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Programmatic e Radio: come sta cambiando l’ecosistema audio

In Italia la Radio è un mezzo che gode di un’audience fidelizzata. Secondo gli ultimi dati di TER (Tavolo Editori Radio), nei primi sei mesi del 2018 ci sono stati oltre 34 milioni di ascoltatori sintonizzati ogni giorno sulle emittenti radiofoniche.

Tuttavia, il mercato sta cambiando e ormai da molti anni il mezzo è caratterizzato da una forte digitalizzazione che ha modificato le modalità di ascolto della Radio, aggiungendo nuove tipologie di fruizione, come lo streaming su web o smartphone o l’ascolto tramite Podcast.

L’ecosistema nell’ultimo periodo si è arricchito ulteriormente di Web Radio, contenuti creati per l’online e disponibili solo con questa modalità di fruizione e ha visto l’esplosione di una serie di servizi di streaming on-demand, da Spotify a Deezer per intenderci.

Anche in termini pubblicitari si assiste ad una crescita dello spending sul mezzo Audio non tradizionale.

Secondo gli ultimi dati di Emarketer, su base IAB, la spesa per la pubblicità su audio digitale a livello globale sta aumentando rapidamente, toccando 1,6 miliardi di dollari nel 2017, rispetto ai 1,1 miliardi nel 2016.

Un ecosistema quindi in forte espansione: soltanto in Italia, secondo le stime GroupM, ci sono oltre 14 milioni di italiani che utilizzano ogni giorno servizi di streaming digitale.

Il fenomeno, caratterizzato da numeri importanti che non abbiamo ignorato, ci ha permesso di cogliere l’opportunità, creando un prodotto che sfrutta il programmatic e che aggrega le principali web radio di RadioMediaset, Radio Montecarlo, alcuni aggregatori di radio e le maggiori piattaforme di streaming on-demand internazionali, dando la possibilità di acquistare spot audio erogati prima o durante l’ascolto.

Inventory acquistabile tramite DSP a cui aggiungiamo le infinite potenzialità dei dati: gli spot sono infatti targhettizzati in base agli interessi di ogni singolo utente, al profilo sociodemografico, al device, alla posizione geografica, come qualsiasi campagna digitale.

Inoltre, grazie al lavoro a quattro mani portato avanti con il team di Research & Insight di GroupM, è ora possibile agganciare alle campagne di programmatic Audio anche il target dei Light Radio Listeners, ovvero coloro che consumano giornalmente meno di un’ora e mezza di Radio tradizionale, con un reale vantaggio per il cliente in termini di reach incrementale raggiunta e CPG saving (sul target specifico), preservando la frequenza del piano audio complessivo.

Efficacia, misurazione ed evoluzione

Il mondo digitale vive con l’ossessione della misurazione. Per i clienti abituati ad acquistare spazi in Radio, poter misurare le campagne audio è fondamentale, così come per noi lo è potere garantire tale attività, in tutta la sua ricchezza di informazioni.

Grazie all’efficienza digitale e alla granularità dei dati che fornisce, le campagne sono misurabili e tracciate con il parametro del Listen Through Rate (LTR) e il cliente può ricevere il dato degli utenti che hanno effettivamente ascoltato lo spot (oggi vantiamo un benchmark superiore al 90%).

È un mercato che sta cambiando rapidamente e sono molti i trend che non si possono più ignorare ma anche in questo caso sarà fondamentale informare gli operatori e i clienti e iniziare a creare un marketplace anche italiano. In Italia esiste una cultura radiofonica fortissima ma solo pochi editori tradizionali sono oggi acquistabili tramite le piattaforme di programmatic buying: il mercato mette in evidenza una grande opportunità che vale la pena cogliere anche lato publisher.

In generale, il Programmatic ha ormai travalicato i confini del mondo online, per abbracciare diversi altri mezzi – non solo l’Audio ma anche ad esempio l’affissione – e Xaxis non si sta facendo trovare impreparata. In ambito DOOH, siamo sicuramente in una prima fase di automatizzazione dei processi che ha già portato agli inserzionisti – oltre 20 clienti attivati quest’anno tra cui leader del mercato, come Ford o Zalando – numerosi vantaggi, così come sul fronte Audio abbiamo intercettato il potenziale e ci siamo mossi come first mover.

Su entrambi i mercati ci muoveremo al passo con i tempi per offrire ai nostri clienti delle soluzioni advertising all’avanguardia e innovative, garantendo loro un vantaggio competitivo strategico.

Oath arricchisce l’offerta: sulla DSP arriva il Programmatic Audio

Nell’offerta di Oath Ad Platforms, che riunisce le tecnologie pubblicitarie di Oath, arriva il Programmatic Audio a livello globale.

Sulla DSP della divisione media di Verizon (divisione che sarà nel 2019 ribrandizzata in Verizon Media Group) infatti sarà presto possibile acquistare inventory audio grazie ad integrazioni con vari exchange digitali, come Rubicon Project. Tra gli spazi disponibili, servizi di podcast e streaming musicali come SoundCloud e TargetSpot.

L’offerta audio va ad aggiungersi ai già esistenti spazi display e video disponibili sulla DSP, mettendo insieme i vari formati in un unico prodotto.

“Per gli inserzionisti che hanno già adottato l’audio digitale, la tecnologia in programmatic offre il vantaggio aggiuntivo del controllo e dell’ottimizzazione in-flight – spiega Oath in una nota -. Ora è possibile pianificare in tempo reale e apportare modifiche alla gestione delle aste nella DSP per raggiungere in modo efficiente il pubblico desiderato. Il programmatic audio offre anche maggiori opportunità di pubblicità audio personalizzata, incluso il targeting contestuale“.

Le aziende potranno anche ragionare in ottica multicanale, affiancando “pianificazioni audio alle proprie campagne video e display nella DSP ottenendo così una panoramica olistica e completa degli insight in un’unica piattaforma centralizzata. Possono anche sfruttare le capacità di ottimizzazione di AdLearn Oath Ad Platforms per offrire un ritorno senza precedenti sulle vendite degli annunci su tutti i canali”, prosegue la nota.

«Lo streaming di musica o di podcast è diventato ormai una nuova abitudine della nostra quotidianità. E infatti la fruizione di audio digitale è una delle attività più comuni che facciamo con il nostro cellulare. Questo trend, unito alle sofisticate funzionalità di targeting in modalità programmatic, fanno dell’audio un potenziale bacino pubblicitario che non può essere più trascurato. Oath, da sempre attenta a fornire le migliori soluzioni di investimento per i propri advertiser, mette a disposizione degli inserzionisti una nuova fonte di inventory proveniente dai migliori servizi di audio digitali e streaming per ampliare ulteriormente le opportunità di pianificazione», dichiara Christina Lundari, General Manager di Oath Italia.

Spinto dalle nuove piattaforme di streaming e podcast, l’audio digitale è una crescente opportunità per gli inserzionisti. Negli Stati Uniti più di 180 milioni di utenti attualmente ascoltano contenuti audio in streaming ogni mese [Edison Research and Triton Research: Infinite Dial 2018]. Circa 73 milioni di persone hanno ascoltato un podcast nell’ultimo mese, con ascoltatori settimanali che fruiscono in media sette podcast a settimana [Edison Research and Triton Research: Infinite Dial 2018]. Come risultato, l’audio digitale è diventata l’attività più frequente sui dispositivi mobili [eMarketer Mobile Time Spent, June 2018] e occupa un terzo del tempo di utilizzo totale [Triton digital Webcast metrics Q2 2016]. Per i consumatori, le esperienze audio sono individuali, personali e coinvolgenti.

Programmatic Audio, Adobe punta sulla personalizzazione degli annunci

Adobe ha lanciato la sua offerta di Programmatic Audio lo scorso anno, e nel tempo ha visto crescere significativamente la domanda, soprattutto tra le aziende del mondo retail e di beni di consumo. Adesso, per la società è giunto il momento di arricchire questa offerta dal punto di vista creativo.

Lo farà grazie a un accordo, appena annunciato, con A Million Ads, player specializzato nell’ottimizzazione dinamica della creatività in campo digital e programmatic audio.

Grazie all’integrazione con gli strumenti di questa società, Adobe potrà infatti adesso offrire ai propri clienti che investono sul programmatic audio nuove possibilità di personalizzazione delle loro campagne. Una volta che Adobe avrà eseguito l’acquisto di un annuncio in programmatic audio, A Million Ads provvederà a personalizzare il messaggio creativo, etichettando differenti versioni della campagna in base a localizzazione, dispositivo dell’utente e altro tipo di dati di terze parti, come le previsioni meteo, per erogare il messaggio più rilevante per ciascun utente.

«Siamo capaci di capire a grandi linee dove si trova l’utente, com’è il tempo lì, se la persona ha già visto la campagna e che tipo di dispositivo sta utilizzando – ha spiegato Steve Dunlop, founder e CEO di A Million Ads -. Usando queste informazioni, possiamo personalizzare l’annuncio rendendolo specifico per ciascun individuo».

Adform integra la sua DSP in a2x, il marketplace audio di Triton Digital

Triton Digital, fornitore di tecnologie e servizi per la pubblicità audio, ha annunciato un accordo con Adform attraverso il quale la demand-side platform della società ad-tech sarà integrata all’interno del marketplace audio a2x.

L’integrazione, si legge nella nota, permette alle aziende e alle agenzie clienti di Adform di acquistare annunci pubblicitari in formato audio targetizzati, non saltabili e sicuri per il marchio, sia in modalità open market che private marketplace.

“Continuiamo a fornire ai nostri inserzionisti modi innovativi per connettersi con il loro pubblico di riferimento su una varietà di dispositivi, inclusi il desktop, mobile, altoparlanti intelligenti, e la nostra integrazione con Triton Digital rafforza questo impegno – ha dichiarato Rick Jones, SVP Global Revenue Development della società ad-tech -, a2x offre ai nostri compratori accesso a inventory audio di alto livello che spazia da podcast, radio broadcast, giochi online, sport e servizi di musica online e altro”.

“Siamo orgogliosi di integrare Adform con a2x e di permettere ai loro inserzionisti di utilizzare il potere e l’efficacia dell’audio digitale per raggiungere il pubblico desiderato – ha aggiunto Benjamin Masse, Managing Director, Market Development and Strategy di Triton Digital -. Con una grande presenza globale, l’adozione dell’audio da parte di Adform sosterrà senza dubbio la crescita del canale dell’industria nel complesso”. L’anno scorso, nell’ambito di “Radio Goes Digital“, convegno organizzato da DigitalMDE, fornitore esclusivo in Italia degli strumenti di Triton Digital, e dedicato proprio al segmento della pubblicità audio, Masse aveva fornito una panoramica sulle tendenze di crescita del Digital Audio nel resto del mondo e l’impatto sul media mix.

Contattata da Programmatic Italia, DigitalMDE ci ha confermato che l’accordo con Adform è attivo a livello globale, e dunque anche in Italia.

Lo scorso febbraio, Triton Digital aveva integrato all’interno di a2x la demand-side platform di MobPro.

Davide Panza, DigitalMDE: «Programmatic audio? L’interesse è elevato, ora serve l’inventory»

All’estero, aziende ed editori hanno già capito da tempo i benefici del programmatic audio, e il mercato sta godendo di una rapida evoluzione e di numeri in crescita. Negli Stati Uniti, secondo uno studio di IAB e PwC, il valore del mercato adv su podcast ha raggiunto a fine 2017 i 314 milioni di dollari, in aumento dell’86% rispetto all’anno precedente, quando era a quota 169 milioni, e la cifra dovrebbe aumentare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. La stessa Google, a testimonianza di quanto “redditizio” si sta rivelando questo mezzo, ha recentemente reso disponibile sulla propria DSP l’acquisto di spazi pubblicitari audio in programmatic.

E in Italia qual è la situazione? Lo abbiamo chiesto a Davide Panza, CMO & Co-Founder di DigitaMDE, società specializzata in tecnologie per il digital audio. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sono a tuo parere i benefici del programmatic audio per brand ed editori?

«Per gli editori radiofonici, cioè quelli che già producono contenuti audio, il Digital Audio in genere e la possibilità di esporre l’inventory digitale per essere acquistata anche in programmatic portano in primis una nuova e aggiuntiva fonte di revenue: l’AgCom ha già esplicitato come il budget di riferimento per il programmatic audio sia quello digitale e non quello della radio broadcast (modelli di offerta e metriche totalmente diverse), quindi per gli editori questo significa accedere ad altri portafogli di investimento. Le pianificazioni pubblicitarie digitali offrono notevoli benefici come targetizzazione, personalizzazione della creatività, inserimento di un banner cliccabile, misurabilità, metriche a performance, ecc., tutte caratteristiche viste di buon occhio dagli investitori. Per gli editori che pubblicano contenuti su carta stampata e sul web (testi e visual) il digital audio rappresenta un potente strumento di cross-medialità che permette ad un’opportuna declinazione dei loro contenuti, i cosiddetti podcast, di raggiungere gli utenti quando non possono guardare uno schermo».

Qual è la situazione del programmatic audio in Italia, a confronto con quella di altri Paesi europei?

«Siamo ai primi vagiti. Oggi in Italia è possibile acquistare in programmatic o anche in semplice private deal solo da Spotify e dalle radio commercializzate da Mediamond. Le altre radio stanno studiando e capendo come introdurre nella loro offerta la commercializzazione dell’inventory digitale ma questo significa un’evoluzione del modello commerciale di non facile implementazione. Negli altri Paesi europei la situazione è più felice perché i grandi editori radiofonici hanno colto da tempo le opportunità offerte dal digital audio e implementato di conseguenza i modelli di business adeguati, con buona soddisfazione di editori, concessionarie, agenzie ed investitori».

Che livello di interesse c’è tra aziende ed editori rispetto al programmatic audio in Italia?

«L’interesse è elevato, soprattutto lato domanda e le recenti attivazioni di piattaforme DSP verso il digital audio testimoniano questa attenzione. Noi stessi riceviamo costantemente richieste da centri media e agenzie di pianificazioni disponibili ma siamo costretti a rimandare la palla al mittente fino a che gli editori non adotteranno ad server e produrranno podcast».

Qualche mese fa avete lanciato Spot+, una soluzione all’avanguardia…

«Spot+ è la soluzione nata per permettere alle concessionarie delle radio di poter vendere la loro audience integralmente in conformità all’indagine degli ascolti di TER (Tavolo Editori Radio) ma con la possibilità di “supervalorizzare” solo la quota parte di audience digitale applicando le caratteristiche proprie del digitale citate sopra. Siamo fiduciosi che Spot+ sarà sempre più utilizzato via via che gli editori apriranno al programmatic la loro inventory».

Come sta performando quest’anno DigitalMDE?

«Il nostro business sta naturalmente risentendo di questi ritardi nell’adozione delle tecnologie digitali e nei conseguenti modelli di business. Siamo però convinti di essere molto vicini ad una forte accelerazione, grazie alle sempre più frequenti discussioni degli editori radiofonici italiani su Radioplayer, di cui auspichiamo una rapida adozione».

Ci sono delle novità a cui state lavorando?

«Subendo il programmatic i ritardi di adozione di cui sopra, ci siamo concentrati su altri due temi per noi molto importanti, creando due progetti paralleli: la produzione di podcast e branded podcast originali sulla scia dell’enorme successo che stanno avendo ovunque nel mondo e la creazione di un’offerta strutturata e completa per la presenza dei brand su smart speakers e voice assistant. Entrambi questi progetti saranno presentati al mercato dopo l’estate».

Dynamic ad insertion nei podcast: ecco perché il suo utilizzo cresce

Quello dei podcast è un mezzo pubblicitario in crescita, sia da un punto di vista di utenza che di interesse da parte degli inserzionisti. Lo scorso anno, uno studio di IAB US e PricewaterhouseCoopers rivelava che in USA la spesa pubblicitaria su podcast aveva raggiunto nel 2017 i 220 milioni di dollari, in aumento dell’85% sul 2016. Nel 2015, il valore di questo mercato ammontava a 69 milioni di dollari.

Tra le modalità pubblicitarie, quella che su questo mezzo sta incontrando un’adozione sempre maggiore è in particolare la dynamic ad insertion. Una forma di inserimento “dinamico” della pubblicità, automatizzato e targettizzabile, che fa particolarmente gola agli inserzionisti per due motivi. Innanzitutto perché consente di sfruttare al meglio da un punto di vista pubblicitario il contatto one-to-one che il podcast riesce a instaurare col singolo utente. Ma anche perché, diversamente dall’inserimento “tradizionale” di adv, riesce a risolvere alcune problematiche connesse alla natura stessa del canale podcast e che ne limitano l’elevato potenziale.

A differenza di una pagina internet, infatti, in cui gli annunci vengono riaggiornati facilmente ad ogni refresh anche automatico della pagina, nel caso dei podcast gli utenti scaricano contenuto e annunci insieme una sola volta. Questo vuol dire che, se si posiziona pubblicità in maniera “tradizionale”, ad esempio facendo leggere gli annunci direttamente agli speaker durante la registrazione, la pubblicità inserita rimane quella per sempre, anche a distanza di settimane o mesi. Una soluzione non efficiente per un mezzo che non vive solo nel momento immediato della messa online di un contenuto, ma che, nel caso di show particolarmente popolari, continua a registrare alti numeri di download anche molto tempo dopo.

Dunque, l’inserimento di annunci sempre “freschi” non è cosa semplice se si usano metodi tradizionali, ed in questo la dynamic ad insertion costituisce una buona soluzione. Da qui il suo rapido sviluppo.

Dynamic ad insertion nei podcast: il Washington Post sviluppa un nuovo tool

E tra gli editori, c’è anche chi sviluppa degli strumenti propri per l’inserimento di creatività dinamiche. Come il Washington Post, il cui team di ricerca ha sviluppato una soluzione, chiamata Rhapsocord, capace di identificare all’interno di un contenuto podcast i posizionamenti pubblicitari (pre-, mid- e post-roll), inserire automaticamente annunci in essi e mandare il contenuto alle varie piattaforme di distribuzione. Il tutto in maniera automatica, ossia senza che il creatore del podcast debba ri-modificare il contenuto manualmente per inserire di volta in volta le campagne.

Lo strumento, inoltre, ha anche delle capacità di targeting contestuale: è abilitato infatti all’immagazzinamento di metadati su ciascun episodio di un podcast, in modo che gli inserzionisti possano acquistare gli spazi sulla base degli argomenti trattati, come politica, sport o economia.

Nasce Pladway, full-stack crossmediale italiana con focus su Programmatic Out Of Home e Audio

Nasce in Italia una nuova piattaforma full-stack tecnologica crossmediale, comprensiva di DSP e SSP, che si propone di diventare fin da subito un punto di riferimento per il Programmatic Out Of Home e Audio, con un focus iniziale sul territorio italiano. Si chiama Pladway, ed è stata fondata da Gianluca Galliani, Stefano Premoli (il manager continuerà a rivestire la carica di direttore commerciale di Viralize), e Francesco Meneghetti. «Pladway nasce dall’idea di sviluppare una piattaforma fullstack non derivata dal web, per la compravendita in programmatic di spazi Out of Home – spiega Galliani, CEO della società-. Il nostro obiettivo è diventare la tecnologia principale con cui trading desk e publisher negozino inventory outdoor, indipendentemente che si tratti di video, audio o, perché no, in futuro anche display».

Un obiettivo importante, che Pladway punta a raggiungere con tecnologie all’avanguardia e una struttura 100% italiana. «Il nostro punto di forza principale è l’italianità di tutto il team di manager e programmatori – aggiunge Galliani -, che ci permette di fornire ai nostri partner un servizio rapido e localizzato, coinvolgendoli nel processo di sviluppo del prodotto, per creare una soluzione tagliata su misura per il mercato».

Tech provider di Pladway è Fabbricadigitale, società nata nel 2000 con l’obiettivo di realizzare una ICT company lontana dai poli tecnologici tradizionali, e sin da subito focalizzata nel mondo del digital media. «Il media buying negli ultimi anni ha intrapreso un cammino verso l’automatizzazione della compravendita di spazi pubblicitari sul web e ora i tempi sono maturi per una digitalizzazione anche dei processi legati all’Out Of Home – dichiara Francesco Meneghetti, CEO di Fabbricadigitale e Co-Founder di Pladway -. Lo sviluppo di software che rilevano il numero di persone presenti vicino ad uno schermo outdoor o ad un’emittente audio, ha consentito la nascita di sistemi di rilevamento quali l’OTS (“Opportunity To See”), un innovativo strumento di “people counting” che permette di misurare in tempo reale la quantità di utenti potenzialmente esposti al messaggio ed acquistare solo chi è stato presente per il 100% della durata dello spot. L’obiettivo di Pladway è quindi quello di integrarsi con le principali piattaforme di Digital Signage e i loro sistemi di misurazione delle “Opportunity To See”, in modo da fornire ai buyer uno strumento di acquisto basato su dati reali di persone e non più statistici».

Primo “acquisto” per rafforzare il team di Pladway è Federico Fassina, Head of Operations, con un passato di tre anni nella SSP StickyADS.tv, in seguito acquisita da FreeWheel, parte del gruppo Comcast. «Non appena mi è stato presentato il progetto, ho subito visto tre grandi opportunità – racconta Fassina -: far parte di un team esperto ed eterogeneo, entrare in un nuovo “canale” in grande sviluppo come l’Out Of Home, poter mettere a disposizione la mia esperienza in una startup con grandi ambizioni. Per una volta possiamo dimostrare come anche in Italia si possano creare aziende ad tech di successo».

Spotify, la pubblicità in Programmatic cresce del 94% nel Q1 2018

Cresce a ritmi vertiginosi il business programmatico di Spotify. In occasione del bilancio Q1 2018, il primo dalla sua quotazione a Wall Street all’inizio di aprile, la società ha reso noto che la raccolta dalla vendita pubblicitaria automatizzata è aumentata del 94% anno su anno.

Nonostante questo sorprendente incremento, la maggior parte del fatturato pubblicitario dell’azienda arriva da pubblicità venduta in maniera diretta. A fare la parte del leone resta la pubblicità audio, che copre gran parte del business adv dell’azienda e registra crescite solide, tuttavia più contenute di quelle del video. Complessivamente, la raccolta adv di Spotify nel trimestre ha raggiunto i 102 milioni di euro, in aumento del 38% anno su anno.

Spotify ha lanciato la versione beta della sua piattaforma pubblicitaria self-service Ad Studio lo scorso settembre, e da allora ha portato a bordo della soluzione centinaia di inserzionisti, “e altre migliaia in più si sono iscritte al programma per richiedervi accesso – spiega Spotify in una nota -. Sebbene ancora limitati, i primi risultati del prodotto sono stati incoraggianti, e ci aspettiamo che col tempo il self-service diventi una fetta significativa del fatturato della nostra app Ad-Supported“.

Adesso tra i prossimi obiettivi pubblicitari della società c’è quello di aprire la piattaforma a nuovi canali adv, come i podcast, e di sfruttare il proprio prezioso bacino di dati su preferenze e abitudini degli utenti al di là della pubblicità, per aiutare artisti ed etichette discografiche a commercializzare i loro prodotti. Spotify ha tra l’altro recentemente avviato un restyling della versione gratuita dell’app, con un’ampliamento delle funzionalità per gli utenti e, col tempo, maggiori possibilità di targeting pubblicitario.

Il fatturato complessivo di Spotify nel trimestre è cresciuto del 26% anno su anno a 1,13 miliardi di euro, con 170 milioni di utenti mensili attivi (+30%). Gli utilizzatori della versione gratuita e con pubblicità dell’app sono aumentati del 21% a 99 milioni, mentre quelli della versione a pagamento hanno raggiunto i 75 milioni (+45%). La società, tuttavia, continua a perdere denaro, con perdite operative pari al 5% del fatturato, e stima di raggiungere nel prossimo trimestre tra gli 1,1 e i 1,3 miliardi di euro di giro d’affari, in aumento del 29% anno su anno, ma potenzialmente al di sotto delle aspettative del mercato.

Digital Audio, le audience crescono. E il media è sempre più strategico per gli spender

Quello della pubblicità legata al settore del Digital Audio è un mercato in rapida crescita. L’audience ampia e in continua crescita, la necessità di essere “on” quando gli schermi sono “off”, la possibilità di raggiungere l’utente con messaggi fortemente ingaggianti sta portando l’industry a dare importanza a questo canale emergente, a cui si si può accedere sia in modalità diretta sia per mezzo del Programmatic.

Non per niente, il settore arriva sul palco del Programmatic Day(s) con un focus organizzato insieme a DigitalMDE, player nato proprio per rendere disponibili strumenti e competenze innovativi con cui editori, concessionarie, agenzie ed inserzionisti possono predisporre una Digital Audio Strategy e sfruttare tutte le opportunità che il settore offre.

«Simulcast, app musicali, web radio, podcast. Il Digital Audio è già una realtà e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Le audience su questo canale continuano ad aumentare e, di conseguenza, crescono gli investimenti pubblicitari, con incrementi a doppia cifra, e in alcuni mercati ormai pari al 30% del totale della spesa advertising sulla radio», ha detto Mirko Lagonegro, Ceo & Co-Founder di DigitalMDE.

La reach effettiva e multimediale è uno degli obiettivi della comunicazione digital audio e di prodotti innovativi come Spot+, la soluzione che DigitalMDE ha sviluppato con il supporto tecnologico di Triton Digital per offrire alle aziende una soluzione con cui aziende e centri media potranno personalizzare gli annunci pubblicitari in streaming.

«Con la nostra soluzione – ha aggiunto Lagonegro – un investitore o un’agenzia che acquistano una campagna radiofonica da una radio per una certa audience potranno arricchire solo gli spot veicolati via streaming con una serie di opzioni che il digitale offre, come la targetizzazione (per area geografica ad esempio), la gestione di diverse creatività in funzione dell’obiettivo, l’inserimento di un banner cliccabile che porti ad una landing page apposita».

Lo scenario e le prospettive del Digital Audio in chiave pubblicitaria sono stati quindi discussi in un panel cui hanno partecipato Gruppo Triboo, Dentsu Aegis Network e S4M.

Cristina Pianura, Coo di Triboo Media, ha spiegato perché la digital company ha deciso di entrare nel Digital Audio e le prospettive che questo media offre in chiave di monetizzazione. «Triboo Media è diventato nel 2018 un editore anche radiofonico e, dunque, per la prima volta, ha debuttato nel mondo audio», ha spiegato Cristina Pianura.«Un progetto innovativo, una grande sfida, che permette a Triboo Media di proporre non più solo contenuti digitali ma anche audio digitali. E, quindi, nuove opportunità di fidelizzazione dell’utente che mettiamo a disposizione del mercato».

Ma cosa occorre ad un editore per esporre e quindi monetizzare un’inventory digitale? «Alla radio serve, certo, la tecnologia necessaria per implementare i servizi di Digital Audio. Ma, soprattutto, serve coraggio, perché in Italia la radio è un media ancora prettamente analogico», ha spiegato Davide Panza, CMO & Co-Founder di Digital MDE. «Gli editori però stanno arrivando, anche perché il settore aveva bisogno di un modello di business sostenibile e noi lo abbiamo fornito loro».

La crescita dell’audience del digital audio ha già attirato l’interesse dei più importanti centri media. Paolo Artioli, Programmatic Principal di Denstu Aegis Network, ha raccontato come  il gruppo ha inquadrato a livello di proposta agli investitori il Programmatic Audio. «Siamo partiti nel 2015, tra i primi del settore, con una campagna di Programmatic Audio per un nostro cliente della Gdo», ha detto Artioli. «Crediamo da tempo, dunque, in questo nuovo media e siamo convinti del suo successo principalmente per tre motivi. L’inventory non è più solo radio ma audio in senso allargato grazie a streaming e dowlnload. Il formato audio è immersivo, intimo e ha, dunque, una dignità che il mercato deve tenere in considerazione. Gli strumenti di misurabilità, ormai, permettono di valutare nel migliore dei modo l’efficacia del mezzo».

Verso l’audio, poi, converge anche l’attenzione di altre società ad tech, specialmente quelle specializzate in mobile. E’ il caso di S4M, realtà che ha appena lanciato una soluzione dedicata. «Ci siamo posti come obiettivo, quando abbiamo iniziato ad occuparci di Digital Audio, di utilizzarlo per permettere alle aziende di portate i consumatori connessi negli store fisici», dichiara Benvenuto Alfieri, Head of Sales di S4M. «Il Digital Audio ha risposto sin da subito a questa esigenze raccogliendo l’interesse dei centri media».

Grandi sviluppi, quindi, sono attesi per il prossimo futuro nel campo del Programmatic Audio, anche perché gli editori stanno sempre più puntando sui contenuti audio e perché la monetizzazione garantita dalle piattaforme che fanno leva su questo strumento, anche considerando il target che sanno raggiungere, è sempre più interessante.

Audio digitale, Pandora acquisisce AdsWizz per 145 milioni di dollari

Il servizio di streaming radiofonico Pandora acquisirà AdsWizz, fornitore di soluzioni per la pubblicità audio digitale. Il valore dell’operazione è di 145 milioni di dollari, da sborsare in contanti e titoli azionari.

L’integrazione di AdsWizz, annunciata in una nota, amplierà le capacità di Pandora nelle tecnologie pubblicitarie, permettendo agli inserzionisti della piattaforma di raggiungere un pubblico più ampio e accrescendo le possibilità di monetizzazione. “Grazie a questa operazione creeremo il più grande ecosistema di pubblicità audio digitale, il che andrà a vantaggio degli editori e degli inserzionisti in tutto il mondo”, ha dichiarato Roger Lynch, Direttore generale di Pandora.

Aziende e agenzie potranno eseguire transazioni sul marketplace globale di AdsWizz attraverso Pandora e altri editori premium di contenuti audio. Pandora sosterrà la crescita delle attività principali della società ad-tech e investirà nello sviluppo di tecnologie a favore di tutte le parti interessate.

“È giunto il momento di unire le forze con Pandora, uno dei leader e pionieri dell’audio digitale, e di accelerare la nostra capacità di offerta di soluzioni che rispondono alle esigenze sempre più complesse degli inserzionisti e degli utenti di contenuti digitali”, ha affermato Alexis van de Wyer, Direttore generale di AdsWizz.

Al perfezionamento della transazione, previsto per il secondo trimestre 2018, AdsWizz diverrà una sussidiaria di Pandora e van de Wyer continuerà a rivestire la carica di Direttore generale di AdsWizz.

In Italia, gli strumenti di AdsWizz sono utilizzati da Mediamond (leggi l’articolo dedicato) per la vendita diretta e programmatica degli spazi pubblicitari su tutte le webradio e i podcast in gestione della concessionaria.

Continua a crescere la pubblicità audio digitale

La pubblicità audio digitale sta registrando un’importante crescita in questi ultimi anni, lo dimostrano i dati dell’Interactive Advertising Bureau, secondo cui il formato è caratterizzato un tasso di crescita annuo pari al 42% a livello globale. Anche la recente ricerca rilasciata da Global ha rilevato che, grazie ai nuovi canali quali radio online, podcast, piattaforme di streaming e dispositivi ad attivazione vocale, sempre più inserzionisti utilizzeranno questo formato in futuro.

L’audio digitale nella sua declinazione programmatica sarà tema di approfondimento di una tavola rotonda del Programmatic Days, che si terrà il 18 e 19 aprile presso l’Auditorium IULM di Milano.