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Frodi, un fenomeno non distribuito: il 3% degli editori genera il 68,2% delle impression fake

Lo rivela uno studio internazionale. Alcuni di questi publisher mettono in piedi siti “fantasma”, mentre altri cercano di integrare il loro traffico con click a basso costo

di Alessandra La Rosa
27 maggio 2017
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Qualche giorno fa, uno studio di ANA e White Ops ha rivelato che le frodi pubblicitarie online diminuiranno nel 2017, con un calo del 10% delle perdite economiche imputabili al fenomeno. Adesso, una nuova ricerca fa luce sul trend delle inventory fraudolente.

Stavolta si tratta di un report della società specializzata Fraudlogix, secondo cui la maggior parte delle frodi pubblicitarie è concentrata in una piccola percentuale di ambienti all’interno del mercato RTB. Passando in rassegna 1.3 miliardi di impression da più di 59 mila siti in un periodo di 30 giorni, lo studio ha evidenziato che il 68,2% delle impression fake proviene dal 3,2% degli editori.

Il fenomeno dunque non è regolarmente distribuito, ma i siti che forniscono impression fraudolente, nonostante siano pochi in termini assoluti, immettono un numero sproporzionatamente alto di impression sul mercato.

Complessivamente, la ricerca ha individuato come fraudolento il 18,8% delle impression. «Andare alle radici del problema delle frodi pubblicitarie significa individuare dove le impression fake hanno origine – ed esse provengono da una percentuale di editori molto piccola, che va inondando il mercato con traffico fasullo», commenta il CEO di Fraudlogix Hagai Shechter.

Siti “fantasma” e click a basso costo

Secondo il manager, alcuni di questi editori mettono in piedi siti “fantasma” col solo obiettivo di monetizzare attraverso il traffico fake, mentre altri sono editori legittimi, fino a un certo punto, che cercano di integrare il traffico dei loro siti con l’acquisto di click a basso costo. Ogni click di traffico offerto per una frazione di centesimo è molto probabilmente fake, spiega Shechter.

La società ha anche individuato alcune caratteristiche tipiche dei siti “fantasma”: sono spesso categorizzati come “news feed”; generano milioni di impression al giorno ma il loro posizionamento nella classifica globale Alexa è estremamente basso, contrariamente a quanto dovrebbe succedere se il volume fosse reale; le informazioni sulla registrazione dei loro domini sono molto generiche, o assenti; e il loro aspetto rispecchia template estremamente semplici e ricorrenti.

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