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La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

Oggi nella nostra rassegna parliamo di targeting contestuale, mercato video OTT e podcast.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

La combinazione tra le restrizioni imposte dal GDPR e gli avanzamenti nel machine learning stanno incoraggiando sempre più le aziende a considerare il “contesto” come alternativa al targeting audience-based. L’utilizzo del contesto per migliorare l’efficacia della comunicazione è nato probabilmente insieme alla pubblicità digitale stessa, ma con l’arrivo del programmatic advertising è stato progressivamente messo in secondo piano rispetto alla targettizzazione dell’audience. Tuttavia, tale approccio sta ultimamente cambiando tra i brand, complici sia le preoccupazioni sulla brand safety dallo scorso anno, che hanno portato gli inserzionisti a spostare la propria spesa su editori premium, sia la recente introduzione del GDPR, che ha posto nuove difficoltà all’utilizzo dei dati degli utenti. Leggi di più su Warc.

Video adv, gli approcci “a silos” frenano il mercato OTT

Nonostante il suo pubblico sia in aumento, sia a livello di volumi che di engagement, il mercato delle piattaforme video OTT (fornitori autonomi di contenuti video digitali in streaming) ha ancora delle barriere da superare per trarre il massimo potenziale dalla sua utenza. Le principali “sfide” per il settore sono la content discovery, le misurazioni e il fill rate, e molte di esse sono dovute ad approcci “a silos” delle stesse piattaforme. Ogni piattaforma è infatti un “feudo” a sé stante, o una sorta di “universo chiuso”, e tale mancanza di dialogo tra “contenitori” rende difficile sia per gli utenti trovare i contenuti che cercano, sia per le aziende riuscire a misurare le campagne, laddove ci siano appositi strumenti. Leggi di più su AdExchanger.

I podcast continuano a crescere (oltreoceano)

Per quanto in Italia la situazione sia molto diversa, e ancora ben lontana da questi numeri, all’estero quello dei podcast è un mercato florido con un’utenza in forte crescita. Secondo nuovi dati di Edison Research e Triton Digital, in America il 44% degli utenti oltre i 12 anni hanno ascoltato almeno un podcast quest’anno, e il 26% lo ha fatto nell’ultimo mese. Ironicamente, la crescita dei podcast è trainata per lo più da programmi delle radio lineari, in particolari quelli offerti dalla National Public Radio, i cui contenuti vengono scaricati ogni settimana da più di 5 milioni di utenti unici. Leggi di più su MediaPost.

Ceccoli, Smart: «Marketing efficace nell’era del GDPR? Puntate sul targeting contestuale dinamico»

Ogni quattro anni, la Coppa del Mondo beneficia di una copertura sostanziale su tutti i canali media, il che la rende un’opportunità d’oro per gli inserzionisti. Secondo eMarketer, il torneo determinerà un aumento significativo della spesa pubblicitaria nel mondo quest’anno, contribuendo a un aumento del 7,4% degli investimenti adv.

Quest’anno, però, rispetto al passato, c’è un avvenimento che sta rendendo più complessa la pianificazione di campagne di marketing data-driven, ed è il GDPR, come ci spiega Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart.

«Come tutti sappiamo, con l’entrata in vigore del GDPR l’uso dei dati per il targeting del pubblico è diventato più complesso. Tuttavia, esiste un’ottima alternativa per gli inserzionisti per ottenere le migliori performances dalle loro campagne: quella di fare affidamento al targeting contestuale».

Utilizzare il targeting semantico per l’acquisto delle inventory, infatti, consente alle aziende di avere tutti i benefici di una campagna targettizzata senza utilizzare i dati di navigazione degli utenti, e dunque senza correre il rischio di violare le regole del GDPR.

Il targeting contestuale esiste già, ma secondo quanto ci spiega il manager, grazie alle nuove tecnologie è possibile ora utilizzarlo in maniera ancora più efficace: «Nel caso di Smart, il motore semantico di Deal+ riesce oggi a offrire non solo il targeting basato sul contesto (disponibile per il targeting attraverso la piattaforma Full Stack), ma anche il targeting contestuale dinamico. Questo è reso possibile da un potente algoritmo e da un sistema di apprendimento automatico che estrae, analizza e classifica i contenuti di ogni pagina in tempo reale».

«Smart – aggiunge Ceccoli – ha unito la precisione del targeting semantico con la potenza di Deal+, un curated marketplace a disposizione della domanda. Questo vuol dire che, se un’inserzionista è alla ricerca ad esempio dello spazio pubblicitario più pertinente su vasta scala durante la Coppa del Mondo FIFA, riuscirà a raggiungere facilmente il suo pubblico, all’interno di un ambiente di editori premium al 100%».

«Per gli editori – conclude -, questo nuovo targeting soddisfa un’esigenza molto precisa degli inserzionisti ed è l’unica soluzione per migliorare il valore del loro inventario e la visibilità lato domanda».

Il targeting basato su interessi e caratteristiche degli utenti è più efficace di quello contestuale?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di targeting, brand data-driven “coraggiosi” e di una novità di Snapchat.

Il targeting basato su interessi e caratteristiche degli utenti è più efficace di quello contestuale?

Nell’era post-GDPR, in cui raccogliere e utilizzare i dati degli utenti è diventato più complicato, molti vedono una possibile rinascita del targeting contestuale. Ma questo tipo di segmentazione basata sul contesto della pubblicità è efficace come quella fondata sugli interessi e sulle caratteristiche degli utenti? L’agenzia britannica di marketing a performance Roast ha effettuato insieme a Teads un test. E dai suoi risultati è emerso che ai costi e ai rischi per la privacy di utilizzare dati di terza parte sugli utenti per classificarli in base a interessi, caratteristiche demografiche e altro non corrisponde un’efficacia significativamente più alta di quella dell’acquisto di un’audience su base contestuale. Leggi di più su MarTech Today.

Marketing data-driven: i 10 brand più “coraggiosi”

Per una grande azienda, cambiare il proprio approccio al marketing non è cosa semplice, eppure può essere fondamentale per rispondere alle caratteristiche e ai bisogni in evoluzione del pubblico. Ci sono dei brand che si sono assunti il rischio di fare questo passo, con l’obiettivo di averne dei benefici di business nel lungo termine. Alcuni di loro hanno messo in discussione i loro rapporti con le agenzie in nome della trasparenza, altri sono stati pionieri nell’uso della tecnologia per rendere più efficaci gli investimenti pubblicitari, altri ancora hanno puntato sui dati in loro possesso per ottimizzare le strategie a livello multicanale. Tra di loro ci sono AB InBev, Kellogg’s, Nestle e Unilever. Leggi di più su AdExchanger.

Snapchat, l’ecommerce arriva nei contenuti degli influencer

Da qualche tempo, Snapchat ha iniziato ad approcciare il mondo ecommerce, dando la possibilità ai suoi utenti di acquistare prodotti direttamente dal social network. Adesso la piattaforma compie un nuovo passo avanti in questa direzione, col lancio di un nuovo strumento che consente di inserire store in-app all’interno dei contenuti postati dagli influencer. Questo vuol dire che si potranno acquistare prodotti non più solo dai contenuti aziendali, ma anche da quelli dei “top creator”. Prima utilizzatrice dello strumento è stata Kylie Jenner, che il 28 giugno ha postato uno Snap Video in cui mostrava il suo prodotto di make-up The Sorta Sweet Palette for Kyshadow: con uno “swipe” gli utenti avevano la possibilità di acquistare l’articolo. Leggi di più su Digiday.

GDPR e Contextual Targeting: trend e implicazioni

L’entrata in vigore del GDPR non porterà una riduzione della pubblicità online, ma una diversa gestione dei dati personali eliminando alcune delle possibili attività “poco trasparenti” nella creazione di profili di utenti da parte di alcuni attori del mercato pubblicitario.  Questo cambiamento sarà positivo, con una maggiore tutela e trasparenza dei dati personali di ogni utente e costituirà un’opportunità per aumentare la fiducia dell’audience nella pubblicità online.

Alla base, l’introduzione del GDPR imporrà in primo luogo una più trasparente gestione della catena di autorizzazioni alla profilazione, direttamente dall’utente al “profilatore”, e una più formale presa in carico della valutazione e gestione del rischio di trattamento dati personali da parte dei vari attori.

Questo ovviamente impatterà alcuni dei 3rd party profiler che non abbiano chiaro accesso diretto all’autorizzazione del cliente sul media finale (il publisher), con la potenziale riduzione della disponibilità di profili su cookie in vendita.

La naturale implicazione, che consolida un trend già avviato, sarà un maggiore utilizzo del targeting contestuale (con al centro l’attenta selezione del contesto di comunicazione a livello di pagina in linea con il contenuto/messaggio pubblicitario) ed una accelerazione del 1st party profiling (attivazione dei propri dati clienti e costruzione di propri profili digitali da parte dei principali brand e agenzie).

Il targeting contestuale è ovviamente completamente GDPR compliant (scelgo solo meglio a livello di pagina il media su cui comunicare in funzione del messaggio) se è l’indicazione dell’interesse istantaneo del cliente legato alla lettura di quel contenuto e quindi indirettamente dell’eventuale intento istantaneo legato ad un’offerta “allineata a quell’interesse”.

Un maggiore utilizzo del contestuale ha alcune possibili implicazioni:

  • In linea generale il contextual targeting è più economico rispetto al behavioural targeting (1/5 o 1/10), per cui permette un maggiore investimento in media con un maggiore reach a parità di spesa.
  • Una maggiore attenzione al giusto contesto per il targeting ha come immediato effetto l’attenzione al vero brand safety, cioè all’eliminazione di tutti i contenuti dannosi per il brand e non solo quelli “inaccettabili”  rinforzando l’attuale trend verso il “Brand Care” (cosi tanto spinto da molti grandi buyers come P&G).
  • Inoltre, una maggiore attenzione al contestuale porterà ad un maggiore focus sui premium publisher secondo la logica che se non posso comprare ovunque “i cookies che voglio”, comprerò le qualified audience di premium publisher che creano contenuti premium per attrarre quella determinata audience.

Come secondo trend, già evidente dall’aumento dei casi in cui grandi brand si dotano della propria DMP per i loro progetti di digital activation, brand/agenzie con accordi diretti tenderanno ad investire per creare i propri 1st party profiles e ad attivare i propri dati (controllando la fonte dei dati e la modellizzazione dei propri profili).

Nell’insieme dei dati di 1st party ci saranno anche gli interessi dimostrati nella navigazione dei propri clienti/prospect per cui la analisi contestuale diventerà anche base fondamentale di “1st Party Interest profiles”.

Behavioural targeting con profili cookie di 3rd party continueranno ad essere importanti nelle pianificazioni ma con una più attenta selezione dei players, degli effettivi risultati di perfomance incrementale e con il possibile rischio di riduzione di volumi di cookie disponibili.

Una maggiore attenzione al “contestuale di qualità” e alla “personalizzazione” della selezione del contesto porterà ad una maggiore sensibilità sulla qualità delle tecnologie usate in questo ambito. Tecnologie a Keywords che offrono solo media precision e solo per categorie standard faticheranno rispetto a tecnologie “full semantic” (Natural Language Processing con reti semantiche cognitive) che hanno massima precisione anche nella massima personalizzazione e che sono la base anche di estrazione di molteplici dati di pagina per 1st party profiling.

Targeting contestuale: ADmantX lancia la nuova tassonomia con oltre 1.200 categorie

ADmantX, azienda specializzata nella profilazione dell’audience basata su una tecnologia contestuale, ha annunciato il lancio della sua nuova tassonomia aggiornata con oltre 1.200 categorie, che offre a editori, inserzionisti e aziende ad tech l’accesso a un targeting ancora più granulare.

Disponibile da giugno per i clienti di ADmantX, la tassonomia aggiornata include le 698 nuove categorie di IAB Tech Lab che si sommano a ulteriori espansioni di categorie in aree di grande interesse per la comunicazione. Per esempio, aumenta la granularità in categorie quali Business & Finance (tipi di investimenti, nuove forme di pagamento, cripto-valute, settori industriali verticali dettagliati, ecc.), Style & Fashion, Music & Audio (dettagliata lista di generi musicali), Eventi (24 nuovi tipi di eventi), Health & Fitness (con categorie su Healthy Living e aumento delle categorie di ambito medico), Sport, Automotive, Video Gaming (tipi di giochi), Technology & Computing (nuove categorie di tendenze tecnologiche come intelligenza artificiale e wearable), Television & Movies (ampia lista di generi cinematografici e televisivi) e Travel.

Grazie alla sua tecnologia di Natural Language Processing (NLP), la tassonomia di ADmantX include (unica nel mercato) anche la capacità di rilevare le emozioni sollecitate nel lettore a livello di pagina (oltre al sentiment generico) come amore, passione, tristezza, ecc.

“Con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy (GDPR), il targeting contestuale granulare è un’alternativa chiave e la nostra nuova tassonomia, combinata con i nostri segmenti contestuali ottimizzati già esistenti, consentirà una maggiore precisione e flessibilità a tutti i nostri clienti nel targeting degli annunci e nella sicurezza del marchio”, commenta Giovanni Strocchi, Ceo di ADmantX. “Il lancio della nuova tassonomia in tempi brevi è il risultato della nostra esclusiva tecnologia cognitiva semantica basata su NLP, che capisce il vero significato della pagina con una precisione ineguagliabile e non ha bisogno di un lungo processo di riduzione degli errori, come è necessario con i tradizionali motori basati sulle keyword.”

Non solo: segmenti contestuali più dettagliati costituiranno anche, secondo Strocchi, “un vantaggio chiave per i numerosi clienti, aziende e agenzie, che oggi utilizzano le nostre soluzioni per il loro 1st party profiling/ECRM e per la creazione dei loro modelli di interazione digitale con il cliente finale“.

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