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Mediamond sceglie IAS e continua ad investire sulla qualità dell’adv  

Mediamond sceglie IAS e continua ad investire sulla qualità dell’advertising.

Mediamond conferma così la sua costante attenzione e cura nella proposizione di un’offerta pubblicitaria digitale sempre di alta qualità investendo sulla misurazione continua di ad fraud, viewability e brand policy delle sue soluzioni advertising.

Davide Mondo, Amministratore Delegato della concessionaria, ha sottolineato come in Mediamond sia “sempre messa al primo posto la qualità dell’esperienza pubblicitaria, al fine di garantire il rispetto delle principali metriche che il mercato ricerca. La scelta di IAS ci permette di poter confermare numericamente ed ulteriormente quanto la qualità dei prodotti editoriali si rifletta anche sulla qualità e l’efficacia dell’esperienza pubblicitaria”.

Secondo i dati IAS, l’inventory video messa a disposizione da Mediamond, si legge nella nota stampa, risulta con una viewability con valori anche del 10% superiori alla media mercato editori e sempre in contesti di massima garanzia e con standard molto elevati di brand safety.

La scelta di IAS, anche alla luce della recente acquisizione di ADmantX, si integra perfettamente con il resto dell’impianto ad tech di Mediamond già dotato da oltre 4 anni, tra le varie soluzioni, anche della tecnologia cognitiva semantica di ADmantX.

Elisa Lupo
Elisa Lupo

In uno scenario sempre più sensibile alla brand policy, poter disporre di un potente strumento di analisi semantica permette a Mediamond sia di rispondere all’esigenza dei clienti sui contesti di sicurezza in cui far apparire il proprio brand, sia di costruire soluzioni advertising con visibilità in domination mirate su gruppi di keyword e segmenti contestuali che offrono la perfetta risposta ai crescenti bisogni di targetizzazione della comunicazione.

“Siamo molto felici di essere stati scelti da Mediamond come sistema di misurazione”, ha aggiunto Elisa Lupo, Managing Director Italia di IAS. “L’accordo ci permette di confermare la nostra leadership sul mercato italiano, mettendo a disposizione gli strumenti necessari per ottimizzare le inventory di una realtà digital premium così importante e centrale dello scenario digital italiano”.

Più trasparenza per una spesa media più efficiente: IAS lancia Total Visibility

Integral Ad Science (IAS), leader globale nell’ad verification nel settore digitale, annuncia la partnership con Amino Payments e il conseguente lancio di Total Visibility, la prima soluzione per gli acquisti in programmatic che mostra agli inserzionisti il vero costo dei media qualificati. Total Visibility offre agli inserzionisti informazioni finanziarie a livello di impression e verifica della qualità dei media per ottimizzare le campagne in tempo reale.

Oggi più che mai, gli esperti di marketing sono alla ricerca di modi per garantire che i loro budget pubblicitari siano il più efficaci ed efficienti possibile. Con Total Visibility, gli inserzionisti vedono non solo la percentuale di media “sprecati”, ma anche l’impatto finanziario di tali media. “Ciò offre loro un nuovo livello di conoscenza e controllo per ottimizzare le campagne verso percorsi ed editori che offrono media convenienti e di qualità – spiega IAS in una nota -. In media, gli inserzionisti che utilizzano la soluzione Total Visibility risparmiano il 10-15 percento sulla spesa pubblicitaria in programmatic reindirizzando gli investimenti verso i posizionamenti più efficaci”.

«Fin dall’inizio, abbiamo realizzato una riduzione del 60% dei costi per un’inventory premium altamente visualizzabile – afferma John Marshall, Head of North America Digital Activation in HP -. Essere in grado di identificare i percorsi di fornitura più efficienti, visualizzabili e sicuri in tempo reale ci ha fornito i dati per prendere decisioni di spesa precedentemente non disponibili per i marketer».

IAS e Amino offrono agli inserzionisti gli strumenti per verificare la qualità dei loro media, quantificarne il valore e ottimizzare l’efficienza e la reach delle loro campagne. I clienti IAS avranno anche accesso a informazioni di verifica finanziaria esclusive per valutare l’impatto economico della viewability delle loro video impression.

«La trasparenza è più importante che mai per gli inserzionisti – ha dichiarato Lisa Utzschneider, Chief Executive Officer di IAS -. Per la prima volta, gli inserzionisti avranno informazioni in tempo reale con un unico tag per garantire che la spesa pubblicitaria venga utilizzata il più possibile in modo efficiente ed efficace. Siamo entusiasti di collaborare con Amino per offrire il massimo livello di trasparenza alla pubblicità digitale».

«Per la prima volta, i buyers conosceranno il percorso di costo e offerta di ogni singola impression dell’annuncio classificata da IAS, eliminando le frodi e creando opportunità di ottimizzazione ed efficienza del percorso di fornitura che prima non erano possibili. Questa partnership unica cambierà il modo in cui il settore gestisce la pubblicità programmatic a beneficio di tutte le parti coinvolte », ha dichiarato Will Luttrell, CEO di Amino Payments.

Dopo una fase pilota, Total Visibility è ora disponibile per gli inserzionisti.

Integral Ad Science acquisisce ADmantX e rafforza l’offerta

Acquisizione tutta italiana per Integral Ad Science (IAS). La società specializzata nella verifica degli annunci digitali ha annunciato di aver acquisito ADmantX, fornitore di soluzioni contestuali. In virtù dell’operazione, ADmantX verrà integrato all’interno della suite IAS dedicata alla verifica degli spazi pubblicitari, consentendo così sia ad editori che inserzionisti di abbinare gli annunci con contenuti online pertinenti a livello di pagina. Attraverso la nuova tecnologia, IAS sarà in grado di offrire una soluzione ancora più sofisticata per la brand safety.

Con un volume di contenuti digitali in piena espansione ed una crescente preoccupazione per la privacy dei dati in tutto il mondo, la rilevanza contestuale non è mai stata così importante per l’industria pubblicitaria. “Attraverso la comprensione del linguaggio naturale e la cognizione automatica – spiega IAS in una nota -, la tecnologia ADmantX garantisce una comprensione quasi umana del contenuto online su vasta scala. Questa capacità di nuova generazione apporta valore sia agli inserzionisti che agli editori per adattare meglio gli annunci ai contenuti pertinenti senza limitarne la portata“.

«ADmantX condivide la nostra visione coraggiosa e dirompente di utilizzare la scienza come base per lo sviluppo di soluzioni innovative ed efficaci – ha dichiarato Lisa Utzschneider, CEO di IAS -. L’aggiunta di questa sofisticata tecnologia alla nostra suite di prodotti globali consente una classificazione contestuale su una scala senza precedenti, favorendo una segmentazione pubblicitaria dettagliata per i clienti».

Oltre a rafforzare la suite tecnologica, per IAS l’acquisizione implica una potente combinazione di tecnologia proprietaria ed esperienza ad essa associata, nonché relazioni più strette con marchi ed editori premium in tutto il mondo.

«Il team di ADmantX è lieto di unirsi a IAS, un’organizzazione leader nel mondo dei dati e della scienza. L’incorporazione della nostra tecnologia leader nell’intelligenza cognitiva e linguistica fornirà al mercato strumenti ancora più potenti e precisi per rafforzare i legami pubblicitari, aumentandone il coinvolgimento dei clienti senza limitarne la scala e allo stesso tempo ottimizzando l’inventory dei contenuti degli editori», ha affermato il CEO di ADmantX, Giovanni Strocchi.

Giovanni Strocchi di ADmantX
Giovanni Strocchi

«IAS offre ora la soluzione più sofisticata e ideale sul mercato per la scalabilità del brand – ha dichiarato Nick Morley, Amministratore Delegato di IAS EMEA -. È una posizione entusiasmante per noi mentre stiamo continuando a crescere in Europa e su scala globale. La rilevanza nella comprensione contestuale ha avuto un’accellerazione negli ultimi anni. Siamo entusiasti di offrire ai brand una soluzione che consenta loro di ridimensionare gli annunci in modo sicuro in un ambiente adatto al marchio e agli editori, una maggiore capacità di ottimizzare i loro contenuti e migliorare i modelli di business. Siamo davvero entusiasti della buona armonia che questa acquisizione porterà non solo ai nostri clienti, ma anche al settore in generale».

Integral Ad Science ha un nuovo Chief Customer Officer: Adrian D’Souza

Integral Ad Science (IAS) ha un nuovo Chief Customer Officer (CCO). Si tratta di Adrian D’Souza, che nel nuovo ruolo avrà il compito di coordinare le operazioni a livello globale della società e sarà responsabile di assicurare lo sviluppo di una strategia di crescita orientata sul cliente.

Basato negli uffici di New York, sarà operativo dall’11 novembre e riporterà direttamente al CEO della società Lisa Utzschneider.

D’Souza arriva in IAS da Intersection, società specializzata in pubblicità in esterna per le smart cities, dove era SVP of Sales Strategy and Operations, e prima ancora è stato VP of Global Operations in Quantcast. Ha anche passato sei anni in Google come Director of Media Services.

«Ho lavorato con IAS come partner e cliente sin dai suoi inizi – ha commentato il manager -. In quei 10 anni ho seguito attivamente l’azienda nella sua crescita fino a diventare il leader nella verifica della pubblicità che è ora. IAS è sempre stata una società customer-first, e non vedo l’ora, in questo ruolo, di rendere le operazioni globali di IAS scalabili e contribuire alla soddisfazione dei nostri clienti».

Nick Morley (IAS): «Le tecnologie di verifica sono indispensabili per il ROI»

Nel corso degli anni, il mercato della pubblicità digitale è cresciuto esponenzialmente; ciò ha comportato un’intensa proliferazione di realtà e intermediari: il risultato è un ecosistema intricato, inefficiente e poco trasparente, in cui è difficile orientarsi. Ne è convinto Nick Morley, Managing Director, EMEA di Integral Ad Science (IAS), intervistato a margine dello IAS Rooftop Roundtable di mercoledì 26 giugno, evento organizzato per permettere a centri media, marchi ed editori di formarsi e confrontarsi su viewability, sicurezza del marchio online, misurazioni e verifiche.

Sono proprio questi, infatti, gli ambiti in cui la società tecnologica è specializzata, con un’offerta di servizi mirata a ridurre la complessità dell’industria e ad assicurare agli operatori che la compravendita di spazi stia avvenendo sempre secondo i più alti standard.

Perché le tecnologie di verifica sono così importanti per il mercato della pubblicità digitale?

«Che tu sia un marketer d’azienda o d’agenzia, hai bisogno di capire se il tuo investimento media è stato fatto in maniera oculata e sicura, e se quindi sta generando un ritorno. Se, approssimativamente, metà dei tuoi annunci non è viewable per un minimo periodo di tempo, se gli annunci viewable sono visualizzati da robot e i rimanenti sono erogati in ambienti non sicuri, con associazioni inserzione-contenuto inappropriate, l’immagine e la reputazione del marchio ne risentiranno gravemente. Il tema della verifica ha un’importanza cruciale perché gli operatori vogliono essere certi dei ritorni, e perché, evidentemente, le frodi non fanno che erodere potenziali entrate.

Volendo riportare queste considerazioni su un piano più generale, ci troviamo in una fase economica in cui ogni settore sta passando al vaglio i propri investimenti e le persone sono molto più attente alle spese. Per questo tutti vogliono assicurarsi che le proprie finanze siano solide».

In che modo le tecnologie di verifica possono aiutare a ripristinare un rapporto marchio-agenzia sostenibile?

«Alcune aziende si domandano se l’operato delle agenzie sia guidato dalle motivazioni giuste. La realtà è che l’industria della pubblicità digitale è incredibilmente complessa. Da una parte ci sono gli inserzionisti e dall’altra gli editori, con i contenuti e il pubblico che quegli stessi inserzionisti vogliono raggiungere, ma tra di loro c’è tutto un ecosistema molto complicato.

Ad ogni modo, le agenzie stanno cercando di ottenere i migliori ritorni per i propri clienti in un contesto in cui è difficile muoversi. Tuttavia, l’esistenza di uno strato di dati e verifica che consenta a investitori e marchi di connettersi efficientemente con editori e altri fornitori di audience genererà un ambiente affidabile e trasparente, dove i buoni attori potranno essere distinti da quelli cattivi».

A fronte di una crescente internalizzazione delle attività pubblicitarie, state osservando un maggior numero di marchi assumersi direttamente la responsabilità delle verifiche?

«Le aziende cercano di spendere i loro denari nella maniera più efficiente. Il digitale è cresciuto tantissimo negli ultimi 10-15 anni e ora rappresenta il canale media dominante, in molti mercati è addirittura diventato più importante della tv. Ma all’interno di questo processo di espansione, probabilmente una buona parte della spesa pubblicitaria non era efficiente. Per queste ragioni, solo attraverso un maggiore impiego delle tecnologie di verifica e misurazione quei marchi possono avere più controllo sulla spesa.

Non penso che gli inserzionisti intendano necessariamente spendere meno, vogliono solo spendere in maniera efficiente. Se attraverso questi processi di verifica e misurazione scoprono che una porzione degli investimenti è sprecata taglieranno i costi, ma il loro obiettivo ultimo è l’efficienza. Nel frattempo, la complessità del mercato si sta via via riducendo grazie al miglior utilizzo di queste tecnologie.

Negli ultimi anni, le aziende hanno siglato accordi diretti con le società di verifica ma non sempre perché volevano portare in-house quelle attività, cosa che è capitata più volte per il programmatic, ad esempio. Alcuni marchi stipulano dei contratti diretti affidando comunque alle loro agenzie di riferimento l’uso di quelle tecnologie. A mio avviso, è una cosa buona perché significa che i marchi assumono una posizione proattiva in questo senso. Ritengo comunque che la maggior parte delle agenzie non giudichi negativamente questo fenomeno, perché esse continuano a essere responsabili per la maggior parte della pianificazione e dell’acquisto di spazi. È solo cambiata la proprietà dei dati e di parte della tecnologia».

Cosa ne pensi del processo di consolidamento in atto nell’industria pubblicitaria?

«Come ho già detto prima, l’ecosistema digitale è divenuto in pochissimo tempo il canale media dominante. E qualsiasi mercato interessato da uno sviluppo così rapido può diventare confusionario. Col tempo, infatti, il proliferare di realtà ha attratto ingenti capitali che, probabilmente, hanno finanziato troppe società, con il risultato che l’ecosistema è diventato complesso, sovraffollato e poco trasparente in termini di spesa pubblicitaria. Per questo le aziende stanno cercando di lavorare con meno partner.

D’altra parte, credo che il processo di consolidamento in atto sia solo una fase di un ciclo economico. Se gli investitori non ottengono un ritorno in una prospettiva temporale ragionevole allora si ritirano, e le aggregazioni ne sono una conseguenza. Credo che, in ultima analisi, questo sia positivo perché ne guadagneremo in fiducia e trasparenza. Otterremo un ecosistema più sano

Per quanto ci riguarda, serve un linguaggio comune basato sui dati che colleghi marchi, piattaforme e agenzie. Noi forniamo proprio quel livello di dati e verifiche che permette all’ecosistema di essere più efficiente».

Credi che i Chief Financial Officer e i Chief Marketing Officer abbiano bisogno di collaborare di più?

«“Metà del denaro che spendo in pubblicità è sprecato, e il guaio è che non so quale metà sia”. Lo ha detto John Wanamaker verso la fine del IXX secolo ed è ancora una frase fondamentale per analizzare i rapporti tra marketing e finanza. Come si fa a stabilire cosa è efficace è cosa no? È un quesito a cui i CMO hanno sempre voluto rispondere, e che nel corso degli anni ha creato diverse frizioni tra loro e i CFO. Ma ora possiamo contare su un uso più diffuso ed efficace delle tecnologie di misurazione, grazie al quale i marketer possono rispondere alla storica domanda.

Possono finalmente sapere se è un annuncio è viewable, se ci sono frodi, se le visualizzazioni sono umane o no. Tutti elementi che permettono di rispondere al dilemma fondamentale: “Se faccio questo investimento pubblicitario, quale ritorno ho in termini di vendite e brand uplift?”. Noi aiutiamo gli operatori ad affrontare tutti queste problematiche, così da far tornare CMO e CFO a lavorare insieme armonicamente».

Adform avvia il suo programma di partner certificati: nasce “Trusted Partners Program”

Adform ha annunciato il lancio di un proprio programma di partner certificati, Trusted Partners Program.

In questo modo, la piattaforma indipendente di ad tech vuole offrire ai propri clienti “nuovi ed esistenti” una soluzione “pronta all’uso, certificata e indipendente” per consolidare e ottimizzare i propri servizi in outsourcing e i processi di integrazione nell’ambito dell’advertising online verso una serie di fornitori di tecnologie che offrono “servizi, soluzioni e prodotti di massima qualità“, si legge in una nota.

Il programma è in fase di lancio e coinvolge nove partner accreditati in diverse specializzazioni, tra cui audience data, verification, software di automazione media e marketing, come: ADmantX, Adsquare, Eyeota, Freewheel, Global Data Resources, Integral Ad Science, SAP, SAS e Semasio.

Questi partner, spiega Adform, sono “leader riconosciuti nelle proprie aree di competenza e forniscono soluzioni ampiamente utilizzate dal mercato. Soddisfano rigorosi standard di accuratezza e utilizzano metodologie affidabili per migliorare le campagne realizzate da advertiser, marketer e brand. Adform lavorerà a stretto contatto con questi player per garantire che le soluzioni rispettino la privacy degli utenti”.

Con Trusted Partners Program, Adform offre una propria risposta rispetto a un tema di attualità nell’ambito del programmatic, ossia l’estrema frammentazione del mercato. Come sottolinea la società citando Lumascape, nel settore dell’ad tech negli ultimi 10 anni si sono formate oltre 5.000 nuove società. “Trusted Partners Program si basa sugli oltre 17 anni di esperienza di Adform nel digital advertsing e offre agli inserzionisti un’alternativa trasparente, pronta all’uso, certificata e indipendente in un ecosistema sovraffollato – perché avere a disposizione un numero sempre più grande di opzioni non significa necessariamente possibilità di scelte migliori“, scrive adform.

“Il programma Trusted Partners Program di Adform punta sulla trasparenza, fornisce integrazioni più profonde, standard di servizio più elevati e rafforza l’impegno dell’azienda nel fornire un accesso semplice ai migliori dati e servizi di digital advertising del mercato. Sappiamo che tutte le piattaforme adtech consentono l’integrazione con quasi tutti gli operatori del settore, ma il modo in cui questa viene affrontata, così come il modo in cui i servizi e i prodotti vengono mostrati al cliente attraverso l’interfaccia utente, può variare notevolmente”, dichiara Filippo Gramigna, VP Business Development di Adform.

“Rimaniamo una piattaforma aperta, il cui approccio consente un metodo su misura ed efficiente in termini di risorse per tutti i partner. Continueremo a lavorare per stabilire standard comunemente accettati e soluzioni avanzate che aiutino ad alzare l’asticella nell’industry”, conclude il manager.

La soluzione di IAS per la brand safety su YouTube è ora disponibile per tutti gli inserzionisti

Lo scorso anno, Integral Ad Science (IAS) e YouTube hanno stretto una partnership finalizzata a rispondere alla necessità di misurazioni esterne della brand safety sulla piattaforma video di Google. Dopo oltre un anno di test condotti in sette Paesi, con oltre 50 inserzionisti, la soluzione sviluppata da IAS esce dalla fase “beta” e diventa disponibile per tutti gli inserzionisti.

C’è dunque un’importante novità di prodotto per IAS, che solo pochi giorni fa ha ufficializzato la nomina del nuovo Ceo, la ex Yahoo Lisa Utzschneider.

La soluzione per la brand safety di IAS coniuga il machine learning e la revisione umana al fine di ricalibrare continuamente i modelli, piuttosto che basarsi esclusivamente su un algoritmo statico. L’utilizzo di questa tecnica consente a IAS di informare gli inserzionisti e YouTube di contenuti poco appropriati, offrendo la possibilità di smettere di monetizzare i contenuti e di ricalibrare al meglio le campagne per ridurre i rischi.

“Universal McCann e i nostri clienti hanno partecipato alla beta del programma di IAS per la brand safety su YouTube. Siamo entusiasti che la verifica della brand safety da parte di compagnie esterne sia ora disponibile per offrire a tutti gli inserzionisti un ulteriore livello di protezione su YouTube”, ha dichiarato Joshua Lowcock, Global Brand Safety Officer e EVP/US Chief Digital and Innovation Officer di UM.

Il programma di beta condoto da IAS e YouTube ha monitorato centinaia di campagne condotte in sette Paesi. Brand globali come Diageo, Bayer Health e Verizon hanno usufruito dei report di IAS allo scopo di adeguare la loro strategia di brand safety e ottenere risultati migliori nel posizionamento dei loro annunci su YouTube.

“Tutte le parti interessate del nostro settore devono lavorare sinergicamente per trovare una soluzione alle criticità della brand safety”, ha dichiarato Nick Morley, Managing Director EMEA di IAS. “La beta ha avuto grande successo, perché YouTube, IAS e i brand di rilievo coinvolti hanno instaurato un dialogo costruttivo al fine di creare una soluzione congiunta. Lavorando sinergicamente abbiamo creato un’offerta di brand safety di cui gli inserzionisti possano fidarsi per proteggere i loro investimenti YouTube“.

Ora che l’integrazione è disponibile per tutti i clienti di IAS, i modelli di machine learning sviluppati, assicura IAS, continueranno a essere perfezionati. Con l’assimilazione di una quantità sempre maggiore di dati, “arricchiti” dal feedback umano, i modelli IAS analizzeranno nuovi contenuti e impareranno a identificare video, ritenuti non sicuri, permettendo ai brand di poter prendere decisioni quasi in tempo reale per le loro campagne.

Pubblicità digitale, in aumento la viewability in Italia. I dati di IAS

Integral Ad Science (IAS) ha ufficializzato i dati del suo ultimo report sulla Media Quality per il mercato italiano.

Lo studio ha preso in considerazione oltre 500 miliardi di annunci pubblicitari di campagne nazionali ed internazionali, pubblicati tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2018, rivelando che attualmente meno della metà degli annunci in formato Desktop Display soddisfa gli standard minimi di viewability (un annuncio viene considerato “in-view” se almeno il 50% dei pixel è visualizzato sullo schermo per almeno un secondo, nel caso di display su desktop o mobile, o se viene riprodotto mentre almeno il 50% dell’immagine è sullo schermo per un minimo di due secondi consecutivi nel caso di spot video). Il dato è comunque in aumento (+9,7%), essendo passato dal 43,2% nella seconda metà del 2017 al 47,4% nella prima parte del 2018.

Per la prima volta, il report ha evidenziato anche i livelli di viewability nei formati video e mobile. La viewability per gli annunci video su desktop raggiunge il 68,8% e il 77,9% per dispositivi mobile web. D’altra parte, solo il 46,9% degli annunci display sulle applicazioni mobili viene considerato “in-view”.

«Capire le differenze tra i dispositivi è essenziale per aiutare gli inserzionisti ad attrarre il loro pubblico – commenta Elisa Lupo, Director di IAS in Italia -. Questo report evidenzia un progresso significativo e positivo per il settore della pubblicità digitale, con una percentuale più elevata di annunci che superano gli standard di viewability».

Lo stato della Brand Safety

Anche i livelli di Brand Safety sono migliorati nella prima metà del 2018. Il numero di annunci pubblicati su pagine che potrebbero danneggiare l’immagine e la reputazione dei brand è infatti diminuito del 35% (dal 4,3% nel 2017 al 2,8% quest’anno).

Il report mostra anche una riduzione del fenomeno dell’Ad Fraud in Italia del 12,3% – dal 0,9% alla fine del 2017 fino al 0,8% all’inizio del 2018. Questi dati sono rappresentativi per le campagne ottimizzate contro le frodi (campagne che impiegano tecnologie o strategie di prevenzione delle frodi pubblicitarie).

«Guardando al futuro – aggiunge Elisa Lupo -, dobbiamo essere più consapevoli di non concentrarci su un solo fattore della Media Quality. Dobbiamo avere una visione più olistica dei media e dell’impatto che hanno».

La ricerca è scaricabile qui.

Mindshare, via al primo prototipo di utilizzo della blockchain nel Programmatic

Poco meno di un anno fa, Mindshare aveva siglato un accordo con la società di Singapore Zilliqa, in virtù del quale l’agenzia media avrebbe potuto testare la tecnologia blockchain della piattaforma per affrontare alcune importanti sfide relative ai processi di acquisto pubblicitario, come la pubblicità contestuale in relazione alle fake news, e sviluppare progetti strategici sulla data privacy.

Adesso, la centrale di GroupM ha annunciato il frutto di quella partnership: un primo prototipo per un’alleanza che vedrà diverse società utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblicità in programmatic.

Il prototipo ha già un nome, “Project Proton“, e i suoi primi partner: MediaMath, Integral Ad Science e Rubicon Project. Costruito utilizzando la piattaforma blockchain di Zilliqa, il progetto è volto a creare un sistema di contratti intelligente per il mercato del programmatic, consentendo a tutti i player della catena del valore di avere maggiore trasparenza sui processi di compravendita.

«Ci sono molte richieste e speculazioni sull’applicabilità della tecnologia [blockchain] al nostro business. Project Proton è disegnato per metterla alla prova, in particolare nella costruzione del protocollo di consenso e nella gestione di alte capacità di trasmissione», ha dichiarato Gowthaman Ragothaman, chief development officer AMENA di Mindshare.

L’obiettivo di questo prototipo è quello infatti di testare l’applicabilità della tecnologia blockchain nella pubblicità automatizzata, un settore che prevede una lunga filiera e il coinvolgimento, per ogni operazione di compravendita di un annuncio, di diversi operatori. Non per niente, nell’alleanza lanciata da Mindshare possono trovare spazio varie tipologie di player del mercato: aziende, agenzie, DSP, SSP, DMP, trading desk, società di misurazioni indipendenti ed editori, e la centrale media non esclude la possibilità di coinvolgere anche opinion leader ed esperti della industry, se necessario.

I risultati dei primi test – secondo quanto dichiara Mindshare in una nota – dovrebbero essere pronti prima della fine dell’anno.

IAS lancia una soluzione che protegge la spesa pubblicitaria video delle aziende

Integral Ad Science (IAS) lancia una nuova soluzione volta a proteggere la spesa pubblicitaria video delle aziende.

Si tratta di un nuovo tag, costruito all’interno della tecnologia di bloccaggio della società per desktop e mobile web, e dedicato precisamente agli spot pubblicitari. Indipendentemente dall’ad server utilizzato, la soluzione consente di bloccare l’erogazione degli annunci laddove viene riconosciuto che lo spazio che la ospiterà non è brand-safe, o è fraudolento. In questo modo, consente alle aziende di evitare sprechi di investimenti pubblicitari, dal momento che i brand non sono tenuti a pagare l’ad server o l’editore se l’impression non viene erogata.

Un recente report di IAS sulla qualità dei media ha svelato che aziende e agenzie che hanno lavorato in maniera proattiva per proteggere le loro campagne video dalle frodi hanno registrato una riduzione del 5,5% degli sprechi di investimenti, a confronto con chi non ha utilizzato alcuna tecnologia di prevenzione.

E l’esigenza di protezione per gli inserzionisti è tanto maggiore quanto sono cospicui e in continua crescita gli investimenti in pubblicità video: secondo uno studio di WARC, quest’anno le aziende hanno speso in video adv circa 30 miliardi di dollari.

«Dal momento che i brand stanno sempre più puntando sul video, essi hanno bisogno di una soluzione completa che li possa proteggere a livello globale nei vari canali e formati che utilizzano – commenta David Hahn, Chief Strategy Officer di IAS -. La nostra missione in IAS è di proteggere i clienti ovunque, ed avere una sofisticata soluzione di bloccaggio per l’ambiente video è fondamentale a questo scopo».

La nuova soluzione di IAS è attualmente disponibile per tutti i clienti della società.

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