Main partner:

Jobs

Amazon testa nuove possibilità di targeting per chi punta ai professionisti

Amazon continua silenziosamente ad ampliare le possibilità di targeting pubblicitario dei suoi inserzionisti. Stavolta, in particolare, si tratta della possibilità per i brand di far apparire i loro annunci sul marketplace Amazon Business, il canale di vendita del sito ecommerce dedicato al B2B (clienti aziendali).

Secondo quanto scrive MediaPost, riportando la scoperta più o meno casuale di un’agenzia, nella dashboard di creazione delle campagne sarebbe improvvisamente apparsa una specifica opzione per far apparire gli annunci solo su Amazon Business. L’opzione è etichettata ancora come Beta, segno che è attualmente in fase di test.

Per gli inserzionisti, questa sarebbe una grossa novità, in quanto fino ad ora non era concesso loro di scegliere di pianificare le campagne esclusivamente su Amazon Business. Gli annunci potevano apparire in quel marketplace, ma indipendentemente dalla loro specifica volontà. E la possibilità di poter esplicitamente decidere di pianificare a livello B2B potrebbe costituire un importante vantaggio, e non solo per le aziende che si rivolgono specificamente a una clientela aziendale. Il marketplace Business è infatti in piena crescita all’interno dei canali Amazon, anche e soprattutto per i vantaggi che offre, come offerte riservate e sconti.

Amazon Business è stato lanciato negli Stati Uniti nell’aprile del 2015, e nel suo primo anno di vita ha generato “un fatturato superiore a un miliardo di dollari”, recita il sito dedicato a chi vende sul canale. Il marketplace è arrivato in Europa un anno dopo, prima in Germania nel dicembre del 2016, poi nel Regno Unito nell’aprile del 2017 e in Francia nel febbraio 2018, “con centinaia di migliaia di clienti aziendali”. Lo scorso luglio è stato aperto anche in Italia e Spagna.

Electrolux porta in-house il digital planning e buying e il programmatic

Un altro grande gruppo punta a portare in-house la gestione del media digitale. Si tratta di Electrolux, che ha deciso di seguire le orme di Bayer, GSK e Ab InBev, gestendo autonomamente il digital planning e buying. L’operazione, spiega Digiday, riguarderà inizialmente il Nord America, area in cui il passaggio dovrebbe avvenire entro luglio, e in seguito Europa e America Latina.

La mossa è dettata dalla volontà di avere il pieno controllo sui risultati delle campagne e sui dati attraverso social, display, search e programmatic. Un altro motivo che ha spinto l’azienda a internalizzare il media digitale è il risparmio dei costi che ne deriverebbe.

Electrolux ha iniziato a collaborare con MightyHive lo scorso ottobre. L’agenzia recentemente acquisita dalla S4 Capital di Martin Sorrell supporterà il gruppo nell’operazione di internazionalizzazione delle competenze nel media digitale che sono ora in capo a VMLY&R, l’agenzia di WPP Group. Il gruppo ha condotto la sua prima campagna di test a dicembre e prevede di lanciare la sua prima pubblicità in programmatic per il brand Frigidaire ad aprile, con MightyHive alla guida del progetto.

Electrolux ha aperto quattro nuovi ruoli nel suo team di marketing per la gestione del media digitale. La spesa pubblicitaria digitale in Nord America del gruppo è attualmente distribuita tra le property di Google e Facebook, con Amazon che cresce come terza opzione. Circa il 75% degli annunci pubblicitari digitali del gruppo è destinato alla search su Google, alla pubblicità display e agli annunci video di YouTube, mentre il 25% riguarda annunci su Facebook e Instagram.

Amazon lancia nuove misurazioni per le conversioni della pubblicità

Amazon ha introdotto nuove metriche capaci di misurare quali nuovi clienti sono stati convertiti all’acquisto da un annuncio pubblicitario.

Si chiamano “new-to-brand” e sono disponibili per le campagne video e display di Amazon e per gli Sponsored Brands (i formati che mostrano diversi prodotti, precedentemente chiamati “headline search ads”).

Queste nuove metriche sono capaci di determinare se un acquisto attribuibile a un annuncio pubblicitario è stato compiuto da un utente che è già consumatore o da chi invece sta comprando un prodotto del brand su Amazon per la prima volta da un anno (un consumatore definito “new-to-brand”). Nello specifico, è possibile misurare, ad esempio, gli acquisti e vendite totali “new-to-brand”, il tasso di acquisti “new-to-brand” e il costo per nuovo consumatore.

“Le aziende – spiega Amazon sul blog post in cui annuncia la novità – hanno adesso gli strumenti di cui hanno bisogno per stimare il costo dell’acquisizione di nuovi clienti su Amazon e identificare i canali e le tattiche più efficaci per raggiungere i loro obiettivi pubblicitari”.

Dynamic bidding e aggiustamento delle offerte approdano sugli Sponsored Products di Amazon

Novità per il formato Sponsored Products di Amazon: la soluzione adesso supporta il dynamic bidding e gli aggiustamenti delle offerte. Amazon ha infatti aggiunto una serie di funzionalità di gestione all’interno della sua interfaccia pubblicitaria, dedicate al formato.

La prima è un nuovo strumento di bidding, che include un’opzione manuale per impostare le offerte, accessibile scegliendo la nuova funzione “fixed bids”. In alternativa, le aziende possono scegliere tra due differenti strategie di bidding dinamico. Tali opzioni automatizzate utilizzano il machine learning per determinare la probabilità che un click si converta in azione e aggiustare di conseguenza l’offerta in tempo reale. Amazon può automaticamente aggiustare le offerte fino al 100%, sia in positivo che in negativo. Ma se l’azienda preferisce effettuare aggiustamenti solo al ribasso, potrà selezionare l’opzione “down only”: in questo modo, la piattaforma abbasserà l’offerta quando una conversione sembra meno probabile (e non la aumenterà in caso contrario).

La strategia di bid potrà essere cambiata anche in corso d’opera, attraverso la scheda di impostazione della campagna nell’interfaccia utente.

Oltre a queste nuove funzioni di bidding automatiche e manuali, Amazon consentirà adesso anche di impostare gli aggiustamenti delle offerte per le campagne Sponsored Products in cima alle pagine di ricerca e per i posizionamenti nelle pagine prodotto. Gli aggiustamenti possono andare da zero al 900%, e le offerte verranno moltiplicate dagli aggiustamenti impostati.

Merkle (Dentsu AN) lancia un tool che automatizza i bid su Amazon

Merkle, l’agenzia di performance marketing parte di Dentsu Aegis Network, ha annunciato il lancio di una piattaforma di bidding automatizzato specificamente dedicata agli Amazon Sponsored Brand Ads. La API è integrata con Amazon e consente agli inserzionisti di gestire, calcolare ed effettuare le offerte d’asta.

Condurre aste sul marketplace pubblicitario di Amazon non sempre è cosa semplice, in quanto le inventory, i prezzi e i vincitori degli annunci possono cambiare diverse volte ogni giorno. Grazie alla nuova piattaforma sarà possibile per gli inserzionisti prendere decisioni precise e guidate dai dati, e aggiornare le offerte fino a 48 volte al giorno. Utilizzando i KPI dei clienti come principale input del suo algoritmo di bidding, Merkle sfrutta il machine learning per calcolare un’offerta base e poi applica informazioni provenienti dai suoi esperti di analytics per potenziare la strategia e aggiustare le offerte sulla base dei segnali provenienti da molteplici piattaforme.

Stando ai primi test condotti sulla soluzione, condivisi dalla società, le aziende avrebbero visto un aumento del 18% del sales-per-click, un +47% del click-through rate e un calo del 62% dell’advertising cost of sales (ACoS).

Merkle va così a rafforzare la sua offerta dedicata al marketing su Amazon, che comprende già un supporto strategico cross-canale sui vari servizi del sito ecommerce, tra cui SEO di brand e prodotti, pubblicità, eRetail media management e custom eRetail KPI insights. La società ha anche realizzato un manuale per la pubblicità su Amazon, con una serie di best practice per chi vuole comunicare sulla piattaforma.

La top manager di Xandr: «E’ importante per i brand regolare le strategie di bidding»

Oggi nella nostra rassegna parliamo di strategie di bidding, del nuovo Creative Partners Program di Snap e di un recente trend relativo alla pubblicità su Amazon.

Catherine Williams, Xandr: «E’ importante per i brand regolare le strategie di bidding»

Le aziende devono regolare le loro strategie di bidding programmatico, perché molti ad exchange hanno cambiato il modo in cui stabiliscono il prezzo delle inventory. Ne è convinta Catherine Williams, chief data scientist di Xandr (la nuova divisione ad tech di AT&T, di cui fa parte anche AppNexus), secondo cui per i brand si tratta di una mossa necessaria per non pagare più del normale gli spazi pubblicitari da acquistare: «Con sempre più spazi venduti in header bidding, si sono create varie incomprensioni, e i buyer si sono confusi sulla tipologia di aste condotte», in particolare tra first- e second-price. Leggi di più su eMarketer.

Snap lancia un Creative Partners Program per Lenti brandizzate

Snap, la società cui fa capo Snapchat, ha lanciato un partner program per lo sviluppo di nuove Lenti di Realtà Aumentata per i brand. Il programma è aperto ad agenzie e singoli individui esperti nella produzione di filtri e lenti brandizzate per il social del fantasmino. Una mossa che punta ad aiutare gli inserzionisti a connettersi alla communità del social, attraverso la creazione di esperienze pubblicitarie immersive e ingaggianti. Attualmente oltre 150 partner creativi di Snap sono certificati: tra questi ci sono Adobe, TBWA, DDB Worldwide, Marcel, Resolution Media, BETC Digital e Wunderman. Leggi di più su MediaPost.

I brand cercano specialisti per la comunicazione su Amazon

Le aziende vogliono portare in-house la gestione delle loro campagne pubblicitarie su Amazon, e puntano ad assumere persone capaci di “navigare” l’offerta pubblicitaria del colosso ecommerce. Generalmente, queste aziende intendono gestire autonomamente la strategia pubblicitaria su Amazon, lasciando invece alle agenzie la parte di esecuzione delle campagne, come già succede con Google e Facebook. E’ il caso, ad esempio, di Reckitt Benckiser – che sta attualmente cercando persone capaci di gestire le sue campagne search sul sito ecommerce – e il brand di moda G-Star, che sta assumento ecommerce manager specificamente per la vendita dei suoi prodotti su Amazon e per il coordinamento del lavoro delle agenzie sulla piattaforma. Leggi di più su Digiday.

Le aziende cercano nuove metriche di misurazione. Lo studio di Xaxis

Dalle nuove esigenze delle aziende in ambito misurazioni, emerse da una ricerca di Xaxis, a una nuova acquisizione sul fronte del Programmatic Radio, alle mosse di Amazon sulla pubblicità televisiva. Ne parliamo oggi nella nostra rassegna.

Le aziende cercano nuove metriche di misurazione. Lo studio di Xaxis

Se svariate aziende hanno spostato gran parte dei loro budget di comunicazione dai media tradizionali al digitale e al programmatico, molti accusano la mancanza di metriche di misurazione appropriate per provare i benefici di questa loro mossa. Lo rivela uno studio condotto da Xaxis in USA e Canada. «La maggior parte degli inserzionisti con cui abbiamo parlato effettuano misurazioni utilizzando ancora KPI come il cost per visit», dichiara Matt Sweeney, CEO of Xaxis North America, spiegando che, se tali metriche dicono alle aziende che i clienti effettuano l’acquisto, non danno invece riferimenti sul tipo di engagement creato dagli annunci, nè sul valore di tale interazione ai fini del raggiungimento degli obiettivi di business. Leggi di più su MediaPost.

iHeartMedia punta sul programmatic con una nuova acquisizione

Il gigante del broadcasting radio iHeartMedia ha annunciato di avere acquisito la piattaforma di programmatic radio Jelli. Un’operazione che consentirà agli inserzionisti di iHeartMedia di raggiungere importanti segmenti di pubblico, sfruttando la scalabilità delle property di iHeartMedia, sia radio che digitali. Le due società non sono complete sconosciute: dal 2015 Jelli ha contribuito al funzionamento di SoundPoint, il private marketplace di iHeartMedia, tramite cui sono commercializzate le inventory delle 850 stazioni radio della società. Adesso, iHeartMedia porterà la tecnologia di Jelli in-house. Leggi di più su The Drum.

Amazon spinge l’acceleratore sulla pubblicità televisiva

Amazon ha iniziato a richiedere ai network televisivi e agli editori digitali che trasmettono contenuti su Fire TV, il suo dispositivo per le TV connesse, di cedere a lei il 30% dei loro spazi pubblicitari per la vendita. Fino allo scorso mese, Amazon consentiva a tali publisher di vendere autonomamente i loro spazi e di percepirne l’intero ricavato, ma a partire da settembre la policy è cambiata. Adesso Amazon gestirà la vendita di quasi un terzo delle inventory dei suoi partner, tenendo per sé l’intero guadagno. Leggi di più su AdAge.

Amazon testa il retargeting basato sulle ricerche degli utenti

Amazon sta testando un programma che consente agli inserzionisti di utilizzare le ricerche degli utenti sulla piattaforma di ecommerce per indirizzare campagne di retargeting sul web. Lo riporta Adexchanger, citando come fonte alcune agenzie coinvolte nella sperimentazione.

Questa funzionalità sarebbe disponibile tramite la DSP di Amazon, ed è la prima volta che i dati di ricerca del colosso di Seattle vengono utilizzati su questo strumento.

La società americana, che a settembre ha riorganizzato i propri prodotti per gli inserzionisti con il debutto del brand Amazon Advertising, è già attiva con un’offerta di retargeting, basato però sugli utenti che hanno visitato le pagine prodotto. Con questa novità amplierà le opportunità offerte agli inserzionisti, che potrebbero intercettare gli utenti che hanno espresso determinate intenzioni di acquisto.

In generale, i servizi per la pubblicità costituiscono una voce sempre più importante all’interno del bilancio di Amazon, con ricavi pari a circa 2,5 miliardi di dollari solo nell’ultimo trimestre.

Twitch punta sul Programmatic Guaranteed per ampliare l’offerta

Twitch punta sul Programmatic Guaranteed per ampliare la propria offerta pubblicitaria ed aumentare il numero di brand inserzionisti.

Secondo quanto riporta Digiday, citando fonti vicine ai fatti, già dall’inizio di quest’anno la piattaforma di streaming video di Amazon specializzata nel mondo dei videogame ha cercato di avviare accordi in programmatic guaranteed per la vendita della propria inventory video desktop, chiedendo alle aziende di impegnarsi a spendere almeno 50 mila dollari per campagna in cambio di un certo numero di impression garantite.

Una strategia su cui la società starebbe puntando anche in vista della chiusura, a ottobre, dell’opzione di visualizzazione ad-free per gli abbonati Twitch Prime, che porterebbe a un cospicuo aumento delle inventory disponibili.

Attualmente i brand possono comprare spazi in programmatic su Twitch in due modi: o sulla sola Twitch in private marketplace o programmatic guaranteed, o nell’ambito di un’acquisto “a pacchetto” su Amazon. Possono inoltre utilizzare per la segmentazione dell’audience sia i loro dati che informazioni di terze parti attraverso la DMP Krux; e fare affidamento su ad server esterni, i Digital Ad Ratings di Nielsen e le misurazioni sulla viewability di Moat per tracciare in maniera indipendente le performance degli annunci.

Nuova strategia pubblicitaria per Snapchat: da “venditori” a “consulenti”

Oggi nelle nostra rassegna parliamo di ad fraud e dei progetti di Amazon e Snapchat.

Nuova strategia adv per Snapchat: da “venditori” a “consulenti”

Da poco rimasta senza il suo storico chief strategy officer Imran Khan, appena uscito dalla società, Snap sta facendo i conti con un’importante trasformazione strategica: quella da venditore di singoli formati pubblicitari a consulente di soluzioni di business. “Quando tutti i tuoi prodotti sono disponibili in self-service, diventi quasi un consulente per un brand”, spiega Peter Sellis, director of product management for monetization di Snap. Intanto la società ha definitivamente spostato l’intera sua offerta in programmatic, compresi i formati in Realtà Aumentata. “Non ci aspettavamo di farlo così rapidamente, stavamo tastando il terreno – ha dichiarato il manager -. Ma i risultati sono stati abbastanza positivi da convincerci a trasferire l’intera offerta”. Leggi di più su AdExchanger.

Amazon mira alle inventory televisive

Amazon punta a stringere accordi con grossi broadcaster e canali televisivi per la vendita di pubblicità sui loro contenuti. Il colosso di Seattle starebbe lavorando a un programma pilota per la vendita di annunci sulle app della sua Fire TV, e avrebbe già avviato dei colloqui con selezionate applicazioni video per la commercializzazione di adv targettizzate con i propri dati, in cambio della distribuzione dei contenuti. Nelle sue intenzioni, però, ci sarebbe quella di coinvolgere anche network di grosso calibro, come Fox, NBCUniversal e Hulu. Un progetto che, qualora andasse in porto, costituirebbe una rivoluzione per il mercato della pubblicità televisiva, i cui operatori sono tradizionalmente restii a consentire a società terze di vendere la propria preziosa inventory. Leggi di più su Business Insider [a pagamento].

Quanto è “conveniente” un’impression fraudolenta?

Uno studio della società di sicurezza informatica Confiant ha analizzato più di 50 miliardi di impression pubblicitarie su migliaia di siti, provando a dare delle dimensioni di quanto uno spazio adv fraudolento possa costare meno rispetto ad uno non contraffatto. La società ha scoperto che, in media, i CPM che gli editori ricevevano dalle impression immesse poi in maniera fraudolenta sul mercato dagli intermediari erano il 54% più bassi di quelli ricevuti da inventory correttamente rappresentate nelle aste in programmatic. Leggi di più su eMarketer.