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Programmatic e Radio: come sta cambiando l’ecosistema audio

In Italia la Radio è un mezzo che gode di un’audience fidelizzata. Secondo gli ultimi dati di TER (Tavolo Editori Radio), nei primi sei mesi del 2018 ci sono stati oltre 34 milioni di ascoltatori sintonizzati ogni giorno sulle emittenti radiofoniche.

Tuttavia, il mercato sta cambiando e ormai da molti anni il mezzo è caratterizzato da una forte digitalizzazione che ha modificato le modalità di ascolto della Radio, aggiungendo nuove tipologie di fruizione, come lo streaming su web o smartphone o l’ascolto tramite Podcast.

L’ecosistema nell’ultimo periodo si è arricchito ulteriormente di Web Radio, contenuti creati per l’online e disponibili solo con questa modalità di fruizione e ha visto l’esplosione di una serie di servizi di streaming on-demand, da Spotify a Deezer per intenderci.

Anche in termini pubblicitari si assiste ad una crescita dello spending sul mezzo Audio non tradizionale.

Secondo gli ultimi dati di Emarketer, su base IAB, la spesa per la pubblicità su audio digitale a livello globale sta aumentando rapidamente, toccando 1,6 miliardi di dollari nel 2017, rispetto ai 1,1 miliardi nel 2016.

Un ecosistema quindi in forte espansione: soltanto in Italia, secondo le stime GroupM, ci sono oltre 14 milioni di italiani che utilizzano ogni giorno servizi di streaming digitale.

Il fenomeno, caratterizzato da numeri importanti che non abbiamo ignorato, ci ha permesso di cogliere l’opportunità, creando un prodotto che sfrutta il programmatic e che aggrega le principali web radio di RadioMediaset, Radio Montecarlo, alcuni aggregatori di radio e le maggiori piattaforme di streaming on-demand internazionali, dando la possibilità di acquistare spot audio erogati prima o durante l’ascolto.

Inventory acquistabile tramite DSP a cui aggiungiamo le infinite potenzialità dei dati: gli spot sono infatti targhettizzati in base agli interessi di ogni singolo utente, al profilo sociodemografico, al device, alla posizione geografica, come qualsiasi campagna digitale.

Inoltre, grazie al lavoro a quattro mani portato avanti con il team di Research & Insight di GroupM, è ora possibile agganciare alle campagne di programmatic Audio anche il target dei Light Radio Listeners, ovvero coloro che consumano giornalmente meno di un’ora e mezza di Radio tradizionale, con un reale vantaggio per il cliente in termini di reach incrementale raggiunta e CPG saving (sul target specifico), preservando la frequenza del piano audio complessivo.

Efficacia, misurazione ed evoluzione

Il mondo digitale vive con l’ossessione della misurazione. Per i clienti abituati ad acquistare spazi in Radio, poter misurare le campagne audio è fondamentale, così come per noi lo è potere garantire tale attività, in tutta la sua ricchezza di informazioni.

Grazie all’efficienza digitale e alla granularità dei dati che fornisce, le campagne sono misurabili e tracciate con il parametro del Listen Through Rate (LTR) e il cliente può ricevere il dato degli utenti che hanno effettivamente ascoltato lo spot (oggi vantiamo un benchmark superiore al 90%).

È un mercato che sta cambiando rapidamente e sono molti i trend che non si possono più ignorare ma anche in questo caso sarà fondamentale informare gli operatori e i clienti e iniziare a creare un marketplace anche italiano. In Italia esiste una cultura radiofonica fortissima ma solo pochi editori tradizionali sono oggi acquistabili tramite le piattaforme di programmatic buying: il mercato mette in evidenza una grande opportunità che vale la pena cogliere anche lato publisher.

In generale, il Programmatic ha ormai travalicato i confini del mondo online, per abbracciare diversi altri mezzi – non solo l’Audio ma anche ad esempio l’affissione – e Xaxis non si sta facendo trovare impreparata. In ambito DOOH, siamo sicuramente in una prima fase di automatizzazione dei processi che ha già portato agli inserzionisti – oltre 20 clienti attivati quest’anno tra cui leader del mercato, come Ford o Zalando – numerosi vantaggi, così come sul fronte Audio abbiamo intercettato il potenziale e ci siamo mossi come first mover.

Su entrambi i mercati ci muoveremo al passo con i tempi per offrire ai nostri clienti delle soluzioni advertising all’avanguardia e innovative, garantendo loro un vantaggio competitivo strategico.

Le aziende cercano nuove metriche di misurazione. Lo studio di Xaxis

Dalle nuove esigenze delle aziende in ambito misurazioni, emerse da una ricerca di Xaxis, a una nuova acquisizione sul fronte del Programmatic Radio, alle mosse di Amazon sulla pubblicità televisiva. Ne parliamo oggi nella nostra rassegna.

Le aziende cercano nuove metriche di misurazione. Lo studio di Xaxis

Se svariate aziende hanno spostato gran parte dei loro budget di comunicazione dai media tradizionali al digitale e al programmatico, molti accusano la mancanza di metriche di misurazione appropriate per provare i benefici di questa loro mossa. Lo rivela uno studio condotto da Xaxis in USA e Canada. «La maggior parte degli inserzionisti con cui abbiamo parlato effettuano misurazioni utilizzando ancora KPI come il cost per visit», dichiara Matt Sweeney, CEO of Xaxis North America, spiegando che, se tali metriche dicono alle aziende che i clienti effettuano l’acquisto, non danno invece riferimenti sul tipo di engagement creato dagli annunci, nè sul valore di tale interazione ai fini del raggiungimento degli obiettivi di business. Leggi di più su MediaPost.

iHeartMedia punta sul programmatic con una nuova acquisizione

Il gigante del broadcasting radio iHeartMedia ha annunciato di avere acquisito la piattaforma di programmatic radio Jelli. Un’operazione che consentirà agli inserzionisti di iHeartMedia di raggiungere importanti segmenti di pubblico, sfruttando la scalabilità delle property di iHeartMedia, sia radio che digitali. Le due società non sono complete sconosciute: dal 2015 Jelli ha contribuito al funzionamento di SoundPoint, il private marketplace di iHeartMedia, tramite cui sono commercializzate le inventory delle 850 stazioni radio della società. Adesso, iHeartMedia porterà la tecnologia di Jelli in-house. Leggi di più su The Drum.

Amazon spinge l’acceleratore sulla pubblicità televisiva

Amazon ha iniziato a richiedere ai network televisivi e agli editori digitali che trasmettono contenuti su Fire TV, il suo dispositivo per le TV connesse, di cedere a lei il 30% dei loro spazi pubblicitari per la vendita. Fino allo scorso mese, Amazon consentiva a tali publisher di vendere autonomamente i loro spazi e di percepirne l’intero ricavato, ma a partire da settembre la policy è cambiata. Adesso Amazon gestirà la vendita di quasi un terzo delle inventory dei suoi partner, tenendo per sé l’intero guadagno. Leggi di più su AdAge.

P&G punta a tagliare del 50% la sua spesa in pubblicità digitale “sprecata”

I tagli di P&G in media digitale “wasted”, l’appeal pubblicitario di Snapchat Discover e l’efficacia del mezzo radiofonico. Sono questi oggi i protagonisti della nostra rassegna.

P&G punta a tagliare del 50% la sua spesa in pubblicità digitale “sprecata”

Procter & Gamble prosegue la sua strategia di taglio dei costi pubblicitari. In occasione di un incontro con l’ISBA, l’associazione degli inserzionisti britannici, il capo del marketing globale della multinazionale Marc Pritchard ha dichiarato di avere intenzione di promuovere una maggiore efficienza negli acquisti pubblicitari della sua azienda, con un taglio del 50% della spesa in media digitale “wasted”, ossia in pubblicità online che non arriva al giusto pubblico. La società ha già diminuito del 20% gli sprechi nei suoi acquisti adv, attraverso un uso oculato dei propri dati proprietari a fini di targeting. Ma adesso ha intenzione di fare ancora di più. Leggi di più su The Drum

Quasi 400 inserzionisti hanno acquistato spot video su Snapchat Discover

Sono quasi 400, 397 per l’esattezza, i brand che hanno acquistato pubblicità video sui canali Discover di Snapchat tra novembre 2017 e gennaio 2018. Lo rivela una ricerca di MediaRadar, che offre anche uno spaccato delle tipologie di inserzionisti: circa la metà (48%) erano società di media e intrattenimento, il 13% aziende tecnologiche e il 12% retailer. Sorprendentemente, i brand del settore beauty hanno rappresentato solo il 7% della torta. Leggi di più su Marketing Land.

La radio è un mezzo efficace?

La radio è un mezzo pubblicitario storico, e negli ultimi tempi, complici anche digital e programmatic, sta vivendo una seconda giovinezza. Ma è un canale realmente efficace? La risposta è sì, secondo quanto rivela uno studio del network radiofonico Westwood One, realizzato insieme a Nielsen Catalina Solutions. Secondo la ricerca, che ha misurato la risposta in termini di vendite di brand di beni di consumo che hanno acquistato spot radiofonici, ad ogni dollaro speso in pubblicità sul mezzo sono corrisposti ben 12 dollari di vendite. Leggi di più su AdWeek.

Programmatic Audio, i brand ci credono. In aumento gli acquisti pubblicitari

La percentuale di aziende che acquistano pubblicità radio e digital audio in programmatic triplicherà nei prossimi 12 mesi.

A dirlo è una ricerca internazionale condotta dalla società di ad tech WideOrbit. Lo studio ha coinvolto 9000 professionisti del mondo della pubblicità, del media buying e della radio.

Tra chi attualmente acquista pubblicità radio in programmatic, il 100% ha dichiarato che aumenterà o al limite manterrà allo stesso livello la quantità di annunci acquistati tramite piattaforma il prossimo anno.

Inoltre, l’87% dei professionisti della pubblicità e dell’acquisto media coinvolti conta di acquistare pubblicità radiofonica in programmatic nei prossimi 12 mesi (il 57% lo farà per la prima volta). Si tratta del triplo della percentuale di quelli che attualmente lo fanno (il 30%). Solo il 13% ha dichiarato di non avere interesse in questa tecnologia di acquisto.

Programmatic, le sei principali tendenze della prima metà del 2017

Tra problemi di brand safety e l’approdo di nuovi mezzi all’automazione, il 2017 si sta rivelando un anno importante per il Programmatic.

Proviamo a condensare questa prima metà dell’anno in sei tendenze.

1. Il mercato cresce

Il Programmatic continua a crescere, in Italia e nel mondo. Il Politecnico di Milano stima che quest’anno il valore del mercato in Italia vedrà un incremento del 25%, e si porterà attorno ad un valore di 400 milioni di euro. Sulla stessa linea anche il mercato globale, che secondo le previsioni di Dentsu Aegis Network dovrebbe crescere del 25,4% nel 2017, e del 22,4% il prossimo anno.

2. Le preoccupazioni sulla trasparenza

La corsa del Programmatic non si arresta, dunque, nonostante lo scossone “brand safety su YouTube“. All’inizio dell’anno il caso di Youtube (la veicolazione di campagne accanto a contenuti sensibili all’insaputa degli inserzionisti) ha fatto sorgere non poche preoccupazioni sulla brand safety delle modalità di acquisto automatizzate. Preoccupazioni che si sono aggiunte a quelle sulla scarsa trasparenza dell’ecosistema ad tech, e sulla bassa qualità delle inventory spesso minata da bot e altre tecniche fraudolente: secondo una ricerca internazionale di Pixalate, in Italia nel primo trimestre 2017 il 20% degli spazi pubblicitari video era da considerarsi “fake”.

3. Private marketplace vs. mercato aperto

Come possibile conseguenza dei timori sulla brand safety, insieme ad altre problematiche come la mancanza di standard su viewability e frodi, l’utilizzo dei private marketplace è aumentato, erodendo quote al mercato aperto. Sempre secondo il Politecnico di Milano, attualmente il private e direct marketplace è utilizzato dal 40% delle aziende, mentre il restante 60% si affida all’open market.

4. Il Mobile

A livello di canali, è il Mobile quello su cui l’adozione del Programmatic sta crescendo più rapidamente, in linea con l’aumento della creazione di specifiche piattaforme e soluzioni per questo mezzo, come quella di Widespace. Secondo stime di Persistence Market Research, a livello globale i ricavi generati dal video mobile dovrebbero raggiungere gli 8 milioni entro il 2025, registrando il tasso di crescita medio più elevato del mercato nei prossimi anni, seguito dalla pubblicità display mobile; il video desktop sarà invece il secondo formato maggiore, in termini di valore, nel periodo di previsione.

5. La Radio

Se l’applicazione del Programmatic Buying agli spazi televisivi è ancora in uno stato iniziale in Italia, altri mezzi si stanno aprendo alla pubblicità automatizzata. Uno di questi è la Radio, e i canali Audio in generale: recentemente Mediamond ha creato un ad exchange ad hoc per la pubblicità audio digitale, MAX; Blue 449 ha avviato un nuovo approccio alla pubblicità “sonora” grazie al quale poter applicare al meglio il Programmatic al mezzo radiofonico; e sono state sperimentate con sucesso le prime campagne sul mezzo, come quella di Initiative e Cadreon per RedBull o quella di OMG e Rubicon Project per Citroën.

6. L’Out-of-Home

Un altro mezzo su cui il Programmatic sta prendendo piede è il Digital Out-of-Home. Alcune società stanno già lanciando un’offerta apposita, come Clear Channel e, a breve, Xaxis.

Il boom pubblicitario dei podcast, un mezzo che sperimenta nuovi metodi di acquisto adv

Podcast, un canale sempre più usato dalle aziende per comunicare con gli utenti.

Uno studio di IAB US e PricewaterhouseCoopers ha evidenziato che in USA la spesa pubblicitaria su podcast ha raggiunto i 220 milioni di dollari quest’anno, con un aumento dell’85% sul 2016. Solo due anni fa, il valore di questo mercato ammontava a 69 milioni di dollari.

Tradizionalmente più volto al direct response, il mezzo è sempre più utilizzato anche per campagne di brand awareness.

E anche se gli inserzionisti continuano a preferire annunci tradizionali, letti dagli speaker e capaci intrinsecamente di creare una connessione più autentica e intima con l’ascoltatore, anche la dynamic ad insertion, automatizzata e targettizzabile, è in piena crescita come metodo di acquisto pubblicitario. La metodologia, vicina al Programmatic, fa particolarmente gola agli inserzionisti in quanto consente di sfruttare al meglio da un punto di vista pubblicitario il contatto one-to-one che il podcast riesce a instaurare col singolo utente. La spesa pubblicitaria su podcast tramite dynamic ad insertion è aumentata del 51% anno su anno ed ora copre il 41% dell’intera torta.

L’aumento degli investimenti su un canale come il podcast non è un’assoluta sopresa. Il mercato infatti sta sempre più volgendo l’attenzione a mezzi audio come la radio, capaci di instaurare una relazione intima e fidelizzata con gli ascoltatori e di garantire alti tassi di “audibility”.

E già diverse società si stanno muovendo verso un approccio ad tech più sistematico a questi canali: da Spotify, che da tempo ha messo a punto un’offerta pubblicitaria in Programmatic Audio, inizialmente solo privata e recentemente ampliata anche all’open market; a Mediamond, che ha creato un ad exchange ad hoc per la pubblicità audio digitale, MAX; a Blue 449, che ha avviato un nuovo approccio alla pubblicità “sonora” in grado di superare le distinzioni tra on e offline, e grazie al quale poter applicare al meglio il Programmatic al mezzo radiofonico.

E, mentre all’estero vengono messe a punto DMP specificamente pensate per i canali “sonori”, in Italia sono già pronti i primi casi di campagne in Programmatic Audio, come quella di OMG con Spotify e Rubicon Project.

Perché è importante per il mercato il lancio della DMP Audio di Nielsen?

Il Programmatic Audio compie un nuovo passo avanti.

Nielsen ha annunciato di aver messo a disposizione di un broadcaster radio americano, Westwood One, la propria Nielsen Marketing Cloud. Il network utilizzerà la data-management platform di Nielsen per segmentare il pubblico della propria inventory digitale e radiofonica, rendendo di fatto la piattaforma la «prima DMP esclusivamente audio sul mercato», dichiara Damian Garbaccio, EVP di Nielsen Marketing Cloud.

Nello specifico il broadcaster utilizzerà Nielsen Marketing Cloud per connettere i dati degli ascoltatori provenienti dagli streaming digitali, dai podcast e dalle stazioni radio alle informazioni sugli acquisti offline disponibili tramite Nielsen Catalina Solutions e Nielsen Buyer Insights. Gli inserzionisti potranno poi inserire altri dati come quelli di prima o di terza parte.

Per quanto la disponibilità della DMP di Nielsen per il Programmatic Audio sia al momento solo limitata al mercato americano, l’annuncio segna un importante step verso la possibilità, per le aziende, di avere strumenti completi per l’acquisto di inventory in programmatic su radio, e in generale su mezzi offline. Secondo una recente ricerca di Dentsu Aegis Network, l’approdo del buying automatizzato sull’offline è uno dei temi caldi del mercato programmatico globale quest’anno.

E già diverse società si stanno muovendo verso un approccio ad tech più sistematico al mezzo radiofonico. Spotify ha da tempo messo a punto un’offerta pubblicitaria in Programmatic Audio, inizialmente solo privata e recentemente ampliata anche all’open market. In Italia solo un paio di mesi fa Mediamond ha creato un ad exchange ad hoc per la pubblicità audio digitale, MAX; e, lato agenzie, Blue 449 ha avviato un nuovo approccio alla pubblicità “sonora” in grado di superare le distinzioni tra on e offline, e grazie al quale poter applicare al meglio il Programmatic al mezzo radiofonico.

La strada verso il completo approdo del Programmatic sulla radio è ancora lunga, ma l’interesse delle aziende a un uso più targettizzato del mezzo aumenta, e il mercato si prepara a soddisfarlo.

Radio, Blue 449 lancia un modello cross-device. Di Fonzo: «L’audio è pronto al programmatic, più della tv»

Nel 1922 Queensboro investì 50 dollari per 10 minuti di messaggio pubblicitario in radio per vendere appartamenti nel Queens, a New York. Fu un momento che segnò l’inizio di un importante sodalizio, quello tra il mezzo radiofonico e la pubblicità. Un sodalizio che oggi è più forte che mai, anche grazie a una naturale evoluzione del canale, soprattutto negli ultimi 5-10 anni. Oggi infatti non si parla più di radio, ma di radio unita a streaming via web, di web radio, di piattaforme come Spotify, Deezer, Pandora, solo per citarne alcune.

Davanti ad un’evoluzione così rapida e profonda, oggi serve un approccio nuovo al canale. Un approccio che sfrutti le tecnologie e che permetta di targettizzare al meglio, lavorando in maniera programmatica anche su questo mezzo, o meglio su questo insieme di media, abbattendo i tradizionali confini tra on e offline, specialmente nell’ambito della gestione delle campagna pubblicitarie.

Per questo motivo, Blue 449, la nuova media agency di Publicis Media, ha deciso di rivoluzionare l’uso pubblicitario del mezzo partendo dalle persone e dal modo di approcciarle, con la creazione della figura dell’Experience Architect.

«Siamo andati oltre l’eliminazione della divisione tra planner off e planner on – spiega Andrea Di Fonzo, CEO di Blue 449 -; ci siamo messi a lavorare dalla parte dell’utente, seguendo la forma di consumo di contenuto. E abbiamo preso il suono, le parole, la musica come forma di espressione del contenuto a prescindere da come questo venga distribuito, che sia su via “onde radio FM” o via streaming. E per farlo abbiamo creato la figura dell’Experience Architect. Un esperto di consumo del contenuto sonoro, della distribuzione sui media differenti, sui device differenti, capace di capire come l’advertising si inserisca in questa esperienza». Una decisione che sposa quella di approcciare questo mondo al 100% in programmatic, senza compromessi.

Il Programmatic Radio rappresenta una grande opportunità per gli investitori pubblicitari: le ricerche più recenti di IDC parlano di un volume di investimenti su “radio” in programmatic superiore ai 660 milioni di euro, in crescita di oltre il 350%. «Il mondo del sonoro si adatta molto facilmente alle nuove tecnologie: e infatti il mercato dell’audio è pronto al programmatic molto di più di quanto lo sia attualmente la TV nell’ambito del video – dice Di Fonzo -. Siamo già attivi e pronti a fornire pianificazioni sul nuovo mondo sound, integrato, cross mediale e cross device; abbiamo partnership in essere con Spotify, Deezer, Pandora, MAX – Mediamond Audio Exchange e con Il Sole 24 Ore – WebSystem», prosegue Di Fonzo.

«Paradossalmente, nel mondo del suono online c’è una grande disponibilità di inventory di qualità e non utilizzata: questo avviene principalmente perché in genere le centrali media affidano al planner offline gran parte del budget per le radio tradizionali, mentre è il planner online a occuparsi delle web radio e dell’audio digitale, con un budget residuale. Ormai, questa distinzione è inefficiente, oltre a rispondere a una logica del tutto superata. Il nostro approccio prevede la costruzione di una “brand experience map” che identifica in modo puntuale tutti i touch point, e poi la pianificazione cross-device delle campagne audio grazie a tool proprietari».

Anche al mondo “sound” Blue 449 applicherà quindi i 3 asset del proprio modello di lavoro: Cross-device Marketing, andando oltre al concetto di crossmedialità e centrandosi sulla “forma di contenuto”; Neuromarketing, grazie alla piattaforma in house e il Laboratorio di Neuroscienze Applicate coordinato dal Prof. Gallucci; e Marketing Automation, basato sul concetto IfThisThanThat, sul modello proprietario denominato Consumer Hotness Grade.

«Essere agili e avere uno spirito di startup è per noi un vantaggio competitivo – conclude Di Fonzo – e il bilancio dei miei primi 100 giorni è incredibilmente positivo per quanto stiamo già riuscendo a mettere in campo in termini di innovazione e approccio per creare veramente un’agenzia nuova e differente nel panorama italiano».

Digital Audio: nasce Max, il nuovo Exchange di Mediamond

L’offerta di Mediamond si arricchisce. La concessionaria ha infatti presentato MAX (Mediamond Audio Exchange), la nuova offerta di advertising audio digitale acquistabile sulle property delle radio digitali rappresentate da Mediamond.

«Con l’acquisizione di R101 e delle radio del gruppo Finelco, Radiomediaset è diventato il principale polo radiofonico in Italia e Mediamond il punto di accesso a questa offerta con numeri leader nel mercato. Abbiamo quindi valorizzato un asset disponibile, sviluppandolo lungo la direttrice digitale e in coerenza e sinergia con il nostro intero network», così commenta la novità Davide Mondo, amministratore delegato di Mediamond.

MAX infatti è “costituito principalmente dalle radio FM nazionali già nel portfolio Mediamond (R101, Virgin, R105 e Radio Monte Carlo) – recita la nota ufficiale -: tutti brand popolari e con una forte identità, che hanno dato origine a oltre 50 web radio tematiche che estendono la propria offerta di musica. Le web radio sviluppano ogni mese oltre 3,7 milioni di sessioni di ascolto (fonte Audiometrix) e, a breve, sarà possibile pianificare campagne audio anche sui podcast, sulle applicazioni e sullo streaming radiofonico“.

Arricchiscono il bacino di MAX anche delle partnership siglate con Adswizz e TargetSpot, player internazionali specializzati sull’audio digitale, con i quali Mediamond lavorerà in esclusiva sul mercato italiano.

Complessivamente si parla dunque di un’inventory importante, che raggiunge ogni mese 5 milioni di unique listener e che, coerentemente con i dati espressi dal mercato sull’ascolto di musica sui mezzi digitali, cresce costantemente.

L’offerta di MAX è acquistabile sia in maniera diretta sia in programmatic dalle principali DSP. E, come tutti i formati digitali pubblicati tramite adserver, ha un alto livello di addressability: grazie all’utilizzo dei dati, le pianificazioni possono seguire un artista o un genere musicale, o essere definite in base alle caratteristiche dell’ascoltatore, segmentabili per sesso, età, posizione geografica, ma anche sulla base di interessi. MAX è inoltre misurabile nei risultati ed, essendo un formato nativo, offre elevate percentuali di Listen Through Rate (LTR).

Mediamond ha scelto la cornice del Programmatic Day, l’evento dedicato al Programmatic Advertising organizzato da Engage e Programmatic Italia, per presentare questa novità, con un’intervista in cui Paola Colombo, Direttore Generale AdTech e Business Development di Publitalia (Mediamond), ha spiegato al nostro direttore Simone Freddi cos’è MAX, come funziona e quali sono i suoi plus.

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Simone Freddi e Paola Colombo in un momento del Programmatic Day

A margine dell’evento, la manager ci ha parlato dei benefici dell’applicazione dell’ad tech alla radio. «Il Programmatic Audio concilia i vantaggi della radio con la profilazione e la targettizzazione del programmatic, con l’aggiunta che il mondo radio è safe, non ha problemi di frodi nè di ad blocking o di viewability, e dunque offre una grandissima efficacia», ci ha spiegato.

iHeartRadio offrirà il primo private marketplace programmatico per la radio digitale

iHeartMedia ha annunciato il lancio del primo private marketplace programmatico per la radio digitale negli Stati Uniti. Il PMP permetterà a compratori selezionati di accedere all’inventory radio premium sulle proprietà digitali all’interno di iHeartRadio, il servizio di musica e streaming dell’azienda. Le agenzie e i marchi saranno in grado di raggiungere programmaticamente gli utenti utilizzando una combinazione dei suoi segmenti dati con dati di terze parto.

iHeartRadio raggiunge più di 250 milioni di ascoltatori americani ogni mese e offre ascolto gratuito alle sue 858 stazioni radio distribuite su tutto il territorio nazionale. La piattaforma, secondo quanto sostenuto dalla stessa azienda, è il servizio digitale che, sorpassando 85 milioni utenti registrati e più di un miliardo di scaricamenti in pochi anni.

“L’audio ha un ruolo significativo e sempre più importante nella vita dei consumatori e iHeartmedia è impegnata attivamente nell’evoluzione delle modalità in cui gli operatori possono raggiungere e influenzare il loro pubblico attraverso i canali audio” ha dichiarato Brian Kaminsky, President of Programmatic and Data Operations for iHeartMedia, “Offrire un approccio programmatico all’acquisto all’ascolto delle audience digitali è una naturale prosecuzione delle nostre vendite dirette e delle iniziative di trasmissione programmatica e ci permette di catturare più dei 20 miliardi di spesa pubblicitaria prevista nel 2016”.

Il PMP di iHeartMedia è realizzato grazie alla tecnologia da AdsWizz, piattaforma programmatica che offrirà programmatic guaranteed, private marketplace e opportunità di asta aperta ai suoi partner pubblicitari. In questo modo, il servizio di streaming musicale utilizzerà i suoi dati di prima parte e quelli provenienti dai partner.

“Siamo felici di lavorare con iHeartMedia per portare avanti l’ascesa del programmatic nello spazio audio digitale”, ha Alexis van de Wyer, CEO at AdsWizz, “iHeart ha una portata unica, le sue relazioni con i marchi e il suo appetito per innovazione ci rendono partner perfetti per essere il primo private marketplace per la radio digitale. La loro decisione di lanciare un PMP è anche tempestiva perché un numero crescente di agenzie sono impazienti di cominciare a comprare programmaticamente audio digitale”.