Main partner:

Jobs

Zenith: in Italia l’evoluzione del programmatic lato editori è “completa”

Tra il 2017 e il 2020, in Italia il programmatic guadagnerà oltre 10 punti percentuali di quota nell’ambito della spesa in pubblicità display, passando dal 27% del 2017 al 38,5% del 2020. Lo calcola Zenith, la media agency di Publicis Groupe, nel suo ultimo Programmatic Marketing Forecast.

A livello qualitativo, il mercato italiano secondo la fotografia di Zenith è ancora dominato da Google in termini di tecnologie programmatiche, sia sul lato DSP che SSP. Ci sono però altri attori importanti che stanno acquisendo rilevanza in termini di spesa pubblicitaria e quota di mercato. Anche i principali protagonisti globali, come Brightroll e Amazon, si stanno espandendo nel nostro Paese.

I ricercatori di Zenith notano inoltre come un numero crescente di aziende ha ora le proprie tecnologie DMP; in questo campo i tre principali player globali sono Oracle, Adobe e Salesforce.

La crescita nel programmatic trading è stata parzialmente guidata dai mercati più maturi, e dall’ingresso di player internazionali nel mercato italiano che hanno spinto nuove soluzioni tecnologiche per l’efficienza. Da parte loro, le agenzie pubblicitarie hanno sviluppato una forte conoscenza interna sul programmatico, formando team esistenti e inserendo professionisti dedicati e specializzati, con l’obiettivo di soddisfare al meglio le esigenze dei propri clienti.

Italia_Programmatic-zenith

In Italia il programmatic advertising sta crescendo perché, commenta Zenith, consente un maggiore controllo del budget, migliori KPI e un più alto ritorno sull’investimento. Le aziende ne sono consapevoli e stanno quindi spostando parte degli investimenti pubblicitari in questo ambito. Nel nostro Paese, la maggior parte delle offerte viene ancora consegnata nel mercato aperto, ma il contributo dei mercati privati è in aumento, unitamente a contratti garantiti. Distribuendo i budget attraverso le offerte, esiste la possibilità di diversificare le strategie, indirizzare e monitorare i KPI e soddisfare le esigenze dei clienti raggiungendo il pubblico di riferimento, a seconda degli obiettivi della campagna.

Sempre secondo Zenith, l’evoluzione del mercato lato editori del programmatic è completa. Alcuni anni fa i grandi editori “istituzionali” (cioè quelli con un background di media tradizionale, come tv e stampa) si sono avvicinati all’arena programmatica con difficoltà; ciò era dovuto al controllo del CPM, che non è fisso come per gli acquisti tradizionali. Tuttavia, ora tutti usano dati e tecnologia per spingere la propria inventory.

Osservando la differenziazione tra diretto e programmatico, nel nostro mercato alcuni formati devono essere ancora acquistati in modo tradizionale, ad esempio per garantire l’esclusività in pagina.

Infine, l’ad tech sta compiendo rapidi passi anche al di fuori dell’online tradizionalmente inteso: Adressable TV, Dooh e radio stanno muovendo i primi passi nelle vendite programmatiche, con l’inventory di questi media che sta aumentando. “Prevediamo che nei prossimi cinque anni il programmatic sarà consolidato”, conclude Zenith in una nota.

Nel 2019 il Programmatic costituirà il 65% degli investimenti pubblicitari sul digitale

Nel 2019, il 65% degli investimenti pubblicitari sul digitale nel mondo sarà effettuato in programmatic, con una spesa pubblicitaria di 84 miliardi di dollari, contro i 70 miliardi di dollari e una share del 62% di quest’anno. Lo calcola Zenith, media agency del gruppo Publicis, nella nuova edizione del Programmatic Marketing Forecast. Spesa prevista in aumento anche per il 2020, con una share del 68% pari a 98 miliardi di dollari (con “mezzi digitali” Zenith intende tutte le forme di pubblicità a pagamento online, inclusi video online e social media, escludendo la paid search e il classified advertising).

Oltre alle previsioni sugli investimenti, la ricerca fa il punto anche su altri aspetti più qualitativi: in questo frangente, Zenith sottolinea come aumentano le tipologie di formati pubblicitari disponibili per l’advertising in programmatic, in particolar modo formati audio e video online e formati per il mobile. Altro aspetto focale dello studio: sempre di più, il compito di brand e agenzie sarà quello di spingere gli editori a migliorare la qualità della propria inventory, sia in termini di brand safety che di viewability.

Programmatic: i principali mercati

In termini di valore, il mercato più importante per il programmatic advertising è quello degli Stati Uniti per il quale ci si aspetta per il 2018 una spesa di 40,6 miliardi di dollari. La Cina è al secondo posto con 7,9 miliardi di dollari, seguita dal Regno Unito con 5,6 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti si confermano anche il mercato con la più alta share di programmatic sul totale digital advertising: l’83% nel corso dell’anno. Seguono il Canada con l’82%, UK con il 76% e la Danimarca con il 75%. Entro il 2020, il programmatic advertising rappresenterà oltre l’80% dei media digitali in tutti e quattro i mercati, con il Canada che arriverà ad investire fino al 99%. E l‘Italia? Nel nostro Paese il programmatic, seppure in crescita, arriverà a pesare nel 2020 “appena” il 38, 5% della pubblicità digitale.

Secondo i ricercatori di Zenith, è solo una questione di tempo perché il programmatic diventi la metodologia di planning prescelta per tutti i media. Il processo di transizione risulta però essere più lungo del previsto, portando la media agency a ridurre di due punti percentuali le previsioni rilasciate lo scorso anno per la quota del programmatic sul totale digital advertising: dal 64% nel 2018 e 67% nel 2019, passiamo rispettivamente nei due anni ad una share del 62% e del 65%.

L’effetto del GDPR

Zenith stima che il programmatic advertising continuerà a crescere nei prossimi anni, ma ad un ritmo rallentato, dovuto al consolidamento della modalità di planning all’interno del mercato del media digitale: avremo un aumento del 24% nel 2018, in calo rispetto alla crescita del 32% del 2017, del 19% nel 2019 e del 17% nel 2020.

L’introduzione della legislazione sulla privacy, come il GDPR dell’UE, è uno dei fattori che hanno rallentato la crescita, rendendo indisponibili alcuni dati precedentemente utilizzati nelle transazioni programmatiche e reso più costosi altri dati. Il rallentamento della spesa per i media programmatici è dovuto inoltre al fatto che le aziende stanno investendo di più in infrastrutture e dati, al fine di rendere più efficace questa attività.

Per sfruttare al meglio le loro campagne “ad tech”, le aziende devono riorganizzarsi internamente per offrire al trading programmatico un adeguato supporto. Le agenzie possono massimizzare l’efficacia dalle strategie programmatiche solo lavorando in partnership con le aziende clienti. Una strategia di questo tipo inoltre sarà efficace solo se i dati alla base sono solidi.

L’importanza dei dati

“Il programmatic migliora l’efficienza e l’efficacia di una campagna e sta diventando sempre più importante nelle transazioni dei media digitali”, ha dichiarato Benoit Cacheux, Global Head of Digital and Innovation di Zenith. “Le aziende si stanno quindi strutturando, rivedendo la propria spesa pubblicitaria a favore delle infrastrutture, dei dati e della revisione della qualità dei media. Tutte le aziende che investono in programmatic advertising necessitano di una strategia per acquisire i dati migliori sul mercato, gestendoli poi come una risorsa fondamentale e strategica“.

I dati più rilevanti, secondo la ricerca, sono quelli di prima parte, forniti dai consumatori o acquisiti monitorando la loro attività sui siti web di proprietà. Sta diventando inoltre sempre più comune utilizzare i second-party data, attraverso partnership, ad esempio, tra brand e online retailer. I third-party data invece non sempre offrono alle aziende vantaggi competitivi, essendo sul mercato e a disposizione di tutte le aziende per raggiungere gli stessi segmenti. Le aziende dovrebbero comunque controllare e interrogare i dati di terze parti con continuità, per assicurarsi che stiano davvero aggiungendo copertura incrementale. Combinando tutti questi dati con i propri sistemi di CRM, le aziende possono modellare il comportamento dei consumatori; le più avanzate possono perfino prevederlo attraverso l’utilizzo del machine learning. I dati e le nuove tecnologie consentono alle aziende di spostarsi dal tracciare i cookie al comunicare agli individui.

Jonathan-Barnard
Jonathan Barnard

“La tecnologia permette alle aziende di sfruttare al meglio il programmatic advertising”, ha dichiarato Jonathan Barnard, Head of Forecasting and Director of Global Intelligence di Zenith. “L’intelligenza artificiale promette di sbloccare nuove conoscenze sulla personalità dei clienti, di approfondire i loro comportamenti, oltre a migliorare l’ottimizzazione del processo di negoziazione”.

Sorrell (S4 Capital) è pronto ad acquisire l’agenzia di programmatic MightyHive

S4 Capital si starebbe preparando a un’altra acquisizione, stavolta nel campo del programmatic.

Secondo il Financial Times, la nuova società di Sir Martin Sorrell ha messo gli occhi su MightyHive, ad tech company statunitense con uffici anche a Londra e Singapore che offre ad aziende servizi di digital advertising e online marketing, e sarebbe vicina a chiudere l’operazione.

Si profila dunque la seconda acquisizione per S4 Capital, in seguito a quella della content production company MediaMonks effettuata a luglio.

Parlando la scorsa settimana a un evento di Campaign, l’ex boss di WPP ha ribadito la sua determinazione a costruire “un nuova tipologia di agenzia, con un approccio inedito” con S4 Capital.

La società è stata creata a maggio a seguito dell’ingresso di Sorrell nel capitale di Derriston Capital. Dopo il cambio di nome e la nomina dello stesso Sorrell a Executive Chairman, ha debuttato lo scorso 28 settembre in Borsa.

In quell’occasione Sorrell aveva fatto il punto sugli obiettivi della compagnia: «S4 Capital intende fornire a clienti globali, multinazionali, regionali e locali ed a brand millennial influencer-driven servizi di marketing di nuova concezione, che saranno concentrati inizialmente su tre aree: sviluppo della piattaforma di contenuti digitali globale; dati di prima parte utili a rafforzare sia le pianificazioni digitali che le idee creative; e acquisti media online». Su quest’ultimo punto, in particolare, l’acquisizione di MightyHive fornirebbe le competenze necessarie.

Sorrell aveva poi parlato anche delle prospettive di espansione globale della società, mettendo al centro delle strategie innanzitutto mercati “ad alta crescita potenziale” come Germania, India e Giappone.

Programmatic Advertising: la spesa globale raggiungerà i 75 miliardi di dollari quest’anno

Il mercato della pubblicità programmatica globale quest’anno raggiungerà i 75 miliardi di dollari di valore con una crescita del 25,9% rispetto al 2017, secondo gli ultimi dati del rapporto “Global Data Market Size” di OnAudience.com. La ricerca prevede per il 2019 un’ulteriore balzo a 89,5 miliardi di dollari.

Programmatic-stime-2018

A livello geografico, gli Stati Uniti continuano a dominare il mercato globale, ma la loro quota di mercato dovrebbe lentamente diminuire. Nel 2017, la spesa in programmatic negli USA rappresentava il 54,7% del totale (a 32,6 miliardi di dollari), ma OnAudience.com prevede che questa quota scenderà di 3,6 punti percentuali entro il 2019.

D’altro canto, la Cina registra la maggiore crescita nello stesso arco di tempo. Partendo da una quota dell’11,4% nel 2017, il grande Paese asiatico crescerà di 4,9 punti nel 2019, con una spesa che raggiungerà i a 14,6 miliardi di dollari. Gli altri Paesi considerati vedono cambiamenti molto più piccoli, al di sotto di 1 punto percentuale.

Nonostante la crescita della spesa in programmatic, quasi la metà degli annunci “programmatici” non soddisfa gli standard qualitativi stabiliti dal Media Rating Council, secondo quanto riportato da Warc. Di conseguenza, quasi un quinto degli inserzionisti statunitensi ha spostato completamente l’acquisto programmatico all’interno dell’azienda. Tra coloro che hanno adottato un approccio in-house all’acquisto, particolare focus viene rivolto al risparmio sui costi e al “time-to-market”.

Google accredita Kantar come “Measurement Partner” per l’analisi dell’efficacia pubblicitaria

Google ha annunciato la certificazione di Kantar come partner accreditato di misurazione di terza parte a livello globale. La società di WPP specializzata in ricerche, consulenza e data management entra quindi nel novero delle società accreditate a collaborare con in brand che intendono analizzare la performance degli investimenti media sulle piattaforme Google.

Kantar offrirà sia brand lift insights – analisi di valutazione dell’impatto sul brand – sia analisi di misurazione indipendente della reach sulle campagne pubblicitarie attivate sulle properties di Google.

“Comprendere e misurare la pubblicità digitale è fondamentale per l’ottimizzazione delle campagne multicanale. Con questa partnership, Kantar è ora all’avanguardia nel fornire agli inserzionisti una visione affidabile e indipendente dei risultati del Brand e dell’impatto della loro pubblicità quando Google è nel piano media”, afferma in una nota Eric Salama, CEO di Kantar.

Google Measurement Partners riunisce partnership nuove ad altre già esistenti ed offre ai brand una vasta gamma di soluzioni per misurare l’efficacia dei propri media. Il programma è in fase di lancio con oltre 20 partner verificati in sette aree specifiche: viewability, reach, brand safety, brand lift, sales lift, app attribution, e marketing mix modeling.

“Siamo molto contenti di questa nuova opportunità – ha commentato Federico Capeci, CEO Italy e chief digital officer Kantar, Insights Division – che dimostra quanto Google sia attenta ai temi di misurazione della performance e di valutazione dell’investimento media, così importanti per i Brand. Ora Kantar potrà fornire ai Clienti risposte sempre più complete, integrando nelle misurazioni anche le properties Google”.

“Si tratta di un altro importante risultato del nostro Gruppo – ha poi aggiunto Mauro Stoico, Country Leader Italy di Kantar Media – che ci offre strumenti sempre più innovativi ed efficaci non solo in ambito di rilevazione della reputation e di PR monitoring, ma anche di valutazione del media spending”.

Kantar è stata selezionata da Google come Partner accreditato, sulla base di una revisione della metodologia di analisi, delle pratiche sulla privacy e delle capacità tecniche.

Pubmatic, nuovi strumenti per massimizzare il valore dell’audience

Novità da casa PubMatic: la società specializzata in soluzioni di programmatic per gli editori ha annunciato una serie di nuovi strumenti per l’Audience Management, pensati per risolvere le principali sfide che riguardano la valorizzazione e la sicurezza dei dati sull’utenza.

Uno dei temi affrontati da Pubmatic con la nuova suite di tool per l’audience management, attualmente rilasciata in “open-beta”, è quello del data-leakage, ossia l’utilizzo non autorizzato di dati proprietari da parte di terze parti. Un tema sensibile nell’attuale scenario del programmatic, spiega la società, dal momento che attualmente gli editori non hanno un controllo adeguato su chi e come sta usando i loro dati, attraverso le DMP. Come è emerso chiaramente nel caso Facebook – Cambridge Analytica, l’uso dei dati da parte di venditori multipli dev’essere strettamente controllata e compresa.

Per ovviare al problema e offrire al contempo un efficace strumento di business, la soluzione di Pubmatic offre ai publisher un controllo granulare sui dati di prima parte a livello di singolo inserzionista: gli editori possono costruire uno o più segmenti di audience accessibili per usi determinati e per buyer specifici. Sarà così possibile sapere, per esempio, quali segmenti di audience vengono targettizzati, da quale sorgente di domanda, e su quali siti del proprio network. In questo modo, sarà più semplice per gli editori ottimizzare, espandere o bloccare l’uso dei loro dati. Oppure, il tool potrebbe essere usato per fare dei test con una selezione circoscritta di buyer al fine di valutare i rischi di data-leakage.

I nuovi tool di Audience Management di Pubmatic, inoltre, promettono di aumentare del 20% i tassi abituali di match-rate, massimizzando l’audience reach degli inserzionisti attraverso il proprio network. Non solo: i publisher potranno rendere i loro dati visibili direttamente ai buyer (bypassando l’uso di una DMP) ed eventualmente contrattare direttamente degli accordi diretti. Infine, le nuove soluzioni di Pubmatic permettono ai publisher di vendere i propri dati direttamente ai buyer, senza dover dividere i ricavi con piattaforme di intermediazione.

BuzzFeed ha cambiato idea sui banner e punta sul programmatic per BuzzFeed News

BuzzFeed, nemico giurato dei banner e pioniere del native advertisingnegli ultimi tempi sta rivedendo la sua posizione intransigente rispetto alla pubblicità display e questa svolta è molto evidente, in particolare, nella nuova creatura dell’editore: BuzzFeed News.

Lanciato martedì dalla società editoriale guidata da Jonah Peretti, BuzzFeed News è un sito autonomo da BuzzFeed.com, dedicato solo alle news. Dal punto di vista pubblicitario, al momento sul sito spicca l’assenza di sponsored content, da sempre marchio di fabbrica del brand editoriale. In compenso, gli unici annunci presenti sono spazi display, che vengono monetizzati in programmatic, attraverso l’open market.

Sin dalla nascita, BuzzFeed è stato un pioniere del native advertising, e in particolare dei contenuti sponsorizzati. Invece di vendere i tradizionali spazi pubblicitari, il publisher si è concentrato sulla produzione di articoli testuali o video studiati per piacere al suo pubblico (e sperabilmente per essere condivisi con gli amici come qualsiasi altro contenuto del sito), ma con qualche messaggio di branding associato.

Ora, la politica è in parte cambiata. Alcuni ritengono che la scelta di adottare il programmatic sia fondamentalmente pragmatica, in quanto il vantaggio iniziale di cui l’editore godeva sul fronte degli sponsored content si è attenuato. Inoltre, in ultima analisi produrre contenuti di qualità richiede costi, e sforzi, notevoli. La ricerca sarebbe quindi quella di una strategia di compromesso, come del resto ha ammesso un portavoce di BuzzFeed stessa, citato da Digiday.

“Abbiamo lanciato BuzzFeedNews.com per conferire al brand un aspetto distinto ed elevato, all’altezza del suo reporting “world Class. Il sito include solo annunci programmatici al momento del lancio, ma saremo lieti di esplorare nuove partnership per continuare a perseguire tutte le opportunità di sbloccare l’enorme valore di BuzzFeed News, inclusa la sua nutrita serie di progetti per tv, streaming e film”.

Nella strategia di BuzzFeed, la pubblicità dev’essere solo una componente della strategia di monetizzazione dei contenuti. Le notizie sono diventate una parte importante delle ambizioni video dell’editore, che ha ottenuto dei finanziamenti da Facebook per creare lo show “Profile” su Watch e ha una serie che arriverà su Netflix entro la fine dell’anno. Ma c’è ancora molta strada da fare: come ha ammesso il Ceo della società, Jonah Peretti, solo circa un terzo delle entrate di BuzzFeed arriveranno da fonti non pubblicitarie nel 2018.

Team di acquisto media sempre più integrati: in calo i modelli “a silos”

Sono in molte le società che considerano la gestione indipendente e isolata degli acquisti pubblicitari diretti e in programmatic un freno all’innovazione nel media buying.

La gestione “in silos” delle due modalità di acquisto di adv, e la mancanza di un reale dialogo tra essi, porta infatti con sé una serie di problemi, che vanno da una minore efficienza delle pianificazioni a misurazioni meno precise, a una maggiore predisposizione alle frodi. Secondo uno studio di TubeMogul, pianificare a silos può arrivare a far perdere alle aziende fino al 50% del loro investimento.

Tuttavia, sembrerebbe che questa tendenza, prima molto diffusa nel mercato anche e soprattutto per motivi legati all’organizzazione interna delle società, stia perdendo terreno, a favore di una gestione più integrata delle attività di acquisto media. E la cosa stupisce fino a un certo punto, visto che sempre più transazioni per l’acquisto di pubblicità sono effettuate in Programmatic. Secondo stime di Zenith, entro il 2019 i due terzi della digital display advertising globale, pari al 67%, saranno comprati in modalità automatizzata.

A questo punto, ha meno senso per i buyer gestire tramite team totalmente indipendenti gli acquisti tradizionali e programmatici. Secondo un recente studio, condotto a maggio su inserzionisti americani da Centro e Forrester Consulting, tre quarti delle agenzie hanno iniziato ad unificare i team di acquisto diretto e programmatico; tuttavia, solo il 17% ha già concluso tale processo.

Questa maggiore integrazione, comunque, non coinvolge solo il mondo acquisto, ma anche quello vendita. Diversi editori hanno iniziato a integrare le loro soluzioni programmatiche all’interno delle attività e dei team di vendita “tradizionale”, come il New York Times e BuzzFeed.

SpotX: Martina Zavagna Supply Account Manager del team Italia

SpotX annuncia l’ingresso nel team italiano di Martina Zavagna con il ruolo di Supply Account Manager.

Precedentemente in FreeWheel, la manager lavorerà negli uffici di Milano con la responsabilità di supportare operatori media e publisher, facendo leva sulla piattaforma tecnologica di SpotX, e offrendo loro un approccio olistico all’ad serving. Ciò includerà inoltre gestione dei ricavi e una gamma di strumenti di ottimizzazione delle revenue in programmatic, compresi private marketplace e curated marketplace.

«Martina porta in SpotX quattro anni di esperienza in programmatic advertising, solide competenze tecniche rivolte ai publisher, buona comprensione di ad serving e contatti nel settore», spiega Fabio Zoboli, General Manager di SpotX Italia. «Lavorerà al fianco di Ilenia Barnabé, manager che vanta un’ottima esperienza nel campo del programmatic video advertsing, caratteristiche che andranno a incrementare il know how e il posizionamento della società nel mercato italiano».

Zavagna, infatti, ha maturato la sua professionalità sia in ambito DSP sia SSP. Prima di approdare in SpotX, ha fatto parte del team di FreeWheel, società specializzata in soluzioni tecnologiche per la pubblicità video in Spagna, Francia, Belgio e Italia. In precedenza, ha lavorato tre anni presso Tradelab dedicandosi alla DSP dove ha contribuito al lancio delle operation in Italia. Martina Zavagna è laureata presso l’Università di Genova in Informazione ed Editoria.

«La pubblicità video è il formato più importante nell’ecosistema programmatico che sta registrando la crescita più ampia. Sono orgogliosa di entrare a far parte del team di SpotX, una delle più importanti realtà a livello globale con un forte impatto in Europa e una buona base di clienti in Italia. Lavorare a Milano a fianco degli operatori media italiani mi darà l’opportunità di trascorrere più tempo con i publisher e stringere relazioni più profonde, in modo da comprendere le loro attività in maniera più approfondita e fornire una consulenza ottimale», dichiara la nuova Supply Account Manager di SpotX.

Novità nel team europeo: Ilenia Barnabé si sposta a Londra

Cambiamenti in corso anche nel team europeo di SpotX. Infatti, Ilenia Barnabé, oggi parte del gruppo di lavoro ad Amsterdam, farà il suo ingresso negli uffici di Londra. In SpotX Benelux dal 2016, Ilenia ha lavorato quattro anni in BrightRoll – società acquisita poi da Yahoo e oggi parte di Oath -, mentre precedentemente ha ricoperto posizioni in AOL e RAI. Ilenia Barnabè ha studiato Media e Comunicazione all’Università di Bologna.

«Negli ultimi quattro anni della mia carriera ho avuto modo di specializzarmi in programmatic video advertising e ho sviluppato una buona comprensione dell’ecosistema DSP e SSP. Il mio ruolo in SpotX mi consente di lavorare a stretto contatto con i principali publisher nei mercati chiave e di avere l’opportunità di approfondire le mie competenze grazie anche all’opportunità di viaggiare nei diversi uffici in Europa», conclude Ilenia Barnabé, Supply Operations Manager di SpotX.

SpotX è parte di RTL Group e ricordiamo che a febbraio scorso ha annunciato la fusione con smartclip dando vita a un’unica piattaforma ad tech globale per il video (leggi qui l’articolo dedicato).

OpenX continua l’espansione internazionale con un nuovo hub per l’Asia

La piattaforma americana di Programmatic OpenX ha aperto un hub regionale a Singapore con l’obiettivo aggredire i mercati del Sud-Est Asiatico.

Il co-founder della società, Jason Fairfield, ha detto che il mobile e l’in-app engagement “dominano” la regione, e che OpenX si è posta l’obiettivo di espandersi in Indonesia, Filippine, Malesia e Vietnam, in aggiunta al piccolo ma ricco mercato di Singapore.

“Il media digitale, e in particolare la pubblicità mobile, hanno aperto una enorme opportunità per le aziende, gli editori e le compagnie tecnologiche nel Sud-Est Asiatico”, ha commentato, aggiungendo che la crescita del programmatic sta aprendo “opportunità ancora maggiori per rendere scalabile il coinvolgimento dei consumatori“.

Per quanto riguarda l’Asia, OpenX è già presente in Giappone dove, secondo quanto riferito da Fairfield, la società ha registrato nel 2017 una crescita anno su anno del 52%, posizionandosi come secondo digital ad exchange dopo Google.

Più in generale, per OpenX il 2017 è stato il decimo anno consecutivo di crescita e il quarto di profittabilità, con ricavi netti arrivati a quota 172 milioni di dollari a livello globale.