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Nasce Nextpersonas, lo spin-off di Nextplora dedicato ai dati di qualità per aziende e agenzie

Nextplora si “sdoppia” ed entra nel mercato del marketing data-driven con Nextpersonas: la società di ricerche e insight management fondata da Andrea Giovenali ha infatti dato vita a uno spin-off societario, espressamente dedicato alla creazione di dati di prima parte esclusivi e personalizzati, sulla base delle esigenze delle aziende e agenzie.

Nextpersonas – a cui è stata affidata, tra l’altro, la titolarità del panel di 60.000 rispondenti Idee&Opinioni – è dunque una nuova società che si posiziona come player specialzzato nei dati di prima parte. Questa proposizione si traduce in varie attività: si occuperà di costruire audience qualitative e personalizzate per la pubblicità programmatica, oltre che di realizzare segmentazioni di marketing per le aziende, panel con profilazioni dedicate, servizi per le ricerche online do-it-yourself.

Andrea Giovenali, già fondatore e Ceo di Nextplora, ha assunto la guida ad interim di Nextpersonas per la fase di sviluppo della clientela dei prossimi mesi, a partire dalle oltre 50 aziende in portafoglio di Nextplora, oltreché l’ampliamento delle partnership con data e technology provider di livello nazionale e internazionale, sulla scorta di quella già attiva con Audiens.

«Si tratta per il nostro gruppo di un passo importante – spiega Giovenali a Engage – . L’attività di produzione di insight non deve più limitarsi a una sfera conoscitiva: la sfida dei prossimi anni per le aziende richiede capacità di integrare queste informazioni esclusive in sistemi proprietari, azionare campagne che producano veri risultati. Per questo abbiamo voluto costituire una società espressamente dedicata a questo genere di integrazioni, con con competenze specifiche e in grado di interfacciarsi all’interno delle aziende con persone e divisioni diverse da quelli tradizionalmente nella sfera di Nextplora».

Le soluzioni di dati di Nextpersonas sono raggruppate sotto i brand SmartUp (produzione dati di prima parte personalizzati sulla base di specifiche richieste) e PeopleHub (accesso al panel in modalità full-access o customizzata). La proposta fa leva sull’esperienza di ricerca ventennale di Nextplora nell’indagine dei comportamenti sui consumatori, ed è integrata da Nextpersonas con solidi modelli statistici e soluzioni digitali per essere integrabili ai sistemi di CRM, alle DMP e CDP proprietarie, e ai processi di personalizzazione dell’esperienza dell’utente nell’ambito dell’ecommerce.

Per quanto riguarda in particolare la produzione di audience per il programmatic, «le aziende possono aumentare il valore predittivo delle audience del programmatic sui propri obiettivi di branding e vendita grazie ai dati esclusivi e modellati sulle loro esigenze – precisa Giovenali -. Possono accrescere il valore e la fedeltà dei propri clienti, e competere nel data driven marketing in modo distintivo con il ricorso a informazioni uniche e proprietarie».

Uno dei punti qualificanti di Nextpersonas è l’approccio responsabile alla raccolta e al trattamento dei dati. Nell’era dell’uso “indiscriminato e massivo dei comportamenti delle persone”, come sottolinea la società, il suo modo di operare si basa su 6 parole chiave che sono scientificità, qualità, personalizzazione, azionabilità, risultati e responsabilità, quella che si basa su un principio di trasparenza e di fiduciosa collaborazione con le persone che forniscono le loro informazioni. «Sono entusiasta di dare vita a questa proposta unica per il bisogno di dati di qualità dei clienti, come espressione dell’esperienza nella ricerca sui consumatori con il nostro grande panel», conclude Giovenali.

Oracle integra DMP e soluzione di ID graph con la sua customer data platform

Novità sul fronte dati per Oracle. In occasione del suo evento OpenWorld e San Francisco, in cui ha fatto il punto sugli aggiornamenti della propria offerta, la società ha annunciato l’integrazione della sua DMP BlueKai e del suo ID graph con la sua customer data platform (CDP) CX Unity.

Una mossa volta ad aiutare brand e agenzie a unire dati di varia provenienza, ad esempio quelli a livello di dispositivo su prospect sconosciuti, con quelli di prima parte sugli attuali consumatori. Di fatto portando la «personalizzazione a un nuovo livello», come ha dichiarato Rob Tarkoff, EVP e GM di Oracle CX Cloud.

Producendo informazioni conosciute e sconosciute da disparati sistemi adtech e martech in millisecondi – spiega Oracle in una nota -, la nuova integrazione tra Oracle CX Unity e la DMP e la soluzione di ID Graph di Oracle consentirà ai brand B2C e B2B di orchestrare esperienze personalizzate tutte le volte e in tutti i modi in cui un consumatore o un prospect scelgono di interagire, mettendo insieme dati tradizionali di marketing e pubblicità (di prima parte), inclusi quelli offline e online, e informazioni provenienti da sorgenti terze.

Nello specifico, gli inserzionisti che prima pianificavano le loro campagne pubblicitarie sulla base dei dati di terza parte di BlueKai, adesso potranno utilizzare anche i dati proprietari provenienti dalla CDP CX Unity su attuali consumatori, e individuare sulla DMP profili simili ad essi. Estendendo così le proprie capacità di targeting e personalizzazione.

La CDP di Oracle, lanciata alla conferenza OpenWorld dello scorso anno, è pre-integrata su Oracle CX Cloud, la suite che contiene le “nuvole” Marketing, Sales, Service e Commerce della società.

Neodata, accordo con Forward (lastminute.com) per l’utilizzo della DMP exaudi

Neodata ha siglato un importante accordo con Forward, media company del gruppo lastminute.com, per l’utilizzo di exaudi, piattaforma proprietaria di analisi, gestione di Big Data ed erogazione di contenuti che sfrutta tecnologie di Analisi Semantica, Intelligenza Artificiale e Machine Learning.

Forward, nuovo hub indipendente per soluzioni innovative di media e marketing del gruppo, ha come missione di aiutare le aziende ‘to move forward’ scoprendo e sbloccando il potenziale del business e rendendo le attività di marketing più efficienti, intelligenti e rilevanti. La partnership con Neodata va proprio in questa direzione.

La tecnologia all’avanguardia alla base della DMP exaudi permetterà a Forward di profilare e quindi sfruttare a 360 gradi l’audience di riferimento, consentendo ai propri clienti di avvicinarsi ancor più ai consumatori con contenuti rilevanti e personalizzati.

«Essere scelti come player tecnologico a supporto delle strategie di marketing e big data di Forward ci rende particolarmente orgogliosi e conferma il nostro posizionamento come provider capace di realizzare soluzioni che producono valore e fanno la differenza per i clienti», afferma Matteo Torelli, Consulting Services Manager di Neodata.

«La nostra esperienza in ambito e-commerce e travel ci permette di garantire ai nostri clienti un approccio strategico davvero data-driven – aggiunge Roberto Iannetti, Head of Media Trading di Forward -. Le tecnologie legate al dato sono fondamentali, partendo dalla creative production, passando per la segmentazione dell’audience fino alla delivery ed alla generazione di insight post campagna. Non potevamo quindi che scegliere la giusta tecnologia da affiancare alle competenze digital e di data science dei nostri team dedicati».

Le caratteristiche che rendono exaudi la soluzione ottimale per Forward sono sostanzialmente tre: la data intelligence, attraverso processi e tecnologie evolute che ottimizzino l’efficienza e i risultati delle attività di marketing data-driven; le custom audiences, create per i clienti attraverso segmentazioni tailor made; e l’ottimizzazione continua e identificazione di nuovi pattern tramite processi di knowledge discovery.

“Dotarsi di questi sistemi significa aumentare la possibilità di conoscere gli utenti e fare attività di marketing e comunicazione mirate – spiegano le società in una nota – sfruttando gli insight derivanti dai dati di prima parte. Si parla di un sistema complesso perché la DMP è solo un pezzo di un processo che deve tener conto di integrazione con CRM, email marketing e content management system. La piattaforma exaudi (leggi qui l’articolo dedicato) non solo offre queste integrazioni, ma garantisce anche flessibilità e nuove funzionalità, come la possibilità di creare tassonomie personalizzate che portano a un livello superiore la capacità di profilare gli interessi”.

Da Upa nasce Nessie, la DMP condivisa dalle aziende per il marketing e la pubblicità

E’ pronto Nessie, il progetto per la gestione dei big data al servizio del marketing e della comunicazione annunciato da Upa lo scorso anno.

Oggi a Milano l’associazione che riunisce i più importanti investitori italiani in pubblicità ha lanciato quella che a tutti gli effetti è una Data Management Platform condivisa da più aziende e ha annunciato il nome delle prime sei realtà che hanno deciso di aderirvi: Bolton, Henkel, Nestlé, Perfetti, Piaggio e Valsoia.

«Nessie», ha spiegato Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Upa, «nasce con l’obiettivo di accompagnare le aziende italiane nel processo di trasformazione digitale, permettendo loro di dotarsi di uno strumento per la raccolta e la gestione attiva dei dati, anche ai fini del perfezionamento delle pianificazioni pubblicitarie, potendo contare oltretutto su un importante contenimento dei costi».

In un mondo, quello del digitale, dove i grandi Over The Top acquisiscono di anno in anno nuove quote di mercato, senza rendere pubbliche le informazioni in loro possesso, Upa, ha aggiunto Sassoli de Bianchi, «intende offrire alle aziende l’opportunità di dotarsi di quelle competenze e della tecnologia necessarie per la gestione di dati di qualità ai fini del miglioramento delle attività di comunicazione e del marketing di prodotto». Per questa ragione, «contiamo di ampliare presto la rosa delle società che vi aderiscono. Oltre 70 aziende associate ad Upa stanno già collaborando, nell’ambito dei nostri tavoli di lavoro, per condividere opportunità e problematiche nell’impiego dei big data e dell’intelligenza artificiale. Ed alcune di loro stanno valutando la partecipazione a Nessie».

A Upa spetta il ruolo di promotore e coordinatore del progetto, mentre i finanziatori sono le aziende stesse, ciascuna con un investimento annuale di 25.000 euro e una quota variabile a seconda della quantità degli eventi tracciati.

Come funziona Nessie

Primo step di Nessie, acronimo di Next gEneration System for Strategic Insights Exploitation, ha spiegato Alberto Vivaldelli, responsabile Digital di Upa «è un data lake, già attivo, per la raccolta e la codificazione dei dati grazie ai quali i partecipanti al progetto arricchiscono vicendevolmente i cookie rilasciati da chi transita sui propri siti o raccolti su vari device attraverso campagne pubblicitarie digitali. L’arricchimento dei cookie si effettua attraverso algoritmi di intelligenza artificiale applicati ai dati raccolti». La proprietà dei dati rimane dunque delle singole aziende «ma la condivisione permette a chi aderisce a Nessie di poter contare sull’arricchimento dei cookie sovrapposti grazie alle informazioni provenienti da diversi brand, per poter poi ricevere indietro così la propria audience targettizzata». Il set di attributi di profilazione comune è costituito da età, sesso, posizione geografica e categorie di interessi.

In questo modo le aziende possono accedere a funzionalità di Data Management Platform, di cui in tanti casi sono ancora spovvisti, con cui attivare l’audience per l’advertising profilata, la personalizzazione dei siti, il direct marketing o la business intelligence.

I commenti delle aziende

Per tante aziende Nessie rappresenta il primo approccio al mondo delle Dmp. E’ il caso di Bolton Group, come ha spiegato Wilma Vegro, Communication & Media Director. «Un’opportunità che non ci siamo lasciati sfuggire, dal momento che stavamo valutando la possibilità di dotarci di una Dmp, con l’obiettivo di rendere più efficace, efficiente e con una maggiore capacità di targettizzazione la nostra comunicazione». Oggi, ha aggiunto Matteo Giarrizzo, Head of Media Italy, Greece and Cyprus di Henkel, «le aziende devono acquisire una cultura sempre più dato-centrica, sia in termini in infrastrutture tecnologiche, e Nessie ce ne dà l’opportunità, sia attraverso l’inserimento di nuove figure professionali e l’aggiornamento di chi è già in azienda».

«I dati permettono all’azienda di acquisire valore», ha quindi detto Gianmaria Pasqual, Media Director Perfetti Van Melle. «Nessie rappresenta dunque un importante passo avanti nei nostri piani di trasformazione digitale. E lo sarà ancora di più se aumenterà la platea delle aziende aderenti». «Le attività di Crm sono da tempo al centro della strategia del gruppo, sia per migliorare la conoscenza dei nostri clienti sia per entrare in contatto con i prospect», dice Chiara Ugozzoli, Senior VP Global Digital Marketing e Crm di Piaggio Group. «Nessie è dunque un progetto importante perché ci aiuterà a personalizzare ancora di più la relazione con i nostri interlocutori».

L’evoluzione del progetto

Questa prima fase del progetto «sta avvenendo senza compravendita di dati. Ogni azienda arricchisce dunque solo le audience raccolte organicamente sui propri profili digitali e con le campagne pubblicitarie online», ma solo limitatamente sui social, dal momento che gli Over The Top non forniscono a terzi le informazioni in loro possesso. «La nostra volontà però è di stringere presto accordi anche con data provider per acquisire informazioni di terza parte e valorizzare così ancora di più Nessie».

L’infrastruttura è messa a disposizione da Neodata Group, fornitore e partner tecnologico del progetto, che per la sua realizzazione si è avvalsa delle soluzioni cloud Microsoft Azure.

Fra le iniziative nate in Upa attorno al progetto Nessie, dopo il corso “Big Data High Performance” riservato alle associate, appena terminato e realizzato con il contributo di docenti Neodata, è in programma a settembre, il Master in Data Science per la comunicazione digitale, rivolto alla formazione di manager, professionisti e giovani neolaureati.

Weborama si inserisce nell’acquisizione di Sizmek Ad Server: superata l’offerta di Amazon

Colpo di scena nell’acquisizione dell’ad server di Sizmek da parte di Amazon. Nella trattativa per assicurarsi il secondo maggiore ad server a livello globale (superato di gran lunga dalla divisione Ad Manager di Google) si è infatti inserita la società francese Ycor, casa madre del player specializzato in tecnologia e dati Weborama.

Il gruppo d’oltralpe che vede ai vertici Alain Lévy ha infatti annunciato di aver formulato un’offerta che supera quella del colosso di Seattle per l’acquisizione della parte Ad Server di Sizmek, insieme alla sua soluzione di ottimizzazione dinamica della creatività (DCO) “con l’intento di costruire l’alternativa indipendente di cui l’industria pubblicitaria ha bisogno”, si legge in una nota.

Weborama è una società europea leader nel settore della tecnologia e dei dati, con clienti globali nei comparti dell’ad serving, del data management e dell’intelligenza artificiale. Il giro d’affari dell’azienda – si legge su Le Figaro – si aggira sui 30 milioni di euro annui, con 230 impiegati -. Weborama e Ycor, recita il comunicato “hanno trascorso gli ultimi due mesi a valutare l’acquisizione di Sizmek Ad Server e DCO. Riteniamo che rilanciare rispetto all’attuale offerta sia la decisione migliore da un punto di vista di tutta la industry. L’acquisizione sarà effettuata da Ycor, la società madre di Weborama”.

Sizmek attualmente è in amministrazione controllata dopo aver richiesto il Chapter 11 statunitense. Lo scorso 31 maggio, Amazon ha annunciato di aver firmato un accordo per l’acquisizione di due pezzi pregiati tra i suoi asset – appunto, Sizmek Ad Server e Sizmek DCO -. La nuova offerta di Ycor però avrebbe rimescolato le carte e sarebbe attualmente al vaglio della autorità competenti.

Alain Lévy, Ceo di Weborama e Partner di Ycor, ha dichiarato: “Ovviamente, siamo consapevoli che, date le incommensurabili risorse di Amazon, si possa pensare a uno scontro di ‘Davide contro Golia’. Oggi ci esponiamo da un punto di vista finanziario, tenendo conto di ciò che è in gioco per l’industria nel suo complesso: prevenire l’avvento di un duopolio. Crediamo che nessuno dovrebbe chiudere un occhio sul fatto che Sizmek Ad Server potrebbe essere acquisito da una piattaforma globale – che si tratti di Amazon o di qualcun altro. La molteplicità dell’offerta sul mercato deve prevalere”.

BuzzFeed cambia DMP e passa alla piattaforma di nuova generazione Permutive

BuzzFeed ha deciso di cambiare piattaforma di gestione dei dati.

L’editore, che precedentemente faceva riferimento a una DMP per lo più basata sui cookie, ha scelto una piattaforma di nuova generazione, Permutive, che utilizza la memoria locale del browser per individuare schemi di come gli utenti interagiscono con contenuti e annunci.

Permutive, basata a Londra, è stata scelta dopo una consultazione che ha coinvolto 15 DMP lo scorso anno. E dopo un “periodo di prova” di un mese, circa un mese e mezzo fa è diventata formalmente la piattaforma di riferimento del publisher.

La DMP al momento è operativa solo negli Stati Uniti, a cui poi seguiranno in futuro anche gli altri mercati dove l’editore è presente, Europa compresa. Una scelta, quella del lancio iniziale solo in USA, motivata soprattutto dal fatto di avere più tempo per prepararsi ad essere pienamente conformi al GDPR, aspetto che sarà necessario quando la piattaforma inizierà ad essere usata anche nel Vecchio Continente.

Intanto, i vari team di BuzzFeed stanno incorporando i dati di Permutive nei loro vari flussi di lavoro, e sostituendo con essi gli insight forniti dalla precedente piattaforma e altre informazioni come quelle di Google Analytics.

Gruppo Editoriale Citynews annuncia il lancio sul mercato della DMP proprietaria

A pochi giorni dal lancio del formato Adv Page Stories, Gruppo Editoriale Citynews annuncia ora il lancio sul mercato della DMP proprietaria.

“Raggiungere 23 milioni di utenti unici, oggi, non è solo un traguardo ma anche una grande responsabilità”, spiega Walter Bonanno, Direttore Generale di Citynews. “Le aziende nazionali e internazionali nostre partner sanno di poter contare su qualità e tempo di attenzione dei nostri lettori decisamente superiori alla media, come dimostrano recenti ricerche, ma ciò non deve rallentarci nel nostro processo di evoluzione ed innovazione. Citynews non è più solo un media ma un touch point strategico in merito a brand awareness ma anche a infocommerce e, di conseguenza, a decisione di acquisto”.

“I direttori marketing delle aziende con le quali collaboriamo hanno bisogno di conoscere tutti i passaggi che fanno parte del percorso di acquisto del cliente finale e, per ciascuno di questi passaggi, oggi possiamo scoprire e analizzare dati e informazioni sempre più rilevanti”, prosegue Bonanno. “Possiamo sfruttare i tanti dati di ascolto che ci arrivano dai vari dispositivi e che ci permettono di capire non soltanto le informazioni base che riguardano il consumatore, ma anche di andare più a fondo fino a scoprire quali siano gli stili di vita ed i valori che muovono le sue scelte d’acquisto. E, infine, andare oltre, cercando di creare una DMP unica nel suo genere”.

“La nostra DMP incrocia il comportamento e gli interessi dell’utente (zone territoriali ricorrenti) con gli interessi tematici, come notizie di sport, benessere, motori, casa, economia, eventi e cronaca”, spiega Vito De Mitri, Direttore Marketing dell’Area Commerciale Citynews. “Tutti i contenuti delle nostre testate sono già organizzati territorialmente per provincia, città e quartiere. Lavorando su questa tassonomia abbiamo mappato 3.751 comuni, oltre 2200 CAP e oltre 5.100 poligoni geo, con cui intercettiamo la collocazione dell’utente, la collocazione dei contenuti di suo interesse ed infine il perimetro territoriale di sua pertinenza”.

“La DMP è implementata cross-testata, quindi intercettiamo solo utenti unici di cui rileviamo abitudini ed interessi”, continua De Mitri. “Nella prima fase abbiamo deciso di trattare solo dati di prima parte. Se l’utente è loggato con un unico account su più dispositivi (pc, tablet e smartphone), l’utente è unico e non duplicato su più device. Inoltre, rispetto alla tecnologia del cookie targeting, abbiamo preferito quella del local storage del browser dell’utente. Questo ci consente di trattare una mole maggiore di informazioni, in modalità dinamica e non storicizzata”.

“La DMP proprietaria, sviluppata internamente, costituisce per il gruppo una vera e propria milestone con cui elaborare le informazioni relative alla nostra utenza”, conclude Alessandro Pugliese, Direttore Nazionale & Partnership di Citynews -. “Una soluzione distintiva nello scenario digital italiano che ci consente di dare ulteriore valore alla comunicazione dei nostri partner. L’unicità della tecnologia e l’esclusività dell’offerta ci obbligano, però, in questa prima fase, a coinvolgere solo alcuni tra i Premium Partner del Gruppo, riservando al secondo semestre 2019 la definizione di nuove e ulteriori partnership con altri inserzionsti”.

Cresce il numero medio di fonti di dati per le attività di marketing: 15 nel 2019, secondo Salesforce

I marketer si affidano all’abbondanza di fonti di dati per capire meglio le preferenze dei consumatori. Tutte le informazioni, dalla percentuale di apertura delle email alle attività sul web, fino ad arrivare alla demografia, aiutano i team del marketing a delineare profili precisi dei propri consumatori. Tuttavia gran parte di questi dati vengono immagazzinati in tecnologie inaccessibili e spesso difficili da unificare.

È quanto rivela Salesforce nel suo State of Marketing Report, il report condotto a livello globale su oltre 4.100 professionisti del marketing al fine di individuare le nuove tendenze del settore.

Secondo lo studio, si prevede che il numero medio di fonti di dati (ovvero qualsiasi fonte di dati collegabile all’identità di ciascun cliente e che può essere quindi utilizzata per le strategie di marketing) passerà da 10 nel 2017 a 15 nel 2019, sebbene solo il 47% dei marketer affermi di avere una visione completamente unificata di tutte le fonti di dati relative ai propri clienti.

Le quattro maggiori tecnologie utilizzate per delineare l’identità dei clienti sono i database di marketing, i sistemi di CRM, i fornitori di servizi e-mail (ESP) e le piattaforme di data management (DMP).

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Di queste ultime si è ormai superato l’uso tradizionale per la gestione di Cookie IDs al fine di generare segmenti di audience per la pubblicità digitale. Nei prossimi due anni, i marketer hanno intenzione di utilizzare le DMP a diversi scopi: per l’identificazione e segmentazione delle audience, il riconoscimento e la gestione dell’identità, il collaudo e l’ottimizzazione delle strategie creative e la personalizzazione di contenuti.

Una customer experience “connessa”

Le aspettative dei clienti hanno ormai raggiunto picchi storici, di conseguenza la missione degli esperti di marketing è sempre più quella di dover soddisfare le richieste dei consumatori. Pertanto, non c’è da stupirsi se più della metà (54%) degli high-performing marketer (coloro che si dichiarano del tutto soddisfatti delle proprie performance di marketing e dei risultati degli investimenti) afferma che la propria azienda sta portando avanti progetti di business legati alla customer experience.

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Una customer experience sempre più “connessa” e multimediale, che segue l’evoluzione del comportamento dei consumatori e che ha conseguenze dirette anche nel lavoro dei professionisti delle aziende, con team sempre più legati tra loro. In particolare, secondo lo studio, il 65% dei responsabili marketing afferma che tutti i membri dei team presenti in azienda condividono obiettivi e strumenti di misurazione, e che il 50% condivide obiettivi e strumenti di misurazione con i team commerciali. Più della metà (54%) ritiene giusto che ci sia una collaborazione tra i due dipartimenti e il 52% condivide obiettivi e strumenti di misurazione.

Marketing e Customer Service sono i team che lavorano più a stretto contatto: il 55% delle divisioni marketing collabora con le aree del customer service della propria azienda per gestire le richieste e le questioni legate ai social media, il 54% condivide con queste aree un flusso di dati relativo ai consumatori e il 53% pone obiettivi e strumenti di misurazione comuni.

Qual è la differenza tra una DMP e una CDP?

Le customer data platform (CDP) non sono un concetto nuovo, ma la loro popolarità è in aumento, soprattutto in Europa. L’anno scorso l’adozione di CDP a livello regionale è cresciuta del 42%, ovvero il 10% in più rispetto alla media globale, mentre le entrate annuali hanno raggiunto quota 130 milioni di euro. Non è difficile capire il motivo di questo aumento. Grazie alla capacità di unificare dati provenienti da fonti diverse, le CDP forniscono una visione a 360 gradi continua e completa della clientela, necessaria per realizzare un targeting preciso delle comunicazioni e amplificare i rendimenti provenienti dagli investimenti nel programmatic, la cui crescita non accenna a diminuire.

C’è però un problema: nel settore non esiste un’idea univoca di cosa costituisca una CDP.

Spesso, il termine è infatti utilizzato in modo intercambiabile con “data management platform”, DMP (un concetto simile e molto usato negli ultimi tempi), senza contare che vi è parecchia confusione sull’effettivo valore delle CDP per le attività commerciali, sulle loro caratteristiche principali e sulle modalità e casistiche di utilizzo. In realtà, CDP e DMP sono due concetti a sé e che non si sostituiscono a vicenda.

Per fare un po’ di chiarezza, approfondiamo le differenze tra le due piattaforme.

CDP: una breve definizione

Una CDP è una soluzione che permette di collegare, arricchire e attivare dati sugli utenti relativi dei diversi canali, dispositivi e tecnologie. Fornisce una visione unica del cliente e rende possibile un utilizzo efficace dei dati a beneficio di una moltitudine di team, strumenti, competenze e caratteristiche. Le CDP creano dati centralizzati utilizzabili da tutte le funzioni di un’organizzazione e in tempo reale.

DMP: le differenze principali

La maggior parte delle attività commerciali conosce le basi delle DMP. Progettate per combinare e organizzare i dati relativi al comportamento degli utenti sui siti web, provvedono a catalogare le informazioni in categorie diverse prima di creare segmenti che saranno sfruttati a fini di analisi o condivisi con tecnologie pubblicitarie per alimentare la compravendita automatizzata di spazi pubblicitari, generalmente tramite piattaforme lato domanda (DSP). Tuttavia, spesso il significato di questo concetto non è analizzato nel dettaglio.

A causa dello stretto legame con le DSP, la maggior parte delle DMP si affida a tipi di dati compatibili, quali cookie di terze parti. Considerate esclusivamente come strumenti di marketing, le DMP sono utilizzate soprattutto per soddisfare gli obiettivi che caratterizzano la fase alta del marketing funnel, ad esempio per generare brand awareness e stimolare i click e le vendite. L’applicazione interfunzionale è quindi limitata, così come le possibilità offerte dai dati: gli insight di terza parte forniscono soltanto una visione circoscritta delle attività, e ciò rende difficoltosa un’esecuzione precisa dei processi di risoluzione delle identità e targeting a livello multicanale. Per non parlare del fatto che l’associazione delle identità è di tipo probabilistico e deve verificarsi prima che i dati vengano immessi nella piattaforma.

Al contrario, le CDP hanno la capacità di accedere e accorpare in modo istantaneo dati diversi di prima, seconda e terza parte. Di conseguenza, le CDP non sono solo in grado di produrre una visione omnicomprensiva di utenti specifici (tra cui abitudini online e offline), ma anche di creare automaticamente identità persistenti utilizzando insight deterministici. Le CDP offrono quindi una comprensione coesa e granulare che può essere utilizzata da ogni funzione aziendale per offrire esperienze personalizzate, efficaci e uniformi, dalle vendite allo sviluppo dei prodotti.

Far emergere il potere della collaborazione

Ciò non significa che le DMP siano destinate a essere accantonate, ma possono al contrario rappresentare un elemento prezioso per qualsiasi stack tecnologico, soprattutto se utilizzate congiuntamente alle CDP. Le attività commerciali devono solo individuare e sfruttare i punti di forza di ciascuna piattaforma.

Ad esempio, le capacità analitiche in tempo reale e la risoluzione delle identità delle CDP le rende una soluzione migliore in quanto singola fonte di informazioni veritiere sul cliente. Le CDP possono creare una libreria integrata, armonizzando dati provenienti da ogni fonte e punto di contatto (DMP incluse) per offrire profili completi sui visitatori da utilizzare per costruire messaggi e servizi personalizzati.

Allo stesso tempo, le DMP possono sfruttare gli insight delle CDP per incrementare l’impatto delle campagne e creare segmenti più definiti e migliori audience lookalike, al fine di ottimizzare il targeting e l’engagement a livello individuale. Per estensione, tutto questo contribuirà ad accrescere il ritorno sugli investimenti pubblicitari.

Le scelte in materia di gestione dei dati sono fondamentali poiché questi ultimi dovrebbero essere alla base di tutte le decisioni commerciali. Capire le differenze tra DMP e CDP è un punto di partenza obbligato, anche se le società dovranno pur sempre eccellere nell’utilizzo di tali strumenti se intendono massimizzarne la resa. Nel 2019, le attività commerciali di successo saranno quelle in grado di sfruttare tali piattaforme come soluzioni complementari, ovvero avvalendosi delle CDP per raccogliere, connettere e concretizzare gli insight e mantenendo al contempo le DMP per garantire la personalizzazione dei messaggi automatizzati.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain e di due nuovi accordi nel mercato della pubblicità digitale.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Nella industry si parla della blockchain come della nuova grande parola chiave del mercato, con le sue prime applicazioni in vari settori, tra cui quello della pubblicità digitale. Ma quanto ne sanno davvero le aziende su questa tecnologia? Secondo uno studio condotto in USA, non molto: circa il 64% dei professionisti d’azienda coinvolti hanno dichiarato di sapere che si tratta di una nuova tecnologia, ma all’interno di queste società ben il 46% ammette di sentirsi impreparato ad utilizzarla nella maniera più efficace. Leggi di più su MediaPost.

FreeWheel, accordo con Nielsen per l’utilizzo della DMP

FreeWheel utilizzerà la DMP di Nielsen per migliorare targeting e misurazioni in ambiente video. La piattaforma di gestione dei dati servirà in particolare per costruire segmenti di audience su dispositivi come le tv connesse, l’OTT e in generale il video digitale. Secondo l’accordo, la DMP di Nielsen fornirà ai clienti di FreeWheel Markets informazioni sul consumo media e dati di acquisto per aiutarli a pianificare in maniera più efficace le loro campagne e misurarne le performance. Leggi di più su AdWeek.

Taboola amplia la partnership con Business Insider

Insider Inc., società proprietaria di Business Insider, ha annunciato di aver siglato un accordo con il player di content-discovery Taboola, in virtù del quale il Feed di contenuti raccomandati di Taboola, che consiglia articoli collegati e contenuti di terze parti, verrà integrato all’interno delle news di Business Insider in forma di annunci native. La collaborazione, della durata di due anni, amplia una precedente partnership quinquennale tra le due società, che prevedeva l’utilizzo da parte dell’editore di un widget di Taboola per il suggerimento di contenuti correlati. Leggi di più su MarTechSeries.

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