«Questi risultati sono ottimi e non avremmo potuto essere più soddisfatti – commenta Francesco Cilea, Head of Brand Advertising & Media di Red Bull Italia -. Ancora una volta, zeotap ha dimostrato di essere un data provider di fiducia, non solo attraverso l’utilizzo di dati deterministici socio-demografici, ma anche attraverso l’utilizzo di accurati dati d’interesse, particolarmente difficili da reperire oggi nel mercato. Essere in grado di conoscere con precisione ciò che è realmente interessante per un utente è un potente strumento di targeting, che apre molte nuove strade per raggiungere i nostri clienti».

«Il nostro obiettivo è sempre stato quello di raggiungere la massima qualità dei dati, al fine di produrre i migliori risultati in termini di performance – dichiara Riccardo Polizzy Carbonelli, Country Manager zeotap Italia -. In aggiunta ai nostri dati socio-demografici, siamo particolarmente soddisfatti di poter offrire capacità di targeting su larga scala legate a molteplici fonti di dati. Quando abbiamo iniziato a lavorare sui segmenti d’interesse disponibili, ci era stata allora sottolineata dal mercato la mancanza di trasparenza e flessibilità dei segmenti disponibili, ricavati dall’utilizzo di dati connessi ad eventi non recenti.  Abbiamo oggi tra le mani una proposta veramente unica, perché siamo in grado di aggregare utenti di singole app per costruire segmenti customizzati in base a brief individuali per ogni settore. Il processo con il quale sono creati i segmenti è completamente trasparente, e gli aggiornamenti giornalieri che riceviamo dai nostri data partner assicurano che i dati siano sempre freschi».

«Siamo felici della collaborazione che abbiamo fin qui sviluppato con zeotap, confermata dalla qualità dei dati d’interesse, chiaramente evidenziata dai risultati delle campagne da noi gestite – aggiunge Luca Nicolai, Head of Cadreon Italy -. zeotap è diventata per noi un preferred partner e gli eccellenti risultati generati continuano a supportarci nel soddisfare uno dei nostri clienti più importanti ed esigenti».

Dimmi che app usi e ti diro chi sei: targeting mirato, non modelli

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima lo smartphone è lo specchio di chi sei, ci rivela ciò a cui tieni di più, ciò che a te è più vicino, una finestra sul tuo mondo.

In Italia, secondo comScore, quando si utilizza un device mobile, l’88% del tempo è impegato su app. Accediamo ad almeno 9 app al giorno e circa 30 su base mensile, un rapporto, un gesto quotidiano in grado di rispondere ad ogni nostra esigenza, in grado di darci sicurezza, capace di farci fare acquisti senza usare il portafoglio, indispensabile ma al tempo stesso assillante e invadente, insomma un imprescindibile compagno di viaggio.

Se pensiamo a quanto siamo legati ai nostri dispositivi mobili è facile immaginare come il cellulare sia anche il migliore storyteller di chi e cosa siamo. Ciò che installiamo, la frequenza di utilizzo e le azioni che attiviamo sono preziosi insights in grado di fornire una dettagliata immagine dei nostri interessi, comportamenti e caratteristiche sociodemografiche. I nostri smartphone ci conoscono meglio dei nostri amici più cari, “dammi il tuo cellulare e ti dirò chi sei” sembra la frase detta da un veggente, eppure, non sorprende nessuno, anzi, suona quasi banale.

La possibilità di dedurre interessi e preferenze dall’uso di una app non è più una novità, infatti è logico presumere che le persone che utilizzano “Ricette di Cucina” si divertano a cucinare e chi ha “Tutto Campo Calcio” ami lo sport, pertanto l’uso delle app può fornire una mole immensa di informazioni in modo deterministico.

Una grande ricchezza di insight

Nel 2016, i ricercatori dell’Università di Aalto in Finlandia insieme a quelli del Qatar Computing Research Institute hanno analizzato dati demografici combinati con l’utilizzo di alcune applicazioni per identificare genere, età, stato civile e reddito con una precisione fino all’82%. Ad esempio, lo studio ha dimostrato che è probabile che una donna abbia Pinterest o Etsy tra le sue app o che avere LinkedIn e Fitbit possa invece indicare l’appartenenza ad una fascia di reddito pari o superiore a 50.000 euro.

Se pensiamo a quanti insight si potrebbero ottenere se soltanto riuscissimo ad accedere in modo granulare all’intero ecosistema delle app, ci renderemmo conto che i dati oggi disponibili rappresentano solo la punta dell’iceberg.

L’industria ha già oggi l’opportunità di andare oltre i data point tradizionali, allargare e comprendere effettivamente la composizione degli utenti accedendo ad un universo più ampio di fonti. Osservando in modo dettagliato l’utilizzo delle app e la frequenza di ogni azione, gli inserzionisti potrebbero prendere decisioni molto più strategiche nella pianificazione aggiungendo ai parametri di targettizzazione elementi deducibili da un’analisi psicologica dei profili.

Cosa frena ancora oggi il targeting in-app?

Targettizzare un utente profilato in base alle applicazioni utilizzate può avvenire in ambiente mobile app o mobile web. La preferenza è ancora oggi la pianificazione su inventory mobile web, cosa sta frenando l’investimento in ambiente mobile app? Sono forse tematiche come la measurability, i formati utilizzabili, oppure c’è dell’altro? Per quanto riguarda il primo punto ormai sono sempre di più le piattaforme di distribuzione che consentono l’adozione di sistemi in grado di misurare Viewability e Reach on Target e non ci sono più molti dubbi circa l’efficienza di alcuni formati utilizzati con successo in ambiente mobile app, quindi?

La vera sfida semmai è quella di riuscire a sfruttare al meglio i dati delle app per consentire agli inserzionisti un targeting preciso e puntuale. Si tratta di ecosistemi chiusi non comunicanti e che non parlano tra loro, quindi gli advertiser non sempre hanno accesso a un profilo completo di un determinato utente. Ad esempio, tramite SDK ed altri mezzi, è relativamente facile stabilire se Pinterest, LinkedIn e Uber siano stati installati sul telefono di un utente ma ciò che risulta essere molto più impegnativo è semmai sapere se le suddette app sono state poi effettivamente utilizzate e come.

E se l’utente non ha aperto le app precedentemente installate? Quali app e come avviene il consumo di quelle più frequentemente usate? In generale, le SDK hanno una visione limitata dell’utilizzo effettivo dovendo ottenere precise autorizzazioni da parte dei developer e degli utenti che le utilizzano. Frequenza e granularità delle informazioni accessibili sono i due maggiori vincoli ad oggi presenti.

Le app premium e popolari poi, sono molto protettive nei confronti dei loro dati, ma potrebbe essere un punto di svolta per gli inserzionisti poter sfruttare il grandissimo valore di questi insight. Ad esempio, se un brand desiderasse interagire con un pubblico più giovane che frequenta club o bar, potrebbe targettizzare utenti tra i 21-34 anni che hanno una maggiore propensione a utilizzare l’app Mytaxi la sera tardi o al mattino presto durante il weekend nelle aree urbane. Una comunicazione in tempo reale, diretta, accurata senza elementi statistici o probabilistici.

Per sfruttare al meglio le immense opportunità che il targeting basato sul consumo di app potrebbe offrire al mercato, l’industria deve risolvere le sfide tecnologiche derivanti dalla necessità di lavorare attraverso silos cross-app e convincere editori e service provider premium che i loro preziosi dati possono fortemente contribuire al proprio stream di ricavi, ovviamente, rimanendo comunque sempre all’interno dei confini di un utilizzo del dato conforme a quanto legiferato dalle nuove norme per la privacy.

Sempre di più, i grandi inserzionisti puntano ad avere con il proprio pubblico una comunicazione one-to-one, parallelamente i consumatori affermano di volere annunci sempre più pertinenti e vicini ai loro interessi. Data privacy e GDPR sono argomenti giustamente top-of-mind oggi, tuttavia è doveroso e possibile trovare un giusto equilibrio per migliorare drasticamente il digital advertising spostandosi sempre di più da modelli predittivi statistici a strategie basate sull’effettiva comprensione di come gli utenti pensano e agiscono.

Dimmi che app usi e ti dirò chi sei!

Digital audio, la pubblicità sui podcast arriverà a 659 milioni di dollari nel 2020

Dalle nuove stime sul mercato pubblicitario dei podcast al ruolo del targeting geolocalizzato per il marketing mobile, all’addio alla Net Neutrality in USA. Ecco gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

La pubblicità sui podcast arriverà a 659 milioni di dollari nel 2020

La pubblicità sui podcast cresce negli Stati Uniti. Secondo lo studio annuale di IAB e PwC, il valore del mercato adv su questo canale ha raggiunto a fine 2017 i 314 milioni di dollari, in aumento dell’86% rispetto all’anno precedente, quando era a quota 169 milioni. Secondo lo studio, la cifra dovrebbe aumentare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. Tra i formati più diffusi, il primo è sicuramente l’annuncio letto dal conduttore (oltre due terzi delle campagne). I principali annunci su questo canale sono quelli direct-response (64,2%), seguiti da quelli di brand awareness (29%). Tra i maggiori spender ci sono le società finanziarie, quelle direct-to-consumer e quelle dell’intrattenimento. Leggi di più su MediaPost.

Gli Stati Uniti dicono addio alla neutralità della rete

Negli Stati Uniti entrano in vigore le nuove norme approvate dalla Federal Communications Commission, che aprono di fatto l’era del web a due velocità. Tali norme aboliscono infatti quelle precedenti, volute da Obama, che garantivano l’accesso a tutti i contenuti del web senza distinzioni proibendo agli internet provider di far pagare costi maggiori per l’erogazione di determinati contenuti o di assicurare un trattamento privilegiato a specifici siti internet. La decisione della Federal Communications Commission ha sollevato negli ultimi mesi dire critiche e polemiche, che tuttavia non sono bastate per bloccare la sua entrata in vigore: per il presidente della Fcc, Ajt Pai, si è trattato di un’importante vittoria a favore dell’innovazione. Leggi di più sul New York Times.

Targeting geolocalizzato: uno strumento sempre più usato per il marketing su mobile

L’87% di chi fa marketing su mobile utilizza il targeting geolocalizzato, e con risultati positivi. E’ quanto emerge da una ricerca internazionale di Lawless Research commissionata da Factual. La localizzazione degli utenti è utilizzata per lo più a fini di targeting pubblicitario, ma non solo: anche la personalizzazione e il miglioramento dell’esperienza del consumatore sono motivazioni particolarmente diffuse. I benefici dell’utilizzato del geo-targeting sono collegati per lo più all’aumento dei consumatori e al loro engagement. Leggi di più su Marketing Land.

Adsquare apre una sede in Italia e nomina Beatrice Fabiano come Sales Director

Adsquare, il mobile-first data exchange che permette agli inserzionisti di avere accesso in tempo reale a un ampio set di dati per creare segmenti di audience e migliorare il targeting delle proprie campagne di comunicazione, ha annunciato la nomina di Beatrice Fabiano come Sales Director per l’Italia, con il compito di guidare la crescita della società nel mercato italiano del programmatic.

Beatrice vanta una solida esperienza nel campo dell’ad tech, del digital media e della pubblicità. Ha recentemente ricoperto la carica di Programmatic Sales Manager in Widespace, dove ha aiutato il team di vendita a sviluppare l’area programmatic dell’azienda. Prima di questa esperienza ha lavorato in Teads come Senior Sales Manager.

L’ingresso nel team di Batrice Fabiano inaugura di fatto la presenza diretta di Adsqare nel nostro Paese. “Sono lieto di dare il benvenuto a Beatrice, che grazie alla sua esperienza offrirà un supporto locale ai nostri clienti Italiani. Beatrice è un’esperta digitale ed ha sviluppato negli ultimi anni ottimi rapporti con i clienti e i centri media”, afferma Vincent Tessier, VP Sales Emea della società basata a Berlino.” Beatrice è un ottimo leader, ha una visione approfondita del mercato programmatic ed ha l’esperienza necessaria per aiutarci a far crescere Adsquare in Italia”.

Utilizzando la piattaforma self-service Audience Management Platform, inserzionisti e agenzie hanno la possibilità di gestire in totale autonomia e in un ambiente sicuro e trasparente, l’acquisto di dati, la creazione di audience e di segmenti per poi utilizzarli nelle piattaforme che preferiscono. Adsquare offre un ampio portafoglio di dati da fonti mobile, online e offline, tra cui location behaviour, app usage, dati demografici e di interesse. Inoltre gli inserzionisti possono utilizzare il private marketplace per gestire compravendite private con aziende di dati proprietari, tra cui editori di app, telco ed E-Commerce. Per dati validati su larga scala, gli inserzionisti possono attingere alla Data Alliance adsquare, che aggrega i dati deterministici e li combina con segmenti di terze parti.

La nomina di Beatrice segue il successo del lancio di una serie di nuovi prodotti e soluzioni, tra cui il Brand-Safe App-Contextual targeting e i Validated Demographics, soluzioni che, fa sapere la società, permettono ad Adsquare di superare i benchmark di mercato di Nielsen Dar.