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Header Bidding: quali sono i fornitori più usati?

Sempre più editori utilizzano l’header bidding. Ma quali sono i fornitori più utilizzati? Risponde a questa domanda l’Header Bidding Index, una ricerca internazionale della società specializzata ServerBid, che ha indagato l’utilizzo di questa tipologia di trading pubblicitario nei top 5000 siti Alexa.

Tra tutti gli editori che hanno adottato soluzioni di header bidding, il 44,8% ha integrato AppNexus come fonte di domanda o bidder, e il 41,3% Index Exchange. Seguono OpenX (36%), Amazon (36%), AOL (33%) e Rubicon Project (30%), poi Criteo (28%), Sovrn (26%), Sonobi (19%) e PulsePoint (17%). Tutti a distanza molto ravvicinata tra loro. I numeri sommati superano 100 perché molti publisher hanno più di un fornitore.

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Quanto ai wrapper (tag che contengono codici per consentire l’accesso a più bidder), il 51% utilizza il codice open-source PreBid, disegnato da AppNexus ma “aperto” e dunque customizzabile da qualsiasi altro operatore ad tech o dagli stessi editori. Il wrapper proprietario di Index Exchange è il secondo più usato, con il 27,4% della quota di mercato. Seguono, a maggior distanza, altre tecnologie.

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La ricerca tiene conto esclusivamente di transazioni browser-side, non di quelle server-side, pure in costante aumento tra i publisher.

AOL lancia una soluzione di header bidding per l’in-app advertising

AOL ha annunciato il lancio di Smart Yield, una soluzione di header bidding per l’in-app advertising.

Smart Yield “porta i benefici dell’header bidding desktop-based in ambiente in-app”, afferma AOL in una nota. Grazie all’assegnazione degli spazi pubblicitari con il meccanismo dell'”asta unificata” tipico dell’Header Bidding, che mette tutte le sorgenti di domanda di spazi pubblicitari sullo stesso livello prima della chiamata dell’ad server, gli sviluppatori di app otterranno il rendimento più elevato possibile per ogni impression.

La soluzione unifica in una singola asta sorgenti di domanda di prima e terza parte, e offre un marketplace trasparente e visibilità sui risultati dell’asta. Più in generale, porta nell’ambiente in-app i benefici dell’header bidding già visti su desktop e mobile web, consentendo agli editori mobile ed agli sviluppatori di applicazioni di bypassare il tradizionale sistema a cascata e valorizzare al massimo il proprio traffico. In più offre una soluzione di header bidding mobile ibrida server-to-server e client-side, che elimina la latenza associata alla presenza di più partner di monetizzazione e migliora l’esperienza del consumatore.

L’arrivo delle soluzioni di header bidding è una soluzione in grado di far crescere in modo considerevole i ricavi dei publisher dalla vendita in programmatic dei propri spazi pubblicitari. Un’analisi svolta da AOL ha trovato che i ricavi degli editori che utilizzano le sue piattaforme di monetizzazione sono cresciute del 53% dopo l’implementazione dell’header bidding su desktop e mobile web.

Il nuovo strumento di AOL è disponibile in beta a livello globale per gli editori e gli sviluppatori di app interessati che usano la SSP “ONE by AOL: Mobile” di AOL.

I prossimi avversari di Google e Facebook? Le telco mobile

Gli operatori di telefonia mobile potrebbero presto giocare un ruolo importante nel mercato dell’ad tech.

In un contesto pubblicitario sempre più data-driven, i “mobile carrier” possiedono infatti qualcosa di infinitamente prezioso per le aziende: i dati sui loro utenti. Una risorsa che, se usata adeguatamente, potrebbe arrivare a rendere queste società dei partner cui affidarsi per costruire strategie di audience targeting o per misurare l’efficacia delle campagne.

Ed a quanto è emerso nei giorni scorsi al Mobile World Congress di Barcellona, alcune di queste aziende telco sarebbero anche disposte ad allearsi in network, mettendo insieme i dati di ciascuna per creare un nuovo, potente, bacino di informazioni a servizio delle aziende che vogliono raggiungere i loro consumatori ovunque siano. Un bacino che potrebbe raggiungere grandi numeri, ed arrivare a porsi come alternativa ai grandi walled garden di Google e Facebook.

In occasione di un panel all’evento di Barcellona, Dan Rosen, global director of advertising del gigante di telefonia spagnolo Telefónica, ha affermato infatti che gli operatori di telefonia mobile hanno il potenziale per allearsi tra di loro, unendo dati e base di utenti, e raggiungendo così una portata tale da contrapporsi a colossi come Google e Facebook, che attualmente si stima raggiungano insieme circa l’85% della spesa pubblicitaria digitale.

Quello dell’ad tech è un terreno ancora poco esplorato dalle aziende telco, e particolarmente redditizio. Ma per porsi sul mercato in maniera efficace non basta avere i dati, bisogna averne tanti. E dunque, quella delle alleanze diventa una via fondamentale per farsi sentire e raggiungere l’obiettivo, un obiettivo che deve far superare la competizione tra singoli brand: «Noi non vediamo gli altri operatori come nostri competitor qui – ha aggiunto Rosen -. Li vediamo come nostri partner».

Anche Mark Connon, chief mobile and data officer di AOL (Verizon) si è mostrato d’accordo. Il manager, in occasione dello stesso panel, ha dichiarato che anche Verizon è aperta a collaborare con altri operatori telefonici in vari mercati per produrre servizi di audience targeting e misurazione. Connon ha aggiunto che l’ad tech è un «mercato in crescita» in ambito pubblicitario e che i dati location-based a disposizione delle telco rappresentano i «cookie del mondo reale».

Una nuova ondata di player si prepara dunque a invadere l’arena dell’advertising tecnologico? Potrebbe essere così, e in un futuro neanche troppo lontano.

AOL e adsquare annunciano un accordo sui dati mobile

Il Mobile World Congress oggi è teatro dell’annuncio della partnership internazionale tra AOLadsquare.

Attraverso l’accordo, attivo in dodici mercati (Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Austria e Svizzera), i dati dei 360 milioni di consumatori della piattaforma di compravendita di dati mobile si uniranno a quelli di ONE by AOL. I dati di adsquare, provenienti da fonti anonimizzate, trovano la loro unicità nella combinazione di informazioni relative agli acquisti, alla posizione e agli ID pubblicitari mobile con i dati di navigazione e con i dati di prima parte. Questo accordo fornirà agli editori una mappatura globale del loro pubblico mobile e permetterà agli investitori di sfruttare nuove opportunità di targeting dell’audience mobile.

I dati, tramite ONE by AOL: Publishers, permetteranno agli editori di migliorare la qualità e il valore della loro inventory pubblicitaria fornendo agli investitori audience premium e contestualizzate. Grazie a ONE by AOL: Advertisers invece, le aziende potranno entrare in contatto con queste audience in tempo reale sia tramite i dispositivi mobili, che in modalità cross-screen.

«L’accordo andrà a migliorare anche l’efficacia delle campagne mobile gestite in modalità diretta da parte del team sales di AOL. In Italia, in particolare, questo avrà un impatto sia sulle campagne erogate tramite le property Microsoft (come MSN e Outlook.com), sia su quelle erogate tramite la piattaforma di advertising in-app di AOL» afferma Christina Lundari, General Manager AOL Italia.

“Questa partnership fornisce una nuova serie di opportunità agli editori e agli advertiser”, sottolinea Alex Timbs, Head of Data & Attribution di AOL International, “Integrando alla nostra offerta i dati di adsquare, miglioriamo ulteriormente la nostra già riconosciuta capacità di mettere a disposizione di investitori e publisher audience di qualità, scalabili e diversificate, permettendo ai primi di raggiungere i propri obiettivi di business e ai secondi di monetizzare i propri contenuti. La nostra filosofia dell’essere aperti (“Open”) ci permette di offrire molteplici set di dati per aiutare gli advertiser a rafforzare i loro brand e gli editori ad aumentare i loro ricavi”.

“Siamo felici di aver raggiunto un accordo globale che ci permette di rendere il mobile advertising ancora più rilevante”, afferma Tom Laband, CEO & Co-Founder di adsquare, “Il mobile è molto più che un canale personale per il targeting dei consumatori: rappresenta anche il mezzo per identificare un utente più costante ed è fonte di un ampio spettro di dati. L’Audience Management Platform di adsquare mette a disposizione un unico punto di accesso a più fonti di dati e, grazie alla possibilità di combinarli tra loro, permette di creare segmenti di audience sempre più precisi“.

adsquare fornisce l’accesso a dati demografici, agli interessi, all’intenzione di acquisto, e a dati psicografici e comportamentali. In particolare, sfrutta le informazioni di localizzazione e le combina con i dati offline relativi ai POI (Point of Interest), alle caratteristiche del nucleo familiare, agli acquisti, al meteo e alle azioni degli utenti. Utilizza inoltre gli App Bundle ID per raccogliere i metadati degli App Store e dei segmenti contestuali derivanti dalle app. Infine, la società fornisce l’accesso, grazie alle sue numerose fonti, a una grande quantità di dati di prima e terza parte con informazioni già segmentate e collegate agli ID pubblicitari mobile.

Qualche giorno fa, AOL ha annunciato anche un’estensione del proprio accordo con DoubleVerify, grazie alla quale i dati sulla qualità degli annunci di DoubleVerify verranno integrati all’interno delle piattaforme ONE by AOL dedicate alle aziende e agli editori (leggi l’articolo).

AOL estende la partnership con DoubleVerify all’insegna della qualità dell’inventory

DoubleVerify ha annunciato un’estensione del proprio accordo con AOL, grazie alla quale i suoi dati sulla qualità degli annunci verranno integrati all’interno delle piattaforme ONE by AOL dedicate alle aziende e agli editori. Nel momento in cui effettueranno i loro acquisti su asta in real time tramite la piattaforma ONE by AOL, gli inserzionisti avranno ora accesso alla suite completa di soluzioni di DoubleVerify per l’autenticazione della qualità delle campagne in quanto a brand safety, frodi e viewability.

«Integrare i segmenti pre-bid di DoubleVerify è stato uno step naturale per AOL – commenta Tim Mahlman, Presidente Platforms di AOL -. Puntiamo ad essere una piattaforma agnostica che offre i partner tecnologici migliori ai propri clienti, che questi possono sfruttare per costruire dei brand amati dalle persone. DoubleVerify è un leader di mercato e siamo entusiasti di lavorare ancor di più con loro all’insegna della fiducia e della responsabilità».

Un’opinione condivisa anche da Wayne Gattinella, Presidente e CEO di DoubleVerify: «DoubleVerify possiede la più solida soluzione di targeting pre-bid sul mercato e ora questi dati sono a disposizione dei nostri tanti clienti che sfruttano ONE by AOL come piattaforma programmatica».

L’integrazione dei dati di segmentazione pre-bid di DoubleVerify con ONE by AOL è attualmente disponibile per tutti i clienti delle due società.

L’incubatore di AOL annuncia il suo primo prototipo: un chatbot per la pubblicità data driven

Area 51, l’incubatore di startup di AOL, ha realizzato il suo primo prototipo: un chatbot per interfacciarsi con le piattaforme pubblicitarie.

Si chiama Avery.ai ed è stato sviluppato dall’imprenditore e ricercatore di AOL Davood Shamsi. Davood voleva creare uno strumento che fosse utile all’industria del marketing digitale, un’industria sempre più orientata ai dati in cui però chi ha poche competenze tecniche non riesce a destreggiarsi bene.

Da qui l’idea di un chatbot al servizio delle aziende, integrato all’app di messaggistica Slack e capace di rispondere a domande su come analizzare i propri dati a fini di marketing. Così, ad esempio, se un utente scrive sul software una richiesta come “dammi le impression giornaliere di luglio 2016”, tra 20 e 30 secondi dopo Avery fornirà la sua risposta.

Pensato inizialmente per lavorare con le piattaforme AOL, il chatbot può in effetti utilizzare qualsiasi sorgente di dati ed essere riprodotto anche su programmi differenti da Slack. Attualmente Avery.ai è solo un prototipo, ma, secondo quanto riporta MarTech Today, il suo progetto sarebbe in fase di trasferimento alle business unit di AOL, con l’obiettivo, un giorno, di farne un prodotto vero e proprio.

Area 51 è l’incubatore di startup in cui vengono create nuove soluzioni tecnologiche all’interno dell’ecosistema AOL, con fino a sei mesi di fondi, mentorship e accesso a risorse, strumenti e supporto di AOL.

Tre luoghi comuni sulle campagne pubblicitarie in-app

Nel penultimo trimestre del 2016, secondo comScore la penetrazione di smartphone ha raggiunto un nuovo record: l’85%. In USA, come conseguenza di questa esplosione di device, si prevede una spesa di 30 miliardi di dollari per “in-app” advertising nel 2017. Questo perché le applicazioni mobile rappresentano oggi il canale più diretto per mettere in contatto gli inserzionisti con la propria audience. Inoltre le prestazioni dell’advertising mobile si sono rivelate decisamente più efficaci, anche rispetto a quelle desktop. Questo perché i messaggi pubblicitari in HTML5 sono fruibili più agevolmente da mobile ed è più facile che su un dispositivo mobile un pre-roll venga visto fino alla fine. Quindi di fronte a questo spostamento dell’audience verso un nuovo dispositivo, gli advertiser hanno capito che il mobile è cruciale per raggiungere i consumatori.

Le campagne in-app, quindi, sono definitivamente decollate ma, contemporaneamente, sono aumentati anche i pregiudizi nei confronti di questi investimenti. Questi i tre più diffusi.

1. L’advertising in-app è legato alle campagne finalizzate all’installazione di app. Per molto tempo, le campagne per la promozione del download delle app hanno effettivamente alimentato gli investimenti in-app. BI Intelligence, per esempio, ha stimato che gli annunci pubblicitari per spingere all’installazione delle app hanno rappresentato circa il 30% di tutti gli introiti pubblicitari mobile nel 2014. I singoli spazi pubblicitari in ambito in-app vengono acquistati a CPI (costo per installazione), CPC (costo per clic) o a CPM (costo per migliaia di impression). E quest’area è in crescita, visto che gli editori stanno ancora investendo in modo piuttosto aggressivo per promuovere il download delle app. Questo ha creato fra gli inserzionisti la percezione che sono le campagne CPI con direct response a guidare la spesa verso il mobile. Ma questo è solo uno degli aspetti.

Al di là delle campagne a performance, vi sono sempre più opportunità per efficaci progetti di brand marketing all’interno delle app. Ad esempio sfruttando l’esplosione del video su mobile. Tre su quattro responsabili di brand marketing si aspettano che, entro i prossimi cinque anni, il video digitale diventerà importante tanto quanto la TV lineare.

Analizziamo per un attimo la crescita del video in ambito mobile. Secondo eMarketer, negli Stati Uniti la spesa pubblicitaria per video mobile ha raggiunto 2,62 miliardi di dollari nel 2015: in pratica un terzo di tutta la spesa digitale del mercato di video advertising. E in tre anni, la quota di questi investimenti aumenterà quasi del 50%. Inoltre, la Mobile Marketing Association sostiene che il 75% dei video distribuiti su mobile venga fruito all’interno delle app. Man mano che il consumo di video mobile crescerà, gli investimenti pubblicitari per attività di branding in-app aumenteranno conseguentemente. Non si tratta, pertanto, solo di un canale di direct response.

2. L’inventory pubblicitaria in-app è di bassa qualità. Sappiamo che c’è un’abbondanza tale di inventory sulle app mobile, che si raggiunge quasi un eccesso di offerta. Solo nella categoria “mobile gaming”, e solo nell’App Store (senza contare, quindi, Google Play e altre piattaforme), vengono rilasciate 500 nuove applicazioni ogni giorno. Di conseguenza, si pensa che all’enorme numero di applicazioni e di volumi, corrisponda una scarsità di inventory di alta qualità. In realtà, sul mercato si trova sì inventario residuo, ma si trova anche ampia disponibilità di inventory premium.

Secondo un recente studio di AOL Platforms, il 75% degli editori premium prevede di ampliare l’inventory mobile nel corso del prossimo anno. Quindi la possibilità di accedere ad inventory di alta qualità sta crescendo. Allo stesso tempo, quelli che spesso vengono percepiti come spazi pubblicitari di scarso valore – la long-tail, le applicazioni di nicchia – ha in realtà un potenziale che non viene adeguatamente apprezzato e, quindi, sfruttato. Gli editori che operano nella long-tail, forniscono preziose opportunità di entrare in contatto con un target iper-segmentato di consumatori, pertanto offrono un grande valore per determinati player. Per questo motivo bisogna rivedere determinate percezioni.

Inoltre, alcuni brand, quando si parla di campagne pubblicitarie in-app, si sentono minacciati da problemi di viewability e frodi. Questi sospetti tuttavia non trovano riscontro nei fatti, che non confermano queste “sensazioni”, soprattutto se si fa un confronto con i desktop. Il mobile advertising nel suo complesso garantisce maggior viewability perché i video vengono sviluppati appositamente per questi dispositivi. E per quanto riguarda il timore di frodi, è bene sapere che tutte le applicazioni distribuite da app store di alto livello sono controllate e approvate da player come Google o Apple. Inoltre, i dati che si possono estrapolare dalla navigazione in-app sono per definizione più “puliti” perché si basano su informazioni che fanno riferimento ad utenti registrati, collegati a Google o Apple. Anche questo è un aspetto importante che accresce il valore dell’inventory in-app.

3. Non è possibile raggiungere le target audience o applicare strategie di attribution. Forse il più grande mito in materia di pubblicità in-app è la percezione della mancanza di dati relativi alla misurazione. Il 40% dei marketer ritiene che la mancanza di trasparenza nell’attribution sia la più grande sfida per il mobile. E, secondo Craig Palli, Chief Strategy Officer di Fiksu, i responsabili marketing ritengono che “non sia possibile raccogliere dati validi relativamente ai risultati”, dalle campagne in-app. Questo equivoco nasce perché siamo abituati a far riferimento ai cookie su desktop, mentre sappiamo che il mobile è un canale che non supporta i cookie. Ma Palli assicura che “le misurazioni dei dati da mobile sono affidabili tanto quanto quelle dei desktop”.

Perché? Perché il mobile offre una straordinaria ricchezza di dati first e third party grazie a molti identificatori univoci, inclusi i dati first-party degli editori che consentono operazioni di retargeting in funzione delle app scaricate, o di informazioni innate come, per esempio, l’ID del dispositivo – che raramente vengono eliminate. Nel frattempo, sui desktop, i brand lottano contro gli altissimi tassi di cancellazione dei cookie: ogni mese, tra gli utenti desktop, il 28% elimina i cookie first-party e il 37% elimina i cookie di terze parti. Questo crea una serie di inefficienze e imprecisioni che va a diluire l’effetivo targeting.

Viviamo ormai in un mondo mobile-centric, e la maggior parte degli inserzionisti riconosce l’importanza della pubblicità mobile e delle campagne in-app. Tuttavia sarà sicuramente difficile seguire tutti i cambiamenti in atto. Ma sfatare i miti più comuni sull’advertising in-app aiuterà a sostenere i marketer nella pianificazione di campagne di successo.

AOL si rafforza sul Mobile con la sua prima SSP self-service. La soluzione attiva anche in Italia

AOL arricchisce la propria piattaforma ONE by AOL: Mobile, lanciando la sua prima SSP self-service per la pubblicità su smartphone e tablet.

Grazie ad un’unica SDK la piattaforma consentirà agli editori e agli sviluppatori di app di entrare in contatto con la domanda consentendo loro di monetizzare attraverso tutti i dispositivi e tutti i formati. Le nuove funzionalità daranno agli sviluppatori la possibilità di gestire facilmente l’ad server, l’ad network mediation e il real-time bidding, e forniranno anche una suite di reportistica di immediata comprensione e altri strumenti per avere successo nel mondo della pubblicità mobile. “Una semplice integrazione di ONE by AOL: Mobile offre agli sviluppatori un immediato accesso a centinaia di potenziali acquirenti – recita la nota ufficiale di AOL -, in pratica il 95% degli investitori presenti nella classifica Top 100 AdAge Brand advertisers”.

«Gli sviluppatori hanno bisogno di avere accesso a brand e advertiser di qualità, oltre a un maggior controllo e alla comprensione degli insight sugli investitori, il tutto possibilmente in un’unica piattaforma facile e flessibile – dichiara Matt Gillis, SVP Publisher Platforms di AOL –. Oggi, con il lancio delle funzionalità self-service di ONE by AOL: Mobile forniamo agli editori mobile e agli sviluppatori di applicazioni di tutto il mondo la possibilità di prendere le giuste decisioni per i propri brand grazie a un ambiente potente e semplice».

La piattaforma è già attiva anche in Italia, come ci fa sapere Christina Lundari, General Manager, AOL Italia: «Il 2016 è stato un anno di importante crescita per il business mobile di AOL, in particolare in Italia, e siamo felici di iniziare il nuovo anno introducendo novità che sicuramente contribuiranno a dare slancio e vigore a tutto il nostro mercato mobile. Inoltre questa soluzione permetterà anche agli sviluppatori italiani di avere accesso a investitori di qualità e massimizzare il ritorno dalle loro app».

Secondo AOL, questi saranno i principali benefici della nuova SSP self-service mobile:

  • Self-service & registrazione: le funzionalità self-service di ONE by AOL: Mobile consentono immediatamente a editori e sviluppatori di iscriversi, integrare l’SDK e iniziare a guadagnare.
  • Potenziamento della domanda: ideata per gli sviluppatori alle prime armi, ma anche per quelli con molta più esperienza ONE by AOL: Mobile fornisce l’accesso immediato a centinaia di advertiser premium che investono centinaia di milioni di dollari in pubblicità, il tutto attraverso una semplice integrazione tecnologica.
  • Trasparenza & controllo: ONE by AOL: Mobile garantisce agli editori trasparenza e completo controllo su domanda e monetizzazione. I publisher possono visualizzare tutti i partner premium che acquistano la loro inventory, con un livello di dettagli che arriva fino al singolo brand. Inoltre, AOL offre una serie di controlli rigorosi per garantire la protezione dei brand così come formati pubblicitari flessibili e adattabili che consentono agli sviluppatori una migliore integrazione all’interno dell’App.
  • Semplicità: da sempre gli sviluppatori di App usano decine di partner per massimizzare la domanda, con il risultato che integrazione e gestione sottraggono tempo fondamentale allo sviluppo e al miglioramento stesso delle applicazioni. Inoltre, la presenza di diverse piattaforme trasforma la trasparenza in una sfida enorme. La piattaforma programmatica self service mobile di AOL rende la monetizzazione e la gestione più facile che mai, grazie a una soluzione completa e aperta che consente di accedere a centinaia di interlocutori premium.
  • L’esperienza dei consumatori: gli sviluppatori di App vorrebbero lavorare con partner che li aiutino a costruire il loro brand e a rafforzare l’esperienza del consumatore. ONE by AOL: Mobile offre esperienze pubblicitarie che sono interessanti e coinvolgenti per gli utenti: questo favorisce la nascita di un rapporto di fiducia con il brand dell’app e garantisce unicità.

La società si rafforza così ulteriormente sul mercato pubblicitario mobile, un mercato che cresce nonostante sia ancora soggetto ad alcuni pregiudizi, soprattutto per la sua parte In-App, come spiega in questo contributo Andrew Moore, VP International Mobile Demand di ONE by AOL: Publishers.

Ad AOL la gestione dell’inventory di Vevo in Italia, anche in modalità data-driven

Importante acquisizione per AOL. La società infatti si assicura la gestione in esclusiva dell’inventario pubblicitario di tutte le property di Vevo in Italia.

Vevo è la piattaforma premium di video e intrattenimento, leader mondiale, nata grazie alla collaborazione di Universal Music Group e Sony Music, che oggi registra 20 miliardi di view mensili a livello globale.

«L’industry dell’intrattenimento sta vivendo un momento particolarmente florido online, sia per chi investe, sia per chi fruisce dei contenuti in rete. E il settore musicale non fa eccezione. Inoltre, secondo i dati IFPI, l’Italia è tra i principali paesi per quanto riguarda la fruizione di video musicali online. Per questo siamo particolarmente orgogliosi di annunciare questo nuovo accordo con Vevo in Italia», dichiara Christina Lundari, General Manager di AOL in Italia.

Grazie al nuovo sodalizio, AOL Italia avrà il diritto esclusivo della vendita degli spazi pubblicitari premium di tutti i servizi che Vevo offre alla propria audience nel nostro Paese: vevo.com, le app mobile, le app su smart tv e su device connessi a internet (Amazon Fire Tv, Apple Tv), il player di Vevo embedded su siti di terze parti e il Vevo branded media player su You Tube (desktop, mobile e in app).

Gli spazi di Vevo saranno a disposizione degli inserzionisti anche in modalità programmatica attraverso One by AOL, come precisa Christina Lundari: «L’inventory di Vevo saranno acquistabili tramite AOL sia in modalità diretta — che in questo momento rappresenta il potenziale più ampio – che in Programmatic, attraverso la piattaforma One by AOL, dove l’inventory è meno ampia ma rappresenta sicuramente un fiore all’occhiello dell’offerta».

Leggi l’articolo completo su Engage.

Da AOL nuovi strumenti per la creatività: arriva BrandBuilder

In occasione del CES di Las Vegas, una delle più importanti fiere mondiali sulla consumer technology, AOL ha presentato una novità dedicata al mercato pubblicitario.

Si tratta di BrandBuilder by AOL, uno strumento per la creazione di annunci pubblicitari che sfrutta i dati e le piattaforme di AOL per migliorare vendite e brand awareness.

BrandBuilder è un framework utilizzabile per campagne display, video e mobile, e si compone di tre soluzioni: Director, volto al miglioramento della brand awareness ed a creare connessioni emozionali con i consumatori; Buyer, per conversioni e vendite; e Beta, per la creazione di esperienze pubblicitarie esclusive e innovative.

Quest’ultima, in particolare, metterà a disposizione delle aziende due prodotti innovativi: DataPerks, un programma di reward che nasce dalla collaborazione con Verizon e che offre agli utenti dati aggiuntivi per la navigazione da mobile in cambio di attività di lead generation, come il download di coupon; e Player Up, una suite di formati alternativi al pre-roll tradizionale, come il Bumper (un breve commercial di 3-7 secondi che introduce un contenuto), il Watermark o il Pause (due overlay rich media che si estendono o all’interno del contenuto o come parte del pulsante di Pausa). DataPerks sarà disponibile a partire dal primo trimestre negli Stati Uniti per i sottoscrittori di un abbonamento Verizon Wireless, Player Up, invece, è già attualmente presente in UK, Stati Uniti e Canada.

La parte Beta di BrandBuilder godrà comunque in futuro di nuove aggiunte, con formati e soluzioni tuttora allo studio con aziende tester. Tra i primi utilizzatori dello strumento c’è eBay, che ha contribuito in particolare allo sviluppo di Player Up.

Secondo quanto riporta il sito MediaPost, i formati di BrandBuilder Beta saranno inizialmente venduti in modalità diretta, con la possibilità, in futuro, di un’apertura al Programmatic.