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Smart AdServer diventa una full-stack: acquisita la DSP LiquidM

Smart AdServer arricchisce la propria offerta grazie a una nuova acquisizione.

La piattaforma indipendente di monetizzazione pubblicitaria ha annunciato di aver comprato LiquidM, Demand Side Platform (DSP) globale di proprietà di Bertelsmann, con sede a Berlino. La tecnologia di LiquidM verrà integrata allo stack tecnologico di Smart per offrire a inserzionisti digitali, agenzie e trading desk un migliore accesso all’inventario di editori premium.

«Attualmente il nostro settore sta affrontando una crisi di perdita del valore che grava sempre di più sull’intero ecosistema programmatico – spiega Arnaud Créput, CEO di Smart AdServer -. Gli acquirenti ricercano trasparenza, responsabilità e maggiore valore dai loro investimenti nei media, mentre gli editori ambiscono a migliorare la monetizzazione delle loro risorse principali, tra cui gli utenti e i dati di prime parti. La consolidata esperienza di LiquidM nell’innovazione aumenterà l’impegno di Smart nella creazione di un’ottimizzazione del percorso del valore, sottolineando la piena trasparenza nelle transazioni. Ciò consentirà la realizzazione di acquisti senza conflitti, di un valore superiore e a basso costo, di modo che sia gli inserzionisti sia gli editori possano trarre vantaggio da un approccio basato sugli interessi condivisi».

La tecnologia avanzata di LiquidM accelererà lo sviluppo dei prodotti di Smart per soddisfare al meglio i bisogni degli editori e degli inserzionisti che devono affrontare i cambiamenti strategici del mercato.

«Siamo molto lieti di unirci a Smart – hanno dichiarato Philipp Simon e Thomas Hille, direttori amministrativi di LiquidM -. È il partner ideale per far crescere la nostra attività grazie ai suoi clienti editori premium e al suo forte impatto globale. Ci auguriamo di poter contribuire alla missione di Smart per fornire un valore maggiore sia agli inserzionisti sia agli editori».

Per Smart si tratta di un’acquisizione importante, che apre le porte della sua stack tecnologica agli strumenti lato domanda. La DSP sarà disponibile a livello globale.

Disponibili su Smart i dati deterministici di zeotap, per un targeting più preciso

I dati deterministici di zeotap sono adesso disponibili anche su Smart AdServer. La piattaforma di identity globale e fornitore di dati deterministici ha annunciato infatti l’integrazione con Smart.

Grazie a questa integrazione, la piattaforma indipendente di ad monetization permetterà ai clienti di individuare il segmento più adatto per la loro campagna e raggiungere il target ideale.

Zeotap mette ora a disposizione sulla piattaforma di Smart più di 1 miliardo di profili unici verificati con carta d’identità, che comprendono dati socio-demografici, informazioni sull’utilizzo delle app e dati granulari sull’intento di acquisto. Questi dati – spiega zeotap in una nota – hanno dimostrato di superare i benchmark di mercato fino a sei volte su OTR (On-target Reach) e altri indicatori chiave di performance.

«Vogliamo aiutare i più grandi publisher a prendere decisioni migliori riguardo all’utilizzo dei dati quando monetizzano i loro database – afferma Daniel Heer, CEO e fondatore di zeotap -. Grazie alle fonti uniche da cui provengono i nostri dati e alla loro alta qualità, siamo in grado di dare informazioni deterministiche su chi naviga sui loro siti, contribuendo alla costruzione della loro strategia pubblicitaria. Grazie all’integrazione con Smart, i nostri segmenti possono aiutare i publisher che lavorano con i brand più esigenti a superare i KPI dei clienti».

Con le nuove soluzioni di Data Marketplace, Smart offre agli editori un modo semplice per targettizzare un pubblico rilevante per le campagne direct e programmatic, grazie a un intuitivo e semplice modello di business. «Quest’anno abbiamo introdotto una nuova soluzione per l’offerta dei nostri dati, valida e affidabile, che consente agli acquirenti di raggiungere il pubblico più ricercato – spiega Marine Desoutter, Product Marketing Lead presso Smart AdServer -. Con l’integrazione di zeotap, mettiamo a disposizione una vasta gamma di dati unici e di qualità che è possibile utilizzare su ambienti mobile-web e in-app. I dati deterministici di zeotap saranno una risorsa chiave per un’importante attività di promozione mobile di Smart».

Smart annuncia l’integrazione di Nielsen Marketing Cloud nella sua piattaforma

Si rafforza l’offerta di dati per Smart: la piattaforma di monetizzazione per gli editori di cui è country lead Federico Troiani ha annunciato l’integrazione di Nielsen Marketing Cloud nella sua soluzione.

Grazie all’accordo, i clienti di Smart in ogni parte del mondo ora possono individuare precisi segmenti di pubblico per i loro accordi pubblicitari diretti o in programmatic. Nielsen viene inoltre integrato come partner strategico all’interno del nuovo data marketplace di Smart.

Tradizionalmente, i dati sull’audience vengono attivati dall’acquirente attraverso la DSP. Ma in questo modo inserzionisti e agenzie media possono andare incontro a problemi di bassa copertura delle campagne, perché non possono prevedere con precisione i volumi di spazi pubblicitari disponibili per un segmento di pubblico specifico. Smart risolve questo problema spostando il cursore dal lato del publisher, con l’integrazione dei propri segmenti di audience direttamente nell’ad server e nella SSP. Questa integrazione consente agli editori di diventare più efficienti, costruendo pacchetti di pubblico con una migliore conoscenza dei volumi disponibili.

Le categorizzazioni messe a disposizione agli editori attraverso l’integrazione con Nielsen Marketing Cloud sono migliaia, e includono segmentazioni demografiche, FMCG, psicografiche, in base agli interessi, alle intenzioni d’acquisto o allo stile di vita.

Questa novità, sottolinea una nota, è perfettamente in linea con la missione di Smart di offrire agli editori un maggiore controllo sulla loro monetizzazione pubblicitaria. “Rafforzare i nostri clienti con potenti dati sul pubblico è un forte valore in più per tutti i nostri editori e sarà anche una potente leva per Deal +, la nostra offerta di affari curata “, ha dichiarato Arnaud Créput, Ceo di Smart.

Federico Troiani nuovo Country Lead di Smart: «Quest’anno puntiamo a crescere del 40%»

Smart ha un nuovo Country Lead: si tratta di Federico Troiani, ex Business Development Manager Demand della società di ad tech.

In Smart dal 2016, prima un passato in Zodiak Advertising, Troiani sarà la nuova guida della società per il mercato italiano, prendendo il posto di Andrea Ceccoli uscito qualche mese fa (e ora Publisher Director di Outbrain). Il suo compito sarà quello di consolidare la presenza di Smart sul mercato nazionale, rafforzando il fronte publisher – tradizionalmente ambito d’elezione della piattaforma – e contribuendo a costruire relazioni stabili anche con gli advertiser.

La sua nomina si inserisce in un generale riassetto del team di Smart in Italia, che dopo l’uscita di Ceccoli ha visto una serie di nuovi ingressi e promozioni interne. Oltre a Troiani, anche Antonello Iannone, prima Technical Account Manager, è stato promosso al ruolo di Head of Service: un incarico di ampio respiro, che vedrà il manager fare per i clienti italiani non solo da punto di riferimento tecnico ma anche da tramite per i trend e le novità internazionali. Nella squadra sono anche entrati Rafaella Emsenhuber col ruolo di Key Account Manager, incarico per cui rappresenterà il primo contatto degli editori con la società, e Marco Millunzi che – basato a Madrid – si occuperà della parte di supporto come Technical Support Specialist.

E nuove nomine sono ancora nell’aria, in particolare per il ruolo di Business Development Manager Demand fino ad ora ricoperto da Troiani e che dovrà essere affidato a una nuova figura. «Per ora sto continuando a ricoprirlo io ad interim – ci ha spiegato Troiani -, ma nel quarto trimestre contiamo di avviare una specifica ricerca. Il nostro obiettivo è di iniziare il 2020 con un team completo».

Con questo riassetto a livello di organico si apre dunque un nuovo corso per la società in Italia, che il Country Lead sottolinea comunque essere «all’insegna della continuità, dati i positivi risultati maturati fino ad ora». Smart «ha chiuso il 2018 in positivo, con una crescita del 20%, e per quest’anno ci siamo posti un ulteriore incremento del 40%. Un obiettivo ambizioso, che contiamo di poter raggiungere grazie a rilasci tecnologici che consentiranno a Smart di aprirsi nuove porte nel mercato ad tech. Attualmente, tenendo conto della stagionalità, siamo abbastanza in linea con quanto prefissato».

Oltre allo strumento Deal+, una soluzione che consente alle aziende di avere un nuovo tipo di accesso scalabile alle inventory di editori premium, e ai publisher di attirare più inserzionisti, la società punta a giocare il suo sviluppo futuro soprattutto sul fronte SSP, con un forte focus sull’header bidding: «Stiamo lavorando per aumentare la nostra integrazione con sempre più piattaforme, sia lato client che lato server», ci spiega Troiani, sottolineando che oggi Smart è una società molto orientata al Programmatic: «Il nostro business viene per l’80% dalla SSP, e per il restante 20% dall’ad server».

Un’offerta in crescita, pure sempre legata a un posizionamento preciso: «Puntiamo sulla trasparenza in tutti gli aspetti del business, dal billing, ai dati, alla reportistica, ai contratti, ed a porci come una valida alternativa agli OTT che operano attraverso black box. Il nostro rapporto coi clienti è all’insegna del “value optimization path“, ossia del porci come partner tecnologici capaci di accompagnare verso il raggiungimento delle audience senza sacrificare la trasparenza sull’altare della performance».

Trasparenza: S4M, iProspect, Smart, Mondadori e Futurs.io lanciano “Adschain Consortium”

S4M, Futurs.io, iProspect (Dentsu Aegis Network), SmartMondadori MediaConnect annunciano il lancio di una nuova alleanza internazionale che punta sulla blockchain per risolvere il persistente problema delle frodi nella filiera del programmatic: si chiama “Adschain Consortium” e punta a fornire maggiore fiducia al sistema fornendo totale trasparenza sul crescente numero di intermediari che si trovano nella filiera tra il Publisher e l’Advertiser.

Un “ecosistema confuso”, recita una nota, che “deprezza il valore di ognuno e riduce la trasparenza ad ogni livello dello scambio”.  Si stima che le frodi nelle pubblicità in rete provochino al settore una perdita annuale di 17 miliardi di dollari.

Adschain Consortium è stato ispirato dai recenti sforzi, quali Ads.txt, per la normalizzazione del settore. Questa iniziativa, che sfrutta la tecnologia blockchain, intende portare maggiore sicurezza in tutta la filiera rendendo partecipi gli intermediari su ogni transazione in modo più trasparente.

Il tutto, promettono i fondatori di Adschain Consortium, è semplice da mettere in pratica: gli inserzionisti possono stilare una lista di buyer autorizzati e i publisher possono redigere un lista ufficiale di rivenditori autorizzati. Questi agenti autorizzati possono fare riferimento a questa lista prima di ogni transazione per verificarne la legittimità. Le SSP e le DSP hanno accesso alle medesime informazioni per potere rimuovere i venditori o i buyer non autorizzati presenti nella filiera. Questa banca dati si baserà su Etherum per fornire maggiore trasparenza, fiducia, e garantire la sicurezza e la tracciabilità nell’intera filiera del programmatic.

Il successo di qualsiasi tecnologia blockchain risiede nell’attiva partecipazione di tutte le parti interessate. Per realizzare questo prototipo, Adschain Consortium sta attualmente selezionando degli advertiser per la campagna di test. “Il consorzio incoraggia una maggiore partecipazione a tutta la filiera della pubblicità online al fine di garantire il successo di questa iniziativa”.

Smart, aste pubblicitarie “olistiche” e trasparenti grazie a una nuova soluzione

“Private Garden”: questo il concetto che, secondo Smart, costituisce la risposta definitiva del mercato al dominio di Google & Co. Un concetto dietro cui si nasconde la necessità – oggi più che mai impellente – per gli editori di prendere il pieno controllo delle loro inventory, valorizzandole attraverso i loro dati proprietari. Per la società è stata questa la parola chiave della sua presenza al DMEXCO dove, quest’anno, ha presentato anche un’importante novità di prodotto. Ci racconta di cosa si tratta, insieme a descriverci i nuovi progetti di Smart, il Country Manager Italia Andrea Ceccoli.

Andrea, anche quest’anno siete al DMEXCO. Di cosa parlerete ai vostri clienti e partner?

«Siamo al DMEXCO con due diversi obiettivi. Innanzitutto, volendo dare una risposta forte alla dominanza del GAFA (Google-Apple-Facebook-Amazon), intendiamo incoraggiare gli editori a creare i loro personali “walled garden”, che noi chiamiamo Private Garden. Un concetto che Smart ha cominciato a promuovere qualche mese fa. Nella nostra visione, gli editori premium dovrebbero considerare questi concetti chiave: creare una migliore user experience, rispettare la privacy degli utenti e focalizzarsi sulla qualità invece che sulla quantità. E questo vale ancor di più se consideriamo che il mercato si sta spostando verso il programmatic direct. Gli editori che iniziano a prendere il pieno controllo e attivare i loro dati di prima parte e di localizzazione si dimostreranno vincenti, proponendo sul mercato un’inventory ricca di dati che non è disponibile da nessun’altra parte.

E’ tempo di tirarsi su le maniche e costruire il proprio Private Garden».

E l’altro obiettivo?

«Il secondo punto è quello di rinforzare la logica delle aste unificate. Quest’anno, l’ecosistema programmatico sta iniziando a protendere verso nuove soluzioni all’avanguardia per l’ottimizzazione dei ricavi, costruite intorno alla nozione di vendite “olistiche” degli editori, e capaci di offrire ai publisher la possibilità di effettuare delle aste unificate per assicurare loro il massimo guadagno da ogni impression. Queste aste possono essere trasparenti al 100%, e mettono in competizione i team vendite diretti, l’header bidding e le offerte lato server che arrivano da DSP e SSP (RTB), offrendo agli editori la flessibilità di lavorare con qualsiasi SSP e gestire tutti i loro canali di monetizzazione. Questi nuovi strumenti saranno immediatamente attivabili, con dashboard facili da usare e una reportistica centralizzata, ed elimineranno la scomoda esigenza di creare molteplici line item.

A tal proposito, al Dmexco 2018 Smart ha presentato Holistic+, una nuova soluzione che permette la realizzazione di un’asta unificata trasparente di tutti i canali di vendita, incluso l’header bidding, per aiutare gli editori a massimizzare il valore di ogni singola impression e dare una spinta ai loro ricavi. Con questa nuova soluzione, Smart riesce ad organizzare una competizione pienamente trasparente tra tutti i partner di domanda (DSP, SSP e ad network) sia che siano lato browser che lato server. Si tratta di un nuovo passo avanti per le funzionalità di monetizzazione olistica di Smart, che già assicuravano le migliori offerte tra direct e programmatic, e che adesso ammettono nella competizione anche la domanda da header bidding».

La scorsa settimana Smart ha annunciato la nomina di Arnaud Créput a nuovo CEO, e in quell’occasione la società ha dichiarato di puntare a raddoppiare il suo fatturato entro il 2020. Che ruolo avrà l’Italia nel raggiungimento di questo obiettivo?

«Il mercato italiano è davvero strategico per la nostra società, in quanto è molto Google-centrico, e il nostro concetto di Private Garden può rappresentare un approccio alternativo particolarmente rilevante al dominio del monopolio. Negli ultimi due anni i numeri italiani sono raddoppiati e ci aspettiamo che questo trend possa continuare grazie ai nostri talenti e alla nostra visione, seguendo la naturale crescita delle inventory dei nostri editori premium. Continueremo a puntare sullo sviluppo di Holistic+, senza però perdere di vista la grande esplosione dell’header bidding».

Come sta performando Smart in Italia quest’anno in termini di giro d’affari? Quali sono i vostri obiettivi?

«Il 2018 è un anno importante a livello di crescita; la nostra soluzione video è stata scelta dai principali player del mercato e anche nell’ambiente in-app la nostra offerta SDK continua a ricevere risposte positive dai clienti. Contiamo di chiudere l’anno raggiungendo gli obiettivi che ci eravamo prefissati, ponendo così le basi per un ambizioso piano di business nel 2019».

In quali aree strategiche vi focalizzerete nei prossimi mesi?

«Continueremo a concentrarci sulla crescita della domanda, con nuovi partner che possano mantenere alto il livello qualitativo della nostra inventory. Sul fronte “supply”, l’obiettivo per il 2019 è quello di rafforzare il concetto di Private Garden puntando sul programmatic direct, le aste unificate e l’attivazione dei dati di audience. Contiamo infine di rafforzare ulteriormente la nostra soluzione video».

Smart annuncia la nomina di Arnaud Créput come nuovo Ceo

Smart, la piattaforma di programmatic per gli editori, ha annunciato la nomina di Arnaud Créput come nuovo Ceo. Succede a Cyrille Geffray.

Créput avrà come principale compito quello di accelerare lo sviluppo di Smart sia in Francia che a livello internazionale. Il suo obiettivo – riporta il sito Viuz.com – è quello di raddoppiare il giro d’affari della compagnia entro il 2020, anche attraverso nuove partnership strategiche e tecnologiche.

In questo contesto, Smart ha annunciato anche la creazione di un comitato strategico per guidare e accelerare lo sviluppo dell’azienda. In Italia, Smart è guidata da Country Manager Andrea Ceccoli.

Ceccoli, Smart: «Marketing efficace nell’era del GDPR? Puntate sul targeting contestuale dinamico»

Ogni quattro anni, la Coppa del Mondo beneficia di una copertura sostanziale su tutti i canali media, il che la rende un’opportunità d’oro per gli inserzionisti. Secondo eMarketer, il torneo determinerà un aumento significativo della spesa pubblicitaria nel mondo quest’anno, contribuendo a un aumento del 7,4% degli investimenti adv.

Quest’anno, però, rispetto al passato, c’è un avvenimento che sta rendendo più complessa la pianificazione di campagne di marketing data-driven, ed è il GDPR, come ci spiega Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart.

«Come tutti sappiamo, con l’entrata in vigore del GDPR l’uso dei dati per il targeting del pubblico è diventato più complesso. Tuttavia, esiste un’ottima alternativa per gli inserzionisti per ottenere le migliori performances dalle loro campagne: quella di fare affidamento al targeting contestuale».

Utilizzare il targeting semantico per l’acquisto delle inventory, infatti, consente alle aziende di avere tutti i benefici di una campagna targettizzata senza utilizzare i dati di navigazione degli utenti, e dunque senza correre il rischio di violare le regole del GDPR.

Il targeting contestuale esiste già, ma secondo quanto ci spiega il manager, grazie alle nuove tecnologie è possibile ora utilizzarlo in maniera ancora più efficace: «Nel caso di Smart, il motore semantico di Deal+ riesce oggi a offrire non solo il targeting basato sul contesto (disponibile per il targeting attraverso la piattaforma Full Stack), ma anche il targeting contestuale dinamico. Questo è reso possibile da un potente algoritmo e da un sistema di apprendimento automatico che estrae, analizza e classifica i contenuti di ogni pagina in tempo reale».

«Smart – aggiunge Ceccoli – ha unito la precisione del targeting semantico con la potenza di Deal+, un curated marketplace a disposizione della domanda. Questo vuol dire che, se un’inserzionista è alla ricerca ad esempio dello spazio pubblicitario più pertinente su vasta scala durante la Coppa del Mondo FIFA, riuscirà a raggiungere facilmente il suo pubblico, all’interno di un ambiente di editori premium al 100%».

«Per gli editori – conclude -, questo nuovo targeting soddisfa un’esigenza molto precisa degli inserzionisti ed è l’unica soluzione per migliorare il valore del loro inventario e la visibilità lato domanda».

Il GDPR e l’effetto “caos” sull’ad tech. I player: «Ritorneremo alla normalità in qualche settimana»

Venerdì, in seguito all’entrata in vigore del GDPR, le prime voci allarmate parlavano di crolli fino al 70% nell’erogazione di campagne in programmatic su alcune piattaforme, in particolare a causa del drastico calo di acquisti da parte di DBM, la demand side platform di Google. Passato il week end, in cui i telefoni dei professionisti italiani dell’ad tech sono rimasti sempre caldi, il lunedì di rientro in ufficio ha confermato gli impatti notevoli che la nuova normativa sulla privacy sta avendo su tutto il sistema delle piattaforme per la pubblicità digitale, anche se la maggior parte degli operatori ritiene che la situazione possa normalizzarsi rapidamente, «nel giro di qualche settimana» al massimo.

«Confermo che c’è stato un impatto, la full stack di Google funziona bene ma tra le altre piattaforme c’è caso e caso – la voce che filtra da uno dei principali Trading Desk, ossia le strutture che si occupano di acquistare pubblicità in Programmatic per conto delle aziende -. Teniamo monitorata la situazione, e lavoriamo nel day-by-day per risolvere i problemi. Per noi il focus è sulle prestazioni delle campagne».

Parlando con le piattaforme, la situazione si conferma variabile. «Nei primi giorni dopo l’entrata in vigore del GDPR abbiamo inevitabilmente riscontrato dei leggeri cambiamenti dello spending di DBM nel nostro marketplace, ma già verso la fine del week end la situazione si è normalizzata ritornando ai livelli abituali», ci ha detto Bruno Schirò, Senior Account Manager di Appnexus, ma c’è anche chi continua a registrare cali dei volumi nell’ordine del 60%. «Un problema sono anche le terze parti coinvolte negli scambi. Non basta avere un DPA (Data Processing Agreement, ossia il “contratto” per lo scambio di dati che attestano il ottemperanza al regolamento, ndr) con Google, ma è sufficiente che nell’erogazione della campagna sia attivata una terza parte non conforme con la policy di Google, per esempio un tag di tracciamento, e la delivery viene bloccata», ci spiega il responsabile di un’importante SSP.

L’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sulla privacy ha avuto insomma come immediato risultato quello di gettare il mercato del programmatic in un piccolo caos. Il motivo, la difficoltà di far “circolare” i dati (che sono alla base di qualsiasi operazione programmatica) nel nuovo regime di consenso. In particolare, si è registrata una netta frattura tra Google (che attraverso i vari prodotti DoubleClick opera in posizione di assoluta leadership nel mondo ad tech) e gli altri operatori.

Tra la maggior parte delle piattaforme è prevalsa un’interpretazione ragionevolmente “ampia” del GDPR, in cui si assume che i dati raccolti nell’ambito dall’editore – che ricopre il ruolo di Data Controller (il “titolare del trattamento dei dati”) – possano essere usati dagli operatori sulla base di un Data Processing Agreement. Per Google, che ha elaborato un proprio software per la raccolta e l’elaborazione dei dati, questa impostazione invece non è sufficiente.

Ma non si tratta solo di questo: «Non tutti erano pronti – ci dice un altro professionista del settore –. Negli ultimi giorni si è assistito a una corsa per definire e finalizzare gli accordi di data processing tra DSP, SSP e altre piattaforme della filiera come exchange, ad server, DMP, servizi di tracking e misurazione. Fortunatamente, tra due settimane tutto tornerà nella normalità, perché nel mercato c’è stata una presa di coscienza tardiva, ma importante».

Una soluzione “condivisa” al problema dello scambio di dati tra piattaforme è quella proposta da IAB, che ha elaborato un framework per la costruzione di CMP (ossia i banner o pop-up che chiedono agli utenti che atterrano su un sito l’autorizzazione a usare i loro dati a fini pubblicitari) volto a consentire e facilitare la circolazione del consenso all’uso del dato tra le varie piattaforme. Un riferimento a cui pressoché tutte le piattaforme si stanno adeguando, e a cui la stessa Google si dovrebbe allineare entro agosto. A quel punto, teoricamente, il problema dovrebbe essere completamente risolto, anche se c’è chi avanza dubbi sull’effettiva praticabilità di questo tipo di strumenti. «I publisher che hanno testato le CMP non sono andati oltre il 15% di consenso. Non si può bloccare una industry, è uno dei principi del GDPR. L’orientamento prevalente sarà quello di considerare l’utilizzo di Cookie e Mobile ID al fine di inviare pubblicità mirata come un interesse legittimo da parte degli editori», scommette un noto manager del settore.

E se comunque non manca chi critica Google, sostenendo che l’ennesima condotta fuori dal coro dal parte del colosso americano costituisce «un’ulteriore prova che Google ragiona da sola facendosi le sue regole del gioco parallele non preoccupandosi di mercato e IAB», c’è anche chi scommette su una futura maggiore diversificazione del settore. «L’evoluzione del mercato sarà in un primo momento quella di un calo generale sui circuiti non Google-centrici, poi probabilmente sul medio lungo termine ci sarà uno spostamento di budget verso DSP che non siano DoubleClick Bid Manager – dice Andrea Ceccoli, Country Manager di Smart -. Da questa “botta economica” gli operatori lato domanda e lato offerta potrebbero aver capito che legarsi a un solo partner può esser non solo pericoloso, ma drammatico da un giorno all’altro».

Smart apre al Programmatic Guaranteed. Doubleclick Bid Manager primo partner

All’interno dell’offerta di Smart debutta il Programmatic Guaranteed. Una modalità di compravendita pubblicitaria che permette ai compratori di finalizzare deal con i premium publisher di Smart, con una delivery garantita ad un prezzo fisso. Primo partner in Programmatic Guaranteed della piattaforma è Google DBM (di cui Smart è a sua volta uno dei primi partner).

L’offerta è attiva su desktop, video, mobile e app, e continuerà ad avere dalla sua servizi di adserving e forecasting, due componenti chiave che da sempre hanno caratterizzato il posizionamento di Smart tra le piattaforme lato offerta.

«Siamo entusiasti di creare nuovi modi di utilizzo delle decisioni data-drive in real-time, combinate all’accesso di inventario riservato dai publisher. Il Programmatic Guaranteed semplifica il processo di acquisto con l’utilizzo di un’unica piattaforma e crea nuove opportunità di cooperazione tra advertiser e publisher. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri partner per portare questa nuova offerta nel mercato», afferma Paul Cocks, EMEA Head of Product for Inventory & Programmatic Direct in Google.

Su Smart i buyer potranno adesso concludere transazioni per formati ad alto impatto, tra cui Roadblocks e rich media. Una decisione che la società guidata in Italia da Andrea Ceccoli ha preso come parte della sua strategia per garantire maggiore controllo e trasparenza a domanda e offerta. Strategia in cui si inserisce anche la recente decisione di bloccare tutti i domini non autorizzati da Ads.txt.

«I buyer devono capire dove stanno finendo i loro budget pubblicitari, così il cambiamento alle relazioni dirette è strumentale – evidenzia il Chief Programmatic Officer di Smart David Pironon -. Smart fornisce un procedimento trasparente tra acquisto e vendita per effettuare transazioni dirette, senza il procedimento time-consuming delle inserzioni tradizionali. Il settore si sta spostando dai tradizionali acquisti IO verso deal in programmatic, inclusi anche quelli con volume garantito».

«La nostra piattaforma full-stack – aggiunge Pironon – offre un avanzato sistema di forecasting che include diversi parametri e fonti lato domanda in maniera tale che i publisher possano fornire ai buyer il 100% del volume di delivery, mentre viene massimizzato il rendimento con le campagne non-guaranteed».

Smart cresce e fissa i punti chiave della strategia 2018

L’ampliamento dell’offerta si inserisce in una fase di piena crescita della società, come ci conferma il Country Manager Italia Ceccoli: «L’azienda continua ad essere in crescita a livello globale su tutte i mercati, con un focus particolare sulla Cina».

La piattaforma ha aperto il 2018 con un’idea chiara di quelli che saranno i capisaldi della sua strategia: «Punteremo su alcune nostre feature chiave – ci spiega Ceccoli -. Innanzitutto l’inventory sulla nostra SSP, che è 100% ads.txt compliant e di alta qualità per i nostri buyer. Poi, contiamo di sviluppare il mercato delle app con nuovi partner e formati. Ancora, ottimizzeremo i processi di acquisto all’insegna del deal discovery, consentendo la ricerca automatica di deal già fatti e stabiliti tramite programmatic. E non da ultimo, intendiamo associare la nostra piattaforma full stack al concetto di “private garden”, ossia una suite completa per la monetizzazione di quegli editori che vogliono ottimizzare le revenue allo stesso tempo proteggendo i propri dati».

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