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AOL lancia una soluzione di header bidding per l’in-app advertising

AOL ha annunciato il lancio di Smart Yield, una soluzione di header bidding per l’in-app advertising.

Smart Yield “porta i benefici dell’header bidding desktop-based in ambiente in-app”, afferma AOL in una nota. Grazie all’assegnazione degli spazi pubblicitari con il meccanismo dell'”asta unificata” tipico dell’Header Bidding, che mette tutte le sorgenti di domanda di spazi pubblicitari sullo stesso livello prima della chiamata dell’ad server, gli sviluppatori di app otterranno il rendimento più elevato possibile per ogni impression.

La soluzione unifica in una singola asta sorgenti di domanda di prima e terza parte, e offre un marketplace trasparente e visibilità sui risultati dell’asta. Più in generale, porta nell’ambiente in-app i benefici dell’header bidding già visti su desktop e mobile web, consentendo agli editori mobile ed agli sviluppatori di applicazioni di bypassare il tradizionale sistema a cascata e valorizzare al massimo il proprio traffico. In più offre una soluzione di header bidding mobile ibrida server-to-server e client-side, che elimina la latenza associata alla presenza di più partner di monetizzazione e migliora l’esperienza del consumatore.

L’arrivo delle soluzioni di header bidding è una soluzione in grado di far crescere in modo considerevole i ricavi dei publisher dalla vendita in programmatic dei propri spazi pubblicitari. Un’analisi svolta da AOL ha trovato che i ricavi degli editori che utilizzano le sue piattaforme di monetizzazione sono cresciute del 53% dopo l’implementazione dell’header bidding su desktop e mobile web.

Il nuovo strumento di AOL è disponibile in beta a livello globale per gli editori e gli sviluppatori di app interessati che usano la SSP “ONE by AOL: Mobile” di AOL.

Verizon acquisisce Yahoo ed espande il suo business Programmatic

Le lunghe e partecipate trattative per l’acquisizione degli asset core di Yahoo sono finalmente giunte al termine: con un’offerta del valore di 4,8 miliardi di dollari, Verizon, l’operatore americano di telefonia mobile, si è aggiudicata le principali proprietà digitali della compagnia guidata dalla Ceo Marissa Mayer.

L’operazione, annunciata oggi, espande considerevolmente l’addressable audience di Verizon, aggiungendo 600 milioni di utenti mobile attivi mensilmente che daranno ulteriore slancio alle ambizioni pubblicitarie cross-dispositivo dell’azienda.

“L’acquisizione di Yahoo collocherà Verizon in una posizione altamente competitiva e aiuterà ad accelerare il nostro flusso di ricavi da pubblicità digitale”, ha dichiarato in una nota Lowell McAdam, Ceo del colosso americano delle telecomunicazioni.

Una visione confermata dalle parole di Tim Armostrong, che oltre ad essere il Ceo di AOL è stato anche uno dei principali architetti dell’accordo: “La combinazione tra Verizon, AOL e Yahoo creerà un nuovo rivale competitivo nei media mobile e un’offerta alternativa, aperta e scalata, per inserzionisti ed editori”.

Un chiaro riferimento all’egemonia di Facebook e Google all’interno dell’arena della pubblicità mobile, un’area in cui si stima che la spesa pubblicitaria crescerà nei prossimi anni. Infatti, fa notare AdExchangerAOL e Verizon stanno cercando di interpretare un certo disagio, nutrito da inserzionisti ed editori, provocato dalla concentrazione di potere nelle mani delle due compagnie, proponendosi come terzo attore in grado di riappropriarsi di una considerevole quota di mercato.

AOL arricchisce la sua offerta di Programmatic

Le piattaforme pubblicitarie di Yahoo, in particolare l’SSP video BrightRoll, lo strumento di analytics mobile Flurry e Gemini, la soluzione per il native, saranno aggiunte alla gamma ad-tech di AOL, che dovrà lavorare parecchio per integrarle e scegliere quali marchi mantenere.

“Yahoo vanta un raggio d’azione e una scala elevati, con un’incredibile reach di pubblico”, ha commentato Mayer, “Le nostre offerte programmatiche, specialmente quelle native, mobile e video, saranno ora ospitate da AOL, che sarà in grado di gestirle. Con Verizon, vediamo maggiori opportunità per il targeting e per l’applicazione dei nostri dati”.

L’acquisizione, dalla quale sono escluse le partecipazioni in Alibaba e in Yahoo Japan, dovrebbe essere finalizzata entro il primo trimestre del 2017, e sarà soggetta all’approvazione degli enti regolatori e degli azionisti. Fino ad allora, la società di Sunnyvale continuerà ad operare indipendentemente.

Tim Armstrong, AOL: contro i Walled Garden serve una politica aperta sui dati

Contro i walled garden di Google e Facebook ci vuole una politica aperta sui dati. E’ quanto ha dichiarato Tim Armstrong, ceo di AOL, in un’intervista raccolta dal Wall Street Journal a margine del Festival Internazionale della Creatività di Cannes.

Quello del dominio dei due colossi americani nel mercato della pubblicità online è stato uno dei temi che ha aleggiato di più tra i discorsi dei partecipanti alla kermesse, sia negli speech ufficiali che chiacchierate informali lungo la croisette.

La paura di un duopolio in effetti è abbastanza fondata, visto che i due big player, insieme, l’anno scorso raccoglievano quasi la metà di tutte le revenue adv online, il 43%, secondo stime di eMarketer. Ma al di là delle quote di spesa pubblicitaria, quello che forse spaventa di più, a detta di Armstrong, sono i cosiddetti “walled garden“, ossia quei giardini chiusi che rappresentano dei luoghi felici (ed economicamente proficui) di pianificazioni pubblicitarie ai quali però a società terze, diverse dalle stesse Google e Facebook, non è ammesso accedere. Le due società stanno infatti via via restringendo sempre più l’operatività di società esterne all’interno dei loro network così come l’accesso ai loro dati, spingendo sempre più le aziende a un contatto diretto tramite soluzioni end-to-end proprietarie.

Uno scenario non certamente roseo, davanti al quale però Armstrong ha prospettato una possibile soluzione: quella dell’attuazione di una politica più “aperta” sui dati. «Le società più grandi stanno incontrando difficoltà nella gestione complessiva dei loro dati – ha dichiarato il manager al WSJ – e questo per noi può costituire un’opportunità di differenziarci, offrendo un approccio più aperto che ci consenta di condividere i nostri dati in maniera protetta con i nostri partner e clienti».

Quello dei dati, in effetti, è diventato ultimamente un punto forte dell’offerta di AOL, soprattutto sul fronte mobile, grazie alla sua capogruppo Verizon che, da operatore mobile qual è, possiede un ampio spettro di informazioni sui suoi utenti, dalle app scaricate ai device utilizzati, dai siti visitati alla location. Dall’inizio dello scorso mese, AOL sta utilizzando questi dati con i marketer (qui l’articolo dedicato) e, come ci ha rivelato Jim Norton, Global Head of Media Sales di Aol, in questa recente intervista, la società sta pensando di stabilire delle partnership con altre grandi società di telecomunicazioni in Europa, al fine di utilizzare i loro dati per il targeting delle campagne adv.

Aol e Publicis rafforzano la partnership nel Programmatic video

In concomitanza con l’apertura dell’Advertising Week, Aol e Publicis Groupe hanno annunciato l’estensione della loro partnership pubblicitaria all’area del Programmatic adv e della tv lineare. La nuova intesa, che si colloca nell’ambito della collaborazione iniziata sei anni fa tra le due società, offrirà a VivaKi, e quindi indirettamente a tutte le centrali della holding francese, un accesso privilegiato all’inventory video “riservata” – inclusi i private marketplace – e ”non riservata” delle piattaforme Aol.

Tim Armstrong, presidente e a.d. di Aol, ha detto che grazie alla nuova intesa «si apre la possibilità di mettere in atto strategie globali di video advertising scalabili sui consumatori globali, online e offline». Inoltre, ha sottolineato, «come azienda e come partner, Aol si sta trasformando in una programmatic advertising platform». L’accordo con Publicis segna quindi un passo avanti importante nella strategia di cui snodo cruciale è stato il lancio della piattaforma di One by Aol, lo scorso marzo.

Dal canto suo, il numero uno di Publicis Groupe Maurice Lévy ha spiegato che l’accordo «migliora ulteriormente la nostra capacità di offrire servizi nell’area a forte crescita del video. I nostri clienti saranno i primi a beneficiare delle innovazioni messe a disposizione da Aol». Secondo eMarketer, il video adv digitale sta crescendo con tassi tra il 30 al 40 per cento anno su anno, e si prevede raggiungerà un valore di 7,7 miliardi dollari nel 2015, rispetto ai 5,96 miliardi dollari del 2014.

In questo scenario, Publicis Groupe fa sapere che l’aumento della spesa in Programmatic per il 2015 da parte di VivaKi sarà dello stesso ordine di grandezza.