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Adform avvia il suo programma di partner certificati: nasce “Trusted Partners Program”

Adform ha annunciato il lancio di un proprio programma di partner certificati, Trusted Partners Program.

In questo modo, la piattaforma indipendente di ad tech vuole offrire ai propri clienti “nuovi ed esistenti” una soluzione “pronta all’uso, certificata e indipendente” per consolidare e ottimizzare i propri servizi in outsourcing e i processi di integrazione nell’ambito dell’advertising online verso una serie di fornitori di tecnologie che offrono “servizi, soluzioni e prodotti di massima qualità“, si legge in una nota.

Il programma è in fase di lancio e coinvolge nove partner accreditati in diverse specializzazioni, tra cui audience data, verification, software di automazione media e marketing, come: ADmantX, Adsquare, Eyeota, Freewheel, Global Data Resources, Integral Ad Science, SAP, SAS e Semasio.

Questi partner, spiega Adform, sono “leader riconosciuti nelle proprie aree di competenza e forniscono soluzioni ampiamente utilizzate dal mercato. Soddisfano rigorosi standard di accuratezza e utilizzano metodologie affidabili per migliorare le campagne realizzate da advertiser, marketer e brand. Adform lavorerà a stretto contatto con questi player per garantire che le soluzioni rispettino la privacy degli utenti”.

Con Trusted Partners Program, Adform offre una propria risposta rispetto a un tema di attualità nell’ambito del programmatic, ossia l’estrema frammentazione del mercato. Come sottolinea la società citando Lumascape, nel settore dell’ad tech negli ultimi 10 anni si sono formate oltre 5.000 nuove società. “Trusted Partners Program si basa sugli oltre 17 anni di esperienza di Adform nel digital advertsing e offre agli inserzionisti un’alternativa trasparente, pronta all’uso, certificata e indipendente in un ecosistema sovraffollato – perché avere a disposizione un numero sempre più grande di opzioni non significa necessariamente possibilità di scelte migliori“, scrive adform.

“Il programma Trusted Partners Program di Adform punta sulla trasparenza, fornisce integrazioni più profonde, standard di servizio più elevati e rafforza l’impegno dell’azienda nel fornire un accesso semplice ai migliori dati e servizi di digital advertising del mercato. Sappiamo che tutte le piattaforme adtech consentono l’integrazione con quasi tutti gli operatori del settore, ma il modo in cui questa viene affrontata, così come il modo in cui i servizi e i prodotti vengono mostrati al cliente attraverso l’interfaccia utente, può variare notevolmente”, dichiara Filippo Gramigna, VP Business Development di Adform.

“Rimaniamo una piattaforma aperta, il cui approccio consente un metodo su misura ed efficiente in termini di risorse per tutti i partner. Continueremo a lavorare per stabilire standard comunemente accettati e soluzioni avanzate che aiutino ad alzare l’asticella nell’industry”, conclude il manager.

Intelligenza Artificiale: cresce l’entusiasmo, ma l’adozione va ancora a rilento

L’Intelligenza Artificiale (AI) è oggi uno dei principali trend mondiali. C’è molta attesa ed entusiasmo, ma non mancano i timori legati all’impatto che queste tecnologie avranno sulla vita privata e lavorativa delle persone.

Secondo una recente ricerca di SAS, “The Enterprise AI Promise“, svolta in agosto tramite sondaggio telefonico su dirigenti di cento aziende europee nel settore bancario, assicurativo, manifatturiero, retail e governativo, la reazione da parte delle aziende è “timida”. I casi concreti di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale risultano essere pochi e per lo più embrionali. Non è tanto una mancanza di tecnologia a rallentare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Nella maggior parte dei casi, le sfide derivano piuttosto da una carenza di competenze per massimizzare il valore della tecnologia AI e da ostacoli organizzativi e ostacoli sociali più complessi.

Obiettivi di business concreti

Alcune organizzazioni hanno abbracciato con coraggio l’AI, rendendola fondamentale all’interno della propria strategia. I driver principali che hanno spinto le aziende ad attivare iniziative in ambito Intelligenza Artificiale sono stati per il 18% la potenziale crescita del business (nuovi prodotti, nuovi mercati, aumento della reddittività), per il 16% la necessità di rimanere competitivi, per il 15% raggiungere elevati livelli di efficienza e per l’11% migliorare il customer journey e la customer experience.

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Competenze e fiducia: i freni

La mancanza di casi d’uso diffusi, benchmark e best practice spesso intimidiscono le aziende, che preferiscono attendere e vedere come si sono mosse altre realtà e con quali risultati.

Per il 49% dei dirigenti intervistati, la fiducia è una delle principali sfide da affrontare: adottare gli advanced analytics non solo significa fidarsi degli strumenti, ovvero fidarsi degli output dei sistemi ‘black box’, senza conoscere le procedure seguite per arrivare all’output, ma anche cambiare il modo di lavorare (in un’ottica di team allargati e multidisciplinari), con un approccio organizzativo ‘a network’ che implica un cambiamento culturale importante.

Un altro freno è rappresentato dalle competenze, il 20% ritiene infatti che le proprie persone siano pronte ad affrontare la sfida dell’AI, mentre il 19% non dispone in azienda di un team di Data Scientist, questo si riflette sulla progettualità e la velocità di adozione delle nuove tecnologie. Assumere Data Scientist per portare nuove competenze all’interno dell’azienda rientra nei piani del 28% degli intervistati, mentre il 32% afferma di voler sviluppare competenze AI nell’ambito dei team esistenti.

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Impatto sulla società e questioni etiche

Quando si parla di Intelligenza Artificiale è inevitabile affrontare il tema dell’etica e degli impatti che si avranno sulle vite delle persone. Il 50% degli intervistati ritiene infatti che la più grande sfida legata all’Intelligenza Artificiale riguardi il cambiamento del lavoro svolto dall’uomo. Questo potenziale effetto include la perdita di posti di lavoro, ma anche lo sviluppo di nuove professionalità, che richiedono nuove competenze specifiche legate all’Intelligenza Artificiale.

Circa l’11% dei dirigenti intervistati afferma che sia troppo difficile stimare un lasso di tempo entro il quale poter vedere effetti concreti e diretti sulle nostre vite personali. Tuttavia, il 39% dei dirigenti aziendali intervistati stima un’adozione molto rapida ed esponenziale dell’Intelligenza Artificiale con impatti diretti sulle persone già nei prossimi cinque anni.

Conoscenza dell’AI ancora limitata

La ricerca SAS mostra un quadro di conoscenza dell’AI ancora piuttosto limitato. La maggior parte dei dirigenti intervistati cita come esempi naturali di applicazione dell’AI le self-driving car o le connected car (26%), o gli assistenti vocali (24%).

Al momento, in pochi vedono l’AI applicata a contesti più ampi come il decision making automatizzato (16%), la personalizzazione dei servizi di customer care (12%), il supporto di ambiti come quello della Supply Chain (6%) o della Sanità (15%).

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Le piattaforme sono pronte per l’Intelligenza Artificiale?

Scopo della ricerca è stato anche indagare lo stato delle infrastrutture richieste dall’Intelligenza Artificiale. Il 24% degli intervistati ritiene di disporre di un’infrastruttura adeguata per l’Intelligenza Artificiale, il 24% pensa di dover aggiornare e adattare la propria piattaforma per l’Intelligenza Artificiale e il 29% non dispone invece di alcuna piattaforma specifica per l’Intelligenza Artificiale.

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