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Weborama si inserisce nell’acquisizione di Sizmek Ad Server: superata l’offerta di Amazon

Colpo di scena nell’acquisizione dell’ad server di Sizmek da parte di Amazon. Nella trattativa per assicurarsi il secondo maggiore ad server a livello globale (superato di gran lunga dalla divisione Ad Manager di Google) si è infatti inserita la società francese Ycor, casa madre del player specializzato in tecnologia e dati Weborama.

Il gruppo d’oltralpe che vede ai vertici Alain Lévy ha infatti annunciato di aver formulato un’offerta che supera quella del colosso di Seattle per l’acquisizione della parte Ad Server di Sizmek, insieme alla sua soluzione di ottimizzazione dinamica della creatività (DCO) “con l’intento di costruire l’alternativa indipendente di cui l’industria pubblicitaria ha bisogno”, si legge in una nota.

Weborama è una società europea leader nel settore della tecnologia e dei dati, con clienti globali nei comparti dell’ad serving, del data management e dell’intelligenza artificiale. Il giro d’affari dell’azienda – si legge su Le Figaro – si aggira sui 30 milioni di euro annui, con 230 impiegati -. Weborama e Ycor, recita il comunicato “hanno trascorso gli ultimi due mesi a valutare l’acquisizione di Sizmek Ad Server e DCO. Riteniamo che rilanciare rispetto all’attuale offerta sia la decisione migliore da un punto di vista di tutta la industry. L’acquisizione sarà effettuata da Ycor, la società madre di Weborama”.

Sizmek attualmente è in amministrazione controllata dopo aver richiesto il Chapter 11 statunitense. Lo scorso 31 maggio, Amazon ha annunciato di aver firmato un accordo per l’acquisizione di due pezzi pregiati tra i suoi asset – appunto, Sizmek Ad Server e Sizmek DCO -. La nuova offerta di Ycor però avrebbe rimescolato le carte e sarebbe attualmente al vaglio della autorità competenti.

Alain Lévy, Ceo di Weborama e Partner di Ycor, ha dichiarato: “Ovviamente, siamo consapevoli che, date le incommensurabili risorse di Amazon, si possa pensare a uno scontro di ‘Davide contro Golia’. Oggi ci esponiamo da un punto di vista finanziario, tenendo conto di ciò che è in gioco per l’industria nel suo complesso: prevenire l’avvento di un duopolio. Crediamo che nessuno dovrebbe chiudere un occhio sul fatto che Sizmek Ad Server potrebbe essere acquisito da una piattaforma globale – che si tratti di Amazon o di qualcun altro. La molteplicità dell’offerta sul mercato deve prevalere”.

BuzzFeed cambia DMP e passa alla piattaforma di nuova generazione Permutive

BuzzFeed ha deciso di cambiare piattaforma di gestione dei dati.

L’editore, che precedentemente faceva riferimento a una DMP per lo più basata sui cookie, ha scelto una piattaforma di nuova generazione, Permutive, che utilizza la memoria locale del browser per individuare schemi di come gli utenti interagiscono con contenuti e annunci.

Permutive, basata a Londra, è stata scelta dopo una consultazione che ha coinvolto 15 DMP lo scorso anno. E dopo un “periodo di prova” di un mese, circa un mese e mezzo fa è diventata formalmente la piattaforma di riferimento del publisher.

La DMP al momento è operativa solo negli Stati Uniti, a cui poi seguiranno in futuro anche gli altri mercati dove l’editore è presente, Europa compresa. Una scelta, quella del lancio iniziale solo in USA, motivata soprattutto dal fatto di avere più tempo per prepararsi ad essere pienamente conformi al GDPR, aspetto che sarà necessario quando la piattaforma inizierà ad essere usata anche nel Vecchio Continente.

Intanto, i vari team di BuzzFeed stanno incorporando i dati di Permutive nei loro vari flussi di lavoro, e sostituendo con essi gli insight forniti dalla precedente piattaforma e altre informazioni come quelle di Google Analytics.

Gruppo Editoriale Citynews annuncia il lancio sul mercato della DMP proprietaria

A pochi giorni dal lancio del formato Adv Page Stories, Gruppo Editoriale Citynews annuncia ora il lancio sul mercato della DMP proprietaria.

“Raggiungere 23 milioni di utenti unici, oggi, non è solo un traguardo ma anche una grande responsabilità”, spiega Walter Bonanno, Direttore Generale di Citynews. “Le aziende nazionali e internazionali nostre partner sanno di poter contare su qualità e tempo di attenzione dei nostri lettori decisamente superiori alla media, come dimostrano recenti ricerche, ma ciò non deve rallentarci nel nostro processo di evoluzione ed innovazione. Citynews non è più solo un media ma un touch point strategico in merito a brand awareness ma anche a infocommerce e, di conseguenza, a decisione di acquisto”.

“I direttori marketing delle aziende con le quali collaboriamo hanno bisogno di conoscere tutti i passaggi che fanno parte del percorso di acquisto del cliente finale e, per ciascuno di questi passaggi, oggi possiamo scoprire e analizzare dati e informazioni sempre più rilevanti”, prosegue Bonanno. “Possiamo sfruttare i tanti dati di ascolto che ci arrivano dai vari dispositivi e che ci permettono di capire non soltanto le informazioni base che riguardano il consumatore, ma anche di andare più a fondo fino a scoprire quali siano gli stili di vita ed i valori che muovono le sue scelte d’acquisto. E, infine, andare oltre, cercando di creare una DMP unica nel suo genere”.

“La nostra DMP incrocia il comportamento e gli interessi dell’utente (zone territoriali ricorrenti) con gli interessi tematici, come notizie di sport, benessere, motori, casa, economia, eventi e cronaca”, spiega Vito De Mitri, Direttore Marketing dell’Area Commerciale Citynews. “Tutti i contenuti delle nostre testate sono già organizzati territorialmente per provincia, città e quartiere. Lavorando su questa tassonomia abbiamo mappato 3.751 comuni, oltre 2200 CAP e oltre 5.100 poligoni geo, con cui intercettiamo la collocazione dell’utente, la collocazione dei contenuti di suo interesse ed infine il perimetro territoriale di sua pertinenza”.

“La DMP è implementata cross-testata, quindi intercettiamo solo utenti unici di cui rileviamo abitudini ed interessi”, continua De Mitri. “Nella prima fase abbiamo deciso di trattare solo dati di prima parte. Se l’utente è loggato con un unico account su più dispositivi (pc, tablet e smartphone), l’utente è unico e non duplicato su più device. Inoltre, rispetto alla tecnologia del cookie targeting, abbiamo preferito quella del local storage del browser dell’utente. Questo ci consente di trattare una mole maggiore di informazioni, in modalità dinamica e non storicizzata”.

“La DMP proprietaria, sviluppata internamente, costituisce per il gruppo una vera e propria milestone con cui elaborare le informazioni relative alla nostra utenza”, conclude Alessandro Pugliese, Direttore Nazionale & Partnership di Citynews -. “Una soluzione distintiva nello scenario digital italiano che ci consente di dare ulteriore valore alla comunicazione dei nostri partner. L’unicità della tecnologia e l’esclusività dell’offerta ci obbligano, però, in questa prima fase, a coinvolgere solo alcuni tra i Premium Partner del Gruppo, riservando al secondo semestre 2019 la definizione di nuove e ulteriori partnership con altri inserzionsti”.

Cresce il numero medio di fonti di dati per le attività di marketing: 15 nel 2019, secondo Salesforce

I marketer si affidano all’abbondanza di fonti di dati per capire meglio le preferenze dei consumatori. Tutte le informazioni, dalla percentuale di apertura delle email alle attività sul web, fino ad arrivare alla demografia, aiutano i team del marketing a delineare profili precisi dei propri consumatori. Tuttavia gran parte di questi dati vengono immagazzinati in tecnologie inaccessibili e spesso difficili da unificare.

È quanto rivela Salesforce nel suo State of Marketing Report, il report condotto a livello globale su oltre 4.100 professionisti del marketing al fine di individuare le nuove tendenze del settore.

Secondo lo studio, si prevede che il numero medio di fonti di dati (ovvero qualsiasi fonte di dati collegabile all’identità di ciascun cliente e che può essere quindi utilizzata per le strategie di marketing) passerà da 10 nel 2017 a 15 nel 2019, sebbene solo il 47% dei marketer affermi di avere una visione completamente unificata di tutte le fonti di dati relative ai propri clienti.

Le quattro maggiori tecnologie utilizzate per delineare l’identità dei clienti sono i database di marketing, i sistemi di CRM, i fornitori di servizi e-mail (ESP) e le piattaforme di data management (DMP).

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Di queste ultime si è ormai superato l’uso tradizionale per la gestione di Cookie IDs al fine di generare segmenti di audience per la pubblicità digitale. Nei prossimi due anni, i marketer hanno intenzione di utilizzare le DMP a diversi scopi: per l’identificazione e segmentazione delle audience, il riconoscimento e la gestione dell’identità, il collaudo e l’ottimizzazione delle strategie creative e la personalizzazione di contenuti.

Una customer experience “connessa”

Le aspettative dei clienti hanno ormai raggiunto picchi storici, di conseguenza la missione degli esperti di marketing è sempre più quella di dover soddisfare le richieste dei consumatori. Pertanto, non c’è da stupirsi se più della metà (54%) degli high-performing marketer (coloro che si dichiarano del tutto soddisfatti delle proprie performance di marketing e dei risultati degli investimenti) afferma che la propria azienda sta portando avanti progetti di business legati alla customer experience.

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Una customer experience sempre più “connessa” e multimediale, che segue l’evoluzione del comportamento dei consumatori e che ha conseguenze dirette anche nel lavoro dei professionisti delle aziende, con team sempre più legati tra loro. In particolare, secondo lo studio, il 65% dei responsabili marketing afferma che tutti i membri dei team presenti in azienda condividono obiettivi e strumenti di misurazione, e che il 50% condivide obiettivi e strumenti di misurazione con i team commerciali. Più della metà (54%) ritiene giusto che ci sia una collaborazione tra i due dipartimenti e il 52% condivide obiettivi e strumenti di misurazione.

Marketing e Customer Service sono i team che lavorano più a stretto contatto: il 55% delle divisioni marketing collabora con le aree del customer service della propria azienda per gestire le richieste e le questioni legate ai social media, il 54% condivide con queste aree un flusso di dati relativo ai consumatori e il 53% pone obiettivi e strumenti di misurazione comuni.

Qual è la differenza tra una DMP e una CDP?

Le customer data platform (CDP) non sono un concetto nuovo, ma la loro popolarità è in aumento, soprattutto in Europa. L’anno scorso l’adozione di CDP a livello regionale è cresciuta del 42%, ovvero il 10% in più rispetto alla media globale, mentre le entrate annuali hanno raggiunto quota 130 milioni di euro. Non è difficile capire il motivo di questo aumento. Grazie alla capacità di unificare dati provenienti da fonti diverse, le CDP forniscono una visione a 360 gradi continua e completa della clientela, necessaria per realizzare un targeting preciso delle comunicazioni e amplificare i rendimenti provenienti dagli investimenti nel programmatic, la cui crescita non accenna a diminuire.

C’è però un problema: nel settore non esiste un’idea univoca di cosa costituisca una CDP.

Spesso, il termine è infatti utilizzato in modo intercambiabile con “data management platform”, DMP (un concetto simile e molto usato negli ultimi tempi), senza contare che vi è parecchia confusione sull’effettivo valore delle CDP per le attività commerciali, sulle loro caratteristiche principali e sulle modalità e casistiche di utilizzo. In realtà, CDP e DMP sono due concetti a sé e che non si sostituiscono a vicenda.

Per fare un po’ di chiarezza, approfondiamo le differenze tra le due piattaforme.

CDP: una breve definizione

Una CDP è una soluzione che permette di collegare, arricchire e attivare dati sugli utenti relativi dei diversi canali, dispositivi e tecnologie. Fornisce una visione unica del cliente e rende possibile un utilizzo efficace dei dati a beneficio di una moltitudine di team, strumenti, competenze e caratteristiche. Le CDP creano dati centralizzati utilizzabili da tutte le funzioni di un’organizzazione e in tempo reale.

DMP: le differenze principali

La maggior parte delle attività commerciali conosce le basi delle DMP. Progettate per combinare e organizzare i dati relativi al comportamento degli utenti sui siti web, provvedono a catalogare le informazioni in categorie diverse prima di creare segmenti che saranno sfruttati a fini di analisi o condivisi con tecnologie pubblicitarie per alimentare la compravendita automatizzata di spazi pubblicitari, generalmente tramite piattaforme lato domanda (DSP). Tuttavia, spesso il significato di questo concetto non è analizzato nel dettaglio.

A causa dello stretto legame con le DSP, la maggior parte delle DMP si affida a tipi di dati compatibili, quali cookie di terze parti. Considerate esclusivamente come strumenti di marketing, le DMP sono utilizzate soprattutto per soddisfare gli obiettivi che caratterizzano la fase alta del marketing funnel, ad esempio per generare brand awareness e stimolare i click e le vendite. L’applicazione interfunzionale è quindi limitata, così come le possibilità offerte dai dati: gli insight di terza parte forniscono soltanto una visione circoscritta delle attività, e ciò rende difficoltosa un’esecuzione precisa dei processi di risoluzione delle identità e targeting a livello multicanale. Per non parlare del fatto che l’associazione delle identità è di tipo probabilistico e deve verificarsi prima che i dati vengano immessi nella piattaforma.

Al contrario, le CDP hanno la capacità di accedere e accorpare in modo istantaneo dati diversi di prima, seconda e terza parte. Di conseguenza, le CDP non sono solo in grado di produrre una visione omnicomprensiva di utenti specifici (tra cui abitudini online e offline), ma anche di creare automaticamente identità persistenti utilizzando insight deterministici. Le CDP offrono quindi una comprensione coesa e granulare che può essere utilizzata da ogni funzione aziendale per offrire esperienze personalizzate, efficaci e uniformi, dalle vendite allo sviluppo dei prodotti.

Far emergere il potere della collaborazione

Ciò non significa che le DMP siano destinate a essere accantonate, ma possono al contrario rappresentare un elemento prezioso per qualsiasi stack tecnologico, soprattutto se utilizzate congiuntamente alle CDP. Le attività commerciali devono solo individuare e sfruttare i punti di forza di ciascuna piattaforma.

Ad esempio, le capacità analitiche in tempo reale e la risoluzione delle identità delle CDP le rende una soluzione migliore in quanto singola fonte di informazioni veritiere sul cliente. Le CDP possono creare una libreria integrata, armonizzando dati provenienti da ogni fonte e punto di contatto (DMP incluse) per offrire profili completi sui visitatori da utilizzare per costruire messaggi e servizi personalizzati.

Allo stesso tempo, le DMP possono sfruttare gli insight delle CDP per incrementare l’impatto delle campagne e creare segmenti più definiti e migliori audience lookalike, al fine di ottimizzare il targeting e l’engagement a livello individuale. Per estensione, tutto questo contribuirà ad accrescere il ritorno sugli investimenti pubblicitari.

Le scelte in materia di gestione dei dati sono fondamentali poiché questi ultimi dovrebbero essere alla base di tutte le decisioni commerciali. Capire le differenze tra DMP e CDP è un punto di partenza obbligato, anche se le società dovranno pur sempre eccellere nell’utilizzo di tali strumenti se intendono massimizzarne la resa. Nel 2019, le attività commerciali di successo saranno quelle in grado di sfruttare tali piattaforme come soluzioni complementari, ovvero avvalendosi delle CDP per raccogliere, connettere e concretizzare gli insight e mantenendo al contempo le DMP per garantire la personalizzazione dei messaggi automatizzati.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain e di due nuovi accordi nel mercato della pubblicità digitale.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Nella industry si parla della blockchain come della nuova grande parola chiave del mercato, con le sue prime applicazioni in vari settori, tra cui quello della pubblicità digitale. Ma quanto ne sanno davvero le aziende su questa tecnologia? Secondo uno studio condotto in USA, non molto: circa il 64% dei professionisti d’azienda coinvolti hanno dichiarato di sapere che si tratta di una nuova tecnologia, ma all’interno di queste società ben il 46% ammette di sentirsi impreparato ad utilizzarla nella maniera più efficace. Leggi di più su MediaPost.

FreeWheel, accordo con Nielsen per l’utilizzo della DMP

FreeWheel utilizzerà la DMP di Nielsen per migliorare targeting e misurazioni in ambiente video. La piattaforma di gestione dei dati servirà in particolare per costruire segmenti di audience su dispositivi come le tv connesse, l’OTT e in generale il video digitale. Secondo l’accordo, la DMP di Nielsen fornirà ai clienti di FreeWheel Markets informazioni sul consumo media e dati di acquisto per aiutarli a pianificare in maniera più efficace le loro campagne e misurarne le performance. Leggi di più su AdWeek.

Taboola amplia la partnership con Business Insider

Insider Inc., società proprietaria di Business Insider, ha annunciato di aver siglato un accordo con il player di content-discovery Taboola, in virtù del quale il Feed di contenuti raccomandati di Taboola, che consiglia articoli collegati e contenuti di terze parti, verrà integrato all’interno delle news di Business Insider in forma di annunci native. La collaborazione, della durata di due anni, amplia una precedente partnership quinquennale tra le due società, che prevedeva l’utilizzo da parte dell’editore di un widget di Taboola per il suggerimento di contenuti correlati. Leggi di più su MarTechSeries.

Ogury, 2018 a 100 milioni di dollari di fatturato (+120%). In Italia Gino Ruli è head of programmatic

Ogury, azienda tech che offre alle aziende tecnologie e dati per comprendere il mobile journey dell’utente, ha annunciato di aver raggiunto, nel 2018, un fatturato di 100 milioni di dollari a livello globale.

L’incremento del fatturato, fa sapere la società, è stato del 120% anno su anno (i ricavi sono più che raddoppiati ogni anno dall’avvio dell’attività nel 2014) ed è stato accompagnato da un’espansione internazionale del team, che ora conta 280 dipendenti, con una crescita del 75% su base annua. La società ha inoltre avviato le attività in nuovi mercati tra cui Germania e America Latina.

L’annuncio segue il round di investimento di Serie C fatto dagli attuali investitori per 21 milioni ad aprile e luglio 2018. La società ha recentemente acquisito Influans – azienda leader nel settore MarTech – e nominato come nuovo CTO Cedric Carbone, che si occuperà di prodotto, operation e sviluppo internazionale. Questo, sottolinea una nota della società, dimostra la volontà di Ogury di affermarsi tra le società leader nel settore tech a livello mondiale, specializzandosi nell’offerta di mobile journey marketing.

“La nostra espansione è indicativa dell’impatto impressionante che la nostra strategia globale ha avuto sul nostro business”, dichiara Thomas Pasquet, co-founder di Ogury e Ceo del dipartimento Usa. “Le soluzioni di Ogury aiutano i player del settore a colmare il gap di dati sul mobile journey degli utenti fornendo ai nostri clienti un’unica soluzione capace di trasformare i dati in insights e questi ultimi in attivazioni media. Il tutto garantendo all’utente trasparenza e controllo. Scalabilità: questo è il segreto del nostro successo”. Sempre nell’ultimo anno, Ogury ha implementato le nuove soluzioni di Active Insights e Intelligent Deals, ed ha acquisito la soluzione di mediation Adincube.

Ogury Italia cresce con Gino Ruli come head of programmatic

A livello locale, la crescita di Ogury è testimoniata anche dai nuovi ingressi: recente è la nomina in Italia di Gino Ruli come head of programmatic. Ruli guiderà lo sviluppo dell’offerta di Programmatic di Ogury Italia, supportato dalla sua pregressa esperienza nel settore adtech (Covus, Light Reaction, Xaxis), dove ha sviluppato forti competenze nel panorama pubblicitario digitale e nel programmatic. Il piano di espansione di Ogury Italia prevede per il 2019 nuovi ingressi in ambito Sales e Data.

“Il 2018 è stato un anno di grandi traguardi per Ogury Italia” afferma Francesca Lerario, managing director di Ogury Italia. “Sin dai nostri primi passi sul mercato offriamo ai clienti i dati e gli insight più esclusivi del settore, supportando le aziende nell’attivazione delle proprie strategie mobile. I nostri dati proprietari, unici e conformi al GDPR, consentono ai clienti di comprendere i propri utenti e conoscerne l’intero mobile journey, ovvero la propria dieta mediatica in termini di msite e applicazioni”.

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Il primo ufficio di Ogury fu inaugurato nel Regno Unito; recentemente l’azienda è stata inserita al sesto posto del 18th annual Sunday Times Hiscox Tech Track 100, che analizza le aziende tech/media e telecoms (TMT) private del Regno Unito a più rapida crescita in termini di vendite.

Adobe arricchisce la DMP Audience Manager. Tutte le novità

Adobe ha annunciato di aver arricchito la propria DMP Audience Manager con nuove funzionalità.

La prima è “Trait Exclusion“, che consente di escludere tratti comuni non di valore quando si creano modelli lookalike di pubblico. Normalmente, creare un modello lookalike significa individuare un segmento di potenziali clienti di un brand grazie alle caratteristiche in comune che questo ha con gli attuali consumatori della stessa azienda. Ma naturalmente, non tutti i tratti comuni tra i due gruppi possono effettivamente avere valore ai fini dell’individuazione di potenziali consumatori, ed anzi in alcuni casi possono provocare degli errori nel procedimento, falsandone il risultato: alcuni possono essere troppo generici, come le visite ad alcuni siti, e non riuscire a cogliere la “specificità” di un determinato pubblico; altri possono essere indesiderati; altri possono rischiare di essere non conformi alle leggi sulla privacy.

Grazie alla nuova funzione di Trait Exclusion all’interno del modello algoritmico della DMP, le aziende potranno rimuovere specifiche caratteristiche dai modelli di creazione delle audience lookalike, focalizzandosi così su quelle effettivamente determinanti. La funzione utilizza Sensei, la tecnologia di machine learning di Adobe, per una rimozione “intelligente”.

L’altra novità è invece l’arrivo su Audience Manager della reportistica del CPM delle impression a livello di segmenti, ossia la possibilità di misurare automaticamente le impression pubblicitarie per segmento di pubblico. Una novità che a detta di Adobe permetterà ai brand di attribuire meglio i costi alle varie sorgenti di dati per ogni determinata fetta di audience.

Infine, Adobe ha reso ora disponibile per tutti Data Explorer, la suite self-service all’interno di Audience Manager per l’organizzazione, l’analisi e l’attivazione di dati grezzi, finora in beta.

Il 95% delle aziende raccoglie dati cliente, ma solo il 33% personalizza i contenuti per ogni individuo

Sono solo un terzo le aziende italiane che oggi personalizzano i contenuti in funzione dello specifico individuo, mentre circa il 44% dichiara di non farlo e il restante 23% sta attualmente lavorando per favorire queste logiche di personalizzazione.

Nello specifico, il 95% delle aziende raccoglie dati di anagrafica cliente, ma solo il 33% personalizza i contenuti in funzione dello specifico individuo.

Sono alcune delle evidenze emerse dalla seconda edizione dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca si è basata su oltre 100 interviste lato domanda e offerta, una survey condotta su un campione di grandi e medio-grandi aziende italiane appartenenti ai principali settori e tre momenti plenari di confronto e discussione che hanno coinvolto complessivamente oltre 150 aziende della domanda (leggi di più su Engage.it).

Secondo il report stilato, come evidenziato, la quasi totalità delle aziende raccoglie e immagazzina i dati di anagrafica cliente (95% dei casi analizzati) e le informazioni di contatto del cliente (95%). Molto diffusa è anche la raccolta dei dati relativi allo storico dei prodotti/servizi acquistati offline (81%) e dei dati di analytics su canali proprietari, come per esempio comportamento sul sito, app, pagine sui social network ufficiali/aziendali, su DEM/newsletter e così via (81%).

«Il 90% delle imprese analizzate dichiara di utilizzare alcuni dei dati raccolti per costruire i segmenti funzionali alla progettazione ed erogazione di iniziative di marketing e comunicazione ai già clienti», dichiara Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience. «Eppure i dati utilizzati sono ancora soprattutto quelli più basici e tradizionalmente raccolti (come anagrafica cliente e storico dei prodotti acquistati)».

Le tecnologie disponibili e il grado di adozione

Le tecnologie potenzialmente a disposizione delle aziende sono oggi molteplici: dal punto di vista della data collection, la maggior parte delle aziende (69%) dichiara di disporre di un CRM unico, in grado di integrare tutti i dati sull’anagrafica dei clienti – anche relativi a più prodotti, brand e canali.

Rimane però un buon numero di imprese che ancora non ha completato questo step.

Il 23% delle aziende intervistate dichiara di utilizzare una piattaforma tipo CRM dinamico, Customer Data Platform o Customer Data Hub (CDH) in grado di integrare tutti i dati sul cliente, di diversa natura e provenienti dalle diverse fonti.

Il 21% delle aziende, inoltre, si è dotato di un Data Lake, ossia di un sistema che consente di archiviare un volume consistente di dati di diversa natura e fonte – tipicamente “big data” – nel loro formato nativo, senza alcuna struttura.

Tecnologie-Dati-Politecnico-Milano

DMP, la tecnologia per interagire con utenti non noti

Le interazioni degli utenti non noti vengono tracciate attraverso cookie che possono essere eventualmente gestiti tramite la Data Management Platform (DMP), una piattaforma in grado di raccogliere e processare grandi quantità di dati – sia proprietari che di seconda e terza parte – e di creare delle “audience” con finalità di comunicazione e advertising online.

Il 9% delle aziende intervistate si è dotato di una DMP proprietaria; il 19% si affida invece alla DMP di terzi (per esempio dei centri media o degli Over The Top).

Per quanto riguarda la generazione degli insight, i software di Business Intelligence consentono oggi di analizzare e visualizzare grandi quantità di dati sulla base di specifiche query, permettendo una maggiore comprensione dei fenomeni accaduti e in corso e aiutando a identificare schemi di comportamento.

Il 25% delle aziende dichiara di utilizzare strumenti di Analytics evoluti che consentono anche di predire i comportamenti degli utenti, il 13% utilizza anche dati in Real Time.

A valle del processo si trovano le tecnologie che abilitano la creazione e gestione del contenuto: tra gli strumenti più evoluti si trovano i Digital Asset Management (DAM), piattaforme che consentono la gestione “intelligente” di svariate tipologie di contenuti (audio, testi, video, ecc.), garantendone la coerenza di utilizzo sui diversi touchpoint.

Dalla survey emerge come le tecnologie legate alla gestione del contenuto non siano ancora al centro dell’attenzione delle aziende: il 2% utilizza una Creative Management Platform, il 16% una Dynamic Content Management System (o User Experience Platform) per la gestione del contenuto e il 15% un DAM.

Le soluzioni di Marketing Automation, infine, intervengono a valle dell’intero processo nella fase di delivery del contenuto. Il 71% delle aziende si è dotato di piattaforme di e-mail marketing, il 46% di piattaforme per l’invio di SMS e il 28% di soluzioni per la gestione di più canali.

Kinetic, in arrivo la prima DMP dedicata al Digital Out Of Home

Kinetic, l’agenzia specializzata nella pianificazione Out of Home di WPP, continua a investire nell’innovazione tecnologica applicata alla pubblicità in esterna e prepara il lancio della prima DMP specificamente pensata per il mondo del Digital OOH.

Lo hanno annunciato martedì Alberto Cremaschi, Managing Director di Kinetic, e Carlo Grillo, Chief Operating Officer di Kinetic, nell’ambito di Lasooh, l’evento organizzato da GroupM, la holding media di WPP, per creare una riflessione sul presente e il futuro dell’OOH con clienti e operatori di settore.

Kinetic è stata tra i first mover nell’ambito del cosiddetto “programmatic OOH” e continua a muoversi in prima linea. «Nel 2016 abbiamo lanciato la Kinetic Platform e nel 2017 abbiamo introdotto RealOOH, il primo prodotto di acquisto automatizzato di Digital Out Of Home in partnership con GroupM Digital – ha ricordato Grillo -. Quest’anno, l’80% del mercato DOOH acquistato via DSP in Italia è gestito da Kinetic, e il prossimo anno introdurremo la prima DMP dedicata all’audience buying & insight dell’OOH, che ci aiuterà a trasformare l’esterna in un mezzo di “precision marketing”».

Nel corso dell’evento Alberto Mattiello – Future Thinking Project di J. Walter Thompson – ha raccontato le prospettive future dell’OOH: sempre più digitale, interattiva (audio, corpo, voce) e integrata alle nuove smart city, che offrono nuovi modelli di business e di aggregazione, oltre che tecnologia (come 5G e open data). Spunto confermato anche dalle recenti evidenze internazionali dove i big player delle nuove piattaforme digital (da Netflix a Google fino ad Amazon) stanno acquistando network di OOH.

«L’importanza degli impianti Digital OOH è ulteriormente dimostrata dal fatto che già attualmente rappresentano la quota più alta del nostro spending – ha commentato Alberto Cremaschi, Managing Director di Kinetic -. Anche gli investimenti che passano attraverso le DSP sono in forte crescita. Quest’anno, il billing che abbiamo gestito via Real DOOH supera già il milione di euro e prevediamo di chiudere il 2018 a 1,5 milioni di euro, insieme a GroupM Digital».