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Google accredita Kantar come “Measurement Partner” per l’analisi dell’efficacia pubblicitaria

Google ha annunciato la certificazione di Kantar come partner accreditato di misurazione di terza parte a livello globale. La società di WPP specializzata in ricerche, consulenza e data management entra quindi nel novero delle società accreditate a collaborare con in brand che intendono analizzare la performance degli investimenti media sulle piattaforme Google.

Kantar offrirà sia brand lift insights – analisi di valutazione dell’impatto sul brand – sia analisi di misurazione indipendente della reach sulle campagne pubblicitarie attivate sulle properties di Google.

“Comprendere e misurare la pubblicità digitale è fondamentale per l’ottimizzazione delle campagne multicanale. Con questa partnership, Kantar è ora all’avanguardia nel fornire agli inserzionisti una visione affidabile e indipendente dei risultati del Brand e dell’impatto della loro pubblicità quando Google è nel piano media”, afferma in una nota Eric Salama, CEO di Kantar.

Google Measurement Partners riunisce partnership nuove ad altre già esistenti ed offre ai brand una vasta gamma di soluzioni per misurare l’efficacia dei propri media. Il programma è in fase di lancio con oltre 20 partner verificati in sette aree specifiche: viewability, reach, brand safety, brand lift, sales lift, app attribution, e marketing mix modeling.

“Siamo molto contenti di questa nuova opportunità – ha commentato Federico Capeci, CEO Italy e chief digital officer Kantar, Insights Division – che dimostra quanto Google sia attenta ai temi di misurazione della performance e di valutazione dell’investimento media, così importanti per i Brand. Ora Kantar potrà fornire ai Clienti risposte sempre più complete, integrando nelle misurazioni anche le properties Google”.

“Si tratta di un altro importante risultato del nostro Gruppo – ha poi aggiunto Mauro Stoico, Country Leader Italy di Kantar Media – che ci offre strumenti sempre più innovativi ed efficaci non solo in ambito di rilevazione della reputation e di PR monitoring, ma anche di valutazione del media spending”.

Kantar è stata selezionata da Google come Partner accreditato, sulla base di una revisione della metodologia di analisi, delle pratiche sulla privacy e delle capacità tecniche.

Pubmatic, nuovi strumenti per massimizzare il valore dell’audience

Novità da casa PubMatic: la società specializzata in soluzioni di programmatic per gli editori ha annunciato una serie di nuovi strumenti per l’Audience Management, pensati per risolvere le principali sfide che riguardano la valorizzazione e la sicurezza dei dati sull’utenza.

Uno dei temi affrontati da Pubmatic con la nuova suite di tool per l’audience management, attualmente rilasciata in “open-beta”, è quello del data-leakage, ossia l’utilizzo non autorizzato di dati proprietari da parte di terze parti. Un tema sensibile nell’attuale scenario del programmatic, spiega la società, dal momento che attualmente gli editori non hanno un controllo adeguato su chi e come sta usando i loro dati, attraverso le DMP. Come è emerso chiaramente nel caso Facebook – Cambridge Analytica, l’uso dei dati da parte di venditori multipli dev’essere strettamente controllata e compresa.

Per ovviare al problema e offrire al contempo un efficace strumento di business, la soluzione di Pubmatic offre ai publisher un controllo granulare sui dati di prima parte a livello di singolo inserzionista: gli editori possono costruire uno o più segmenti di audience accessibili per usi determinati e per buyer specifici. Sarà così possibile sapere, per esempio, quali segmenti di audience vengono targettizzati, da quale sorgente di domanda, e su quali siti del proprio network. In questo modo, sarà più semplice per gli editori ottimizzare, espandere o bloccare l’uso dei loro dati. Oppure, il tool potrebbe essere usato per fare dei test con una selezione circoscritta di buyer al fine di valutare i rischi di data-leakage.

I nuovi tool di Audience Management di Pubmatic, inoltre, promettono di aumentare del 20% i tassi abituali di match-rate, massimizzando l’audience reach degli inserzionisti attraverso il proprio network. Non solo: i publisher potranno rendere i loro dati visibili direttamente ai buyer (bypassando l’uso di una DMP) ed eventualmente contrattare direttamente degli accordi diretti. Infine, le nuove soluzioni di Pubmatic permettono ai publisher di vendere i propri dati direttamente ai buyer, senza dover dividere i ricavi con piattaforme di intermediazione.

BuzzFeed ha cambiato idea sui banner e punta sul programmatic per BuzzFeed News

BuzzFeed, nemico giurato dei banner e pioniere del native advertisingnegli ultimi tempi sta rivedendo la sua posizione intransigente rispetto alla pubblicità display e questa svolta è molto evidente, in particolare, nella nuova creatura dell’editore: BuzzFeed News.

Lanciato martedì dalla società editoriale guidata da Jonah Peretti, BuzzFeed News è un sito autonomo da BuzzFeed.com, dedicato solo alle news. Dal punto di vista pubblicitario, al momento sul sito spicca l’assenza di sponsored content, da sempre marchio di fabbrica del brand editoriale. In compenso, gli unici annunci presenti sono spazi display, che vengono monetizzati in programmatic, attraverso l’open market.

Sin dalla nascita, BuzzFeed è stato un pioniere del native advertising, e in particolare dei contenuti sponsorizzati. Invece di vendere i tradizionali spazi pubblicitari, il publisher si è concentrato sulla produzione di articoli testuali o video studiati per piacere al suo pubblico (e sperabilmente per essere condivisi con gli amici come qualsiasi altro contenuto del sito), ma con qualche messaggio di branding associato.

Ora, la politica è in parte cambiata. Alcuni ritengono che la scelta di adottare il programmatic sia fondamentalmente pragmatica, in quanto il vantaggio iniziale di cui l’editore godeva sul fronte degli sponsored content si è attenuato. Inoltre, in ultima analisi produrre contenuti di qualità richiede costi, e sforzi, notevoli. La ricerca sarebbe quindi quella di una strategia di compromesso, come del resto ha ammesso un portavoce di BuzzFeed stessa, citato da Digiday.

“Abbiamo lanciato BuzzFeedNews.com per conferire al brand un aspetto distinto ed elevato, all’altezza del suo reporting “world Class. Il sito include solo annunci programmatici al momento del lancio, ma saremo lieti di esplorare nuove partnership per continuare a perseguire tutte le opportunità di sbloccare l’enorme valore di BuzzFeed News, inclusa la sua nutrita serie di progetti per tv, streaming e film”.

Nella strategia di BuzzFeed, la pubblicità dev’essere solo una componente della strategia di monetizzazione dei contenuti. Le notizie sono diventate una parte importante delle ambizioni video dell’editore, che ha ottenuto dei finanziamenti da Facebook per creare lo show “Profile” su Watch e ha una serie che arriverà su Netflix entro la fine dell’anno. Ma c’è ancora molta strada da fare: come ha ammesso il Ceo della società, Jonah Peretti, solo circa un terzo delle entrate di BuzzFeed arriveranno da fonti non pubblicitarie nel 2018.

Team di acquisto media sempre più integrati: in calo i modelli “a silos”

Sono in molte le società che considerano la gestione indipendente e isolata degli acquisti pubblicitari diretti e in programmatic un freno all’innovazione nel media buying.

La gestione “in silos” delle due modalità di acquisto di adv, e la mancanza di un reale dialogo tra essi, porta infatti con sé una serie di problemi, che vanno da una minore efficienza delle pianificazioni a misurazioni meno precise, a una maggiore predisposizione alle frodi. Secondo uno studio di TubeMogul, pianificare a silos può arrivare a far perdere alle aziende fino al 50% del loro investimento.

Tuttavia, sembrerebbe che questa tendenza, prima molto diffusa nel mercato anche e soprattutto per motivi legati all’organizzazione interna delle società, stia perdendo terreno, a favore di una gestione più integrata delle attività di acquisto media. E la cosa stupisce fino a un certo punto, visto che sempre più transazioni per l’acquisto di pubblicità sono effettuate in Programmatic. Secondo stime di Zenith, entro il 2019 i due terzi della digital display advertising globale, pari al 67%, saranno comprati in modalità automatizzata.

A questo punto, ha meno senso per i buyer gestire tramite team totalmente indipendenti gli acquisti tradizionali e programmatici. Secondo un recente studio, condotto a maggio su inserzionisti americani da Centro e Forrester Consulting, tre quarti delle agenzie hanno iniziato ad unificare i team di acquisto diretto e programmatico; tuttavia, solo il 17% ha già concluso tale processo.

Questa maggiore integrazione, comunque, non coinvolge solo il mondo acquisto, ma anche quello vendita. Diversi editori hanno iniziato a integrare le loro soluzioni programmatiche all’interno delle attività e dei team di vendita “tradizionale”, come il New York Times e BuzzFeed.

SpotX: Martina Zavagna Supply Account Manager del team Italia

SpotX annuncia l’ingresso nel team italiano di Martina Zavagna con il ruolo di Supply Account Manager.

Precedentemente in FreeWheel, la manager lavorerà negli uffici di Milano con la responsabilità di supportare operatori media e publisher, facendo leva sulla piattaforma tecnologica di SpotX, e offrendo loro un approccio olistico all’ad serving. Ciò includerà inoltre gestione dei ricavi e una gamma di strumenti di ottimizzazione delle revenue in programmatic, compresi private marketplace e curated marketplace.

«Martina porta in SpotX quattro anni di esperienza in programmatic advertising, solide competenze tecniche rivolte ai publisher, buona comprensione di ad serving e contatti nel settore», spiega Fabio Zoboli, General Manager di SpotX Italia. «Lavorerà al fianco di Ilenia Barnabé, manager che vanta un’ottima esperienza nel campo del programmatic video advertsing, caratteristiche che andranno a incrementare il know how e il posizionamento della società nel mercato italiano».

Zavagna, infatti, ha maturato la sua professionalità sia in ambito DSP sia SSP. Prima di approdare in SpotX, ha fatto parte del team di FreeWheel, società specializzata in soluzioni tecnologiche per la pubblicità video in Spagna, Francia, Belgio e Italia. In precedenza, ha lavorato tre anni presso Tradelab dedicandosi alla DSP dove ha contribuito al lancio delle operation in Italia. Martina Zavagna è laureata presso l’Università di Genova in Informazione ed Editoria.

«La pubblicità video è il formato più importante nell’ecosistema programmatico che sta registrando la crescita più ampia. Sono orgogliosa di entrare a far parte del team di SpotX, una delle più importanti realtà a livello globale con un forte impatto in Europa e una buona base di clienti in Italia. Lavorare a Milano a fianco degli operatori media italiani mi darà l’opportunità di trascorrere più tempo con i publisher e stringere relazioni più profonde, in modo da comprendere le loro attività in maniera più approfondita e fornire una consulenza ottimale», dichiara la nuova Supply Account Manager di SpotX.

Novità nel team europeo: Ilenia Barnabé si sposta a Londra

Cambiamenti in corso anche nel team europeo di SpotX. Infatti, Ilenia Barnabé, oggi parte del gruppo di lavoro ad Amsterdam, farà il suo ingresso negli uffici di Londra. In SpotX Benelux dal 2016, Ilenia ha lavorato quattro anni in BrightRoll – società acquisita poi da Yahoo e oggi parte di Oath -, mentre precedentemente ha ricoperto posizioni in AOL e RAI. Ilenia Barnabè ha studiato Media e Comunicazione all’Università di Bologna.

«Negli ultimi quattro anni della mia carriera ho avuto modo di specializzarmi in programmatic video advertising e ho sviluppato una buona comprensione dell’ecosistema DSP e SSP. Il mio ruolo in SpotX mi consente di lavorare a stretto contatto con i principali publisher nei mercati chiave e di avere l’opportunità di approfondire le mie competenze grazie anche all’opportunità di viaggiare nei diversi uffici in Europa», conclude Ilenia Barnabé, Supply Operations Manager di SpotX.

SpotX è parte di RTL Group e ricordiamo che a febbraio scorso ha annunciato la fusione con smartclip dando vita a un’unica piattaforma ad tech globale per il video (leggi qui l’articolo dedicato).

OpenX continua l’espansione internazionale con un nuovo hub per l’Asia

La piattaforma americana di Programmatic OpenX ha aperto un hub regionale a Singapore con l’obiettivo aggredire i mercati del Sud-Est Asiatico.

Il co-founder della società, Jason Fairfield, ha detto che il mobile e l’in-app engagement “dominano” la regione, e che OpenX si è posta l’obiettivo di espandersi in Indonesia, Filippine, Malesia e Vietnam, in aggiunta al piccolo ma ricco mercato di Singapore.

“Il media digitale, e in particolare la pubblicità mobile, hanno aperto una enorme opportunità per le aziende, gli editori e le compagnie tecnologiche nel Sud-Est Asiatico”, ha commentato, aggiungendo che la crescita del programmatic sta aprendo “opportunità ancora maggiori per rendere scalabile il coinvolgimento dei consumatori“.

Per quanto riguarda l’Asia, OpenX è già presente in Giappone dove, secondo quanto riferito da Fairfield, la società ha registrato nel 2017 una crescita anno su anno del 52%, posizionandosi come secondo digital ad exchange dopo Google.

Più in generale, per OpenX il 2017 è stato il decimo anno consecutivo di crescita e il quarto di profittabilità, con ricavi netti arrivati a quota 172 milioni di dollari a livello globale.

The Trade Desk potenzia la sua piattaforma di programmatic con l’AI

La piattaforma internazionale di tecnologie per il programmatic advertising The Trade Desk ha annunciato il lancio di una serie di nuovi prodotti per aiutare gli inserzionisti a usare nuovi insight data-driven per pianificare, ottimizzare e acquistare campagne sui media digitali con un’efficacia “maggiore che mai”.

New Wave” – questo il titolo scelto per la nuova suite di prodotti – si compone di tre strumenti diversi.

Il primo è Koa, un motore di intelligenza artificiale che dovrebbe aiutare inserzionisti e agenzie a prendere migliori decisioni riguardo alle campagne, e migliorarne le performance; poi c’è Planner, uno strumento di pianificazione che combina dati di prima e terza parte per scegliere i device, i network pubblicitari, i canali, le aree geografiche o i gruppi demografici che consentono di raggiungere il target nel modo più efficace, e suggerisce modi per ottimizzare la spesa media rispetto alle possibili opportunità. E infine ecco Megagon, intuitiva nuova interfaccia su cui visualizzare ed elaborare le informazioni di Koa per prendere decisioni in tempo reale.

Con i nuovi strumenti, la piattaforma “potenziata” di The Trade Desk dovrebbe agevolare gli spender soprattutto nella fase di pre-campagna, aiutandoli a stimare e ottimizzare l’impatto in termini di delivery e di costi di ogni ottimizzazione apportata nella piattaforma, prima di iniziare a erogare.

Tutti i nuovi strumenti sono disponibili gratuitamente per i clienti di The Trade Desk. “Siamo orgogliosi di lanciare The Next Wave per realizzare la promessa del programmatic: un approccio più data-driven all’advertising che offre benefici a inserzionisti, editori e consumatori”, commenta Jeff Green, Ceo e fondatore della società.

Sublime Skinz: a Milano l’Italian Publisher’s Night. Sul palco Moto.it e Netaddiction

Nata a Parigi sul finire del 2012, Sublime Skinz è oggi una realtà presente a livello mondiale (ha uffici in Europa, USA e Asia) e da 140 dipendenti. Presidia nello specifico 14 Paesi tra cui l’Italia dove è presente da poco più di un anno con una sede che vede attivi Stefania Giovinazzo nel ruolo di Account Director Italy, Marie Remy, Publisher Development Director EMEA, e Lorenzo Bini, Publisher Sales Manager Italy (protagonista del video che proponiamo di seguito).

Quello che caratterizza Sublime Skinz sono i formati che propone, formati che rispondono a tre aggettivi solo apparentemente antitetici come Impattanti, Visibili ma anche Non Invasivi.

È stato questo il fil rouge che ha accompagnato l’incontro che nella giornata del 14 giugno Sublime Skinz ha voluto organizzare con i publisher italiani. La Italian Publisher’s Night di Sublime Skinz ha visto l’azienda presentare la propria offerta, esposta in primis dal Managing Director EMEA, Andrew Buckman: «La nostra mission è quella di permettere ai marchi di fare branding anche online, canale generalmente associato più a un concetto di performance, proponendo ai publisher strumenti per monetizzare, ma concedendo al tempo stesso ai brand la giusta visibilità e agli utenti un’esperienza di navigazione che possa coinvolgerli e allo stesso tempo emozionarli».

Con questo obiettivo in mente, l’azienda francese ha deciso di spingere di più sul nostro mercato, che si configura a oggi come quarta country all’interno del network. Anche a fronte di questo, a breve annuncerà l’arrivo di un nuovo Sales Manager nel team Italia che andrà a incrementare il lavoro di Stefania Giovinazzo, e si prepara a lanciare un nuovo formato mobile video, come rivelato da Marie Remy in sede di conferenza.

Moto.it e Netaddiction a confronto con Sublime Skinz

L’offerta di Sublime Skinz continua ad arricchirsi dunque e sempre più in ottica cross-device: «Quello a cui puntiamo e sul quale spingiamo le aziende e i publisher a riflettere è di non pensare più a fare campagne diverse prendendo a riferimento il device, ma di pensare a campagne che abbiano come obiettivo quello di raggiungere un dato utente, indipendentemente dal device che si utilizza per farlo», ha spiegato in un secondo momento della serata Buckman. Un momento in cui protagonisti sono stati anche due rappresentanti dell’editoria online italiana, nello specifico Daniele Gulti, Partner e Head of Sales di Netaddiction, e Veronica Lorenzon, Ad Operations Manager di Moto.it.

Moderati dal Direttore di Engage, Simone Freddi, Buckman, Gulti e Lorenzon sono stati messi a confronto proprio sulla percezione del rapporto fra online e branding. Più nello specifico, tra performance, branding e programmatic. «Online questo rapporto sembra essere agli antipodi, ma in realtà sono solo modi diversi di tendere al risultato», afferma Gulti.

Il fine ultimo rimane di convincere il “pubblico” a porre attenzione alla marca e ai suoi valori, utilizzando formati online che possano impattare e non assalire l’utente. «Così si fa branding online senza rinunciare alla gestione degli spazi con il programmatic o alle performance», ribadisce Buckman.

Resta però un nodo fondamentale da sciogliere: quello della misurazione.

Le misure e i KPI a cui si assoggetta l’online sono legate sostanzialmente alle performance: «Il problema è che offline tutti i tipi di misurazione sono a carattere probabilistico, mentre invece online tutto è misurabile. Il problema è che misurare tutto spesso genera confusione e la deriva del branding nella performance», dice Buckman. Fatto che troppo spesso porta a usare metriche, tipo il CTR, per valutare una campagna di branding, «e questo inevitabilmente sposta l’attenzione su formati più impattanti che troppo spesso ignorano le esigenze dell’utente», spiega Veronica Lorenzon.

Insomma, il nodo resta quello di mettere a fattor comune i plus delle campagne di branding, delle metriche e del programmatic, che permette una migliore gestione della dispersione e un maggiore controllo dei risultati raggiunti. Un nodo che scioglie Sublime Skinz con formati che puntano all’utente con l’intenzione di permettergli di creare un rapporto con i brand, generando una relazione con essi proficua per tutti gli attori coinvolti, publisher compresi.

Il programmatic verso un valore di 500 milioni di euro nel 2018

Il mercato del programmatic advertising in Italia a fine 2017 vale 409 milioni di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2016. Per il 2018, questo mercato incrementerà la propria raccolta, ma con un tasso più contenuto difficilmente superiore al +20%, ed il valore complessivo sfiorerà i 500 milioni di euro. Sono questi i dati emersi dal convegno “Internet media, avanti tutta, ma avanti tutti?” in cui sono stati presentati i dati dell’Osservatorio Internet Media. L’ascesa del programmatic si inserisce nella crescita dell’internet advertising nel nostro Paese, che ha un valore che sfiora i 2,7 miliardi di euro, a +13% nel 2017 mentre per il 2018 il giro d’affari dovrebbe attestarsi intorno ai 3 miliardi, con un incremento dell’11% (leggi su Engage i risultati della ricerca).

Programmatic, la crescita è trainata dal video

L’incidenza sul totale del display advertising del programmatic passa dal 23% al 25%, mentre quella sul totale internet advertising dal 13% al 15% nel 2017. Una forte spinta proviene soprattutto dagli spazi video, che sono stati venduti in maniera importante anche su queste piattaforme, e che valgono circa il 35% del mercato.

Sono diverse però le criticità legate a questo ambito. Le imprese che hanno accumulato maggior esperienza nell’implementazione di iniziative di data driven advertising, anche attraverso le piattaforme in programmatic, lamentano la presenza di potenziali asimmetrie informative all’interno della filiera nella gestione dei dati.

In generale, “la rilevanza ormai assunta dagli investimenti in Internet advertising nei budget delle imprese rende sempre più importante l’adozione di iniziative volte a favorire la trasparenza della filiera del dato e della sua gestione (data transparency). Permane infatti ancora oggi una netta divergenza in termini di percezioni sul livello di trasparenza tra investitori in advertising e operatori della filiera, in particolare riguardo a temi come viewability, ad fraud prevention e brand safety” dichiara Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio Internet Media.

In un momento quindi particolarmente importante per l’evoluzione delle prospettive dell’internet advertising, vi sono temi molto rilevanti che devono essere ancora indirizzati al meglio e che attualmente rappresentano un ostacolo alla creazione di standard e currency condivise a livello di mercato.

In questo contesto si inserisce il progetto di media transparency basato su blockchain lanciato da Arkage durante l’incontro (qui la news).

Il GDPR influenzerà la spesa in programmatic? Gli spender sono incerti

Il regolamento generale per la protezione dei dati dell’Unione europea (GDPR) è entrato in vigore, con effetti tangibili sin da subito sul mercato del programmatic. Ma tra gli inserzionisti non sembra esserci ancora un’opinione condivisa su eventuali conseguenze a lungo termine sulle strategie pubblicitarie.

Il GDPR afferma in sostanza che i dati di un utente possono essere utilizzati (anche a fini pubblicitari) solo dietro esplicita autorizzazione dell’interessato. Circa una settimana prima del 25 maggio, data di entrata in vigore del regolamento, Vibrant Media ha intervistato 32 senior ad buyer britannici, scoprendo che le opinioni circa le conseguenze della norma sul loro lavoro erano del tutto divergenti.

In particolare, sull’ipotesi che il GDPR possa portare a una riduzione della spesa in programmatic, un numero uguale di intervistati – il 42% – si è trovato d’accordo e in disaccordo, con il 16% che non ha manifestato alcuna opinione in merito.

emarketer-gdpr

Secondo emarketer, che rilancia la ricerca, questi risultati indicano che tra gli spender non c’è molta chiarezza riguardo agli effettivi meccanismi della normativa… nonostante le sanzioni salate e l’effettiva preoccupazione.

Quest’ultima traspare, secondo emarketer, dal fatto che la normativa viene abbondantemente citata dalle aziende nelle earning call legate alle dichiarazioni finanziarie e di bilancio. CB Insights ha analizzato più di 6.000 trascrizioni di earning call di aziende in tutto il mondo e ha scoperto che il numero di volte che il GDPR è stato menzionato è aumentato da 7 nel primo trimestre 2017 a 177 nel Q1 2018. Facebook – che dopo il caso Cambridge Analytica è più sotto i riflettori che mai sul fronte della privacy – ha menzionato il GDPR ben 18 volte durante la sua ultima earning call, contro nessuna in occasione della prima trimestrale 2017.