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Privacy su Internet, la nuova norma del Garante americano che non piace ai provider

La Federal Communications Commission (FCC), l’autorità americana delle comunicazioni, ha introdotto una normativa che obbliga i fornitori di servizi internet, come Verizon, Comcast e AT&T, ad ottenere dagli abbonati un consenso esplicito per poter vendere a marketer di terze parti i dati concernenti il comportamento online degli utenti.

Queste informazioni includono i siti web visitati, la posizione dei dispositivi mobili, l’uso delle app e altre dettagli sensibili inavvertitamente raccolti durante l’utilizzo della rete in casa o su smartphone.

Tuttavia, il nuovo regolamento non riguarda le attività di piattaforme, come Google e Facebook, che impiegano i dati personali al fine di sviluppare pubblicità mirata. Infatti, in virtù delle misure relative alla neutralità della rete approvate l’anno scorso, le società che forniscono accesso alla rete sono trattate differentemente dai siti web perché fornitrici di “utility”.

La nuova norma funzionerà davvero?

Se da una parte la decisione dell’FCC è considerata dai sostenitori dell’interesse pubblico una vittoria per i consumatori, non è ancora chiaro, fa notare Recode, quanto sarà realmente efficace. Questo perché i lunghi e complessi testi relativi alle politiche di privacy o agli accordi di licenza, con cui il business dell’online notifica e ottiene il consenso per raccogliere i dati, sono spesso  approvati solo al fine di superarli e ignorarli. Se gli Internet Service Provider saranno in grado di soddisfare i requisiti secondo queste modalità, spiega ancora la testata, gli utenti potrebbero acconsentire superficialmente alla raccolta dati, senza le dovute considerazioni.

La risposta delle compagnie internet

Dal canto loro, gli ISP si sono mostrati decisamente contrariati per il provvedimento e preferirebbero collezionare i dati clienti senza alcuna restrizione.

“Non c’è una valida ragione per assoggettare i fornitori di banda larga a regole differenti da quelle di altre società che operano su internet”, ha commentato AT&T, che ha sottolineato che, sotto queste condizioni, si impedirà ai provider di essere competitivi nell’industria.

Curiosamente, anche Google è in disaccordo: nella sua nota indirizzata all’FCC, ha dichiarato che i dati sulla cronologia di navigazione che gli operatori raccolgono non dovrebbero richiedere consenso “opt-in” dagli utenti in quanto questi dati non contengono informazioni sensibili.

Ad ogni modo, il nuovo regolamento ha carattere definitivo e se gli operatori intendono opporsi dovranno portare la Federal Communication Commission in tribunale.

Dal programmatic, spinta (quasi) senza senza precedenti alla pubblicità online. la previsione di ZenithOptimedia

La comparsa sulla scena del Programmatic advertising sta dando una spinta notevole al mercato del display advertising online, che nel mondo cresce a ritmi (quasi) mai registrati in passato.

Lo dice il nuovo report Advertising Expenditure Forecasts di ZenithOptimedia. Secondo l’analisi della centrale media di Publicis Groupe, l’aumento di valore del display advertising è balzato dal +14% del 2012 al +18% del 2013, con la stima che per quest’anno si attesta al +26%, segnando il più alto tasso di crescita dal 2007.

“Le agenzie”, si legge nel rapporto,  “stanno rapidamente adottando un approccio di programmatic buying, che permette di indirizzare pubblicità display in modo accurato ed efficiente. La tecnologia si è recentemente evoluta per offrire esperienze di brand-building più solide e complete, dando al contempo una grande spinta al digital display “tradizionale”, come anche al video advertising e alla pubblicità sui social media”.

Non è tutto: circa metà di tutta la pubblicità display a livello globale è comprata direttamente dagli inserzionisti, la maggior parte dei quali è formata da piccole aziende locali che spendono solo poche migliaia di dollari l’anno e che, al momento, hanno scarso accesso al mercato del programmatic. Molte tecnologie del programmatic sono state progettate per campagne su larga scala e solo poche aziende stanno cercando di adattare il programmatic buying alle necessità dei piccoli inserzionisti, almeno per ora. Con l’evolversi della tecnologia verso le necessità “programmatic” dei piccoli investitori, però, è possibile aspettarsi un’ulteriore crescita del display advertising.

Il Programmatic è quindi, si può dire, la leva che permetterà a internet di essere ancora per diversi anni il medium pubblicitario a maggior crescita nel mondo, con un tasso medio che ZenithOptimedia stima sarà del 15% l’anno tra il 2014 e il 2017, contro il +5%-6% del totale mercato. A fare da traino sarà proprio la Display: +18% l’anno fino al 2017, con la Paid Search al 14% e i Classified a +6%.

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Un ulteriore segmentazione poi pone il mobile come protagonista assoluto del futuro della pubblicità. Nel prossimi 4 anni, infatti, secondo le previsioni della centrale di Publicis Groupe telefonini e tablet genereranno da soli quasi il 50% dell’aumento complessivo della spesa pubblicitaria nel mondo. Al termine di questo perioda, il mobile sarà il quarto canale adv del mercato, appena alle spalle dei quotidiani ma davanti a Radio, Periodici e affissioni.

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Audiweb, a luglio inizia la migrazione verso il mobile: cresce dell'8,7% il tempo speso su smartphone e tablet

A luglio il numero totale di italiani che si sono connessi a internet cala leggermente su giugno, ma aumenta significativamente il tempo speso dagli internauti su mobile. Lo rileva Audiweb, che conferma così come l’arrivo dell’estate favorisca la migrazione dal pc ai device da tempo libero.

Rispetto al mese precedente, in cui erano stati rilevati 28 milioni di internauti, il nastro di pianificazione Audiweb Database, che riporta i numeri dell’audience online sia da pc sia da mobile, ha registrato 27,8 milioni di utenti unici (dai 2 anni in su) che si sono collegati a internet almeno una volta, con una media di 44 ore e 26 minuti per persona. Nel giorno medio l’audience totale ha raggiunto i 20,1 milioni di utenti collegati per circa 2 ore.

Internet_audience_luglio

La mobile audience mensile è rappresentata da 17,8 milioni di utenti (18-74 anni, da smartphone e tablet), online in media per 43 ore per persona, con un dato non molto differente nel giorno medio15,5 milioni di utenti – che conferma ulteriormente l’uso sempre più abituale dei device mobili per accedere alla rete.

Il tempo totale speso online è generato per il 62,4% dalla fruizione di internet da device mobili e, più in dettaglio, oltre la metà (il 52% del tempo totale speso online) è generato dall’uso di applicazioni mobili. Rispetto al mese precedente, a luglio il tempo totale speso online in mobilità è aumentato dell’8,7% nel mese e del 5,2% nel giorno medio.

Oltre alle donne che, rispetto al mese precedente, hanno dedicato due ore in più alla fruizione di internet da mobile, sono in particolare i 35-54enni e gli over 55enni che, in questo primo mese estivo, trascorrono più tempo online da device mobili. I 35-54enni, infatti, passano da un consumo medio mensile di 36 ore e 47 minuti a persona di giugno a 41 ore e 22 minuti ad agosto, mentre gli over 55enni passano da un consumo medio di 28 ore e 48 minuti a persona a 32 ore ad agosto.