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Benefici e sfide del Programmatic Native in un nuovo white paper di IAB Europe

Quello della pubblicità Native è un mercato in continua crescita, che si stima possa raggiungere gli 85,5 miliardi di dollari entro il 2020, il doppio del suo valore attuale. Una crescita cui contribuirà anche il programmatic: in questa modalità, infatti, vengono venduti già diverse inventory, e la quota è destinata ad aumentare.

Per fornire ad aziende, agenzie ed editori informazioni sull’attuale stato della pubblicità native in programmatic in Europa ed offrire una guida a livello strategico e di implementazione per campagne di questo tipo, IAB Europe ha pubblicato un nuovo white paper dedicato al Programmatic Native.

Il documento esplora le sfide che i player devono affrontare nel loro approccio a questo tipo di formati, evidenziando come trasparenza e controllo sono temi altrettanto importanti anche in questo ambito, come per tutti gli altri tipi di pubblicità digitale. E sottolineando che il Native è un formato che si integra in maniera fluida con i contenuti degli editori, un modo efficace di costruire costruire awareness e coinvolgimento, un format attraente e il predominante su mobile e social media. Ma attenzione, non è una panacea per il marketing digitale, in quanto, per offrire i massimi risultati, deve essere considerato come parte di una più ampia strategia media digitale comprendente anche altro tipo di formati.

Il white paper è scaricabile a questo link (è necessaria la registrazione).

Come monetizzare gli eventi live sui video OTT? La risposta in un white paper

Come monetizzare i grandi eventi in diretta sui video OTT? SpotX, Akamai e Yospace hanno sviluppato un white paper per rispondere a questa domanda, intitolato “Go Live: Addressable, Ad-Supported, Live Video At Scale”.

Il documento prende spunto dall’esperienza dei tre player – Akamai esperto nell’erogazione di esperienze digitali, SpotX nella monetizzazione video e Yospace nelle tecnologie di ad insertion lato-server – focalizzandosi sui tre punti nodali dei grandi eventi telvisivi, ossia monetizzazione, scalabilità ed esperienza dello spettatore, e facendo luce sulle complessità tecniche sollevate dalla loro compresenza in un ambiente che da un lato registra continui record di visualizzazioni e dall’altro vede crescere la domanda di pubblicità data-driven.

«L’inventory live è un settore in crescita del nostro business, e con il pubblico che fruisce sempre più i contenuti su molteplici piattaforme come quelle OTT, la monetizzazione dei video in diretta diventa ancora più importante – spiega Mike Shehan, co-founder e CEO di SpotX -. Crediamo che il mercato media abbia bisogno di capire la tecnologia che sta dietro quello che rende davvero scalabile i video in diretta personalizzabili e dotati di pubblicità, e questo white paper mostra tutte le informazioni indispensabili».

Il documento è scaricabile a questo link.

Appnexus, un white paper sull’evoluzione delle DSP

Il programmatic advertising ha permesso ai digital marketer di raggiungere più facilmente le loro audience on line, ma allo stesso tempo ha posto problemi in termini di trasparenza, brand safety e, in ultimo, di performance.

E’ la premessa dell’ultimo white paper di Appnexus, una tra le principali società specializzate in tecnologie per il programmatic advertising. Nel documento, disponibile online, Appnexus delinea la sua visione del futuro delle DSP, che devono evolvere e, attraverso il machine learning, aiutare i trader a creare campagne più efficaci, più customizzabili e più performanti, garantendo allo stesso tempo brand safety e trasparenza.

Tra gli altri benefici dell’intelligenza artificiale, Appnexus nel white paper annovera la riduzione del tempo da dedicare alle attività “operative” a beneficio di quelle strategiche, nonché la possibilità di arrivare più facilmente all’audience desiderata.

Programmatic Advertising: come scegliere il partner giusto

“Testing Multiple Partners”, ovvero come valutare le performance di più partner nel programmatic advertising. È questo il focus del nuovo White Paper presentato da Quantcast, società leader dei big data applicati alla pubblicità digitale e mobile. Nel documento si delinea chiaramente come comparare più fornitori in programmatic, con analisi pensate e realizzate per capire quali stiano ottenendo le prestazioni migliori ed evitare le problematiche che i vari modelli di attribuzione possono comportare compromettendo le valutazioni delle campagne.

Idealmente, ogni marketer dovrebbe affidarsi ad un partner specializzato in modelli di attribuzione per misurare il valore di ogni touchpoint e valutare l’efficacia di ogni fornitore sulla campagna, così da verificare chi effettivamente stia favorendo una crescita incrementale e l’acquisizione di nuovi clienti e chi invece stia semplicemente intercettando clienti che avrebbero comunque generato una conversione. Molto spesso però per motivi di tempo, risorse e budget tutto questo non è possibile e molti rischiano di attribuire il merito della campagna ai partner sbagliati, ecco perché Quantcast ha deciso di tracciare le linee guida che definiscono alcune “buone regole” per una corretta comparazione dei vari fornitori.

Fondamentale per una giusta valutazione delle performance è senza dubbio il confronto tra partner che agiscono nella stessa parte del funnel distinguendo quindi tra prospecting, retargeting o targeting full-funnel. In questo modo sarà più facile individuare comportamenti sleali ed escamotage poco professionali come il retargenting non autorizzato, la manipolazione della frequenza per falsare l’attribuzione o la scorretta erogazione di annunci pubblicitari per ottenere meriti non propri.

A tal proposito entrano in gioco i cosiddetti split funnel tag, ossia dei tag che permettono di suddividere il funnel separando il prospecting dal retargeting garantendo al marketer di misurare l’impatto di ciascuna attività sulle performance della campagna e valutare il costo effettivo sostenuto per acquisire nuovi clienti attribuendo il giusto merito delle conversioni.

Anche la distribuzione degli annunci è un aspetto da non sottovalutare. Se infatti dovrebbe seguire un ritmo uniforme per l’intera campagna di prova, in realtà molto spesso si preferisce un approccio più “intenso” nelle prime 24-72 ore per assicurarsi che molti cookie siano “toccati” a fini di attribuzione. Ecco perché bisogna sempre controllare che copertura e frequenza siano in linea, evitando così quelle che vengono definite tattiche spray and pray o cookie bombing, in cui più annunci sono erogati allo stesso utente per ottenere il merito della conversione.

Il White Paper fornisce glossari ed esempi pratici che possono guidare i marketer in questa attività complessa ma indispensabile per una corretta destinazione dei budget nel programmatic advertising.

Header Bidding, sei cose da sapere

Il tema dell’header bidding, una particolare tattica di vendita in programmatico che può essere implementata da un editore, è uno dei più discussi all’interno dell’industria della pubblicità digitale.

Consapevole dell’attenzione e dell’interesse suscitati negli operatori dall’argomento, PubMatic, società sviluppatrice di soluzioni marketing in Programmatic per editori, ha pubblicato un white paper intitolato “Lessons Learned in Header Bidding”. Ecco i principali punti trattati nel documento e la sua versione integrale:

  1. Capire se l’Header Bidding è giusto per voi;
  2. Tenere conto delle aspettative e capire quali sono le potenziali trappole;
  3. Stabilire quali sono le aspettative rispetto all’hader Bidding sia sul lungo termine che sul breve termine;
  4. Definire chi è responsabile di cosa;
  5. Test, test… e ancora test;
  6. Prepararsi per le soluzioni wrapper nel 2016.

Viewable impressions: IAB Europe presenta il White Paper

Quando si parla di campagne pubblicitarie e di spesa in adv, la misurazione è un tema imprescindibile e prioritario, soprattutto quando di parla di effettiva visualizzazione degli annunci da parte degli utenti.

Da qui la rapida evoluzione della viewability, la metrica che permette di definire qualitativamente proprio questo aspetto, e IAB Europe, per presentarne le caratteristiche, ha scelto di realizzare il webinar Viewable Impressions across Europe” e ha presentato un White Paper dedicato all’argomento.

Il webinar e il White Paper rispondono alla volontà di IAB Europe di offrire da un lato una panoramica a livello europeo dell’utilizzo delle viewable impressions, inserendole nel contesto del portfolio delle metriche maggiormente utilizzate, e dall’altro di fornire agli stakeholder gli strumenti per comprendere e utilizzare al meglio questa particolare rilevazione.

In Italia al momento non esiste uno standard per misurare le viewable impressions all’interno delle campagne di display advertising, ma lo scenario è in rapida evoluzione e presto, vista l’importanza che rivestono sia per gli investitori che per gli editori, potrebbero essere usate come metrica chiave sia per orientare gli investimenti pubblicitari che per determinare il prezzo delle campagne adv.

Gabriele-Mirra-Iab
Gabriele Mirra

«In Italia stiamo vivendo una fase iniziale. Le viewable impressions non sono ancora considerate una metrica standard, a differenza di altri parametri quantitativi e qualitativi consolidati nel corso degli anni e con una maggiore diffusione – ha dichiarato Gabriele Mirra, Consigliere IAB Italia e Responsabile per l’Associazione della Task Force dedicata agli Standard, nella nota ufficiale diffusa dall’Associazione -. Negli ultimi mesi abbiamo notato però come la discussione intorno alle viewable impressions si sia intensificata, grazie anche all’interesse crescente di alcuni investitori, che hanno cominciato a richiedere anche questa misurazione. IAB Italia sta collaborando a un Tavolo di Lavoro Interassociativo con Assocom, FCP-Assointernet, Unicom e UPA proprio per definire uno standard di mercato condiviso e identificare le linee guida sulla misurazione delle viewable impressions».