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Facebook vuole espandere le capacità di targeting per le campagne video su Watch

Facebook continua a guardare con grande interesse al mercato della pubblicità televisiva e annuncia un’importante novità per Facebook Reserve, la sua soluzione per l’acquisto di campagne in-stream a volumi garantiti sulla piattaforma di video Watch.

La società di Menlo Park ha detto che estenderà il suo set completo di funzionalità di targetizzazione a un piccolo gruppo di inserzionisti che già utilizzano lo strumento, lanciato a febbraio 2019 e precedentemente chiamato Facebook Showcase.

La novità al momento riguarda un nucleo di brand-pilota negli Stati Uniti, ma il rilascio dovrebbe essere completato nel 2021.

Tra le opzioni che la società guidata da Mark Zuckerberg sta testando c’è la possibilità di creare segmenti di target usando le più comuni metriche televisive americane, come quelle elaborate dalla DMA o i dati sociodemografici della Nielsen, ma anche parametri tipicamente social come gruppi interesse, informazioni comportamentali e segmenti realizzati con dati di prima parte.

L’appeal di Facebook presso gli inserzionisti televisivi dipende principalmente dalla sua capacità di fornire una copertura incrementale tra gli spettatori più giovani. La società afferma di raggiungere il 38% delle persone di età compresa tra 18 e 34 anni, rispetto al 29% che è raggiungibile attraverso la TV tradizionale.

Facebook, nuove limitazioni all’uso dei dati per targeting e misurazioni

Facebook ha recentemente aggiornato il programma relativo alle “misurazioni mobile avanzate” all’interno del suo Marketing Partner Program, disattivando una fonte di dati che metteva a disposizione dei brand informazioni sui dispositivi degli utenti a fini di targeting e misurazione delle campagne pubblicitarie.

Fino ad ora, per le aziende era possibile ottenere, attraverso i Marketing Partner di Facebook (partner tecnologici con accesso privilegiato a strumenti, risorse e corsi di formazione offerti dal social), informazioni che, pur non rivelando nomi e dati personali degli utenti, consentivano ai brand di collegare le loro campagne pubblicitarie a specifici dispositivi, come un singolo smartphone. Una funzione molto utile per le aziende, che in questo modo potevano capire come quella campagna stava performando presso un determinato utente, ad esempio se il proprietario di quel dispositivo aveva cliccato sull’annuncio o aveva interagito con esso in qualche modo. Informazioni preziose per valutare l’efficacia della campagna o la rilevanza di una pianificazione, ma anche per aggiustare la frequenza di erogazione di un annuncio (smettendo ad esempio di mostrare una campagna a chi aveva comprato il prodotto pubblicizzato o non aveva mostrato interesse alla pubblicità).

Tuttavia, la funzione poneva dei possibili rischi in ambito privacy. Essa, infatti, metteva nelle mani dei brand informazioni come gli ID dei dispositivi, che le aziende potevano poi associare ai dati provenienti dalle proprie campagne pianificate su Facebook. Secondo quanto hanno rivelato a AdAge alcuni Marketing Partner di Facebook, questo poteva consentire ai brand di raggiungere gli stessi consumatori al di fuori del social network, senza che gli utenti stessi ne fossero al corrente.

Facebook ha sempre monitorato da vicino l’operato dei suoi Marketing Partner, ma i rischi che i brand potessero fare cattivo uso di queste informazioni, insieme ai limiti imposti dalle nuove leggi in tema di dati, avrebbero convinto la piattaforma social a porre limitazioni alla funzione.

Adesso i Marketing Partner di Facebook potranno ancora accedere ai dati sui dispositivi degli utenti, ma non potranno più condividerli con i brand e non potranno più utilizzarli per applicazioni su property esterne al social.

Facebook chiuderà la componente mobile web di Audience Network l’11 aprile

Facebook chiuderà la componente mobile web di Audience Network il prossimo 11 aprile. Lo ha annunciato la stessa società di Menlo Park in una pagina di assistenza: “A partire dall’11 aprile 2020, Audience Network non soddisferà richieste pubblicitarie per posizionamenti web e in-stream – si legge nel post -. Abbiamo preso questa decisione sulla base di dove stiamo vedendo che aumenta la domanda dai nostri partner, ossia su altri formati su mobile app”.

In realtà, come spiega Digiday, non è chiaro l’esatto motivo della mossa, ma secondo fonti della testata la decisione potrebbe essere stata influenzata dai recenti cambiamenti degli sviluppatori di browser che stanno imponendo importanti limitazioni all’utilizzo dei cookie (anche) sul mobile web, oltre che dai costi delle risorse interne per fronteggiare la questione brand safety e l’impatto dei nuovi regolamenti sulla privacy.

Audience Network – il network di property esterne su cui gira pubblicità gestita da Facebook – è stato lanciato ufficialmente nel 2014, e due anni dopo è stato ampliato anche a siti mobile. Non esistono numeri ufficiali su Audience Network, e probabilmente la parte del suo fatturato proveniente dal mobile web è solo una piccola fetta dei complessivi 70,7 miliardi di dollari di fatturato della società comunicati nel Q4 2019. In ogni caso, secondo quanto riporta il blog ufficiale, Audience Network ha distribuito più di 1,5 miliardi di dollari a editori e sviluppatori nel 2018.

La decisione di chiudere la componente mobile web non avrà effetti sulla possibilità degli editori di inserire annunci di Audience Network all’interno dei loro Instant Articles.

Il mondo del web aperto è in grande cambiamento, e su di esso pesano non poco le dicisioni dei principali sviluppatori di browser di limitare l’uso dei cookie di terze parti sui programmi di navigazione. Cookie che sono anche alla base del funzionamento di prodotti come Audience Network. Già la scorsa settimana, in occasione della call di bilancio del Q4 2019, Facebook aveva ammesso cautele sui propri futuri tassi di crescita, rivelando timori sui possibili effetti sul fronte targeting dei nuovi regolamenti sulla privacy e della questione cookie.

Facebook, più controllo agli utenti sui dati condivisi con gli inserzionisti

In occasione del Data Privacy Day Facebook introduce “Off-Facebook Activity“, l’attesa funzione che consente agli utenti di limitare le informazioni che vengono condivise con siti e app di terza parte e che vengono usate principalmente per inviare pubblicità personalizzate.

Facebook si è impegnata a potenziare il controllo dell’utente sulla privacy a seguito di una multa di 5 miliardi di dollari dalla Federal Trade Commission americana lo scorso anno. Una cifra importante, benché dopo lo scandalo Facebook Analytica del 2017 molti osservatori si aspettassero una pena più severa, considerando i 17,9 miliardi di dollari di ricavi realizzati dall’azienda fondata da Mark Zuckerberg solo nel terzo trimestre 2019. Quasi tutti i ricavi della società vengono dalla pubblicità.

Grazie a “Off-Facebook Activity”, gli utenti di Facebook saranno in grado (attraverso il percorso Settings > Your Facebook Information > Off-Facebook Activity) di vedere le informazioni condivise da Facebook con siti web terzi. Possono inoltre rimuovere le informazioni dal proprio account e disattivare le future attività “off-Facebook”. Ciò dovrebbe applicarsi a tutte le app e tutti i siti web in modo che non possano più condividere le attività degli utenti con Facebook.

Ciò significa che Facebook non saprà quali siti Web un utente ha visitato e cosa ha guardato, tuttavia, come osserva Campaign, i dati degli utenti non vengono effettivamente eliminati. Piuttosto, i dati verranno resi anonimi prima di essere condivisi con gli inserzionisti. Questa la dichiarazione di Steve Hatch, vicepresidente del Nord Europa: “Esistono diversi modi in cui puoi controllare le tue informazioni su Facebook e siamo sempre alla ricerca di altri modi per farlo. Ecco perché da oggi, il nostro strumento di attività off-Facebook ti consentirà di gestire facilmente quali app e siti web possono accedere alle tue informazioni”.

Facebook affina la misurazione delle campagne in vista del Natale

In vista dell’avvio delle campagne per la stagione natalizia, Facebook ha introdotto una serie di aggiornamenti ai suoi strumenti di reportistica, volti ad aiutare gli inserzionisti a misurare in maniera più efficace le performance pubblicitarie tra i vari account, canali e dispositivi.

Tra le soluzioni del social arrivano in particolare una nuova funzione di reportistica cross-account e uno strumento per la costruzione di metriche customizzate, entrambi accessibili dalla bacheca di Ads Manager.

La funzione di reportistica cross-account consente di mostrare metriche di misurazione (come reach, impression e conversioni) tra molteplici profili, fornendo, spiega Facebook in un blog post, “un one-stop-shop per una reportistica chiara e concisa delle performance del vostro business, e vi consentirà di risparmiare quel tempo che prima era impiegato a costruire manualmente i report”.

Lo strumento mostra anche le reach de-duplicate, ossia gli utenti unici raggiunti attraverso i vari account e campagne, in modo tale da rendere più facile per l’inserzionista capire quali utenti sta raggiungendo con una campagna e se il suo targeting è accurato.

La nuova funzione di costruzione di metriche customizzate consente invece ai brand di progettare e salvare metriche di misurazione personalizzate. “Questo strumento – spiega Facebook – rende più fluido il processo di valutazione e ottimizzazione delle campagne, consentendovi di costruire reportistiche tagliate sui vostri specifici obiettivi di business”.

Facebook sospende migliaia di app sospettate di violare la privacy

Facebook ha annunciato di aver sospeso decine di migliaia di app sulla sua piattaforma dopo una revisione delle pratiche sulla privacy, partita da qualche mese e avviata in seguito allo scandalo legato a Cambridge Analytica. La revisione ha incluso avvocati, investigatori esterni, data scientist, ingegneri, specialisti di politica e altri, secondo quanto dichiarato dalla società stessa.

L’indagine, ancora in corso, si svolge su sviluppatori esterni che hanno ideato app che si appoggiano a Facebook per lanciare giochi, quiz e diverse funzionalità aggiuntive. Le app sospette vengono sospese sulla base di criteri come il numero di utenti che le utilizzano e la quantità di dati che cercano di ottenere da questi ultimi. In seguito la società approfondisce la revisione con una analisi tecnica del software in questione e un controllo sullo sviluppatore, inviando se necessario a quest’ultimo alcune domande circa la propria attività.

Le sospensioni “non sono necessariamente indicative del fatto che queste app rappresentavano una minaccia per le persone”, ha affermato il vicepresidente delle partnership Ime Archibong, aggiungendo che alcuni “non hanno risposto alla nostra richiesta di informazioni”.

Dalla lista delle applicazioni sospese ci sono comunque alcune realtà nate per scopi illeciti: Facebook fa l’esempio di myPersonality, che condivideva informazioni con aziende e ricercatori senza le dovute garanzie di riservatezza, di LionMobi e JediMobi che utilizzavano le proprie app come veicolo per una truffa basata su annunci pubblicitari.

“La nostra indagine sugli sviluppatori di app – prosegue la nota di Facebook – non è affatto terminata. Ma finora ci sono progressi significativi da segnalare. A oggi questa indagine ha riguardato milioni di app. Di questi, decine di migliaia sono stati sospesi per una serie di motivi mentre continuiamo a indagare”.

Questa revisione si inserisce in un quadro più ampio di interventi finalizzati al recupero della fiducia di utenti ed investitori.

Su Facebook arrivano nuovi controlli per la privacy degli utenti

Su Facebook arrivano nuovi controlli per la privacy degli utenti.

La sezione “Perché vedo questo annuncio” dedicata agli utilizzatori del social si arricchisce infatti di nuovi dettagli. Adesso mostrerà anche gli interessi e le categorie usati per targettizzare le campagne pubblicitarie, e presenterà in maniera più chiara anche da dove provengono le informazioni raccolte (per esempio i siti che sono stati visitati o le Pagine su cui si è messo like).

La pagina delle Preferenze Pubblicitarie di Facebook (una sottocategoria delle Impostazioni dell’Utente) è inoltre stata aggiornata con due nuove sezioni. La prima mostra quali inserzionisti hanno caricato una lista con le informazioni dell’utente (come indirizzi email e numeri di telefono), utilizzandola poi per mostrare ad esso pubblicità personalizzata negli ultimi sette giorni. “Per esempio, una palestra che ha caricato una lista di email dei clienti e l’ha utilizzata a fini pubblicitari”, spiega Facebook in un blog post.

La seconda mostra invece quali aziende hanno caricato e condiviso la lista: “In questa sezione, l’utente vedrà quali imprese hanno per prime caricato una lista, e quali hanno usato la lista per mostrare ad esso un annuncio negli ultimi 90 giorni”.

Facebook reintroduce la stima della reach per le Custom Audiences

A più di un anno dalla sua sospensione, Facebook rende nuovamente disponibile per i suoi inserzionisti la funzione di stima della reach nelle Custom Audiences.

La metrica, che consente di prevedere la reach stimata per le liste di utenti caricate nelle Custom Audiences (lo strumento grazie a cui è possibile creare sul social segmenti di pubblico personalizzati a fini pubblicitari), era stata temporaneamente disattivata a marzo del 2018, dopo che un team di ricercatori della Northeastern University aveva scoperto una sua vulnerabilità. In sostanza, era possibile dall’esterno dedurre alcune caratteristiche individuali degli utenti inclusi nella lista dell’inserzionista: una falla che avrebbe potuto facilmente tradursi in un nuovo potenziale scandalo privacy per il social.

Dopo la scoperta, Facebook ha prontamente spento la metrica, sottolineando di non essere a conoscenza di casi di utilizzo malevolo della funzione. Ed ha poi lavorato con lo stesso gruppo di universitari per risolvere il problema.

Martedì 2 luglio la reintroduzione della metrica per alcuni inserzionisti scelti a caso. La soluzione sarà ripristinata per tutti in maniera progressiva entro l’anno.

IAS espande la sua offerta di brand safety alla pubblicità su Facebook

Novità sul fronte brand safety per chi acquista pubblicità su Facebook.

Integral Ad Science (IAS) ha annunciato la disponibilità di una soluzione di brand safety che consentirà agli inserzionisti di verificare che gli annunci pubblicati su Facebook in-stream, Instant Articles e Audience Network appaiano accanto a contenuti sicuri per i loro brand.

“Questa nuova integrazione – spiega IAS in una nota – è un’aggiunta inestimabile alle già esistenti soluzioni di viewability e ad fraud di IAS su Facebook, che offrono agli inserzionisti l’accesso a dati fondamentali attraverso l’inventory display e video della piattaforma, su desktop e mobile”. Sfruttando i modelli di brand safety basati sul machine learning di IAS, gli inserzionisti ricevono block list che aiutano a controllare i tipi di contenuti intorno alla loro pubblicità.

L’integrazione di IAS-Facebook è globale, e comprende Facebook Audience Network, Instant Articles e In-Stream Video con copertura in 40 lingue.

«La capacità di brand safety attraverso il nostro programma di Facebook Marketing Partners aiuterà gli inserzionisti a connettersi con terze parti di fiducia come IAS. È importante fornire una scelta per indirizzare le preferenze di brand safety dei nostri clienti e continueremo a consentire ai partner di creare nuove soluzioni per soddisfare tali esigenze», ha commentato Gene Alston, VP Partnerships di Facebook.

«Uno dei nostri obiettivi in IAS è di fornire le soluzioni più complete su tutti i dispositivi e piattaforme, al fine di assicurare che la pubblicità dei nostri clienti raggiunga il loro pubblico e appaia in ambienti adatti per il brand. Facebook rappresenta un’enorme opportunità per gli inserzionisti e siamo entusiasti di aggiungere la nostra soluzione di brand safety alla nostra solida offerta per Facebook», ha aggiunto Joe Quaglia, VP, Business Development, IAS.

Informazioni in cambio di un compenso economico: Facebook lancia “Study from Facebook”

Facebook ha annunciato il lancio di “Study from Facebook“, un nuovo programma di ricerche di mercato volto a raccogliere dagli utenti che vorranno parteciparvi informazioni utili per il miglioramento dei propri prodotti e della propria roadmap strategica.

L’idea alla base del progetto è coinvolgere gli utenti nel fornire volontariamente alcune informazioni sui loro dispositivi: ad esempio, le applicazioni installate sul proprio telefono, quanto tempo gli utenti impiegano su ogni app, le attività o le funzioni delle app che vengono considerate più utili, il Paese di provenienza dell’utente e il tipo di dispositivo di network utilizzato. Per aver partecipato alla “survey”, gli utenti coinvolti riceveranno un compenso economico (su cui Facebook non ha fornito dettagli).

I risultati delle ricerche verranno utilizzati per migliorare i servizi e le strategie di Facebook: potrebbero essere utilizzati ad esempio per sapere se e quanto un proprio servizio viene utilizzato, valutare le performance dei concorrenti o anche capire il valore di un’app potenzialmente acquistabile. Nel blog post in cui annuncia il lancio del programma, il social promette che non si approprierà di identificativi, password, foto, video o messaggi degli utenti, e che le informazioni raccolta non verranno vendute a società esterne, né utilizzate per targettizzare pubblicità, né rese pubbliche sui profili. L’iniziativa, precisa Facebook, sarà all’insegna della sicurezza e della trasparenza.

Il riferimento a queste due parole chiave non è casuale: all’inizio di quest’anno Facebook aveva rimosso un servizio molto simile, l’app Research, dopo essere stata accusata di pagare teenager per avere un accesso praticamente illimitato ai loro dati e alle attività dei loro smartphone.

Questa volta, il servizio sarà destinato solo ai maggiorenni (18+) in USA e in India – anche non utenti di Facebook – a cui verrà chiesto di partecipare volontariamente al progetto in cambio di un corrispettivo economico. Il “recruiting” avverrà attraverso degli annunci pubblicitari: agli utenti che accetteranno di partecipare al programma verrà chiesto di scaricare un’app Android che poi “leggerà” le informazioni richieste.

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