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La blockchain rivoluzionerà davvero la pubblicità digitale?

Al DMEXCO le predizioni sul futuro del mercato e su quelli che saranno i suoi temi dominanti catturano sempre l’attenzione, ed anche quest’anno è stato così.

Tra gli argomenti in cima alla lista delle nuove tendenze c’è stato in particolare un nome molto presente nelle conversazioni tra gli operatori intervenuti all’evento: quello della blockchain. Una tecnologia che, nonostante non sia ancora adottata nei processi core delle aziende,sta iniziando a vedere una serie di applicazioni nel mondo della pubblicità digitale, con alcuni primi progetti pilota e l’intenzione di farne uno strumento utile a migliorare settori come l’ad serving, l’attribution e la data verification.

La blockchain riuscirà davvero a rivoluzionare l’advertising digitale? Secondo Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, prima di poter dare risposta a questa domanda è necessario fare delle precisazioni.

«Di fianco alla possibilità di aumentare la trasparenza e la qualità nell’industry – pensiamo solo all’opportunità di avere dati socio-demografici effettivamente validati dall’utente – ci sono alcune questioni di fondo da dover smarcare per poter accertare se queste tecnologie possono realmente migliorare in modo significativo lo scenario della pubblicità digitale», spiega il manager.

«Dal punto di vista tecnologico – prosegue Marzan – è chiaro che la velocità di aggiornamento dei dati in blockchain è troppo lenta rispetto agli standard del programmatic advertising, e quindi la blockchain ben si applica in situazioni dove l’aggiornamento del dato avviene con tempi di qualche ora, se non di un giorno; dal punto di vista della filiera del valore si sta invece discutendo quanto l’abolizione di asimmetrie informative – che la blockchain andrebbe a ridurre – possa poi costituire un vero valore finale per il publisher e gli intermediari strettamente necessari».

Resta di fatto che quello della blockchain è un argomento su cui si sta discutendo molto a livello di industry. Tanto è vero che al tema è stata dedicata molta attenzione anche in occasione di un’altra manifestazione di settore, l’ATS London 2018, evento europeo dedicato al programmatic adv, in cui peraltro «è stato offerto un quadro completo di tutti gli ambiti di applicabilità della blockchain nel digital advertising».

Marzan, MainAd: «I trend del futuro: rapporto tra brand e consumatori, cloud e tecnologie vocali»

La cura del rapporto tra brand e consumatori, il cloud e le tecnologie vocali. Secondo Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, questi trend sono tre temi cui gli advertiser dovranno prestare attenzione nel prossimo futuro.

«Lo abbiamo visto quest’anno a IAB Interact», ci ha spiegato il manager, sottolineando come al recente evento di IAB Europe queste tre tematiche sono emerse in maniera preponderante.

«In primo luogo – prosegue Marzan -, in una società, come l’attuale, fatta di rapidi cambiamenti, dove con un click o uno swipe si creano i trend del futuro, coltivare il rapporto tra brand e consumer è sempre più una sfida. In questo contesto, Oath ha presentato il concetto “Brand Love”. Partendo dall’idea di costruire sulla fedeltà, “brand love” si definisce come uno stretto legame B2C basato su rispetto, fiducia e valori comuni, come in tutte le relazioni d’altro canto».

Il secondo fattore è il cloud, «che avvicinerà i brand ai consumer su un livello pratico con due terzi dei consumer rivolti verso una connessione diretta con i brand».

Infine, a cambiare le regole del gioco, la voice technology, «che permette di comunicare con gli utenti in modo naturale creando un senso di familiarità. Recentemente gli smart assistant hanno fatto piccoli passi per configurarsi come advertising platform del futuro. Si tratta infatti di una realtà già integrata nella vita quotidiana di molti utenti, offrendo l’opportunità di esplorare l’engagement attraverso voice ads».

L’Intelligenza Artificiale di MainAd premiata al Top Expo 2017 di Shanghai

MainAd, la società ad-tech pescarese fondata da Piero Pavone, Marino Gualano e Marco Cotumaccio, ha ricevuto il premio per “The Best Artificial Intelligence Technology nell’E-Commerce Industry” al Top Expo 2017 di Shanghai, assegnato in questi giorni a fronte dell’evoluzione della tecnologia proprietaria lanciata a giugno con il nome di Logico (leggi l’articolo dedicato).

Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, ha commentato il riconoscimento e ha approfondito il funzionamento della soluzione.

Quale valore ha per la vostra società questo premio?

«Il riconoscimento ottenuto a Shangai si inserisce nel percorso di forte crescita di MainAd, incentrato su tre aree: la tecnologia, il business development internazionale ed il team. Le ultime innovazioni di Logico sono state presentate anche al dmexco 2017 (leggi il nostro reportage sulla fiera di Colonia), dove la società è stata presente con un suo spazio espositivo e parte della squadra. A partire da ottobre presenteremo al mercato l’evoluzione di Logico che si porrà come piattaforma direttamente accessibile e utilizzabile da parte di clienti e agenzie».

Il premio assegnato a MainAd riguarda proprio la vostra tecnologia di Intelligenza Artificiale. Come viene applicata alla soluzione?

«Logico utilizza varie componenti tra cui algoritmi predittivi che selezionano in modo trasparente i bid che hanno la più alta probabilità di vincere un’asta sulla base del matching fra utente e spazio pubblicitario, relativamente agli obiettivi specifici della campagna pubblicitaria.

Inoltre, è dotato di bidder proprietari direttamente integrati nelle principali SSP di mercato e gestisce l’acquisto alla fonte, solo su spazi pubblicitari non intermediati da più player ed evitando di mettere in concorrenza quegli spazi gestiti da più di una SSP. Gli applicativi di Machine Learning di Logico operano per ottimizzare il media buying e la delivery con una logica user-centrica, secondo diverse strategie basate sul ROI obiettivo».

IAB Seminar, Programmatic a +25% nel 2017. Noseda: «È motore di crescita del settore»

Dati, trasparenza e qualità sono i tre fattori su cui si è concentrato lo IAB Seminar Programmatic & Marketing Automation, svoltosi oggi martedì quattro luglio presso il Mico.

Perché se le ricerche rilevano, da una parte, che le tecnologie per la pubblicità hanno innescato l’espansione del settore è vero, al contempo, che molte aziende utilizzano tali strumenti con cautela o, in casi estremi, li considerano con scetticismo.

«Il Programmatic si è dimostrato un motore della crescita di questo mercato. Abbiamo voluto questo fortemente questo Seminar dedicato proprio perché crediamo che non siano state sfruttate tutte le sue potenzialità. Sono molte le aziende che ancora non hanno il coraggio di utilizzare questo mezzo, ma le esorto comunque a osare e sperimentare. Solo rischiando si potrà apprendere dai propri errori, migliorandosi e traendo maggiori benefici», ha dichiarato Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia.

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Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia

Lo stato del Programmatic in Italia

L’Osservatorio Internet Media di IAB Italia e del Politecnico di Milano ha rilevato che il Programmatic nel nostro Paese arriverà a valere 400 milioni di Euro nell’anno in corso, con una crescita a doppia cifra del 25% rispetto al 2016. Aumenta anche il peso del Programmatic all’interno del budget totale di pubblicità su Internet, passando dal 13% del 2016 al 15% del 2017, mentre la percentuale rispetto alla Display passa dal 23% al 28%.

L’importanza crescente delle tecnologie per l’automatizzazione è dimostrata anche da un’ulteriore indagine dell’associazione, realizzata in collaborazione con Human Highway, che ha analizzato l’utilizzo di Programmatic, automazione del marketing e gestione strategica dei dati da parte di alcuni grandi e piccoli investitori, appartenenti ai più disparati settori merceologici.

Dal sondaggio è emerso che il 65% delle aziende intervistate ricorre al Programmatic Advertising, il 35% utilizza la Marketing Automation, il 43% sviluppa sistemi per la raccolta e l’analisi dei dati e il 28% acquista ricerche e analisi dei dati. Esaminando le risorse dedicate a queste attività, si scopre che quasi il 30% delle aziende intervistate dedica al Programmatic Advertising un quarto del budget di marketing.

In seguito all’intervento di Noseda, sul palco sono intervenuti Sebastiano Cappa e Michele Marzan. I due consiglieri IAB Italia, dopo aver individuato alcune parole chiave dell’evento, come intelligenza artificiale, machine learning e data-management platform, hanno specificato come con questo incontro la sigla abbia voluto essere «più vicina al cliente». Un impegno che si è concretizzato sia attraverso l’organizzazione di due workshop dedicati all’automazione del marketing e al Programmatic, sia attraverso l’istituzione di un Advisory Board composto dai principali clienti inserzionisti, i quali hanno attivamente contribuito alla ideazione dell’agenda del Seminar.

Cappa (IAB Italia): «Un contributo per cancellare le zone d’ombra»

In un Seminar ricco di spunti, dati, trasparenza e qualità sono state le parole più ripetute, a conferma della volontà dell’Associazione di promuovere la pubblicità online non solo quantitativamente, ma con un occhio alla qualità.

«La spesa in programmatic – ci ha detto a margine Sebastiano Cappa, consigliere di IAB Italia, quest’anno crescerà del 25%, raggiungendo i 400 milioni di euro: gli investitori pubblicitari hanno consapevolezza delle opportunità del programmatic, eppure i feedback che abbiamo dai clienti segnalano che permangono zone d’ombra in quest’ambito che non favoriscono una crescita sana del mercato. Temi come qualità e brand safety, in particolare, oggi vanno affrontati con chiarezza per difendere il brand internet, e valorizzarne i vantaggi».

«Con questo Seminar – ha aggiunto Cappa – abbiamo voluto offrire un contributo per dimostrare come oggi il mercato offra tutti gli strumenti necessari per realizzare campagne in programmatic o tramite canali di digital marketing automatizzato con qualità, trasparenza e con un approccio più corretto verso l’utente. Abbiamo, inoltre, messo in un unico “contenitore” Programmatic e Marketing Automation, riflettendo la tendenza del mercato, ormai molto forte anche presso i clienti, di considerare advertising e il marketing come due ambiti sempre più interconnessi, grazie anche alle possibilità offerte dalla tecnologia».

Tutti i protagonisti dello IAB Seminar

I quattro filoni attorno ai quali si sviluppati gli interventi in agenda sono Data Strategy, Quality&Transparency, Marketing Automation e Nuove Frontiere. In ambito dati e strategia, il primo a intervenire è stato Oliver Kanders, Director Market Builing & Marketing di zeotap, che ha passato in rassegna vantaggi e opportunità offerti dal Programmatic, poi ha preso la parola Gianmario Verona, Rettore dell’Università Commerciale “Luigi Bocconi”, che ha ricordato quanto sia necessaria la formazione permanente nello sviluppo di nuove professionalità in ambito marketing e tecnologie.

Successivamente, sono saliti sul palco Giovanna Loi, Managing Director di M[Platform] e il nuovo Managing Director di Xaxis Italia, Erik Rosa, che hanno spiegato l’importanza dell’analisi di tutti i punti di contatto per ottenere preziosi insight sul consumatore. Andrea Campana, Ceo di Beintoo, ha poi illustrato come utilizzando tecniche di hyper-targeting e geo-fencing, attraverso piattaforme proprietarie di media buying e data management, la società sia in grado di sapere dove si trovano gli utenti e cosa stanno facendo quando guardano e interagiscono con un annuncio.

Alla discussione sul tema della qualità e della trasparenza, hanno partecipato Luca Morpurgo, Regional Director Southern Europe di FreeWheel, Christina Lundari e Andrew Weston, rispettivamente General Manager per l’Italia di Oath e Global Product Sales di Exponent Tech. Presenti alla tavola rotonda intitolata “Qualità, opportunità e modelli d’acquisto: le nuove tecnologie”, Bruno Maggioni, Web Account di Publiadige, Michele Marzan, in qualità di Chief Strategy Officer di MainAd, Simone Pepino, Sales Director di Ligatus Italia e Stefano Spadini, Ceo di Havas Media Group. Ha parlato di trasparenza invece Domenico Pascuzzi, Head of Marketing & Advertising di Italiaonline.

Incentrati sull’automazione del marketing gli interventi di Stefano Branduardi, Marketing Director di MailUp, Andrea Lamperti del Politecnico di Milano, Aldo Agostinelli, Consigliere di IAB Italia, e Fabio Dotti, Senior Manager di EY Advisory.

Nell’ultima parte, dedicata alle nuove frontiere, hanno preso la parola Paola Colombo, General Manager Adtech & Business Development di Publitalia ’80, il fotografo Oliviero Toscani e Settimio Benedusi, che hanno messo in luce l’importanza della componente creativa di un progetto di comunicazione, il Managing Director per l’Italia di Teads, Dario Caiazzo e Jennifer Derke, Director of Product, Programmatic and Data di IAB Tech Lab.

Si è svolta poi la tavola rotonda “Digital Out Of Home: Programming The Future”, con Michele Casali, Marketing Manager di IGPDeacaux, Paolo Dosi, Ceo di Clear Channel Italia, Marco Orlandi, Responsabile Operations & Product innovation – Media & Adv di Grandi Stazioni Retail, Andrea Salvati, Vice President for Sales Coordination and Digital Development di Class Pubblicità e Marco Valenti, Fondatore e Ceo di Moving Up.

Infine, hanno chiuso il Seminar gli interventi di Daniele Sesini, General Manager di IAB Italia e della Marketing Manager, Chiara Mauri.

MainAd presenta Logico, la nuova soluzione di machine learning per la pubblicità digitale

In un incontro riservato alla stampa, tenutosi oggi presso il Bulgari Hotel di Milano, MainAd ha presentato ufficialmente Logico, uno strumento che impiega algoritmi di Machine Learning per ottimizzare l’acquisto e l’erogazione di pubblicità digitale.

La tecnologia di Logico, sviluppata dalla stessa società e totalmente proprietaria, si basa sull’infrastruttura cloud di Google, ovvero l’API (application programming interface) di Open Bidder, e utilizza il suo stesso motore di calcolo.

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Michele Marzan e Marino Gualano durante la presentazione di Logico

«La collaborazione con Google ci consente di ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai nostri concorrenti perché siamo i primi ad utilizzare questo modello, infatti, il nostro caso sarà discusso proprio al Google Cloud Fest che si terrà a Milano il 28 giugno. Sotto il profilo tecnologico, siamo in costante aggiornamento grazie al lavoro dei nostri venti ingegneri; ambiamo a fornire un servizio replicabile e utilizzabile su scala globale», ha dichiarato Marino Gualano, General Manager di MainAd.

La soluzione si articola in una componente di bidding, orientata all’acquisto automatizzato, e in una di intelligenza artificiale, grazie a cui raccoglie e analizza i dati dei consumatori per implementare, secondo logiche predittive, strategie di comunicazione dinamica. Nello specifico, Logico consente alle aziende clienti di impiegare tecniche di retargeting e prospecting in Programmatic lungo tutto il funnel.

«Questa soluzione porta MainAd a un’evoluzione. Il machine learning è sicuramente l’approccio migliore per gestire i dati, grazie ad esso siamo in grado di raffinare le attività sia dal lato dell’acquisto che dal lato creatività. Grazie a Logico, già utilizzato da un terzo dei nostri clienti, continuiamo a crescere nonostante l’elevata competitività di questa industria», ha commentato Michele Marzan, Chief Strategy Officer della società pescarese.

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Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd

MainAd continua a crescere. Al vaglio l’apertura in Cina e Stati Uniti

Fondata nel 2007 a Pescara da Piero Pavone, Marino Gualano e Marco Cotumaccio, rispettivamente Chief Operation Officer, General Manager e Chief Executive Officer, MainAd ha attraversato negli anni un processo di profonda trasformazione tecnologica e aziendale, evolvendosi da piccola società specializzata in Search Engine Marketing a operatore di rilievo nel mercato delle tecnologie per la pubblicità.

In dieci anni di attività, la struttura ha registrato un tasso annuo di crescita del 50%, fino a raggiungere un fatturato di 12,4 milioni di euro nel 2016; per quest’anno, l’obiettivo è fissato a quota 15 milioni. Attraverso le campagne gestite per i suoi 300 clienti, MainAd è operativa in circa ottanta paesi, con 380 milioni di utenti profilati.

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Un momento dell’incontro tra MainAd e la stampa

L’espansione, ha specificato Gualano, è esclusivamente organica e realizzata attraverso operazioni di autofinanziamento, anche se il management ha comunicato di essere disponibile in questo momento a proposte esterne di investimento: «Fino ad ora, in tanti hanno bussato alla nostra porta, abbiamo rifiutato le operazioni di carattere meramente finanziario o che non aggiungevano valore alla società, né sotto il profilo societario né sotto quello tecnologico. Da quest’anno, però, abbiamo deciso di aprirci al mercato».

Ad oggi, la società ad-tech impiega nel suo organico oltre ottanta professionisti in tutto il mondo ed è presente con otto uffici a Pescara, Milano, Londra, Instanbul, Santiago del Cile, Manila, Trivandrum e Bangalore, a cui in futuro potrebbero aggiungersi due nuove sedi localizzate negli Stati Uniti e in Cina.

Programmatic e creatività: una combinazione vincente

Per via del suo focus sulla velocità, il programmatic advertising è talvolta visto da alcuni come l’antitesi dell’originalità. Ma pur sempre di advertising si tratta, e quindi immaginate il potere di combinare i concetti apparentemente contraddittori di programmazione e creatività per massimizzare le prestazioni pubblicitarie.

L’adozione del programmatic adv è in aumento, con l’85% degli inserzionisti e l’83% delle agenzie in tutta Europa del Sud che già utilizzano queste tecnologie e gli investimenti in programmatic continuano a crescere anche in Italia. Si sa che vi sono alcuni ostacoli da superare: bisogno di competenze atte a gestire nuove tecnologie, chiarificazione dei ruoli nella filiera anche a supporto di una maggior trasparenza, protezione del brand dell’inserzionista in talune situazioni. Nulla di nuovo all’orizzonte, quando si tratta di novità, e la industry è focalizzata su questi temi anche perché è chiaro come il programmatic consenta un preciso targeting delle audience su ampia scala, permettendo ai brand di raggiungere gli individui con specifici interessi e bisogni al momento giusto, su una vasta gamma di canali e dispositivi. Eppure, la performance delle campagne non è ancora decollata soprattutto perché si adottano strategie troppo generiche nella gestione dei messaggi verso gli utenti.

Incorporando l’automazione nella gestione della creatività si dà seguito alla cosìdetta “DCO”: dynamic creative optimization; grazie a questo le marche possono prestare molta più attenzione al messaggio in relazione al targeting e ottenere il meglio di entrambi i mondi: messaggi su misura per i destinatari in larga scala. Con il bisogno che la fiducia nella pubblicità aumenti notevolmente soprattutto nel digital adv che è sempre sottoposto ad una misurazione maniacale, questa tecnica innovativa è proprio ciò che serve per aumentare i risultati e quindi l’ottimismo.

Cos’è la dynamic creative optimization?

Quindi, che cosa è esattamente la DCO e quali sono i vantaggi di unire la programmazione con la creatività?

DCO è un risultato di composizione della creatività finale basato sui dati, ottenendo quindi messaggi personalizzati in tempo reale sotto ovviamente lo stretto controllo di brand guidelines definite a priori. A priori un singolo framework contiene elementi creativi multipli come immagini, informazioni sui prodotti e call to action che possono essere combinati per creare decine o centinaia di variazioni di annunci. Mentre la DCO – dynamic creative optimization – si affida molto all’applicazione di algoritmi intelligenti e del machine learning, questa richiede anche le caratteristiche umane dell’immaginazione e l’ispirazione per introdurre elementi creativi che catturino i consumatori. Quindi, il naturale vantaggio all’automatizzazione offerto dalla tecnologia consente ai marketer di dedicare più tempo alla parte creativa.

Gli elementi creativi vengono selezionati in base ai dati provenienti da una moltitudine di fonti, inclusi dati comportamentali, contestuali o geografici, che solo le tecnologie automatizzate hanno la capacità di elaborare in tempo reale. Il messaggio può essere adattato alla posizione dell’individuo nel funnel di conversione, sia che si tratti di un cliente nuovo o esistente, o al tempo passato dalla sua ultima visita a un determinato sito web o mobile, e può essere modificato anche in relazione a eventi reali o a cambiamenti nelle previsioni meteo: questi sono solo alcuni esempi di come la DCO sia sinonimo di fessibilità e quindi di implicita creatività.

I retailer possono quindi adattare il loro messaggio e la creatività in base ai prodotti o marche che un individuo cerca più frequentemente o alla categoria in cui tende a fare acquisti, mentre le compagnie di viaggio possono personalizzare la loro creatività in base alle destinazioni precedentemente visitate dall’individuo o al tipo di vacanze per cui ha mostrato un interesse. Elementi dinamici possono essere mescolati con elementi statici all’interno di un annuncio. Ad esempio un annuncio di tipo display potrebbe contenere un prodotto che un utente ha già visualizzato in precedenza e il prodotto best seller in quella categoria, accanto a una sezione con un prodotto attualmente in promozione e dotato di un codice di sconto.

Un approccio, tanti vantaggi

Questo approccio data-driven alla creatività offre diversi vantaggi per i brand:

1. Storytelling personalizzato su larga scala

La combinazione del programmatic con la creatività grazie alla dynamic  creative optimization consente ai brand di raggiungere un pubblico di grandi dimensioni con messaggi che sono iper-pertinenti e specifici per l’utente. Possono fornire una narrazione di marca uno-a-uno con una creatività su misura per l’utente giusto al momento giusto, pur godendo delle efficienze operative di programmazione e mantenendo un’immagine di marca coerente. Piuttosto che rivolgersi a gruppi di utenti – come la pubblicità tradizionalmente fa – i brand possono entrare in conversazioni personalizzate che tengano conto delle esigenze, dei comportamenti e dei contesti individuali di clienti o prospect: immaginiamoci quanto la loyalty sia oggi vittima di messaggi generici e quasi mai custom base.

2. Test automatizzati con multi-variabili

Il programmatic ha sempre permesso ai brand di testare velocemente le loro creatività, per esempio se un pulsante rosso su un banner ottiene più clic di un pulsante blu e di correlare la conversione successiva ai colori dei pulsanti. Con la DCO questo processo può essere spostato molto più avanti, con brand in grado di testare gli elementi creativi che guidano l’engagement con gli individui. Si possono determinare quali immagini, call to action o combinazioni di prodotti ispirano azioni verso determinati utenti e si può utilizzare il machine learning per migliorare continuamente le prestazione della propria creatività.

3. Conoscenza predittiva delle esigenze dei consumatori

Poiché gli algoritmi avanzati diventano sempre più intelligenti, non solo possono individuare le necessità immediate dell’individuo, ma possono anche predire i loro desideri futuri: o almeno, possono provare a farlo con una logica di fondo. Analizzando i dati storici e individuando i modelli nel comportamento di navigazione o di acquisto, i brand possono prevedere che cosa desiderano gli individui talvolta anche prima che essi stessi conoscano i nuovi prodotti e possano personalizzare la loro messaggistica di conseguenza, offrendo un’esperienza di valore e ottenendo un vantaggio rispetto alla concorrenza.

Non c’è più bisogno di mantenere un conflitto tra l’automazione e l’immaginazione – la creatività è ora abilitata dai dati e dal programmatic sotto forma di DCO. Utilizzando la programmazione e la creatività insieme le marche possono trarre vantaggio dalla personalizzazione di massa in tempo reale, testata automaticamente, con combinazioni creative che guidano l’azione individuale e prevedono le esigenze future degli utenti, offrendo preziose esperienze di marca personalizzate e su ampia scala.

MainAd al Programmatic Day: «Applichiamo l’Intelligenza Artificiale al Programmatic»

L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale al Programmatic è una pratica che, nonostante il suo carattere di novità, ha già conseguito risultati importanti destando, di conseguenza, l’interesse di un numero sempre maggiore di operatori. Proprio su questo si è focalizzato il contributo del Chief Strategy Officer di MainAd, Michele Marzan, al Programmatic Day 2017.

La società fondata a Pescara da Piero Pavone, Marco CotumaccioMarino Gualano impiega l’IA per attivare i dati nelle campagne pubblicitarie automatizzate e attraverso il Machine learning, che permette di implementare tecnologie cognitive di apprendimento, è in grado di offrire alle aziende servizi di marketing predittivo.

Secondo quanto dichiarato da Marzan nella videointervista realizzata a margine del suo intervento, grazie a tali strumenti MainAd supporta le aziende nelle loro attività di comunicazione in maniera più puntuale e personalizzata.

MainAd cresce. Marzan: «Puntiamo sul machine learning per cogliere le opportunità dal mondo dei dati»

Innovazione e machine learning. Saranno queste le parole d’ordine di MainAd nel 2017, anno in cui la società di tecnologie pubblicitarie fondata da Piero Pavone, Marco Cotumaccio e Marino Gualano festeggia il suo decimo compleanno.

E questa speciale ricorrenza arriva dopo un anno di forte sviluppo per il player: nel 2016 MainAd ha registrato un fatturato in crescita del 45% rispetto al 2015 e un aumento dell’EBITDA del 260%, completamente finanziato dal capitale circolante.

«Nel 2016 abbiamo raggiunto il miglior risultato in termini di fatturato della nostra storia, la soddisfazione è grande – ha commentato Marino Gualano, Cofondatore e General Manager di MainAd -. Puntiamo su ricerca, tecnologica e sviluppo commerciale internazionale, con un vero team dove la diversità è un impegno ma anche il valore distintivo. Il 2017 si apre con i migliori auspici dove accanto alla crescita organica si andrà consolidando anche un cospicuo apporto di valore derivante dalle partecipazioni avviate nel 2016 e in cantiere per quest’anno».

Nel 2016 MainAd ha erogato oltre 40 miliardi di impression a livello mondiale per clienti di tutti i settori industriali, rispetto ai 26 miliardi distribuiti del 2015. L’esperienza nel settore viaggi, retail e fashion continua a crescere; la società ha anche registrato un aumento pari al 56% di nuove partnership internazionali.

«La caratteristica storica di MainAd, quella di essere player dedito all’innovazione, si sta oggi esprimendo con un orientamento deciso verso il machine learning, come chiave per cogliere le opportunità dal mondo dei dati a favore di azioni di advertising efficaci», ha aggiunto Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, «Lo sviluppo internazionale è sempre in prima linea, affiancato alla crescita nei paesi chiave fra cui l’Italia, dove in pochissimi mesi abbiamo attivato 10 top brand nel travel, retail e telco. A questa si aggiunge, relativamente all’Europa, lo sviluppo in UK, Francia, Germania, Spagna e Turchia».

Il personale nel 2016 è cresciuto, grazie al team di vendita in Italia, con un nuovo ufficio aperto a Milano alla fine del terzo trimestre e nuove nomine del team inglese; una crescita che, dichiara la società, è parte di una strategia di espansione nei mercati chiave.

E, forte di questi risultati, la società è pronta anche quest’anno a proseguire sulla strada dell’innovazione. “MainAd è sempre stato un precursore nell’adozione di nuove tecnologie (tra i primi ad utilizzare Appenxus in Europa) cosi come nell’introduzione di tecnologie proprietarie e ha un approccio snello alla R&D, che ci permette di anticipare le regole e i trend del settore – spiega la società in una nota ufficiale -. L’ultima innovazione che abbiamo in serbo nel nostro hub tecnologico sarà il nostro bidder. Questo sviluppo tecnologico saprà sfruttare i Big Data e ci permetterà di integrarli in modo rivoluzionario in algoritmi e tecnologie di machine learning e nuove tecnologie, per soddisfare le esigenze sempre più sofisticate e complesse dei nostri clienti”. La nuova soluzione è attualmente in fase di beta test.

IAB Forum / Michele Marzan, MainAd: «Occhi sulla semplificazione del Data Management»

MainAd, impegnata nell’ambito del programmatic buying e del machine learning, è stata tra i testimoni e i partecipanti di IAB Forum 2016.

Constatando il crescente interesse, emerso anche nel corso di questa edizione della due giorni, per tecnologia, programmatic e soprattutto per i dati, l’azienda si appresta a inaugurare il nuovo anno con una serie di novità che vanno proprio in questa direzione. L’obiettivo, spiega Michele Marzan, di recente nominato Chief Strategy Officer di MainAd, ai microfoni di Engage è «semplificare la complessità insita nel Data Management attraverso soluzioni in grado di mettere a terra un patrimonio e sfruttarlo a vantaggio della propria comunicazione».

MainAd più forte nel Programmatic, Michele Marzan nuovo Chief Strategy Officer

MainAd, Ad-Tech company indipendente fondata a Pescara nel 2007, annuncia l’ingresso di Michele Marzan come Chief Strategy Officer per il gruppo.

La nomina, si legge nella nota, si collega al percorso di crescita e innovazione che ha già portato l’azienda, nei suoi primi 9 anni di vita, ad una espansione internazionale che oggi conta sedi in Gran Bretagna, Francia, Cile, Turchia, Emirati Arabi, Filippine e India, sede del centro di sviluppo tecnologico.

Michele Marzan è uno dei manager del “digital” italiano che più di tutti ha sperimentato nuovi metodi di advertising e di marketing, spiega MainAd nella nota, combinando l’utilizzo dei media, della creatività e delle tecnologie. Già membro del Board e Vice Presidente di IAB Italia, dove ha lanciato le iniziative a supporto del programmatic advertising e del performance marketing oltre che la rilevazione degli investimenti in advertising di ultima generazione, Marzan ha ricoperto nel tempo ruoli chiave in aziende quali: Teads, come Ceo Italia; zanox, come Regional Director South Europe e Country Manager Italia; FullSix, sin dalle origini di Inferentia-DNM per poi occuparsi dello sviluppo di DMC con i progetti performance based pionieristici per il mercato italiano.

«Oggi MainAd – afferma Michele Marzan – rappresenta una storia italiana unica, fatta di coraggio e visione dove sono stati subito adottati tutti i principi culturali e di business per avere successo in un settore, quello dell’advertising di ultima generazione, che ha un tasso di rinnovamento delle tecnologie e delle soluzioni che è forse incomparabile con altre industry. L’azienda sta già andando oltre il programmatic advertising per come è comunemente conosciuto, introducendo al di sopra dell’ecosistema tecnologico esistente soluzioni proprietarie di machine learning per far leva sulle audience e sui customer insight. Con oltre 70 talenti in azienda, fra cui 20 ingegneri in India per la parte ad-tech, 15 specialisti nelle Filippine per garantire Ad-Operations su tutti i fusi orari e su 8 DSP, 10 tra data scientist e business analyst per approfondire le analisi sui dati, ed il resto come sales & account manager, MainAd è pronta ad affrontare i nuovi livelli di marketing che pochi riescono oggi ad immaginare».

«Siamo uniti con Michele da tempo – commenta Marino Gualano, Co-Founder e General Manager di MainAd – che è stato nostro Advisor in momenti importanti dell’azienda. Sviluppare, comunicare, eseguire e sostenere la strategia dell’azienda rappresentano la sua missione in un gruppo che punta a fare in modo comprensibile e tangibile quanto è solitamente complesso, valorizzando il capitale umano e generando nuovi posti di lavoro. Anche per questo apriremo dei nuovi uffici a Milano ed il recruiting è già stato avviato”.