Main partner:

Jobs

Intelligenza Artificiale, quali sono le applicazioni più frequenti nel marketing digitale?

Come viene utilizzata l’Intelligenza Artificiale nel campo della pubblicità digitale? Con quali scopi viene applicata? A queste domande ha provato a rispondere Xaxis in una sua recente ricerca condotta insieme a IAB Europe su oltre 1000 decision maker del mercato adv nel Vecchio Continente, provenienti da aziende, agenzie, editori e società di intermediazione.

Secondo i professionisti coinvolti nello studio, l’AI si rivela particolarmente di successo soprattutto nel migliorare la comprensione del pubblico e nel rendere più efficaci le strategie di targeting pubblicitario. Questa è un’idea condivisa, sebbene in misure differenti, da tutte le tipologie di operatori della filiera.

Nel caso delle agenzie, in particolare, l’AI viene considerata utile anche per consentire una migliore ottimizzazione dell’acquisto media (43%). Mentre tra gli intermediari un’altra motivazione citata frequentemente è il miglioramento dei risultati di business, menzionato da oltre un terzo dei rispondenti.

Sorprendentemente, tra gli editori il 44% ammette di non utilizzare l’Intelligenza Artificiale per nessun motivo legato al marketing digitale. Una percentuale che sale addirittura all’80% nel caso dei publisher italiani.

iab-xaxis-ai

 

Intelligenza Artificiale e pubblicità online: ecco cosa ne pensano i professionisti

L’80% di chi opera nel mondo della pubblicità online in Europa è convinto che l’Intelligenza Artificiale sia il motore della prossima rivoluzione industriale. E’ quanto emerge da uno studio effettuato da IAB Europe e Xaxis su oltre 1000 decision maker del mercato adv, provenienti da aziende, agenzie, editori e società di intermediazione.

Lo studio, che si è proposto di approfondire l’impatto presente e futuro dell’Intelligenza Artificiale sul mondo dell’adv digitale, ha rivelato che i professionisti sono concordi nel riconoscere il ruolo e il valore della tecnologia nel garantire migliori performance in ambito pubblicitario.

Quasi l’80% degli intervistati ha dichiarato di avere una buona conoscenza delle tecnologie di Intelligenza Artificiale, con un picco del 91% tra chi appartiene al mondo degli intemediari e dell’80% tra chi lavora in agenzia.

E’ ben diffusa la consapevolezza che l’AI abbia un impatto positivo sul raggiungimento degli obiettivi di business. Circa il 50% degli intervistati hanno affermato che essa migliora la produttività e aumenta il vantaggio competitivo. Inoltre, entrando nello specifico degli obiettivi dell’advertising digitale, secondo il 61% delle agenzie, il 43% degli editori e il 53% degli intermediari l’AI facilita l’efficacia del targeting, mentre per il 30% delle aziende, il 55% delle agenzie, il 40% degli editori e il 42% degli intermediari, consentirebbe una migliore identificazione di utenti e audience qualificati.

Quanto al futuro, secondo i risultati della ricerca le principali sfide che attendono il settore sono il fare meno affidamento al controllo umano (47%) e l’abilità di ottenere informazioni affidabili (55%). Il futuro dell’automazione pubblicitaria si giocherebbe tutto su un equilibrio positivo e produttivo tra l’AI, la forza lavoro umana e l’utente finale.

Ecco quali sono le 20 principali property multi-piattaforma in Italia

IAB Europe ha pubblicato in questi giorni nella sua versione integrale l’AdEx Benchmark Report 2017, lo studio, presentato in occasione di Interact 2018, che fotografa lo stato del mercato europeo della pubblicità digitale, includendo tendenze, formati e comparazioni cross-market.

All’interno dello studio, IAB ha anche stilato una classifica delle principali property digitali nei vari mercati europei in esame. Basandosi su dati comScore relativi a Dicembre 2017, l’associazione ha individuato le 20 maggiori property multi-piattaforma. Ecco quelle italiane. iab-adx-benchmark-2017

Ai primi posti non stupisce troppo trovare le big di internet Google e Facebook. Dietro ai due colossi, i principali editori multimediali nazionali Mondadori, Espresso e RCS, insieme a Oath.

Lo studio ha anche effettuato la stessa classifica sulle property a livello esclusivamente Desktop e Video. Ecco quali sono le prime 20 property Desktop in Italia.

iab-adx-benchmark-2017-desktop

In questo caso, Microsoft scalza Facebook al secondo posto, e la prima azienda italiana presente in classifica, in quinta posizione, è Italiaonline. In classifica anche società non editoriali, come Telecom Italia, Gruppo Poste Italiane e TripAdvisor, e il guru “tech” Aranzulla.it.

Di seguito, infine, le prime 20 property Video in Italia.

iab-adx-benchmark-2017-video

Sul podio ancora una volta Google e Facebook, seguiti da piattaforme musicali come Warner Music e Vevo. In classifica anche diversi siti di streaming di film.

GDPR: IAB certifica Commanders Act come fornitore di servizi per la gestione del consenso

Commanders Act in prima linea sul tema della protezione dei dati. La società specializzata nella gestione di dati e tag è infatti entrata a far parte dell’elenco di fornitori di servizi di gestione del consenso approvati da IAB Europe (Interactive Advertising Bureau) nell’ambito del proprio Quadro di trasparenza e consenso.

Questo quadro specialistico ha lo scopo di aiutare tutti gli attori del processo pubblicitario (fornitori, inserzionisti, partner tecnologici) a conformarsi al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), in particolare centralizzando e standardizzando le comunicazioni per il consenso dell’utente al trattamento dei propri dati a fini pubblicitari. A differenza di alcune Consent Management Platform che gestiscono esclusivamente la lista di tag IAB, il modulo Privacy di Commanders Act ne gestisce nativamente una gamma molto più ampia. Commanders Act è stato quindi riconosciuto per la sua capacità di gestire il consenso sia per tutti i fornitori inclusi nella lista di fornitori IAB che per qualsiasi altra soluzione presente sul mercato: testing, personalizzazione, analisi e raccomandazione.

“Lanciato il 24 aprile 2018 – spiega Commanders Act in una nota -, il Quadro per la trasparenza e il consenso di IAB Europe ha lo scopo di aiutare i vari attori della catena di pubblicità digitale a conformarsi al regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR) per la raccolta e il trattamento dei dati personali degli utenti. Standardizza le procedure con cui un utente acconsente all’utilizzo dei propri dati e fornisce tali informazioni alle parti interessate della catena, compresi i venditori, i fornitori di servizi online o i loro partner. I responsabili del trattamento dei dati e i fornitori di servizi per la gestione del consenso certificati IAB vengono elencati in un’unica lista. Tale quadro comprende pertanto un elenco di responsabili del trattamento e di fornitori di servizi di gestione del consenso certificati”.

Commanders Act è entrato a far parte dell’elenco dei Fornitori Mondiali grazie alle soluzioni Customer Data Platform (strumento di raccolta, segmentazione e attivazione dati per partner di marketing e pubblicità) e Mix Commander (strumento di misurazione delle performance di campagne e customer journey per una più precisa attribuzione delle conversioni a ciascun partner). IAB ha inoltre approvato Commanders Act come fornitore di servizi per la gestione dei consensi grazie all’esperienza dell’azienda nella gestione dei tag e della privacy dei dati e alle relative soluzioni Tag Commander e Privacy Center.

“Grazie allo strumento Customer Data Platform, Commanders Act garantisce ai propri clienti la soluzione migliore in termini di prestazioni, visibilità e controllo dei dati relativi ai consumatori, rendendo la gestione dei dati digitali una pratica sempre più strutturata. In altre parole – conclude la società -, si tratta di azioni di marketing innovative e metodiche“.

Targeting efficace? Secondo i marketer sono importanti contesto e livello di attenzione

L’ambiente che circonda gli annunci pubblicitari e il grado di attenzione dell’utente sono secondo le aziende i fattori più importanti per l’efficacia del targeting pubblicitario. Lo rivela lo studio “Digital Brand Advertising and Measurement 2018” di IAB Europe, che ha coinvolto circa 650 professionisti di aziende, agenzie ed editoria.

Secondo la ricerca, il contesto editoriale è considerato da circa l’80% degli stakeholder intervistati come il più importante fattore capace di assicurare che le campagne di branding raggiungano il giusto utente. Seguono, a breve distanza, le “informazioni sulla posizione del consumatore nel processo di decisione d’acquisto” (78%) e “informazioni sul comportamento di ricerca online e sui siti visitati” (77%). Più indietro nel ranking indicatori predittivi come la “predizione del grado di engagement con l’annuncio sulla base degli interessi e/o di precedenti esposizioni ad annunci simili”.

Quanto detto riguarda la reach delle campagna. Altro discorso, invece, per la ricettività del messaggio di branding. La maggioranza degli intervistati ha dichiarato che il livello di attenzione dell’utente ha un impatto sulla percezione del messaggio significativamente maggiore di altre variabili come ad esempio il luogo e la situazione (luogo di lavoro, second-screening, tragitto casa-ufficio).

iab-europe-measurement-report-2018

Migliorare la misurabilità nel programmatic

Attualmente circa la metà della spesa pubblicitaria display in Europa è commercializzata in programmatic, e il settore è in crescita. Non stupisce dunque che il 90% delle aziende, l’88% delle agenzie e l’85% degli editori siano concordi sul bisogno di avere riferimenti condivisi a livello di industry sul pubblico online e sull’efficacia pubblicitaria disponibili sugli strumenti di trading programmatico, insieme a dati su compravendite e misurazioni. E sempre sul tema misurazioni, secondo lo studio l’impatto del GDPR e il bisogno di identificare più chiaramente i ruoli dei vari operatori nei processi di gestione dei dati aumenterà il bisogno di avere più informazioni di analytics all’interno dei tool di trading programmatico nei prossimi mesi.

Google, modifiche per la CMP “Funding Choices”: tolto il limite dei 12 partner tecnologici

Google ha annunciato una serie di modifiche sul progetto della sua piattaforma di gestione del consenso (CMP), ideata in vista dell’entrata in vigore del GDPR e attualmente in fase beta.

Circa un mese fa, la società aveva annunciato di stare testando “Funding Choices“, uno strumento volto alla raccolta delle autorizzazioni degli utenti per il trattamento dei dati. Il tool mostrava agli utenti che visitavano un sito una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari ed una ben visibile risposta “sì” o “no”. Tra le caratteristiche della piattaforma, tra l’altro, c’era che il consenso così raccolto poteva essere condiviso con solamente 12 partner ad tech, inclusa Google. Un limite troppo stretto per gli operatori, che normalmente lavorano con molte più piattaforme e che aveva fatto pensare a molti operatori del mercato che Google volesse sfruttare il GDPR a proprio vantaggio, cercando di invogliare i publisher ad utilizzare le proprie soluzioni.

Proprio questo limite, tuttavia, sarà eliminato. Tra le modifiche alla piattaforma comunicate nei giorni scorsi agli editori da Google, infatti, ci sarebbe proprio l’eliminazione del numero massimo di partner tecnologici di un editore, visibili quando viene chiesto all’utente di dare il proprio consenso all’uso dei dati. Un cambiamento «in linea con la nostra priorità di rendere lo strumento un framework flessibile per gli editori», ha dichiarato Vegard Johnsen, Google product manager for GDPR and sustainable advertising, ripreso da AdExchanger.

Una scelta che viene incontro alle critiche del mercato? Può darsi, anche se, secondo quanto rivela la testata americana, chi utilizza i prodotti di Google avrà ancora dei vantaggi rispetto agli altri: i clienti di DFP o AdSense saranno facilitati nella sincronizzazione delle autorizzazioni nel caso in cui ci siano ad esempio modiche dei partner o della policy, mentre gli altri potranno dover riottenere il consenso per l’intera supply chain.

Quello dell’abbattimento del limite di partner non è la sola novità per la piattaforma. Attraverso le notifiche di opt-in, infatti, adesso gli utenti potranno accedere anche alle pagine di privacy policy di altri specifici partner degli editori, e, più in generale, la piattaforma adesso offrirà controlli maggiori agli utenti, mostrandosi più in linea con le altre CMP che aderiscono al Transparency and Consent Framework di IAB Europe. Inoltre, Google consentirà agli editori di utilizzare altre forme di monetizzazione nel caso gli utenti non rilascino il loro consenso all’uso dei dati: oltre ad offrire annunci non-personalizzati, potranno anche sfruttare forme di paywall attraverso il sistema di pagamento Google Contributor lanciato da Big G lo scorso anno.

Nel frattempo, Google sta continuando a lavorare su un modo per connettere il consenso raccolto sul suo network con quello ottenuto da altre piattaforme che utilizzano il framework di IAB, in attesa di integrarsi con lo strumento entro agosto.

IAB Italia sul GDPR: per il consenso si può usare “qualsiasi interazione con la pagina web”

Qualsiasi interazione con la pagina web” – quindi anche lo “scroll” – può essere utilizzata dagli editori per l’acquisizione del consenso esplicito dell’utente all’invio di pubblicità personalizzata. E’ quanto sostiene IAB Italia, che alla luce della grande confusione che regna su questo tema dopo l’entrata in vigore del GDPR ha deciso di esplicitare agli associati la propria posizione, avvalorata anche dal parere dello studio legale.

Secondo l’Associazione, che rappresenta la filiera dell’advertising online, di per sé la corretta adozione dell’attuale “Cookie Law” (basata sulla raccolta del consenso tramite il banner dell’ “informativa breve”) “consente agli operatori italiani di agire già nel pieno rispetto della Direttiva Europea 2009 sulla e-Privacy, in linea con le indicazioni del GDPR, e quindi di fatto non sarebbe necessario adottare alcun ulteriore strumento per essere legalmente inattaccabili”.

Ciò premesso, prosegue IAB Italia, “qualora un operatore italiano si trovi nelle condizioni di dover adottare un tool di acquisizione/gestione/condivisione del consenso per richiesta (o imposizione) dei propri partner internazionali” il suggerimento è quello di “adottare il Consent Framework di IAB Europe, adattandone l’acquisizione del consenso all’impostazione che il Garante italiano aveva già introdotto nel 2015 con la “Cookie Law” (qualsiasi interazione con la pagina web vale come consenso esplicito dell’utente)”.

Questa impostazione, osserva l’associazione, consente di “mantenere i vantaggi della flessibilità concessa dall’attuale “cookie law” nella raccolta del consenso, rispondendo alle richieste dei partner internazionali attraverso il Framework”.

Nella comunicazione inviata agli Associati, IAB Italia ribadisce poi “il proprio fermo supporto al Transparency & Consent Framework di IAB Europe, quale migliore soluzione presente sul mercato per una gestione condivisa dei consensi degli utenti”.

IAB Tech Lab, novità per il Framework creato in vista della GDPR

Oggi nella nostra rassegna il Framework di IAB per la GDPR, il nuovo focus di Google sugli assistenti digitali e una novità di SpotX per l’adv su televisioni connesse.

IAB Tech Lab e IAB Europe, novità per il Framework creato in vista della GDPR

IAB Tech Lab e IAB Europe hanno svelato due nuove specifiche tecniche per il loro Transparency and Consent Framework, rivolto a facilitare la conformità degli operatori del mercato alla GDPR. La prima è pubvendors.json, una lista dei venditori di un editore, l’altra è l’adattamento del framework all’ambiente mobile in-app. Entrambe sono aperte ai commenti dell’industria fino al 1° giugno 2018. Leggi di più su The Drum.

SpotX userà i dati di Nielsen per la pubblicità su TV connesse

La piattaforma pubblicitaria video SpotX applicherà i dati di Nielsen alla propria inventory su TV connesse, permettendo alle aziende di meglio comprendere l’efficacia delle loro campagne su televisione lineare e connessa a internet. La società ha dichiarato di essere la prima SSP digitale a sfruttare i dati di Nielsen per la Connected TV. Una novità che potrebbe tra l’altro incoraggiare gli inserzionisti, ancora riluttanti per la carenza di strumenti di misurazione, ad investire maggiormente sul mezzo. Leggi di più su MediaPost.

Google annuncia un programma di funding per startup specializzate in assistenti digitali

Uno dei prossimi focus di Google? Le piattaforme di assistenti digitali, su cui Big G ha annunciato di aver intenzione di investire con un piano di fondi per startup specializzate nel settore. Google ha già un suo assistente virtuale, Google Assistant, ma il programma di funding non sembrerebbe limitato solo alle imprese che utilizzano questo strumento: tra i primi beneficiari del programma, infatti, ci sono società che lavorano anche, ad esempio, con Amazon Alexa. L’iniziativa, secondo quando annunciato dalla stessa Google, è rivolta a “start-up allo stadio iniziale che condividono con noi la passione per l’ecosistema degli assistenti digitali”. Leggi di più su Venture Beat.

IAB rilascia ufficialmente il Transparency & Consent Framework

IAB Europe e IAB Technology Laboratory hanno rilasciato le specifiche tecniche per la prima versione del Transparency & Consent Framework, a seguito di una consultazione pubblica della durata di trenta giorni avvenuta tra marzo e aprile.

Lo standard riflette i numerosi riscontri provenienti da editori, agenzie e società ad-tech raccolti durante la fase di commento e, in futuro, sarà aggiornato con nuove funzioni e caratteristiche. L’infrastruttura coinvolge diverse industrie e supporta i servizi online e gli operatori nelle attività volte a garantire trasparenza e meccanismi di scelta per gli utenti. In conformità con la GDPR, gli utenti ora possono essere messi a conoscenza non solo dell’utilizzo dei loro dati personali da parte dei servizi online ma anche dell’uso di quei dati da servizi di terze parti che assistono quei servizi mostrando pubblicità e misurando l’efficacia di quest’ultima.

Il framework, si legge nella nota, è particolarmente rilevante per le prime parti, ossia gli editori, e per gli altri fornitori di servizi online, che collaborano con terze parti (venditori) per permettere a quelle terze parti di elaborare i dati degli utenti secondo le direttive legali stesa della norma.

“La GDPR comporterà che gli utenti europei ottengono più informazioni e controllo su chi tratta i loro dati. Questo dovrebbe dare loro una maggiore sicurezza online, che è allo stesso tempo la sfida e l’opportunità che la legge dell’Unione Europea presenta nella sua complessità. Il Transparency & Consent Framework si posiziona nell’intersezione tra utenti, editori e partner di terza parte, ossia i venditori, che supportano gli editori nella monetizzazione de contenuti”, ha dichiarato Townsend Feehan, Ceo di IAB Europe.

IAB, in arrivo il nuovo tool per la GDPR. Presentate le specifiche tecniche

Lo scorso novembre, IAB Europe aveva annunciato la realizzazione del GDPR Transparency & Consent Framework, un nuovo standard tecnico per l’immagazzinamento dei consensi degli utenti e la loro condivisione con i partner.

Adesso quel progetto, volto ad aiutare il mondo della pubblicità digitale a soddisfare i requisiti sul consenso degli utenti previsti dal nuovo regolamento dell’Unione Europea, compie un nuovo passo avanti. Sono state infatti realizzate le sue prime specifiche tecniche, disponibili per i commenti pubblici (sono accessibili a questo link). Dopo la raccolta dei pareri di editori, pubblicitari e altri operatori del mercato, che si concluderà l’8 aprile, la versione finale del Framework – un’iniziativa open-source e non a scopo commerciale – sarà lanciata a metà aprile.

Il Framework include varie specifiche tecniche che consentono alle aziende e agli utenti di avere un maggiore controllo, e informazioni dinamiche, sulle parti che hanno accesso e processano i dati personali dei consumatori nell’Unione Europea.

Nello specifico il framework è volto a creare un ambiente trasparente in cui gli editori possono comunicare ai loro utenti quali dati hanno raccolto su di loro, come il sito e i suoi venditori intendono utilizzarli e quali venditori li useranno. Il sito potrà quindi ottenere il consenso (o rifiuto) per ognuna di queste voci e tale decisione degli utenti verrà poi condivisa con tutto l’ecosistema pubblicitario. Facilitando i processi all’interno della filiera in piena conformità con la GDPR.

Le specifiche tecniche del framework verranno monitorate in futuro da un gruppo di lavoro dedicato, attraverso una collaborazione tra IAB Europe e IAB Tech Lab che sfrutterà le rispettive competenze in tema legale e tecnologico.

Il Framework sarà disponibile per le aziende basate sia in Europa che fuori, ed è progettato per supportare vari canali e formati pubblicitari, sia in ambiente mobile che desktop.

Le più lette