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Pubblicità digitale, in aumento la viewability in Italia. I dati di IAS

Integral Ad Science (IAS) ha ufficializzato i dati del suo ultimo report sulla Media Quality per il mercato italiano.

Lo studio ha preso in considerazione oltre 500 miliardi di annunci pubblicitari di campagne nazionali ed internazionali, pubblicati tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2018, rivelando che attualmente meno della metà degli annunci in formato Desktop Display soddisfa gli standard minimi di viewability (un annuncio viene considerato “in-view” se almeno il 50% dei pixel è visualizzato sullo schermo per almeno un secondo, nel caso di display su desktop o mobile, o se viene riprodotto mentre almeno il 50% dell’immagine è sullo schermo per un minimo di due secondi consecutivi nel caso di spot video). Il dato è comunque in aumento (+9,7%), essendo passato dal 43,2% nella seconda metà del 2017 al 47,4% nella prima parte del 2018.

Per la prima volta, il report ha evidenziato anche i livelli di viewability nei formati video e mobile. La viewability per gli annunci video su desktop raggiunge il 68,8% e il 77,9% per dispositivi mobile web. D’altra parte, solo il 46,9% degli annunci display sulle applicazioni mobili viene considerato “in-view”.

«Capire le differenze tra i dispositivi è essenziale per aiutare gli inserzionisti ad attrarre il loro pubblico – commenta Elisa Lupo, Director di IAS in Italia -. Questo report evidenzia un progresso significativo e positivo per il settore della pubblicità digitale, con una percentuale più elevata di annunci che superano gli standard di viewability».

Lo stato della Brand Safety

Anche i livelli di Brand Safety sono migliorati nella prima metà del 2018. Il numero di annunci pubblicati su pagine che potrebbero danneggiare l’immagine e la reputazione dei brand è infatti diminuito del 35% (dal 4,3% nel 2017 al 2,8% quest’anno).

Il report mostra anche una riduzione del fenomeno dell’Ad Fraud in Italia del 12,3% – dal 0,9% alla fine del 2017 fino al 0,8% all’inizio del 2018. Questi dati sono rappresentativi per le campagne ottimizzate contro le frodi (campagne che impiegano tecnologie o strategie di prevenzione delle frodi pubblicitarie).

«Guardando al futuro – aggiunge Elisa Lupo -, dobbiamo essere più consapevoli di non concentrarci su un solo fattore della Media Quality. Dobbiamo avere una visione più olistica dei media e dell’impatto che hanno».

La ricerca è scaricabile qui.

Mindshare, via al primo prototipo di utilizzo della blockchain nel Programmatic

Poco meno di un anno fa, Mindshare aveva siglato un accordo con la società di Singapore Zilliqa, in virtù del quale l’agenzia media avrebbe potuto testare la tecnologia blockchain della piattaforma per affrontare alcune importanti sfide relative ai processi di acquisto pubblicitario, come la pubblicità contestuale in relazione alle fake news, e sviluppare progetti strategici sulla data privacy.

Adesso, la centrale di GroupM ha annunciato il frutto di quella partnership: un primo prototipo per un’alleanza che vedrà diverse società utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblicità in programmatic.

Il prototipo ha già un nome, “Project Proton“, e i suoi primi partner: MediaMath, Integral Ad Science e Rubicon Project. Costruito utilizzando la piattaforma blockchain di Zilliqa, il progetto è volto a creare un sistema di contratti intelligente per il mercato del programmatic, consentendo a tutti i player della catena del valore di avere maggiore trasparenza sui processi di compravendita.

«Ci sono molte richieste e speculazioni sull’applicabilità della tecnologia [blockchain] al nostro business. Project Proton è disegnato per metterla alla prova, in particolare nella costruzione del protocollo di consenso e nella gestione di alte capacità di trasmissione», ha dichiarato Gowthaman Ragothaman, chief development officer AMENA di Mindshare.

L’obiettivo di questo prototipo è quello infatti di testare l’applicabilità della tecnologia blockchain nella pubblicità automatizzata, un settore che prevede una lunga filiera e il coinvolgimento, per ogni operazione di compravendita di un annuncio, di diversi operatori. Non per niente, nell’alleanza lanciata da Mindshare possono trovare spazio varie tipologie di player del mercato: aziende, agenzie, DSP, SSP, DMP, trading desk, società di misurazioni indipendenti ed editori, e la centrale media non esclude la possibilità di coinvolgere anche opinion leader ed esperti della industry, se necessario.

I risultati dei primi test – secondo quanto dichiara Mindshare in una nota – dovrebbero essere pronti prima della fine dell’anno.

IAS lancia una soluzione che protegge la spesa pubblicitaria video delle aziende

Integral Ad Science (IAS) lancia una nuova soluzione volta a proteggere la spesa pubblicitaria video delle aziende.

Si tratta di un nuovo tag, costruito all’interno della tecnologia di bloccaggio della società per desktop e mobile web, e dedicato precisamente agli spot pubblicitari. Indipendentemente dall’ad server utilizzato, la soluzione consente di bloccare l’erogazione degli annunci laddove viene riconosciuto che lo spazio che la ospiterà non è brand-safe, o è fraudolento. In questo modo, consente alle aziende di evitare sprechi di investimenti pubblicitari, dal momento che i brand non sono tenuti a pagare l’ad server o l’editore se l’impression non viene erogata.

Un recente report di IAS sulla qualità dei media ha svelato che aziende e agenzie che hanno lavorato in maniera proattiva per proteggere le loro campagne video dalle frodi hanno registrato una riduzione del 5,5% degli sprechi di investimenti, a confronto con chi non ha utilizzato alcuna tecnologia di prevenzione.

E l’esigenza di protezione per gli inserzionisti è tanto maggiore quanto sono cospicui e in continua crescita gli investimenti in pubblicità video: secondo uno studio di WARC, quest’anno le aziende hanno speso in video adv circa 30 miliardi di dollari.

«Dal momento che i brand stanno sempre più puntando sul video, essi hanno bisogno di una soluzione completa che li possa proteggere a livello globale nei vari canali e formati che utilizzano – commenta David Hahn, Chief Strategy Officer di IAS -. La nostra missione in IAS è di proteggere i clienti ovunque, ed avere una sofisticata soluzione di bloccaggio per l’ambiente video è fondamentale a questo scopo».

La nuova soluzione di IAS è attualmente disponibile per tutti i clienti della società.

Integral Ad Science, accordo con FreeWheel per la qualità della pubblicità video

Integral Ad Science (IAS) ha annunciato la stipulazione di un accordo con FreeWheel che permette agli editori di misurare la qualità del video digitale secondo i parametri di viewability, sicurezza del marchio e livello di frodi.

Gli strumenti di IAS saranno disponibili globalmente su Video Ad Serving Template (VAST) e Video Player Ad Interface Definition (VPAID) su desktop e mobile web.

La collaborazione, attiva anche in Italia, permette agli editori che utilizzano la piattaforma di monetizzazione video di FreeWheel di comunicare facilmente la qualità dei loro spazi pubblicitari e garantire ai marketer che gli annunci siano posizionati in ambienti viewable e senza frodi. Inoltre, l’integrazione aiuta gli editori ad essere più trasparenti e fornire agli inserzionisti esperienze online in sicure per il marchio.

“Siamo entusiasti di collaborare con FreeWheel per accrescere la nostra copertura video”, ha commentato Nick Morley, Managing Director EMEA MD di IAS, “Oggi più che mai, la verifica di terza parte è essenziale affinché tutti gli operatori dell’industria possono investire efficacemente e con fiducia. IAS è impegnata nel supporto sia del lato acquisto sia del lato vendita e nella promozione di alti standard qualitativi in ambito media, e questo accordo ci permette di proseguire la nostra iniziativa”.

“Creare soluzioni e standard globali per il video digitale è un fattore critico per la salute dell’intero ecosistema televisivo”, ha dichiarato Thomas Bremond, General Manager di Freewheel International, “L’integrazione di FreeWheel con i servizi di misurazione di IAS incrementerà la fiducia degli inserzionisti nell’integrità dell’inventario che stanno acquistando e permetterà agli editori di seguire strategie di monetizzazione più consapevoli”.

Integral Ad Science (IAS): Vista Equity Partners acquisisce la maggioranza della società

La società di private equity Vista Equity Partners ha firmato un accordo per acquisire la maggioranza di Integral Ad Science (IAS), la società specializzata in soluzioni per la verifica e l’ottimizzazione della pubblicità online. L’operazione è finalizzata a supportare i piani di crescita globale della società e dovrebbe finalizzarsi nel terzo trimestre dell’anno.

Si spengono così i rumors circa una possibile quotazione di IAS, di cui si era iniziato a parlare dopo che i suoi principali competitor erano stati acquisiti: è il caso di Moat (comprata da Oracle per una cifra vicina agli 850 milioni di dollari) e DoubleVerify (passata sotto il controllo del fondo Providence per circa 200 milioni). Al momento, l’ammontare dell’investimento di Vista Equity Partners non è stato specificato.

Fondata nel 2009, con sede principale a New York e uffici in 13 Paesi, IAS è leader di mercato nelle soluzioni tecnologiche in grado di garantire che ogni annuncio digitale raggiunga utenti reali in ambienti viewable e brand safe.

L’operazione permetterà a IAS di intensificare i suoi piani di sviluppo, salvaguardandone al tempo stesso la neutralità, come sottolinea la stessa società in una nota: “l’accordo con Vista offre a IAS il meglio di entrambi i mondi. La partnership consente a IAS di rimanere una terza parte neutrale, aspetto fondamentale per fornire fiducia e trasparenza non solo ai nostri clienti, ma all’industria nel suo complesso. Inoltre, [questa operazione] ci aiuterà ad accelerare la nostra crescita e la nostra visione“.

Per Vista non si tratta del primo investimento nel campo delle tecnologie per l’advertising online. Il fondo ha infatti acquisito Mediaocean nel 2015 e l’azienda fornitrice di software per l’automazione del marketing Marketo nel 2016 per 1,8 miliardi di dollari.

Italiaonline, accordo con Integral Ad Science per la verifica pubblicitaria

Italiaonline investe in trasparenza e qualità dei media scegliendo Integral Ad Science (IAS) come partner di verifica per viewability, sicurezza del marchio e frodi pubblicitarie.

“Siamo davvero orgogliosi che Italiaonline abbia scelto IAS per un tema tanto sentito dal mercato”, ha commentato Elisa Lupo, Director Italia della società di misurazione, “Il nostro impegno è di dare gli strumenti necessari alla compagnia per analizzare, comprendere e ottimizzare la propria inventory”.

“Con la nostra concessionaria di pubblicità nazionale iOL Advertising forniamo forti garanzie di trasparenza agli inserzionisti sul posizionamento degli annunci. La partnership con IAS rappresenta un ulteriore passo in avanti su queste tematiche sempre più centrali nel mercato in cui ci muoviamo”, ha aggiunto Massimo Crotti, Sales House Director BU Large Account di Italiaonline.

“Italiaonline è stata uno dei primi player sul mercato italiano a indirizzare il tema della qualità dei media, il quale così come i dati rappresenta un fattore competitivo per un editore”, ha commentato Domenico Pascuzzi, Marketing Director BU Large Account di Italiaonline, “Lavoriamo sulla qualità delle nostre properties a livello di contenuti e prodotti pubblicitari, sulla sicurezza della nostra posta elettronica e la protezione dei dati personali dei nostri utenti. Siamo soddisfatti di questa partnership perché IAS è una soluzione scalabile e un partner capace di capire le nostre esigenze di business e le sfide che siamo chiamati ad affrontare.”

Secondo i dati forniti da IAS, i prodotti pubblicitari di Italiaonline presentano dati di viewability e time in view che sono del 10% superiori alla media degli editori a livello italiano. Anche i risultati relativi all’incidenza del traffico non umano mostrano che la compagnia si colloca nei primi posti delle classifiche, con un livello medio inferiore che supera il 50% rispetto alla media di mercato.

Carmine Laltrelli e Sabina Lombardo, rispettivamente Responsabile programmatic advertising Business unit large Account e Responsabile media center business unit Large Account di Italiaonline, sono intervenuti a Programmatic Day(s) 2018, parlando proprio dell’approccio della compagnia alla trasparenza nell’industria della pubblicità digitale.

Integral Ad Science rilascia la prima edizione italiana del Media Quality Report

Integral Ad Science ha pubblicato l’edizione italiana del Media Quality Report relativo al secondo semestre del 2017.

Rispetto al benchmark globale, la viewability in Italia è complessivamente inferiore al 22,6%. Tuttavia, l’indagine, la prima condotta specificamente sul nostro mercato su un totale di cinque miliardi di impression, rivela che nel periodo che va da giugno a dicembre dello scorso anno la viewability del formato display in ambiente desktop, partendo da un tasso del 40,8% nel primo semestre, è aumentata del 5,8%. Questo dato rispecchia, secondo il documento, gli sforzi compiuti dai principali marchi a livello mondiale.

Nel periodo in esame, le campagne non ottimizzate, ossia non facenti impiego di tecnologie di prevenzione, hanno attirato meno frodi pubblicitarie. E sebbene si sia riscontrato un leggero aumento delle frodi per le campagne ottimizzate, ossia facenti utilizzo di tecnologie di prevenzione, queste rimangono comunque alla pari con la media globale. La media delle frodi ottimizzate è stata dello 0,7% a livello mondiale rispetto allo 0,9% in Italia.

La maggior parte delle impression rischiose segnalate in Italia è considerata dai marchi come rischio moderato. Dal primo al secondo semestre del 2017, il brand risk rimane dunque invariato. Complessivamente, il rischio nel nostro Paese è inferiore alla media globale. Rispetto al benchmark globale del 7,9%, il brand risk in Italia è inferiore di oltre il 4,5%.

La maggior parte del brand risk in Italia deriva da contenuti classificati come contenuti per adulti (28,1%), linguaggio offensivo (25,0%) e download illegali (16,3%). Il maggiore incremento dal primo semestre del 2017 riguarda i contenuti segnalati per violenza, con un aumento di quasi il 139%. Tuttavia, la violenza rimane una minima parte del rischio totale.

«Che la modalità di vendita sia diretta o programmatica, la percentuale di frodi pubblicitarie nel nostro Paese non sono ad un livello allarmante. Per quanto riguarda la sicurezza del marchio, si può dire le minacce sono contenute. Questi dati dimostrano che il mercato italiano è all’avanguardia perché tutti gli operatori tengono sotto controllo le operazioni di acquisto online», ha commentato Elisa Lupo, Director di Integral Ad Science nel nostro Paese.

Programmatic Day(s) 2018: tra nuovi media e trasparenza, ecco come sta cambiando l’ad tech

Se c’è una parola chiave che forse più di tutte condensa l’attuale situazione del programmatic e le sfide che questo mercato si trova a dover affrontare in questi mesi, quella parola sarebbe “trasparenza”. E proprio il tema della “trasparenza” e della “fiducia” nell’ad tech sono stati i protagonisti dell’edizione 2018 di Programmatic Day(s), l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alla pubblicità automatizzata e per la prima volta quest’anno diviso in due giornate.

La manifestazione, svoltasi il 18 e 19 aprile a Milano, ha visto alternarsi sul palco oltre 40 speaker, che hanno illustrato le varie sfaccettature del mercato programmatico attuale a una platea di più di 1700 persone nel corso delle due giornate. Ecco una sintesi di quello che è successo all’evento.

La sintesi della prima giornata

I lavori sono stati aperti con i risultati di Yoursight, la ricerca sulle tendenze della comunicazione online realizzata da Engage con Human Highway che quest’anno si è concentrata in modo particolare sui punti di forza (e di debolezza) del Programmatic.

Tra i primi si segnala in modo particolarmente evidente, ha raccontato Giacomo Fusina, Ceo di Human Highway, «la capacità di targettizzare le campagne. Questa caratteristica, unita alla personalizzazione del messaggio e alla semplificazione dei processi, produce il terzo beneficio, la maggiore efficienza del sistema. La ricerca ha messo in luce, però, anche degli inibitori allo sviluppo del Programmatic, riassumibili in tre scarsità: scarsa informazione e conoscenza su questa prassi di comunicazione, scarsa trasparenza e scarso controllo sulle inventory. Tra questi, le persone che lavorano abitualmente sul digitale avvertono come forte inibitore il basso livello delle inventory».

Ad ogni modo il Programmatic, dopo aver chiuso il 2017 con una crescita del 27%, ha detto Giacomo Fusina, dovrebbe aumentare ancora nel 2018 il suo valore di mercato, con un trend del 20%, raggiungendo così il mezzo miliardo di euro.

I dati illustrati sul palcoscenico Giacomo Fusina sono quindi stati commentati in una tavola rotonda, alla presenza di Giorgio Mennella, Advertising Director di Ciaopeople, Filippo Marchio, managing director di Adasta, Erik Rosa, Managing Director di Xaxis ed Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek, intervenuto in video collegamento dallo Sri Lanka.

Sul palcoscenico sono saliti Giovanni Tricarico di Mediamath (qui l’intervento), Lucio Mormile di Teads (leggi qui il resoconto) e Gaetano Polignano di Tradelab, intervenuto sul tema dell’efficacia.

La tavola rotonda dedicata al tema della trasparenza (qui l’articolo), con protagonisti Integral Ad ScienceAnnalect (OMG), FCA, Italiaonline e 4w Marketplace, ha chiuso la prima parte della giornata, prima di un coffee break.

La seconda parte della mattinata si è aperto con l’intervento di Italiaonline: Carmine Laltrelli e Sabina Lombardo hanno raccontato come la concessionaria abbia affrontato le sfide del programmatic grazie al concetto di “unified view”, mentre in seguito Valeria Mazzon di Adform e Andrea Stefanini di De Agostini Publishing hanno raccontato i frutti di una collaborazione in campo ad tech che dura orma da oltre 5 anni.

Ma il Programmatic, oggi, vuol dire anche approdo a nuovi media, al di fuori dell’online dove il trading automatizzato aveva avuto origine. A tal proposito, una delle novità di quest’anno è il rapido sviluppo del Programmatic Audio: la crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta infatti mettendo questo canale in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Se ne è parlato in chiusura di prima giornata in un focus organizzato con DigitalMDE cui hanno preso parte anche S4M, Gruppo Triboo e Dentsu Aegis Network.

Gli highlight del secondo giorno

Il Programmatic Advertising continua la sua corsa e vede aumentare ancora il suo peso nel mercato del digital advertising. «Dopo i risultati positivi ottenuti negli scorsi anni», ha detto Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano aprendo i lavori della seconda giornata di Programmatic Day(s), che ha registrato ancora una buona affluenza con quasi 700 ingressi all’Auditorium Iulm di Milano, «il Programmatic dovrebbe chiudere il 2018, secondo le nostre previsioni, con un incremento nell’ordine del 20%, o qualcosa di meno». Il giro d’affari salirà così a 480-490 milioni di euro, sfiorando il mezzo miliardo, contro i 409 milioni del 2017.

Il Programmatic rappresenterà a fine anno quasi il 30% di tutta la spesa display, confermandosi così un fenomeno sempre in salute e ormai consolidato, anche se il trend sarà meno positivo rispetto agli anni passati. Se il 2015 è stato l’anno del boom del Programmatic, i numeri del 2016 e il 2017 ne hanno certificato le potenzialità e anche l’inizio della maturazione. Dopo il +113% registrato dal comparto nel 2015 e un comprensibilmente più contenuto, ma incoraggiante +35% nel 2016, il 2017 ha visto la voce “Programmatic Advertising” registrare un +30% nel giro d’affari, mentre il 2018, come detto, dovrebbe registrare sempre una crescita intorno al 20%.

All’interno del Programmatic, il Video giocherà un ruolo fondamentale, così come la voce Private & Direct che peserà più del 45% «a discapito non tanto delle transazioni in open market ma più in generale della compravendita diretta». Passando al peso del Video sul totale Programmatic, i dati dell’Osservatorio dicono che arriverà nel 2017 a essere superiore al 35%: «È questa la principale voce che ha dato una forte spinta al Programmatic e al mercato della pubblicità digitale in generale».

I lavori sono proseguiti con una tavola rotonda dedicata proprio al nuovo scenario di mercato del Programmatic, che ha visto gli interventi di Sara Buluggiu di Rubicon Project, Cristina Ughes di Publicis Media Italy e Simone Pepino di Ligatus.

Sui dati, e sul futuro del loro utilizzo in pubblicità, si è incentrato anche l’intervento di Oliver Kanders, VP Marketing di Zeotap, mentre di creatività ed evoluzione dei formati acquistabili in Programmatic ha parlato Stefania Giovinazzo, Account Director Italy di Sublime Skinz. Tra gli ospiti anche Patrizia Conte, Ceo & Founder di Oyster Technology, che ha delineato le basi di una strategia programmatica di qualità nell’ambito di uno scenario per certi versi sempre più complesso.

Focus quindi su un altro tema caldo dell’advertising digitale: le nuove guidelines in termini di “annunci pubblicitari accettabili” definite dalla Coalition for Better Ads e adottate da Google come criterio di filtraggio per il browser Chrome: qual è l’impatto reale che questa novità sta avendo sul mercato della pubblicità online? Se ne è parlato in una tavola rotonda con, tra gli altri, Francesco Apicella di Evolution Adv, Andrea Ceccoli di Smart, Edoardo Negri di Instal e Davide Ingrassia di Adform.

Spazio quindi ai media, partendo dall’online con Cristina Pianura, Ceo di Prime Real Time e Coo di Triboo Media (leggi qui l’intervento). Dopo esserci occupati di radio e di Programmatic Audio il giorno precedente, la panoramica delle prospettive “programmatiche” dei mezzi “tradizionali” è proseguita con la tv, grazie all’intervento di Daniel Bishoff, Marketing Director di RTL AdConnect, sul palco insieme a Luca Di Cesare, Managing Director di Smartclip, e con l’OOH con il contributo di Carlo Grillo, Chief Operating Officer di Kinetic Italia, e di Erik Rosa, Managing Director di Xaxis (qui la cronaca). Ha chiuso i lavori Giorgio Mennella, Advertising Director di Ciaopeople, con un intervento sul ruolo degli editori e sull’importanza del dato nell’informazione.

Le nuove sfide della pubblicità digitale? Trasparenza, brand safety e misurazioni

Trasparenza, brand safety, misurazioni accurate. Secondo una ricerca di Integral Ad Science (IAS), sono queste oggi le sfide principali per l’industry della pubblicità digitale.

Stando ai risultati dello studio, che ha coinvolto 816 professionisti del digital, tra i principali ostacoli per la spesa pubblicitaria digitale ci sono le inventory fraudolente, citate dal 73,4% degli intervistati, e il posizionamento degli annunci in presenza di contenuti “sensibili”, menzionato dal 64,9%.

Un altro tema sul tavolo della industry è poi quello della standardizzazione delle misurazioni. La maggior parte dei professionisti coinvolti nello studio (il 74,5%) reputa che questa sia una questione necessaria da risolvere, anche se non si riesce ad ottenere un consenso generale su quale dovrebbe essere lo standard. Per il 48,9%, infatti, i parametri fissati dal Media Rating Council (MRC) sulla viewability non sono abbastanza stringenti.

Integral Ad Science ha anche chiesto a brand, agenzie ed editori che valore economico attribuirebbero agli spazi pubblicitari, alla luce delle loro preoccupazioni sulla trasparenza. Gli editori hanno risposto che utilizzerebbero per lo più un modello a cost-per-thousand (CPM) semplice o a CPM viewable, cioè per impression realmente visibili. Tra i professionisti lato acquisto, invece, al di là della preferenza assoluta per il CPM, c’è una maggiore apertura a costi a performance come cost-per-click (CPC) o cost-per-action (CPA).

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Nonostante le nuove sfide, però, marketer ed editori sono convinti che le tecnologie programmatiche sono e saranno in futuro sempre più fondamentali, anche grazie a innovazioni come AI e Machine Learning.

Brand safety, ecco quali sono le keyword più bloccate dagli inserzionisti automotive secondo IAS

Le aziende vogliono essere sempre più sicure che la loro pubblicità digitale sia erogata in ambienti sicuri in termini di brand safety. Questo comporta che gli annunci appaiano solo nelle vicinanze di contenuti che sono allineati con l’immagine, i valori e il messaggio del marchio.

Spesso questo significa evitare inside, come linguaggio d’odio e violenza; ma non c’è un approccio unico che possa andare bene per tutti. I contenuti interdetti per una azienda automobilistica con focus sulla famiglia non sono solo adatti ma potenzialmente desiderabile per un marchio di bevande alcoliche.

Basandoci sulle impression visualizzate in campagne pianificate nel 2017 da aziende automobilistiche, siamo stati in grado di stilare una lista con le parole più bloccate sulla piattaforma di IAS:

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Queste divergenti preferenze di brand safety non sono limitate alle singole categorie di prodotto, ma sono anche soggette a cambiamenti a seconda della regione geografica, della cultura locale e dell’ambiente mediale.

Considerando gli Stati Uniti e il Regno Unito, nonostante le loro evidenti analogie in lingua e cultura, i due Paesi hanno differenti preoccupazioni in materia di salvaguardia del marchio online. Nel 2017, gli inserzionisti americani hanno bloccato principalmente parole chiave connesse alla violenza d’arma da fuoco e al terrorismo, mentre il Regno Unito ha dato priorità all’esclusione di contenuti sessuali e linguaggio scabroso.

Le aziende possono sempre imparare da quello che gli altri stanno bloccando per verificare che quelle parole chiave si applicano al loro marchio. L’inizio del 2018 è un ottimo momento per gli inserzionisti per rivedere le proprie liste nere e assicurarsi che le altre impostazioni di brand safety siano aggiornate.