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Nielsen si rafforza sull’attribuzione con l’acquisizione della società specializzata Visual IQ

Nielsen ha annunciato di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di Visual IQ, fornitore indipendente di modelli di attribuzione multitouch.

A seguito dell’intesa, di cui non sono stati resi noti i termini economici, Nielsen entrerà in possesso non solo della piattaforma di attribuzione di Visual IQ, ma anche di dati, tecnologie e proprietà intellettuale della società.

Le soluzioni di Visual IQ verranno integrate all’interno della suite di prodotti di Nielsen per l’efficacia del marketing, contribuendo a renderli più veloci e scalabili. Inoltre, l’operazione darà a Nielsen accesso a nuovi dati proprietari di aziende, retailer ed editori, utili per l’ottimizzazione dell’allocazione degli investimenti pubblicitari e di marketing dei suoi clienti.

«La nostra acquisizione di Visual IQ rafforza le attuali capacità di Nielsen nell’ambito delle soluzioni per un marketing efficace, portando velocità, granularità e scalabilità alla misurazione del ROI – commenta Matt Krepsik, Global Head of Product Leadership for Marketing ROI di Nielsen -. La ricca esperienza di Visual IQ sull’attribuzione e la digital intelligence, combinata alle soluzioni di primo livello di Nielsen per l’efficacia del marketing forniranno ad aziende, editori e agenzie una piattaforma olistica capace di offrire la trasparenza necessaria per ottimizzare e migliorare il ROI».

L’accordo dovrebbe essere chiuso entro il mese di ottobre.

Creare annunci adv su Snapchat: arriva un nuovo strumento self-service

Mentre l’azienda cui fa capo, Snap Inc., si mostra particolarmente interessata all’acquisizione di startup in ambito ad tech, Snapchat annuncia ufficialmente la disponibilità di un nuovo strumento volto a facilitare la vita dei suoi inserzionisti.

Si chiama Snap Publisher e, annunciato un mese fa, è ora disponibile per tutte le aziende che investono sul social a livello globale. Si tratta di uno strumento self-service che consente di creare in pochi passi un annuncio ad hoc per la piattaforma, senza l’intervento di società terze. Tra i suoi principali vantaggi c’è quello di poter convertire un video orizzontale in un formato verticale ottimizzato per Snapchat, ma il tool permette anche di arricchire gli spot con testi e animazioni, e di generare versioni multiple di Snap Ads (video verticali di massimo 10 secondi). Tutti procedimenti che normalmente comportano dei costi aggiuntivi per le aziende.

La nuova funzione va ad arricchire Ad Manager, la piattaforma recentemente lanciata da Snapchat per consentire ad inserzionisti di tutte le dimensioni di acquistare, creare e targettizzare campagne sul social network in modalità self-service.

Non c’è dubbio che Snapchat stia ultimamente muovendosi molto sul fronte pubblicitario, con una serie di arricchimenti della propria offerta commerciale e varie partnership e acquisizioni nel campo della misurazione e dell’attribuzione. Ma bisogna vedere se la messa a disposizione degli inserzionisti di strumenti efficienti e trasparenti per l’acquisto di pubblicità sarà affiancata anche da una crescita del numero di utenti. Per quello bisognerà aspettare la prossima trimestrale della società, i cui dati verranno ufficializzati il mese prossimo.

Nel primo trimestre 2017 il social ha raggiunto i 166 milioni di utenti unici giornalieri, contro i 188 attesi dagli analisti.

Traffico “non valido” sotto il 5% per gli editori FCP-Assointernet

Prosegue il lavoro sul tema della Viewability portato avanti da UPA, FCP-Assointernet e altre associazioni del settore. Il tavolo congiunto che in febbraio ha prodotto il documento “Viewability: alcuni principi base per favorirne un uso più omogeneo nel mercato” (leggi l’articolo dedicato) si è allargato a tutte le otto associazioni che lavorano al “Libro bianco sul digitale” vale a dire Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, Fieg, IAB Italia, Netcomm, Unicom, UPA e ha realizzato un test per la rilevazione delle discrepanze nella misurazione dei diversi vendor.

Il test è stato reso possibile dalla collaborazione delle aziende UPA e delle concessionarie FCP-Assointernet che hanno messo a disposizione campagne e spazi e degli istituti che hanno misurato i risultati, ossia Comscore, DMA/Nextplora, Moat, Nielsen by Integral Ad Science, Sizmek.

L’analisi è basata su due campagne “in vivo” online rispettivamente nei mesi di maggio e agosto. Gli obiettivi principali sono stati: quello di verificare eventuali warning tecnici nella misurazione della Viewability da parte degli operatori presenti nel mercato, che coinvolgano sia terze parti indipendenti di misurazione sia gli attori impegnati nella delivery delle campagne, e quello di identificare delle misure di discrepanza per i formati/device comparabili da un punto di vista tecnico.

Va sottolineato che il test, per ora, non ha considerato la variabile programmatic, “rimandata ad analisi successive”.

Il test evidenza in alcuni casi discrepanze non di lieve entità tra i diversi vendor che si allargano ulteriormente nella misurazione del mobile. Sono state verificate anche le percentuali di traffico non valido riscontrate nel perimetro delle property delle concessionarie FCP aderenti al test che risultano essere sempre per tutti i test e gli istituti coinvolti inferiori al 5%. Di conseguenza, la misurabilità delle impression servite per questi test è risultata sempre superiore al 90%.

Sulla base delle evidenze emerse, il documento sviluppato sottolinea che esistono formati che gli istituti non riescono a misurare, soprattutto su mobile, e che “per quanto riguarda l’approccio di calcolo da utilizzare per la viewability delle impressions non misurabili, non esiste al momento una convenzione condivisa”.

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Non solo ad blocking. Ecco i temi che più preoccupano gli editori nel 2016

Viewability, attribuzione e misurazione. Sono questi i temi che più preoccupano l’industria editoriale quest’anno, secondo una ricerca della società di software pubblicitari Mixpo, riportata da emarketer.

L’azienda ha effettuato un sondaggio su 205 professionisti pubblicitari statunitensi del ramo editoriale, riguardo lo stato dell’advertising digitale. E tra le varie domande, ha anche chiesto loro quali sono i temi che più li preoccupano quest’anno.

Secondo i risultati dello studio, il 69% dei rispondenti ha segnalato come molto preoccupante o estremamente preoccupante sia l’argomento viewability che quello attribuzione e misurazione. Tra gli altri temi “hot” anche quello delle frodi e dell’ad blocking.

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A sorpresa, altri temi come l’avanzata dei social media (con le relative questioni inerenti la distribuzione dei contenuti editoriali) e la mancanza di inventory display di qualità sono apparse meno preoccupanti di quanto si pensava: addirittura oltre il 20% degli intervistati ha detto di non avere alcuna preoccupazione in proposito.

Weborama e Integral Ad Science insieme. Tutti i dettagli della partnership

Weborama e Integral Ad Science insieme.

L’azienda europea leader nella Data Science e nell’ad-tech, ha scelto il leader globale nella valutazione della media quality per creare un’esclusiva integrazione fornendo una maggiore capillarità nella misurazione qualitativa dell’inventory per le campagne video.

La tecnologia di Integral Ad Science consentirà di monitorare a tutti i livelli il rischio di brand safety, le frodi derivanti da attività bot e le percentuali di viewability. Weborama utilizzerà dunque la data intelligence di Integral Ad Science per facilitare ulteriormente il processo di set up delle attività video.

«L’ascesa del Programmatic Advertising ha dato la possibilità di accedere a enormi bacini di inventory, richiedendo l’utilizzo di Tool in grado di verificare la qualità di ogni ad-impression prima dell’effettivo acquisto. Sui video preroll c’è poi spesso la necessità di passare attraverso ulteriori step con le ad-ops per poter misurare la qualità e la viewability delle impression», spiega Roberto Carnazza, Weborama Italy Country Manager. «Con questa partnership abbiamo eliminato la necessità di questi ulteriori step di trafficamento così che tutti i clienti Weborama che vorranno utilizzare il nostro formato video VPaid Html5 potranno accedere alla suite di servizi IAS già implementata».

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Elisa Lupo, Country Manager Italia per Integral Ad Science, aggiunge: «Integral Ad Science è felice di aver stretto questa collaborazione con Weborama garantendo una misurazione per i formati video il più dettagliata possibile ed assicurando ai clienti un processo di implementazione semplice e veloce. Weborama da questo momento può fornire a tutti i propri clienti le metriche IAS integrate nativamente all’interno del formato video preroll VPaid Html5. Questa è la prima integrazione nativa sul formato preroll che viene effettuata sul mercato italiano».

I clienti di Weborama beneficeranno di un processo di set up semplificato: nel momento in cui i file video vengono inviati al team operativo di Weborama, il formato preroll potrà essere erogato da ogni DSP o adserver della concessionaria. In questa fase e in modo automatico, IAS verificherà tutti i dati in termini di brand safety, percentuali di viewability e tipologie di frode.

Weborama è la prima azienda in Italia a integrare le capacità tecnologiche video di IAS per il formato VPaid Html5.

Questa partnership esclusiva, evidenzia la determinazione di Weborama di innovarsi continuamente nel settore del digital video advertising, aiutando a offrire formati con maggiore interazioni per l’utente combinando la brand safety, viewability e minimizzando l’impatto delle eventuali frodi.

Anche l’email marketing guarda all’automazione: secondo i marketer è uno dei focus del 2016

Automazione e misurazione: sono questi i temi chiave dell’email marketing quest’anno. A dirlo è l’Email Marketing Industry Census 2016, una ricerca di Econsultancy ed Adestra dedicata all’email marketing, che ha coinvolto 1150 marketer a livello globale tra febbraio e marzo del 2016, tra manager d’azienda e agenzie/consulenti/fornitori.

Secondo i risultati dello studio, il 34% degli email marketer ha detto che il tema delle campagne automatizzate è uno dei loro tre principali focus quest’anno. Al secondo posto ci sono misurazioni ed analytics (citate nella top 3 dal 28% dei rispondenti), a seguire strategy/campaign planning (27%), segmentazione (24%) e personalizzazione (22%).

Tutti i dati sono in crescita rispetto allo scorso anno, salvo il tema della segmentazione che si è mantenuto stabile nei 12 mesi.

Lo studio ha rivelato inoltre come l’email marketing è considerato un canale di comunicazione molto performante: secondo il 73% degli intervistati, infatti, l’email ROI è “eccellente” o “buono”, davanti a SEO, content marketing, paid search e direct marketing.

comScore accelera sulla misurazione dell'adv cross-piattaforma: stretto un accordo con Adobe

Pochi giorni dopo l’avvio di un’intesa pluriennale con Viacom, la prima dopo la fusione con Rentrak, comScore stringe una nuova partnership strategica sul fronte della misurazione della pubblicità, stavolta con Adobe.

L’accordo è stato presentato oggi in occasione dell’Adobe Summit di Las Vegas, e segna un nuovo passo avanti di comScore verso la misurazione di audience e video adv cross-piattaforma.

La collaborazione, di portata globale, tra i due player prevede l’integrazione, da parte di comScore, dei dati di Adobe Certified Metrics (informazioni di tipo censuario, non proxy nè panel) nelle sue suite di prodotti Cross MediaAudience e Advertising, rendendo possibile per i propri clienti comparare metriche chiave come la partenza di contenuti video, il tempo medio impegato a guardare il filmato e i livelli di engagement pubblicitario tra property e property a livello cross-mediale, cioè anche su smartphone, tablet, console di gioco e device di video OTT.

D’altra parte, Adobe integrerà i dati di comScore sulle audience, incluse le informazioni demografiche, all’interno della sua DMP Adobe Marketing Cloud, favorendo una migliore targettizzazione delle campagne a livello multicanale, inclusi email, video, display e search: i clienti della piattaforma di Adobe potranno infatti stimare quanto una campagna potrà performare bene su uno specifico segmento di pubblico.

In definitiva, l’accordo si propone di migliorare la misurazione dei comportamenti di fruizione mediatica e pubblicitaria delle audience digitali, fornendo ai clienti delle due società informazioni precise, su base censuaria, per pianificazioni più ottimizzate.

Adobe intanto lancia la sua piattaforma dati cooperativa

La partnership con comScore non è la sola novità presentata da Adobe nel suo summit californiano. La società ha annunciato anche la nascita di Adobe Marketing Cloud Device Co-op, una piattaforma di condivisione dati aperta alle aziende che si propone di superare il problema dei cookie nell’identificazione degli utenti attraverso più touch point digitali.

Il progetto consiste in un network di dati condivisi da più aziende. Ogni brand può immettere nella piattaforma i dati sui suoi consumatori e utilizzare quelli condivisi da altri, con l’obiettivo, tramite il loro incrocio, di completare la visione del proprio target attraverso tutti i touch point digitali, per esempio tra pc e smartphone. Una possibilità che oggi possono offrire solo i player che vantano un grande numero di utenti loggati, come Facebook e Google.

Moat raccoglie 50 milioni di dollari di investimenti e lancia la sfida a Google, Nielsen e comScore

Iniezione di capitali per la società di analytics Moat, che in un nuovo round di investimenti ha raccolto 50 milioni di dollari, grazie cui potrà rafforzare la propria struttura e puntare a nuovi, ambiziosi, obiettivi.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Moat, attualmente uno dei principali player nel campo della misurazione della viewability, punta ad ampliare di molto la sua offerta: nelle sue intenzioni, infatti, ci sarebbe lo sviluppo di una metrica standard per la compravendita di adv digitale.

A dirlo alla testata è stato lo stesso co-founder e chief executive Jonah Goodhart, il quale ha rivelato che Moat sta attualmente lavorando a un nuovo metodo di misurazione della pubblicità online, che servirà sia agli inserzionisti sia ai publisher per capire se e quanto gli utenti prestano attenzione agli annunci adv e qual è l’impatto che questi hanno su di loro.

Nello specifico, l’obiettivo di Moat è quello di portare gli inserzionisti a negoziare accordi pubblicitari sulla base di questa nuova metrica, e non più attraverso la quantità di annunci “serviti” su una pagina web.

Questo, in altre parole, rappresenterebbe una sfida non solo nei confronti di Google, che attualmente con DoubleClick è il principale ad server del mercato, ma anche di player come comScore e Nielsen che ai dati di erogazione delle campagne aggiungono informazioni sul tipo di audience esposta alla campagna, per esempio di tipo demografico. Tool di misurazione che, secondo Moat, non bastano, visto che sempre più investimenti adv si spostano dai banner standard online al video e al native su piattaforme come YouTube, Snapchat e Facebook, con cui peraltro Moat già collabora a livello di tracking della viewability.

Il round di investimenti è stato condotto da Insight Venture Partners, e segue un altro, precedente afflusso di capitali di 17 milioni di dollari. Verrà utilizzato anche per potenziare l’organico della società, per il quale quest’anno si punta a un raddoppio dei membri.

 

 

 

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