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RTB.Center, in Italia si fa largo il “One Stop Shop” per l’adv on e offline

Nasce in America, ma ha un cuore italiano. Parliamo di RTB.Center, piattaforma che porta le logiche dell’automazione pubblicitaria tipiche dell’online anche offline. Fondata a gennaio 2015 oltre oceano da Emanuele Rogledi, CEO, Loris Battistini, Sales Director & Business Development, e Julia Fominova, COO, la società è attiva già in Italia attraverso la propria piattaforma: «Da giugno abbiamo reso disponibile il nostro sistema di planning automatizzato per i player italiani e già oggi registriamo ottimi riscontri», spiega a Programmatic Italia Rogledi. Riscontri che porteranno presto, entro la fine del 2015, alla costituzione di una Srl.

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Da sinistra: Emanuele Rogledi, Loris Battistini e Julia Fominova

La caratteristica fondamentale di questo sistema è che abilita planning differenti in un unico ambiente: «Nata per abilitare l’acquisto di spazi online e in tv, oggi siamo una realtà capace di fornire attraverso un unico sistema anche inventory radio, DOOH, cinema, oltre a un fornitissimo data base per operazioni DEM. In USA ci definiscono per questo un “One Stop Shop” dell’advertising e troviamo questa definizione davvero calzante», dichiara Julia Fominova, COO. Il data base citato, per dare un’idea precisa di quanto questa startup stia di fatto crescendo in fretta, è composto solo nel nostro Paese da «ben oltre 27 milioni di contatti Business to Consumer e da 2.100.000 contatti B2B, tutti ottenuti rispettando le norme vigenti in termini di privacy», precisa Battistini.

Dopo un primissimo periodo di test, la piattaforma è ora più che operativa e già pronta per un upgrade: «Siamo in procinto di rilasciare la versione 2.0 e già stiamo ponendo le basi per una release 3.0», spiega Rogledi, che di fatto ha sviluppato il sistema di programmatic buying per poi ampliarlo all’offline in seguito all’incontro con Battistini che vanta un background più legato al panorama mediatico “tradizionale”.

Un incontro fortunato che ha portato alla costituzione di qualcosa di abbastanza unico: «Per testare la piattaforma e capire il tipo di risposta del mercato, abbiamo deciso di offrire il nostro servizio gratuitamente. L’advertiser paga solo a erogazione realmente avvenuta. Le adesioni sono state così numerose che però presto dovremmo dotarci di una struttura in grado di gestire gli ordini e ovviamente questo per noi comporterà dei costi che copriremo rendendo l’accesso alla piattaforma a pagamento», spiega ancora Battistini.

Ovviamente tra on e offline, il modo di pianificare attraverso RTB.Center è totalmente diverso: «Segue le logiche del media naturalmente. Online è possibile operare in logica RTB, offline sia in logica programmatic che bid&buy, per planning last minute», precisa ancora Battistini. Questo però non significa che gli spazi pianificati sono solo remnant: «E’ ovvio che sta ai publisher decidere che tipo di inventory mettere a disposizione, ma molti publisher stanno già rendendo disponibili spazi premium con importanti riscontri», spiega Rogledi.

La piattaforma è online e attraverso questa gli spender possono piazzare le proprie offerte per gli spazi, che vengono poi vagliate dagli editori e l’advertiser paga solo in caso di effettiva assegnazione dello spazio. «A garanzia nostra e del publisher, l’offerta è vincolante, per cui una volta opzionato uno spazio non ci si può tirare indietro», aggiunge ancora il Sales Director.

Attualmente già molti brand hanno scelto questo sistema. Tra questi Unicredit, Ciccarelli, Flyflot, «e siamo entrati in contatto con realtà come Vodafone, H3G e FCA», dice ancora il manager. «Il punto è che il sistema abilita tutti i tipi di spender, dalla multinazionale alla piccola impresa, perché ha logiche flessibili e adattabili ad ogni tipo di esigenza».

Tra i publisher invece «abbiamo registrato tante adesioni da realtà locali e tra quelle nazionali, è già disponibile attraverso la nostra piattaforma il 100% delle reti di Canale Italia».

Tra gli obiettivi anche l’espansione internazionale: «Stiamo già lavorando, in Europa, per il rilascio della piattaforma in Francia, Grecia, Turchia, Ucraina, Romania, Repubblica Ceca e siamo in contatto con alcuni operatori in Spagna. Oltre naturalmente ad essere presenti in America. Nei Paesi europei su cui stiamo puntando siamo alla ricerca di un country manager per ciascuna area e di circa 25 account sales che compongano la squadra e supportino il lavoro di presentazione della nostra innovazione», spiega Battistini.

Infine, nasce naturale la domanda: “Qual è il rapporto di RTB.Center nei confronti dei centri media?”. «Possono essere utilizzatori della piattaforma per conto dei brand, anche se tendenzialmente sono le aziende che si rivolgono a noi. Diciamo che rispetto ai centri media la nostra posizione si può tradurre così: se questi sono i partner giusti per studiare il complesso delle pianificazioni, RTB.Center è la piattaforma attraverso cui i brand possono ottimizzare il proprio investimento», conclude Battistini.

La novità di Nielsen negli Usa: un meter indossabile per rilevare gli ascolti tv fuori casa

I dati costituiscono oggi una preziosa fonte di valore, che possono aiutare a meglio a targetizzare le comunicazioni pubblicitarie. Partendo da questo presupposto, la società americana Nielsen – forte dell’acquisizione di Arbitron (ora Nielsen Audio) – ha lanciato un nuovo strumento di raccolta dati. Si tratta del Portable People Meter (PPM), un innovativo dispositivo portatile che viene indossato dai panelisti.

In particolare il meter è stato per la prima volta introdotto da Arbitron nel 2007 per acquisire dati sul consumo delle emittenti radiofoniche; visto il successo e la sua efficacia Nielsen ha deciso da quest’anno di estenderne l’utilizzo anche al mezzo televisivo, introducendolo massicciamente nei suoi strumenti di ricerca e indagine.

Il fatto che sia indossabile rende il PPM un oggetto estremamente versatile e utile in quanto consente di raccogliere dati anche quando il panelista si trova al di fuori del contesto domestico. In questo modo le emittenti possono determinare il momento preciso della giornata in cui il target di riferimento è più ricettivo.

Va da sé che da questo sistema possono beneficiarne anche gli inserzionisti. «L’audience che si trova fuori casa ha una rilevanza strategica ai fini di ricerca in quanto con molta probabilità si trova più vicino ai punti d’acquisto che non quando si trovi in casa» – ha spiegato Matt O’Grady, executive vice president e managing director di Nielsen Local Media.

Per le prime rilevazioni con il PPM, Nielsen si è avvalsa di 3.000 panelisti ubicati nell’area di Chicago (In totale i panelisti in Usa sono circa 75.000). Grazie al PPM, Nielsen ha per esempio registrato una crescita pari al 7-9% del consumo televisivo fuori casa (soprattutto programmi sportivi e partite di calcio) nel target 25-34 anni.

L’obiettivo di Nielsen è introdurre il PPM anche su altri mercati, soprattutto a fronte del recente lancio del sistema di monitoraggio degli ascolti su mobile TV e rating delle campagne pubblicitarie sul mobile e sull’online.

«Il nostro obiettivo è quello di raccogliere dati e informazioni da tutte le piattaforme di visione – inclusi tablet, iPhone, dispositivi smart e console ludiche – per mostrare agli inserzionisti come i contenuti e le pubblicità vengono oggi fruiti» – ha infine concluso O’ Grady, illustrando i suoi piani per il futuro.

AOL, nel Q3 il 37% dei ricavi pubblicitari è Programmatico

Gli investimenti di Aol nel campo del Programmatic advertising sembrano dare buoni frutti.

Nell’ultimo trimestre, la quota del Programmatic sul totale dei ricavi pubblicitari della media company guidata dal ceo Tim Armstrong è schizzata al 37%, escludendo la search. In occasione della conferenza stampa di presentazione dei risultati del Q3, la società ha inoltre reso noto che la metà circa dei ricavi provenienti dal network Advertising.com (per la precisione il 47%) è riferita proprio al Programmatic (fino all’anno scorso la percentuale era del 18%). Complessivamente, la raccolta adv è cresciuta del 18% YoY, toccando il traguardo dei 473,4 milioni di dollari.

Secondo la lettura data da Armstrong, l’incremento è dovuto a un rapido spostamento della spesa pubblicitaria dai Network al Programmatic, un fenomeno definito come tra i più significativi negli ultimi 20 anni nell’ambito dello scenario della comunicazione. Il ceo ha inoltre sottolineato com Aol si sia mossa in modo da essere posizionata dalla parte giusta del mercato rispetto a questo cambiamento.

Ora Aol continuerà a investire su mobile e sul video, due settori che alla pari del Programmatic Advertising hanno messo a segno una crescita di oltre il 100% in un anno. Per quanto riguarda il mezzo televisivo, Armstrong intende favorire l’integrazione con l’online sia della domanda che dell’offerta. Vanno lette in quest’ottica le due recenti acquisizione di Convertro e Adap.tv. «Gli inserzionisti sono alla ricerca di un modo per integrare digital e televisione, oltre che a un modo efficiente per automatizzare le attività di attribuzione degli spazi pubblicitari e di misurazione del Roi» – ha detto Armstrong.

Il ceo ha inoltre aggiunto che le soluzioni cross device di Aol hanno un’efficacia quasi totale, del 93% (competendo con il marketing “people-based” di Facebook), un dato importante dal momento che quasi la metà del traffico delle media properties del network proviene dai canali mobile (smartphone e tablet).