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Oyster, mezzo milione di euro di ricavi in sei mesi. Conte: «Puntiamo a triplicare nel 2018»

La fondatrice e CEO ci traccia un bilancio del primo semestre di vita della società, e ci fornisce la sua personale visione su due temi chiave del mercato: brand safety e trasparenza

di Alessandra La Rosa
18 dicembre 2017
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Patrizia Conte

Con un vasto portafoglio di prodotti pubblicitari crossdevice in continuo ampliamento, e collaborazioni in essere con diversi importanti editori e agenzie, a solo sei mesi di vita Oyster è già una realtà affermata nel suo mercato. Alla base del suo posizionamento, la volontà di rispondere a una domanda pubblicitaria sul fronte del private deal programmatico sempre più impellente, e che non sempre riesce a trovare un partner adatto alle proprie esigenze. Abbiamo chiesto a Patrizia Conte, che di Oyster è la fondatrice e CEO, di tracciarci un bilancio di questo primo semestre di vita della società.

Patrizia, innanzitutto come si posiziona Oyster nell’ecosistema programmatico?

Oyster è una società nata a giugno 2017 che si pone nel mercato dell’advertising online come un abilitatore tecnologico che affianca le agenzie nel segmento dei private deal. Dopo aver studiato il mercato del programmatico ci siamo resi conto di una richiesta lato domanda sempre più impellente che non aveva un operatore di riferimento. Per questo gestiamo campagne su editori big del panorama italiano in posizioni premium, utilizzando prodotti esclusivi Oyster creati con tecnologia proprietaria.

Brand safety e trasparenza sono oggi due parole chiave nel mondo della pubblicità digitale. Voi come rispondete a queste esigenze del mercato?

La brand safety è un argomento molto discusso tra gli operatori del mercato della digital adv. I clienti alla ricerca del posizionamento più sicuro per le loro comunicazioni sono sempre più attenti a quello che la tecnologia offre. Noi siamo convinti che la combinazione tra il giusto posizionamento nel giusto contesto e la trasparenza totale sulla filiera sia il metodo più sicuro per ottenere la tutela del brand, rispettando tutte le potenzialità che questo mezzo offre senza perdersi opportunità preziose.

Oyster è nata circa sei mesi fa. Ci tracci un bilancio di questo primo mezzo anno di vita della società? Come sta evolvendo la vostra offerta di prodotti?

Dalla sua nascita, Oyster ha avuto subito un riscontro interessato da parte di importanti agenzie. Nel mercato c’è un grande interesse a lavorare con editori premium su prodotti performanti nel totale controllo del flusso programmatico. Flusso che, con noi, risulta di molto semplificato potendo gestire deal multieditore adattati a tutte le tecnologie di offerta e domanda. Abbiamo un portafoglio molto vasto di prodotti adv crossdevice che viene allargato continuamente, e molti dei principali publisher coinvolti nel nostro flusso. I segnali di nuove agenzie e di nuovi editori pronti a salire a bordo del progetto ci rendono molto ottimisti. Oyster si muove oggi in un mercato che sa incoraggiare iniziative imprenditoriali volte a migliorare, semplificare e generare valore aggiunto agli operatori sia lato offerta che domanda. La tecnologia totalmente sviluppata in casa ci permette di essere flessibili in relazione alle esigenze dei clienti e nella customizzazione in tempo reale del prodotto adv, del piano e della PMP scelta. Questo sarebbe stato impensabile anche fino a poco tempo fa.

Come chiuderete il 2017 e che obiettivi vi siete posti per il prossimo anno?

Chiuderemo i primi sei mesi di attività con un fatturato di poco inferiore al mezzo milione di euro e abbiamo obiettivi sfidanti di triplicarlo nel 2018.

L’intervista è stata originariamente pubblicata su Programmatic Italia Magazine.

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