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Publicis Media riorganizza le sue attività digitali nel nuovo Digital Hub

Publicis Media riorganizza le sue attività digitali in un nuovo Digital Hub, con l’obiettivo di incrementare il supporto a agenzie e clienti del Gruppo nel percorso di trasformazione digitale.

Il Digital Hub è un’evoluzione di PM Precision, unit lanciata in Italia lo scorso anno e focalizzata su progettazione e sviluppo di prodotti e soluzioni digitali basate sull’utilizzo dei dati e delle tecnologie (ne abbiamo parlato qui), che ora amplia il suo raggio di azione: programmatic, search, social, Dmp e innovazione di prodotto si integrano, infatti, in un’unica struttura per fornire un servizio integrato ai clienti. Le attività legate al performance marketing rimangono invece, seguite da Performics.

Il nuovo polo fornirà, così, alle agenzie del Gruppo supporto nella gestione delle campagne pubblicitarie digitali, consulenza nell’utilizzo dei dati e sviluppo di prodotti innovativi derivanti dalla digitalizzazione dei media tradizionali.

Il team, guidato da Cristina Ughes, nel Gruppo da diversi anni, è composto da sessanta professionisti, la maggior parte dei quali specialisti verticali che possono contare su Data Strategists, Business Developers e Media Buyers.

Con l’obiettivo di mantenere il cliente al centro e garantire una gestione efficiente degli investimenti, le agenzie possono avvalersi così di un team di specialisti focalizzato sulla gestione operativa delle campagne, sull’ottimizzazione e sullo sviluppo tecnologico.

‘’Il modello organizzativo va oggi disegnato in modo flessibile e fluido per potersi adattare costantemente sia alle condizioni di mercato sia alle esigenze dei clienti, in maniera dinamica e veloce. È importante poter offrire un servizio a 360­ gradi, che va dalla consulenza, all’analisi, all’implementazione’’, commenta Cristina Ughes.

“Il Digital Hub rappresenta un nuovo acceleratore di competenze a disposizione dei Brands del Gruppo per supportare i clienti nell’integrazione dei media digitali e per offrire una finestra costante sull’innovazione di prodotto e sulle nuove opportunità di comunicazione digitale”, commenta Luca Montani, Ceo di Publicis Media.

Luca Montani
Luca Montani

“Sono entusiasta per il nuovo ruolo e per la sfida ricevuta. Fare team e circondarsi di persone dinamiche per me è la base del successo di progetti così importanti”, conclude Cristina Ughes.

Addressable TV, anche le agenzie nel consorzio che punta a fissare standard per la pubblicità

Pochi mesi fa, a marzo, nasceva “Project OAR“, un consorzio tra broadcaster televisivi e operatori ad tech con l’obiettivo di stabilire degli standard comuni per la pubblicità su dispositivi addressable (OAR sta per “Open Addressable Ready”). Il progetto è cresciuto e adesso agli iniziali partecipanti, tra cui Disney Media Networks, Turner, Xandr, FreeWheel e NBCUniversal, CBS, Discovery, Hearst Television, AMC Networks e Inscape, divisione del produttore di televisori Vizio che svilupperà la tecnologia, si è aggiunta anche Fox.

Il gruppo ha anche annunciato la formazione di un comitato consultivo di agenzie, costituito dai rappresentanti di alcune delle principali holding pubblicitarie: Publicis Media, Omnicom Media Group, GroupM, Magna Global di IPG, Dentsu Aegis, Havas e Horizon Media.

Il comitato di agenzie contribuirà a offrire informazioni e supporto lato acquisto per le aziende che si approcciano ai mezzi addressable. La sua prima riunione è avvenuta a maggio, dando il via a una serie di discussioni su temi e problematiche legati alle pianificazioni pubblicitarie sul mezzo, quali le misurazioni, la gestione delle inventory, le politiche di privacy e il targeting crossmediale.

Attualmente, il consorzio è focalizzato sullo sviluppo di un nuovo standard aperto per la pubblicità addressable su Smart TV e dispositivi connessi, che, secondo i programmi, dovrebbe essere immesso sul mercato nella prima metà del 2020.

Jeep punta sui contenuti data-driven con Starcom e Publicis Media

La vocazione di Jeep è quella di accompagnare le persone nella loro quotidianità, ma anche di essere sempre pronti allo straordinario che può esserci in ognuno di noi. Proprio in quest’ottica, Starcom e la Practice Content di Publicis Media Italy hanno selezionato Marco Aurelio Fontana, mountain biker e ciclocrossista italiano, bronzo olimpico a Londra 2012 e campione del mondo nel 2013 nel team Relay, per la nuova operazione di comunicazione del brand.

Fontana, recentemente impegnato in un progetto di divulgazione della bicicletta alle persone comuni, sarà accompagnato dalla Jeep Cherokee, perfetta per assisterlo in tutto ciò che la sua giornata prevede: dal sopralluogo del percorso di ciclocross, al contatto telefonico con la famiglia e il team attraverso il sistema di infotainment integrato, alla versatilità di carico e trasporto della bicicletta e dei suoi accessori.

«Starcom sta dando ampia visibilità a questa iniziativa grazie alle piattaforme Publicis Media di Content on Demand (COD) e Social on Demand (SOD): piattaforme per la distribuzione automatizzata di contenuti nativi – spiega Boaz Rosenberg, Direttore Generale di Starcom Italia -. L’innovazione tecnologica alla base della piattaforma consente di produrre un contenuto editoriale e adattarlo in tutto e per tutto allo spazio nativo dei diversi editori, selezionati all’interno di un network premium. Questa soluzione garantisce a Jeep un posizionamento altamente qualitativo e all’utente un’esperienza altrettanto ingaggiante».

Nello specifico, i contenuti relativi a Fontana, sono distribuiti su siti e pagine che vanno dall’attualità, alle news sportive, alla finanza, al mondo dell’automotive e del ciclismo.

«Abbiamo trovato interessante il progetto di utilizzare le piattaforme Publicis di COD e SOD per raccontare al nostro target le caratteristiche della nuova Cherokee e la sua versatilità anche nel quotidiano – dichiara Gabriele Conti, Marketing Manager Jeep -. Lo abbiamo fatto attraverso la giornata tipo di Fontana che, nonostante sia un campione mondiale, affronta la vita di tutti i giorni con le stesse esigenze di chi guida una Jeep, in particolare Cherokee: dal sistema di infotainment integrato per chiamare la famiglia, all’utilizzo delle mappe, dai vari accessori fondamentali soprattutto per il weekend, tipo il portabici firmato Mopar, al bagagliaio per caricare borse e attrezzatura di vario tipo. Un modo alternativo ed auspichiamo efficace, di raccontare la nuova Jeep Cherokee, caratterizzata da un nuovo design, da innovazioni hight tech, maggior comfort, oltre 80 dispositivi di sicurezza ed il suo appeal semplicemente distintivo»

Grazie inoltre a una misurazione qualitativa e quantitativa dell’engagement dell’utente, la pianificazione data-driven, on air dai primi di maggio, viene ottimizzata in tempo reale, veicolando la campagna sulle piattaforme editoriali più performanti per lo specifico contenuto.

Publicis Media Data Sciences evolve, con un’offerta composta da 5 aree integrate

Publicis Media Italy, la divisione della holding che comprende i network globali Starcom, Zenith, Spark Foundry e Performics, annuncia l’evoluzione della propria offerta di prodotti data-driven racchiusi nella practice Data Sciences.

Al fine di sviluppare soluzioni flessibili e facilmente attivabili dai clienti, la practice prevede il passaggio da un approccio di servizio a uno di prodotto, in una trasformazione all’insegna della scalabilità e adattabilità. La practice si dedicherà alla costruzione di prodotti e modelli replicabili semplificando la relazione con i clienti che avranno un più facile accesso a tutte le competenze offerte, nell’ambito di un approccio incentrato sulla creazione di esperienze personalizzate su larga scala.

La practice Data Sciences, guidata da Alessio Fattore, Chief Data Officer di Publicis Groupe Italy, conta oggi cinque aree tra loro integrate: Consumer Research per una profonda conoscenza del mercato di riferimento, Modeling per valutare l’impatto sul business, Audience and Measurement per supportare l’attivazione e la creazione delle strategie, Technology per facilitare l’accesso ai dati, e Publicis PeopleCloud per l’integrazione dei dati sui consumatori, come soluzione proprietaria costruita intorno all’individuo quale principio organizzatore delle fonti di dati.

“Le cinque aree – spiega la società in una nota – vengono integrate in un sistema progettato per cogliere tutte le opportunità di engagement del consumatore che le nuove tecnologie mettono a disposizione delle aziende”.

«Lo sviluppo della practice in questa direzione è un passaggio chiave per facilitare l’accesso alle nostre competenze e per attivare le aree di bisogno rispondendo in modo rapido alle esigenze dei clienti. Immaginiamo di avere tante app a disposizione, ognuna di facile utilizzo e in grado di fornire un servizio immediato», commenta Alessio Fattore.

«Questo è un nuovo importante passo per Publicis Media verso un modello che ci consente di rispondere in modo ampio e integrato alle necessità di trasformazione dei nostri clienti», aggiunge Luca Montani, CEO di Publicis Media.

Google e le novità di Chrome sull’uso dei cookie. Cosa ne pensano gli operatori

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a tre operatori del mercato cosa ne pensano. Ecco cosa ci hanno risposto, nelle tre interviste di seguito.

Chrome e i cookie, Zaccarini (Publicis Media): «Necessari nuovi strumenti, anche per le misurazioni»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto ad Alessandro Zaccarini, Data Strategy Director di Publicis Media Italy, cosa ne pensa.

Alessandro, quali pensi che potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato pubblicitario?

Negli ultimi anni sia il mercato che l’utenza hanno dimostrato di gradire il trade-off tra l’esperienza personalizzata (tra cui la pubblicità) e lo sharing di informazioni con l’editore e l’investitore. Questo significa che, anche per il 60% degli utenti che oggi usa Chrome, il tracciamento non presenta un ostacolo etico. Questo irrigidimento delle condizioni di mercato rappresenta quindi un tema puramente strategico, tecnico e commerciale. Risposte sicure sull’evoluzione del mercato adv non ce ne sono; possiamo però individuare tre possibili conseguenze:

Innanzitutto, al momento c’è una fetta di mercato occupata e sostenuta da fornitori che, particolarmente attivi con servizi di Data, Measurement e Retargeting, per erogare il proprio servizio fanno affidamento su elementi di tecnologia che potrebbero non essere più disponibili in futuro. Questo significa restringere il campo di opzioni che agenzia media e clienti hanno a propria disposizione. Nel peggiore dei casi, si dovrà fare riferimento al solo dato di chi è anche proprietario del media. Se questo dovesse succedere, la personalizzazione dinamica dell’esperienza e la consistenza del customer journey sarebbero messe a rischio. Come settore, sarà importante fare uno sforzo collettivo per mantenere la ricchezza di strumenti che abbiamo costruito negli anni.

Inoltre, per i brand che investono in pubblicità, l’esigenza di individuare e comunicare a un particolare segmento di pubblico, rimane. Se in determinati ambienti si esclude la possibilità di riconoscere un utente, il rischio è che si torni solamente a lavorare nella direzione di un acquisto contestuale, come succedeva prima che lo sviluppo tecnologico e strategico degli ultimi anni permettessero il targeting puntuale. A soffrire particolarmente sarà la parte medio-bassa del funnel, dove il remarketing e un’attenta segmentazione sono essenziali.

Infine, considerando che anche il fingerprinting è influenzato in maniera importante dalle novità di Chrome, trovare un sistema di tracciamento e targetizzazione alternativo, che vada oltre al cookie e lo sostituisca, diventa ancora più fondamentale. Specialmente se vogliamo continuare a lavorare con il riconoscimento cross-device, che di molte strategie è diventato una colonna portante.

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

Indipendentemente dal browser, cambiamenti simili impatteranno in maniera analoga. È chiaro che più dominante è la posizione di mercato del browser, più l’impatto sarà profondo. C’è la possibilità che, nel caso non si riuscisse ad aprire un varco nel muro del walled garden in tempi ragionevoli, si possa verificare una metamorfosi del modo in cui pensiamo e viviamo il Programmatic e il Digitale come un sistema di diverse soluzioni integrate che parlano e interagiscono l’una con l’altra.

Tutta la strategia pubblicitaria, basata sulla pianificazione puntuale, potrebbe uscirne modificata. Il cookie di prima parte, che in questa ottica diventa ancora più importante e fondamentale nella personalizzazione dell’esperienza dell’utente, potrebbe diventare l’unico fulcro degli investimenti. Nel momento in cui il riconoscimento dell’utente può essere fatto solo da cookie di prima parte, questo andrà ad attrarre in maniera gravitazionale budget in parti precise del funnel: quella alta in caso di dato first-party di un editore, quella bassa e in fase di retargeting nel caso di un marchio. Conseguenza diretta di un cambiamento di strategia ed esecuzione è l’impatto sul buying, che dovrà adattarsi a nuove dinamiche. Non solo, dovremo cercare anche nuove modalità di misurazione, visto che gli strumenti utilizzati oggi si basano su elementi di tecnologia terzi che non saranno più conformi una volta entrate in vigore le nuove restrizioni.

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Publicis Media entra nel consorzio blockchain AdLedger

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain, dati e di un importante traguardo internazionale per The Trade Desk.

Publicis Media entra nel consorzio blockchain AdLedger

Anche Publicis Media entra nel roster del consorzio blockchain AdLedger. Nel board dell’organizzazione non-profit volta a promuovere l’utilizzo della blockchain nella pubblicità digitale sono arrivati nuovi rappresentanti, tra cui la divisione media della holding francese, l’azienda di cioccolato americana The Hershey Company e la società di consulenza ed eventi Gabbcon. Vanno ad aggiungersi ad altri importanti nomi del mercato, tra cui GroupM e Omnicom. Leggi di più su AdWeek.

Microsoft, Adobe e SAP, nuovi sviluppi per l’Open Data Initiative

Lo scorso anno, Microsoft, Adobe e SAP hanno annunciato il lancio dell’Open Data Initiative, un progetto volto a rendere più facile ai clienti delle tre società il trasferimento dei dati dai servizi di uno a quelli dell’altro, attraverso la creazione di un format di dati comune e standardizzato e di un unico bacino comune di insight. Adesso, in occasione dell’Adobe Summit, le tre aziende sono tornate sul palco insieme per presentare le prime case history e per annunciare le future mosse volte a espandere il programma e portare a bordo nuovi partner. Leggi di più su TechCrunch.

The Trade Desk sbarca in Cina

Nell’ambito di un’espansione internazionale, The Trade Desk ha ufficialmente lanciato la sua piattaforma di acquisto in programmatic in Cina. Il lancio avviene dopo una fase di beta test avviata lo scorso anno, durante la quale sono state erogate campagne multicanale su inventory verticali di vari settori quali hospitality, luxury retail ed education. Leggi di più su The Drum.

Publicis Media punta sul Native automatizzato: arriva in Italia Content On Demand

Publicis Media amplia la sua offerta col lancio in Italia di Content On Demand (COD), piattaforma proprietaria specializzata nella produzione e la distribuzione automatizzata dei contenuti nativi. La soluzione è gestita dalla Content Practice di Publicis Media Italy come strumento a supporto ed integrazione delle strategie di comunicazione dei clienti del Gruppo.

“Content On Demand  – spiega il Gruppo in una nota – rappresenta una novità nell’ambito della branded content distribution, mercato in grande espansione dove dati e tecnologia sono già oggi elementi chiave di successo”. La sua innovazione tecnologica sta nella possibilità di produrre e distribuire un contenuto in tempo reale sulla base della scalabilità e della coerenza con ogni singolo contesto editoriale attraverso cui viene veicolato.

La piattaforma, infatti, permette in modo automatizzato di adattare il contenuto e le sue specifiche tecniche allo spazio nativo dei diversi editori, selezionati all’interno di un network premium, garantendo al cliente un posizionamento di qualità e all’utente un’esperienza ingaggiante.

«Quando parliamo di strategie data driven, il tema dei contenuti diventa sempre più centrale – ha dichiarato Alessandro Tomaiuolo, Content Practice Lead di Publicis Media Italy -.  Content on Demand è la soluzione con cui Publicis Media è stata capace di mettere insieme in maniera efficace la creatività propria dei contenuti e la tecnologia applicata alla loro distribuzione».

Oltre a rispondere agli obiettivi di visibilità, Content on Demand consente una misurazione qualitativa e quantitativa dell’engagement dell’utente attraverso l’utilizzo di un singolo KPI, l’Engagement Through Rate (ETR), generato da un algoritmo basato su tre pilastri: l’interesse dell’utente, la durata dell’esposizione e il tasso di interazione. Sulla base della sua valutazione, le campagne vengono ottimizzate in tempo reale e veicolate sulle piattaforme editoriali più performanti per lo specifico contenuto.

«Questo lancio rappresenta un passo concreto nella direzione del cambiamento voluto dal nostro Gruppo. Crediamo fortemente in un processo di evoluzione che passi per l’innovazione tecnologica, l’utilizzo dei dati e la combinazione di creatività e media. Questi sono solo alcuni degli elementi di trasformazione su cui il Gruppo Publicis sta investendo e per porli al servizio dei nostri Clienti», ha commentato Luca Montani, CEO di Publicis Media Italy.

PubMatic e Publicis Media lanciano un private marketplace per i Mondiali di Calcio Russia 2018

Nella nostra rassegna di oggi: l’accordo tra PubMatic e Publicis Media in vista dei Mondiali di Calcio, la tendenza degli editori a guardare con sempre più interesse a YouTube, e la trimestrale positiva di Salesforce.

PubMatic e Publicis Media lanciano un private marketplace in vista dei Mondiali di Calcio

PubMatic e Publicis Media hanno siglato un accordo per il lancio di un private marketplace targettizzato in vista dei prossimi Mondiali di Calcio in Russia. Obiettivo della piattaforma è consentire alle aziende di avviare accordi privati scalabili con gli editori premium della SSP, basati su segmenti di audience di appassionati di sport. L’accordo è attivo nell’area Asia-Pacifico, con un’iniziale disponibilità in Indonesia, Singapore, Vietnam, Tailandia e Filippine, a cui si aggiungeranno in futuro altri mercati della regione. Leggi di più su Marketing Interactive.

Gli editori guardano a YouTube: il caso Hearst

Sconfortati dal cambio di algoritmo di Facebook, sempre più editori guardano con interesse a YouTube. Come Hearst, che ha iniziato da qualche tempo a creare contenuti specificamente pensati inizialmente per YouTube, e poi distribuiti su altre piattaforme, per le sue testate di punta Seventeen, Harper’s Bazaar, Elle e Cosmopolitan. L’editore avrebbe anche iniziato a misurare nuovi KPI come il tempo di visualizzazione e le visualizzazioni ripetute, invece di metriche più a breve termine tipiche di Facebook come i like e le condivisioni. Il risultato: un’aumento esponenziale dei follower delle riviste del gruppo sulla piattaforma video. Tuttavia, anche in questo caso, non mancano rischi. Leggi di più su Business Insider [articolo accessibile su abbonamento].

Salesforce continua a correre nel Q1 2018

Salesforce ha battuto le attese degli analisti nel primo trimestre del 2018, segno che gli sforzi della società nell’espandere i propri prodotti software e la base clienti si sono rivelati premianti. Il fatturato della società ha raggiunto 3,23 miliardi di dollari, contro le stime di mercato di 3,1 miliardi. In considerazione di questi risultati, Salesforce ha ritarato al rialzo le sue previsioni di business per l’anno in corso, portandole a 13,1 miliardi di dollari. Leggi di più su AdAge.

Brand safety e tanta formazione, così il Programmatic continuerà a crescere

Il mercato del Programmatic cresce anche se con trend meno marcati rispetto a quelli degli anni scorsi. Il comparto, giunto evidentemente ad un livello ormai di maturità, come hanno messo in evidenza i dati presentati da Andrea Lamperti, in apertura della seconda giornata di Programmatic Day(s), si trova dunque oggi ad affondare sfide sino a poco tempo fa sconosciute.

E’ questo uno dei temi al centro della tavola rotonda di esperti che ha coinvolto Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project, Cristina Ughes, PM Precision Lead in Publicis Media Italy, e Simone Pepino, Sales Director di Ligatus.

«Brand safety e trasparenza, i clienti sono molto attenti a queste tematiche divenute d’attualità nell’ultimo anno», ha spiegato Simone Pepino. «Le aziende ci chiedono infatti spesso qual è la scelta migliore, tra Reservation e Programmatic, in relazione alla sicurezza dei loro investimenti. La nostra sfida, quindi, è raccogliere queste istanze e permettere così al mercato del Programmatic di continuare a crescere, tenero conto che la qualità non deve essere solo intesa solo come contenuto proposto dall’editore, ma anche come posizionamento della spazio pubblicitario che offriamo al mercato».

La frenata della crescita degli investimenti del Programmatic, che comunque dovrebbe porre fine al 2018 con un aumento del 20%, è, per Sara Buluggiu «un fattore positivo. Il mercato ha infatti bisogno, oggi più che mai, di tanta formazione, di conoscenza e, dunque, di professionisti preparati a raccogliere le sfide della pubblicità automatizzata: solo in questo modo il Programmatic potrà diventare ancora più autorevole».

La stabilizzazione della crescita del Programmatic, per Cristina Ughes, «era prevedibile e, dunque, attesa. Nessuno pensava che il mercato potesse aumentare ancora con trend a tre cifre o comunque di oltre il 30%, come avvenuto negli anni passati. Quel che è certo, lo vediamo tutti i giorni, è che il Programmatic è definitivamente entrato nei piani digitali delle aziende come modalità di buying. Il suo utilizzo è una prassi consolidata, naturalmente preso in considerazione e sposato dai clienti».

Non solo digital

L’evoluzione del Programmatic guarda oggi ad altri media, oltre al digitale. Un percorso ancora agli albori, per Sara Buluggiu, «considerando che, ad esempio per quanto riguarda le tv, mancano nel nostro paese le infrastrutture necessarie. La tv via cavo, condizione imprescindibile per lo sviluppo del Programmatic, è infatti ancora poco diffusa. Siamo all’inizio ma la strada è comunque segnata». Nei prossimi anni, dunque, anche grazie alla diffusione dei servizi di connettività, «la Programmatic tv sarà di certo una realtà sempre più consolidata».

Publicis Media, conferma Cristina Ughes, «si occupa già da tempo di digital out of home, la radio sta iniziando ora ad entrare nei piani marketing delle aziende, mentre la televisione sta arrivando». E’ una questione, dunque, solo di tempo.