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Digital Audio, le audience crescono. E il media è sempre più strategico per gli spender

Lo scenario e le prospettive del nuovo media sono stati discussi in un panel al Programmatic Day(s) organizzato con DigitalMDE, a cui hanno preso parte anche Triboo Media, Dentsu Aegis Network e S4M

di Simone Freddi
18 aprile 2018
programmatic-audio

Quello della pubblicità legata al settore del Digital Audio è un mercato in rapida crescita. L’audience ampia e in continua crescita, la necessità di essere “on” quando gli schermi sono “off”, la possibilità di raggiungere l’utente con messaggi fortemente ingaggianti sta portando l’industry a dare importanza a questo canale emergente, a cui si si può accedere sia in modalità diretta sia per mezzo del Programmatic.

Non per niente, il settore arriva sul palco del Programmatic Day(s) con un focus organizzato insieme a DigitalMDE, player nato proprio per rendere disponibili strumenti e competenze innovativi con cui editori, concessionarie, agenzie ed inserzionisti possono predisporre una Digital Audio Strategy e sfruttare tutte le opportunità che il settore offre.

«Simulcast, app musicali, web radio, podcast. Il Digital Audio è già una realtà e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Le audience su questo canale continuano ad aumentare e, di conseguenza, crescono gli investimenti pubblicitari, con incrementi a doppia cifra, e in alcuni mercati ormai pari al 30% del totale della spesa advertising sulla radio», ha detto Mirko Lagonegro, Ceo & Co-Founder di DigitalMDE.

La reach effettiva e multimediale è uno degli obiettivi della comunicazione digital audio e di prodotti innovativi come Spot+, la soluzione che DigitalMDE ha sviluppato con il supporto tecnologico di Triton Digital per offrire alle aziende una soluzione con cui aziende e centri media potranno personalizzare gli annunci pubblicitari in streaming.

«Con la nostra soluzione – ha aggiunto Lagonegro – un investitore o un’agenzia che acquistano una campagna radiofonica da una radio per una certa audience potranno arricchire solo gli spot veicolati via streaming con una serie di opzioni che il digitale offre, come la targetizzazione (per area geografica ad esempio), la gestione di diverse creatività in funzione dell’obiettivo, l’inserimento di un banner cliccabile che porti ad una landing page apposita».

Lo scenario e le prospettive del Digital Audio in chiave pubblicitaria sono stati quindi discussi in un panel cui hanno partecipato Gruppo Triboo, Dentsu Aegis Network e S4M.

Cristina Pianura, Coo di Triboo Media, ha spiegato perché la digital company ha deciso di entrare nel Digital Audio e le prospettive che questo media offre in chiave di monetizzazione. «Triboo Media è diventato nel 2018 un editore anche radiofonico e, dunque, per la prima volta, ha debuttato nel mondo audio», ha spiegato Cristina Pianura.«Un progetto innovativo, una grande sfida, che permette a Triboo Media di proporre non più solo contenuti digitali ma anche audio digitali. E, quindi, nuove opportunità di fidelizzazione dell’utente che mettiamo a disposizione del mercato».

Ma cosa occorre ad un editore per esporre e quindi monetizzare un’inventory digitale? «Alla radio serve, certo, la tecnologia necessaria per implementare i servizi di Digital Audio. Ma, soprattutto, serve coraggio, perché in Italia la radio è un media ancora prettamente analogico», ha spiegato Davide Panza, CMO & Co-Founder di Digital MDE. «Gli editori però stanno arrivando, anche perché il settore aveva bisogno di un modello di business sostenibile e noi lo abbiamo fornito loro».

La crescita dell’audience del digital audio ha già attirato l’interesse dei più importanti centri media. Paolo Artioli, Programmatic Principal di Denstu Aegis Network, ha raccontato come  il gruppo ha inquadrato a livello di proposta agli investitori il Programmatic Audio. «Siamo partiti nel 2015, tra i primi del settore, con una campagna di Programmatic Audio per un nostro cliente della Gdo», ha detto Artioli. «Crediamo da tempo, dunque, in questo nuovo media e siamo convinti del suo successo principalmente per tre motivi. L’inventory non è più solo radio ma audio in senso allargato grazie a streaming e dowlnload. Il formato audio è immersivo, intimo e ha, dunque, una dignità che il mercato deve tenere in considerazione. Gli strumenti di misurabilità, ormai, permettono di valutare nel migliore dei modo l’efficacia del mezzo».

Verso l’audio, poi, converge anche l’attenzione di altre società ad tech, specialmente quelle specializzate in mobile. E’ il caso di S4M, realtà che ha appena lanciato una soluzione dedicata. «Ci siamo posti come obiettivo, quando abbiamo iniziato ad occuparci di Digital Audio, di utilizzarlo per permettere alle aziende di portate i consumatori connessi negli store fisici», dichiara Benvenuto Alfieri, Head of Sales di S4M. «Il Digital Audio ha risposto sin da subito a questa esigenze raccogliendo l’interesse dei centri media».

Grandi sviluppi, quindi, sono attesi per il prossimo futuro nel campo del Programmatic Audio, anche perché gli editori stanno sempre più puntando sui contenuti audio e perché la monetizzazione garantita dalle piattaforme che fanno leva su questo strumento, anche considerando il target che sanno raggiungere, è sempre più interessante.

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