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Zeotap cresce con un finanziamento di 42 milioni di dollari

Zeotap ha annunciato l’arrivo di un nuovo round di finanziamenti di 42 milioni di dollari, a seguito di una importante crescita dei ricavi del 431% nel 2019.

Il finanziamento, spiega la Customer Intelligence Company in una nota, riflette il successo di zeotap nella costruzione di una piattaforma di punta che consente ai brand di connettere e trasformare i loro dati di prima parte in informazioni attivabili sui consumatori, in oltre una decina di Paesi. La metà del nuovo investimento è garantita per quest’anno; la restante parte è stata raccolta lo scorso anno da finanziatori esistenti.

La società ha anche annunciato l’entrata di Eric Roza, ex manager di punta di Datalogix e Oracle Data Cloud, nel suo Board of Directors. «Zeotap è la più importante data platform nata negli ultimi anni – commenta Roza -. A differenza dei dati tradizionali e dei fornitori presenti oggi sul mercato, Zeotap offre una CIP integrata in 8 tra i maggiori mercati globali. Sono entusiasta di entrare a far parte del team e sono convinto che diventeremo un partner chiave per ogni azienda multinazionale nei prossimi anni».

Tra gli investor che hanno partecipato al finanziamento ci sono Neue Capital, società di venture capital basata in US, Israele e Germania; lo stato tedesco, l’European Investment Bank e il fondo coparion; Kathaka, l’ufficio di famiglia di Caroline Rupert; la società di investimento martech MathCapital (affiliata con MediaMath); e TTCER Partners, società di investimenti fondata da membri chiave di Asurion, fornitore mondiale di servizi tecnologici di supporto e protezione per dispositivi mobili.

Dalla sua nascita nel 2014, zeotap è evoluta da data company a piattaforma di customer intelligence (CIP) SaaS capace di garantire ai clienti una migliore comprensione dei loro consumatori e la predizione dei loro comportamenti, in modo da investire in esperienze più significative.

Grazie al nuovo finanziamento, zeotap non solo continuerà ad investire sulla sua piattaforma di customer intelligence, ma rafforzerà anche ID+, la sua soluzione universale di identity recentemente lanciata. Il progetto ID+ offrirà all’ecosistema del marketing – brand, editori e fornitori – una soluzione rispettosa della privacy per superare le nuove sfide dell’identity resolution poste dalle recenti restrizioni sui cookie e dai nuovi regolamenti sui dati.

Zeotap nomina Ilaria Calesella nuova Country Manager Italia

Zeotap ha un nuovo capo della sede italiana: Ilaria Calesella, infatti, è stata promossa a Country Manager Italia della società di customer intelligence e identity resolution.

Calesella, da tre anni in forze nel team di zeotap, prima come Senior Agency Sales Account Manager, poi come Head of Agency & Brand Relationships e infine come Agency & Brand Partnerships Director, nel nuovo ruolo sarà a capo del team locale e avrà come obiettivo lo sviluppo della società nel nostro Paese.

«Sono entusiasta di questa nuova avventura e lieta della continua fiducia che zeotap ripone in me – ha dichiarato a Engage la manager -. Complice il particolare momento storico che stiamo vivendo, il mercato italiano rappresenta un’enorme opportunità in quanto sempre più aziende stanno approcciando una nuova visione e gestione omnichannel dei propri clienti».

«Il mio compito in questo nuovo ruolo – ha aggiunto – sarà quello di supportare i brand nel passaggio alla quarta evoluzione del mondo Data & MarTech, ovvero l’adozione di soluzioni di Customer Intelligence. Questo nuovo approccio permetterà finalmente alle aziende di conoscere i propri clienti a 360°, per poterne predire ed influenzare il comportamento, unificando dati da tutti i touch-point di prima e terza parte, online e offline, e costruire un profilo completo degli utenti in real-time e senza limitazioni».

Prima di arrivare in zeotap, Ilaria Calesella è stata Sales Account Manager in Citynews e nella società di formazione 3P Solution, e precedentemente in forze nella gestione delle vendite di Perform Group e Vodafone.

zeotap lancia ID+, iniziativa universale di identity per il marketing post-cookie

zeotap ha annunciato il lancio di ID+, un’iniziativa universale di identity che ha l’obiettivo di aiutare l’ecosistema del marketing ad affrontare le sfide poste poste dalla scomparsa dei cookie di terza parte e degli altri strumenti di identificazione, all’interno di uno scenario regolatorio in costante cambiamento.

Secondo quanto comunicato dalla società, oltre venti compagnie globali, regionali e locali hanno già confermato il loro supporto e l’adozione di ID+, inclusi Accenture, Annalect, International Business Times (IBT), Imágen Digital, Italiaonline, Mediasmart, OMD EMEA, Prensa Ibérica, PubMatic, S4M e Tabmo.

“Il lancio di ID+ è un importante passo per zeotap e per un’industria che sta affrontando un futuro incerto. Per far sì che un “ID universale” ottenga un’adozione diffusa e affermi una vera universalità c’è bisogno di un modello di governance multilaterale. Nessuno vuole vedere un duopolio fare posto a un altro”, ha dichiarato Projjol Banerjea, founder & CPO di zeotap, “Abbiamo deciso di intraprendere l’iniziativa e siamo stati molto incoraggiati dai riscontri clamorosamente positivi ricevuti dai nostri partner. È evidente che siamo tutti d’accordo sul fatto che il miglior modo per predire il futuro è crearlo. Insieme”.

ID+ è stata concepita su quattro principi cardine:

  1. Indipendenza: non fa affidamento sui cookie, MAID o qualsiasi identificatore di piattaforma. Invece, è basata su identificatori deterministici offline ed è valida su tutte le piattaforme e i canali,
  2. Semplicità: può essere adottata facilmente e funzionare come layer di identità di prima parte autonomo e insieme a soluzioni costruite internamente o di altro tipo,
  3. Interoperabilità: è disponibile per la connessione con tutte le altre soluzione universali di ID,
  4. Conformità: ogni dato di ID+ è dotato di tracciabilità del consenso incorporato, in più la protezione dei dati è assicurata attraverso la tokenization.

ID+ è stata inizialmente lanciata come estensione della soluzione di identity integrata nel marketing identity graph di zeotap, disponibile in Nord America, America Latina, Europa e India.

Per i brand, ID+ fornisce una soluzione per risolvere l’identity in maniera accurata e in scala. Oltre a trovare applicazione in ambiti base del marketing come l’attivazione, l’onboarding e gli analytics, vede anche un’applicazione embrionica anche in aree critiche come l’attribuzione multi touch (MTA). Per gli editori, invece, si legge nella nota, ID+ non serve solo ad assicurare che i loro modelli di ricavi restino intatti, ma rappresenta anche un passo importante per usare i propri dati di prima parte per fornire alternative a valore aggiunto ai marketer.

Zeotap lancia la sua Customer Intelligence Platform e nomina Jim Thoeni Global CRO

In casa zeotap c’è fermento: non solo la data company lancia la sua nuova Customer Intelligence Platform (CIP), ma annuncia anche la nomina di Jim Thoeni come Chief Revenue Officer (CRO) globale.

La nuova Customer Intelligence Platform, in primis, è stata pensata per permettere ai brand di connettere e trasformare i loro dati di prima parte (first-party data) in informazioni sui clienti azionabili in tutto l’ecosistema marketing in più di una dozzina di paesi.

La CIP di zeotap risponde quindi alle esigenze degli operatori di mercato con una suite integrata di soluzioni per l’unificazione dei dati di prima parte, la risoluzione deterministica dell’identità, l’arricchimento dei third-party data, per analytics/modeling, e per l’attivazione.

Sostituisce in pratica una vasta gamma di soluzioni con cui i brand tipicamente si confrontano, portando a significativi guadagni in termini di performance e all’efficienza dei costi.

Zeotap utilizza inoltre le migliori misure di governance, gestione del rischio e di compliance (GRC) all’interno della sua stack, comprese quelle relative alle certificazioni ISO 27001 e CSA STAR.

Come funziona la nuova CIP di zeotap

Sono tre i passaggi che caratterizzano il lavoro della nuova piattaforma:

  1. Collegare i dati proprietari, il più delle volte residenti in più silos per sviluppare un’unica immagine del cliente.
  2. Trasformare i dati proprietari “lavorati” in informazioni dettagliate sui clienti grazie all’utilizzo di tecnologie di intelligence avanzate.
  3. E, in ultimo, attivare qualsiasi configurazione di dati attraverso numerosi partner dell’ecosistema di marketing pre-integrati come Adobe, Amazon, AppNexus / Xandr, Facebook / Instagram, Google, MediaMath, Salesforce, Snapchat, Spotify, The Trade Desk, TikTok, Verizon Media e un’ampia rete di editori e partner locali in uno dei 14 mercati di zeotap.

Inoltre, la piattaforma beneficia delle agili funzionalità di zeotap per creare connessioni a qualsiasi nuovo partner tramite API, comprese soluzioni dinamiche di ottimizzazione di contenuti/creatività.

Projjol Banerjea, CPO e fondatore di zeotap, ha dichiarato: “Dal 2014, il nostro percorso di sviluppo prodotti è stato guidato dalla voglia di offrire valore ai marketer. Questa nuova piattaforma integrata è il culmine dei nostri sforzi, guidati anche da un costante feedback dei nostri clienti più fedeli”.

Zeotap collabora con oltre 70 tra i primi 100 marchi globali tra cui Unilever, Mercedes Benz, Red Bull, BBVA, Orange Telecom e Vodafone in una vasta gamma di attività di marketing.

Jim Thoeni nuovo CRO globale

Come preannunciato, contestualmente al lancio della nuova piattaforma, zeotap ha anche reso noto di aver scelto Jim Thoeni per il ruolo di Global Chief Revenue Officer.

Theni, che opererà tra New York e San Francisco, ha ricoperto precedentemente il ruolo di Vice President per il Nord America del Marketing Cloud business di Salesforce.

Il manager vanta oltre 20 anni di esperienza a livello internazionale nella guida di società che ha diretto verso una crescita sostenibile, prevedibile e scalabile, concentrandosi sull’empowerment e sul successo dei suoi team e dei clienti.

In qualità di CRO di zeotap, Thoeni avrà la responsabilità mondiale di tutti i team e di tutte le attività che generano entrate e orientate al cliente.

Riporterà direttamente a Daniel Heer, Ceo e Founder di zeotap, che rispetto alle novità dichiara: “Stiamo capitalizzando cinque anni e mezzo di attività di asset-building e apprendimento. La nostra nuova piattaforma di Customer Intelligence non ha rivali in termini di dimensioni e portata. Siamo, inoltre, entusiasti di avere Jim con noi in questo emozionante momento per inaugurare una nuova era per zeotap, che sono fiducioso porterà ad altre storie di successo con i clienti”.

Il futuro dell’identity resolution: l’alternativa ai cookie e i trend del 2020

L’evoluzione è l’unica costante nel futuro del marketing digitale, e oggi possiamo dire che i cookie stanno perdendo di rilevanza. Sempre di più giganti come Google, Safari e Firefox stanno infatti limitando l’uso di questi identificativi digitali. L’identity resolution si pone come possibile alternativa in questo scenario in cui per i brand sta diventando sempre più importante avere la migliore tecnologia di customer intelligence al fine di sopravvivere in un panorama pubblicitario in costante competizione, in cui l’approccio customer-centrico è fondamentale.

Di seguito riportiamo cinque trend che andranno ben oltre il 2020 e saranno di esempio ai brand.

Identity resolution senza cookie in un mondo mobile-first

I cookie permettono ai marketer di monitorare il comportamento delle persone online, misurare i flussi del programmatic, indirizzare meglio gli utenti e analizzare l’erogazione della campagna. Ma nuove restrizioni, come il blocco di Safari sui cookie di terze parti e l’imminente blocco di Google, stanno costringendo gli esperti di marketing a trovare nuove opportunità per sopravvivere in un mondo cookie-less. Per i brand, convincere gli utenti ad accettare i loro cookie o in alternativa ad iscriversi a un servizio, come contenuti premium o funzioni speciali del dominio web, consente loro di associare le diverse identità di un singolo utente a Ad Id, e-mail, numeri di telefono e altri identificativi online. Questi nuovi identificativi digitali diventeranno l’unica alternativa ai cookies in un mondo mobile-first poiché terranno traccia dei dispositivi e non dei browser, funzionando in-app con maggiore affidabilità e durata.

Elevare la customer experience attraverso una gestione personalizzata dell’identità dei clienti

Salesforce ha stimato che l’80% dei clienti apprezza la brand experience tanto quanto i prodotti stessi. Mentre secondo McKinsey la personalizzazione della customer experience può ridurre i costi di acquisizione fino al 50%, aumentare i ricavi dal 5% al 15% e migliorare l’efficacia degli investimenti di marketing dal 10% al 30%. Grazie a queste azioni, la customer experience porta ad avere un maggiore ritorno sugli investimenti, motivo per cui i marchi stanno concentrando le loro energie in questo campo. L’identity resolution svolgerà un ruolo importante nel definire quale strategia di personalizzazione dovrà essere implementata per ogni tipologia di cliente.

Identità dei dati proprietari

Anche se i brand hanno investito nell’acquisto di first-party data, archiviati localmente in CRM e DMP/CDP, le informazioni sparse dei clienti, popolate da dati scadenti o di scarsa qualità, causano difficoltà nell’utilizzo di questi sistemi. Ad esempio, un marchio che utilizza i dati del CRM di acquisto dei propri clienti potrebbe non averne il quadro completo, ma piuttosto uno parziale. Le decisioni prese sulla base di questi dati incompleti potrebbero causare delle inefficienze. Tuttavia, grazie a queste tecnologie ricche di dati, i brand potranno proattivamente digitalizzare il loro CRM in modo da raggiungere costantemente il pubblico su tutti i canali, creare look-alike accurati in base alle caratteristiche dei clienti più fedeli e utilizzare il targeting negativo per i clienti attuali in modo tale che non visualizzino annunci non pertinenti.

Gli effetti del 5G e dell’IoT sull’identity resolution

Le capacità del 5G consistono non solo nella produzione di una serie di dati, ma anche nel tracciamento di micro-momenti durante il percorso di acquisto. Queste funzionalità aumentano le possibilità di duplicare le informazioni in possesso e il numero di dispositivi su cui vengono distribuiti, rendendo però più difficile ai brand tenere traccia e agire su questi. È nell’interesse dei brand combinare diverse tecnologie in modo da poter unificare i dati frammentati per avere una visione completa dei clienti. Senza una visione a 360 gradi sui clienti non possono essere formate solide strategie di marketing.

Identity resolution e digital transformation

L’identity resolution consente ai brand di agire oltre le loro strategie di marketing. Le aziende che hanno una profonda conoscenza dei propri clienti – quali dispositivi possiedono, cosa amano, dove fanno acquisti e cosa intendono acquistare – possono iniziare a prendere decisioni mirate che superano il marketing digitale. Gli insight ottenuti sui clienti permettono di conoscere i loro desideri e le loro esigenze che possono essere utilizzati per adeguare le caratteristiche dei prodotti, le roadmap e rinnovare i modelli di business.

L’identity resolution consente ai brand non solo di soddisfare al meglio i propri clienti ma di acquisirne anche di nuovi, fare up e cross selling con quelli esistenti e aumentare la fidelizzazione, portando massimo vantaggio competitivo ai marchi di nuova generazione.

Il successore dei cookie e la sua rivendicazione al trono web: lo Universal ID

La base su cui è stato costruito l’intero settore della pubblicità online è obsoleta e ha 25 anni: si tratta dei cookie. In generale, l’industria si è evoluta con la comparsa, ad esempio, di CPC anziché CPM, di Viewability come elemento di misurazione, di Ad Fraud, dell’Advertising ID unico per dispositivi mobili, etc.; ma mantenendo la stessa base tecnologica web nonostante le sue note inefficienze.

Quale lingua parlano i cookie?

Per capire che cos’è il cookie, dobbiamo avere chiaro un concetto: “il cookie può essere letto solo dal dominio che lo implementa nel browser”. Questa è la più grande inefficienza nel mondo dei cookie che ci costringe al famoso “cookie sync” in modo costante.

Immaginiamo un mondo in cui ogni persona parla una lingua diversa. Ci sono tante lingue quante sono le persone sulla Terra. So che “ciao” è il mio saluto, il mio vicino di sopra dice “hello”, ma per capirci, abbiamo entrambi bisogno di un dizionario che dica “ciao = hello”. Il mio vicino di sotto ci saluta con “hallo”, e per capire noi tre c’è un dizionario che dice “ciao = hello = hallo”. E tutto questo, estrapolato a milioni di lingue. È facile immaginare che abbiamo bisogno di creare una lingua comune e quante più persone parlano la stessa lingua, più semplice sarà la comunicazione tra loro.

Questo dizionario di lingue è la stessa cosa che succede con i cookie. Ogni partecipante definirà il proprio successo in base a quanto è bravo a creare questi dizionari. Quanti più cookie so come tradurre nel mio personale cookie, più successo avrò nel trovare quegli utenti, browser o cookie. Il cookie-sync ci dà gli stessi problemi di comunicazione che avremmo se convivessimo con diverse lingue sulla Terra.

Quali sono i cambiamenti in atto nel settore?

1. Limite dei cookie di terze parti nei browser. Esistono già browser come Safari e Firefox che consentono solo l’uso di cookie first-party. Ciò significa che il cookie del browser deve essere scritto dal dominio principale in cui l’utente sta navigando.

2. Incremento del numero di utenti di nuova generazione. I nativi digitali conoscono meglio il funzionamento dei cookie, sono più critici nei loro confronti e rivendicano una maggiore accuratezza nel funzionamento dei cookie di terze parti e della pubblicità ad essi associata.

3. Sbilanciamento della pressione. I publisher sopportano tutta la pressione con la sincronizzazione dei cookie e sono molto più selettivi con chi collaborano.

4. Limitazioni legali. Con la comparsa del GDPR, lo scenario si muove verso limitazioni legali che ci costringono ad una migliore identificazione, unica ed anonima, dell’utente.

5. Opportunità di beneficio economico. I cookie ci impediscono di conoscere a fondo l’utente, il che si traduce in un costo opportunità.

Qual è il futuro? Lo Universal ID

Conoscere i limiti del presente e le opportunità offerte dalla tecnologia, ci spinge verso lo Universal ID, un identificatore personale per ogni utente che tiene conto dei suoi molteplici dispositivi, statici nel tempo, trasmissibili e comprensibili tra le tecnologie. Tornando al nostro esempio, è come se tutti gli abitanti della Terra parlassero la stessa lingua.

Ecco alcuni vantaggi dell’utilizzo di un identificatore unico:

1. Miglioramento del caricamento della pagina web, grazie a una riduzione della latenza causata dalla quantità di pixel attualmente necessari per superare le limitazioni dei cookie.

2. Aumento della durata dell’identificazione di un utente.

3. Conoscenza multi-dispositivo. Lo Universal ID è lo stesso per i diversi dispositivi utilizzati dallo stesso utente. Dispositivi che tra l’altro stanno aumentando in quantità e tipologia con l’arrivo di Smart TV, wearables, auto intelligenti, ecc.

4. Maggiore precisione. I punti di cui sopra, insieme, ci danno una conoscenza molto più affidabile del nostro utente.

5. Aumento dei match rates e dei benefici. Grazie all’armonizzazione della lingua parlata dall’integrazione di diverse tecnologie, ci sono maggiori opportunità per un utente di essere riconosciuto durante tutto il processo, dal publisher, passando per il fornitore di dati, fino alla DSP. Il risultato di questo linguaggio comune sarà una maggiore quantità di inventario venduto.

Purtroppo però, l’uso di un identificatore universale, come ogni cambiamento tecnologico, porta con sé anche alcune difficoltà:

1. Difficoltà di implementazione. Si tratta di un cambiamento tecnologico difficile per molti attori, impossibile per altri.

2. È necessaria una nuova integrazione. Sia i publisher che le piattaforme tecnologiche (DSP, SSP, Data Providers…) necessitano di un’integrazione aggiuntiva per la quale non sono attualmente adattati al 100%.

3. La pressione sarà ancora dalla parte del publisher. L’adozione su larga scala dell’Identificatore Universale continua a collocare il publisher in una posizione rilevante, rendendo fondamentale la sua collaborazione.

Come funziona lo Universal ID?

Esistono già aziende che offrono il proprio identificatore. In ogni caso, la difficoltà di adozione ci dà un periodo di transizione in cui alcune tecnologie neutre offriranno il loro Identity Graph.

Ci sono codici di uso aperto, come Prebid.org, con un modulo chiamato User ID, che permette al publisher con Header Bidding implementato l’adozione di questi identificatori universali. Prebid.org accetta Universal ID di diverse tecnologie che attualmente lo offrono, come Criteo, DigiTrust, Liveramp, The Trade Desk, o ID5.

Ciò che fanno le tecnologie che funzionano con Universal ID è utilizzare un ID esterno e standardizzato e scriverlo nel browser, per conto del publisher, come first-party cookie. In altre parole, il cookie del publisher e quello di terzi cessa di essere un cookie e diventa un numero unico riconosciuto da tutte le tecnologie. Questo first-party cookie può fare due cose: bypassare le limitazioni dei browser, poiché è un tipo di cookie consentito, e servire come ID unico per SSP, DSP e data provider.

E se pensassimo ad un futuro molto più lontano?

Guardando oltre, potremmo pensare al concetto di Login Unico. Il login la fa ancora da padrone ed è quello che ci permette di conoscere l’utente nei suoi diversi dispositivi. L’accesso rimane stabile nel tempo ed è multi-dispositivo.

Un Login Unico nel mercato consentirebbe la completa adozione di un Universal ID. Ma questa possibilità è ancora più difficile da realizzare, dal momento che nel mercato dovrebbe esserci un accordo proposto da diversi concorrenti.

Tuttavia, un Login Unico darebbe una migliore copertura all’Universal ID, focalizzando completamente l’esperienza sul consumatore, che, già oggi, si sente a suo agio con l’idea di un unico login per tutti i propri dispositivi. Nella mente dell’utente non ci sono login diversi, ma c’è un’email che usa tutte le piattaforme. Perché non armonizzare la tecnologia offerta da questo Login Unico con un’impresa neutrale?

L’unica cosa certa è che questi cambiamenti futuri ci offrono la possibilità di costruire un mercato focalizzato sul consumatore finale, e molto più consapevole delle sue esigenze, creato da tutte le parti coinvolte: consumatori, publisher, advertiser e piattaforme tecnologiche.

Disponibili su Smart i dati deterministici di zeotap, per un targeting più preciso

I dati deterministici di zeotap sono adesso disponibili anche su Smart AdServer. La piattaforma di identity globale e fornitore di dati deterministici ha annunciato infatti l’integrazione con Smart.

Grazie a questa integrazione, la piattaforma indipendente di ad monetization permetterà ai clienti di individuare il segmento più adatto per la loro campagna e raggiungere il target ideale.

Zeotap mette ora a disposizione sulla piattaforma di Smart più di 1 miliardo di profili unici verificati con carta d’identità, che comprendono dati socio-demografici, informazioni sull’utilizzo delle app e dati granulari sull’intento di acquisto. Questi dati – spiega zeotap in una nota – hanno dimostrato di superare i benchmark di mercato fino a sei volte su OTR (On-target Reach) e altri indicatori chiave di performance.

«Vogliamo aiutare i più grandi publisher a prendere decisioni migliori riguardo all’utilizzo dei dati quando monetizzano i loro database – afferma Daniel Heer, CEO e fondatore di zeotap -. Grazie alle fonti uniche da cui provengono i nostri dati e alla loro alta qualità, siamo in grado di dare informazioni deterministiche su chi naviga sui loro siti, contribuendo alla costruzione della loro strategia pubblicitaria. Grazie all’integrazione con Smart, i nostri segmenti possono aiutare i publisher che lavorano con i brand più esigenti a superare i KPI dei clienti».

Con le nuove soluzioni di Data Marketplace, Smart offre agli editori un modo semplice per targettizzare un pubblico rilevante per le campagne direct e programmatic, grazie a un intuitivo e semplice modello di business. «Quest’anno abbiamo introdotto una nuova soluzione per l’offerta dei nostri dati, valida e affidabile, che consente agli acquirenti di raggiungere il pubblico più ricercato – spiega Marine Desoutter, Product Marketing Lead presso Smart AdServer -. Con l’integrazione di zeotap, mettiamo a disposizione una vasta gamma di dati unici e di qualità che è possibile utilizzare su ambienti mobile-web e in-app. I dati deterministici di zeotap saranno una risorsa chiave per un’importante attività di promozione mobile di Smart».

Tre tattiche chiave per ottenere il meglio dal proprio CRM

I CMO e i marketers hanno utilizzato tradizionalmente il proprio sistema di CRM per raccogliere informazioni e insight azionabili sui  clienti attivi e sui prospects – possono essere dati sulle preferenze e interessi raccolti tramite survey online, dati di purchase intent reali o persino dati dei POS offline. Tuttavia, combinare tutti questi data point non è sufficiente affinché una strategia di marketing olistica possa essere efficace e raggiungere il ROI desiderato. I CMO devono andare oltre ed esplorare altre opzioni per ottenere il massimo dal proprio sistema di CRM.

Come ottenere il massimo dal proprio CRM

Non è un segreto che i sistemi di CRM siano spesso altamente sotto-utilizzati. Secondo uno studio di Salesforce, il 43% delle aziende che fa uso di un CRM fatica ad utilizzare persino la metà delle capacità in modo corretto. Quindi, cosa possono fare i CMO? Sulla base di centinaia di conversazioni che abbiamo avuto con grandi brand che usano il loro CRM in modo importante, abbiamo identificato quattro aree su cui intervenire:

1. Segmentazione dei propri clienti nel CRM: è possibile avere migliaia di utenti nel proprio CRM, ma se non si riesce a segmentarli in base alle esigenze dell’azienda ed ai loro comportamenti, non è in fondo possibile attivarli veramente.

Uno dei modi più comuni per segmentare i clienti è separare i clienti fedeli da quelli a rischio di churn, aggregandoli in cluster, concetto che può essere applicato a livello generale o persino a livello di singola campagna. Ovviamente, alcune aziende troveranno questa segmentazione più utile di altre, ma il punto è trovare quella che genera i migliori risultati. Quando si sarà ottenuta una chiara separazione tra gli utenti, sarà possibile definire obiettivi e KPI per ogni gruppo.

2. Conoscere meglio i propri clienti: la maggior parte delle aziende lo fanno già ad un livello base. Cercano di ottenere insights, trovare pattern su cosa interessa ai propri utenti o identificare cosa può innescare un nuovo acquisto in base ai dati raccolti su ogni utente o cluster. La verità è che i brand ora possono andare oltre.

Quello che vediamo, è che i brand stanno iniziando a lavorare con aziende esterne che possono fornire data point addizionali sugli stessi utenti, che da soli non sarebbero in grado di ottenere per la semplice natura del proprio business. Ad esempio, diciamo che un brand ha uno store online ed è presente anche su altre piattaforme di e-commerce, canali attraverso i quali è possibile generare data points relativi ai propri clienti. Si tratta spesso però di dati non sufficienti, per esempio qualora non si conosca il sesso e l’età degli utenti, non sarebbe un dato importante che potrebbe meglio trasferire il messaggio di marketing? È a questo punto necessario lavorare con un provider che possa arricchire il proprio CRM. Cosa succede qualora non si abbiano dati d’interesse dei propri clienti, dati aggiuntivi a quelli già in possesso legati al prodotto acquistato? Di nuovo, è possibile lavorare con provider che sono in grado di arricchire il proprio CRM e fornire gli  insights necessari.

3. Attivare gli utenti residenti sul proprio CRM su tutti i canali esterni: segmentare ed ottenere una migliore comprensione dei propri utenti è premiante, ma se non si possono poi raggiungerli sui diversi canali e device, diventa inutile. Poiché il mondo digitale è frammentato e lo stesso utente possiede diversi identificativi per ogni device e canale, è impossibile per i brand centralizzare tutto da soli.

Oggi i brand stanno iniziando a lavorare con data partner esterni in grado di attivare online i loro dati offline (come email e numeri di telefono), per così creare una identity graph che possa identificare un singolo user su tutti i device e canali usufruiti. Solo a quel punto i brand potranno ottenere una visione a 360° dei loro clienti e raggiungerli ovunque essi siano.

Suggerimento: per il marketer che cerca di ottenere sempre il massimo dai propri investimenti, non bisogna dimenticare di riconsiderare la propria strategia CRM. Non tutti comprendono il vantaggio del riutilizzare le strategie che hanno generato successo. Tutto quello che bisogna fare è analizzare le campagne che hanno generato risultati e trovare i pattern – che possono essere poi replicati.

In conclusione, servono sempre più risorse per interagire con i propri clienti, sia in termini di tempo che d’investimento. I CMO possono meglio sfruttare il grande potenziale del proprio CRM. Le loro strategie devono spostarsi dalla semplice raccolta di dati, all’implementazione di strategie CRM intelligenti in grado di guidare le proprie campagne di marketing per raggiungere migliori ROI. Segmentare gli utenti nel CRM, ottenere migliori insight in grado di dirci chi sono e a cosa sono interessati ed infine essere in grado di raggiungere i propri utenti su tutti i device è un ottimo modo per iniziare. I CMO devono migliorare le proprie strategie CRM, essere sicuri dei propri dati e lavorare con partner esterni in grado di aiutarli efficacemente.

S4M stringe una partnership con zeotap per i dati

S4M ha annunciato di aver siglato un accordo con zeotap, grazie al quale la piattaforma specializzata nel drive-to-store potrà sfruttare i segmenti di audience deterministici e gli insight sugli utenti della data company per le campagne dei propri clienti in Europa, USA, Canada e regione LATAM.

“Grazie a questo accordo – spiega S4M in una nota – S4M può ora fornire una comprensione olistica dei consumatori, consentendo ai marketer di trasformarla in informazioni attivabili per raggiungere gli obiettivi di business prefissati”.

Grazie all’accesso ai dati daterministici sulle audience mid- e post-campaign, la DSP Fusio by S4M potrà ottimizzare le strategie in tempo reale e fornire ulteriori informazioni sui visitatori in-store così come sul pubblico che ha interagito con le campagne pubblicitarie, attraverso l’implementazione di un pixel.

«L’accordo con zeotap ci mette a disposizione segmenti di audience basati sui consumatori reali e sui loro comportamenti – commenta Stan Coignard, CEO Americas e Co-founder di S4M -. Questo, associato con i nostri già iper-precisi dati di localizzazione e capacità di targettizzazione del pubblico ci consente di raggiungere ancora meglio il giusto pubblico in maniera scalabile, in definitiva facendo aumentare le visite in-store dei nostri clienti».

«Qualità, trasparenza e risultati sono quello che ci anima. Vogliamo aiutare i brand di tutto il mondo a raggiungere i loro obiettivi e migliorare l’acquisizione e il cross/upselling e ridurre la perdita di consumatori. Le nostre soluzioni digitali end-to-end basate su dati della migliore qualità e scalabili ce lo consentono. Attraverso la collaborazione con S4M vogliamo che questo diventi realtà e che questi dati vengano messi nelle mani di ogni brand che voglia implementarli in una strategia di marketing olistica», aggiunge Daniel Heer, CEO e Founder di zeotap.

Come incrementare le lead con la giusta strategia Facebook

Siamo su Facebook e Instagram mentre andiamo a lavoro, postiamo immagini e storie quando siamo alle feste con gli amici. I social sono diventati parte integrante delle nostre vite – secondo un recente studio, l’utente medio spende 2 ore e 22 minuti sui canali social. È chiaro il perché abbiano un ruolo così importante nelle strategie online degli advertiser. Ecco alcune tattiche che permetteranno ai brand di ottenere le migliori performance per le loro campagne Facebook:

1. Targeting: Ottieni dati di interesse e intent 3rd party

Scegliere il target giusto è fondamentale per ogni strategia digitale. È chiaro quindi che trovare i segmenti di pubblico migliori è di importanza critica. La buona notizia è che Facebook offre dati demografici molti forti, poiché vengono forniti direttamente dagli utenti che si registrano. Tuttavia, a Facebook mancano dati di interesse e intent.

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, i dati di terza parte sono stati rimossi dalla piattaforma di Facebook e nuove restrizioni come Clear History sono state implementate – il che ha reso la vita più difficile ai marketer. Ecco dove zeotap entra in gioco: siamo l’unico data provider di terza parte in grado di rendere disponibile su Facebook dati di app usage e purchase intent, in totale compliance con la GDPR. Possiamo generare per i nostri clienti un uplift del 670% sulle lead e un saving del 75% grazie al miglioramento delle metriche di ad relevance diagnostics (prima relevance score) su Facebook.

2. Obiettivi: Concentrati su uno soltanto

C’è una chiara differenza rispetto alle altre piattaforme che molti advertiser non conoscono quando settano gli obiettivi per una campagna su Facebook. Rispetto ad altri canali, l’algoritmo di Facebook è piuttosto aggressivo e funziona soltanto verso l’obiettivo impostato all’inizio della campagna. Questo significa che, ad esempio, quando un advertiser imposta un obiettivo di traffico, può dimenticarsi dell’engagement e delle conversioni. Per Facebook, quindi, i brand devono definire i propri obiettivi in maniera intelligente per ogni campagna e concentrarsi solo su questi ultimi. Scegliendo una metrica e ottimizzando su di essa.

3. Formati e creatività: assicurati che siano il giusto fit per i tuoi obiettivi

Facebook offre una vasta gamma di formati, come video, carosello e canvas – ed ognuno di essi ha un modo specifico attraverso cui l’utente può interagire con esso. Assicurarsi come ogni formato si combina con gli obiettivi e la strategia della campagna è fondamentale per assicurarsi il successo. Per fare alcuni esempi: video e canvas sono ideali per la brand awareness ma non troppo efficaci nel portare traffico al sito per via del costo elevato. D’altra parte, carosello e banner standard sono i formati più efficaci per generare traffico. La performance dal canvas è ottima anche quando si tratta di mostrare il catalogo prodotti – grazie all’opportunità del retargeting dinamico – o per raccontare una storia che necessita di più di un’immagine.

4. Medium: Capire l’uso della piattaforma da parte di ogni utente

Raggiungere i clienti potenziali al momento giusto è molto più importante quando si parla di social media. Perché non tutti gli utenti usano il canale allo stesso modo e nello stesso momento della giornata. Ecco perché comprendere in modo granulare l’uso del mezzo consente agli advertiser di mostrare i propri prodotti o servizi al momento più opportuno per il proprio pubblico. Alcune domande da porsi sono: dovrei parlare agli utenti mentre sono al lavoro, o aspettare che arrivino a casa alla sera quando sono più rilassati? Sono più ricettivi mentre leggono le news la mattina o mentre guardano la TV dopo cena?

5. Analytics: oltre i KPI di base

Se non lo misuri, non puoi capirlo e non puoi agire. I marketer dovrebbero usare l’analytics di Facebook per comprendere i risultati delle proprie campagne – in profondità. Le metriche di base come CTR e CPC sono fondamentali, ma non bisogna dimenticarsi di prendere in considerazione quelle più avanzate come la video retention o la durata di visualizzazione del canvas. Una conoscenza approfondita delle metriche di Facebook aiuta gli advertiser a correggere ed ottimizzare le proprie campagne.

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