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Da Google uno strumento per aumentare la privacy nelle collaborazioni tra marchi e agenzie

Google ha sviluppato una tecnologia che permette alle agenzie e ai marchi che collaborano su campagne pubblicitarie di condividere dati sensibili senza rivelare informazioni riguardanti i singoli clienti targettizzati. Questo protocollo, chiamato Private Join and Compute, mira ad accrescere la fiducia tra gli operatori assicurando al contempo l’integrità dei dati.

Si tratta di uno strumento open-source che rende più facile unire colonne numeriche provenienti da diversi set di dati usati per effettuare varie tipologie calcoli; i dati restano criptati e illeggibili nel corso dell’intero processo. I risultati delle elaborazioni, e quindi non i numeri grezzi, sono l’unica informazione che l’agenzia o il marchio riceve.

Private Join and Compute combina due importanti tecniche criptografiche per proteggere i dati individuali. Ogni attore applica una criptazione privata che mantiene sicuri i propri dati, che restano illeggibili per gli altri, in seguito l’agenzia può condividere i dati in questioni con il marchio, l’agenzia poi applica un altro livello di criptazione così che quando i dati ritornano in possesso dell’inserzionista ricevono un ulteriore livello di protezione.

Gli unici dati rivelati ad azienda e agenzia sono dunque, per esempio, il numero totale di persone che hanno comprato, il valore complessivo e i ricavi totali dell’acquisto.

Google punta su 3D e interattività con due nuovi formati su Display & Video 360

Google ha iniziato a testare sulla sua DSP Display & Video 360 due nuovi formati pubblicitari display interattivi e rich media.

Il primo si chiama Swirl e utilizza il 3D per rendere il messagio pubblicitario più accattivante e interattivo su mobile web. L’utente potrà infatti ruotare un oggetto in 3D e zoomarlo all’interno dell’annuncio. Tra i primi brand che stanno testando questo formato c’è Guerlain.

La creazione di questo tipo di campagne sfrutta Poly, la piattaforma 3D di Google, che grazie a un nuovo editor il cui lancio è previsto questa estate consentirà ai brand di costruire e modificare asset tridimensionali per i loro annunci.

L’altra soluzione è un formato live stream, che consente agli inserzionisti di estendere la reach della trasmissione live di contenuti brandizzati da YouTube a posizionamenti native display, grazie a un nuovo template in Google Web Designer. Il formato presenterà i classici pulsanti di YouTube per la riproduzione, la messa in pausa e la condivisione.

Google, sulla DSP Display & Video 360 arriva la TV lineare

Circa un mese fa, in occasione dell’evento Marketing Live, Google aveva annunciato alcune novità relative all’acquisto automatizzato di spot televisivi, volte soprattutto a standardizzare e semplificare gli acquisti su televisioni lineari e connesse.

Ma sulle piattaforme di Google è già possibile acquistare pubblicità su tv lineare? Negli Stati Uniti sì, secondo quanto rivela la testata AdExchanger. Google ha infatti avviato, proprio il mese scorso, i test in beta della vendita di inventory su tv tradizionale tramite la sua DSP Display & Video 360, attraverso un accordo con la società di ad tech televisivo WideOrbit.

Grazie a questo accordo, è attualmente possibile acquistare, in maniera automatizzata tramite la DSP, campagne su canali cable locali e network affiliati, che tipicamente prevedono un acquisto diretto e per emittente. Al momento il progetto è ancora alle primissime fasi, con selezionati partner e con la gestione delle transazioni pubblicitarie affidata alle singole piattaforme, ma sembrerebbe che Google stia lavorando a una versione self-service della tecnologia, il cui lancio potrebbe avvenire già entro l’anno.

Nel frattempo, Google sta anche cercando di ampliare i partner, con un’altra SSP televisiva, Clypd, in lizza per essere integrata questo autunno, e di ottimizzare i processi per risolvere alcuni ostacoli dettati dalla necessità di adattare a nuove tecniche la vendita di un mezzo ancora legato a modelli tradizionali. Ad esempio, lavorare con broadcaster che non vogliono necessariamente impegnarsi con l’intera stack di Google, o omologare le dinamiche di vendita (che sono diverse anche solo tra tv nazionale e locale), o ancora collegare gli exchange programmatici con i broadcaster, o sviluppare ulteriormente modelli e strumenti di targeting e misurazioni.

Ce la farà nel breve termine? Chissà. Resta di fatto che Big G ormai da tempo guarda con vivo interesse ai grandi budget televisivi, e, adesso che la TV sta definitivamente entrando nel mondo dell’ad tech, non vuole perdere il proprio posto nell’arena.

Chrome, nuovi cambiamenti in vista sul fronte privacy

Google ha annunciato due novità rivolte agli sviluppatori di estensioni su Chrome e volte a proteggere la privacy degli utenti.

Innanzitutto, i developer potranno richiedere accesso esclusivamente ai dati di cui hanno bisogno per implementare i loro servizi. Fino ad ora solo un suggerimento, questa novità diventerà presto uno specifico obbligo per tutte le estensioni. Nel caso in cui più di un permesso possa essere utilizzato per implementare un servizio, gli sviluppatori dovranno usare quello che darà accesso alla minor quantità di dati.

La seconda novità sta invece nel fatto che a un maggior numero di estensioni verrà richiesto di pubblicare le loro politiche sulla privacy: tra queste, ci saranno anche i programmi che gestiscono comunicazioni personali e contenuti forniti dagli utenti. Prima, l’obbligo era limitato solo ai software che gestivano dati personali o sensibili. Le varie estensioni dovranno poi essere trasparenti in come gestiscono i dati degli utenti, fornendo informazioni sulla raccolta, l’utilizzo e la condivisioni di tali dati.

Le novità saranno attive da questa estate, come specifica Google in un blog post: “Annunciamo questi cambiamenti in anticipo rispetto al lancio ufficiale della nuova policy quest’estate, per fornire agli sviluppatori il tempo di assicurarsi che le loro estensioni siano conformi”.

Il tutto è parte del Project Strobe di Google, un impegno che Big G ha lanciato lo scorso anno per riconsiderare il modo in cui gli sviluppatori esterni accedono ai dati degli utenti contenuti negli account Google e nei dispositivi Android.

GDPR, perché le indagini su Google potrebbero impattare l’intero mercato Programmatic

Oggi nella nostra rassegna parliamo di GDPR e di due novità ad tech di Comcast e Condé Nast.

GDPR, perché le indagini su Google potrebbero impattare l’intero mercato Programmatic

In Irlanda, la Data Protection Commission ha iniziato ad investigare sulla conformità al GDPR del modo in cui Google utilizza i dati degli utenti sulle sue piattaforme programmatiche. L’indagine è partita in risposta a una denuncia formale lanciata dal Chief Privacy Officer del browser Brave, Johnny Ryan. Ma l’indagine irlandese, a ben vedere, tocca un perimetro ben più ampio di quello di Google: la denuncia di Ryan, infatti, è rivolta al modo in cui l’intero ecosistema del programmatic usa e dissemina i dati. Secondo lui, la condivisione di informazioni alla base dell’attuale funzionamento del real-time bidding, esporrebbe impropriamente dati personali senza le dovute protezioni. Per questo, il responso irlandese su Google potrebbe avere ripercussioni sull’intero mercato ad tech. Leggi di più su Marketing Land.

Comcast punta sulla blockchain: a breve le prime campagne tv targettizzate utilizzando la tecnologia

Comcast ha parlato per la prima volta dell’intenzione di utilizzare la blockchain per le sue campagne due anni fa, e da allora il progetto è stato in incubazione all’interno di FreeWheel. Adesso, la roadmap ha dato una sensibile accelerata: l’erogazione di campagne attraverso Blockgraph, un prodotto di condivisione dei dati che utilizza la blockchain per consentire ai brand di targettizzare le audience televisive utilizzando i dati di prima parte, potrebbe debuttare tra pochissimo. FreeWheel ha ufficializzato la nomina del CTO del progetto Blockgraph e, dopo un ulteriore ampliamento della squadra, si potrà partire con le prime campagne già forse il prossimo mese. Leggi di più su AdExchanger.

Condé Nast lancia un nuovo programma pubblicitario sulla sua piattaforma dati Spire

Condé Nast arricchisce la sua piattaforma di dati e targeting pubblicitario Spire con Prime Web, un nuovo programma pubblicitario che offre a chi utilizza Spire (che richiede una spesa minima di 20 mila dollari) una suite di formati video e abilitati all’ecommerce sull’intero portafoglio dell’editore. Agli inserzionisti che spenderanno budget più alti, Condé Nast garantirà il raggiungimento di risultati su alcune metriche chiave come le visite ai negozi o l’aumento delle vendite. Leggi di più su Digiday.

Google e le novità di Chrome sull’uso dei cookie. Cosa ne pensano gli operatori

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a tre operatori del mercato cosa ne pensano. Ecco cosa ci hanno risposto, nelle tre interviste di seguito.

Google arricchisce la sua DSP con nuovi strumenti per l’acquisto di pubblicità tv

Anche quest’anno, in occasione della conferenza Marketing Live, Google ha presentato alcune novità relative alla sua offerta pubblicitaria. Tra di esse, c’è anche una serie di nuovi strumenti all’interno della sua DSP Display & Video 360 (ex DBM), che aprono di fatto le porte della piattaforma agli acquisti televisivi.

Le novità, raccontate dal director product management di Google Marketing Platform Payam Shodjai anche su un blog post, sono volte ad aiutare gli inserzionisti a targettizzare in maniere più efficace gli utenti attraverso i vari schermi, ed a facilitare i loro acquisti media, con un occhio di attenzione alla privacy degli utenti.

“Innanzitutto – ha spiegato il manager – implementeremo degli standard volti alla privacy per le tv connesse, capaci di assicurare pratiche responsabili di gestione delle audience offrendo agli utenti trasparenza e possibilità di scelta sulle loro impostazioni della pubblicità. In secondo luogo, lanceremo delle nuove funzionalità per la tv lineare, in modo che si possa estendere la reach pubblicitaria agli spettatori della tv tradizionale, acquistando pubblicità sui broadcaster nazionali o su quelli locali. Infine, per aiutare a realizzare strategie tv coerenti nei vari metodi di erogazione, stiamo creando un flusso di lavoro centralizzato per l’acquisto di pubblicità sia su tv connesse che lineari”.

Nello specifico, la DSP supporterà un identificativo standard di IAB Tech Lab, chiamato IFA, tramite cui gli inserzionisti potranno gestire la frequenza delle campagne, misurare la reach e attuare strategie di segmentazione delle audience efficaci nel rispetto della privacy degli utenti (tale supporto è previsto anche per la piattaforma di Google per gli editori, Ad Manager).

Big G ha anche annunciato l’arrivo su Display & Video 360 di nuovi specifici strumenti per gli acquisti televisivi, tramite cui ad esempio “si potranno impostare parametri di campagna dettagliati come geografia, porzione della giornata, genere del programma o direttamente i network tv – ha spiegato Payam Shodjai -. Ed ovunque nella campagna, sarà possibile gestire rapidamente l’allocazione dei budget e ottimizzare la reach aggiustando questi parametri”. L’omogeneità degli acquisti sulle due tipologie di tv sarà garantita anche da una nuova, unica dashboard che potrà essere utilizzata sia per tv lineari che per tv connesse, e da un nuovo processo di audience buying che riunirà entrambi i flussi di lavoro in un singolo insertion order su Display & Video 360. “Inizieremo a rendere disponibile questo nuovo flusso di lavoro questo autunno”, ha specificato il manager.

Come funzioneranno le aste first-price su Ad Manager? Google fornisce nuovi dettagli

Un paio di mesi fa, Google aveva annunciato che entro la fine di quest’anno avrebbe trasferito al modello di asta first-price le transazioni condotte su Google Ad Manager. Adesso, la società ha comunicato alcuni dettagli di come avverrà questo passaggio.

Attualmente, Ad Manager conduce due differenti aste per la commercializzazione di un annuncio. Un’asta in real-time bidding second-price, condotta con un gruppo di Authorized Buyers tra cui Google Ads, Display & Video 360 e altre DSP esterne, seguita da un’asta first-price che compara il prezzo vincitore dell’asta second-price con le campagne in guaranteed e non-guaranteed di un editore e con le offerte provenienti dai buyer di Exchange Bidding.

Dopo la transizione, però, spiega Google, “Ad Manager avrà una sola asta che compara i prezzi delle campagne in guaranteed di un editore con tutte le sorgenti di domanda non-guaranteed – inclusi i partner rtb Authorized Buyers ed Exchange Bidding  – e i prezzi dei line item non-guaranteed, come quelli provenienti dall’utilizzo dell’header bidding. Andando avanti, nessun prezzo proveniente dalle fonti di domanda non-guaranteed di un publisher sarà condiviso con un altro acquirente prima che questi partecipino all’asta”.

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Passando a un modello unificato first-price, aggiunge la società, “possiamo ridurre questo attuale processo a più fasi e fornire a tutte le sorgenti di pubblicità non-guaranteed le stesse opportunità di vincere un’asta“. Attualmente, infatti, un acquirente che ha fatto un’offerta potenzialmente vincente nell’asta iniziale, può comunque perdere la competizione perché non ha partecipato all’asta finale, mentre adesso tutti saranno in competizione allo stesso momento (compresa Google).

Secondo Big G, il passaggio al nuovo modello promuoverà anche una maggiore trasparenza sia per editori che inserzionisti. “Attualmente non tutti gli Authorized Buyers scelgono di condividere e ricevere dati sulle offerte, con conseguenti lacune nello storico delle informazioni sulle aste che possiamo condividere con editori e altri Authorized Buyers. Quando Ad Manager passerà all’asta unificata first-price, contiamo di richiedere a tutti i partner di Ad Manager di condividere e ricevere questi dati. Questo cambiamento ci permetterà di fornire agli editori una reportistica di tutte le offerte d’asta presentate per i loro spazi (incluse quelle di Google Ads e Display & Video 360) e dare agli Authorized Buyers e ai partner di Exchange Bidding accesso ai prezzi che sono stati necessari per vincere le aste a cui loro hanno partecipato.

Il passaggio comporterà infine anche dei cambiamenti nella gestione dei floor price da parte degli editori: “le strategie di floor price create per influenzare la chiusura delle aste second-price non saranno più rilevanti”, spiega Google, aggiungendo che, col nuovo modello, “gli editori dovranno focalizzarsi sulla comprensione del valore reale della loro inventory, e aggiustare i prezzi sulla base degli attuali accordi pubblicitari e su come i buyer valutano la loro inventory”.

A tal proposito, Google ha rilasciato a livello globale una nuova funzione chiamata Unified Pricing Rules, che aiuta gli editori a gestire i floor price per tutti i partecipanti “non-guaranteed” all’asta. I publisher non potranno più impostare diversi floor price per differenti piattaforme di acquisto.

Presto sarà possibile acquistare pubblicità sulle AMP Stories di Google anche in programmatic

A partire dai prossimi mesi, Google renderà possibile per le aziende acquistare pubblicità sulle AMP Stories anche in programmatic, tramite la sua DSP Display & Video 360.

L’annuncio è stato dato in occasione della conferenza per gli sviluppatori I/O (qui altra novità presentate nella prima e nella seconda giornata), in cui Big G ha fatto il punto sullo strumento, la AMP Stories, lanciato all’inizio del 2018 e che consente agli editori di creare su siti mobile contenuti che combinano testi, immagini, video e grafiche.

Attualmente è già possibile per gli editori vendere pubblicità su questi contenuti in modalità diretta attraverso Google Ad Manager, ma da questa estate Google consentirà ai brand di accedere alle inventory anche da Display & Video 360, tramite cui potranno targettizzare ed erogare in programmatic i loro annunci sulle Stories.

Le novità sulle Stories annunciate all’I/O comprendono anche la nascita – nei prossimi mesi – di uno specifico posizionamento di questi contenuti (laddove dedicati a specifici temi come il Travel) su Google Search, con un carosello scrollable poco sotto la barra di ricerca su mobile. Altre novità riguarderanno i creator, con nuove componenti per inserire nelle Stories contenuti interattivi come video di YouTube, luoghi di Google Maps o post di Twitter.

Recentemente, infine, è stato reso disponibile il supporto per l’utilizzo delle Stories in 21 nuove lingue, tra cui l’italiano.

Google, in arrivo novità pubblicitarie per gli sviluppatori di app

Si è parlato anche di novità pubblicitarie per il mondo delle app ad I/O 2019. Nel corso della seconda giornata dell’evento californiano (qui alcune novità annunciate nella giornata di apertura), Google ha presentato una serie di nuovi strumenti dedicati agli sviluppatori di applicazioni che vogliono promuovere i loro software tramite le piattaforme di Big G.

In particolare, gli sviluppatori potranno presto effettuare offerte d’asta sulla base del parametro target return on ad spend (tROAS), che sarà disponibile sulle campagne Google App su Android e iOS a livello globale dal prossimo mese. Ciò vuol dire che i developer potranno automaticamente pagare di più per raggiungere utenti che si stima spendano di più, e di meno per utenti che spendono meno. Inoltre, se ad esempio stanno cercando utenti che spendono il doppio di quanto costa acquisirli, potranno impostare un moltiplicatore nell’offerta in tROAS, e il sistema individuerà il giusto target.

Un’altra novità relativa al mondo in-app sarà la possibilità per gli sviluppatori di sviluppare e gestire le loro creatività. I developer potranno promuovere le loro app in due nuovi posizionamenti su YouTube: il feed in homepage nel caso si abbia almeno un’immagine landscape, ed in-stream se si ha almeno un video. Dalle prossime settimane sarà inoltre possibile impostare molteplici gruppi di annunci nella stessa campagna, e personalizzare gli asset in ogni gruppo sulla base di diversi “temi” o messaggi per diversi consumatori. Google, infine, ha siglato delle collaborazioni con 8 agenzie per la gestione delle creatività end-to-end, dal design alla reportistica: si tratta di Vidmob, Consumer Acquisition, Bamboo, Apptamin, Webpals, Creadits, Kaizen Ad e Kuaizi.

Contestualmente a queste novità, Google ha reso noti gli ultimi sviluppi di Open Bidding, il modello di monetizzazione annunciato lo scorso anno che di fatto ha portato l’header bidding nell’offerta in-app della società. Al programma di beta testa della soluzione si sono aggiunte decine di sviluppatori, i quali stanno registrando significativi aumenti dei ricavi e un maggiore efficienza grazie all’utilizzo di un minor numero di SDK. Big G espanderà il programma a tutti gli editori nel corso di quest’anno.