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Oyster festeggia un anno e presenta il nuovo posizionamento “Holistic Programmatic”

Compie un anno Oyster Technology, la ad tech company italiana fondata da Patrizia Conte a giugno 2017 posizionandosi all’interno del mercato del programmatic come Trading Desk “Premium” focalizzato sul segmento dei Private Deal, con tecnologie e formati Rich Media proprietari.

La società prosegue il suo percorso di crescita all’insegna della continua innovazione, con l’ingresso in nuovi segmenti di mercato e un nuovo posizionamento “olistico”, presentato mercoledì sera a un selezionato nucleo di ospiti, nel corso dell’evento organizzato da Engage nella sede di Milano per celebrare il primo anno di attività.

«Crediamo che oggi, nel programmatic, ci sia davvero bisogno di parlare di più di qualità: nella nostra visione, ciò significa utilizzare gli strumenti del programmatic in modo “integrato” e tenendo in giusto conto gli obiettivi del cliente – ha spiegato Patrizia Conte, Ceo di Oyster -. Per questo oggi annunciamo il posizionamento di compagnia “Holistic Programmatic”, che si pone tra aziende, agenzie ed editori come abilitatore capace di impiegare tutti gli strumenti e gli asset del programmatic, in modo ponderato: ossia, capace di operare dall’open market ai private deal a seconda degli obiettivi del cliente, con un setting che tenga conto della brand safety sulla base del contesto in cui si sta erogando, un utilizzo accorto dei big data, l’uso equilibrato di formati standard e rich media, un forte focus sulla brand affinity».

Da oggi, quindi, Oyster si pone sul mercato come interlocutore unico per strategie qualitative di programmatic, che attraverso un’unica piattaforma consente di pianificare campagne online su pmp premium (grazie agli accordi diretti con molti dei più prestigiosi editori italiani), su network allargati o in open-market.

Il tutto mettendo a disposizione i formati più adatti incluse le Rich Ad Unit sviluppate dal Creative Lab interno e ottimizzando le campagne grazie all’interfaccia dedicata agli insight. «Questo è possibile grazie al continuo sviluppo in-house della nostra piattaforma tecnologica, e dei vari tool sviluppati che da oggi – ha concluso Patrizia Conte – verranno messi a disposizione dei nostri clienti anche in modalità SaaS».

Competenze, dati, tecnologia: spazio al Programmatic a WMF 2018

Parlando di programmatic, la tecnologia serve a poco se non si hanno competenze adeguate: parola di Marco Dall’Olio, B2C Sales & Marketing Manager presso Mediaset Infinity, che nell’ambito del Web Marketing Festival ha aperto i lavori della sala verticale dedicata al Programmatic Advertising, realizzata con la collaborazione di Engage.

Dall’Olio ha raccontato nel dettaglio il lavoro svolto per rendere “full programmatic” la strategia di comunicazione del servizio di streaming on demand del Gruppo Mediaset. Partendo dall’importanza della costruzione del team, che deve integrare competenze interne ed esterne (tra cui il centro media – Webranking, nel caso di Infinity – e l’agenzia creativa GMG Production) a monte dell’utilizzo delle piattaforme, e dei legami strategici con la creatività che a sua volta «oggi dev’essere anch’essa ‘tech’». D’impatto le case history mostrate, tra cui la prima campagna italiana con targettizazione meteosync e la “infinite pre-roll campaign” realizzata di recente per lanciare la serie Will&Grace, capace di variare automaticamente tra oltre 2500 creatività diverse sulla base delle ricerche dell’utente su Google e YouTube.

Le potenzialità di un approccio “data-driven” alla comunicazione è stata poi ribadita da Claudio Calzolari, co-founder e Ceo di Turbo, che non si è limitato alle potenzialità dei dati di navigazione dell’utente ma si è spinto agli spostamenti nel territorio delle persone, che oggi è possibile “intercettare” grazie allo smartphone, incrociando varie fonti (dalle celle telefoniche al GPS, dal Wi-Fi ai sensori nei negozi). Questo rende possibili strategie avanzate di proximity marketing su mobile. «Ancora oggi il 65%-70% delle decisioni d’acquisto vengono prese all’interno del punto di vendita, quindi è un luogo che va assolutamente presidiato con efficacia», ha detto Calzolari, che ha individuato nell’ultimo miglio e, perché no, nell”ultimo metro” «la nuova frontiera della comunicazione. Anche perché le barriere all’ingresso sul fronte dei costi non sono elevate, non serve essere una azienda di grandissime dimensioni per fare una campagna di prossimità efficace».

Quindi Gaetano Poligano, country manager di Tradelab, ha affrontato le quattro principali preoccupazioni degli online marketer – ossia la difficoltà nelle misurazioni, la viewabilty, l’ad fraud e la brand safety – dimostrando come, nonostante queste criticità vengono spesso associate al programmatic, è proprio l’ad-tech a poter dare le risposte più efficaci. «Le tecnologie ci aiutano a comunicare con una profondità maggiore che mai, ma bisogna conoscerle a fondo ed essere in grado di maneggiarle, e magari personalizzarle sulle proprie esigenze: non usate la tecnologia a scatola chiusa», ha avvertito Polignano.

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Gaetano Polignano a WMF 2018

Di approccio “Olistico” alla tecnologia ha parlato anche Patrizia Conte, founder e Ceo di Oyster, secondo cui il «programmatic di qualità» passa da un uso delle tecnologie multidisciplinare e aperto, ma non ossessivo: «non ci si deve accanire sul dato, ricordiamoci che solo il 10% delle decisioni avviene grazie a impulsi razionali, il resto è emotività». Spazio alla marca e alle emozioni, quindi, anche in programmatic ma con la giusta considerazione per i formati rich (sempre rispettosi dell’utente) e alla creatività che ancora oggi deve essere in grado di sorprendere, di dare valore al brand.

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Patrizia Conte a WMF 2018

Infine, nella seconda parte della giornata, dalla display l’attenzione si è spostata sui nuovi “territori” del programmatic, come il native advertising: anche quest’ambito è sempre più “integrato” con le piattaforme di programmatic come ha spiegato Enrico Nunnari, Head of Sales di UpStory. Il manager ha offerto vari spunti pratici per “automatizzare” le strategie di native advertising, le quali offrono un’interessante soluzione a un panorama display che tende alla saturazione. L’audio, poi, è un altro canale di grandissimo interesse per brand ed editori. Quest’ultimo tema è stato sviscerato da Davide Panza, Cmo dell’azienda specializzata Digital MDE, che ha parlato del digital audio come uno dei settori emergenti nella considerazione di brand e editori,in un contesto in cui le “vecchie” distinzioni tra on e offline sono sempre più labili.

[Videointervista] Oyster a Programmatic Days: «Uniamo big data ed emozioni»

I dati? Sono il motore dell’advertising online, ma la possibilità di usarli per targettizzare gli utenti non deve far dimenticare una legge senza tempo della pubblicità: solo i messaggi capaci di catturare le emozioni del cliente possono essere realmente efficaci.

Lo ha detto Patrizia Conte, founder dell’ad tech company Oyster Technology, a Programmatic Day(s) 2018, l’evento italiano sul programmatic advertising organizzato da Engage e Programmatic Italia.  «Oggi la tecnologia è alla base della comunicazione digitale, e i dati sono la chiave per farla funzionare bene ma – ha avvertito Patrizia Conte – i cookie sono tanti, non sempre consistenti tra loro e molto costosi. Affidarsi esclusivamente a loro, credendo ciecamente in una comunicazione “causa-effetto” e senza tenere conto di altri fattori, come la capacità di un messaggio di generare l’”effetto wow”, può essere un mero esercizio di stile».

Il consiglio, quindi, è quello di riscoprire creatività, e contesto: all’interno della filiera del Programmatic, Oyster si pone come operatore specializzato nel segmento dei private deal, con formati ingaggianti distribuiti su molti tra i più autorevoli siti italiani.

«Forse dobbiamo uscire da una ‘fredda’ concezione di “target”, cercando di parlare a, persone, o meglio “personaggi”, non solo pensando alle caratteristiche e alle abitudini che li rendono nostri clienti potenziali, ma anche in quei contesti e con quelle particolari creatività che si rivelano più adatti a veicolare correttamente il messaggio».

La manager ha quindi ricordato i punti chiave del posizionamento della società: Oyster offre consulenza e supporto tecnico, per la costruzione di private marketplace su editori premium. La sua tecnologia proprietaria è in grado di creare in tempo reale creatività interattive, mixando video e immagini su tutti i formati standard di mercato: box, halfpage, overlay, floor ad, strip espandibili. E in chiusura di intervento, ecco la novità: «Stiamo lavorando per rilasciare la nostra tecnologia proprietaria in modalità SAAS, per grandi clienti che vogliono lavorare con il nostro stack tecnologico direttamente in-house».

Guarda la videointervista a Patrizia Conte, realizzata a margine del suo intervento a Programmatic Day(s) 2018:

Oyster, mezzo milione di euro di ricavi in sei mesi. Conte: «Puntiamo a triplicare nel 2018»

Con un vasto portafoglio di prodotti pubblicitari crossdevice in continuo ampliamento, e collaborazioni in essere con diversi importanti editori e agenzie, a solo sei mesi di vita Oyster è già una realtà affermata nel suo mercato. Alla base del suo posizionamento, la volontà di rispondere a una domanda pubblicitaria sul fronte del private deal programmatico sempre più impellente, e che non sempre riesce a trovare un partner adatto alle proprie esigenze. Abbiamo chiesto a Patrizia Conte, che di Oyster è la fondatrice e CEO, di tracciarci un bilancio di questo primo semestre di vita della società.

Patrizia, innanzitutto come si posiziona Oyster nell’ecosistema programmatico?

Oyster è una società nata a giugno 2017 che si pone nel mercato dell’advertising online come un abilitatore tecnologico che affianca le agenzie nel segmento dei private deal. Dopo aver studiato il mercato del programmatico ci siamo resi conto di una richiesta lato domanda sempre più impellente che non aveva un operatore di riferimento. Per questo gestiamo campagne su editori big del panorama italiano in posizioni premium, utilizzando prodotti esclusivi Oyster creati con tecnologia proprietaria.

Brand safety e trasparenza sono oggi due parole chiave nel mondo della pubblicità digitale. Voi come rispondete a queste esigenze del mercato?

La brand safety è un argomento molto discusso tra gli operatori del mercato della digital adv. I clienti alla ricerca del posizionamento più sicuro per le loro comunicazioni sono sempre più attenti a quello che la tecnologia offre. Noi siamo convinti che la combinazione tra il giusto posizionamento nel giusto contesto e la trasparenza totale sulla filiera sia il metodo più sicuro per ottenere la tutela del brand, rispettando tutte le potenzialità che questo mezzo offre senza perdersi opportunità preziose.

Oyster è nata circa sei mesi fa. Ci tracci un bilancio di questo primo mezzo anno di vita della società? Come sta evolvendo la vostra offerta di prodotti?

Dalla sua nascita, Oyster ha avuto subito un riscontro interessato da parte di importanti agenzie. Nel mercato c’è un grande interesse a lavorare con editori premium su prodotti performanti nel totale controllo del flusso programmatico. Flusso che, con noi, risulta di molto semplificato potendo gestire deal multieditore adattati a tutte le tecnologie di offerta e domanda. Abbiamo un portafoglio molto vasto di prodotti adv crossdevice che viene allargato continuamente, e molti dei principali publisher coinvolti nel nostro flusso. I segnali di nuove agenzie e di nuovi editori pronti a salire a bordo del progetto ci rendono molto ottimisti. Oyster si muove oggi in un mercato che sa incoraggiare iniziative imprenditoriali volte a migliorare, semplificare e generare valore aggiunto agli operatori sia lato offerta che domanda. La tecnologia totalmente sviluppata in casa ci permette di essere flessibili in relazione alle esigenze dei clienti e nella customizzazione in tempo reale del prodotto adv, del piano e della PMP scelta. Questo sarebbe stato impensabile anche fino a poco tempo fa.

Come chiuderete il 2017 e che obiettivi vi siete posti per il prossimo anno?

Chiuderemo i primi sei mesi di attività con un fatturato di poco inferiore al mezzo milione di euro e abbiamo obiettivi sfidanti di triplicarlo nel 2018.

L’intervista è stata originariamente pubblicata su Programmatic Italia Magazine.