Main partner:

Jobs

Accenture punta sul marketing guidato dall’intelligenza artificiale: ecco chi guiderà il team globale

E’ un ex OMD il nuovo presidente delle operazioni di marketing “intelligente” di Accenture a livello globale.

La società di consulenza ha affidato a Nikki Mendonça il ruolo di President of Intelligent Marketing Operations. Un incarico che prevede la supervisione della squadra preposta ad aiutare i clienti nella realizzazione di piani di marketing scalabili, volti a raggiungere il giusto consumatore sui vari canali di comunicazione grazie all’uso dell’analisi predittiva. La squadra collaborerà con varie branche di business di Accenture, tra cui quella specializzata nei servizi di marketing Accenture Interactive, offrendo ai clienti supporto alla definizione di user experience e design e all’ottimizzazione del mix di canali, attraverso l’utilizzo di dati e tecnologie di intelligenza artificiale.

Mendonça proviene da OMD, dove per oltre 10 anni è stata presidente EMEA, avendo sotto la sua responsabilità una squadra di 6500 persone e un pool di clienti di spicco quali McDonald’s, PepsiCo e Walt Disney. Precedentemente, ha lavorato per Capital Radio e Leo Burnett.

Debbie Polishook, group chief executive di Accenture Operations descrive l’ingresso della manager come strategico per la società. «Il suo arrivo giunge in un momento molto importante di costruzione delle nostre competenze, in una fase in cui stiamo continuando a sviluppare soluzioni innovative che combinano piattaforme, analytics, intelligenza artificiale, machine learning e altre tecnologie core per aiutare i nostri clienti ad aumentare il loro impatto di marketing».

Accenture, i più giovani amano gli assistenti digitali

Gli assistenti digitali stanno diventando parte della nostra vita quotidiana e molte persone, principalmente adolescenti e millennial, li usano con una certa regolarità. Lo conferma un sondaggio condotto da Accenture, che ha intervistato in tutto il mondo 25.996 utenti internet dai 14 anni e in su, interrogandoli sull’utilizzo degli assistenti digitali vocali.

Per la maggior parte, i rispondenti più giovani hanno usato questo strumento più frequentemente delle loro controparti più mature.

Quasi un terzo dei rispondenti di età compresa tra i 14 e 17 anni ha dichiarato che li impiega regolarmente. I partecipanti tra i 18 e i 34 anni sono più interessanti nell’intelligenza artificiale delle loro controparti più vecchie, ma solo il 23% di questi millennial più grandi usa regolarmente la tecnologia.

accenture

Solo il 14% delle persone tra i 35 e i 55 adotta frequentemente gli assistenti digitali, il fenomeno si verifica in misura più ridotta tra le persone dai 55 anni in su. Anche tra gli utenti che hanno appena cominciato ad usare gli assistenti digitali l’adozione è la più per adolescenti e millennial.

Fa notare eMarketer che questo non equivale a dire che i rispondenti più vecchi non sono interessati nell’IA. Infatti, circa un terzo degli utenti internet, appartenente ad ogni gruppo d’età, ha dichiarato che mentre non usa assistenti vocali in questo momento, nutrono comunque interesse verso lo strumento. Tuttavia, i rispondenti più vecchi hanno meno probabilità di esserlo.

Trasparenza: da Accenture cinque consigli per le aziende

Cinque consigli per le aziende per “raccogliere la massima produttività dai loro budget media”. Sono quelli stilati da Accenture all’interno di un nuovo report dal titolo “Optimizing Transparency in Your Agency Relationships”.

Lo studio arriva in risposta al recente e discusso report dell’Association of National Advertisers sulla trasparenza delle agenzie, che circa un mese fa aveva fatto luce sul fenomeno dei ribassi che le agenzie ottenevano tramite relazioni con i media ma che non venivano segnalate ai clienti. Ma al di là delle evidenze sottolineate dall’ANA, quello della trasparenza rimane un nodo fondamentale all’interno della industry digitale e programmatica.

I consigli di Accenture includono: formalizzare i processi di revisione dei contratti, dare il via a valutazioni formali delle relazioni di business, verificare le fatture, confrontare le performance media con standard di costi e qualità, e richiedere una revisione della supply chain programmatica. Qui la versione completa del report.

“Se il meccanismo sembra complesso, i principi sottesi di fiducia e trasparenza sono semplici, e non dovrebbero mai essere essere compromessi – conclude il report di Accenture -. Solo con la trasparenza e la fiducia le agenzie saranno in grado di continuare a fare un buon lavoro, aiutando i loro clienti a raggiungere i loro obiettivi di media, marketing e business”.

Ad-blocker: quattro utenti su dieci disposti a pagare per rimuovere l’adv

Una nuova ricerca globale condotta da Accenture rivela che la maggior parte dei consumatori (61%) è a conoscenza degli ad-blocker e che quattro su dieci (42%) sarebbero disposti a pagare per rimuovere le interruzioni pubblicitarie. Lo studio, pubblicato lunedì, ha sondato un campione di 28.000 consumatori in 28 paesi formulando, in aggiunta, delle previsioni di carattere generale sul fenomeno.

“I filtri anti pubblicità sono una minaccia relativamente nuova per l’industria della pubblicità digitale”, ha commentato Gavin Mann, Responsabile Globale del Settore Broadcasting, “I consumatori sono disposti, in via crescente, a pagare per i blocchi perché troppi annunci sono indirizzati male. Nel mondo odierno dei contenuti personalizzati, essere forzati a guardare una pubblicità che non ha rilevanza è una opportunità mancata, l’esperienza dà l’impressione di essere sempre più intrusiva nel prezioso tempo passato davanti allo schermo. Infatti, la semplice fuga del contenuto associata a pesanti, ripetitivi e irrilevanti pubblicità raggiungerà livelli maggiori poiché allo stesso tempo aumenta la scelta e la consapevolezza della stessa da parte dei consumatori”.

L’indagine scopre che sono specialmente i giovani consumatori ad essere a conoscenza degli ad-blocker rispetto a gruppi di persone più mature. Più dei due terzi (69%) di quelli tra i 18 e 24 anni, e quasi lo stesso numero (66%) di quelli tra 25 e 34 anni, dichiarano di essere a conoscenza di tecnologie di interruzione delle pubblicità.

Mann ha dichiarato che l’industria ha bisogno di fare tutto il possibile per rendere meno intrusive le pubblicità che compaiono sullo schermo, puntando sui processi che elaborano annunci mirati, rilevanti e interessanti. Ha esortato inoltre gli operatori a concentrarsi su creatività che possano reggiungere i consumatori.

Accenture raccomanda alle aziende del settore di investire nella trasformazione dell’esperienza e nell’interfaccia dell’utente, produzione, risorse di supporto alla post-produzione e strutture. Gli inserzionisti hanno bisogno di offrire capacità creative a valore aggiunto e servizi più robusti e personalizzati ai consumatori.

Una delle indicazioni per le aziende emerse dalla ricerca è di non investire la maggior parte delle risorse nel combattere gli ad-blocker, perché è una battaglia impossibile da vincere. La compagnia suggerisce che è più importante concentrarsi sull’evoluzione dell’intero ecosistema rendendo la pubblicità meno invasiva e più personalizzata.

Data Driven Marketing, un asset strategico per l’eCommerce

Il data driven marketing è stato tema cardine dell’ottavo appuntamento NetcommConnect, ultimo incontro prima della pausa estiva del primo ciclo di eventi mensili focalizzati su alcuni dei temi più rilevanti dell’eCommerce, organizzato dal Consorzio Netcomm con il supporto di Showroomprive.com. Un’iniziativa che ha riscosso un buon successo in termini di partecipazione, favorendo sempre ampi momenti di confronto e networking tra i partecipanti.

Roberto_Liscia_Netcomm
Roberto Liscia

«Il web ha da tempo ridefinito le regole del marketing proprio grazie alla sua capacità di restituirci dati sempre più precisi rispetto alle persone, ai loro gusti e ai comportamenti di acquisto, proiettandoci verso un livello di personalizzazione dell’offerta sempre più elevato – ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Nel panorama del commercio elettronico la vera sfida oggi è proprio lo studio e l’interpretazione dei dati che riusciamo a conoscere rispetto alle caratteristiche delle singole persone, informazioni che diventano un punto centrale per guidare le scelte e le strategie di marketing delle aziende del web. Importante è dotarsi degli strumenti giusti per l’individuazione e l’interpretazione dei dati strategici. Il data driven marketing è sicuramente un fattore che nel commercio elettronico non potrà che acquistare sempre più valore e questo non solo per le grandi web company ma per tutte le aziende che hanno una presenza in rete».

In un contesto vasto come quello della raccolta dati derivanti dalle attività online, fondamentale diventa quindi la capacità di individuazione e analisi delle informazioni più rilevanti per guidare le attività delle aziende dell’ecommerce verso un livello di personalizzazione delle proposte sempre più elevato, come ha confermato anche Virginia Hernandez, International PR Manager and Business Development di Showroomprive.com.

Virginia_Hernandez
Virginia Hernandez

«I dati che abbiamo a disposizione rispetto ai nostri utenti sono per noi una ricchezza enorme che ci permette di avvicinarci a loro sempre di più e orientare la nostra offerta verso una customer experience sempre più unica e personalizzata in base alle esigenze del singolo» ha affermato la manager. Per Showroomprive.com, tutto questo significa curare con attenzione costante l’esperienza di shopping dei clienti in ogni singolo passaggio. «Conoscerne le scelte e i percorsi ci aiuta a migliorare sempre di più il nostro modo di relazionarci con loro e ci permette di proporre nuovi servizi ed offerte sempre più mirati e costruiti su misura – aggiunge Virginia Hernandez -. Diamo inoltre molta importanza al fatto di ottimizzare la customer experience a seconda delle diverse piattaforme di accesso, come ad esempio il canale mobile che rappresenta per noi più del 50% del traffico al sito»

Durante l’evento si è discusso con esperti del settore dei diversi aspetti e opportunità che caratterizzano il Data Driven Marketing, ovvero, il processo di raccolta di grandi moli di dati online, combinati con quelli offline per fornire analisi e informazioni aggiornate sui clienti, anche quando provengono da canali misti, integrati tra loro. A guidare la discussione e stimolare il confronto tra i partecipanti in questa occasione sono intervenuti: Maurizio Alberti, managing director Italy di Teradata Marketing Applications e Federico Gasparotto, ecommerce strategy lead in Accenture.

Maurizio_Alberti
Maurizio Alberti

«La grande sfida di oggi è far vivere al nostro cliente un’esperienza assolutamente personalizzata, centrata sulle specifiche caratteristiche del singolo – ha detto in proposito Maurizio Alberti -. Quello che cerchiamo di fare è andare ad identificare le informazioni necessarie per creare un engagement costante del cliente e che si articoli su più canali. È fondamentale partire dai dati per pianificare le campagne e analizzare i feedback per orientare di conseguenza la propria strategia. Quello che noi facciamo come Teradata Marketing Applications è cercare di unire in un’unica piattaforma, con un’unica base dati, tutte le informazioni in un sistema che permetta di leggere e assecondare le scelte del consumatore finale ma che fornisca anche uno scenario rispetto ai canali più utilizzati in determinati momenti. Partire dunque dai dati e utilizzare la tecnologia con un valore di supporto e di consulenza per aumentare la capacità di leggere e identificare i percorsi più adeguati al fine di rendere unica la customer experience finale».

«Le attività di marketing si stanno digitalizzato sempre di più, con un’attenzione crescente all’ottimizzazione dei costi. – ha commentato Federico Gasparotto -. Di conseguenza il monitoraggio dei risultati e la relazione con le reali performance delle attività assumono un ruolo fondamentale nelle strategie di marketing digitale con una conseguente trasformazione di processi, strumenti e competenze richieste ai nuovi digital marketer. In futuro il digital marketing sarà sempre più “data driven”, personalizzato e ottimizzato in termini di costi e performance».

Netcomm-2
Un momento dell’incontro

Big Data: il 96% delle aziende è soddisfatto dei risultati

I Big Data rappresentano uno dei capisaldi della trasformazione digitale, e le aziende italiane ne stanno rapidamente prendendo coscienza.

E’ quanto emerge della ricerca Accenture “Big success with Big Data”, condotta su 4.300 manager di aziende operanti in 19 Paesi, tra cui appunto l’Italia. In particolare, dallo studio trapela l’altissima soddisfazione espressa dai manager del nostro Paese rispetto all’utilizzo dei dati: il 96% dei dirigenti di aziende che hanno effettuato progetti con i Big Data è soddisfatto dei risultati e il 46% ha riscontrato un sensibile incremento di nuove fonti di reddito. Per più di 7 manager italiani su 10 (il 72%) i Big Data rappresentano una “fonte significativa” di valore per le loro aziende.

«Le aziende sono davanti a una svolta – afferma Vincenzo Aloisio, responsabile di Accenture Analytics Igem, divisione di Accenture Digital -. Oggi invece dei potenziali risultati che possono essere raggiunti grazie ai Big Data, stanno emergendo quali sono i concreti benefici che derivano dal loro utilizzo, tra cui crescita delle entrate, il miglioramento della customer experience e una maggiore efficienza dei processi operativi».

Più del 60% dei manager a livello internazionale ha dichiarato che la propria azienda ha già completato l’implementazione di sistemi legati ai Big Data, mentre il 36% non ha ancora messo in atto un progetto in tal senso e non pensa di svilupparlo. Il 4%, infine, dichiara di avere in atto ma di non aver ancora completato un progetto per l’implementazione dei Big Data.

Big Data: benefici ottenuti e attese nel marketing

La pubblicità è una delle aree strategiche nell’utilizzo dei Big Data, come conferma la ricerca di Accenture, secondo cui “fidelizzare e acquisire la clientela” è il secondo obiettivo in ordine di importanza con cui le aziende italiano utilizzano i Big Data (84%), alle spalle solo dell’identificazione di nuove forme di reddito (92%) ma davanti allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (78%).

In merito ai benefici ottenuti dalle aziende italiane, l’impatto più notevole dei Big Data si riscontra nel reperimento di nuove fonti di reddito (46%, dato globale 56%), nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi (38%, dato globale 50%), nell’incremento e nella fidelizzazione della propria clientela (45%, dato globale 47%) e nel miglioramento della customer experience (56%, dato globale 51%). Emerge dunque come le aziende italiane stiano sfruttando bene i Big Data per ottimizzare la relazione con la clientela, mentre c’è ancora della strada da percorrere per ottenere redditività al pari dei colleghi globali.

Gli intervistati si sono espressi anche in merito agli ostacoli relativi all’implementazione delle attività legate ai Big Data all’interno delle proprie aziende: sicurezza (51% a livello globale – 52% in Italia) e insufficienza del budget (47% globale – 48% Italia) risultano ancora i principali problemi su cui lavorare.

Il successo dei Big Data: alcune linee guida

Le aziende e i manager che vogliono ottenere il massimo dai loro progetti sui Big Data, minimizzando i relativi ostacoli, secondo Accenture dovrebbero osservare alcune raccomandazioni chiave:

  • Occorre esplorare l’intero ecosistema dei Big Data ed essere agili, perché le fonti di dati e le tecnologie legate all’universo dei Big Data continuano a mutare. Le aziende devono imparare a stare allerta per cogliere le opportunità derivanti, ad esempio, dall’evoluzione tecnologica.
  • Partire dalle piccole cose e poi crescere: le aziende dovrebbero in primo luogo concentrarsi su una singola area del proprio business e, attraverso un programma pilota, osservare come i Big Data possono trasformarla.
  • Focalizzarsi sul costruire le skills adeguate: dato che la ricerca di competenze specifiche risulta una delle sfide più grandi quando si ha a che fare con i Big Data, le aziende hanno bisogno di investire in formazione per sviluppare e ampliare le competenze dei propri dipendenti. Il 54% dei dirigenti afferma che la propria azienda ha già predisposto attività di formazione interna. In Italia questo succede solo nel 38% dei casi.

«Oggi – conclude Aloisio -, anche i tubi dell’acqua possono generare e fornire dati. Mentre l’Internet delle cose è una nuova fonte di informazione e consente di reperire una grande quantità di dati, le nuove tecnologie connesse ai Big Data aiutano a scoprire informazioni cruciali per il business. Le aziende che non implementano le soluzioni derivanti dai Big Data perdono l’opportunità di trasformare i dati in una risorsa in grado di guidare il loro business e determinare un vantaggio competitivo».

Le più lette