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Perché il Programmatic Direct è in crescita; lo stato dell’adv data-driven in 5 schede

Perché il Programmatic Direct è in piena crescita? Come vengono usati i dati in pubblicità? Sono alcune delle domande che oggi i media internazionali di settore si sono posti. Mentre in UK il Primo Ministro Theresa May ha deciso di indagare quali possono essere i motivi alla base del declino della stampa quotidiana, cercandoli (anche) nella pubblicità digitale.

Cosa c’è dietro il successo del Programmatic Direct

Più controllo, più trasparenza e, in ultima istanza, un maggiore ritorno degli investimenti. Il Programmatic Direct ha dalla sua una serie di benefici, che forse oggi più che mai rispondono alle esigenze di chi acquista e vende in Programmatic. Ed in effetti, l’adozione di questa modalità di compravendita pubblicitaria “diretta” è in piena crescita. Richard Kidd, VP head of business development di OpenX, spiega le ragioni che stanno alla base del suo successo, e quale sarà il suo potenziale per il futuro. Leggi di più su ExchangeWire.

Come vengono usati i dati in pubblicità, in 5 schede

Quali sono i Paesi che spendono di più in pubblicità data-driven? Quali sono le tipologie di dati più usate dagli utenti? Quali sono le piattaforme con più utenti “loggati”? In un momento in cui il tema della raccolta e del trattamento delle informazioni sugli utenti è più attuale e discusso che mai, può essere utile sintetizzare alcuni temi chiave di come i dati vengono utilizzati a fini pubblicitari. Magari in poche, semplici schede. Leggi di più su Digiday.

Calo della stampa in UK: Theresa May vuole vederci chiaro

In Inghilterra, il Primo Ministro Theresa May ha annunciato il lancio di un’analisi dello stato dell’industria dei quotidiani britannici, per analizzare i possibili motivi alla base del calo della distribuzione della stampa. Sotto osservazione vari fenomeni legati a diverso titolo al fenomeno: dal calo della credibilità delle fonti di notizie a livello regionale e locale, a trend come clickbait e fake news e i loro possibili scopi commerciali. Non da ultimo, sotto la lente saranno messi anche i modi in cui gli editori utilizzano i dati dei loro lettori, in particolare come queste informazioni in possesso dei publisher vengono raccolti e distribuiti dalle piattaforme online. Leggi di più su The Drum.

Facebook avvia i test di un nuovo strumento per il Programmatic Direct

Facebook avvia i test di Audience Direct, un nuovo strumento self-service per la compravendita pubblicitaria in Programmatic Direct.

La soluzione, il cui lancio è stato annunciato dalla stessa società con un blog post ufficiale, è volta in particolare alla vendita di campagne video e si propone di offrire un maggiore controllo agli editori sull’organizzazione degli accordi diretti. «Consentirà loro di creare accordi diretti con i termini che preferiscono e di negoziare prezzo, volume e altro, gestendo il tutto direttamente con i loro inserzionisti» spiega Brian Boland, VP of publisher solutions di Facebook.

Gli editori potranno utilizzare Audience Direct per vendere inventory video sui loro siti sfruttando le capacità di targeting di Facebook, demografiche e di localizzazione.

Di fatto, come fa notare la testata Adexchanger, si tratta della prima volta che Facebook aiuta gli editori a gestire le loro transazioni pubblicitarie dirette. Essendo tra l’altro uno strumento self-service, gli editori non dovranno avere a che fare con Facebook come intermediario, il che rende Audience Direct più un software tool per l’automazione dei deal diretti, che un vero e proprio ad network. Lo strumento, infatti, è diverso da Facebook Audience Network, che consente a un inserzionista di acquistare audience indipendentemente dal contesto in cui si trovano; Audience Direct, invece, promuove accordi diretti tra brand e specifici editori, che sono interessati ad acquistare impression su determinate property.

Non sono ancora chiari i costi di utilizzo della piattaforma: Boland ha precisato che «Ci aspettiamo che sarà uno strumento a pagamento, e stiamo lavorando con gli editori che lo stanno testando per capire quale sia il migliore modello da adottare». Tra questi editori ci sono grandi nomi come A+E Networks, Hearst ed ESPN.

Lo strumento vedrà il suo debutto nel corso dei prossimi mesi.

Rubicon Project abbandona l’Intent Marketing e spegne il prodotto self-service di Programmatic Direct

Rubicon Project esce dal business dell’Intent Marketing, a cui era approdata con l’acquisizione di Chango circa un anno e mezzo fa.

La società di ad tech ha infatti depositato alla U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) un documento in cui dichiara la sua volontà di dismettere le proprie attività di intent marketing, e di chiudere la sede di Toronto, dove è impiegata la maggior parte dei dipendenti del team di Intent Marketing.

I clienti del business di Intent Marketing verranno ceduti, insieme a una parte dei dipendenti, alla società IgnitionOne. In cambio Rubicon Project riceverà una quota delle revenue generate dai clienti per un periodo di due anni.

Secondo quanto riportato nel documento, il business ha fruttato nel 2016 alla compagnia 41 milioni di dollari di fatturato, non contribuendo “in maniera significativa ai ricavi della società e non giustificando i costi associati ad esso”. Lo stesso ceo di Rubicon Frank Addante, nell’ultima call di bilancio, ha ammesso che l’acquisizione di Chango, avvenuta nell’aprile del 2015 per 122 milioni di dollari (qui il nostro articolo), «non ha funzionato come speravamo».

La cessione del business consentirà adesso alla società di focalizzarsi maggiormente sulle aree di crescita come mobile, video e header bidding.

Rubicon Project: “spenta” anche la soluzione self-service di Programmatic Direct

Intanto, sembra che la società abbia messo la parola “fine” anche su un altro dei suoi prodotti pubblicitari: la soluzione self-service di Programmatic Direct, nata dall’acquisizione della società specializzata Shiny Ads (leggi qui la notizia). Secondo quanto riporta Business Insider, infatti, i clienti del prodotto sarebbero stati direttamente informati della disattivazione del prodotto, che avverrà il 31 gennaio, e del loro conseguente spostamento sulla soluzione “guaranteed order”.

Proprio qualche giorno fa si era diffusa l’indiscrezione che Rubicon Project stesse esplorando alcune opzioni strategiche sul futuro della società, tra cui la vendita. E queste recentissime mosse sembrerebbero confermare che, in effetti, qualcosa bolle in pentola.

Acquisto in Programmatic, ecco cosa preoccupa i marketer

Se da una parte gli inserzionisti riscontrano molteplici vantaggi nella pubblicità in Programmatic, aumentando di conseguenza i  budget stanziati per questa modalità d’acquisto, molti di loro nutrono dubbi per quanto riguarda l’inventario.

Una ricerca, effettuata in agosto da Strata, ha rilevato che quasi il 60% dei professionisti d’agenzia è preoccupato per la qualità dell’inventario disponibile. Un timore che è montato di pari passo con lo stesso acquisto in Programmatic: nel maggio del 2015, il dato corrispondeva al 48%.

La trasparenza dell’inventario è un altro motivo di apprensione: lo ha dichiarato il 52,7% dei rispondenti, in crescita rispetto a maggio dello scorso anno.

inventario

Nonostante i dubbi da parte dell’industria, eMarketer prevede che la spesa in pubblicità programmatica display raggiungerà quest’anno i 25,23 miliardi di dollari negli Stati Uniti, costituendo il 73% della spesa complessiva in annunci tabellari.

Le paure dei compratori potrebbero rappresentare la ragione per cui sempre più acquisti automatizzati stanno avvenendo attraverso canali diretti, in opposizione al real-time bidding. Sempre eMarketer stima che quest’anno il 53% della display programmatica sarà transato direttamente, in crescita dal 48% registrato nel 2014; entro il 2018 la quota dovrebbe salire al 56%.

Google, una nuova soluzione espande l’offerta Programmatic Direct

Google espande la sua offerta di Programmatic Direct con una nuova soluzione di “audience guarantee“.

In occasione dell’evento Programmatic I/O a New York, e in concomitanza con l’ufficializzazione dei suoi dati di bilancio (qui l’articolo completo pubblicato su Engage), Big G ha annunciato il lancio di una nuova soluzione di Programmatic Direct, che consentirà agli editori di processare una lista di utenti proveniente da un’azienda e garantire un targeting preciso sulla base di quelle audience specifiche.

Gli accordi diretti sono per la maggior parte condotti “in blocco”, sulla base di impression e pagine – scrive il sito AdExchanger che per primo riporta la notizia – e in alcuni casi perdono quel raffinamento che il Programmatic può garantire.

Tra i primi ad adottare il nuovo prodotto c’è Netflix: al momento di condurre deal diretti con gli editori, il servizio di streaming carica all’interno della soluzione di Google la propria lista di utenti e così assicura che i propri annunci pubblicitari non vadano “sprecati” su utenti già abbonati.

«Gli editori con cui lavoriamo continuano a monetizzare per la maggior parte attraverso accordi diretti – ha spiegato Jonathan Bellack, director of product management di Google, nel corso del Programmatic I/O -. I publisher preferiscono revenue assicurate ai rischi dell’asta, e le aziende a loro volta preferiscono inventory certe».

Google, corre il Programmatic Direct: triplicato il numero di deal su DoubleClick AdExchange nel 2015

Il numero di accordi in Programmatic Direct su DoubleClick AdExchange è triplicato nel 2015.

A comunicarlo è la stessa Google, nell’ambito di una chart interattiva in cui Big G descrive l’andamento del business sulla sua piattaforma tra ottobre 2014 e dicembre 2015, includendo private auctions, preferred deals e programmatic guaranteed.

A trainare l’aumento degli accordi nel periodo in esame sono state le impression mobile, in crescita quattro volte più velocemente di quelle desktop. I dati comprendono tutte le DMP, e approfondiscono anche il business del Programmatic Direct sulla piattaforma per regioni e per categorie merceologiche.

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Globalmente, sempre più aziende ed editori stanno ricorrendo al Programmatic Direct. L’aumento delle impression erogate negli Stati Uniti è solo leggermente superiore a quello nel resto del mondo. Nell’area EMEA, in particolare, diversi Paesi hanno fatto riscontrare performance particolarmente positive. Tra questi c’è l’Italia, che insieme a Germania e Regno Unito copre la quota più alta di impression totali, mentre i trend di crescita più alti sono riscontrati in Ucraina, Turchia e Spagna, in cui le impression erogate in Programmatic Direct sono più che raddoppiate nei 12 mesi.

Quanto alla tiologia di editori che più di altri adottano questa tipologia di trading pubblicitario, ai primi posti ci sono i verticali di Shopping, Libri & Letteratura e Hobby & Tempo Libero, in cui gli annunci erogati in Programmatic Direct sono aumentati in media del 10% mese dopo mese, rispondendo a un aumento della domanda. Di seguito alcuni dati relativi al mercato italiano.google-direct-programmatic

 

Il Programmatic Video cresce su YouTube del 55% al mese

Gli ultimi dati rilasciati da Google confermano lo stato di salute dell’acquisto in Programmatic di spazi in formati video.

Dall’analisi della pubblicità programmatica video sulle piattaforme DoubleClick Bid Manager (DBM) e DoubleClick for Publishers (DFP), compiuta a livello globale a partire dal quarto trimestre 2014 al quarto trimestre 2015, si evince che sempre più inserzionisti sono a loro agio con gli acquisti automatizzati.

I dati segnalano che il programmatic buying su Youtube continua a crescere oltre il 55% mese su mese da quando è diventato disponibile su DBM a settembre 2015. Nel primo trimestre del 2016, su DBM la crescita della spesa diretta verso i dispositivi con schermi più grandi ha lasciato indietro tutte le altre dimensioni messe insieme per un valore del 17%; ha fatto notare MediaPost che gli schermi grandi hanno una correlazione positiva con metriche chiave come brand lift, viewability video e coinvolgimento.

I ricavi da programmatic video per tv e aziende mediali su DFP nel 2015, hanno visto un incremento di oltre il 550% rispetto all’anno precedente, mentre su DBM le impressioni video su smartphone e tavolette è aumentato più di 30 volte. Per le emittenti e le aziende mediali, Google ha rilevato che su DFP le impressioni video mobile programmatiche sono cresciute del 540% per smartphone e tavolette nel 2015, in confronto all’anno precedente.

Le impressioni video erogate da DBM su televisioni connesse e schermi tv equipaggiati con dispositivi in grado di connettersi e collegarsi alla tv sono cresciute nel 2015 del 225% rispetto all’anno precedente.

Gli inserzionisti hanno inoltre accresciuto la loro spesa in annunci video sui media tramite Programmatic Direct di oltre 650% con DBM. Infatti gli scambi in programamtic video utilizzando Programamtic Direct p aumentato 39 volte su DBM dal primo trimestre 2015 fino al quarto trimestre 2015.

Mediaocean e Rubicon Project insieme per portare il Programmatic ai direct buyers

Il software provider pubblicitario Mediaocean metterà a disposizione la soluzione Guaranteed Orders di Rubicon Project all’interno della propria piattaforma Prisma.

L’accordo tra i due player si propone di costruire un sistema capace di automatizzare in maniera scalabile il processo di acquisto e vendita diretta di spazi adv che ancora viene effettuato attraverso processi manuali, mettendo l’inventory presente sulla SSP di Rubicon a disposizione di tutti quei buyer che utilizzano Prisma.

Secondo dati IDC, il mercato dell’advertising diretto, in cui gli acquisti di inventory display è ancora largamente manuale e deve ancora subire l’impatto della tecnologia programmatica, si stima supererà i 60 miliardi di dollari di valore economico nel 2016. A questo, poi, si aggiunge anche il giro d’affari di video e native adv, anch’essi ancora parzialmente venduti in maniera diretta. La piattaforma di Mediaocean per la gestione dei processi media coordina i flussi di lavoro di buona parte dei player internazionali di questo mercato, gestendo ogni step del ciclo di vita delle campagne: dall’acquisto e vendita alla reportistica e alla riconciliazione.

Come precisa AdAge, il processo di vendita diretta di adv comprende numerosi passaggi, oltre 40, tra i vari player coinvolti nel processo: dalla spedizione di richieste, all’inserimento degli ordini su file Excel, all’invio di fax relativi agli ordini di inserimento effettuati, al tagging degli annunci per verificare la loro erogazione al posto giusto al momento giusto. Il nuovo sistema, che integra la tecnologia di gestione degli ordini lato-vendita di Rubicon alla già esistente piattaforma pubblicitaria di Mediaocean si propone di tagliare drasticamente tutti questi processi.

Secondo quanto riporta la stessa AdAge, l’integrazione tra le due piattaforme sarà effettivamente disponibile sul mercato nel giro di un semestre.

 

 

Cadreon e Rubicon Project insieme all'insegna del Programmatic Direct

Rubicon Project e Cadreon annunciano una partnership globale per gli acquisti in programmatic direct.

Secondo l’accordo, la unit ad tech di IPG Mediabrands potrà utilizzare la piattaforma Guaranteed Orders di Rubicon Project per consentire la prenotazione diretta di inventory su video, desktop e mobile. Cadreon utilizzerà inoltre gli insight provenienti dal private marketplace della società per informare i propri clienti su quando e dove effettuare ordini garantiti e, più in generale, per ottimizzare le loro strategie di acquisto.

Questo approccio data-informed agli acquisti – si legge nella nota ufficiale – rafforza l’obiettivo di IPG Mediabrands di automatizzare i propri processi di media buying attraverso accordi strategici con gli editori. Spostare investimenti dall’open exchange a Private Marketplace e Guaranteed Orders fornisce maggiore valore, efficacia e trasparenza a quegli inserzionisti che vogliono raggiungere i consumatori attraverso ogni formato pubblicitario, device e piattaforma a livello globale.

 

 

Improve Digital lancia 360 Automated Guaranteed

Improve Digital ha rilasciato, oggi 11 gennaio, 360 Automated Guaranteed, soluzione che consente ai publisher di erogare campagne “guaranteed” su base programmatica, nel senso che possono vendere al mercato la propria inventory di alta qualità a un prezzo superiore.

Un rilascio che va letto in linea con i trend: per esempio, Magna Global ha stimato che l’83% della spesa in digital adv entro il 2017 sarà gestita in programmatic, e per la maggiore guidata dall’adozione dell’automated guaranteed e di altri tipo di programmatic direct.

Improve Digital è stata la prima technology platform a offrire l’opzione “guranteed” su campagne direct. Ora, con la nuova versione, la piattaforma compie un ulteriore passo in avanti nel consentire agli editori di poter imporre condizioni garantite nella vendita basata sul programmatic direct e di poter operare in tal senso controlli più dettagliati attraverso i Deal ID.

360 Automated Guaranteed rappresenta una soluzione vantaggiosa sia per i publisher sia per i buyer. Questi ultimi, in aggiunta alle posizioni premium, possono ottenere garanzie sull’erogazione sulla tipologia di inventario opzionato e maggiore trasparenza su quanto concordato in anticipo.

La piattaforma 360 di Improve Digital si integra perfettamente con le principali Data Management Platforms e con i viewability provider, in modo da offrire avanzati sistemi di targeting garanteed e affrontare le preoccupazioni legate alla visibilità.

360 Automated Guaranteed è solo uno dei pezzi finali di un puzzle complesso che si traduce in una piattaforma completa di soluzioni per i publisher, compreso l’adserving.

Martin Garfalk, sales director di Improve Digital client ABC Startsiden, ha così commentato il rilascio della soluzione: «La tecnologia di Improve Digital si innova ed evolve continuamente per rispondere alle esigenze di mercato. 360 Automated Garanteed è solo un altro esempio di questo. Siamo convinti che permetterà a Improve di fare un ulteriore passo in avanti e di essere riconosciuta come una delle principali piattaforme di monetizzazione».

A Garfalk, fa eco Bastiaan Spaans, SVP Commercial di Improve Digital, che aggiunge: «360 Automated Garanteed offre ai nostri clienti un ulteriore e unico strumento per massimizzare le entrate e avere più controllo sugli spazi commercializzati».

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