Main partner:

Jobs

Chatbot all’interno di campagne display: al lavoro una startup di Google

La nuova frontiera della pubblicità digitale? E’ l’annuncio “conversazionale”. E tra le società che lo stanno facendo diventare realtà c’è anche una startup incubata da Google. Si chiama AdLingo ed ha sviluppato una piattaforma che mette a disposizione dei brand un framework di annuncio display in cui posizionare campagne conversazionali, ossia contenenti un chatbot.

In particolare, la soluzione consente di far comportare un annuncio display come un’app di messaggistica. “Attraverso AdLingo, gli inserzionisti potranno posizionare i loro assistenti chatbot all’interno di spazi display interattivi, e raggiungere i loro target in maniera scalabile”, spiega la società in una nota.

AdLingo non sviluppa i chatbot, piuttosto integra strumenti di altre società specializzate, come Dialogue Flow, Microsoftbot Framework, LiveEngage, Blip, Valassis Digital e LivePerson per poi distribuire tali “esperienze conversazionali” in rete.

Gli annunci di AdLingo vengono erogati in maniera programmatica attraverso l’ad network di Google e, come succede con molti annunci display, il loro pagamento è su base CPM. Qualora, oltre la semplice visualizzazione dell’annuncio, avvenga un’effettiva “conversazione” tra utente e brand attraverso la campagna, all’inserzionista non verranno addebitati ulteriori costi.

In Francia allo studio una coalizione tra i principali editori sul fronte dati

Mentre oltralpe alcuni tra i maggiori editori valutano le opportunità di creare un sistema condiviso di login per gli utenti, Emirates aggiunge i chatbot all’interno dei suoi annunci display, e uno studio internazionale rivela l’importanza sempre maggiore del video all’interno delle strategie di marketing su mobile.

In Francia allo studio una coalizione sul fronte dati tra i principali editori

Saranno le preoccupazioni in vista della GDPR, o la volontà di porsi sul mercato come alternativa al duopolio Google/Facebook, fatto sta che sempre più editori in Europa decidono di collaborare sul fronte dati. E’ già successo in Germania e Portogallo, e ora potrebbe succedere anche in Francia. Alcuni dei principali editori del Paese, come Le Monde, Le Figaro e Le Parisien, starebbero discutendo l’implementazione di un sistema di login comune sui loro siti. In particolare, i publisher starebbero valutando se questo strumento possa costituire una soluzione alla questione dell’utilizzo dei cookie, per il quale presto si dovrà chiedere necessariamente agli utenti un esplicito consenso. Leggi di più su Digiday.

Emirates arricchisce con i chatbot le sue campagne display

Un chatbot all’interno di un annuncio display. E’ quello che sta utilizzando la compagnia aerea Emirates per la sua campagna Emirates Vacations. Gli annunci display della campagna consentono agli utenti di fare domande sui viaggi e ricevere immediatamente risposte all’interno del formato pubblicitario. Il chatbot integrato raccomanda destinazioni e pacchetti vacanze sulla base del contesto delle domande dell’utente, del contenuto del sito su cui l’annuncio appare e, naturalmente, dell’offerta di Emirates Vacations. Leggi di più su PhocusWire.

Cresce la pubblicità video nelle strategie di mobile marketing

La maggior parte dei marketer mobile puntano ad aumentare gli investimenti video quest’anno, secondo una ricerca internazionale. Si tratterebbe dell’85%, in aumento di un 10% sullo scorso anno. Circa tre quarti hanno dichiarato che la pubblicità video è molto importante all’interno del customer journey, con il 71% che conta di utilizzarla per obiettivi di acquisition e il 65% per scopi di awareness. Leggi di più su Marketing Land.

Il potenziale dei chatbot per il mercato Beauty; Facebook tra “società” e “business”

Mentre ci si avvicina sempre più alla definitiva entrata in vigore della GDPR, il mercato Beauty sta inziando a sperimentare il potenziale dei chatbot, e Facebook prova a bilanciare il suo intento di creare uno spazio più sicuro per gli utenti con le sue esigenze di business.

Il potenziale dei chatbot per il mercato Beauty

Il Beauty è uno dei settori che sta investendo prepotentemente nelle tecnologie chatbot. Una ricerca globale ha indagato la potenziale reach che questo tipo di tecnologia ha presso la base utenti di uno dei grandi nomi del settore: L’Oréal. Già una buona parte dei consumatori dell’azienda (il 26%) sta già utilizzando i chatbot sui social media o sulle app di messaggistica ogni mese per chiedere informazioni, e sembra che questo tipo di strumento sia più efficace tra gli utenti tra i 34 e i 44 anni. Leggi di più su GlobalWebIndex.

Facebook tra “valenza sociale” e “business”

Nello scorso trimestre, Facebook ha iniziato a ridurre la diffusione di video virali sulla sua piattaforma. Più recentemente, ha stabilito di dare priorità sul News Feed ai post di amici e parenti invece che a quelli “business”, e ha annunciato il blocco degli annunci relativi alle criptovalute. Mosse che testimoniano l’intenzione della società di rendere la piattaforma uno spazio più “sicuro” di interazione tra le persone. I grandi numeri di utenza, infatti, già da tempo hanno fatto riflettere Zuckerberg & Co. sulla valenza “sociale” di uno strumento come Facebook. Ma quali possono essere le conseguenze a livello di business? Leggi di più su Warc.

Luoghi comuni sulla GDPR

Mancano pochi mesi della definitiva entrata in vigore della GDPR, ma il mercato non sembra ancora pronto a rendersi conforme al nuovo regolamento europeo. In particolare, sembra esserci ancora molta confusione su alcuni dei temi sollevati dalla nomativa, e molti fraintendimenti e luoghi comuni. Ad esempio che la norma valga per le PMI, o che si possa evitare di chiedere il consenso agli utenti appellandosi al “legittimo interesse”. Leggi di più su MarTech Today.

Hej! sviluppa un chatbot per Gruppo QC Terme spas and resorts

Hej! presenta Azzurra, il nuovo chatbot di Gruppo QC Terme spas and resorts, realtà nel settore del benessere termale e dell’ospitalità alberghiera. Il chatbot supporta i clienti fornendo informazioni e gestendo le prenotazioni.

Azzurra è un vero e proprio customer support di tutti i centri QC Terme ed è disponibile su tutte e sette le pagine Facebook e sulle nove property web; inoltre, lo strumento dà assistenza nelle domande più rilevanti e frequenti fatte dagli utenti: dalle tipologie di massaggi disponibili a orari e prezzi, o ancora informazioni sulla formule come l'”aperiterme”.

Il chatbot utilizza un linguaggio in linea con il tono di voce del marchio sfruttando al massimo la potenza della conversazione per avviare una customer experience improntata al benessere sin dal primo contatto con gli utenti.

“Crediamo molto nelle potenzialità di Fb Messenger come canale di comunicazione con gli utenti non solo per gestire casistiche di customer support. Le innovazioni della piattaforma Messenger sono continue e le aziende se ne stanno rendendo conto – affermano i fondatori di Hej!, Stefano Argiolas e Paolo De Santis -. Azzurra utilizza un linguaggio naturale e il suo tono di voce è in linea con tutta la comunicazione di QC Terme spas and resorts. È stato sviluppato per fornire supporto agli utenti online e social e per ricevere le principali informazioni in tempo reale. È un servizio di customer care che accompagna gli utenti in tutte le fasi di contatto con QC Terme per rendere l’esperienza ancora più rilassante e per velocizzare il primo contatto in un unico “hub”. Azzurra parlerà più lingue per accompagnare i clienti stranieri in un viaggio nel benessere. L’integrazione con le lingue inglese e francese, inoltre, è il linea con le strategie di sviluppo internazionale del Gruppo”.

Confidiamo nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per offrire un’immediatezza ed una semplicità di interazione mai raggiunte prima. Crediamo che la cura e l’attenzione verso i nostri ospiti parta proprio dall’esperienza che vivono sui nostri siti web e con Azzurra in pochi secondi possiamo rispondere alla maggior parte delle richieste che ci vengono poste quotidianamente online”, dichiara Fabrizio Di Giorgio, Digital Marketing Specialist di QC Terme Spas and Resorts.

Il Gruppo è attualmente presente con centri benessere e termali e hotel di charme a Bormio, Pré Saint Didier, Milano, Torino, Roma, San Pellegrino e sulle Dolomiti. Per supportare il suo processo di sviluppo internazionale, in programma ci sono anche le aperture di Chamonix e New York City che accompagneranno l’integrazione multilingua in inglese e in francese del chatbot.

Microsoft punta sull’AI: su Bing arrivano i chatbot

I chatbot arrivano su Bing. Microsoft ha annunciato in questi giorni l’avvio in beta aperto del programma “Chat Bot Extensions” sul proprio motore di ricerca.

Il progetto, che nei prossimi mesi verrà reso più ampiamente disponibile, prevede l’inserimento, tra i risultati di ricerca del search engine, di un servizio di chat automatica: un modo per i brand di raggiungere ancor meglio i propri consumatori, avviando un dialogo diretto con essi.

Nel blog post in cui ne dà l’annuncio, Microsoft spiega con questo esempio la novità: “se stai promuovendo un operatore telefonico e sai che le persone spesso fanno domande sui nuovi smartphone, Bing può rispondere a questi quesiti attraverso le Chat Bot Extensions proprio all’interno della pagina principale dei risultati di ricerca”. Rispondendo alle loro domande più frequenti, il servizio attrae i consumatori e li guida verso la conoscenza del brand e l’acquisto di prodotti e servizi.

Nella pagina dei risultati di ricerca, sotto i singoli risultati, dopo le opzioni social, l’utente potrà trovare l’invito ad aprire una chat per fare domande a un’azienda: una volta cliccato sul tasto “chat” si aprirà una pagina Skype e la conversazione potrà avere inizio.

Microsoft espande le In-Market Audiences

Microsoft ha annunciato anche l’espansione di In-Market Audiences, una funzione per il targeting delle audience che offre alle aziende accesso a liste definite di utenti considerati “in market” per l’acquisto di una certa categoria di prodotti e che sono pronte all’acquisto, senza la necessità di costruire o importare liste di clienti o propect. L’espansione prevede oltre 70 liste di In-Market Audiences, ed è attualmente in fase pilota, a cui seguirà a breve una generale disponibilità della soluzione.

Oracle arricchisce la sua Cloud Suite: arrivano chatbot e intelligenza artificiale

All’indomani dell’acquisizione di Moat (leggi l’articolo), Oracle rafforza ulteriormente la propria offerta con alcune novità, presentate in occasione del suo evento Modern Customer Experience a Las Vegas. In particolare, la società ha annunciato l’arricchimento della sua Oracle Cloud Suite con una piattaforma di chatbot e di tecnologie di intelligenza artificiale.

La Oracle Cloud Suite potrà adesso incorporare chatbot nei suoi programmi di comunicazione, il che vuol dire che le aziende avranno a disposizione strumenti Oracle per fornire risposte in una conversazione testuale o vocale, per esempio su Facebook Messenger o Amazon Alexa.

All’interno della suite, inoltre, sarà possibile trovare una serie di nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, che uniranno dati di prima e di terza parte ad algoritmi di machine learning per aiutare le aziende ad ottimizzare in tempo reale la loro comunicazione digitale, e che prendono il nome di Adaptive Intelligence Apps.

«L’offerta Adaptive Intelligent funziona fondamentalmente come un motore di product recommendation – spiega Steve Krause, GVP of product management di Oracle Marketing Cloud». La differenza però sta nel fatto che solitamente la recommendation funziona in relazione ai soli dati delle aziende (per esempio i prodotti consigliati su Amazon si basano sullo storico degli acquisti dell’utente sul sito), mentre in questo caso l’azienda può contare anche sul data marketplace di Oracle, una raccolta di oltre 70 mila attributi e sei miliardi di profili business e consumer disponibili attraverso la Oracle Data Cloud.

Questo significa che sarà possibile modellare la propria comunicazione anche in presenza di un “first-time visitor”, ossia di un utente capitato per la prima volta sul sito dell’azienda. Se la Data Cloud di Oracle ha a disposizione il cookie dell’utente o l’ID del suo dispositivo mobile, sarà possibile ricostruirne la cronologia di navigazione, eventuali acquisti, localizzazione e altro.

«In ogni sistema di intelligenza predittiva o di machine-learning, migliori dati tendono a portare a migliori risultati», precisa Krause.

Le nuove Adaptive Intelligence Apps di Oracle saranno applicabili in ambito Commerce, Marketing, Sales e Service Clouds.

Grandi ospiti, workshop e formazione. Ecco l’agenda del Programmatic Day

È online l’agenda del Programmatic Day, l’evento italiano sul Programmatic Advertising in programma il prossimo 12 aprile al Multisala Orfeo di Milano.

Con oltre 50 speaker già confermati e un ricco programma articolato su tre sale, Programmatic Day alla sua terza edizione punta a confermarsi come il principale appuntamento italiano dedicato alle tecnologie per l’automazione della pubblicità e alle strategie di comunicazione data-driven.

L’appuntamento, organizzato da Programmatic Italia ed Engage, è rivolto a tutti coloro che si interessano al mondo della comunicazione e del digitale, e principalmente ad aziende, editori, agenzie e centri media. Il nuovo format dell’evento, organizzato in sessioni parallele, è studiato per consentire ai partecipanti di comporre il proprio palinsesto personalizzato in base al proprio interesse e al livello di conoscenza del mercato.

L’agenda della Sala Rossa, dedicata alla conferenza plenaria, proporrà una rassegna completa del meglio dell’offerta e degli strumenti disponibili in campo adtech e martech, grazie al contributo dei principali player del settore: sul palco principale del Multisala Orfeo si alterneranno Zeotap, Freewheel, Tradelab, IAS, Ligatus, 4W Marketplace, Quantcast, Mediamond. E ancora: Teads, Rubicon Project, RadiumOne, smartclip, Italiaonline, Main Ad, Imille.

In sala Blu, rivolta agli approfondimenti e all’innovazione, una serie di panel affronteranno i temi di maggiore attualità in ambito programmatico, come l’estrazione di valore dai dati, le nuove metriche e la trasparenza, lo sviluppo del programmatic dal punto di vista degli editori, i modelli di attribuzione. Ci sarà poi spazio per alcune tendenze emergenti del digital advertising, come chatbot, realtà virtuale, native advertising e start up rigorosamente made in Italy.

La sala Verde, invece sarà dedicata alla formazione e ai workshop, vedrà un corso “accelerato” sulle basi del programmatico per chi vuole conoscere (o ripassare) le nozioni fondamentali di questo settore, seguito da workshop verticali dedicati a marketing automation, creatività e al video multiscreen realizzati grazie al contributo di Adform, Sublime Skinz e Freewheel.

Un importante contributo sul versante dei dati e delle ricerche sarà fornito da Andrea Lamperti della School of Management – Politecnico di Milano, la più accreditata fonte di dati per quello che riguarda il Programmatic Advertising nel nostro Paese, e da Giacomo Fusina di Human Highway. Quest’ultimo presenterà i dati di YourSight, studio realizzato dall’importante società di ricerche per la prima volta insieme ad Engage, e finalizzata a sondare il punto di vista dei professionisti del digital sui principali temi del mercato della pubblicità online.

L’appuntamento è a partire dalle 8:30 al Multisala Orfeo di Milano, in via Coni Zugna 50 (MM2 Sant’Agostino, tram 9, 10 e 14). È ancora possibile partecipare gratuitamente al Programmatic Day registrandosi attraverso il form dedicato.

Chatbot, i 5 requisiti per il successo di uno strumento sempre più diffuso

Una delle parole chiave dell’anno appena trascorso è stata bot. Un termine, abbreviazione di robot, che definisce quei programmi che simulano il comportamento umano e vengono utilizzati per automatizzare determinati compiti, come ad esempio il customer care via chat (in questo caso, si parla di chatbot).

Anche se i bot esistono da tempo, aziende, fornitori, analisti ed esperti di settore condividono la visione comune che essi saranno sempre più presenti nei prossimi anni. Secondo Gartner, infatti, entro il 2019 il 20% delle aziende abbandonerà la propria app mobile ed entro l’anno successivo ogni persona avrà in media più conversazioni con i bot che con il proprio coniuge.

Non tutti però sono creati allo stesso modo e soprattutto non tutti garantiscono le stesse prestazioni. Nuance Communications, Inc., fornitore di soluzioni vocali e di imaging specializzato nello sviluppo di bot, ha delineato i fattori essenziali che possono determinare la buona riuscita di questo strumento. Ecco quali sono.

  1. Intelligenza artificiale durante le conversazioni – Per avere successo, un bot deve essere in grado di sostenere una conversazione bidirezionale intelligente. Come ogni essere umano, il bot deve saper contestualizzare non appena l’utente cambia i soggetti o se utilizza un linguaggio informale con espressioni colloquiali. Attualmente la maggior parte dei bot non è sufficientemente sofisticata per indirizzare questi requisiti, adempiendo solo richieste semplici. Ad esempio, alla domanda “Qual è la temperatura a Miami?” sarebbe facile rispondere “28 gradi”, ma se la conversazione dovesse proseguire con un’ulteriore domanda “E a Pechino?” molti bot non riuscirebbero a comprendere che l’argomento di cui si parla è lo stesso, cioè la temperatura.
  1. Intelligenza artificiale cognitiva – Questo requisito è relativo al lato del ragionamento del cervello del bot e alla sua capacità di indirizzare e prevedere le esigenze dell’utente. Considerando che i sistemi di riconoscimento vocale tradizionali sono in grado di capire quello che le persone dicono, i sofisticati sistemi di linguaggio naturale di oggi riescono persino a comprendere ciò che la gente intende e vuole fare. Sia il riconoscimento vocale che la comprensione del linguaggio naturale si basano su big data e sulla “profonda conoscenza” delle intenzioni delle persone rispetto a un dominio specifico.
  1. Intelligenza artificiale umana assistita – Questo è ciò che Nuance definisce supervised. Grazie all’impiego congiunto di esseri umani e bot nel servizio di assistenza ai clienti, il machine learning ha subito un’accelerazione e, soprattutto, i bot possono imparare “le cose giuste” dalle persone piuttosto che imparare da soli commettendo errori di giudizio.
  1. Integrazione multicanale – I bot di successo non si identificano in applicazioni stand-alone ma piuttosto in un insieme di tool comuni che operano come un cervello cognitivo centrale e che possono essere distribuiti tra i numerosi canali utilizzati dai consumatori: applicazioni di messaggistica, applicazioni mobili, sistemi telefonici, web, applicazioni chat e social media. Una strategia multicanale integrata garantirà agli utenti un’esperienza soddisfacente indipendentemente dal canale utilizzato. Inoltre, si riduce così anche il costo di stack tecnologici per le aziende.
  1. Autenticazione intelligente e sicurezza – La biometria vocale consente ai consumatori di autenticarsi in modo semplice e naturale, senza dover digitare una password o un PIN, ma pronunciando semplicemente una breve passphrase come “La mia voce è la mia password”. Ciò elimina la necessità di dover ricordare PIN o, peggio, di rispondere a una serie di domande di sicurezza come “Qual era il nome del tuo migliore amico d’infanzia?” o “Qual è stata la tua transazione più recente?”. Inoltre, la biometria vocale migliora in modo significativo la sicurezza rispetto ai metodi di autenticazione legale e di frode.

«Crediamo che il 2017 sarà un anno cruciale nello sviluppo del mercato dei bot, che vedrà la netta vittoria di quelli “buoni” su quelli “cattivi”: i bot che meglio di altri saranno in grado di includere AI, integrazione multicanale, autenticazione intelligente e sicurezza avranno sicuramente molto successo predominando sugli altri e definendo le migliori pratiche», ha dichiarato Robert Weideman, Executive Vice President Enterprise di Nuance Communications.

Accordo tra Mondelez International e Facebook su dati e chatbot

Mondelez International ha reso noto di aver rinnovato la sua partnership strategica globale con Facebook. Le aziende lavoreranno fianco a fianco per sfruttare appieno insights sui consumatori e Messenger e, a partire dai dati raccolti, attuare progetti innovativi per dar vita a esperienze mobile-first più significative tra le persone e i marchi.

Sul fronte dei consumer insights, Mondelez International è stato tra i primi partner a utilizzare Audience Insights API, lo strumento annunciato di recente da Facebook grazie al quale i brand possono comprendere meglio e utilizzare in modo più incisivo le informazioni relative ai loro consumatori per mettere a punto campagne di marketing significative. In particolare, la multinazionale produttrice di snack ha testato la nuova piattaforma in occasione dell’ultima campagna del suo marchio Cadbury nel Regno Unito. Essendo parte di Facebook Audience Insights API Beta in partnership con le agenzie Carat, Elvis e Fallon, il brand team ha avuto l’opportunità di raccogliere informazioni più precise e articolate sugli aspetti che davvero interessano alle persone e di fornire contenuti creativi più efficienti e coinvolgenti.

“La nostra campagna Cadbury ‘Taste like Joy Feels’ ha dimostrato che un contenuto mobile-first personalizzato e adeguatamente calibrato può produrre un impatto incredibile”, ha affermato Gerry D’Angelo, Media Director Europe di Mondelez International. “La Audience Insights API proposta da Facebook ci ha aiutati a comprendere più a fondo che cosa pensino i nostri consumatori in merito al cioccolato e come varino i loro atteggiamenti a seconda del giorno della settimana. Ciò ci ha permesso di mettere a punto una campagna più significativa e di ottenere una campaign awareness senza precedenti tra le nostre audience.”

Per quanto concerne il messaging, Mondelez International e Facebook collaboreranno sperimentando su Messenger e avvalendosi dei bot lanciati di recente per tale piattaforma. L’obiettivo è testare modi diversi in cui i consumatori possano interagire in tempo reale con i brand di Mondelēz International e con i suoi servizi consumatori globalmente tramite la potenza dei thread di Messenger.

Negoziato insieme a Carat, l’accordo copre oltre 52 Paesi inclusi Brasile, Francia, India, Indonesia, Regno Unito, Stati Uniti e Paesi del Golfo.