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Firefox, nella nuova versione il fingerprinting è bloccato di default

Mozilla ha imposto un freno all’utilizzo della tecnologia che consente di tracciare gli utenti attraverso le informazioni contenute nei loro dispositivi

di Rosa Guerrieri
09 gennaio 2020
mozilla-firefox-browser

Novità per il targeting su Firefox. Nella nuova versione del browser, appena rilasciata, il fingerprinting sarà bloccato di default.

Il fingerprinting è una tecnica di tracciamento utilizzata da alcune società di ad tech per riconoscere i visitatori di un sito a fini di targeting pubblicitario. La tecnologia identifica gli utenti in base ai dati contenuti nei loro dispositivi, tra cui i sistemi operativi, gli indirizzi IP, le versioni del browser, i font e i plug-in installati. Una pratica che, da un lato, costituisce per le società pubblicitarie una possibile alternativa all’utilizzo dei cookie esterni (a loro volta sempre più limitati dai browser), ma che dall’altro non è esattamente privacy-compliant, in quanto poco controllabile dall’utente stesso.

“Il fingerprinting è una brutta cosa per il web – scrive Steven Englehardt, privacy engineer di Mozilla (cui fa capo Firefox) sul blog della società -. Consente alle aziende di tracciare gli utenti per mesi, anche dopo che questi hanno ripulito il loro browser o anche se navigano in modalità incognito. Nonostante quasi tutti gli organismi di standardizzazione e i fornitori di browser concordino sul fatto che il fingerprinting sia dannoso, il suo utilizzo in rete è stabilmente aumentato nel corso dell’ultimo decennio“.

Englehardt ha poi specificato che Firefox 72, la nuova versione del browser, bloccherà le richieste terze di società che si reputa utilizzino il fingerprinting. Un passo ulteriore rispetto a quando, lo scorso anno, Mozilla aveva realizzato uno strumento che dava la possibilità agli utenti di bloccare la tecnologia volontariamente (adesso il blocco sarà di default).

Firefox non è l’unico browser ad aver concretamente preso posizione contro il fingerprinting. Prima di lui, Apple aveva limitato la quantità di dati sui dispositivi degli utenti inviati alle società terze, e anche Google lo scorso anno aveva annunciato piani per frenare l’utilizzo di questa tecnologia.

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