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Payclick: nel segno dei Big Data

La media agency guidata da Luca Formicola (nella foto) vende da circa un anno gli spazi degli editori del proprio network in programmatic. Una scelta che punta a massimizzare il valore delle inventory e a ottimizzare la spesa degli spender attraverso l’utilizzo dei dati

Teresa Nappi
13 ottobre 2015
Luca-Formicola-Payclick

Tra chi è già più che operativo e sempre più interessato a capire come poter sfruttare al meglio le possibilità offerte dal programmatic troviamo anche PayClick, media agency indipendente con un network che conta oltre 500 siti premium ed un bacino di circa 10 milioni di email Business & Consumer in concessione esclusiva. «Crediamo molto nelle potenzialità del Programmatic», afferma Luca Formicola, Ceo di PayClick. «E’ una vera e propria rivoluzione nel panorama del digital advertising. Infatti, da circa un anno gli spazi dei nostri migliori editori sono venduti anche in modalità programmatic, grazie alla collaborazione con un’importante SSP. Nel nostro settore, ottimizzare il budget di spesa con investimenti mirati è fondamentale e il programmatic ci offre la possibilità di intercettare il pubblico con una precisione prima impensabile». Un plus che l’agenzia sta mettendo a frutto, riconoscendo in primis ai dati un grande valore, come ci spiega sempre Formicola in questa intervista.

L’avvento del Programmatic nel nostro mercato ha ulteriormente sottolineato l’importanza del binomio dati e pubblicità…

Assolutamente sì. Si tratta di un binomio ormai indissolubile. I big data consentono infatti di focalizzare sempre più le campagne verso un target ben definito. Questo permette agli inserzionisti di non disperdere gli investimenti pubblicitari e di raggiungere gli obiettivi prefissati. È proprio in virtù della strategicità dei big data che abbiamo di recente firmato una partnership con l’Università di Trieste per la realizzazione di una piattaforma che ci permetterà di profilare utenti anonimi sulla base dell’osservazione del loro comportamento. Grazie a questo strumento saremo in grado di realizzare campagne ancor più focalizzate, offrendo la possibilità ai nostri clienti di ottimizzare il budget di spesa con investimenti mirati.

In generale, come giudica finora l’impatto del programmatic nel nostro mercato?

In Italia il programmatic è un trend che va considerato ancora come relativamente nuovo e giovane, anche se sta registrando già ottimi risultati. Attualmente vale il 10% della spesa pubblicitaria e, come dichiarato recentemente da IAB Italia, a fine 2015 il suo valore dovrebbe raggiungere la soglia dei 200 milioni di euro. Con questi volumi e ritmi non si può non considerarlo una realtà significativa.

A livello di prodotto, quali sono le specificità della vostra offerta in questo settore?

La pianificazione in programmatic consente ai nostri clienti di selezionare con maggiore precisione il target da intercettare, ottimizzando l’investimento pubblicitario. Molto importante in questo senso è l’accordo con Nugg.ad che ci permetterà a brevissimo di beneficiare della soluzione di Multichannel Audience Targeting per rendere possibile ai nostri clienti di selezionare volta per volta il target group più appropriato rispetto agli obiettivi della campagna.

Anche a fronte di quanto detto, che peso ha il programmatic sul business di PayClick?

Oggi in programmatic viene venduta buona parte del nostro traffico display tradizionale. Stiamo lavorando per offrire ai clienti la possibilità di acquistare in programmatic anche formati speciali, come le skin, che hanno problematiche oggettive derivanti dall’assenza di standard. Il peso stimato, in termini di fatturato, nel 2015 è di poco inferiore al 10%, con un trend in forte crescita.

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