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Google punta a far diventare la tecnologia delle AMP uno standard “open”

Nella rassegna di oggi parliamo di Google e di due editori internazionali: il New York Times e Newsweek Media Group.

Google punta a far diventare la tecnologia delle AMP uno standard “open”

Google ha annunciato oggi di voler portare il progetto delle sue Accelerated Mobile Pages (AMP) al di fuori dei suoi confini, rendendolo uno standard utilizzabile da tutti. Se da un lato le AMP sono uno strumento apprezzato dagli utenti, che vedono caricare le pagine internet in maniera più veloce, dall’altro lato sono spesso viste dagli editori come l’ennesimo “walled garden”, in quanto per potere usifruire di prestazioni veloci su mobile i contenuti devono essere caricati su domini Google. Adesso la società ha dichiarato di star provando a convincere le associazioni deputate alla creazione degli standard digitali ad adottare la tecnologia alla base del funzionamento delle sue AMP, rendendola un framework di riferimento utilizzabile per tutte le pagine internet. Leggi di più su The Verge.

Vendita in Programmatic o diretta? Stesso team per il New York Times

E’ finita l’era della distinzione tra programmatic e non-programmatic. Almeno nei team vendita degli editori. Il New York Times ha recentemente assorbito la propria squadra dedicata al programmatic all’interno del suo team vendite generale. L’idea è quella di formare tutti i membri della squadra commerciale sulla vendita automatizzata, in modo che siano capaci di vendere qualsiasi tipo di formato pubblicitario della testata a qualsiasi tipo di inserzionista. Leggi di più su Digiday.

Inventory fraudolente, Newsweek Media Group sotto i riflettori

Tempi difficili per Newsweek Media Group. DoubleVerify avrebbe identificato, all’interno di alcune property dell’editore, un codice fraudolento capace di impedire a società di misurazione terze di determinare in maniera accurata la viewability di un annuncio durante la navigazione. L’editore ha dichiarato di aver prontamente rimosso il codice dai propri siti, e di avere anche licenziato due dipendenti legati alla faccenda. Intanto però alcune piattaforme di vendita, come AppNexus e SpotX, hanno deciso di interrompere i loro rapporti con il gruppo. Leggi di più sul Wall Street Journal.

Snapchat punta agli inserzionisti delle altre piattaforme; Facebook cambia metodo di misurazione

Mentre Snapchat punta ad attirare gli inserzionisti delle piattaforme concorrenti sul fronte dei formati video verticali, Facebook cambia metodo di misurazione per la reach organica della pagine, e il New York Times raccoglie i frutti di una scelta di business effettuata, timidamente, un po’ di anni fa.

Snapchat punta agli inserzionisti dei concorrenti

Snapchat ha lanciato un programma che offre crediti gratuiti ai brand che hanno recentemente acquistato annunci video verticali su Instagram, Facebook e qualsiasi altra piattaforma, Pinterest compresa, ad network e persino billboard digitali, e che sono stati precedentemente clienti del social del fantasmino. Le aziende possono applicare al programma tramite il sito di Snapchat. I crediti potranno essere usati per acquistare formati Snap Ads, valutati svariate centinaia di dollari. Leggi di più su Marketing Land.

Facebook utilizzerà la “viewability” per misurare la reach organica delle pagine

Novità sul fronte misurazioni per Facebook. Da lunedì 12 febbraio, la piattaforma social comincerà a misurare la reach organica delle pagine allo stesso modo di come conta quella degli annunci pubblicitari, ossia sulla base dei post realmente “viewable”. Fino ad ora il calcolo veniva effettuato sulla base del numero di volte che un post veniva erogato nella bacheca di un utente, anche se questo non scorreva abbastanza la pagina per visualizzare effettivamente il post. Leggi di più su Seeking Alpha.

Paywall? Sì, grazie. La strategia vincente del New York Times

La mossa del New York Times di mettere a pagamento la visualizzazione dei suoi articoli online sta pagando, e non poco. Il paywall della testata, avviato in maniera un po’ impacciata nel 2011, oggi conta oltre 2,2 milioni di lettori paganti, a cui se ne aggiungono altri 400 mila per le app standalone Crossword e Cooking. A fronte di una raccolta pubblicitaria digitale cresciuta nel 2017 del 14% a 238 milioni di dollari, il business degli abbonamenti online al Times è aumentato del 46%, a quota 340 milioni di dollari. Un trend che anno su anno sta crescendo al passo di Facebook e più rapidamente di Google. Leggi di più su Recode.

New York Times, focus sul Programmatic per l’espansione internazionale

Il New York Times ha un obiettivo ambizioso per il 2020: quello di raddoppiare le proprie entrate dal digital. E per farlo, ha intenzione di puntare anche su un’espansione a livello internazionale.

Nodo cruciale di questa espansione è il Programmatic. La testata infatti, pur continuando a sfruttare gli abbonamenti digitali, conta di spingere molto sulla raccolta pubblicitaria grazie alle attività di vendita automatizzata delle proprie inventory, ed avrebbe assunto dei responsabili del Programmatic in quei mercati dove conta di registrare le migliori performance: Londra e Singapore.

Secondo quanto scrive il sito Digiday, il New York Times starebbe presentando in questi giorni agli inserzionisti europei la propria offerta di pubblicità automatizzata, che ha i suoi punti forti su dati e video, con due eventi privati a Londra e Parigi.

«Pensiamo al Programmatic come a un modo differente di fare business, non come a una differente forma di acquisto – ha dichiarato Sara Badler, director of programmatic advertising del The New York Times -. Questo vuol dire che il Programmatic ha lo stesso valore delle vendite dirette, così come gli alti CPM e i formati ad alto impatto. Offriamo la stessa cosa per entrambi. Non ci sono inventory invendute o coda lunga».

L’editore ha aperto l’intera sua inventory al Programmatic, mettendo a disposizione degli inserzionisti su ogni formato sia la possibilità di un acquisto diretto sia quella di una transazione automatizzata. Lo scorso anno, dei 209 milioni di dollari di raccolta pubblicitaria, una buona parte derivava proprio dalla vendita data driven.

L’offerta della testata può contare anche su una soluzione di header bidding server-side.

Il New York Times punta su Programmatic e Native Advertising. Ricavi digital +17% nel Q3

Il New York Times diventa sempre più digital. L’autorevole quotidiano americano ha infatti reso noto i numeri relativi al terzo quadrimestre dell’anno (luglio-agosto-settembre 2014) che sostanzialmente evidenziano una crescita dei guadagni provenienti dai canali digital.

In particolare, il fatturato dell’area digital è cresciuto del 17% nel Q3 – con le iscrizioni alla versione mobile del New York Times che nello stesso periodo sono aumentate del 20% – contribuendo in maniera decisiva al risultato complessivamente positivo per l’editore, che riporta ricavi totali in aumento dell’1%.

Come sottolineato anche dal CEO Mark Thompson, questi dati confermano il naturale declino della carta stampata in favore dei media che consentono l’immediata fruizione dei contenuti giornalistici: «Smartphone, tablet e piattaforme video sono la principale ragione che ci hanno spinto a investire cospicuamente sul digital» – ha detto Thompson in occasione della tradizionale conferenza stampa di presentazione dei risultati.

Tuttavia, seppur in crescita, i ricavi pubblicitari su internet non riescono ancora a compensare completamente le perdite della pubblicità tradizionale (un trend che peraltro trova corrispondenza anche in Italia, come dimostra per esempio l’ultima relazione finanziaria del Gruppo Espresso) e permane il gap con il mobile, che rappresenta appena il 10% dei guadagni complessivi. Per ovviare a questa criticità, il New York Times ha creato delle apposite unità aziendali che si occupano d’individuare e sperimentare nuove modalità pubblicitarie per il mobile, come ad esempio il Native Advertising e i contenuti 100% touchable a schermo intero, fruibili sia su smartphone che su tablet.

Il New York Times sta puntando sempre di più anche sul Programmatic Advertising. L’obiettivo è favorire la compravendita degli spazi pubblicitari così da creare una maggiore dinamicità sul mercato e generare valore per il business, contestualmente ad una comprensione più puntuale e mirata dell’audience cross-device.

«Stiamo compiendo tanti passi avanti nello spazio Programmatico – ha detto l’executive vice presidente Advertising del NYT, Meredith Levien -. Abbiamo fatto un bel po’ di lavoro quest’anno sul nostro stack tecnologico e ci aspettiamo che quest’area rappresenti una parte più significativa della nostra attività nel corso del 2015».

La strategia recentemente presa dal quotidiano sembra cominciare a dare i suoi primi risultati. Dalla relazione trimestrale si evince infatti che le iscrizioni sono aumentate del +20% (+44.000 nuovi abbonati), in larga parte dovute all’ottimizzazione dell’offerta pubblicitaria sui canali digital & mobile.

Per quanto riguarda il futuro, il New York prevede una chiusura d’anno positiva, con un aumento dei ricavi e delle iscrizioni, anche se non ai livelli del Q3/2014.

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