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Consigli per gli acquisti… della propria audience online

Come si può essere certi che l’audience acquistata attraverso i canali del programmatic corrisponda effettivamente a ciò di cui abbiamo bisogno? Ecco 6 cose da sapere sul proprio data provider per essere sicuri di centrare il bersaglio

di Vincenzo Stellone
20 ottobre 2014
Audience-Buying

I big data spesso e volentieri determinano il successo delle campagne, ma solo ed esclusivamente quando non si rinuncia ad elevati standard di qualità. Come possono quindi gli investitori essere certi che l’audience che hanno acquistato attraverso i canali del programmatic corrisponda effettivamente al o ai target richiesti? Proprio per rispondere a questa domanda Datamonk, agenzia tedesca del gruppo Hitfox, ha definito le sei informazioni base che ogni responsabile comunicazione deve sapere a proposito dei propri Data Provider.

(clicca sull’infografica per ingrandirla)

 

Audience-Buying-Done-Right-2Partiamo dalla prima: dove si trova? Più il provider è vicino a “suoi dati”, più sarà preciso e accurato nella loro gestione. Un lavoro ben fatto permette infatti al brand di avere un controllo totale sulla gestione e classificazione dei dati, premettendo di indirizzare la propria campagna anche a singoli individui selezionati come target ideale. Un secondo aspetto da considerare è se la banca dati è aggiornata. La freschezza delle informazioni è infatti una caratteristica fondamentale per la riuscita di una campagna, anche in relazione al ciclo di vita del prodotto comunicato.

Terzo punto da considerare è: come è venduta la banca dati? Quando le informazioni vengono raggruppate in grandi “pacchetti” e in questo modo distribuite, si possono infatti verificare casi di sovrapposizioni e vendite oltre le effettive disponibilità. Tale dinamica porta spesso e volentieri all’invio al medesimo target di un numero eccessivo di messaggi provenienti dalla stessa categoria di prodotti, il tutto a discapito dei risultati di ogni singola campagna.

La quarta caratteristica da sapere relativamente al proprio provider è come classifica i propri dati, soprattutto in merito alla distinzione tra “lettura casuale” ed effettiva abitudine di acquisto dell’utente. Questo aiuterà a non spendere il proprio budget per contattare consumatori che non convertiranno mai.

Quinto punto da considerare è “quante mani toccano i dati utilizzati”. In sostanza è bene sapere che più sono i passaggi di mano tra noi e gli effettivi gestori dei dati che utilizzeremo, più alto sarà il costo dell’iniziativa. Inoltre interfacciarsi con un provider che gestisce direttamente i dati consente di intervenire sempre in tempo reale ottimizzando il tutto secondo le nostre esigenze. Infine per iniziative di comunicazione di successo è bene verificare che il proprio provider permetta di personalizzare al massimo la campagna in modo da farla aderire il più possibile al nostro target. Il principio alla base di tutto questo infatti è molto semplice: più saremo in grado di presentare il giusto messaggio al giusto utente, più velocemente crescerà il nostro business.

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