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Accenture punta sul trend dell’in-house con una nuova acquisizione

L’azienda di consulenza ha comprato la britannica What If, specializzata nell’incubazione di idee innovative di business e prodotto

di Alessandra La Rosa
05 marzo 2019
accenture

Oggi nella nostra rassegna parliamo di una nuova acquisizione di Accenture, di uno studio sui metodi di attribuzione avanzati e del punto di vista del CFO di Twitter sul tema della trasparenza.

Accenture punta sul trend dell’in-house con una nuova acquisizione

Accenture ha acquisito What If, società specializzata in innovazioni di business e prodotto. Per il colosso della consulenza si tratta dell’ultima di una lunga serie di acquisizioni di aziende operative nel marketing. In questo caso l’acquisizione, portata a termine per una somma non resa pubblica, contribuirà ad offrire ai clienti di Accenture un servizio di incubazione di idee innovative di business e prodotto, in un momento in cui il trend del “fai-da-te” (leggasi “in-house”) è sempre più diffuso. What If, società britannica con sedi anche a New York e Shanghai e l’intenzione di espandersi in nuovi mercati, possiede un modello di testing che facilita le aziende nell’incubazione di nuovi prodotti, servizi, modelli di business e strutture organizzative. Leggi di più su The Drum.

Il CFO di Twitter: «Essere trasparenti con gli inserzionisti dà i suoi risultati»

In occasione della Morgan Stanley Technology Conference, il CFO di Twitter Ned Segal ha fatto il punto sulla strategia pubblicitaria del social network dei cinguettii, sottolineando che l’azienda è diventata via via sempre più “trasparente con gli inserzionisti sul perché devono utilizzare Twitter”. E quando si è “coerenti e chiari” e si riesce a dimostrare il ROI ai brand ed a mostrare annunci rilevanti agli utenti, le aziende si rivelano più propense ad abbracciare la tecnologia. Ciononostante, c’è ancora lavoro da fare per rendere più performante la macchina, specialmente riguardo alla scelta di formati capaci di destare interesse invece di altri più votati a spingere all’acquisto. Leggi di più su MediaPost.

Che preparazione hanno i brand sui metodi di attribuzione avanzati?

Sebbene le aziende sappiano che pratiche di attribuzione avanzate sono necessarie per testare la bontà delle proprie strategie di marketing in un mondo sempre più multicanale, questo non significa che esse abbiano una conoscenza profonda di queste pratiche, o che effettivamente le utilizzino. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti dalla testata b2b ClickZ e dalla società di attribuzione Fospha, solo il 9,1% dei brand intervistati ha dichiarato di avere una comprensione “eccellente” dei metodi di attribuzione data-driven, circa il 12% ha detto di averla “molto carente” e il 22,7% ha affermato di averla “al di sotto della media”. Leggi di più su eMarketer.

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