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Non lasciate che i vostri dati marketing finiscano in un vicolo cieco

In un mondo basato sui dati, i responsabili aziendali sono ben consapevoli del ruolo cruciale che la conoscenza dei clienti svolge nel guidare attività commerciali o di marketing di successo. Ma quando si tratta di utilizzare questi dati per impostare le strategie e garantire il successo aziendale, sia a breve che a lungo termine, molte aziende non sanno davvero come leggerli per utilizzarli in maniera corretta.

Pianificando una parte significativa della loro spesa pubblicitaria su walled garden come Facebook e Google – il 2017 ha visto i giganti digitali attrarre l’85% di tutta la spesa pubblicitaria onlinei marchi non stanno semplicemente investendo denaro, ma stanno cedendo il controllo dei loro dati.

Questa fiducia incondizionata che i brand hanno nei walled garden e nel fatto che riescano a ottenere risultati comporta che, per troppi brand, non ci sia un ritorno da tutti i dati che hanno a disposizione e che, una volta terminata la campagna pubblicitaria, manchino insight, output e risultati.

Solo attraverso un approccio trasparente rispetto a quali dati vengono utilizzati, quanto viene speso e quali risultati vengono raggiunti, le aziende possono valutare accuratamente il successo della loro campagna pubblicitaria. Senza la condivisione aperta di dati e intuizioni, i marchi continueranno a trovarsi in una situazione di grave svantaggio, incapaci di conoscere i propri clienti e di costruire strategie efficaci a livello aziendale.

La trasparenza è fondamentale per l’engagement dei consumatori

Con il costante aumento dei canali digitali, il pubblico si sta frammentando sempre di più. Raggiungere i consumatori nel posto giusto, al momento giusto, con il contenuto giusto e nel contesto giusto non è un’impresa da poco.

Per affrontare questa sfida, gli inserzionisti cercano di creare esperienze pubblicitarie personalizzate in modo da costruire un engagement costante con i consumatori.

Eppure, le piattaforme su cui si concentrano prevalentemente gli annunci non sono in grado di fornire la trasparenza necessaria per uno scambio a doppio senso di informazioni di alta qualità. E senza questi dati, i brand si ritroveranno privi degli strumenti necessari per creare campagne che catturino l’attenzione dei consumatori.

La promessa di una reach più ampia non dovrebbe più essere sufficiente per giustificare spese eccessive all’interno di un walled garden. Questo è particolarmente vero se ci si ferma a pensare alla vasta gamma di inventory di spazi che esistono al di fuori di organizzazioni come Facebook e Google, dove i brand possono comunicare e interagire con i clienti.

Abbattere i muri per un maggiore successo

Il mondo dei dati non deve spaventare. Una comprensione chiara e sensata da parte dei brand, su quali dati hanno a disposizione e su come possono utilizzarli per migliorare le campagne pubblicitarie e ampliare le strategie aziendali, non dovrebbe essere un obiettivo irraggiungibile.

Tuttavia, l’attuale panorama pubblicitario mostra una situazione in cui gli inserzionisti sono limitati a una conversazione a senso unico, in cui i walled garden prendono i dati dei consumatori, li utilizzano e non li condividono.

Come possono gli inserzionisti abbattere queste barriere e capitalizzare i dati a portata di mano per preparare la loro azienda al futuro?

Come possono garantire che i loro dati rientrino in loro possesso?

La risposta è utilizzando una piattaforma che ponga al centro la trasparenza.

Per agire in maniera corretta un inserzionista, deve cercare un’azienda tecnologica, non solo un’azienda media, che possa fungere da partner strategico. Questo partner dovrebbe essere in grado – e disposto – a fornire approfondimenti sui dati raccolti, per una maggiore comprensione da parte del cliente dei risultati che si stanno ottenendo dalla campagna in corso. I risultati devono essere condivisi, non nascosti.

Dopotutto, perché avere accesso a tutti questi dati se un partner non li utilizzerà in favore dell’inserzionista e dell’utente finale? Solo in questo modo si potrà ottenere un maggiore ritorno sugli investimenti pubblicitari. Lavorando in partnership, i clienti e i loro fornitori possono rendere più intelligenti i marketer o le agenzie e garantire che ogni campagna contribuisca ad una strategia utile per costruire un business più forte e di successo.

eMarketer: la preoccupazione per il “duopolio” resta alta anche per gli inserzionisti

Il ruolo egemone di Google e Facebook nel settore della pubblicità online è sempre al centro dell’attenzione del mercato, un trend con cui fanno i conti non solo gli altri operatori, ma anche gli stessi investitori pubblicitari.

In un sondaggio condotto da Marin Software ad aprile coinvolgendo oltre 500 professionisti della pubblicità in tutto il mondo, e rilanciato da eMarketer, il 42% dei rispondenti hanno citato la dominanza di Google e Facebook come uno dei trend che impatterà sul loro business quest’anno.

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La preoccupazione per il cosiddetto “duopolio” supera l’attenzione per altri trend della industry digitale come la crescita del video advertising, l’ad blocking e l’avanzata di Amazon.

Sul tema del duopolio, eMarketer osserva che, nonostante la posizione dei due colossi nel mercato pubblicitario rimanga dominante, la loro quota di mercato complessiva sta iniziando a declinare, almeno negli USA. Secondo l’istituto, Facebook e Google quest’anno cattureranno il 56,8% della spesa in adv digitale negli Stati Uniti, in calo dal 58,5% del 2017. Tra le piattaforme che cresceranno di più spiccano invece Amazon, le cui entrate pubblicitarie secondo eMarketer cresceranno del 63,5% e Snapchat che farà ancora meglio con il +81,7%. La loro quota combinata sulla pubblicità digitale americana di mercato però è “appena” del 4% attualmente. Per impensierire i due leader c’è ancora molta strada da fare.

Metà delle aziende reputa il Programmatic un canale “efficace”

Oggi nella nostra rassegna parliamo di efficacia del Programmatic e delle ultime novità, in tema privacy, di Facebook e Google.

Metà delle aziende reputa il Programmatic “efficace”

Le aziende sono concordi nell’affermare che il programmatic è un canale pubblicitario efficace. Da una ricerca effettuata tra gennaio e marzo da Nielsen su 3000 professionisti del marketing americani, circa la metà hanno affermato che il buying automatizzato è “molto” o “estremamente” efficace. Il programmatic ha superato nelle risposte altri canali come la tv, la radio e la stampa, mentre si è trovato dietro a search e social. Leggi di più su eMarketer.

Facebook, nuove restrizioni per la Marketing API

Facebook ha annunciato una serie di cambiamenti per le sue API, con l’obiettivo di garantire una maggiore protezione dei dati degli utenti. Alcune API sono state dismesse a causa del basso livello di adozione, mentre ad altre sono state poste delle nuove restrizioni. Tra queste ultime c’è la Marketing API, lo strumento che consente agli sviluppatori di creare e gestire annunci su Facebook in modalità programmatica: adesso, prima del suo utilizzo, gli sviluppatori dovranno sottoporre la loro app a un processo di revisione da parte del social. Leggi di più su TechCrunch

Google, accesso ai messaggi Gmail a centinaia di app esterne

Un anno fa, Google ha annunciato che avrebbe smesso di scansionare le caselle di posta Gmail alla ricerca di informazioni per la personalizzazione della pubblicità. Ma di fatto, la società ha continuato a permettere ad applicazioni esterne di farlo. Secondo un report del Wall Street Journal, sono centinaia gli sviluppatori terzi di software che hanno attualmente accesso ai messaggi di posta Gmail di milioni di utenti, che vengono scansionati da computer e – in alcuni casi – dipendenti alla ricerca di informazioni utili a fini di marketing. Leggi di più sul Wall Street Journal.

Out of Home data-driven, tre regole da rispettare per il targeting

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Out of Home, Google e dei nuovi tool di Facebook e Twitter per la trasparenza.

OOH, tre regole da rispettare per l’uso dei dati

L’Out of Home sta per abbracciare definitivamente le tecnologie data-driven. Per questo è giunto il momento, per chi opera in questo settore, di imparare le giuste regole da tenere in considerazione per evitare di compiere certi errori del mondo digitale, soprattutto nel campo della privacy. Ci sono in particolare tre principi che il mercato dell’OOH deve aver presente: usare i dati quanto basta per rendere efficace un’azione, essere pienamente trasparenti con l’utilizzo dei dati, e non targettizzare singoli individui con la pubblicità. Leggi di più su MediaPost.

Google riorganizza il suo programma di marketing partner: nasce Marketing Platform Partners

In seguito all’annuncio della riorganizzazione dei suoi prodotti pubblicitari, Google ha comunicato di aver ristrutturato anche il proprio programma di marketing partner. Il nuovo Marketing Platform Partners di Google combinerà insieme i Google Analytics Certified Partners e i DoubleClick Certified Marketing Partners, includendo risorse provenienti dai vari prodotti pubblicitari della piattaforma. I partner appartenenti al programma potranno essere di tre tipi: Certified Individuals, Certified Companies e Sales Partners. Leggi di più su MarTech Today.

Facebook e Twitter puntano sulla trasparenza con nuovi strumenti

Sia Facebook che Twitter hanno annunciato il lancio di una serie di nuovi strumenti per la trasparenza, con l’obiettivo di dare una spinta alla fiducia nei confronti dei social network e limitare l’azione di attori fraudolenti. In entrambi i casi, si tratta di tool che consentono di visualizzare l’elenco di tutte le campagne pianificate da un’azienda su Twitter e, nel caso di Facebook, sul social, su Instagram e su Messenger, insieme a una serie di informazioni sugli annunci. Leggi di più sul New York Times.

Microsoft testa l’integrazione di Adblock Plus sul suo browser Edge mobile

Dai test sul filtro anti-adv di Microsoft ai magazine di Facebook e LinkedIn agli esperimenti delle aziende su IGTV di Instagram: gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

Microsoft testa l’integrazione di Adblock Plus sul suo browser mobile

Microsoft sta lavorando con Adblock Plus per integrare il filtro anti-adv della società sul suo browser Edge su mobile. L’integrazione è ancora in fase di test e, secondo una portavoce di Redmond, “è parte di un aggiornamento mensile che il nostro team conduce per le app mobile”. La quota di mercato di Edge è piuttosto bassa rispetto a quella di Chrome, meno del 4%. Tuttavia, questa mossa rappresenta un secondo, importante, caso di browser che decidono di porre dei limiti all’erogazione di annunci sulle proprie piattaforme, dopo il caso di Google con Chrome. Leggi di più su AdAge.

Facebook e LinkedIn lanciano i loro magazine

Facebook e LinkedIn, quasi in contemporanea, hanno lanciato dei magazine rivolti al pubblico business. Quello di Facebook si chiama Grow e nasce come ampliamento di un format di eventi per manager di azienda lanciato 3 anni fa dal team UK. La rivista, che ha cadenza trimestrale, sarà distribuita via mailin list, agli eventi Grow e nelle lounge della British Airways, ma avrà anche declinazione digitale su una pagina Facebook dedicata, un blog e una piattaforma online. Non ospita pubblicità, e i suoi contenuti sono un insieme di interviste ed articoli ad aziende. Quella di LinkedIn, invece, si chiama Underscore ed è specialmente pensata per le aziende tecnologiche, con tanto di test e parole crociate a tema. Leggi di più su CNN Money e sul blog di LinkedIn.

Ecco come le aziende stanno usando IGTV di Instagram

Pochi giorni fa Instagram ha lanciato IGTV, una nuova sezione e stand-alone app del social su cui gli utenti possono creare canali e postare video lunghi fino ad un’ora. Anche diverse aziende stanno testando questo nuovo contenitore, alcuni riproponendo contenuti utilizzati già per le loro Storie su Instagram (dove la visibilità del contenuto è temporanea), altri con materiali creati ad hoc. Tra questi ci sono Nike, Netflix e Gucci. Leggi di più su Digiday.

GDPR: Facebook aggiorna le custom audience per creare più trasparenza

Facebook sta apportando dei cambiamenti nel modo in cui gli inserzionisti gestiscono le custom audience (ossia le liste personalizzate di utenti a cui inviare campagne), per offrire agli utenti maggiore trasparenza sul perché vedono un determinato annuncio nel loro news feed.

A partire dal prossimo 2 luglio, gli inserzionisti dovranno specificare l’origine delle informazioni sugli utenti che costituiscono la custom audience, nel momento in cui la caricano sulla piattaforma.

“durante il caricamento di un file di clienti, gli inserzionisti dovranno indicare se le informazioni sono state raccolte direttamente dagli utenti, fornite da partner, o una combinazione delle due cose,” scrive Facebook.

Questo nuovo requisito permetterà agli utenti di ottenere informazioni specifiche circa il motivo per cui vedono un annuncio. Cliccando sul bottone “Why I’m seeing this?”, saranno per esempio in grado di sapere il motivo della loro appartenenza a una custom audience, e anche se l’inserzionista li ha raggiunti tramite il numero di telefono o l’indirizzo email.

L’aggiornamento è parte degli sforzi che Facebook sta compiendo per costruire un clima di maggior responsabilità attorno alle informazioni sui suoi utenti usate per la pubblicità – impegno che la società si è assunta dopo la vicenda Cambridge Analytica -. Allo stesso tempo, si può leggere in questa iniziativa anche un legame con il GDPR, il nuovo Regolamento europeo con la privacy che sta costringendo tutti gli attori della pubblicità a fornire agli individui informazioni più trasparenti sul modo in cui i loro dati vengono raccolti, trattati ed elaborati.

Facebook, nuova polemica sulla privacy: avrebbe ceduto dati ad alcune aziende

Oggi nella nostra rassegna spazio alle TV connesse e alle ultime news su Facebook e le AMP di Google.

Facebook, nuova polemica sul fronte dati

Facebook al centro di una nuova polemica sul fronte dati. Secondo fonti vicine alla notizia, il social avrebbe stretto degli accordi con una serie di aziende, inclusa RBC Capital Markets e Nissan Motor Co., che avrebbero permesso alle società di avere accesso a una serie di informazioni personali sugli utenti del social, come il numero di telefono e il grado di vicinanza ad altri utenti del network. Gli accordi sarebbero andati avanti ben oltre il 2015, l’anno in cui – secondo quanto dichiarato dalla stessa Facebook – il social avrebbe eliminato la possibilità per società terze di raccogliere dati sugli utenti e le loro cerchie di amici. Leggi di più sul Wall Street Journal.

TV connesse, crescono gli investimenti pubblicitari

Gli investimenti pubblicitari su TV connesse aumenteranno drasticamente l’anno prossimo, secondo uno studio della società di ad tech self service SteelHouse. Il 78% delle aziende ha infatti in piano di acquistare inventory su questo tipo di dispositivi nei 12 mesi a venire. La quota delle tv connesse all’interno della spesa pubblicitaria video complessiva, che attualmente è del 12%, è dunque destinata a crescere sensibilmente. Lo studio ha inoltre evidenziato che aziende e agenzie hanno differenti KPI per misurare l’efficacia della pubblicità video: le prima puntano soprattutto su impression/reach, completamento e click-through, mentre le seconde preferiscono completion, punteggi di qualità ed erogazione/GRP in-target (comScore, Nielsen, etc.). Leggi di più su MediaPost.

Google, continuano i test delle AMP all’interno degli annunci Search

Per Google la pubblicità Search, si sa, è un grosso business, anche e soprattutto su mobile. E per migliorare l’esperienza di aziende e pubblico su questo mezzo, la società ha da tempo iniziato a testare l’utilizzo delle pagine AMP all’interno di questo canale. Da circa un anno Google sta sperimentando in particolare l’erogazione di landing page in formato AMP all’interno degli annunci Search su mobile, e col tempo gli esperimenti stanno andando avanti: da qualche giorno infatti, alcuni utenti hanno iniziato a visualizzare le icone del fulmine AMP accanto alla descrizione di alcuni di questi annunci testuali. Ma da Google non arriva ancora nessuna voce ufficiale: «Testiamo continuamente nuovi modi di migliorare l’esperienza dei nostri inserzionisti e utenti, ma non abbiamo ancora nulla di specifico da annunciare al momento», ha dichiarato la società. Leggi di più su Search Engine Land.

Cresce nel mondo la pubblicità video data-driven

Dalla pubblicità video data-driven alla misurazione del ROI, agli ultimi progetti di Facebook nel settore dei filmati in streaming di videogiochi: ecco gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

Cresce nel mondo la pubblicità video data-driven

La pubblicità video data-driven cresce a livello mondiale. Lo rivela l’annuale Global Video Benchmarks Study realizzato dalla piattaforma di marketing video Innovid. Secondo la ricerca, il numero di inserzionisti che hanno condotto campagne data-driven nel 2017 è aumentato del 58%. Il report ha anche esaminato per la prima volta il mercato della pubblicità su tv connesse, riscontrando un aumento del 30% del numero di aziende che pianificano su questo canale, e una crescita del 178% di impression erogate anno su anno. Leggi di più su Broadcasting & Cable.

Misurazione del ROI, cosa ne pensano i marketer? La risposta in uno studio Nielsen

Solo un professionista del marketing su quattro ha fiducia nella sua capacità di misurare il ROI della propria spesa media. E’ quanto evidenzia uno studio di Nielsen. Un trend confermato, tra l’altro, dal fatto che ben il 79% degli intervistati conta di aumentare i propri investimenti in marketing analytics e attribuzione nei prossimi 12 mesi. Oltre il 44% dei marketer è d’accordo di star riuscendo a trarre il massimo dalla spesa media con i dati a sua disposizione, ma circa il 28% dichiara di non aver abbastanza dati di qualità. Leggi di più su MediaPost.

Facebook lancia la sfida a Twitch

Facebook è pronto a lanciare la sfida a Twitch. Dopo aver avviato a gennaio il programma Gaming Creator per dare una spinta alla trasmissione live di videogiochi sulla sua piattaforma, Facebook sta ora promuovendo attivamente il servizio, che da poche settimane può contare su un indirizzo dedicato – facebook.com/gaming – che aggrega in un unico luogo video live e preregistrati di videogame. All’interno del programma è possibile anche registrarsi come supporter a determinati canali, al costo di 5 dollari al mese, proprio come su Twitch. Infine, Facebook sta anche per lanciare un nuovo programma, Level Up, per chi è alle prima armi con lo streaming di videogiochi e vuole costruire una fanbase monetizzabile con i propri video. Leggi di più su Venture Beat.

Visa ripensa i propri obiettivi pubblicitari in occasione dei Mondiali di Calcio

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Visa, Facebook e Spotify.

Visa ripensa i propri obiettivi pubblicitari

Si avvicinano i Mondiali di Calcio, e Visa ne approfitta per ripensare il proprio modus operandi pubblicitario. In occasione della campagna di sponsorizzazione del torneo, la società avrebbe chiesto ai suoi partner creativo (AMVBBDO) e media (Starcom) di puntare non più ai tradizionali obiettivi di campagna, ma ad obiettivi più ampi di business. In particolare Visa vorrebbe che queste attività di comunicazione puntino a soddisfare priorità di business globali invece della sola awareness, come succedeva finora per le campagne in occasione di grandi eventi come Olimpiadi e Super Bowl. L’azienda valuterà dunque il successo delle campagne non più solo sulla base di reach ed engagement, ma anche in relazione, ad esempio, all’aumento della propria quota nel mercato del mobile commerce o alla risposta del pubblico all’incoraggiamento ad utilizzare all’estero le sue carte invece dei contanti. Leggi di più su Digiday.

Facebook porta ufficialmente la pubblicità su Marketplace

Quasi due anni dopo il lancio della sezione di annunci, Facebook porta ufficialmente la pubblicità su Marketplace. A partire da questi giorni gli utenti potranno “spingere”, a pagamento, i loro annunci per renderli più visibili nel News Feed. Questo tipo di promozione sarà particolarmente semplice da utilizzare, richiedendo solo il setup di budget e durata della campagna, e non consentirà targettizzazione al di là dell’età (oltre i 18 anni) e del codice postale. Contemporaneamente, Facebook ha annunciato l’apertura di Marketplace anche alla pubblicità delle aziende, che potranno inserire la sezione annunci all’interno delle property del social su cui far comparire le proprie campagne. La funzione è operativa in USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Leggi di più su TechCrunch.

Spotify fa sul serio con il suo progetto hardware

Qualche mese fa, Spotify aveva iniziato a cercare talenti per la costruzione del suo primo prodotto hardware. Adesso l’ipotesi di un futuro lancio di un prodotto “fisico” sembra farsi ancora più concreta. La società si è infatti registrata alla Commissione federale per le comunicazioni americana, un procedimento indispensabile per vendere hardware negli Stati Uniti, in particolare per prodotti che utilizzano connessioni wireless. Secondo indiscrezioni circolate in passato, Spotify starebbe lavorando ad un dispositivo per le automobili, capace di far funzionare l’app di streaming musicale all’interno di veicoli più datati. Leggi di più su Variety.

Facebook, su Audience Network arriva l’header bidding in-app

Un anno dopo aver introdotto l’header bidding sugli spazi mobile web del suo Audience Network (era marzo del 2017), Facebook estende la tecnologia anche all’inventory in-app della sua rete “esterna”.

La novità consentirà agli editori di includere anche gli spazi in-app di Audience Network all’interno delle aste unificate da loro utilizzate per la monetizzazione dei contenuti. La tecnologia sarà utilizzabile per tutti i formati, dal display al native e al video.

Seguendo una strategia già messa a punto nel caso del mobile web, anche per l’in-app Facebook ha deciso di non creare delle tecnologie proprietarie per la conduzione delle aste, quanto piuttosto di affidarsi a partner esterni. Questo significa che gli spazi pubblicitari delle app saranno messi all’asta o tramite partner esterni (inizialmente MoPub, Fyber e MAX) o attraverso strumenti lato server di proprietà degli stessi editori.

Una strategia che è stata così giustificata da Alvin Bowles, VP of global publisher sales and operations di Facebook: «Gli editori hanno già i loro rapporti preesistenti e cambiare i propri strumenti non è necessariamente una cosa che piace affrontare – ha dichiarato il manager, ripreso dalla testata AdExchanger. Lavorare con dei partner ci consente di offrire una soluzione che non forza gli editori a prendere decisioni difficili da un punto di vista ingegneristico, di prodotto o di API».

E tra l’altro, lavorare con strumenti di società esterne permette a Facebook di non dover creare proprie tecnologie pubblicitarie e mantenere così un’offerta ad tech snella ma allo stesso tempo efficiente, focalizzandosi maggiormente su dati e domanda pubblicitaria. Una strategia – ricorda AdExchanger – confermata da diverse mosse del social, come la chiusura della video SSP e dell’ad exchange e l’abbandono dell’idea di costruire una DSP in Atlas.

Anche Facebook, dunque, si aggiunge alla sempre più corposa lista di piattaforme che si sono recentemente aperte all’header bidding in-app: da Google a Oath, da MoPub a varie piattaforme di vendita come PubMatic.

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