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Smart, aste pubblicitarie “olistiche” e trasparenti grazie a una nuova soluzione

“Private Garden”: questo il concetto che, secondo Smart, costituisce la risposta definitiva del mercato al dominio di Google & Co. Un concetto dietro cui si nasconde la necessità – oggi più che mai impellente – per gli editori di prendere il pieno controllo delle loro inventory, valorizzandole attraverso i loro dati proprietari. Per la società è stata questa la parola chiave della sua presenza al DMEXCO dove, quest’anno, ha presentato anche un’importante novità di prodotto. Ci racconta di cosa si tratta, insieme a descriverci i nuovi progetti di Smart, il Country Manager Italia Andrea Ceccoli.

Andrea, anche quest’anno siete al DMEXCO. Di cosa parlerete ai vostri clienti e partner?

«Siamo al DMEXCO con due diversi obiettivi. Innanzitutto, volendo dare una risposta forte alla dominanza del GAFA (Google-Apple-Facebook-Amazon), intendiamo incoraggiare gli editori a creare i loro personali “walled garden”, che noi chiamiamo Private Garden. Un concetto che Smart ha cominciato a promuovere qualche mese fa. Nella nostra visione, gli editori premium dovrebbero considerare questi concetti chiave: creare una migliore user experience, rispettare la privacy degli utenti e focalizzarsi sulla qualità invece che sulla quantità. E questo vale ancor di più se consideriamo che il mercato si sta spostando verso il programmatic direct. Gli editori che iniziano a prendere il pieno controllo e attivare i loro dati di prima parte e di localizzazione si dimostreranno vincenti, proponendo sul mercato un’inventory ricca di dati che non è disponibile da nessun’altra parte.

E’ tempo di tirarsi su le maniche e costruire il proprio Private Garden».

E l’altro obiettivo?

«Il secondo punto è quello di rinforzare la logica delle aste unificate. Quest’anno, l’ecosistema programmatico sta iniziando a protendere verso nuove soluzioni all’avanguardia per l’ottimizzazione dei ricavi, costruite intorno alla nozione di vendite “olistiche” degli editori, e capaci di offrire ai publisher la possibilità di effettuare delle aste unificate per assicurare loro il massimo guadagno da ogni impression. Queste aste possono essere trasparenti al 100%, e mettono in competizione i team vendite diretti, l’header bidding e le offerte lato server che arrivano da DSP e SSP (RTB), offrendo agli editori la flessibilità di lavorare con qualsiasi SSP e gestire tutti i loro canali di monetizzazione. Questi nuovi strumenti saranno immediatamente attivabili, con dashboard facili da usare e una reportistica centralizzata, ed elimineranno la scomoda esigenza di creare molteplici line item.

A tal proposito, al Dmexco 2018 Smart ha presentato Holistic+, una nuova soluzione che permette la realizzazione di un’asta unificata trasparente di tutti i canali di vendita, incluso l’header bidding, per aiutare gli editori a massimizzare il valore di ogni singola impression e dare una spinta ai loro ricavi. Con questa nuova soluzione, Smart riesce ad organizzare una competizione pienamente trasparente tra tutti i partner di domanda (DSP, SSP e ad network) sia che siano lato browser che lato server. Si tratta di un nuovo passo avanti per le funzionalità di monetizzazione olistica di Smart, che già assicuravano le migliori offerte tra direct e programmatic, e che adesso ammettono nella competizione anche la domanda da header bidding».

La scorsa settimana Smart ha annunciato la nomina di Arnaud Créput a nuovo CEO, e in quell’occasione la società ha dichiarato di puntare a raddoppiare il suo fatturato entro il 2020. Che ruolo avrà l’Italia nel raggiungimento di questo obiettivo?

«Il mercato italiano è davvero strategico per la nostra società, in quanto è molto Google-centrico, e il nostro concetto di Private Garden può rappresentare un approccio alternativo particolarmente rilevante al dominio del monopolio. Negli ultimi due anni i numeri italiani sono raddoppiati e ci aspettiamo che questo trend possa continuare grazie ai nostri talenti e alla nostra visione, seguendo la naturale crescita delle inventory dei nostri editori premium. Continueremo a puntare sullo sviluppo di Holistic+, senza però perdere di vista la grande esplosione dell’header bidding».

Come sta performando Smart in Italia quest’anno in termini di giro d’affari? Quali sono i vostri obiettivi?

«Il 2018 è un anno importante a livello di crescita; la nostra soluzione video è stata scelta dai principali player del mercato e anche nell’ambiente in-app la nostra offerta SDK continua a ricevere risposte positive dai clienti. Contiamo di chiudere l’anno raggiungendo gli obiettivi che ci eravamo prefissati, ponendo così le basi per un ambizioso piano di business nel 2019».

In quali aree strategiche vi focalizzerete nei prossimi mesi?

«Continueremo a concentrarci sulla crescita della domanda, con nuovi partner che possano mantenere alto il livello qualitativo della nostra inventory. Sul fronte “supply”, l’obiettivo per il 2019 è quello di rafforzare il concetto di Private Garden puntando sul programmatic direct, le aste unificate e l’attivazione dei dati di audience. Contiamo infine di rafforzare ulteriormente la nostra soluzione video».

Smart annuncia la nomina di Arnaud Créput come nuovo Ceo

Smart, la piattaforma di programmatic per gli editori, ha annunciato la nomina di Arnaud Créput come nuovo Ceo. Succede a Cyrille Geffray.

Créput avrà come principale compito quello di accelerare lo sviluppo di Smart sia in Francia che a livello internazionale. Il suo obiettivo – riporta il sito Viuz.com – è quello di raddoppiare il giro d’affari della compagnia entro il 2020, anche attraverso nuove partnership strategiche e tecnologiche.

In questo contesto, Smart ha annunciato anche la creazione di un comitato strategico per guidare e accelerare lo sviluppo dell’azienda. In Italia, Smart è guidata da Country Manager Andrea Ceccoli.

Ceccoli, Smart: «Marketing efficace nell’era del GDPR? Puntate sul targeting contestuale dinamico»

Ogni quattro anni, la Coppa del Mondo beneficia di una copertura sostanziale su tutti i canali media, il che la rende un’opportunità d’oro per gli inserzionisti. Secondo eMarketer, il torneo determinerà un aumento significativo della spesa pubblicitaria nel mondo quest’anno, contribuendo a un aumento del 7,4% degli investimenti adv.

Quest’anno, però, rispetto al passato, c’è un avvenimento che sta rendendo più complessa la pianificazione di campagne di marketing data-driven, ed è il GDPR, come ci spiega Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart.

«Come tutti sappiamo, con l’entrata in vigore del GDPR l’uso dei dati per il targeting del pubblico è diventato più complesso. Tuttavia, esiste un’ottima alternativa per gli inserzionisti per ottenere le migliori performances dalle loro campagne: quella di fare affidamento al targeting contestuale».

Utilizzare il targeting semantico per l’acquisto delle inventory, infatti, consente alle aziende di avere tutti i benefici di una campagna targettizzata senza utilizzare i dati di navigazione degli utenti, e dunque senza correre il rischio di violare le regole del GDPR.

Il targeting contestuale esiste già, ma secondo quanto ci spiega il manager, grazie alle nuove tecnologie è possibile ora utilizzarlo in maniera ancora più efficace: «Nel caso di Smart, il motore semantico di Deal+ riesce oggi a offrire non solo il targeting basato sul contesto (disponibile per il targeting attraverso la piattaforma Full Stack), ma anche il targeting contestuale dinamico. Questo è reso possibile da un potente algoritmo e da un sistema di apprendimento automatico che estrae, analizza e classifica i contenuti di ogni pagina in tempo reale».

«Smart – aggiunge Ceccoli – ha unito la precisione del targeting semantico con la potenza di Deal+, un curated marketplace a disposizione della domanda. Questo vuol dire che, se un’inserzionista è alla ricerca ad esempio dello spazio pubblicitario più pertinente su vasta scala durante la Coppa del Mondo FIFA, riuscirà a raggiungere facilmente il suo pubblico, all’interno di un ambiente di editori premium al 100%».

«Per gli editori – conclude -, questo nuovo targeting soddisfa un’esigenza molto precisa degli inserzionisti ed è l’unica soluzione per migliorare il valore del loro inventario e la visibilità lato domanda».

Il GDPR e l’effetto “caos” sull’ad tech. I player: «Ritorneremo alla normalità in qualche settimana»

Venerdì, in seguito all’entrata in vigore del GDPR, le prime voci allarmate parlavano di crolli fino al 70% nell’erogazione di campagne in programmatic su alcune piattaforme, in particolare a causa del drastico calo di acquisti da parte di DBM, la demand side platform di Google. Passato il week end, in cui i telefoni dei professionisti italiani dell’ad tech sono rimasti sempre caldi, il lunedì di rientro in ufficio ha confermato gli impatti notevoli che la nuova normativa sulla privacy sta avendo su tutto il sistema delle piattaforme per la pubblicità digitale, anche se la maggior parte degli operatori ritiene che la situazione possa normalizzarsi rapidamente, «nel giro di qualche settimana» al massimo.

«Confermo che c’è stato un impatto, la full stack di Google funziona bene ma tra le altre piattaforme c’è caso e caso – la voce che filtra da uno dei principali Trading Desk, ossia le strutture che si occupano di acquistare pubblicità in Programmatic per conto delle aziende -. Teniamo monitorata la situazione, e lavoriamo nel day-by-day per risolvere i problemi. Per noi il focus è sulle prestazioni delle campagne».

Parlando con le piattaforme, la situazione si conferma variabile. «Nei primi giorni dopo l’entrata in vigore del GDPR abbiamo inevitabilmente riscontrato dei leggeri cambiamenti dello spending di DBM nel nostro marketplace, ma già verso la fine del week end la situazione si è normalizzata ritornando ai livelli abituali», ci ha detto Bruno Schirò, Senior Account Manager di Appnexus, ma c’è anche chi continua a registrare cali dei volumi nell’ordine del 60%. «Un problema sono anche le terze parti coinvolte negli scambi. Non basta avere un DPA (Data Processing Agreement, ossia il “contratto” per lo scambio di dati che attestano il ottemperanza al regolamento, ndr) con Google, ma è sufficiente che nell’erogazione della campagna sia attivata una terza parte non conforme con la policy di Google, per esempio un tag di tracciamento, e la delivery viene bloccata», ci spiega il responsabile di un’importante SSP.

L’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sulla privacy ha avuto insomma come immediato risultato quello di gettare il mercato del programmatic in un piccolo caos. Il motivo, la difficoltà di far “circolare” i dati (che sono alla base di qualsiasi operazione programmatica) nel nuovo regime di consenso. In particolare, si è registrata una netta frattura tra Google (che attraverso i vari prodotti DoubleClick opera in posizione di assoluta leadership nel mondo ad tech) e gli altri operatori.

Tra la maggior parte delle piattaforme è prevalsa un’interpretazione ragionevolmente “ampia” del GDPR, in cui si assume che i dati raccolti nell’ambito dall’editore – che ricopre il ruolo di Data Controller (il “titolare del trattamento dei dati”) – possano essere usati dagli operatori sulla base di un Data Processing Agreement. Per Google, che ha elaborato un proprio software per la raccolta e l’elaborazione dei dati, questa impostazione invece non è sufficiente.

Ma non si tratta solo di questo: «Non tutti erano pronti – ci dice un altro professionista del settore –. Negli ultimi giorni si è assistito a una corsa per definire e finalizzare gli accordi di data processing tra DSP, SSP e altre piattaforme della filiera come exchange, ad server, DMP, servizi di tracking e misurazione. Fortunatamente, tra due settimane tutto tornerà nella normalità, perché nel mercato c’è stata una presa di coscienza tardiva, ma importante».

Una soluzione “condivisa” al problema dello scambio di dati tra piattaforme è quella proposta da IAB, che ha elaborato un framework per la costruzione di CMP (ossia i banner o pop-up che chiedono agli utenti che atterrano su un sito l’autorizzazione a usare i loro dati a fini pubblicitari) volto a consentire e facilitare la circolazione del consenso all’uso del dato tra le varie piattaforme. Un riferimento a cui pressoché tutte le piattaforme si stanno adeguando, e a cui la stessa Google si dovrebbe allineare entro agosto. A quel punto, teoricamente, il problema dovrebbe essere completamente risolto, anche se c’è chi avanza dubbi sull’effettiva praticabilità di questo tipo di strumenti. «I publisher che hanno testato le CMP non sono andati oltre il 15% di consenso. Non si può bloccare una industry, è uno dei principi del GDPR. L’orientamento prevalente sarà quello di considerare l’utilizzo di Cookie e Mobile ID al fine di inviare pubblicità mirata come un interesse legittimo da parte degli editori», scommette un noto manager del settore.

E se comunque non manca chi critica Google, sostenendo che l’ennesima condotta fuori dal coro dal parte del colosso americano costituisce «un’ulteriore prova che Google ragiona da sola facendosi le sue regole del gioco parallele non preoccupandosi di mercato e IAB», c’è anche chi scommette su una futura maggiore diversificazione del settore. «L’evoluzione del mercato sarà in un primo momento quella di un calo generale sui circuiti non Google-centrici, poi probabilmente sul medio lungo termine ci sarà uno spostamento di budget verso DSP che non siano DoubleClick Bid Manager – dice Andrea Ceccoli, Country Manager di Smart -. Da questa “botta economica” gli operatori lato domanda e lato offerta potrebbero aver capito che legarsi a un solo partner può esser non solo pericoloso, ma drammatico da un giorno all’altro».

Smart apre al Programmatic Guaranteed. Doubleclick Bid Manager primo partner

All’interno dell’offerta di Smart debutta il Programmatic Guaranteed. Una modalità di compravendita pubblicitaria che permette ai compratori di finalizzare deal con i premium publisher di Smart, con una delivery garantita ad un prezzo fisso. Primo partner in Programmatic Guaranteed della piattaforma è Google DBM (di cui Smart è a sua volta uno dei primi partner).

L’offerta è attiva su desktop, video, mobile e app, e continuerà ad avere dalla sua servizi di adserving e forecasting, due componenti chiave che da sempre hanno caratterizzato il posizionamento di Smart tra le piattaforme lato offerta.

«Siamo entusiasti di creare nuovi modi di utilizzo delle decisioni data-drive in real-time, combinate all’accesso di inventario riservato dai publisher. Il Programmatic Guaranteed semplifica il processo di acquisto con l’utilizzo di un’unica piattaforma e crea nuove opportunità di cooperazione tra advertiser e publisher. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri partner per portare questa nuova offerta nel mercato», afferma Paul Cocks, EMEA Head of Product for Inventory & Programmatic Direct in Google.

Su Smart i buyer potranno adesso concludere transazioni per formati ad alto impatto, tra cui Roadblocks e rich media. Una decisione che la società guidata in Italia da Andrea Ceccoli ha preso come parte della sua strategia per garantire maggiore controllo e trasparenza a domanda e offerta. Strategia in cui si inserisce anche la recente decisione di bloccare tutti i domini non autorizzati da Ads.txt.

«I buyer devono capire dove stanno finendo i loro budget pubblicitari, così il cambiamento alle relazioni dirette è strumentale – evidenzia il Chief Programmatic Officer di Smart David Pironon -. Smart fornisce un procedimento trasparente tra acquisto e vendita per effettuare transazioni dirette, senza il procedimento time-consuming delle inserzioni tradizionali. Il settore si sta spostando dai tradizionali acquisti IO verso deal in programmatic, inclusi anche quelli con volume garantito».

«La nostra piattaforma full-stack – aggiunge Pironon – offre un avanzato sistema di forecasting che include diversi parametri e fonti lato domanda in maniera tale che i publisher possano fornire ai buyer il 100% del volume di delivery, mentre viene massimizzato il rendimento con le campagne non-guaranteed».

Smart cresce e fissa i punti chiave della strategia 2018

L’ampliamento dell’offerta si inserisce in una fase di piena crescita della società, come ci conferma il Country Manager Italia Ceccoli: «L’azienda continua ad essere in crescita a livello globale su tutte i mercati, con un focus particolare sulla Cina».

La piattaforma ha aperto il 2018 con un’idea chiara di quelli che saranno i capisaldi della sua strategia: «Punteremo su alcune nostre feature chiave – ci spiega Ceccoli -. Innanzitutto l’inventory sulla nostra SSP, che è 100% ads.txt compliant e di alta qualità per i nostri buyer. Poi, contiamo di sviluppare il mercato delle app con nuovi partner e formati. Ancora, ottimizzeremo i processi di acquisto all’insegna del deal discovery, consentendo la ricerca automatica di deal già fatti e stabiliti tramite programmatic. E non da ultimo, intendiamo associare la nostra piattaforma full stack al concetto di “private garden”, ossia una suite completa per la monetizzazione di quegli editori che vogliono ottimizzare le revenue allo stesso tempo proteggendo i propri dati».

Smart contro le frodi: sulla SSP acquistabili solo inventory di editori che usano ads.txt

Sempre più operatori dell’ad tech si muovono a supporto di politiche anti-frode.

Dopo DSP come MediaMath e AppNexus e SSP come Smartclip, una nuova piattaforma si fa promotrice di ads.txt, lo strumento lanciato da IAB Tech Lab per contrastare il fenomeno del domain spoofing per cui le aziende si trovano ad acquistare inventory spacciate come premium ma non realmente tali. Si tratta di Smart (ex Smart AdServer), la quale ha annunciato una nuova politica interna secondo cui metterà a disposizione dei propri partner di domanda, per le loro bid request, solo le inventory dei publisher che hanno adottato ads.txt.

La decisione sarà effettiva dal 20 dicembre: da quella data in poi, tutti i domini ads.txt senza autorizzazioni saranno bloccati. L’obiettivo è quello di stimolare l’acquisto da parte dei partner demand di Smart di inventario aderente allo standard di ads.txt. “Nella lotta verso un ecosistema privo di frodi, l’inventario Smart RTB+ diventa 100% aderente a ads.txt e assicura autenticità dei domini”, dichiara la società, aggiungendo che i siti che devono ancora implementare ads.txt continueranno a ricevere la domanda di Smart, ma solo per un periodo di tempo limitato.

Smart è in prima linea sul tema frodi, e supporta l’adozione di ads.txt sin dal suo lancio diversi mesi fa, spronando i propri partner sia lato domanda che lato supply ad implementare il file. Di fatto però, la novità di oggi è un “passare ai fatti”, con una mossa che limita concretamente le possibilità di utilizzo della piattaforma per quegli editori che non sono conformi allo standard.

Di recente, la società ha anche predisposto il ruolo di Chief Quality Officer, posizione preposta ad assicurare i più alti standard possibili di trasparenza, affidata a Gorka Zarauz. Il manager ha commentato così la notizia di oggi: «Quest’ultima iniziativa è una pietra miliare per Smart, parte dei nostri continui sforzi per garantire fortemente ai pubblicitari la migliore qualità possibile dell’inventario. E’ il momento giusto per farlo e per fissare un elevato standard qualitativo»

Attualmente Smart analizza più di 300.000 domini in tutto il mondo e, entro metà novembre, più di 40.000 URLs che contengono una valida copia del file ads.txt. Un numero che continua a crescere man mano che l’iniziativa continua ad essere adottata da sempre più publisher.

Per Smart, la presa di posizione contro le frodi è stato un gesto abbastanza naturale, come ci ha spiegato il Country Manager Italia della società Andrea Ceccoli, contattato da Programmatic Italia: «La qualità è un argomento che impatta tutti nell’ecosistema della pubblicità digitale. Smart è nato all’interno di un premium publisher, quindi la qualità dell’inventario dei nostri clienti oltre ad essere una priorità fa parte stessa del nostro DNA».

Secondo il manager, la novità di oggi avrà dirette conseguenze sul business della società, in un mercato che oggi più che mai è particolarmente attento ai temi della trasparenza e della sicurezza. «Per i ricavi in Italia mi aspetto una crescita già dai primi mesi del 2018. I trading desk apprezzeranno la sicurezza che potremo offrire loro, con la possibilità di acquistare sulla nostra SSP solo inventario da fonte sicura certificata con ads.txt».

Smart e Rubicon Project stringono un accordo: per gli editori più controllo e maggiori ricavi

Fornire a chi compra e vende pubblicità un ambiente trasparente ed efficiente in cui operare le proprie transazioni. Con questo obiettivo, Smart (ex Smart Ad Server) e Rubicon Project – che in questi giorni ha annunciato anche l’integrazione del proprio Private Marketplace (PMP) in DoubleClick Bid Manager, la DSP di Google – hanno siglato un nuovo accordo.

Si tratta di un’integrazione lato server, che di fatto offre agli editori accesso a una maggiore domanda pubblicitaria, grazie al coinvolgimento della tecnologia XAPI di Rubicon Project, che connette gli ad server all’ad exchange globale di Rubicon.

Agli editori basterà semplicemente mettere la spunta su una casella dell’interfaccia di Smart, e potranno ampliare le loro fonti di domanda, con un’ulteriore massimizzazione dei ricavi ma sempre mantenendo il livello di controllo garantito dall’offerta Smart. Potranno poi tenere traccia delle performance dei vari partner di monetizzazione attraverso gli strumenti di reportistica già inclusi nell’offerta Smart.

La novità è disponibile su tutti i formati supportati da Smart, e in tutti i territori in cui la società opera a livello globale, Italia inclusa.

«I nostri editori vogliono essere in grado di aggiungere partner di domanda velocemente, senza dover fare integrazioni e senza dover mettere a rischio la user experience, come invece succede ad esempio con la latenza spesso associata all’header bidding – spiega Cyrille Geffray, CEO di Smart -. Con Rubicon Project, gli editori sulla nostra piattaforma possono adesso massimizzare i ricavi gestendo in maniera olistica un’asta unificata con i loro partner di domanda prescelti, che siano DSP, SSP o exchange».

Contattato da Programmatic Italia, Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart, ha aggiunto: «Sono molto contento di questa partnership che va a sommarsi a quelle avvenute nei mesi passati con molte altre SSP (OpenX o Pubmatic le maggiori), integrazioni che permettono una maggiore monetizzazione e una facilità d’accesso alla domanda per i nostri editori mantenendo sempre di più il controllo dei dati e delle campagne in piattaforma. L’obiettivo è sempre quello di riuscire a scalfire l’egemonia dei cosiddetti walled garden attraverso un’offerta alternativa combinata di partner sicuramente più piccoli ma più diversificati e trasparenti».

E sul tema della trasparenza e del controllo è d’accordo anche Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project: «Questo accordo costituisce un’altra grande opportunità per gli editori di gestire in modo indipendente la propria inventory. Essi avranno ora ancor più un accesso facile alla domanda di Rubicon grazie alla nostra miglior tecnologia disponibile, XAPI».

Smart AdServer diventa Smart e assume quattro nuovi manager internazionali

È difficile trovare un’occasione migliore del dmexco (leggi il nostro reportage dedicato) per comunicare all’industria digitale il rebranding della propria società. Per questo Smart AdServer ha presentato la sua nuova denominazione, Smart, proprio attraverso il suo padiglione, allestito nella fiera di Colonia.

Il cambio riflette in maniera diretta l’evoluzione tecnologica della società: «Negli ultimi anni, la nostra supply-side platform è stata interessata da una crescita notevole, proseguita fino a renderci una piattaforma full-stack. Le nostre attività non si limitavano al nostro ad server, che comunque continua ad essere un prodotto strategico, ma avevano ampliato lo scopo grazie alla SSP. Per questo si è reso necessario il cambio di nome», ha dichiarato Andrea Ceccoli, Country Manager per l’Italia di Smart.

 

Nuove nomine internazionali in Smart

Nel frattempo, con l’obiettivo di incentivare la crescita internazionale e sostenere il supporto ai clienti, Smart ha effettuato quattro nuove assunzioni per ruoli dirigenziali a livello globale. Si tratta di Michael Nevins, Sylvain Piquet, Joseph Carlos e Gorza Zarauz, rispettivamente nuovi Chief Marketing Officer, Chief Revenue Officer, Director of Global Operations e Chief Quality Officer.

Nevins viene da Taboola, in cui ha lavorato come Vp of global product marketing; precedentemente ha occupato ruoli dirigenziali in Undertone e Spongecell. Piquet ha lavorato per sette anni in Criteo, dove ha guidato una squadra di analisti e account manager in Europa, fino a raggiungere il rango di Vp of email. Carlos è stato recentemente direttore del servizio clienti globale in Parrot mentre prima ancora ha passato quattro anni in Microsoft lavorando come manager.

“Smart ha piani aggressivi per l’espansione globale e assumere esperti manager internazionali è parte importante di quei piani”, ha dichiarato il Ceo di Smart, Cyrille Geffray, “Michael, Sylvain e Joseph stanno lavorando a stretto contatto con me per accelerare la nostra crescita e il supporto clienti nei mercati chiave”.

Zarauz, che in passato ha lavorato in 24/7 Real Media, Xaxis e AppNexus, è responsabile di tutta la qualità delle operazioni. La sua squadra è garantisce la più alta qualità per il marketplace per compratori e venditori.

“Una delle nostre priorità è assicurare alti livelli di qualità e trasparenza sia su lato acquisto che su lato vendita”, ha continuato Geffray, “Questo è il momento giusto per istituire il ruolo di Chief Quality Officer. Gorka è un esperto in questo tema e ha una qualificazione unica per dare seguito al nostro impegno”.

Smart punta sul programmatic per il lancio dell’e-commerce in Italia

Smart lancia l’e-commerce automotive e sceglie l’Italia come paese pilota affidando il progetto al Gruppo Roncaglia. La società ha realizzato il sito www.smartforstore.it, un prodotto pensato per seguire il cliente dalla scelta delle singole caratteristiche dell’auto fino alla consegna della vettura direttamente a casa.

«Abbiamo costruito un vero e proprio set, uno studio televisivo che ospita una smart fortwo», racconta Andrea Troiani, responsabile del progetto per il Gruppo Roncaglia. «L’appassionato può quindi guardare l’auto in tempo reale direttamente da casa sua tramite un semplice browser. Inoltre, ha a disposizione un personal shopper, fisicamente presente accanto alla smart, che lo aiuta a scoprire la vettura e tutte le sue caratteristiche attraverso una interazione audio-video in tempo reale». Lo streaming in alta definizione consente di vedere l’auto in ogni momento e scegliere una delle 4 telecamere per osservare la vettura. Una vera e propria regia a disposizione dell’utente 24 ore al giorno. Il tutto in diretta ed in tempo reale.

Il lancio del servizio è stato supportato da una campagna promozionale online che ha visto la produzione di 14 diversi soggetti creativi, dedicati a vari segmenti di pubblico e in linea con la precisione della targettizzazione garantita dai sistemi di programmatic advertising più evoluti. La pianificazione è gestita da Fuel, l’agenzia media di Mercedes. La campagna ha generato ad oggi 450.000 visite al sito, 3,5 milioni di utenti su twitter e oltre 43 milioni di persone raggiunte sui social network.

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