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Ogury: «Le principali opportunità per i marketer oggi? Intelligenza artificiale e componente mobile»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Francesca Lerario, Managing Director di Ogury. Ecco cosa ci ha risposto.

Francesca, a tuo parere ci sono dei temi che più di altri stanno guidando o guideranno l’evoluzione del mercato programmatico?

«Le due maggiori opportunità che oggi i marketer programmatic devono cogliere per proporre soluzioni out of the box sono l’Intelligenza Artificiale, che applicata alla pubblicità digitale consentirà sempre di più di prevedere le azioni dei consumatori e ottimizzare dinamicamente il messaggio pubblicitario, e l’attenzione per la componente mobile. Su quest’ultimo fronte ricordiamo che si stimano entro il 2020 più di 5,5 miliardi di utenti mobile. La strategia dei brand deve necessariamente essere mobile-first ed è per questo che il programmatic mobile continuerà a guadagnare importanza, ma è fondamentale comprendere le metriche e le modalità con le quali gli utenti interagiranno con questo device rispetto all’uso ordinario del desktop. I dati raccolti da questi dispositivi devono consentire di offrire agli utenti esperienze uniche, personalizzate e contestuali per ogni momento della giornata e la creazione di modelli di attribuzione ad hoc. Sarà interessante vedere come evolverà questo mercato e sono convinta che tutti i media saranno destinati ad entrare nel mondo programmatico».

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Il 2018 è stato un anno ricco di novità per il digital advertising, soprattutto nell’ambito del Programmatic, tra investimenti, GDPR e crescente rilevanza dei dati. Il mercato continua a crescere, ma bisogna rafforzare la fiducia dei brand rispetto a temi quali transparenza, brand safety e viewability. La trasparenza verso le aziende è infatti fondamentale per poter monitorare il rendimento delle campagne e per poter intervenire in tempo reale per effettuare delle modifiche alla creatività o all’impianto media al fine di raggiungere i KPI prefissati e dare più concretezza alla misurazione dei ROI delle aziende. La trasparenza riguarda però anche gli utenti ed è un tema cardine per Ogury. La raccolta del dato avviene solo dopo espresso consenso da parte degli utenti e ci consente di mostrare loro solo comunicazioni altamente rilevanti con gli interessi dimostrati col loro comportamento digitale: la nostra tecnologia è infatti in grado di conoscere quali m-site un utente visita e quali app ha sul proprio device e il relativo utilizzo.

Sempre più studi condotti dai brand mostrano come una metrica estremanente significativa sia quella relativa a come gli utenti percepiscono l’adv che ricevono. Secondo Hubspot, il 71% degli intervistati dichiara di essere interessato a ricevere comunicazioni pertinenti con i propri interessi e l’84% dei consumatori crede che la pubblicità intrusiva lasci un pessimo ricordo del brand. Per questo, i marketer avranno sempre più l’obiettivo di monitorare l’efficacia delle proprie campagne sul pubblico e ciò consentirà di verificare il livello di granularità del targeting delle campagne automatizzate, individuando la reach perfetta per massimizzare l’impatto delle comunicazioni. Avere accesso a dati completi e affidabili porta a risultati eccezionali attraverso campagne mirate, altamente pertinenti e che offrono all’utente un’esperienza davvero unica e personale. Sapere chi è il pubblico e come reagisce alle comunicazioni di un brand consente davvero di misurare il reale ritorno dell’investimento pubblicitario.

Credo che sarà questo il principale trend per i prossimi mesi e che Ogury si è prefissata di perseguire specializzandosi nel Mobile Journey Marketing. L’obiettivo che ci siamo dati è quello di aiutare i brand a conoscere l’intero mobile user journey basandoci su 3 concetti principali: efficacia, attraverso dati completi, affidabili e accurati relativi al mobile user journey; semplicità di attivazione, con dati che offrono insight immediatamente attivabili sui media; e trasparenza attraverso informazioni raccolte con il consenso informato degli utenti».


Ogury sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Teads: «La misurabilità delle campagne sarà un tema rilevante per tutto il 2019»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Luca Aiello, Head of Business Development di Teads. Ecco cosa ci ha risposto.

Luca, quali sviluppi vedi per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«L’evoluzione del mercato programmatic ed in particolar modo dei formati erogabili, ha portato i brand ad essere sempre più esigenti in termini di “misurabilità” dei KPI di campagna. Il compito dello specialista sta cambiando, diventando negli anni una figura sempre più consulenziale ed in grado di offrire soluzioni strategiche: questo è possibile grazie all’utilizzo di tecnologie capaci di soddisfare a 360° le richieste dei vari brand garantendo una miglior customer experience, in un ambiente dove la competitività è ormai molto alta. La measurability sarà quindi un tema particolarmente rilevante per tutto il 2019. KPI standard quali viewability o completion rate, da soli, non sono più sufficienti per valutare l’efficacia di una campagna e sono i brand stessi a chiedere più offerta in termini di misurazione. Per questo motivo, sarà sempre più necessario combinare diversi KPI e tener conto di metriche nuove quali ad esempio il vCPCV (viewable cost per completed views, ndr), che possono dare al brand un maggiore livello di precisione nella percezione del valore del proprio investimento».

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Nel 2018 abbiamo visto come l’introduzione del GDPR ha portato alcune aziende a doversi adattare ad un regolamento che in qualche caso ha portato alla ridefinizione del proprio modello di business, pensiamo ad esempio ai molteplici data provider che hanno dovuto ripopolare le proprie audience. La crescente attenzione alla qualità dei dati porterà inevitabilmente ad esigere una qualità sempre più alta dell’inventory. Teads da sempre presta particolare attenzione a quest’ultimo punto, grazie ad una serie di accordi esclusivi con molteplici publisher premium come The Economist, BBC.com, Apple News, Vice Media e con un costante monitoraggio e ottimizzazione degli spazi attraverso le integrazioni dei partner terzi (Moat, IAS, Celtra, …). La nostra Global Media Platform ci permette di offrire a brand e advertiser un punto di accesso unico ad ambienti brand safe e fraud free in tutto il mondo e supportare la loro strategia creativa lungo tutto il funnel con formati interattivi che potenziano la user experience.

Inoltre, grazie alla nostra Teads Publisher Suite, completamente rinnovata ed estremamente granulare, siamo in grado di fornire agli editori, per la loro vendita diretta, la possibilità di sfruttare in maniera autonoma gli strumenti di intelligence esclusivi della nostra società, mantenendo la stessa efficienza con la quale sono supportati quotidianamente da Teads. Ciò include l’utilizzo di tutti i nostri asset tecnologici, dall’abilitazione alla vendita a ‘Completed View’ o ‘Viewable Guaranteed’ basata su algoritmi di Intelligenza Artificiale, fino all’accesso alla piattaforma di ottimizzazione creativa delle campagne, Teads Studio».


Teads sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

IAS: «I brand si aspettano migliori capacità di dimostrare l’efficacia delle misurazioni»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Elisa Lupo, Director Italy di IAS. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sviluppi vedete per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«L’investimento in programmatic advertising è cresciuto tantissimo nel 2018, e nel 2019 ci aspettiamo che i brand continuino a spostare la maggior parte dei loro budget di marketing verso questo tipo di compravendita. Come conseguenza, l’industria in generale richiederà una maggiore trasparenza in termini di viewability, brand safety e ad fraud, ma anche un’analisi più efficace del ROI. Anche gli editori spingeranno più che mai verso un inventory più premium nei canali programmatici, garantendo spazi pubblicitari di qualità per gli inserzionisti che continuano a trasferire la maggior parte della loro spesa digitale lontano dalle trattative dirette.

Inoltre, si vedrà una crescita nei nuovi formati disponibili in programmatic, in particolare i formati per il mobile. Secondo quanto riportato da eMarketer, quest’anno è previsto che quasi l’80% della spesa programmatica andrà agli annunci mobile, anziché su desktop. In particolare, con la continua adozione di Open Measurement SDK di IAB Tech Lab, sicuramente ci sarà un incremento nella pubblicità in-app. E nel 2019, le DSP si concentreranno sul portare sui formati in-app misurazioni, trasparenza e capacità di targeting equivalenti a quelle a cui siamo abituati con il web».

Nel 2018 il programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Sebbene l’ecosistema programmatico sia in continua crescita e gli investimenti in aumento, il programmatic advertising continua a essere messo sotto i riflettori dai tanti punti interrogativi degli inserzionisti su argomenti come trasparenza, ad fraud e brand safety. Poiché gli inserzionisti diventano sempre più esperti di tecnologia digitale, si parlerà ancora di più su questi argomenti, soprattutto di ad fraud. Nel 2019, l’industria dovrà collaborare per dimostrare l’efficacia delle campagne in un panorama dei media sempre più frammentato. Gli inserzionisti, in particolare, si aspetteranno un miglioramento nelle capacità di dimostrare sia l’audience che l’efficacia della misurazione.

Il 2019 potrebbe essere l’anno in cui vedremo più allineamento tra acquisti diretti e programmatici. La frode continua a essere una battaglia contro cui la nostra industria sta combattendo, e gli editori continueranno a fare la loro parte garantendo inventory di qualità e senza frodi anche in programmatic».


IAS sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Tradelab: «Il trend dell’in-house arriverà anche in Italia. Ma il modello sarà “ibrido”»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Gaetano Polignano, Country Manager Italy di Tradelab. Ecco cosa ci ha risposto.

Gaetano, quali sviluppi vedi per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

Il mercato del programmatic in Italia è ormai ben consolidato ed ha un grande potenziale per un ulteriore sviluppo. Nei mercati più maturi come quello statunitense, inglese o francese stiamo già assistendo al fenomeno dell’in-housing, ovvero l’internalizzazione delle aziende delle proprie attività ad-tech. La ricerca di un maggior controllo da parte delle aziende sui diversi processi – dalla gestione dei dati, alle tecnologie utilizzate fino ad arrivare alle relazioni con gli editori – fa nascere però una domanda: gli inserzionisti dispongono effettivamente di competenze e delle risorse interne sufficienti per gestire autonomamente l’acquisto di media in programmatic? Sì, se ristringiamo il cerchio ai pochi grandi clienti global. La direzione verso quale la maggioranza dei brand si stanno muovendo è piuttosto quella di adottare un “modello ibrido”, cioè un modello in cui vengono internalizzate solo specifiche attività ma supportato dalla consulenza e dalla tecnologia di fornitori esterni. Negli USA il 65% dei marketer ha preso il controllo in ambito programmatico e di questi 2 su 3 l’ha fatto con un modello ibrido. In Italia è ancora presto ma è certo che il cambiamento arriverà anche nel nostro Paese. Questo fenomeno di internalizzazione andrà a favorire soprattutto un attore su tutti: Google. Per molti advertiser che utilizzano già Google Analytics Premium, l’adserver DCM e che acquistano la search da Adwords, la scelta di DBM è ovvia. Optando per la fullstack di Google, si assicurano così di avere una visione multicanale dei loro investimenti di marketing e un controllo della pressione pubblicitaria. Solo i player che riusciranno a siglare delle partnership con i big del mercato saranno in grado di fornire consulenza e accompagnare gli inserzionisti con successo lungo questo nuovo percorso.

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

Anche quest’anno si continuerà senza dubbio a parlare di brand safety ma in particolar modo sentiremo parlare ancora di privacy. Se il 2018 verrà ricordato come “l’anno della privacy” in cui il tema della protezione dei dati personali ha acceso il dibattito legislativo dentro e fuori dall’Europa, il 2019 potrebbe essere “l’anno della ePrivacy”, l’anno in cui dibattito si estenderà in materia di cookie e ID e quindi più direttamente al mondo dell’online. Un dibattito che ci riguarda direttamente in quanto i cookie, specialmente quelli di breve durata, ci permettono di individuare quali sono gli interessi e le intenzioni del consumatore e di fornirgli un’esperienza di fruizione della pubblicità sempre più customizzata sulla base delle loro esigenze e su tutti i device. I riflettori saranno puntati anche all’utilizzo del programmatic nell’ambito dei media “tradizionali”.  Addressable Tv, DOOH e radio stanno muovendo i primi passi nelle vendite programmatiche. Siamo solo agli inizi e una quota minoritaria di inventory di questi media è già disponibile in programmatic, ma è solo questione di tempo: prima o poi tutti i mezzi saranno disponibili in modalità programmatic RTB e la creatività potrà esprimersi senza limiti creando sempre più integrazione tra differenti device e un maggior coinvolgimento con i brand. Mobile, video, TV, audio: tutto verrà gestito da un’unica DSP che permetterà di acquisitare in programmatic su tutti i touch point.


Tradelab sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Sublime: «Bisogna spingere su brand safety e trasparenza per aumentare la fiducia nel Programmatic»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Stefania Giovinazzo, Account Director Italy di Sublime. Ecco cosa ci ha risposto.

Stefania, quali sviluppi vedi per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«A mio parere sarà fondamentale l’adattamento dei diversi formati disponibili al tipo di device, indirizzando i diversi brand su un lavoro di adeguamento del loro messaggio in base allo spazio e alla durata di visualizzazione del banner. Il traffico mobile è infatti sempre più importante nella panoramica generale e bisognerà saper sfruttare quest’opportunità di nuovi spazi disponibili in maniera intelligente. La personalizzazione del messaggio da proporre in base all’utente sarà più spinta e quindi più perfomante, in quanto il messaggio potrà raggiungere un destinatario attento e interessato ad ogni momento della giornata, proponendo il prodotto più adatto».

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Naturalmente l’attenzione portata alle problematiche di brand safety e trasparenza dovrà continuare ad essere protagonista del discorso programmatic, per porre delle nuove basi di fiducia per un sistema, come il programmatic appunto, che non è ancora utilizzato al 100% con tranquillità da tutte le realtà del mercato. Continuare a lavorare sulla qualità del servizio e sulla sua trasparenza porterà a dei miglioramenti sia a livello di performance sia a livello di interesse che il mercato avrà su questo strumento. Un altro pilastro del discorso sarà la creatività, bisognerà arrivare all’utente con la creatività giusta, che possa interessare l’utente senza infastidirlo e apportare il messaggio in modo creativo e interattivo. L’interattività delle creatività sarà fondamentale, per aggiungere dei nuovi KPI oltre a quelli già utilizzati da anni, che spesso non si addicono ai nuovissimi formati già presenti sul mercato».


Sublime sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Publicom: «Programmatic? Serve più consapevolezza da parte di tutti gli attori»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Gianpio Gravina, Ceo di Publicom. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sviluppi vedete per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«Per il 2019 mi auguro un progressivo aumento della consapevolezza da parte di tutti gli attori del media nell’uso del programmatic, e quindi di tutte le tecnologie che lo rendono uno strumento straordinario senza considerarlo alla stregua di un semplice “discount” del media. Lo sforzo principale dovranno compierlo gli editori, che in genere sono molto più lenti delle piattaforme ad adeguarsi e integrarsi nel nuovo offering tech del mercato senza trascurare ovviamente il tema del pricing che costruisce una barriera all’ingresso per i brand che vogliono partire con investimenti crescenti e operazioni mirate. Ma se il tema del pricing è sicuramente una leva importante del Programmatic, la vera forza è nella sua specificità e velocità di innovazione: è dunque fondamentale per le aziende strutturarsi con soluzioni tech sempre più media oriented».

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo lei di cosa si parlerà quest’anno?

«Questi temi hanno accompagnato il Programmatic sin dagli inizi e continueranno ad accompagnarlo anche negli anni a venire. Il tema della protezione dei dati è comunque quello più caldo, anche perché la legislazione non si fermerà al GDPR. Tuttavia ritengo che la corsa a “proteggere” i dati sarà sempre meno efficace, dal momento che tutti noi siamo vincolati a concedere, almeno in parte, le autorizzazioni richieste dalle app o dai wallet garden più famosi, pena l’esclusione dall’utilizzo degli stessi. Il suggerimento per tutti gli addetti ai lavori è quindi quello di utilizzarli, nel modo meno invasivo possibile, per apportare un vero vantaggio all’utente, cercando di intercettare il suo reale interesse e non un generico comportamento.

Un altro tema sempre più caldo sarà quello della certificazione della filiera media digital. Per esempio grazie alla tecnologia blockchain, arrivare ad una “certificazione” alla portata di tutti delle campagne. In questo modo si cercheranno di bloccare le “black box” mangia soldi, o peggio i sistemi autoreferenziali.

In ultimo, un tema di grande impatto ma spesso considerato marginale: l’importanza dei processi creativi. Si fanno aste per acquistare spazi al momento giusto, sul target giusto, magari mentre c’è il meteo più congeniale, con decine di criteri di ipertargetizzazione, e poi si utilizzano le stesse creatività per tutti i target, spesso “ricicli” dell’ offline o peggio lavori di grafici approssimativi e a basso costo. In questo modo tutta la campagna, tutti i target e tutte le tecnologie verranno completamente vanificate».


Publicom sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Aperte le iscrizioni a Programmatic Day 2019. Appuntamento a Milano l’11 aprile

Sono aperte le iscrizioni (a questo link) all’edizione 2019 di Programmatic Day, il più importante evento in Italia dedicato al Programmatic Advertising che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM in via Carlo Bo a Milano.

Giunto alla quinta edizione, l’appuntamento organizzato da Programmatic Italia ed Engage offre un’occasione imperdibile per conoscere e approfondire le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dai dati e dall’automazione al mondo della comunicazione pubblicitaria.

Il titolo di quest’anno, “Programmatic For The People”, sottolinea come l’ad-tech e il mar-tech non siano più tematiche “di nicchia” che possono restare confinate nelle stanze delle frange più “nerd” del settore. Infatti, è ormai assodato che il ricorso all’automazione e all’uso massiccio dei dati, ormai irreversibile sull’online, è destinato a estendersi ai mezzi “classici” e a coinvolgere, quindi, una rete sempre più ampia di brand, operatori e professionisti.

Ciò nonostante, persiste nel mercato un gap di conoscenza e consapevolezza che Programmatic Day vuole contribuire a colmare, offrendo a un pubblico di tipo professionale – principalmente aziende, editori, agenzie e centri media – una panoramica completa sul mercato programmatico, dall’analisi dello scenario alla rassegna degli strumenti disponibili in Italia, fino all’analisi delle best practice e all’anticipazione dei trend emergenti.

Sono diversi i partner già confermati per l’edizione 2019 di Programmatic Day: tra i main sponsor ci sono AdformEvolution AdvRubicon Project, Sublime, TeadsTradelabTribooWidespace, mentre la lista degli sponsor include FriendzIAS – Integral Ad ScienceOguryPublicomViralize e WebAds.

La partecipazione a Programmatic Day 2019 è gratuita ma i posti sono limitati. Non perdere tempo! Prenota subito il tuo posto all’Auditorium IULM.

[Videointervista] zeotap a Programmatic Day(s): «Necessario verificare i dati degli utenti per abbattere le frodi pubblicitarie»

Il Vp Marketing di zeotap, Oliver Kanders, è tornato sul palco dell’Auditorium Iulm in occasione di Programmatic Day(s) 2018. E stavolta, il Vp marketing della società lo ha fatto raccontando lo scenario digitale con immagini e suggestioni prese in prestito dalla serie cinematografica Disney, Pirati dei Caraibi.

Nei panni del benevolo ed eccentrico avventuriero dei mari Jack Sparrow, Kanders ha descritto le principali sfide dell’industria, quali le frodi pubblicitarie, la General Data Protection Regulation e la qualità dei dati, con riferimento particolare alle misure intraprese da zeotap per affrontarle con successo.

Guarda la videointervista al VP Marketing di zeotap, realizzata a margine del suo intervento all’evento:

Per questo è importante verificare e testare i dati a propria disposizioni, assicurandosi anche che i partner selezionati rispettino standard elevati. «In un certo senso, il mondo della pubblicità online è come una storia di pirati, ci sono diverse minacce e c’è qualche soggetto che, attraverso condotte scorrette, sta sottraendo in maniera impropria qualcosa al mercato. È necessario quindi intraprendere delle azioni concrete per essere dei buoni navigatori», ha dichiarato Kanders.

Attingendo i dati degli utenti dalle compagnie telefoniche, zeotap è in grado di garantire che ogni ID e cookie in possesso della piattaforma sia collegato ad una persona reale.

[Videointervista] Oyster a Programmatic Days: «Uniamo big data ed emozioni»

I dati? Sono il motore dell’advertising online, ma la possibilità di usarli per targettizzare gli utenti non deve far dimenticare una legge senza tempo della pubblicità: solo i messaggi capaci di catturare le emozioni del cliente possono essere realmente efficaci.

Lo ha detto Patrizia Conte, founder dell’ad tech company Oyster Technology, a Programmatic Day(s) 2018, l’evento italiano sul programmatic advertising organizzato da Engage e Programmatic Italia.  «Oggi la tecnologia è alla base della comunicazione digitale, e i dati sono la chiave per farla funzionare bene ma – ha avvertito Patrizia Conte – i cookie sono tanti, non sempre consistenti tra loro e molto costosi. Affidarsi esclusivamente a loro, credendo ciecamente in una comunicazione “causa-effetto” e senza tenere conto di altri fattori, come la capacità di un messaggio di generare l’”effetto wow”, può essere un mero esercizio di stile».

Il consiglio, quindi, è quello di riscoprire creatività, e contesto: all’interno della filiera del Programmatic, Oyster si pone come operatore specializzato nel segmento dei private deal, con formati ingaggianti distribuiti su molti tra i più autorevoli siti italiani.

«Forse dobbiamo uscire da una ‘fredda’ concezione di “target”, cercando di parlare a, persone, o meglio “personaggi”, non solo pensando alle caratteristiche e alle abitudini che li rendono nostri clienti potenziali, ma anche in quei contesti e con quelle particolari creatività che si rivelano più adatti a veicolare correttamente il messaggio».

La manager ha quindi ricordato i punti chiave del posizionamento della società: Oyster offre consulenza e supporto tecnico, per la costruzione di private marketplace su editori premium. La sua tecnologia proprietaria è in grado di creare in tempo reale creatività interattive, mixando video e immagini su tutti i formati standard di mercato: box, halfpage, overlay, floor ad, strip espandibili. E in chiusura di intervento, ecco la novità: «Stiamo lavorando per rilasciare la nostra tecnologia proprietaria in modalità SAAS, per grandi clienti che vogliono lavorare con il nostro stack tecnologico direttamente in-house».

Guarda la videointervista a Patrizia Conte, realizzata a margine del suo intervento a Programmatic Day(s) 2018:

[Videointervista] Giorgio Mennella (Ciaopeople) a Programmatic Day(S): «Il dato cambia anche il modo di informare»

Il punto di vista di un editore sull’importanza del dato per fare informazione: è stato questo il cuore dell’intervento di Ciaopeople, nella persona del suo Advertising Director Giorgio Mennella, a Programmatic Day(S) 2018.

Per arrivare subito al fulcro della questione, Mennella è partito da un caso che di recente è stato al centro dell’attenzione di buona parte della stampa mondiale: parliamo del caso “Facebook e Cambridge Analityca”.

Dopo aver ripercorso le tappe più importanti di questo particolare caso, che ha inoltre portato Mark Zuckerberg davanti al Congresso Americano, Mennella però sovverte la questione puntualizzando una cosa ovvia per gli addetti ai lavori, ma evidentemente meno evidente per i neofiti: «Al netto della questione etica e della procedura non proprio chiara, in termini generali il lavoro svolto da Aleksandr Kogan e da Cambridge Analytica è molto simile a un lavoro che tanti di noi conoscono molto bene: l’audience targeting. Insomma, quello di Cambridge Analytica è un chiaro caso di comunicazione politica, che ha però una enorme, spaventosa e preoccupante sfumatura tecnologica».

Guarda la videointervista a Giorgio Mennella, a margine del suo intervento a Programmatic Day(s) 2018:

«Se i fatti saranno confermati», ha puntualizzato ancora l’Advertising Director di Ciaopeople, «sapremo che un algoritmo di distribuzione ha influenzato le elezioni politiche in due grandissime democrazie occidentali, con le elezioni presidenziali negli USA e con il referendum sulla Brexit in UK. E secondo indiscrezioni anche in un terzo paese europeo, uno di quelli che affacciano sul mediterraneo. Una questione talmente grande da portare lo stesso Zuckerberg a richiedere una legge per la Silicon Valley, una regolamentazione che coadiuvi l’autoregolamentazione che fino a ora ha guidato il progresso tech sviluppato nella culla più liberale d’America».

Da qui alla riflessione su come il dato possa cambiare per un editore il modo di fare informazione è breve: «Se posso far vedere uno spot P&G a una donna 25-54 e se Cambridge Analytica può far vedere un post su una rapina in villa nel nord est a un lettore conservatore assecondandone i gusti, perché io non posso far vedere a un conservatore indeciso che l’ISTAT smentisce tutte queste bugie sui crimini degli immigrati?».

Si rivela così dunque il valore del dato, che nello specifico Fanpage.it sta provando a usare: «Abbiamo quindi deciso di provarci, di usare i dati per veicolare contenuti diversi a lettori diversi. Tutto avviene attraverso la profilazione degli utenti, che creano un loro profilo sul sito, “flaggano” i loro interessi, consentono la lettura della loro navigazione sul giornale e acconsentono all’invio di notifiche push su dispositivi desktop e mobile. Questo paga. In termine di views e di fidelizzazione», precisa ancora Mennella sottolineando come il dato e il contenuto ormai vanno a braccio, «così come la tutela della privacy dei nostri utenti», chiude.