Main partner:

Jobs

Adform vicina all’IPO. Presentati i documenti al Nasdaq Copenhagen

Si può dire mancasse quasi solo lei tra i grandi player dell’ad tech rimasti indipendenti e non quotati in Borsa. Ma presto non sarà più così. Secondo quanto riporta AdWeek, Adform ha presentato i documenti per l’IPO al Nasdaq Copenhagen: una mossa che ha definitivamente ufficializzato l’intenzione della piattaforma danese di diventare pubblica.

La società, presente in Italia sotto la guida del Country Manager Valeria Mazzon, punta a raccogliere circa 115 milioni di dollari attraverso l’emissione di nuove azioni, che verranno utilizzato per supportare la società attraverso il finanziamento di attività strategiche e il rafforzamento dei conti di bilancio.

A proposito di conti, i documenti presentati dalla società rivelano che il giro d’affari di Adform ha raggiunto circa 53,5 milioni di dollari al 30 settembre, in aumento del 16% rispetto a un anno prima, e un amministrato di poco sotto i 252 milioni di dollari. La società oggi conta oltre 800 dipendenti in 23 Paesi nel mondo, ed offre tecnologie sia lato acquisto – da cui arriva l’84% delle sue entrate totali – che vendita. Per la fine del 2018 l’azienda stima di raggiungere ricavi per 78,4 milioni di dollari e tra gli 88 e i 92 milioni nel 2019.

Adform andrà ad aggiungersi a una lunga lista di player ad tech che a un certo punto della loro storia hanno optato per la quotazione, che comprende Criteo, LiveRamp, RhythmOne, Rubicon Project e The Trade Desk. Altre società del mercato sono invece state acquisite: anche questo un folto gruppo – e che si sta ampliando ultimamente sempre più – che comprende ad esempio Rocket Fuel comprata da Sizmek, o TubeMogul da Adobe.

AppNexus pronta all’IPO: depositati i prospetti

Si è speculato molto negli ultimi mesi sulla data della quotazione di AppNexus. Adesso, a quanto pare, la cosa è diventata davvero imminente.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, la società di ad-tech avrebbe presentato in maniera confidenziale il prospetto per l’IPO. Stando alla testata, AppNexus punterebbe a una valutazione tra gli 1,5 miliardi e i 2 miliardi di dollari. L’azienda ha già raccolto oltre 300 milioni, incluso un round di investimenti di 62 milioni nel 2015 e un’iniezione di capitale di 31 milioni da News Corp lo scorso settembre.

Pian piano, la società ha messo insieme i pezzi di una strategia propedeutica all’IPO: lo scorso mese, ad esempio, ha tagliato il 13% della sua forza lavoro, una mossa volta con ogni probabilità a snellire il proprio bilancio in vista della quotazione.

AppNexus ha potuto presentare in maniera confidenziale il proprio prospetto per l’IPO in quanto ha ricavi di meno di un miliardo di dollari (in questo caso la possibilità è contemplata). Anche Snapchat ha usufruito della stessa procedura qualche settimana fa.

Secondo il Wall Street Journal, la quotazione dovrebbe avvenire nel secondo trimestre del 2017.

The Trade Desk rilascia la sua prima trimestrale: ricavi su dell’84%

The Trade Desk ha pubblicato i propri risultati finanziari, i primi dalla quotazione di settembre.

La piattaforma ad-tech ha registrato per il terzo trimestre 2016 ricavi in aumento dell’84% anno-su-anno, a 53 milioni di dollari. Nello stesso periodo dell’anno scorso le entrate erano pari a 28,8 milioni.

L’utile netto è stato di 3,6 milioni di dollari, con un Adjusted EBITDA di 16,6 milioni. Jeff Green, fondatore e Ceo di The Trade Desk, ha dichiarato che la società ha goduto di una forte spinta dai clienti in Programmatic.

Nel corso del terzo trimestre la spesa lorda in campagne non-display è ha superato per la prima volta la metà della spesa lorda complessiva, una crescita trainata dai canali mobile e audio. In una nota, la società ha dichiarato che le soluzioni omni-canale rimangono il focus.

Altro risultato riportato nel bilancio riguarda il tasso di mantenimento dei clienti: superiore al 95% nel periodo che va da luglio a settembre 2016.

La piattaforma di Programmatic ha recentemente lanciato un aggiornamento dell’interfaccia utente, una nuova versione del suo prodotto di viewability e il targeting mobile iper-localizzato. Inoltre, si legge nel documento, sono stati effettuati dei miglioramenti alle API aziendali, sono state introdotte nuove funzionalità di targeting cross-dispositivo e offerte per il canale audio.

The Trade Desk pianifica di aprire nuovi uffici in Europa e Asia Pacifica e punta a 62 milioni di ricavi per il quarto trimestre, con un margine di Adjusted EBITDA del 30%.

The Trade Desk diventa pubblica e punta all’espansione internazionale

Era una delle IPO più attese del mercato, ed è diventata realtà: The Trade Desk da mercoledì 21 settembre è ufficialmente una società pubblica, quotata al NASDAQ.

Debutto di successo, quello della DSP nel mercato azionario, con un costo per azione superiore alle proiezioni della società: tra i 28 e i 30 dollari, contro i 16-18 dollari stimati.

L’IPO di fatto ha fatto entrare nelle casse di The Trade Desk oltre 90 milioni di dollari. Una cifra che, a detta del suo Chief Client Officer Brian Stempeck, la società utilizzerà per espandersi a livello internazionale, soprattutto in Cina, e per potenziarsi sul fronte programmatic TV buying.

The Trade Desk, tutto pronto per l’IPO

The Trade Desk ha completato la procedura necessaria alla quotazione nella borsa americana e punta a raccogliere 86,3 milioni di dollari nella IPO.

La DSP ha dichiarato ricavi di 113, 8 milioni di dollari per il 2015, su un fatturato lordo di 530 milioni. L’EBIT per l’anno è stato pari 39,2 milioni di dollari secondo le carte depositate presso la Sec, il corrispettivo americano della Consob. I ricavi per i primi sei mesi del 2016 sono stati di 77,6 milioni, con un tasso di crescita dell’83% per la prima metà di quest’anno. Nel 2015, The Trade Desk ha accresciuto la sua base clienti da 258 a 389 elementi.

La documentazione ha indicato che The Trade Desk ha diversificato la sua capacità d’acquisto dalla sua fondazione nel 2011, quando il 100% della spesa lorda era impiegata nella pubblicità display. Nel 2015, il dato è calato al 57%, con il 43% allocato su mobile, video e canali social.

Secondo quanto riportato da MediaPost, The Trade Desk sta testando soluzioni di programmatic native e avviato integrazioni con aziende fornitrici.

AppNexus e The Trade Desk: l’IPO si avvicina?

L’IPO di AppNexus e The Trade Desk si avvicina.

Secondo quanto riporta il sito AdExchanger, entrambe le società di advertising tecnologico sarebbero vicine a presentare i form S1 alla Securities and Exchange Commission, documenti speciali propedeutici alla quotazione che indicano i principali dati finanziari delle aziende e la data prevista per la vendita.

The Trade Desk avrebbe già consegnato il documento e, stando a fonti del sito americano, avrebbe usufruito di una speciale clausola della SEC che consente alle società appartenenti a settori in rapida crescita di mantenere i propri dettagli finanziari riservati nel processo pre-IPO, per ragioni concorrenziali. AppNexus, invece, non avrebbe ancora presentato il form, ma da tempo, con una serie di investimenti e potenziamenti della sua offerta, si sta preparando al grande passo dell’IPO, inizialmente prevista per questo primo semestre dell’anno.

AdExchanger ha anche sottolineato come la quotazione, quest’anno, di almeno una delle due società sarebbe secondo gli analisti un’operazione molto vantaggiosa per l’intero mercato dell’advertising tecnologico, in cui recentemente diverse società pubbliche hanno registrato performance non proprio rosee.

The Trade Desk e AppNexus sono «entrambe piattaforme di alta qualità che si sono posizionate come vincenti attraverso business model sostenibili – ha dichiatato Tolman Geffs, co-president della banca di investimenti Jordan, Edmiston Group -. A differenza di altre IPO di società ad tech che mi vengono in mente, i clienti non dovranno sentirsi imbarazzati dai margini lordi riportati». Della stessa opinione è anche Josh Wepman, managing director di GCA Savvian Advisors: «Se è vero (che le due società diventeranno pubbliche, ndr), il mercato IPO diventa di nuovo una strada posibile. Non bisogna necessariamente cercare un’alternativa del Merger&Acquisition».

Secondo una recente classifica della testata Business Insider, AppNexus e The Trade Desk si posizionano, rispettivamente, al primo e al quarto posto tra le 37 società di advertising tecnologico più “hot” non quotate sul mercato. O sarebbe il caso di dire, non ancora.

Appnexus pensa alla quotazione nel 2016

AppNexus, uno dei nomi più caldi del panorama ad tech, potrebbe presto sbarcare in borsa sul mercato azionario Americano.

A dirlo è il Times, secondo cui la società newyorkese, di cui WPP ha acquisito una quota del 15% lo scorso settembre, avrebbe individuato nel prossimo anno quello giusto per la quotazione, recentemente valutata 2 miliardi di dollari.

Fonti informante, citate invece da City A.M. hanno in parte raffreddato la pista precisando che in realtà in Appnexus non sarebbe stata presa “alcuna decisione” sulla necessità o meno di quotarsi in borsa, pur essendo l’opzione sul tavolo. Un portavoce dell’azienda ha invece dichiarato che “AppNexus vede il processo di IPO come uno dei diversi veicoli che le aziende utilizzano per raccogliere capitali”.

Fondata da Brian O’Kelley, AppNexus ha sviluppato una delle piattaforme di real time advertising più diffuse sul mercato americano e internazionale. Negli ultimi mesi, la società ha integrato l’ad server “Xaxis for publishers” di GroupM e ha acquisito la piattaforma di analytics Yieldex per circa 100 milioni di dollari.

Inoltre, Appnexus ha rafforzato negli scorsi giorni il proprio rapporto con Microsoft, di cui è partner tecnologico per il programmatic in 39 Paesi, Italia inclusa.