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Il debutto di Twitter nel mondo dei podcast… passa dalla pubblicità

Oggi nella nostra rassegna parliamo delle ultime novità di Twitter, dataxu e Google.

Il debutto di Twitter nel mondo dei podcast… passa dalla pubblicità

Twitter ha lanciato il suo primo podcast show, il cui argomento sarà l’offerta pubblicitaria del social. Si chiama “Character Count” e, per il momento, ne sono previsti solo 5 episodi di circa 25-30 minuti ciascuno. Ogni episodio porterà gli ascoltatori nel dietro le quinte di alcune campagne realizzate su Twitter, con le aziende che racconteranno la loro esperienza di marketing sul social. L’obiettivo è di mostare quali aziende stanno utilizzando al meglio Twitter per la loro comunicazione, e potenzialmente spingere più brand a fare lo stesso. Leggi di più su TechCrunch.

Dataxu lancia un nuovo marketplace per le inventory su Advanced TV

Dataxu ha annunciato il lancio del TotalTV Marketplace, un nuovo marketplace di spazi pubblicitari su TV avanzata. Grazie alla nuova soluzione, aziende e agenzie potranno raggiungere il loro pubblico target in maniera scalabile sugli schermi televisivi, ed identificare singoli potenziali lead sui canali e le piattaforme connesse con la DSP self-service di dataxu TouchPoint. Leggi di più su Exchangewire.

Google punta sul travel con un nuovo servizio di prenotazione di alberghi

Il nuovo focus di Google? I viaggi. Big G ha annunciato il lancio di un nuovo sito di prenotazione di alberghi, simile al servizio Google Flights. In questo modo, la società potrà evitare di linkare gli utenti a servizi esterni, gestendo autonomamente una nuova porzione dell’organizzazione di un viaggio. Google metterà a disposizione dei proprietari di hotel, oltre alla sua popolarità, anche alcuni dati utili all’attribuzione della prenotazione, come le parole chiave, le review o le ricerche di punti di interesse vicini che hanno portato l’utente a scegliere una determinata struttura. Leggi di più su Skift.

Accenture punta sul trend dell’in-house con una nuova acquisizione

Oggi nella nostra rassegna parliamo di una nuova acquisizione di Accenture, di uno studio sui metodi di attribuzione avanzati e del punto di vista del CFO di Twitter sul tema della trasparenza.

Accenture punta sul trend dell’in-house con una nuova acquisizione

Accenture ha acquisito What If, società specializzata in innovazioni di business e prodotto. Per il colosso della consulenza si tratta dell’ultima di una lunga serie di acquisizioni di aziende operative nel marketing. In questo caso l’acquisizione, portata a termine per una somma non resa pubblica, contribuirà ad offrire ai clienti di Accenture un servizio di incubazione di idee innovative di business e prodotto, in un momento in cui il trend del “fai-da-te” (leggasi “in-house”) è sempre più diffuso. What If, società britannica con sedi anche a New York e Shanghai e l’intenzione di espandersi in nuovi mercati, possiede un modello di testing che facilita le aziende nell’incubazione di nuovi prodotti, servizi, modelli di business e strutture organizzative. Leggi di più su The Drum.

Il CFO di Twitter: «Essere trasparenti con gli inserzionisti dà i suoi risultati»

In occasione della Morgan Stanley Technology Conference, il CFO di Twitter Ned Segal ha fatto il punto sulla strategia pubblicitaria del social network dei cinguettii, sottolineando che l’azienda è diventata via via sempre più “trasparente con gli inserzionisti sul perché devono utilizzare Twitter”. E quando si è “coerenti e chiari” e si riesce a dimostrare il ROI ai brand ed a mostrare annunci rilevanti agli utenti, le aziende si rivelano più propense ad abbracciare la tecnologia. Ciononostante, c’è ancora lavoro da fare per rendere più performante la macchina, specialmente riguardo alla scelta di formati capaci di destare interesse invece di altri più votati a spingere all’acquisto. Leggi di più su MediaPost.

Che preparazione hanno i brand sui metodi di attribuzione avanzati?

Sebbene le aziende sappiano che pratiche di attribuzione avanzate sono necessarie per testare la bontà delle proprie strategie di marketing in un mondo sempre più multicanale, questo non significa che esse abbiano una conoscenza profonda di queste pratiche, o che effettivamente le utilizzino. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti dalla testata b2b ClickZ e dalla società di attribuzione Fospha, solo il 9,1% dei brand intervistati ha dichiarato di avere una comprensione “eccellente” dei metodi di attribuzione data-driven, circa il 12% ha detto di averla “molto carente” e il 22,7% ha affermato di averla “al di sotto della media”. Leggi di più su eMarketer.

DoubleVerify, accordo con Twitter per la certificazione della qualità delle inventory

DoubleVerify, fornitore indipendente di misurazioni, ha annunciato di aver stretto un accordo con Twitter per certificare la qualità degli annunci video sulla piattaforma social.

Inizialmente, le misurazioni saranno relative all’inventory video, sia desktop che mobile web e in-app, a cui si aggiungerà nei prossimi mesi anche la display. “DoubleVerify è il primo partner ad integrarsi con la API completa di Twitter – spiega la società in una nota – rendendo più facile adattare e aggiungere nuove funzionalità nel tempo”.

Attraverso gli strumenti di DoubleVerify, gli inserzionisti di Twitter potranno avere una chiara visione della qualità degli annunci sul social, attraverso metriche come la viewability e audibility per tipologia di dispositivo, il tasso di frodi sempre per device e i livelli di performance di campagne e creatività.

«Continuiamo a investire in accordi con fornitori di misurazioni esterni come DoubleVerify – commenta Bruce Falck, Revenue Product Lead di Twitter – Crediamo che questa sia una componente fondamentale per aiutare i nostri partner pubblicitari a misurare meglio l’impatto dei loro investimenti media, ed assicurare coerenti controlli della qualità per le loro campagne omnicanale».

Twitter testa la pubblicità su siti esterni. Sarà venduta in programmatic

Qualche mese fa, Twitter aveva iniziato a lavorare a un nuovo ad network, dal nome Twitter Timeline Ads: una rete di property esterne attraverso cui il social puntava a erogare pubblicità al di fuori del suo sito e della sua app.

Adesso quel progetto è diventato realtà con una serie di partner, secondo quanto riporta Business Insider. Uno di questi è l’editore The Street, che in una colonna a destra all’interno del proprio sito pubblica un feed in tweet in tempo reale, tra i quali nei giorni scorsi sarebbe apparso un annuncio pubblicitario con un link al sito dell’inserzionista.

E i Twitter Timeline Ads sono proprio questo: degli annunci inseriti all’interno di gruppi di tweet, a loro volta “embeddabili” su siti esterni a Twitter. Stando a quanto dichiarato dalla stessa società, i Timeline Ads potranno essere inseriti tra i primi 20 tweet di un feed, e posizionati tra il primo il secondo, tra il settimo e l’ottavo, tra il 13esimo e il 14esimo e tra il 19esimo e il 20esimo. Il ricavo della vendita dell’annuncio sarà suddiviso tra Twitter e l’editore.

Di fatto, la nuova soluzione pubblicitaria espande le capacità programmatiche del social al di là del suo exchange MoPub, acquisito per 350 milioni di dollari cinque anni fa e che è stato da sempre più votato alla pubblicità su mobile (come lascia intendere lo stesso nome) che a quella su desktop.

Attualmente, l’erogazione degli annunci nelle Timeline non avviene direttamente tramite Twitter, ma attraverso piattaforme esterne: Twitter sta collaborando in particolare con OpenX, che vende gli annunci attraverso una serie di DSP tra cui Sizmek. E per partecipare al programma, il social incoraggia gli editori all’adozione di ads.txt, lo strumento anti-frode di IAB che, attraverso liste ufficiali dei rivenditori autorizzati delle inventory di un sito, previene l’acquisto di inventory contraffatte.

Out of Home data-driven, tre regole da rispettare per il targeting

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Out of Home, Google e dei nuovi tool di Facebook e Twitter per la trasparenza.

OOH, tre regole da rispettare per l’uso dei dati

L’Out of Home sta per abbracciare definitivamente le tecnologie data-driven. Per questo è giunto il momento, per chi opera in questo settore, di imparare le giuste regole da tenere in considerazione per evitare di compiere certi errori del mondo digitale, soprattutto nel campo della privacy. Ci sono in particolare tre principi che il mercato dell’OOH deve aver presente: usare i dati quanto basta per rendere efficace un’azione, essere pienamente trasparenti con l’utilizzo dei dati, e non targettizzare singoli individui con la pubblicità. Leggi di più su MediaPost.

Google riorganizza il suo programma di marketing partner: nasce Marketing Platform Partners

In seguito all’annuncio della riorganizzazione dei suoi prodotti pubblicitari, Google ha comunicato di aver ristrutturato anche il proprio programma di marketing partner. Il nuovo Marketing Platform Partners di Google combinerà insieme i Google Analytics Certified Partners e i DoubleClick Certified Marketing Partners, includendo risorse provenienti dai vari prodotti pubblicitari della piattaforma. I partner appartenenti al programma potranno essere di tre tipi: Certified Individuals, Certified Companies e Sales Partners. Leggi di più su MarTech Today.

Facebook e Twitter puntano sulla trasparenza con nuovi strumenti

Sia Facebook che Twitter hanno annunciato il lancio di una serie di nuovi strumenti per la trasparenza, con l’obiettivo di dare una spinta alla fiducia nei confronti dei social network e limitare l’azione di attori fraudolenti. In entrambi i casi, si tratta di tool che consentono di visualizzare l’elenco di tutte le campagne pianificate da un’azienda su Twitter e, nel caso di Facebook, sul social, su Instagram e su Messenger, insieme a una serie di informazioni sugli annunci. Leggi di più sul New York Times.

Prosegue la roadmap programmatica di Twitter: «Test con aziende, agenzie e trading desk»

Oggi nella nostra rassegna la roadmap programmatica di Twitter, il debutto di Google sul mercato dei podcast e una ricerca sull’uso dei dati.

Prosegue la roadmap programmatica di Twitter: «Stiamo effettuando test con aziende, agenzie e trading desk»

«Stiamo effettuando test con varie aziende, agenzie e trading desk, ma stiamo procedendo con molta cautela, in parte per il GDPR ma anche per altre nostre priorità». Così Bruce Falck, General Manager Revenue Product di Twitter, sintetizza i passi che il social network di San Francisco sta compiendo sul fronte programmatico. «Stiamo cercando di capire quanta domanda potrà esserci – aggiunge il manager -. Ma il mio principio generale è che se gli inserzionisti vogliono acquistare i nostri spazi in modalità programmatica, dovremmo offrire loro questa possibilità». Leggi di più su AdExchanger.

Google lancia l’app Google Podcasts

Il mercato dei podcast è in crescita e da oggi ha un nuovo player: Google. Big G ha annunciato il lancio di una nuova app mobile autonoma per i podcast: Google Podcasts. Il sofware utilizza algoritmi di recommendation per offrire agli utenti contenuti in linea con i loro gusti, sulla base delle loro abitudini di ascolto. I podcast erano già presenti all’interno dell’offerta Android, attraverso Google Play Music e app terze, ma adesso secondo Google è giunto il momento di dedicare a questo genere di contenuti uno strumento apposito, con cui la società conta di attirare centinaia di milioni di nuovi ascoltatori nel mondo. Leggi di più su The Verge.

Utilizzo dei dati: solo il 13% dei marketer si considera “leader”

Le competenze nel campo del marketing data-driven sono in aumento, ma i professionisti non ne stanno traendo ancora il massimo vantaggio, secondo quanto rivelano i risultati di uno studio globale di Forbes Insights e della CDP Treasure Data. Nonostante la crescità dell’utilizzo dei dati a fini di marketing da parte delle aziende, la ricerca ha evidenziato che solo il 13% delle società si considera “leader” nello sfruttamento degli insight sui consumatori. Il rimanente 87% si considera “in ritardo”. Leggi di più su MarTech Today.

Come proteggono i loro dati gli utenti? Le strategie più diffuse

Dalle strategie più usate dagli utenti per proteggere i loro dati alle ultime novità di Google e Twitter: ecco la nostra rassegna di oggi.

Ecco le strategie più diffuse tra gli utenti per proteggere i loro dati

La questione GDPR ha contribuito a rendere gli utenti più consapevoli dei loro dati personali, dando loro degli strumenti aggiuntivi per proteggerli. Ma una recente ricerca internazionale, condotta da Blue Fountain Media, ha rivelato che le persone mettevano già in pratica diverse strategie per assicurarsi una esperienza online più sicura. Secondo lo studio, condotto in USA, più della metà degli intervistati cancella regolarmente i propri cookie o la cronologia di navigazione, e un altro 44% rifiuta di fornire informazioni o nega il consenso all’utilizzo dei cookie. Fin qui si tratta di metodi abbastanza consueti, ma tra le risposte degli utenti c’è anche l’iscrizione a società specializzate nella sicurezza per mantenere le proprie informazioni protette (17%) e abbandonare gli smart speaker come Amazon Alexa a causa del loro microfono incorporato (5%). Leggi di più su eMarketer.

Google annuncia una serie di novità dedicate ai retailer fisici

Nel tentativo di ridurre la distanza tra l’ecommerce e le vendite in-store, Google ha annunciato una serie di novità all’interno di Google Shopping dedicate ai rivenditori fisici e locali. Tra di esse, il lancio della funzione “See What’s In Store”, che consente ai negozi disici di fornire una lista gratuita del proprio inventario sia nei “Knowledge Panel” (ossia quei contenitori che appaiono nella colonna a destra dei risultati di ricerca per alcune società) sia su Google Maps. Big G, inoltre, darà la possibilità agli annunci video su YouTube di ospitare delle estensioni di localizzazione, e a quelli display di mostrare maggiori informazioni di catalogo, come immagini di maggiori dimensioni o liste dell’inventario in-store insieme a dettagli su prezzi e disponibilità. Leggi di più su TechCrunch.

Twitter porta la pubblicità video in-stream in 12 Paesi del mondo

Twitter apre la sua offerta di annunci video in-stream a tutte le aziende in 12 mercati a livello mondiale. I formati saranno acquistabili in modalità automatizzata, attraverso lo piattaforma pubblicitaria self-service del social, in Australia, Brasile, Canada, Francia, India, Giappine, Messico, Arabia Saudita, Spagna, Emirati Arabi, UK e Stati Uniti. Lanciati ad aprile dell’anno scorso, fino ad oggi gli spot in-stream su Twitter erano disponibili solo per un limitato numero di aziende, e richiedevano una gestione a quattro mani con un team del social. Leggi di più su Marketing Land.

Havas Group punta sull’intelligenza artificiale con un nuovo hub

Havas Group apre un laboratorio di intelligenza artificiale e Twitter si prepara a lanciare un sito informativo dedicato ai piccoli editori. Questo ed altro oggi nella nostra rassegna.

Havas Group punta sull’intelligenza artificiale con un nuovo hub dedicato

Havas Group apre un centro di Intelligenza Artificiale a Montréal, focalizzato sul miglioramento della customer experience. L’hub impiegherà 60 professionisti nel campo dell’intelligenza artificiale, della data science, del customer experience design e della programmazione entro la fine del 2020. Includerà anche uno studio di realtà aumentata. L’obiettivo del progetto è quello di creare un laboratorio che unisca tecnologia, dati e creatività per sviluppare esperienze arricchite dall’intelligenza artificiale per i clienti del gruppo in Europa e Nord America. Leggi di più su The Drum.

Quali sono le informazioni personali di cui gli utenti sono più gelosi?

Grazie alla GDPR che entrerà in vigore il 25 maggio, gli utenti potranno avere più controllo dei loro dati. Ma quali sono le informazioni di cui le persone sono più gelose, quelle che più di tutte vorrebbero non fossero utilizzate dalle aziende? Una ricerca effettuata il mese scorso in Europa da Capgemini ha rivelato che si tratta delle informazioni di tipo “identificativo”, come passaporto e insight biometrici: il 61% dei rispondenti vorrebbe che le aziende li cancellassero e non li utilizzassero più. Gli utenti si sono mostrati meno irremovibili, invece su dati come i contatti social, la cronologia dei luoghi visitati o le abitudini di spesa. Leggi di più su eMarketer.

Twitter pronta a lanciare un sito informativo per i piccoli editori su come creare contenuti e monetizzarli

Twitter conta di lanciare nelle prossime settimane un sito volto ad insegnare ai piccoli editori come produrre e monetizzare contenuti sulla piattaforma, inclusi video dal vivo e on-demand. Il social lavora già con un migliaio di grossi publisher attraverso un team di un centinaio di persone dedicato alle media partnership; il sito sarebbe stato pensato invece per supportare gli editori più piccoli, a cui la società non può riservare personale dedicato. Leggi di più su Digiday.

Twitter al lavoro sul suo ad network: si chiamerà Twitter Timeline Ads

Dall’ad network di Twitter al programma di funding per i creatori di contenuti mobile di Snap, passando per il nuovo framework di IAB su dati e targeting. Ne parliamo nella nostra rassegna di oggi.

Twitter al lavoro sul suo ad network: si chiamerà Twitter Timeline Ads

Dopo Google col suo Display Network e Facebook col suo Audience Network, ora anche Twitter punta a portare la pubblicità al di fuori della sua piattaforma. Il social starebbe contattando vari editori per un nuovo progetto pubblicitario, chiamato Twitter Timeline Ads: un ad network attraverso cui Twitter punta a erogare pubblicità attraverso un software automatizzato al di fuori del suo sito e della sua app, espandendo le sue capacità programmatiche oltre l’exchange MoPub. Leggi di più su Business Insider [accessibile su iscrizione].

Trasparenza nei dati e nel targeting, IAB lancia un framework dedicato

IAB Tech Lab ha proposto al mercato un nuovo framework, chiamato “Data Transparency Framework”, volto ad offrire agli inserzionisti maggiori informazioni sul tipo di dati dei consumatori migliori per la segmentazione della pubblicità. “Senza un approccio coerente e flessibile all’organizzazione dei dati e alla loro etichettatura all’interno della supply chain, la possibilità di classificazioni sbagliate aumenta, producendo esperienze pubblicitarie più intrusive per i consumatori, investimenti pubblicitari meno efficienti e minori opportunità di monetizzazione per gli editori”, ha dichiarato l’associazione. Il framework fornirà informazioni standardizzate riguardo ai fattori che hanno portato un utente ad essere catalogato all’interno di un determinato segmento. Leggi di più su MediaPost.

Snap lancia un programma di finanziamento per le startup specializzate in contenuti mobile

Snap, società proprietaria di Snapchat, ha intenzione di investire nei creatori di contenuti mobile. L’azienda ha infatti annunciato la nascita di Yellow, un nuovo programma volto al finanziamento di startup specializzate nello storytelling mobile. Snap ha dichiarato di voler investire 150 mila dollari in ogni team ammesso al programma, mettendo anche a disposizione per tre mesi anche uno spazio all’interno della sua sede a Venice, in California. I partecipanti potranno anche distribuire i loro contenuti su Snapchat. Leggi di più su Variety.

Oracle si rafforza sulla brand safety con un’acquisizione

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Oracle, Twitter e della pubblicità video.

Oracle acquisisce una società specializzata in brand safety

Oracle ha acquisito Grapeshot, società specializzata in soluzioni per la brand safety. Attraverso lo sviluppo di strumenti per il targeting contestuale, Grapeshot aiuta le aziende a comprendere se i posizionamenti pubblicitari da loro acquistati sono sicuri per i loro brand. La sua offerta andrà a far parte di Oracle Data Cloud, dove verrà unità a quella di Moat per rafforzare i servizi di brand safety della società. Leggi di più su TechCrunch.

Twitter si adatta alla GDPR

Anche Twitter si adatta alla GDPR. Il social network ha iniziato ad informare i suoi utenti su prossime modifiche della propria politica sulla privacy, che saranno attivate il 25 maggio, proprio il giorno in cui entrerà definitivamente in vigore il nuovo regolamento europeo sui dati. Le novità sono volte soprattutto a chiarificare il linguaggio tecnico della policy, ad esempio spiegando in maniera chiara concetti come “dati di location” o “dati dei partner pubblicitari”. Leggi di più su Adweek.

Qual è l’impatto della pubblicità video per un brand?

Secondo uno studio condotto dal CMO Council e dalla società ad tech video ViralGains, le aziende hanno dubbi sul tipo di impatto generato dalle loro campagne video online. Secondo la ricerca, ci sarebbe infatti un grosso gap tra come il successo di una campagna viene misurato (per la stragrande maggioranza attraverso metriche di awareness come click e impression) e le tipologie di misurazione che fanno realmente la differenza per i brand. Ciononostante, gli investimenti in pubblicità video continuano a crescere. Leggi di più su The Drum.