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Spotify al lavoro sul suo primo prodotto hardware

Nella rassegna internazionale di oggi, i nuovi progetti di due app di streaming musicale e di una società di ad tech.

Spotify al lavoro sul suo primo prodotto hardware

Non solo streaming musicale per Spotify. La società starebbe per debuttare nel mercato hardware, secondo quanto rivela un annuncio di lavoro della stessa azienda. Spotify sarebbe alla ricerca di un operation manager per un “prodotto hardware” e, nella descrizione della posizione, spiegherebbe apertamente di essere “al lavoro alla creazione del suo primo prodotto fisico” senza tuttavia fornire altri dettagli specifici. Visto il core business di Spotify, l’ipotesi più logica sarebbe probabilmente quella della produzione di speakers o di qualche altro oggetto connesso all’utilizzo dell’app. Leggi di più sul Guardian.

Tapad lancia una Customer Data Platform per il mercato delle telco

Il core business di Tapad è sempre stato quello del marketing cross-canale, offrendo supporto alle aziende che volevano raggiungere lo stesso utente attraverso vari dispositivi. Adesso, la società statunitense fa un passo avanti con il lancio di una Customer Data Platform (CDP), uno strumento volto ad aiutare i marketer a connettere e raggiungere sia i clienti esistenti che i nuovi. La piattaforma importa i dati di prima parte degli inserzionisti all’interno del già esistente device graph di Tapad e poi li attiva attraverso i vari partner della società come Facebook e The Trade Desk. La particolarità è che la CDP è tagliata sulle esigenze di specifiche industry: al momento sarà rivolta ai brand di telecomunicazioni. Leggi di più su MarTech Today.

L’app di streaming musicale Pandora apre al Programmatic Audio

Una nuova piattaforma di streaming musicale debutta nell’arena del Programmatic Audio. Pandora, concorrente di app come Spotify e iHeartRadio, ha annunciato che i suoi inserzionisti potranno adesso comprare i suoi spazi audio in modalità programmatica attraverso un private marketplace, utilizzando le DSP The Trade Desk, MediaMath e AudioMatic di AdsWizz. Tra i primi tester della soluzione ci sarebbero alcuni clienti di Omnicom Media Group, tra cui Volkswagen. Leggi di più su AdExchanger.

Verizon punta a un’alleanza con le altre telco sul fronte dati: una sfida a Google e Facebook

Verizon punta a sfidare Google e Facebook sul fronte dati.

Secondo quanto riporta Business Insider, il gigante di servizi tecnologici e internet, che ha appena ultimato l’acquisizione di Yahoo e lanciato Oath (società sotto il cui ombrello opereranno una cinquantina di brand media e tecnologici), starebbe pensando di avviare una “data partnership” con alcuni tra i principali operatori di telefonia, tra cui T-Mobile, Vodafone e Telefónica.

L’intenzione sarebbe quella di mettere insieme i dati sui consumatori, da utilizzare poi a fini di targeting pubblicitario. Una vera sfida nei confronti delle OTT Google e Facebook, la cui forza sta anche e soprattutto sui dati accurati in loro possesso, relativi a milioni di consumatori ed utilizzati dai loro inserzionisti per targettizzare gli utenti con pubblicità più rilevanti.

Verizon possiede già un ampio bacino di dati utilizzabili per il targeting pubblicitario, informazioni per esempio su dove vivono gli utenti dei suoi servizi o su quali applicazioni utilizzano, ma i numeri, per quanto corposi, sono ancora poca cosa rispetto a quelli dei due colossi del web. Negli Stati Uniti, riporta Business Insider, gli utenti della compagnia sono 150 milioni, a cui potrebbero aggiungersi altri 72 milioni se si realizzasse un’alleanza con T-Mobile. In più, accordi con compagnie quali Vodafone e Telefónica consentirebbero a Verizon di estendere a nuovi mercati la propria portata, al momento circoscritta soprattutto al mercato USA, a confronto dei network globali di Facebook e Goggle.

Naturalmente non è una cosa facile come sembra. Gli operatori infatti potrebbero non essere d’accordo a mettere in comune tutti i dati a loro disposizione, e la possibilità di sfruttare le informazioni sugli utenti a fini pubblicitari potrebbe scontrarsi con le normative vigenti nei vari mercati, a differenza di quanto succede in USA.

zeotap, al via un piano di crescita per l’Italia: Michele Rossi Senior Advisor

zeotap, società fornitrice di dati deterministici ad operatori del mercato della pubblicità digitale, ha annunciato la chiusura del suo secondo round di finanziamenti, in cui sono stati raccolti 12 milioni di dollari.

Il capitale proviene sia da nuovi investitori, ossia New Science Ventures (NSV), venture fund di New York con 500 milioni di dollari in gestione, e HERE, leader globale nella fornitura di mappe e servizi basati sulla posizione, sia da quelli esistenti, Capnamic Ventures e Iris Capital. A questi soggetti, si affiancano poi numerosi strategic business angel, che con il loro operato supportano il processo di crescita e sviluppo della società.

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Il logo della società

zeotap punta ad espandersi in Italia

Attraverso le nuove risorse raccolte, zeotap investirà nello sviluppo del proprio team nei settori dell’ingegneria e data science a Bangalore, così come nel data on-boarding, nella monetizzazione dei dati e nel marketing a Berlino, New York, Madrid e Milano.

«La società è concentrata su quattro mercati di riferimento: Stati Uniti, Canada, India e Europa, con Spagna e Italia in particolare. Per quanto riguarda il nostro Paese, stiamo seguendo un preciso piano di sviluppo, con l’acquisizione di nuovi clienti e con l’espansione dell’organico. La nostra presenza si sta rafforzando e a breve apriremo il nostro primo ufficio a Milano» ha dichiarato Riccardo Polizzy Carbonelli, VP Publishers & Advertising Partnerships.

Per il supporto sul versante clienti ed agenzie, la società fa affidamento su Michele Rossi, già Head of Digital in Starcom, scelto come Senior Advisor per l’Italia.

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Michele Rossi, Senior Advisor di zeotap

 

Il focus sulla privacy del dato di zeotap

zeotap, che da principio integrava i dati provenienti solo dagli operatori delle telecomunicazioni, ha recentemente ampliato il proprio bacino ad altre fonti, che le hanno consentito di diversificare ed arricchire il proprio diagramma dati.

In questo modo, si legge in una nota, per i compratori di dati la piattaforma diventa ancora più attrattiva grazie ad una maggiore varietà di attributi di forte impatto, che includono parametri socio-demografici, di geolocalizzazione, legati ad interessi e alle intenzioni di acquisto, tutti accessibili attraverso un’unica fonte.

Un aggiornamento reso possibile grazie agli accordi siglati dalla società negli ultimi sei mesi, sia per quanto riguarda i servizi di navigazione che per quanto riguarda la sicurezza in rete, un tema a cui zeotap dedica grande attenzione.

Siamo felici di aver potuto dimostrare di aver fatto le scelte giuste attraverso il nostro approccio privacy-centric e platform-based. Lavoriamo duramente ogni giorno per rendere più semplice e sicuro un mondo basato su processi decisionali data-driven. È un viaggio che riserva molte soddisfazioni”, ha dichiarato Daniel Heer, co-fondatore e Ceo di zeotap.

«Daniel ha dimostrato una grande lungimiranza riconoscendo prima di altri l’importanza dei dati nell’industria digitale, in un periodo in cui non erano ancora largamente sfruttati. Ma è anche stato abile nel realizzare la crucialità della loro riservatezza. La tutela della privacy e la prevenzione alla fuga di dati, il cosiddetto data leakage, costituiscono due pilastri della struttura», ha spiegato Polizzy Carbonelli, che ha tenuto a sottolineare come gran parte degli sforzi di zeotap sia dedicata alla messa in sicurezza del dato e al contrasto a qualsiasi forma di perdita di informazioni. Lo dimostra anche la certificazione di conformità al nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) dell’Unione Europea, che entrerà in vigore nel maggio 2018.

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Riccardo Polizzy Carbonelli, VP Publishers & Advertising Partnerships di zeotap

zeotap, piattaforma dati dall’anima programmatica

E poi c’è l’elevata componente tecnologica della piattaforma, che guida il business e lo colloca nelle sfere più avanzate del marketing digitale: «Il Programmatic è il canale privilegiato attraverso cui rendiamo possibile la monetizzazione ed è l’anima della piattaforma. La soluzione è in grado di iniettare i dati nell’inventario di un editore dando ad esso la possibilità di venderla arricchita, anche al di fuori dell’ecosistema programmatico. Gli spazi pubblicitari che mettiamo a disposizione sono totalmente automatizzati, con dati verificati e possibilità di targetizzazione con tassi di accuratezza pari al 95%. Ma i nostri servizi e le nostre competenze sono rivolte ad entrambi i versanti del mercato, ci proponiamo come partner sia di editori che di agenzie e marchi», ha concluso Polizzy Carbonelli.

 

Audiens raggiunge 10 milioni di utenti italiani profilati

Audiens, il data provider specializzato nella profilazione e nell’analisi di utenti in navigazione da mobile, ha raggiunto 10 milioni di utenti italiani profilati, diventando uno dei maggiori fornitori italiani di dati di terze parti.

Nato a fine 2014, Audiens ha consolidato la sua presenza sul mercato italiano grazie a singoli accordi firmati con le Telco italiane e finalizzati all’organizzazione di segmenti socio-demo conformi alla privacy e alla loro distribuzione nelle pianificazioni pubblicitarie su device mobili tramite piattaforme programmatiche. Attivo sul mercato in forte crescita dei Big Data, Audiens si rivolge a centri media, trading desk ed editori ai quali rende disponibili i dati certificati delle Telco per una loro valorizzazione a fini pubblicitari.

«Siamo molto soddisfatti di aver raggiunto questo obiettivo. È importante sottolineare non solo la grande quantità di dati che siamo in grado di offrire ai centri media ma anche la qualità ed accuratezza dei nostri segmenti», afferma Marko Maras, partner di Audiens, «L’utilizzo di dati di terze parti in campagne programmatiche non è ancora una pratica molto diffusa nel nostro paese proprio per la mancanza di soluzioni in grado di fornire dati socio-demo affidabili di utenti italiani. Siamo certi che la nostra offerta verrà sempre più apprezzata dagli inserzionisti e stiamo già iniziando a vedere segnali positivi dal mercato», conclude Maras.

Ad oggi Audiens ha al suo attivo collaborazioni con i principali operatori telefonici italiani, si è integrata con le più grandi piattaforme di distribuzione pubblicitaria a livello mondiale (Adform, DoubleClick e AppNexus) e vanta un ricco portafogli clienti, costituito da grandi centri media (quali GroupM e Zenith) a cui offre il servizio di mobile profiling e dai principali editori a cui offre il servizio di mobile analytics.

Ecco come Yahoo potrebbe aiutare le telco a monetizzare i loro dati

AT&T, Verizon, ComcastGoogle, TimeMicrosoft, Warren Buffet e persino il Daily Mail. La lista di pretendenti al core business di Yahoo era, almeno in passato, piuttosto nutrita, ma adesso sembra essersi notevolmente ridotta, fino ad includere solamente alcuni grandi operatori di telefonia. A confermarlo, un articolo del Wall Street Journal, secondo il quale oggi Verizon Communications avrebbe pianificato un’offerta di tre miliardi di dollari per la compagnia internet con sede a Sunnyvale. Ma perché Yahoo fa così gola alle telco americane?

Esistono diverse ragioni, fa notare AdAge, ma alla base di tutto giace l’obiettivo di monetizzare sui dati. Le compagnie di telecomunicazione di tutto il mondo stanno investendo nella trasformazione delle proprie scie di dati in denaro, sono tutte quelle informazioni generate dalle telefonate e dai servizi di posizionamento.

Nonostante i ricavi da dati mobile per lo streaming video e altri fini stiano salendo, le entrate dell’industria telco sono piatte o in caduta, secondo 451 Research. La società di ricerca registra, infatti, che negli ultimi anni gli introiti sono diminuiti del 40% tra 40 dei più grandi operatori mobile globali. Poiché la crescita dei nuovi abbonamenti mobile sta diminuendo, le telco stanno studiando una moltitudine di nuove possibili fonti di ricavi generati dalle informazioni che possiedono sui clienti correnti, inclusi i dati sugli indirizzi di casa, demografia e le posizioni fisiche di telefoni e dispositivi degli utenti.

“Gli operatori mobili in particolare capiscono il valore di ciò che possiedono in termini di dati dei propri abbonati”, commentato ad AdAge Rich Karpinski, Principal Analyst e Mobile Operator Strategies di 451 Research, “Penso sia una reale opportunità; le telco più grandi non solo tenteranno di avere un ruolo in questo comparto, ma avranno anche successo”.

Alcuni osservatori credono che Verizon abbia maggiori probabilità di aggiudicarsi Yahoo, in parte perché la compagnia ha già acquisito un’esperienza simile attraverso la recente acquisizione di AOL (leggi qui l’articolo dedicato). Il vantaggio competitivo che Verizon otterrebbe conquistando Yahoo, in seguito all’acquisizione di AOL avvenuta nel maggio 2015 e alla successiva rilevazione in settembre dell’azienda di pubblicità mobile Millennial Media (qui l’articolo dedicato), potrebbe essere un grande ostacolo alle compagnie concorrenti come AT&T, impegnate nella ricerca di nuovi strumenti di monetizzazione dei loro dati.

Mentre, da una parte, sono numerosi i potenziali utilizzi dei dati telco in molti settori, la pubblicità è fatta su misura per questo tipo di dati. E nonostante dati come questi siano tipicamente condivisi dopo essere stati estratti dagli individui, gli operatori mobile possono collegare la posizione fisica, attraverso sistemi di tracciamento telefonico, alle persone e ai loro indirizzi di fatturazione i quali possono a loro volta essere legati ai dati demografici, ai dati d’acquisto e ad altre informazioni che gli inserzionisti desiderano.

Grazie all’acquisizione di AOL, Verizon ha fornito i dati dell’azienda agli inserzionisti e ai marketer, inoltre, l’operatore telefonico americano si è accaparrato l’esperto personale vendite della pubblicità digitale. In altre parole, Verizon non ha perso tempo ad integrare tutti questi dati per scopi pubblicitari. Infatti, 451 Research ha suggerito che i ricavi della telco abbiano già beneficiato dell’operazione.

Per Verizon, AT&T e altri operatori mobili, piattaforme digitali e di pubblicità mobile e strumenti per l’email marketing come quelli di Yahoo avrebbero una grande utilità per offerte di targeting o per gli annunci che i clienti potrebbero vedere in cambio di maggiori dati per lo streaming. Yahoo offre tecnologie di search, display, video e annunci mobile, incluso l’acquisto in programmatic. L’acquisizione da parte di Verizon di AOL, e il potenziale acquisto di Yahoo, giocano anche un ruolo nel settore contenuti per quanto riguarda la pubblicità mirata, specialmente per quella video, che sta guidando i prezzi delle inserzioni premium e il crescente uso dei dati.

Aol: dati delle telco per il targeting. Jim Norton: «Interessati a partnership con operatori europei»

«Innanzitutto, direi che “Digital advertising” inizia a suonare come un termine un po’ “ridondante”: tutto l’advertising nel 2016 dev’essere in qualche modo digitale per essere rilevante». Jim Norton, Global Head of Media Sales di Aol, al Festival of Media ci ha rilasciato un’intervista sulle strategie di crescita globali e locali della società, che punta a diventare «la più grande media mobile technology company al mondo, concentrandoci su quattro punti: mobile-first, video-led, data-led e “open”». Il tutto declinato su scala globale: Aol aiuta gli advertiser a raggiungere una delle più ampie audience a livello mondiale attraverso il mobile, grazie agli oltre 525 milioni di visitatori unici di Aol e delle properties Microsoft, e oltre 817 milioni di dispositivi raggiunti da Millennial Media. In Italia Aol – prima presente solo attraverso la controllata BeOn, è arrivata lo scorso settembre, assorbendo il team commerciale di Microsoft Italia. «Le nostre partnership locali sono importantissime per il successo dell’azienda a livello globale; abbiamo fatto enormi investimenti per la nostra presenza sul territorio anche in ottica di customer service, posizionando uffici e sales team in tutto il mondo, incluso il team di Christina Lundari in Italia».

Il mercato pubblicitario italiano è sempre stato tv-centrico: questo fatto rappresenta un’opportunità o un limite per Aol?

E’ vero: la tv in Italia assorbe gran parte della spesa pubblicitaria italiana, allo stesso tempo però nel 2015 il vostro è stato il quarto Paese in Europa in termini di spesa totale in digital advertising, con oltre 2 miliardi di euro investiti. Se teniamo conto che, secondo i dati di Global Web Index, il 79% della popolazione italiana nel 2015 era “second-screening”, ovvero utilizzava una connessione internet mentre guardava la tv, e che mobile e digital video sono i trend di crescita più forti in Italia, questo per noi significa senz’altro grandi opportunità.

Ha fatto cenno al mobile, un dispositivo che al momento non vale quanto dovrebbe in termini di investimenti pubblicitari. Qual è il vostro punto di vista?

I consumatori sono sempre di più sui loro device mobile. Li tengono con loro tutto il tempo! Va da sé che è essenziale pensare “mobile-first” quando elaborano le loro strategie di marketing. Devi conoscere la tua audience sul mobile, come sta utilizzando i device. Sono finiti i giorni in cui bastava solo riproporre gli annunci televisivi o stampa lanciandoli su qualche sito online. Ora è necessario pensare a quale contenuto si sta mettendo e su quale schermo, quando, in che contesto, al fine di coinvolgere veramente l’audience e evitare di disturbare negativamente l’esperienza dei consumatori nel loro contesto mobile, che potrebbe portarli non solo a perdere engagement nei confronti del brand, ma anche ad evitare attivamente la pubblicità, anche con sistemi come gli ad blocker.

All’interno del mobile, quali saranno i principali trend?

Il mobile video advertising è in fase di grande crescita, quindi la domanda che tutti gli advertiser dovrebbero farsi è: “il contenuto del mio video va bene per il mobile?” Hai considerato se sarebbe meglio breve o lungo, a seconda del momento della giornata e dal contesto in cui si trova il consumatore sul device? Andrò a produrre video verticali o orizzontali – voglio che il consumatore veramente faccia pendere e giri il suo device di 90 gradi per vedere il mio contenuto e lo coinvolga abbastanza da farglielo fare? O dovrebbe essere un video corto e brillante in un formato verticale per meglio calzare naturalmente come parte del broader content feed.

Tutto ciò può sembrare molto spaventoso o scoraggiante per gli operatori del mercato che stanno cercando di costruire le proprio strategie digital, motivo per cui è importante lavorare con partner come AOL che comprendono gli sviluppi del mobile e possono aiutarli a costruire le loro strategie di contenuti. AOL ha un enorme audience mobile a livello mondiale con insight dei consumatori per ottimizzare costantemente la loro esperienza attraverso ogni schermo. Abbiamo all’incirca 800 milioni di utenti nel mondo solo all’interno del nostro network di mobile advertising.

Quali sono i vostri obiettivi di crescita, quest’anno?

In Italia, Il nostro focus principale è sull’avvio di partnership con brand, agenzie e publisher, in un’ottica “aperta”. Più in generale, Aol è affamata di crescita internazionale: gli Stati Uniti, ossia il nostro mercato domestico, assommano solo il 4% della popolazione mondiale e abbiamo visto la svolta del nostro business diventando un’azienda globale. Già oggi, il 60% del nostro traffico è globale. Verizon ha anche molti prodotti nel b2b a livello globale, come la sua Digital Media Services (DMS) e i data centre, che sono stati molto d’aiuto per la nostra strategia di crescita nel mondo.

A proposito di Verizon. Molto si è parlato della possibilità di Aol di utilizzare i dati proprietari di Verizon per migliorare il targeting delle campagne. Come state procedendo su questo fronte?

Attualmente siamo in “limited beta” con specifici consumatori negli Stati Uniti (ne abbiamo parlato in questo articolo, ndr), ma i risultati che abbiamo ottenuto sono molto interessanti. Il punto è che Verizon è presente in sostanza solo negli Stati Uniti. Per questo motivo stiamo pensando di stabilire delle partnership con altre grandi società di telecomunicazioni in Europa, al fine di utilizzare i loro dati per il targeting delle campagne adv. Oltre ad essere per queste compagnie una possibile fonte alternativa di ricavi, aiuterebbe anche a migliorare le esperienze pubblicitarie dei loro clienti, che riceverebbero annunci per loro rilevanti. E nel settore delle telecomunicazioni, molti operatori sono interessati a quello che sta facendo Verizon.

Audiens: i dati delle Telco disponibili sulla DSP di Adform

Per la prima volta in Italia, i dati delle compagnie telefoniche potranno essere usati per inviare pubblicità mirata: succede grazie alla piattaforma di mobile profiling Audiens, che oggi (lunedì) ha annunciato di aver stretto una partnership con Adform, uno dei principali fornitori di tecnologie per l’advertising online (titolare, in particolare, di una tra le Demand-Side-Platform più utilizzate sul mercato per acquisire spazi adv in programmatico), per offrire ai clienti di quest’ultima l’accesso a cluster profilati di utenti delle Telco e permettere pianificazioni advertising programmatiche ad elevata profilazione.

Grazie a questa novità, i brand investitori possono raggiungere il proprio target, selezionandolo in base a una serie di parametri socio-demografici, quali sesso, età, residenza, nazionalità, tipo di piano telefonico, tipo di utenza attivata (business o consumer), metodologia di pagamento usata, potere di spesa (evinto dalla spesa telefonica).

L’articolo completo è su Engage.

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