Main partner:

Jobs

Facebook testa la possibilità per gli editori di vendere autonomamente pubblicità su Watch

Gli editori che hanno contenuti su Watch, la piattaforma video di Facebook, potrebbero presto essere in grado di vendere la pubblicità utilizzando i propri partner pubblicitari.

Secondo quanto riporta AdAge, citando fonti vicine ai fatti, Facebook starebbe infatti testando insieme a un selezionato gruppo di editori la possibilità di collegare le loro tecnologie pubblicitarie a Watch, in modo che questi media partner possano erogare campagne in programmatic nei loro show. Ciò significherebbe ad esempio, spiega la testata, per un network televisivo che condivide su Watch dei video essere in grado di controllare la propria inventory adv invece di cedere a Facebook l’intera vendita degli spazi, come accade adesso. I broadcaster televisivi e digitali spesso utilizzano società terze per la commercializzazione delle proprie inventory video, come Google Ad Manager (Disney ad esempio) o FreeWheel di Comcast.

Una mossa che rivela l’intenzione, per Facebook, di portare più fornitori di contenuti su Watch, un servizio che, lanciato un anno e mezzo fa e da qualche mese disponibile a livello globale, ha ancora stentato a decollare, come Zuckerberg ha in qualche modo ammesso in occasione dell’ultima trimestrale Facebook: «Watch sta crescendo molto rapidamente, ma siamo ancora molto indietro rispetto a YouTube – ha dichiarato -. Stiamo lavorando per renderlo un’esperienza unica centrata sugli utenti». Dati Facebook rivelano che il contenitore video attira attualmente 75 milioni di utenti al giorno, ben al di sotto degli 1,5 miliardi di persone che utilizzano quotidianamente il social.

E se parte dei contenuti veicolati sulla piattaforma sono programmi prodotti dalla stessa Facebook, è indubbio il richiamo che contenuti prodotti da network televisivi e grandi studios possono avere, sia per gli utenti che, soprattutto, per i brand. Da qui la volontà di attirare un maggior numero di partner premium, cercando di venire incontro alle loro esigenze pubblicitarie.

Electrolux porta in-house il digital planning e buying e il programmatic

Un altro grande gruppo punta a portare in-house la gestione del media digitale. Si tratta di Electrolux, che ha deciso di seguire le orme di Bayer, GSK e Ab InBev, gestendo autonomamente il digital planning e buying. L’operazione, spiega Digiday, riguarderà inizialmente il Nord America, area in cui il passaggio dovrebbe avvenire entro luglio, e in seguito Europa e America Latina.

La mossa è dettata dalla volontà di avere il pieno controllo sui risultati delle campagne e sui dati attraverso social, display, search e programmatic. Un altro motivo che ha spinto l’azienda a internalizzare il media digitale è il risparmio dei costi che ne deriverebbe.

Electrolux ha iniziato a collaborare con MightyHive lo scorso ottobre. L’agenzia recentemente acquisita dalla S4 Capital di Martin Sorrell supporterà il gruppo nell’operazione di internazionalizzazione delle competenze nel media digitale che sono ora in capo a VMLY&R, l’agenzia di WPP Group. Il gruppo ha condotto la sua prima campagna di test a dicembre e prevede di lanciare la sua prima pubblicità in programmatic per il brand Frigidaire ad aprile, con MightyHive alla guida del progetto.

Electrolux ha aperto quattro nuovi ruoli nel suo team di marketing per la gestione del media digitale. La spesa pubblicitaria digitale in Nord America del gruppo è attualmente distribuita tra le property di Google e Facebook, con Amazon che cresce come terza opzione. Circa il 75% degli annunci pubblicitari digitali del gruppo è destinato alla search su Google, alla pubblicità display e agli annunci video di YouTube, mentre il 25% riguarda annunci su Facebook e Instagram.

I dati di zeotap diventano “first party” per le campagne Facebook

Comunicare sui social media è sempre più importante per i brand. Non a caso, l’ambiente social è uno di quelli su cui crescono di più gli investimenti pubblicitari. Ma non sempre, su queste piattaforme, è possibile avere un targeting profondo degli utenti, che ad esempio tenga conto di interessi e intenzioni d’acquisto.

Per questo motivo, zeotap ha recentemente implementato un nuovo modo per estendere in maniera semplice e veloce alle campagne Facebook delle aziende i propri segmenti di audience deterministici generati dall’utilizzo delle app e dai segnali di purchase intent.

La chiave sta in un termine: “dati di prima parte”, come ci spiega Riccardo Polizzy Carbonelli, VP Publishers & Advertising di zeotap: «Fino a un po’ di tempo fa, era possibile per le aziende arricchire le proprie possibilità di targeting su Facebook con dati di terza parte, forniti cioè da società esterne. Ora però questo è molto più difficile, perché Facebook ha iniziato a limitare l’uso di tali dati, filtrandone sensibilmente la provenienza. Di fatto, la soluzione sta nel dare la licenza di utilizzo dei dati all’azienda inserzionista: in questo modo, quest’ultima ne diventa l’effettiva proprietaria, e può utilizzarli su Facebook come insight di prima parte. Zeotap ha recentemente reso questo processo più semplice e veloce, attraverso una nuova struttura contrattuale. Ovviamente tale procedura vale non solo per Facebook, ma anche per altre piattaforme come Twitter, LinkedIn e Instagram».

Una soluzione, quella di zeotap, grazie alla quale è possibile per le aziende arricchire e rendere ancora più preciso il targeting sui social: «Le piattaforme sociali come Facebook sono in grado di fornire ai propri inserzionisti un buon livello di informazioni socio-demografiche sugli utenti, ma è sempre più difficile agganciare dati di interesse e purchase intent che sono invece fondamentali per conoscere i consumatori e riuscire a raggiungerli col messaggio più adatto al momento giusto. Tra l’altro – aggiunge Polizzy Carbonelli -, esiste uno specifico relevancy score applicato da Facebook che incide sul costo dello spazio in base alla rilevanza dell’annuncio per utente. In pratica, lo spazio adv su Facebook costa meno se il messaggio è più rilevante per chi lo vede. Questo vuol dire che se un brand utilizza dati che funzionano, rendendo la pubblicità erogata più rilevante per chi la guarda, la campagna è anche più conveniente economicamente rispetto a un annuncio che non fa uso di dati o che utilizza dati non accurati».

Quello di facilitare l’estensione dei propri segmenti di audience deterministici alle campagne social è solo l’ultima delle tante novità con cui zeotap ha negli ultimi mesi ampliato la propria offerta. La società ha avviato nuove integrazioni «ad esempio con S4M e Tabmo, particolarmente legate al mondo delle app», e sta raccogliendo i frutti del recente lancio di Connect, il proprio strumento di identity graph che consente alle aziende di poter utilizzare, nel rapporto digitale con i consumatori, anche i dati offline in proprio possesso.

«Abbiamo avviato attività con alcune grandi aziende – ha detto a questo proposito il manager – e stiamo registrando importanti livelli di match rate. Con l’aumento dei touch point col consumatore, per i brand è sempre più complicato mettere insieme i dati provenienti dall’online con quelli del mondo offline. Una difficoltà che è acuita ancor di più dalla moltiplicazione e diversificazione delle piattaforme digitali su cui si compie il customer journey. La ricchezza di uno strumento come Connect sta nella capacità di associare a un dato offline non solo un singolo dato digitale, ma molteplici (diversi browser, assistenti vocali etc.), in modo da trasformare un rapporto prima esclusivamente online con l’utente in una conoscenza completa che coinvolge anche il mondo extra-internet».

Facebook punta sull’automotive con le nuove Auto Inventory Ads

Era fine 2017 quando Facebook lanciava sul mercato le inserzioni dinamiche per il settore automotive, una funzionalità che consentiva ad aziende del settore e concessionarie di sfruttare il loro catalogo di veicoli con dettagli come marca, modello e anno, per lanciare campagne. Adesso questo prodotto cambia nome, e aggiunge nuove capacità di targeting.

La soluzione è stata ribrandizzata come “inventory ads per il settore automotive” (“auto inventory ads”), e consentirà adesso alle concessionarie di targettizzare gli utenti non più solo in modalità retargeting (le persone che hanno visitato il loro sito web o utilizzato la loro app) ma anche sulla base delle loro ricerche online, laddove hanno espresso interesse per l’acquisto di un veicolo.

Facebok spiega il funzionamento della soluzione in un blog post: “Ipotizziamo che qualcuno stia facendo ricerche e stia confrontando auto su siti diversi, di produttori e concessionarie. Le Automotive Inventory Ads consentono alle concessionarie di caricare il proprio catalogo con dettagli di marca, modello, anno di immatricolazione e luogo. Vengono poi generate automaticamente inserzioni personalizzate che mostrano i veicoli più rilevanti al pubblico che ha manifestato maggior interesse, ad esempio alle persone che hanno visitato la Pagina Facebook di un produttore, ma non hanno ancora visto il sito web della concessionaria. Tutte le informazioni che utilizziamo sono anonime e aggregate e vengono incrociate con milioni di altri segnali prima di essere utilizzate dal nostro sistema di ottimizzazione”.

facebook-auto-inventory-ads

Il formato ha già ottenuto interessanti risultati in fase di test. “La Concessionaria Lexus di Santa Monica le ha utilizzate per raggiungere acquirenti locali, ottenendo 3,2 volte più visualizzazioni della pagina con i dettagli del veicolo (VDP) con un costo per visualizzazione 3 volte più basso rispetto a precedenti campagne rivolte a potenziali clienti, realizzate con lo stesso budget. Un’altra concessionaria, la Chevrolet di Castle, ha visto aumentare del 27% la reach utilizzando questa nuova soluzione, rispetto a una campagna di conversione di potenziali clienti effettuata in precedenza con una un’audience simile”, spiega Facebook sul blog.

Gli utenti potranno scegliere di non visualizzare le Automotive Inventory Ads, cliccando sull’angolo in alto a destra di un annuncio. “Come per tutte le pubblicità su Facebook, anche gli inserzionisti del settore automotive possono raggiungere i clienti senza conoscere le loro informazioni personali”, precisa il social.

Le auto inventory ads sono disponibili dal 25 gennaio a livello globale, e possono essere utilizzate su Facebook, Instagram e l’Audience Network.

Intanto la società ha annunciato anche un nuovo passo avanti nell’impegno per assicurare la brand safety sulle sue property, aprendo la misurazione di tale parametro per la prima volta a società esterne.

Quali sono le principali preoccupazioni degli editori riguardo al Programmatic?

Oggi nella nostra rassegna spazio al rapporto tra editori e Programmatic, al boom delle TV Connesse e ad una iniziativa “dal vivo” di Facebook sul tema privacy.

Quali sono le preoccupazioni degli editori riguardo al Programmatic?

Se da un lato il programmatic offre agli editori un metodo di monetizzazione efficiente, dall’altro esso li impensierisce per svariati motivi, come la tech tax, la fuga di dati, le pratiche di business non sempre trasparenti e le latenze nei caricamenti delle pagine. Secondo una ricerca americana di Digiday Research, però, c’è una cosa che più delle altre preoccupa i proprietari di media: il fatto che il buying automatizzato possa influenzare negativamente i prezzi della pubblicità, segnalato da 3 publisher su 10 come principale timore nell’utilizzo del programmatic. Leggi di più su eMarketer.

Boom pubblicitario per le TV Connesse nel 2018

Le TV Connesse sono un mezzo che sta crescendo esponenzialmente, anche a livello pubblicitario. Lo conferma uno studio della piattaforma di monetizzazione video Beachfront, che quantifica in una crescita anno su anno del 1640% il trend positivo delle richieste pubblicitarie su Connected TV. A novembre 2017, in particolare, sono state 1,7 miliardi le richieste pubblicitarie sul mezzo, cifra salita a 29,9 miliardi a novembre di quest’anno. Leggi di più su MediaPost.

Facebook incontra gli utenti per fornire consigli sulla privacy

Cioccolata calda e consigli sulla privacy. E’ quello che Facebook ha offerto oggi 13 dicembre in un pop-up event a Manhattan, organizzando uno spazio in cui dipendenti della società hanno risposto a domande su come le persone possono utilizzare le loro impostazioni sulla privacy e gestire la loro esperienza pubblicitaria sulla piattaforma. L’iniziativa è stata realizzata in passato anche in altre città del mondo, tra cui Londra, Dubai, Dublino e Colonia. Leggi di più su AdExchanger.

Facebook cerca ingegneri per la unit dedicata alla blockchain

Facebook crede nella blockchain e cerca professionisti da inserire nel team della nuova unit annunciata a maggio in occasione della riorganizzazione del social network (leggi l’articolo su Engage).  La divisione, guidata allora da David Marcus, a luglio è stata affidata a Evan Cheng.

In particolare, la società è alla ricerca di un ingegnere esperto di blockchain e altre figure relative all’apertura di progetti sulla tecnologia, nello specifico, un Data Scientist, un Data Engineer e ingegneri software. Oltre ai tecnici, Facebook è alla ricerca anche di un leader marketing per gestire vari progetti in ambito blockchain.

“Il team è una sorta di startup di Facebook – si legge negli annunci pubblicati online – con una visione ben ampia su come far funzionare la tecnologia blockchain nel nostro ecosistema. È un gruppo piccolo, in rapida crescita, persone di talento che sono appassionate degli sviluppi della catena di valore”.

La top manager di Electronic Arts: «I brand avranno sempre bisogno delle agenzie»

Oggi nella nostra rassegna spazio al tema dell’in-house, all’adattamento dei team commerciali degli editori al programmatic, e ad una news di Facebook attesa dagli sviluppatori.

La top manager di Electronic Arts: «I brand avranno sempre bisogno delle agenzie»

“Il fatto che i brand portino le attività di marketing, media o creatività in-house non rappresenta la fine delle agenzie. Anzi, il contrario”. Ne è convinta Belinda J. Smith, global head of media di Electronic Arts, secondo cui nei passati 18 mesi, cioè più o meno da quando ha preso piede la tendenza delle aziende a internalizzare la gestione del marketing, c’è stata una crescita dei numeri e dei servizi delle agenzie. I brand, secondo la manager, non possono fare a meno delle agenzie per un semplice motivo: perché non possono essere bravi a far tutto. E quindi, avranno sempre bisogno delle agenzie, sia per avere bravi professionisti a disposizione, sia per avere un’altrettanto importante  visione esterna su strategie e operatività. Leggi di più su AdExchanger.

Gli editori cominciano ad adattare le loro strutture commerciali al programmatic. Con qualche domanda

Man mano che aumentano i ricavi da programmatic, gli editori cominciano ad adattare le loro strutture commerciali. Ma non sempre è cosa facile: la commistione tra due modalità di vendita sostanzialmente diverse, quella tradizionale tramite agenti e quella automatizzata che prevede anche la presenza di nuove figure, pone anche una serie di domande. Ad esempio, sulle modalità di compenso. Se un agente di un editore convince un brand ad effettuare un acquisto in programmatic come parte di un pacchetto più ampio, e quest’ultimo poi – a campagna ultimata – decide di avviare un accordo in private marketplace gestito da uno dei programmatic specialist dell’editore, chi prenderà la commissione? L’agente o il programmatic specialist, o entrambi? Leggi di più di su Digiday.

Facebook annuncia le date della sua conferenza F8 2019

Facebook ritornerà a San Jose l’anno prossimo per F8, la sua conferenza per gli sviluppatori, un appuntamento fisso per conoscere le ultime novità del social network. L’appuntamento nel 2019 si svolgerà il 30 aprile e 1 maggio. Nel breve blog post in cui ha annunciato le date, la società ha sottolineato che l’evento “mostrerà come la tecnologia può attivare il meglio che le persone possono fare insieme”. Le registrazioni verranno aperte nei prossimi mesi. Leggi di più su TechCrunch.

Pubblicità automatizzata su Facebook, arriva una nuova Marketing API

Novità per le aziende che acquistano pubblicità automatizzata su Facebook. La piattaforma social ha annunciato il rilascio di una nuova Marketing API, che prevede una serie di novità tra cui informazioni sui problemi di erogazione delle campagne.

Giunta alla sua versione 3.2, la Marketing API di Facebook ora renderà noto agli inserzionisti se un annuncio non viene erogato e fornirà dettagli sul motivo. La nuova funzione, in particolare, indicherà se c’è stato un problema nel processo di erogazione ed elencherà i codici di errore che hanno impedito il corretto funzionamento della campagna.

Una novità che potrebbe tornare molto utile ai brand, soprattutto in vista del prossimo periodo di festività, in cui tradizionalmente i brand pianificano campagne e devono conoscere e risolvere tempestivamente eventuali problemi di diffusione degli annunci.

Insieme alla nuova Marketing API, Facebook ha anche annunciato aggiornamenti per il suo Graph API, che andranno ad impattare in particolare le metriche degli insight di Pagina, l’Instagram Graph (che ora mostrerà i risultati sia in ordine cronologico che in ordine cronologico inverso) e i sondaggi video, che consentiranno di creare e gestire sondaggi su video live e on demand.

Facebook, debutto ufficiale per il nuovo strumento Attribution

Dopo oltre un anno di beta test, Facebook è finalmente pronta a lanciare sul mercato la sua nuova soluzione di attribuzione, capace di analizzare l’impatto delle sue campagne sia dentro che fuori la piattaforma.

Il prodotto è ora disponibile per tutte le aziende.

La soluzione è gratuita e funziona grazie ai Pixel di Facebook, consentendo di effettuare reportistica sulle campagne erogate su Facebook, Messenger, Instagram e sull’Audience Network, con l’obiettivo di mostrare come gli annunci hanno impattato all’interno del customer journey e quali canali sono stati decisivi nel produrre traffico, conversioni e acquisti.

Facebook-attribution
Un’immagine dello strumento Attribution di Facebook

Facebook Attribution utilizza anche un nuovo modello di attribuzione data-driven, che sfrutta il machine learning per misurare il valore incrementale apportato dagli sforzi di marketing sulle varie property di Facebook. “Alcuni dei più avanzati inserzionisti stanno usando un modello di attribuzione basato sull”incrementalità’. Essa aiuta a comprendere quante conversioni aggiuntive sono state prodotte dagli annunci, rispetto a quelle che sarebbero state prodotte senza gli annunci. Misurare l’incrementalità è fondamentale per capire il reale valore delle azioni di marketing. Facebook Attribution offre un modello di attribuzione data-driven che usa modelli statistici per capire quali touchpoint di marketing portano crescente valore“, scrive la società sul suo sito Business.

Con il nuovo Facebook Attribution, il colosso di Menlo Park batte sul tempo i suoi principali concorrenti: l’analogo strumento gratuito di Google è ancora in beta test, così come è in fase di sperimentazione anche quello di Amazon. Facebook Attribution, tuttavia, consente solo di misurare le campagne, a differenza del tool di Google i cui dati possono essere riportati all’Ad Manager ed essere utilizzati per ottimizzare le offerte d’asta.

Facebook annuncia novità pubblicitarie per chi promuove app

Facebook ha annunciato il lancio a livello globale di alcune nuove soluzioni a livello pubblicitario legate a chi promuove app.

La prima è un’opzione che consente di ottimizzare la retention: quando utilizzata su annunci volti all’installazione di app, il prodotto consente agli inserzionisti di ottimizzare il ritorno degli utenti due giorni o sette giorni dopo che l’app è stata scaricata, puntando a influenzare gli utenti nel punto più critico di interazione con l’app.

Facebook offrirà adesso ai brand anche quattro nuove metriche all’interno di Ads Manager per tracciare la retention connessa agli annunci pubblicitari app-install, capaci di misurare ad esempio l’apertura di app e il costo per retention al secondo e al settimo giorno dopo l’installazione.

Tali novità saranno disponibili per tutti gli inserzionisti a livello globale.