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Qual è la differenza tra una DMP e una CDP?

Le customer data platform (CDP) non sono un concetto nuovo, ma la loro popolarità è in aumento, soprattutto in Europa. L’anno scorso l’adozione di CDP a livello regionale è cresciuta del 42%, ovvero il 10% in più rispetto alla media globale, mentre le entrate annuali hanno raggiunto quota 130 milioni di euro. Non è difficile capire il motivo di questo aumento. Grazie alla capacità di unificare dati provenienti da fonti diverse, le CDP forniscono una visione a 360 gradi continua e completa della clientela, necessaria per realizzare un targeting preciso delle comunicazioni e amplificare i rendimenti provenienti dagli investimenti nel programmatic, la cui crescita non accenna a diminuire.

C’è però un problema: nel settore non esiste un’idea univoca di cosa costituisca una CDP.

Spesso, il termine è infatti utilizzato in modo intercambiabile con “data management platform”, DMP (un concetto simile e molto usato negli ultimi tempi), senza contare che vi è parecchia confusione sull’effettivo valore delle CDP per le attività commerciali, sulle loro caratteristiche principali e sulle modalità e casistiche di utilizzo. In realtà, CDP e DMP sono due concetti a sé e che non si sostituiscono a vicenda.

Per fare un po’ di chiarezza, approfondiamo le differenze tra le due piattaforme.

CDP: una breve definizione

Una CDP è una soluzione che permette di collegare, arricchire e attivare dati sugli utenti relativi dei diversi canali, dispositivi e tecnologie. Fornisce una visione unica del cliente e rende possibile un utilizzo efficace dei dati a beneficio di una moltitudine di team, strumenti, competenze e caratteristiche. Le CDP creano dati centralizzati utilizzabili da tutte le funzioni di un’organizzazione e in tempo reale.

DMP: le differenze principali

La maggior parte delle attività commerciali conosce le basi delle DMP. Progettate per combinare e organizzare i dati relativi al comportamento degli utenti sui siti web, provvedono a catalogare le informazioni in categorie diverse prima di creare segmenti che saranno sfruttati a fini di analisi o condivisi con tecnologie pubblicitarie per alimentare la compravendita automatizzata di spazi pubblicitari, generalmente tramite piattaforme lato domanda (DSP). Tuttavia, spesso il significato di questo concetto non è analizzato nel dettaglio.

A causa dello stretto legame con le DSP, la maggior parte delle DMP si affida a tipi di dati compatibili, quali cookie di terze parti. Considerate esclusivamente come strumenti di marketing, le DMP sono utilizzate soprattutto per soddisfare gli obiettivi che caratterizzano la fase alta del marketing funnel, ad esempio per generare brand awareness e stimolare i click e le vendite. L’applicazione interfunzionale è quindi limitata, così come le possibilità offerte dai dati: gli insight di terza parte forniscono soltanto una visione circoscritta delle attività, e ciò rende difficoltosa un’esecuzione precisa dei processi di risoluzione delle identità e targeting a livello multicanale. Per non parlare del fatto che l’associazione delle identità è di tipo probabilistico e deve verificarsi prima che i dati vengano immessi nella piattaforma.

Al contrario, le CDP hanno la capacità di accedere e accorpare in modo istantaneo dati diversi di prima, seconda e terza parte. Di conseguenza, le CDP non sono solo in grado di produrre una visione omnicomprensiva di utenti specifici (tra cui abitudini online e offline), ma anche di creare automaticamente identità persistenti utilizzando insight deterministici. Le CDP offrono quindi una comprensione coesa e granulare che può essere utilizzata da ogni funzione aziendale per offrire esperienze personalizzate, efficaci e uniformi, dalle vendite allo sviluppo dei prodotti.

Far emergere il potere della collaborazione

Ciò non significa che le DMP siano destinate a essere accantonate, ma possono al contrario rappresentare un elemento prezioso per qualsiasi stack tecnologico, soprattutto se utilizzate congiuntamente alle CDP. Le attività commerciali devono solo individuare e sfruttare i punti di forza di ciascuna piattaforma.

Ad esempio, le capacità analitiche in tempo reale e la risoluzione delle identità delle CDP le rende una soluzione migliore in quanto singola fonte di informazioni veritiere sul cliente. Le CDP possono creare una libreria integrata, armonizzando dati provenienti da ogni fonte e punto di contatto (DMP incluse) per offrire profili completi sui visitatori da utilizzare per costruire messaggi e servizi personalizzati.

Allo stesso tempo, le DMP possono sfruttare gli insight delle CDP per incrementare l’impatto delle campagne e creare segmenti più definiti e migliori audience lookalike, al fine di ottimizzare il targeting e l’engagement a livello individuale. Per estensione, tutto questo contribuirà ad accrescere il ritorno sugli investimenti pubblicitari.

Le scelte in materia di gestione dei dati sono fondamentali poiché questi ultimi dovrebbero essere alla base di tutte le decisioni commerciali. Capire le differenze tra DMP e CDP è un punto di partenza obbligato, anche se le società dovranno pur sempre eccellere nell’utilizzo di tali strumenti se intendono massimizzarne la resa. Nel 2019, le attività commerciali di successo saranno quelle in grado di sfruttare tali piattaforme come soluzioni complementari, ovvero avvalendosi delle CDP per raccogliere, connettere e concretizzare gli insight e mantenendo al contempo le DMP per garantire la personalizzazione dei messaggi automatizzati.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain e di due nuovi accordi nel mercato della pubblicità digitale.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Nella industry si parla della blockchain come della nuova grande parola chiave del mercato, con le sue prime applicazioni in vari settori, tra cui quello della pubblicità digitale. Ma quanto ne sanno davvero le aziende su questa tecnologia? Secondo uno studio condotto in USA, non molto: circa il 64% dei professionisti d’azienda coinvolti hanno dichiarato di sapere che si tratta di una nuova tecnologia, ma all’interno di queste società ben il 46% ammette di sentirsi impreparato ad utilizzarla nella maniera più efficace. Leggi di più su MediaPost.

FreeWheel, accordo con Nielsen per l’utilizzo della DMP

FreeWheel utilizzerà la DMP di Nielsen per migliorare targeting e misurazioni in ambiente video. La piattaforma di gestione dei dati servirà in particolare per costruire segmenti di audience su dispositivi come le tv connesse, l’OTT e in generale il video digitale. Secondo l’accordo, la DMP di Nielsen fornirà ai clienti di FreeWheel Markets informazioni sul consumo media e dati di acquisto per aiutarli a pianificare in maniera più efficace le loro campagne e misurarne le performance. Leggi di più su AdWeek.

Taboola amplia la partnership con Business Insider

Insider Inc., società proprietaria di Business Insider, ha annunciato di aver siglato un accordo con il player di content-discovery Taboola, in virtù del quale il Feed di contenuti raccomandati di Taboola, che consiglia articoli collegati e contenuti di terze parti, verrà integrato all’interno delle news di Business Insider in forma di annunci native. La collaborazione, della durata di due anni, amplia una precedente partnership quinquennale tra le due società, che prevedeva l’utilizzo da parte dell’editore di un widget di Taboola per il suggerimento di contenuti correlati. Leggi di più su MarTechSeries.

Ogury, 2018 a 100 milioni di dollari di fatturato (+120%). In Italia Gino Ruli è head of programmatic

Ogury, azienda tech che offre alle aziende tecnologie e dati per comprendere il mobile journey dell’utente, ha annunciato di aver raggiunto, nel 2018, un fatturato di 100 milioni di dollari a livello globale.

L’incremento del fatturato, fa sapere la società, è stato del 120% anno su anno (i ricavi sono più che raddoppiati ogni anno dall’avvio dell’attività nel 2014) ed è stato accompagnato da un’espansione internazionale del team, che ora conta 280 dipendenti, con una crescita del 75% su base annua. La società ha inoltre avviato le attività in nuovi mercati tra cui Germania e America Latina.

L’annuncio segue il round di investimento di Serie C fatto dagli attuali investitori per 21 milioni ad aprile e luglio 2018. La società ha recentemente acquisito Influans – azienda leader nel settore MarTech – e nominato come nuovo CTO Cedric Carbone, che si occuperà di prodotto, operation e sviluppo internazionale. Questo, sottolinea una nota della società, dimostra la volontà di Ogury di affermarsi tra le società leader nel settore tech a livello mondiale, specializzandosi nell’offerta di mobile journey marketing.

“La nostra espansione è indicativa dell’impatto impressionante che la nostra strategia globale ha avuto sul nostro business”, dichiara Thomas Pasquet, co-founder di Ogury e Ceo del dipartimento Usa. “Le soluzioni di Ogury aiutano i player del settore a colmare il gap di dati sul mobile journey degli utenti fornendo ai nostri clienti un’unica soluzione capace di trasformare i dati in insights e questi ultimi in attivazioni media. Il tutto garantendo all’utente trasparenza e controllo. Scalabilità: questo è il segreto del nostro successo”. Sempre nell’ultimo anno, Ogury ha implementato le nuove soluzioni di Active Insights e Intelligent Deals, ed ha acquisito la soluzione di mediation Adincube.

Ogury Italia cresce con Gino Ruli come head of programmatic

A livello locale, la crescita di Ogury è testimoniata anche dai nuovi ingressi: recente è la nomina in Italia di Gino Ruli come head of programmatic. Ruli guiderà lo sviluppo dell’offerta di Programmatic di Ogury Italia, supportato dalla sua pregressa esperienza nel settore adtech (Covus, Light Reaction, Xaxis), dove ha sviluppato forti competenze nel panorama pubblicitario digitale e nel programmatic. Il piano di espansione di Ogury Italia prevede per il 2019 nuovi ingressi in ambito Sales e Data.

“Il 2018 è stato un anno di grandi traguardi per Ogury Italia” afferma Francesca Lerario, managing director di Ogury Italia. “Sin dai nostri primi passi sul mercato offriamo ai clienti i dati e gli insight più esclusivi del settore, supportando le aziende nell’attivazione delle proprie strategie mobile. I nostri dati proprietari, unici e conformi al GDPR, consentono ai clienti di comprendere i propri utenti e conoscerne l’intero mobile journey, ovvero la propria dieta mediatica in termini di msite e applicazioni”.

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Il primo ufficio di Ogury fu inaugurato nel Regno Unito; recentemente l’azienda è stata inserita al sesto posto del 18th annual Sunday Times Hiscox Tech Track 100, che analizza le aziende tech/media e telecoms (TMT) private del Regno Unito a più rapida crescita in termini di vendite.

Adobe arricchisce la DMP Audience Manager. Tutte le novità

Adobe ha annunciato di aver arricchito la propria DMP Audience Manager con nuove funzionalità.

La prima è “Trait Exclusion“, che consente di escludere tratti comuni non di valore quando si creano modelli lookalike di pubblico. Normalmente, creare un modello lookalike significa individuare un segmento di potenziali clienti di un brand grazie alle caratteristiche in comune che questo ha con gli attuali consumatori della stessa azienda. Ma naturalmente, non tutti i tratti comuni tra i due gruppi possono effettivamente avere valore ai fini dell’individuazione di potenziali consumatori, ed anzi in alcuni casi possono provocare degli errori nel procedimento, falsandone il risultato: alcuni possono essere troppo generici, come le visite ad alcuni siti, e non riuscire a cogliere la “specificità” di un determinato pubblico; altri possono essere indesiderati; altri possono rischiare di essere non conformi alle leggi sulla privacy.

Grazie alla nuova funzione di Trait Exclusion all’interno del modello algoritmico della DMP, le aziende potranno rimuovere specifiche caratteristiche dai modelli di creazione delle audience lookalike, focalizzandosi così su quelle effettivamente determinanti. La funzione utilizza Sensei, la tecnologia di machine learning di Adobe, per una rimozione “intelligente”.

L’altra novità è invece l’arrivo su Audience Manager della reportistica del CPM delle impression a livello di segmenti, ossia la possibilità di misurare automaticamente le impression pubblicitarie per segmento di pubblico. Una novità che a detta di Adobe permetterà ai brand di attribuire meglio i costi alle varie sorgenti di dati per ogni determinata fetta di audience.

Infine, Adobe ha reso ora disponibile per tutti Data Explorer, la suite self-service all’interno di Audience Manager per l’organizzazione, l’analisi e l’attivazione di dati grezzi, finora in beta.

Il 95% delle aziende raccoglie dati cliente, ma solo il 33% personalizza i contenuti per ogni individuo

Sono solo un terzo le aziende italiane che oggi personalizzano i contenuti in funzione dello specifico individuo, mentre circa il 44% dichiara di non farlo e il restante 23% sta attualmente lavorando per favorire queste logiche di personalizzazione.

Nello specifico, il 95% delle aziende raccoglie dati di anagrafica cliente, ma solo il 33% personalizza i contenuti in funzione dello specifico individuo.

Sono alcune delle evidenze emerse dalla seconda edizione dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca si è basata su oltre 100 interviste lato domanda e offerta, una survey condotta su un campione di grandi e medio-grandi aziende italiane appartenenti ai principali settori e tre momenti plenari di confronto e discussione che hanno coinvolto complessivamente oltre 150 aziende della domanda (leggi di più su Engage.it).

Secondo il report stilato, come evidenziato, la quasi totalità delle aziende raccoglie e immagazzina i dati di anagrafica cliente (95% dei casi analizzati) e le informazioni di contatto del cliente (95%). Molto diffusa è anche la raccolta dei dati relativi allo storico dei prodotti/servizi acquistati offline (81%) e dei dati di analytics su canali proprietari, come per esempio comportamento sul sito, app, pagine sui social network ufficiali/aziendali, su DEM/newsletter e così via (81%).

«Il 90% delle imprese analizzate dichiara di utilizzare alcuni dei dati raccolti per costruire i segmenti funzionali alla progettazione ed erogazione di iniziative di marketing e comunicazione ai già clienti», dichiara Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience. «Eppure i dati utilizzati sono ancora soprattutto quelli più basici e tradizionalmente raccolti (come anagrafica cliente e storico dei prodotti acquistati)».

Le tecnologie disponibili e il grado di adozione

Le tecnologie potenzialmente a disposizione delle aziende sono oggi molteplici: dal punto di vista della data collection, la maggior parte delle aziende (69%) dichiara di disporre di un CRM unico, in grado di integrare tutti i dati sull’anagrafica dei clienti – anche relativi a più prodotti, brand e canali.

Rimane però un buon numero di imprese che ancora non ha completato questo step.

Il 23% delle aziende intervistate dichiara di utilizzare una piattaforma tipo CRM dinamico, Customer Data Platform o Customer Data Hub (CDH) in grado di integrare tutti i dati sul cliente, di diversa natura e provenienti dalle diverse fonti.

Il 21% delle aziende, inoltre, si è dotato di un Data Lake, ossia di un sistema che consente di archiviare un volume consistente di dati di diversa natura e fonte – tipicamente “big data” – nel loro formato nativo, senza alcuna struttura.

Tecnologie-Dati-Politecnico-Milano

DMP, la tecnologia per interagire con utenti non noti

Le interazioni degli utenti non noti vengono tracciate attraverso cookie che possono essere eventualmente gestiti tramite la Data Management Platform (DMP), una piattaforma in grado di raccogliere e processare grandi quantità di dati – sia proprietari che di seconda e terza parte – e di creare delle “audience” con finalità di comunicazione e advertising online.

Il 9% delle aziende intervistate si è dotato di una DMP proprietaria; il 19% si affida invece alla DMP di terzi (per esempio dei centri media o degli Over The Top).

Per quanto riguarda la generazione degli insight, i software di Business Intelligence consentono oggi di analizzare e visualizzare grandi quantità di dati sulla base di specifiche query, permettendo una maggiore comprensione dei fenomeni accaduti e in corso e aiutando a identificare schemi di comportamento.

Il 25% delle aziende dichiara di utilizzare strumenti di Analytics evoluti che consentono anche di predire i comportamenti degli utenti, il 13% utilizza anche dati in Real Time.

A valle del processo si trovano le tecnologie che abilitano la creazione e gestione del contenuto: tra gli strumenti più evoluti si trovano i Digital Asset Management (DAM), piattaforme che consentono la gestione “intelligente” di svariate tipologie di contenuti (audio, testi, video, ecc.), garantendone la coerenza di utilizzo sui diversi touchpoint.

Dalla survey emerge come le tecnologie legate alla gestione del contenuto non siano ancora al centro dell’attenzione delle aziende: il 2% utilizza una Creative Management Platform, il 16% una Dynamic Content Management System (o User Experience Platform) per la gestione del contenuto e il 15% un DAM.

Le soluzioni di Marketing Automation, infine, intervengono a valle dell’intero processo nella fase di delivery del contenuto. Il 71% delle aziende si è dotato di piattaforme di e-mail marketing, il 46% di piattaforme per l’invio di SMS e il 28% di soluzioni per la gestione di più canali.

Kinetic, in arrivo la prima DMP dedicata al Digital Out Of Home

Kinetic, l’agenzia specializzata nella pianificazione Out of Home di WPP, continua a investire nell’innovazione tecnologica applicata alla pubblicità in esterna e prepara il lancio della prima DMP specificamente pensata per il mondo del Digital OOH.

Lo hanno annunciato martedì Alberto Cremaschi, Managing Director di Kinetic, e Carlo Grillo, Chief Operating Officer di Kinetic, nell’ambito di Lasooh, l’evento organizzato da GroupM, la holding media di WPP, per creare una riflessione sul presente e il futuro dell’OOH con clienti e operatori di settore.

Kinetic è stata tra i first mover nell’ambito del cosiddetto “programmatic OOH” e continua a muoversi in prima linea. «Nel 2016 abbiamo lanciato la Kinetic Platform e nel 2017 abbiamo introdotto RealOOH, il primo prodotto di acquisto automatizzato di Digital Out Of Home in partnership con GroupM Digital – ha ricordato Grillo -. Quest’anno, l’80% del mercato DOOH acquistato via DSP in Italia è gestito da Kinetic, e il prossimo anno introdurremo la prima DMP dedicata all’audience buying & insight dell’OOH, che ci aiuterà a trasformare l’esterna in un mezzo di “precision marketing”».

Nel corso dell’evento Alberto Mattiello – Future Thinking Project di J. Walter Thompson – ha raccontato le prospettive future dell’OOH: sempre più digitale, interattiva (audio, corpo, voce) e integrata alle nuove smart city, che offrono nuovi modelli di business e di aggregazione, oltre che tecnologia (come 5G e open data). Spunto confermato anche dalle recenti evidenze internazionali dove i big player delle nuove piattaforme digital (da Netflix a Google fino ad Amazon) stanno acquistando network di OOH.

«L’importanza degli impianti Digital OOH è ulteriormente dimostrata dal fatto che già attualmente rappresentano la quota più alta del nostro spending – ha commentato Alberto Cremaschi, Managing Director di Kinetic -. Anche gli investimenti che passano attraverso le DSP sono in forte crescita. Quest’anno, il billing che abbiamo gestito via Real DOOH supera già il milione di euro e prevediamo di chiudere il 2018 a 1,5 milioni di euro, insieme a GroupM Digital».

Artefact vince la gara BNL per i servizi di consulenza Data&Analytics

BNL ha scelto Artefact come nuova agenzia per le attività Analytics relative alle property BNL e Hellobank.

La collaborazione nasce in seguito alla vittoria di Artefact di un’apposita gara, ed ha come focus l’analisi, l’ottimizzazione e il mantenimento degli strumenti di Analytics e della DMP al fine di perfezionare le attività di data collection e la conoscenza dei trend di navigazione e interazione degli utenti con i touch point digitali dei domini BNL.it e Hellobank.it.

In particolare sono tre i principali ambiti della consulenza Artefact nel progetto Analytics di BNL:

●      Data collection e Data Analysis: definiti i business goals e KPI per ciascuna property online e in-app e condotta una prima fase di audit, Artefact supporterà BNL nell’impostare una corretta metodologia per la data collection e la data analysis. L’obiettivo è la comprensione del percorso completo di navigazione degli utenti attraverso l’impostazione di un monitoraggio user-centric e multipiattaforma delle interazioni con le risorse digitali BNL e Hellobank.

●      Ambiente di Analisi e Ottimizzazione: la corretta visualizzazione dei dati, ad esempio attraverso l’impostazione di rapporti personalizzati e la definizione di dashboard multicanale faciliterà l’analisi dei dati di traffico e consentirà a BNL di ricostruire e individuare eventuali ostacoli nel processo di conversione, validare l’efficacia dei contenuti, delle call to action e della user experience tout court.

●      Customer insight e nuove casistiche d’uso: l’analisi dei dati della DMP Hellobank.it mirerà a ottenere insights sul ciclo di vita dell’utente e a creare e lanciare nuovi casi d’uso in grado di generare un impatto di breve o lungo termine sugli obiettivi di business e gli investimenti media.

«Siamo molto soddisfatti della nuova collaborazione con BNL – commenta Debora Casalaspro, Country Manager Artefact Italy -. Questo progetto è il segno del buon esito del lavoro condotto dal nostro gruppo nel porre l’analisi dei dati al centro dell’offerta di consulenza strategica nel campo del marketing digitale. In qualità di partner, il nostro focus è incentrato sugli obiettivi di business di BNL che con noi condivide l’approccio ai Data Analytics come fattore abilitante per le proprie strategie digitali».

«Abbiamo scelto Artefact per continuare a crescere sul mondo digitale rinnovando gli stimoli ed il confronto con un partner di eccellenza – aggiunge Matteo Coppari, Head of Digital Marketing and Sales BNL -. Siamo rimasti molto colpiti dalla loro proposta, organizzazione ed esperienza maturata presso multinazionali complesse come la nostra realtà».

Pubmatic, nuovi strumenti per massimizzare il valore dell’audience

Novità da casa PubMatic: la società specializzata in soluzioni di programmatic per gli editori ha annunciato una serie di nuovi strumenti per l’Audience Management, pensati per risolvere le principali sfide che riguardano la valorizzazione e la sicurezza dei dati sull’utenza.

Uno dei temi affrontati da Pubmatic con la nuova suite di tool per l’audience management, attualmente rilasciata in “open-beta”, è quello del data-leakage, ossia l’utilizzo non autorizzato di dati proprietari da parte di terze parti. Un tema sensibile nell’attuale scenario del programmatic, spiega la società, dal momento che attualmente gli editori non hanno un controllo adeguato su chi e come sta usando i loro dati, attraverso le DMP. Come è emerso chiaramente nel caso Facebook – Cambridge Analytica, l’uso dei dati da parte di venditori multipli dev’essere strettamente controllata e compresa.

Per ovviare al problema e offrire al contempo un efficace strumento di business, la soluzione di Pubmatic offre ai publisher un controllo granulare sui dati di prima parte a livello di singolo inserzionista: gli editori possono costruire uno o più segmenti di audience accessibili per usi determinati e per buyer specifici. Sarà così possibile sapere, per esempio, quali segmenti di audience vengono targettizzati, da quale sorgente di domanda, e su quali siti del proprio network. In questo modo, sarà più semplice per gli editori ottimizzare, espandere o bloccare l’uso dei loro dati. Oppure, il tool potrebbe essere usato per fare dei test con una selezione circoscritta di buyer al fine di valutare i rischi di data-leakage.

I nuovi tool di Audience Management di Pubmatic, inoltre, promettono di aumentare del 20% i tassi abituali di match-rate, massimizzando l’audience reach degli inserzionisti attraverso il proprio network. Non solo: i publisher potranno rendere i loro dati visibili direttamente ai buyer (bypassando l’uso di una DMP) ed eventualmente contrattare direttamente degli accordi diretti. Infine, le nuove soluzioni di Pubmatic permettono ai publisher di vendere i propri dati direttamente ai buyer, senza dover dividere i ricavi con piattaforme di intermediazione.

Iniezione di capitali per MediaMath: arrivano 225 milioni di dollari

Nuovi investimenti per MediaMath. La società di ad tech ha ottenuto dalla società Searchlight Capital Partners un’iniezione di capitali di 225 milioni di dollari. Il fondo, che sarà fornito in due differenti tornate, “porta il capitale totale investito di MediaMath a oltre 500 milioni di dollari, e fornisce le risorse necessarie per aiutare a guidare la sua prossima fase di crescita”, spiega la società in una nota.

I fondi verranno utilizzati soprattutto per rafforzare l’offerta di MediaMath, accelerando lo sviluppo delle sue DSP e DMP “attraverso iniziative di crescita sia organiche che inorganiche”, ma potranno servire anche per finanziare delle acquisizioni e per sovvenzionare la messa a punto di soluzioni in determinate aree strategiche come l’identity (l’individuazione di profili unici a partire dai dati provenienti da varie fonti) e l’intelligenza artificiale, ma anche la tv connessa e il digital out of home.

La società, infatti, è attualmente impegnata nell’espansione del suo “identity stack“, un’infrastruttura capace di connettere i vari punti di contatto delle aziende con i consumatori per garantire l’individuazione di profili unici (anche attraverso attività su mezzi in grande crescita come le tv connesse e il DOOH) e nell’ampliamento dell’adozione dell’intelligenza artificiale per garantire maggiori performance di business ai clienti nel rispetto della privacy dei loro utenti.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, inoltre, alcuni dei fondi verranno utilizzati per acquisire le quote di uno degli investitori di MediaMath, Safeguard Scientifics, che a gennaio aveva dichiarato di voler terminare gli investimenti in nuove compagnie a causa di una strategia di taglio dei costi.

L’iniezione di capitali per MediaMath arriva in un periodo particolarmente “caldo” di consolidamento per il mercato ad tech, che nell’ultimo mese ha visto sia l’acquisizione di AppNexus da parte del gigante telco AT&T, sia quella della divisione Marketing Solutions di Acxiom da parte di IPG, sia l’acquisto della maggioranza di Integral Ad Science (IAS) da parte di Vista Equity Partners.

L’UPA sta costruendo una DMP condivisa tra le aziende associate

L’UPA, l’associazione che rappresenta le aziende che investono in pubblicità, è molto interessata alla possibilità di utilizzare la Blockchain per accrescere la trasparenza nell’ambito del programmatic advertising ed ha avviato, con la collaborazione tecnica del Gruppo Reply, un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla filiera, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne.

Ad annunciarlo è stato il presidente dell’UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, mercoledì nell’ambito della tradizionale Assemblea dell’associazione. E non si tratta dell’unica novità riguardo al programmatic.

La stessa UPA sta infatti sperimentando la costruzione di una “data pool” condivisa tra i propri associati che accresca l’affidabilità e la qualità dei dati disponibili per le pianificazioni pubblicitarie. Tale DMP – che vede Neodata come partner tecnico – è attualmente in via di sperimentazione con 6/7 associati coinvolti e potrebbe diventare in un secondo momento uno “strumento aperto”, a cui le aziende potrebbero accedere per “arricchire” i propri dati di prima parte con informazioni di proprietà di altre aziende (ovviamente in forma criptata e anonimizzata) per creare segmenti di audience e altro. In una prima fase, questa DMP conterrebbe essenzialmente cookie, ma potrebbe successivamente integrare anche dati diversi.

Resta quindi alta l’attenzione dell’UPA verso il tema del programmatic, che resta uno tra i più caldi per l’associazione degli spender come si era già visto dall’ampio spazio dedicato ad esso nell’ambito del recente Libro Bianco sul Digitale realizzato insieme alle altre principali Associazioni del mercato. Del resto, l’attenzione all’innovazione è uno dei valori che il Presidente Sassoli ha indicato come fondanti nell’attività dell’Associazione, che quest’anno compie settant’anni.

Per quanto riguarda i dati di mercato, secondo le previsioni dell’UPA il 2018 sarà il quarto anno consecutivo con il segno positivo e chiuderà con l’1,5% di incremento degli investimenti in comunicazione, di cui circa il 30% saranno riversati sul digitale.