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Adform integra la sua DSP in a2x, il marketplace audio di Triton Digital

Triton Digital, fornitore di tecnologie e servizi per la pubblicità audio, ha annunciato un accordo con Adform attraverso il quale la demand-side platform della società ad-tech sarà integrata all’interno del marketplace audio a2x.

L’integrazione, si legge nella nota, permette alle aziende e alle agenzie clienti di Adform di acquistare annunci pubblicitari in formato audio targetizzati, non saltabili e sicuri per il marchio, sia in modalità open market che private marketplace.

“Continuiamo a fornire ai nostri inserzionisti modi innovativi per connettersi con il loro pubblico di riferimento su una varietà di dispositivi, inclusi il desktop, mobile, altoparlanti intelligenti, e la nostra integrazione con Triton Digital rafforza questo impegno – ha dichiarato Rick Jones, SVP Global Revenue Development della società ad-tech -, a2x offre ai nostri compratori accesso a inventory audio di alto livello che spazia da podcast, radio broadcast, giochi online, sport e servizi di musica online e altro”.

“Siamo orgogliosi di integrare Adform con a2x e di permettere ai loro inserzionisti di utilizzare il potere e l’efficacia dell’audio digitale per raggiungere il pubblico desiderato – ha aggiunto Benjamin Masse, Managing Director, Market Development and Strategy di Triton Digital -. Con una grande presenza globale, l’adozione dell’audio da parte di Adform sosterrà senza dubbio la crescita del canale dell’industria nel complesso”. L’anno scorso, nell’ambito di “Radio Goes Digital“, convegno organizzato da DigitalMDE, fornitore esclusivo in Italia degli strumenti di Triton Digital, e dedicato proprio al segmento della pubblicità audio, Masse aveva fornito una panoramica sulle tendenze di crescita del Digital Audio nel resto del mondo e l’impatto sul media mix.

Contattata da Programmatic Italia, DigitalMDE ci ha confermato che l’accordo con Adform è attivo a livello globale, e dunque anche in Italia.

Lo scorso febbraio, Triton Digital aveva integrato all’interno di a2x la demand-side platform di MobPro.

Davide Panza, DigitalMDE: «Programmatic audio? L’interesse è elevato, ora serve l’inventory»

All’estero, aziende ed editori hanno già capito da tempo i benefici del programmatic audio, e il mercato sta godendo di una rapida evoluzione e di numeri in crescita. Negli Stati Uniti, secondo uno studio di IAB e PwC, il valore del mercato adv su podcast ha raggiunto a fine 2017 i 314 milioni di dollari, in aumento dell’86% rispetto all’anno precedente, quando era a quota 169 milioni, e la cifra dovrebbe aumentare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. La stessa Google, a testimonianza di quanto “redditizio” si sta rivelando questo mezzo, ha recentemente reso disponibile sulla propria DSP l’acquisto di spazi pubblicitari audio in programmatic.

E in Italia qual è la situazione? Lo abbiamo chiesto a Davide Panza, CMO & Co-Founder di DigitaMDE, società specializzata in tecnologie per il digital audio. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sono a tuo parere i benefici del programmatic audio per brand ed editori?

«Per gli editori radiofonici, cioè quelli che già producono contenuti audio, il Digital Audio in genere e la possibilità di esporre l’inventory digitale per essere acquistata anche in programmatic portano in primis una nuova e aggiuntiva fonte di revenue: l’AgCom ha già esplicitato come il budget di riferimento per il programmatic audio sia quello digitale e non quello della radio broadcast (modelli di offerta e metriche totalmente diverse), quindi per gli editori questo significa accedere ad altri portafogli di investimento. Le pianificazioni pubblicitarie digitali offrono notevoli benefici come targetizzazione, personalizzazione della creatività, inserimento di un banner cliccabile, misurabilità, metriche a performance, ecc., tutte caratteristiche viste di buon occhio dagli investitori. Per gli editori che pubblicano contenuti su carta stampata e sul web (testi e visual) il digital audio rappresenta un potente strumento di cross-medialità che permette ad un’opportuna declinazione dei loro contenuti, i cosiddetti podcast, di raggiungere gli utenti quando non possono guardare uno schermo».

Qual è la situazione del programmatic audio in Italia, a confronto con quella di altri Paesi europei?

«Siamo ai primi vagiti. Oggi in Italia è possibile acquistare in programmatic o anche in semplice private deal solo da Spotify e dalle radio commercializzate da Mediamond. Le altre radio stanno studiando e capendo come introdurre nella loro offerta la commercializzazione dell’inventory digitale ma questo significa un’evoluzione del modello commerciale di non facile implementazione. Negli altri Paesi europei la situazione è più felice perché i grandi editori radiofonici hanno colto da tempo le opportunità offerte dal digital audio e implementato di conseguenza i modelli di business adeguati, con buona soddisfazione di editori, concessionarie, agenzie ed investitori».

Che livello di interesse c’è tra aziende ed editori rispetto al programmatic audio in Italia?

«L’interesse è elevato, soprattutto lato domanda e le recenti attivazioni di piattaforme DSP verso il digital audio testimoniano questa attenzione. Noi stessi riceviamo costantemente richieste da centri media e agenzie di pianificazioni disponibili ma siamo costretti a rimandare la palla al mittente fino a che gli editori non adotteranno ad server e produrranno podcast».

Qualche mese fa avete lanciato Spot+, una soluzione all’avanguardia…

«Spot+ è la soluzione nata per permettere alle concessionarie delle radio di poter vendere la loro audience integralmente in conformità all’indagine degli ascolti di TER (Tavolo Editori Radio) ma con la possibilità di “supervalorizzare” solo la quota parte di audience digitale applicando le caratteristiche proprie del digitale citate sopra. Siamo fiduciosi che Spot+ sarà sempre più utilizzato via via che gli editori apriranno al programmatic la loro inventory».

Come sta performando quest’anno DigitalMDE?

«Il nostro business sta naturalmente risentendo di questi ritardi nell’adozione delle tecnologie digitali e nei conseguenti modelli di business. Siamo però convinti di essere molto vicini ad una forte accelerazione, grazie alle sempre più frequenti discussioni degli editori radiofonici italiani su Radioplayer, di cui auspichiamo una rapida adozione».

Ci sono delle novità a cui state lavorando?

«Subendo il programmatic i ritardi di adozione di cui sopra, ci siamo concentrati su altri due temi per noi molto importanti, creando due progetti paralleli: la produzione di podcast e branded podcast originali sulla scia dell’enorme successo che stanno avendo ovunque nel mondo e la creazione di un’offerta strutturata e completa per la presenza dei brand su smart speakers e voice assistant. Entrambi questi progetti saranno presentati al mercato dopo l’estate».

Dynamic ad insertion nei podcast: ecco perché il suo utilizzo cresce

Quello dei podcast è un mezzo pubblicitario in crescita, sia da un punto di vista di utenza che di interesse da parte degli inserzionisti. Lo scorso anno, uno studio di IAB US e PricewaterhouseCoopers rivelava che in USA la spesa pubblicitaria su podcast aveva raggiunto nel 2017 i 220 milioni di dollari, in aumento dell’85% sul 2016. Nel 2015, il valore di questo mercato ammontava a 69 milioni di dollari.

Tra le modalità pubblicitarie, quella che su questo mezzo sta incontrando un’adozione sempre maggiore è in particolare la dynamic ad insertion. Una forma di inserimento “dinamico” della pubblicità, automatizzato e targettizzabile, che fa particolarmente gola agli inserzionisti per due motivi. Innanzitutto perché consente di sfruttare al meglio da un punto di vista pubblicitario il contatto one-to-one che il podcast riesce a instaurare col singolo utente. Ma anche perché, diversamente dall’inserimento “tradizionale” di adv, riesce a risolvere alcune problematiche connesse alla natura stessa del canale podcast e che ne limitano l’elevato potenziale.

A differenza di una pagina internet, infatti, in cui gli annunci vengono riaggiornati facilmente ad ogni refresh anche automatico della pagina, nel caso dei podcast gli utenti scaricano contenuto e annunci insieme una sola volta. Questo vuol dire che, se si posiziona pubblicità in maniera “tradizionale”, ad esempio facendo leggere gli annunci direttamente agli speaker durante la registrazione, la pubblicità inserita rimane quella per sempre, anche a distanza di settimane o mesi. Una soluzione non efficiente per un mezzo che non vive solo nel momento immediato della messa online di un contenuto, ma che, nel caso di show particolarmente popolari, continua a registrare alti numeri di download anche molto tempo dopo.

Dunque, l’inserimento di annunci sempre “freschi” non è cosa semplice se si usano metodi tradizionali, ed in questo la dynamic ad insertion costituisce una buona soluzione. Da qui il suo rapido sviluppo.

Dynamic ad insertion nei podcast: il Washington Post sviluppa un nuovo tool

E tra gli editori, c’è anche chi sviluppa degli strumenti propri per l’inserimento di creatività dinamiche. Come il Washington Post, il cui team di ricerca ha sviluppato una soluzione, chiamata Rhapsocord, capace di identificare all’interno di un contenuto podcast i posizionamenti pubblicitari (pre-, mid- e post-roll), inserire automaticamente annunci in essi e mandare il contenuto alle varie piattaforme di distribuzione. Il tutto in maniera automatica, ossia senza che il creatore del podcast debba ri-modificare il contenuto manualmente per inserire di volta in volta le campagne.

Lo strumento, inoltre, ha anche delle capacità di targeting contestuale: è abilitato infatti all’immagazzinamento di metadati su ciascun episodio di un podcast, in modo che gli inserzionisti possano acquistare gli spazi sulla base degli argomenti trattati, come politica, sport o economia.

Nasce Pladway, full-stack crossmediale italiana con focus su Programmatic Out Of Home e Audio

Nasce in Italia una nuova piattaforma full-stack tecnologica crossmediale, comprensiva di DSP e SSP, che si propone di diventare fin da subito un punto di riferimento per il Programmatic Out Of Home e Audio, con un focus iniziale sul territorio italiano. Si chiama Pladway, ed è stata fondata da Gianluca Galliani, Stefano Premoli (il manager continuerà a rivestire la carica di direttore commerciale di Viralize), e Francesco Meneghetti. «Pladway nasce dall’idea di sviluppare una piattaforma fullstack non derivata dal web, per la compravendita in programmatic di spazi Out of Home – spiega Galliani, CEO della società-. Il nostro obiettivo è diventare la tecnologia principale con cui trading desk e publisher negozino inventory outdoor, indipendentemente che si tratti di video, audio o, perché no, in futuro anche display».

Un obiettivo importante, che Pladway punta a raggiungere con tecnologie all’avanguardia e una struttura 100% italiana. «Il nostro punto di forza principale è l’italianità di tutto il team di manager e programmatori – aggiunge Galliani -, che ci permette di fornire ai nostri partner un servizio rapido e localizzato, coinvolgendoli nel processo di sviluppo del prodotto, per creare una soluzione tagliata su misura per il mercato».

Tech provider di Pladway è Fabbricadigitale, società nata nel 2000 con l’obiettivo di realizzare una ICT company lontana dai poli tecnologici tradizionali, e sin da subito focalizzata nel mondo del digital media. «Il media buying negli ultimi anni ha intrapreso un cammino verso l’automatizzazione della compravendita di spazi pubblicitari sul web e ora i tempi sono maturi per una digitalizzazione anche dei processi legati all’Out Of Home – dichiara Francesco Meneghetti, CEO di Fabbricadigitale e Co-Founder di Pladway -. Lo sviluppo di software che rilevano il numero di persone presenti vicino ad uno schermo outdoor o ad un’emittente audio, ha consentito la nascita di sistemi di rilevamento quali l’OTS (“Opportunity To See”), un innovativo strumento di “people counting” che permette di misurare in tempo reale la quantità di utenti potenzialmente esposti al messaggio ed acquistare solo chi è stato presente per il 100% della durata dello spot. L’obiettivo di Pladway è quindi quello di integrarsi con le principali piattaforme di Digital Signage e i loro sistemi di misurazione delle “Opportunity To See”, in modo da fornire ai buyer uno strumento di acquisto basato su dati reali di persone e non più statistici».

Primo “acquisto” per rafforzare il team di Pladway è Federico Fassina, Head of Operations, con un passato di tre anni nella SSP StickyADS.tv, in seguito acquisita da FreeWheel, parte del gruppo Comcast. «Non appena mi è stato presentato il progetto, ho subito visto tre grandi opportunità – racconta Fassina -: far parte di un team esperto ed eterogeneo, entrare in un nuovo “canale” in grande sviluppo come l’Out Of Home, poter mettere a disposizione la mia esperienza in una startup con grandi ambizioni. Per una volta possiamo dimostrare come anche in Italia si possano creare aziende ad tech di successo».

Spotify, la pubblicità in Programmatic cresce del 94% nel Q1 2018

Cresce a ritmi vertiginosi il business programmatico di Spotify. In occasione del bilancio Q1 2018, il primo dalla sua quotazione a Wall Street all’inizio di aprile, la società ha reso noto che la raccolta dalla vendita pubblicitaria automatizzata è aumentata del 94% anno su anno.

Nonostante questo sorprendente incremento, la maggior parte del fatturato pubblicitario dell’azienda arriva da pubblicità venduta in maniera diretta. A fare la parte del leone resta la pubblicità audio, che copre gran parte del business adv dell’azienda e registra crescite solide, tuttavia più contenute di quelle del video. Complessivamente, la raccolta adv di Spotify nel trimestre ha raggiunto i 102 milioni di euro, in aumento del 38% anno su anno.

Spotify ha lanciato la versione beta della sua piattaforma pubblicitaria self-service Ad Studio lo scorso settembre, e da allora ha portato a bordo della soluzione centinaia di inserzionisti, “e altre migliaia in più si sono iscritte al programma per richiedervi accesso – spiega Spotify in una nota -. Sebbene ancora limitati, i primi risultati del prodotto sono stati incoraggianti, e ci aspettiamo che col tempo il self-service diventi una fetta significativa del fatturato della nostra app Ad-Supported“.

Adesso tra i prossimi obiettivi pubblicitari della società c’è quello di aprire la piattaforma a nuovi canali adv, come i podcast, e di sfruttare il proprio prezioso bacino di dati su preferenze e abitudini degli utenti al di là della pubblicità, per aiutare artisti ed etichette discografiche a commercializzare i loro prodotti. Spotify ha tra l’altro recentemente avviato un restyling della versione gratuita dell’app, con un’ampliamento delle funzionalità per gli utenti e, col tempo, maggiori possibilità di targeting pubblicitario.

Il fatturato complessivo di Spotify nel trimestre è cresciuto del 26% anno su anno a 1,13 miliardi di euro, con 170 milioni di utenti mensili attivi (+30%). Gli utilizzatori della versione gratuita e con pubblicità dell’app sono aumentati del 21% a 99 milioni, mentre quelli della versione a pagamento hanno raggiunto i 75 milioni (+45%). La società, tuttavia, continua a perdere denaro, con perdite operative pari al 5% del fatturato, e stima di raggiungere nel prossimo trimestre tra gli 1,1 e i 1,3 miliardi di euro di giro d’affari, in aumento del 29% anno su anno, ma potenzialmente al di sotto delle aspettative del mercato.

Digital Audio, le audience crescono. E il media è sempre più strategico per gli spender

Quello della pubblicità legata al settore del Digital Audio è un mercato in rapida crescita. L’audience ampia e in continua crescita, la necessità di essere “on” quando gli schermi sono “off”, la possibilità di raggiungere l’utente con messaggi fortemente ingaggianti sta portando l’industry a dare importanza a questo canale emergente, a cui si si può accedere sia in modalità diretta sia per mezzo del Programmatic.

Non per niente, il settore arriva sul palco del Programmatic Day(s) con un focus organizzato insieme a DigitalMDE, player nato proprio per rendere disponibili strumenti e competenze innovativi con cui editori, concessionarie, agenzie ed inserzionisti possono predisporre una Digital Audio Strategy e sfruttare tutte le opportunità che il settore offre.

«Simulcast, app musicali, web radio, podcast. Il Digital Audio è già una realtà e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Le audience su questo canale continuano ad aumentare e, di conseguenza, crescono gli investimenti pubblicitari, con incrementi a doppia cifra, e in alcuni mercati ormai pari al 30% del totale della spesa advertising sulla radio», ha detto Mirko Lagonegro, Ceo & Co-Founder di DigitalMDE.

La reach effettiva e multimediale è uno degli obiettivi della comunicazione digital audio e di prodotti innovativi come Spot+, la soluzione che DigitalMDE ha sviluppato con il supporto tecnologico di Triton Digital per offrire alle aziende una soluzione con cui aziende e centri media potranno personalizzare gli annunci pubblicitari in streaming.

«Con la nostra soluzione – ha aggiunto Lagonegro – un investitore o un’agenzia che acquistano una campagna radiofonica da una radio per una certa audience potranno arricchire solo gli spot veicolati via streaming con una serie di opzioni che il digitale offre, come la targetizzazione (per area geografica ad esempio), la gestione di diverse creatività in funzione dell’obiettivo, l’inserimento di un banner cliccabile che porti ad una landing page apposita».

Lo scenario e le prospettive del Digital Audio in chiave pubblicitaria sono stati quindi discussi in un panel cui hanno partecipato Gruppo Triboo, Dentsu Aegis Network e S4M.

Cristina Pianura, Coo di Triboo Media, ha spiegato perché la digital company ha deciso di entrare nel Digital Audio e le prospettive che questo media offre in chiave di monetizzazione. «Triboo Media è diventato nel 2018 un editore anche radiofonico e, dunque, per la prima volta, ha debuttato nel mondo audio», ha spiegato Cristina Pianura.«Un progetto innovativo, una grande sfida, che permette a Triboo Media di proporre non più solo contenuti digitali ma anche audio digitali. E, quindi, nuove opportunità di fidelizzazione dell’utente che mettiamo a disposizione del mercato».

Ma cosa occorre ad un editore per esporre e quindi monetizzare un’inventory digitale? «Alla radio serve, certo, la tecnologia necessaria per implementare i servizi di Digital Audio. Ma, soprattutto, serve coraggio, perché in Italia la radio è un media ancora prettamente analogico», ha spiegato Davide Panza, CMO & Co-Founder di Digital MDE. «Gli editori però stanno arrivando, anche perché il settore aveva bisogno di un modello di business sostenibile e noi lo abbiamo fornito loro».

La crescita dell’audience del digital audio ha già attirato l’interesse dei più importanti centri media. Paolo Artioli, Programmatic Principal di Denstu Aegis Network, ha raccontato come  il gruppo ha inquadrato a livello di proposta agli investitori il Programmatic Audio. «Siamo partiti nel 2015, tra i primi del settore, con una campagna di Programmatic Audio per un nostro cliente della Gdo», ha detto Artioli. «Crediamo da tempo, dunque, in questo nuovo media e siamo convinti del suo successo principalmente per tre motivi. L’inventory non è più solo radio ma audio in senso allargato grazie a streaming e dowlnload. Il formato audio è immersivo, intimo e ha, dunque, una dignità che il mercato deve tenere in considerazione. Gli strumenti di misurabilità, ormai, permettono di valutare nel migliore dei modo l’efficacia del mezzo».

Verso l’audio, poi, converge anche l’attenzione di altre società ad tech, specialmente quelle specializzate in mobile. E’ il caso di S4M, realtà che ha appena lanciato una soluzione dedicata. «Ci siamo posti come obiettivo, quando abbiamo iniziato ad occuparci di Digital Audio, di utilizzarlo per permettere alle aziende di portate i consumatori connessi negli store fisici», dichiara Benvenuto Alfieri, Head of Sales di S4M. «Il Digital Audio ha risposto sin da subito a questa esigenze raccogliendo l’interesse dei centri media».

Grandi sviluppi, quindi, sono attesi per il prossimo futuro nel campo del Programmatic Audio, anche perché gli editori stanno sempre più puntando sui contenuti audio e perché la monetizzazione garantita dalle piattaforme che fanno leva su questo strumento, anche considerando il target che sanno raggiungere, è sempre più interessante.

Audio digitale, Pandora acquisisce AdsWizz per 145 milioni di dollari

Il servizio di streaming radiofonico Pandora acquisirà AdsWizz, fornitore di soluzioni per la pubblicità audio digitale. Il valore dell’operazione è di 145 milioni di dollari, da sborsare in contanti e titoli azionari.

L’integrazione di AdsWizz, annunciata in una nota, amplierà le capacità di Pandora nelle tecnologie pubblicitarie, permettendo agli inserzionisti della piattaforma di raggiungere un pubblico più ampio e accrescendo le possibilità di monetizzazione. “Grazie a questa operazione creeremo il più grande ecosistema di pubblicità audio digitale, il che andrà a vantaggio degli editori e degli inserzionisti in tutto il mondo”, ha dichiarato Roger Lynch, Direttore generale di Pandora.

Aziende e agenzie potranno eseguire transazioni sul marketplace globale di AdsWizz attraverso Pandora e altri editori premium di contenuti audio. Pandora sosterrà la crescita delle attività principali della società ad-tech e investirà nello sviluppo di tecnologie a favore di tutte le parti interessate.

“È giunto il momento di unire le forze con Pandora, uno dei leader e pionieri dell’audio digitale, e di accelerare la nostra capacità di offerta di soluzioni che rispondono alle esigenze sempre più complesse degli inserzionisti e degli utenti di contenuti digitali”, ha affermato Alexis van de Wyer, Direttore generale di AdsWizz.

Al perfezionamento della transazione, previsto per il secondo trimestre 2018, AdsWizz diverrà una sussidiaria di Pandora e van de Wyer continuerà a rivestire la carica di Direttore generale di AdsWizz.

In Italia, gli strumenti di AdsWizz sono utilizzati da Mediamond (leggi l’articolo dedicato) per la vendita diretta e programmatica degli spazi pubblicitari su tutte le webradio e i podcast in gestione della concessionaria.

Continua a crescere la pubblicità audio digitale

La pubblicità audio digitale sta registrando un’importante crescita in questi ultimi anni, lo dimostrano i dati dell’Interactive Advertising Bureau, secondo cui il formato è caratterizzato un tasso di crescita annuo pari al 42% a livello globale. Anche la recente ricerca rilasciata da Global ha rilevato che, grazie ai nuovi canali quali radio online, podcast, piattaforme di streaming e dispositivi ad attivazione vocale, sempre più inserzionisti utilizzeranno questo formato in futuro.

L’audio digitale nella sua declinazione programmatica sarà tema di approfondimento di una tavola rotonda del Programmatic Days, che si terrà il 18 e 19 aprile presso l’Auditorium IULM di Milano.

S4M entra nel programmatic audio: integrata Fusio con il marketplace di Triton Digital

S4M integra la sua demand-side platform mobile Fusio con a2x, il marketplace di pubblicità audio di Triton Digital. Questa collaborazione, che sancisce l’ingresso di S4M nel programmatic audio, fornisce ai clienti della piattaforma di marketing mobile una inventory audio accessibile in maniera automatizzata, combinata con la possibilità di definire dinamicamente il targeting di geolocalizzazione e l’analisi del traffico nei negozi fisici.

Ciò rende dunque possibile l’ottimizzazione delle campagne di agenzie e marchi, che ricevono dati precisi e aggiornati sulle visite nei punti vendita da parte dei consumatori. In altre parole, sarà possibile individuare quali persone raggiunte da un annuncio audio si sono poi effettivamente recate in un negozio. Grazie all’integrazione con Factual, S4M è in grado di fornire queste informazioni in tempo reale permettendo ai clienti di regolare pianificazione e creatività sulla base di riscontri costanti.

«La pubblicità audio rimane un canale chiave per i brand dato l’aumento del consumo di musica in streaming e podcast; la spesa prevista su questo canale vede una crescita a due cifre in tutto il mondo», spiega Andrea Pongan, Country Manager di S4M, «Siamo entusiasti di essere integrati con il marketplace di a2x, che consente agli investitori che utilizzano Fusio di geotargetizzare i propri messaggi audio digitali, nonché la possibilità di misurare importanti KPI come i tassi di conversione e l’analisi del traffico nei punti vendita».

A seguito di questa integrazione, si legge nella nota, Fusio è l’unica piattaforma in grado di unire campagne pubblicitarie audio digitali alle visite reali nei negozi.

“I brand sono alla continua ricerca di formati native e attività coinvolgenti in grado di connettersi con la propria audience, e l’audio digitale con le sue caratteristiche mobile-first, uno a uno e la sua natura non saltabile è un potente mezzo di persuasione”, ha detto Benjamin Masse, Managing Director, Market Development and Strategy di Triton Digital, “Siamo lieti di fornire ai clienti di Fusio by S4M la possibilità di aggiungere l’integrazione dell’audio, per la prima volta, al loro media mix”.

Lo scorso mese, la società fornitrice di tecnologie e servizi nel segmento dell’audio digitale ha integrato a2x con la demand-side platform di MobPro.

S4M, l’anno comincia con il segno positivo

Andrea Pongan si è detto molto soddisfatto dell’andamento della società nei primi mesi dell’anno: «I riscontri ricevuti dai clienti nel corso del 2017 sono stati particolarmente positivi; hanno tutti registrato un elevato tasso di visita sui loro siti. Sicuramente questo si configura come un primo trimestre interessante per la nostra realtà». La sede italiana della società ha previsto un raddoppio del fatturato, oltre che dell’organico, nel 2018.

S4M ha recentemente presentato al Mobile World Congress di Barcellona la versione self-service di Fusio, che sarà effettivamente disponibile tra poche settimane al mercato. La piattaforma include anche un ad builder, una nuova funzione che permette ai clienti di assemblare e personalizzare le creatività pubblicitarie per dispositivi mobili.

La squadra italiana di S4M si è da poco allargata con l’ingresso di un designer, che si occupa della progettazione e delle grafiche dei formati, di un trader e di un account manager.

Pandora punta sull’ad-tech e testa le creatività dinamiche nel programmatic audio

Accanto alla musica, più spazio all’ad-tech: Pandora, il noto servizio di streaming musicale americano, ha annunciato una riorganizzazione del business con l’intenzione di concentrarsi maggiormente su aree come le tecnologie pubblicitarie e i servizi agli inserzionisti.

Nel nuovo piano industriale presentato mercoledì fanno parte tagli dei costi per 45 milioni di dollari in alcune aree tradizionali di business (la musica): tale somma “sarà reinvestita in iniziative di crescita tra cui ad-tech, contenuti non musicali, integrazione di dispositivi e tecnologie di marketing, aree verso le quali l’azienda intende redistribuire i dipendenti esistenti e l’apertura di nuove posizioni”, ha detto la società.

Nell’ambito di queste novità, Pandora ha annunciato di avere stretto una partnership con The Ad Council e con l’agenzia specializzata in programmatic A Million Ads per testare una nuova piattaforma di annunci che consente di veicolare in programmatico annunci audio personalizzati.

La nuova piattaforma audio di Pandora è stata progettata per consentire l’iper-personalizzazione e l’assemblamento in real time di annunci audio, sfruttando la base di dati del pubblico Pandora, tra cui età, sesso, modalità di sintonizzazione, posizione e preferenze musicali.

Si tratta di uno dei primi esempi concreti di creatività dinamica proposta nel Programmatic Audio: “Siamo in grado di fondere insieme elementi diversi, o segmenti di un annuncio audio per ottenere un messaggio particolare giusto per ogni ascoltatore”, ha spiegato Lizzie Widhelm, Senior Vice President della divisione pubblicitaria di Pandora. “Siamo curiosi di capire se siamo in grado di sfruttare i nostri dati sull’utente per rendere le interruzioni pubblicitarie più coinvolgenti. La nostra ipotesi è che se lo spot audio risulta personalizzato e pensato solo per te, la capacità di attivare l’attenzione dovrebbe aumentare”.

La creatività viene registrata e prodotta da Pandora ed erogata attraverso un semplice tag. Audible, il servizio musicale di audiolibri di Amazon, sarà il primo grande inserzionisti a testare la piattaforma.

Aperte le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018

Sono aperte sul sito dedicato le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018, il principale evento italiano dedicato al Programmatic Advertising che si terrà il 18 e 19 aprile all’Auditorium IULM di Milano (via Carlo Bo, 7).

Giunto alla quarta edizione, l’appuntamento organizzato da Programmatic Italia ed Engage offre un’occasione imperdibile per conoscere e approfondire le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dai dati e dall’automazione al mondo della comunicazione pubblicitaria.

Nel 2018 l’evento si amplia articolandosi in una due giorni ricca di conferenze, occasioni di networking e molto altro. L’obiettivo è quello di offrire a un pubblico di tipo professionale – principalmente aziende, editori, agenzie e centri media – una panoramica completa sul mercato programmatico, dall’analisi dello scenario, alla definizione degli obiettivi perseguibili attraverso l’ad-tech, degli strumenti disponibili in Italia e della misurazione dei risultati.

Il programma del meeting si completa con una serie di attività di taglio didattico, organizzate dalla Engage Digital School, per chi volesse vivere Programmatic Day(s) 2018 come un’occasione di formazione, oltre che di networking e accrescimento professionale. Di seguito, qualche anticipazione sul programma.

DAY 1 (mercoledì 18 aprile) – It’s all about trust

Le novità del mondo ad tech, il tema caldo della “trasparenza” e le nuove frontiere del Programmatic Audio sono al centro del programma della prima giornata di Programmatic Day(s). (iscriviti qui)

  • “Programmatic adv: trends and expectations 2018”

Qual è il grado di “maturità” raggiunto dal Programmatic in Italia? E quali sono gli sviluppi attesi nel prossimo futuro? La prima giornata di Programmatic Day 2018 risponderà a queste domande grazie a una ricerca inedita realizzata in collaborazione con Human Highway, i cui spunti saranno analizzati nel corso di una tavola rotonda  – “Programmatic adv: trends and expectations 2018” – da figure chiave della industry pubblicitaria.

  • Le novità dell’ad-tech del mar-tech

Dall’integrazione tra ad-tech e mar-tech, all’uso evoluto dei dati nelle strategie di buying e selling, alle nuove tecnogie di monetizzazione come l’Header Bidding. Spazio alle novità dello scenario programmatico nella comunicazione online, con l’occhio sempre rivolto ai temi caldi della “trasparenza”, della brand safety e della user experience.

  • Programmatic Audio

La crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta mettendo il programmatic audio in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Ne parleremo in un focus.

DAY 2 (giovedì 19 aprile) – New Frontiers

I dati sugli investimenti, l’evoluzione qualitativa dei formati e l’espansione del Programmatic a mezzi come l’Out Of Home e la TV sono invece i punti attorno a cui si snoderà l’agenda della seconda giornata di lavori ai Programmatic Day(s) (iscriviti qui).

  • Programmatic: il mercato nel 2018

La seconda giornata di Programmatic Days 2018 si aprirà con la presentazione dei dati quantitativi sul Programmatic nel 2018. Quanto vale il mercato, dove si concentrano gli investimenti, quali sono le prospettive di crescita per il 2018. In sintesi: ricerche e commenti per approfondire gli scenari evolutivi del settore.

  • L’evoluzione dei formati

Il programma degli interventi di giornata si concentrerà quindi sullo sviluppo qualitativo del programmatic in termini di formati e mezzi disponibili. Focus su Native, Rich Media, creatività dinamiche, intersezioni con il machine learning, etc.

  • OOH & TV nell’era dell’addressable media

Per quanto riguarda i media che tradizionalmente “offline” il focus sarà sull’Outdoor e sul canale Video, con ampi interventi dedicati alle prime esperienze di Programmatic Advertising sulla Internet TV e sugli sviluppi previsti nell’ambito della TV lineare.