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Xaxis lancia un nuovo formato video mobile-first da 6 secondi

Xaxis, il braccio programmatico di GroupM, ha lanciato un nuovo formato video breve, che consentirà ai suoi clienti di portare le loro campagne su varie piattaforme tra cui Twitter, Snapchat, Spotify e l’editore radiofonico britannico Global.

Si tratta di una soluzione mobile-first da 6 secondi, compatibile con gli altri prodotti video di Xaxis. La soluzione in Italia non è ancora disponibile (è attiva solo in UK), ma lo sarà nei prossimi mesi.

«Il video brevi rappresentano per i brand un’opportunità per offrire ai consumatori contenuti di rapida e facile fruibilità allo stesso tempo garantendo migliori brand recall e affinità – commenta Harry Harcus, MD at Xaxis UK -. Siamo contenti di lanciare il primo prodotto di questo tipo, che rappresenta un modo economicamente efficiente di ampliare la reach e la frequenza della pubblicità video digitale sui vari canali social premium, affiancandosi a formati più lunghi. Offrire contenuti agli utenti con formati brevi attraenti e rilevanti è una formula vincente sia per i brand che per i consumatori».

L’erogazione delle campagne avverrà tramite un acquisto unificato su tutte le piattaforme in cui la soluzione è disponibile, e il pagamento verrà effettuato su base cost-per-completed-view, anziché CPM. Il formato potrà godere anche degli strumenti di dati e analytics di [m]Platform per l’individuazione degli utenti target: la segmentazione del pubblico avverrà in maniera anonima attraverso codici ID, e non via cookies.

Secondo quanto riporta Digiday, oltre alle già citate quattro piattaforme, altri partner potrebbero essere interessati a partecipare al progetto, tra cui Sky. La testata americana sottolinea inoltre come il lancio del formato da parte di Xaxis potrebbe essere stato motivato anche dalla volontà di trovare un’alternativa a Facebook e Youtube per i propri clienti, che possa essere brand-safe e trasparente in tema metriche.

Beduschi, GroupM: «Il GDPR non ha rallentato la spesa in programmatic»

L’arrivo del GDPR lo scorso 25 maggio ha avuto una serie di effetti tangibili sull’funzionamento dell’ecosistema del programmatic ma finora «non ha influito sulla spesa complessiva dei clienti negli acquisti di media su piattaforma», ci ha detto Massimo Beduschi, Ceo e Chairman di GroupM, a margine dell’evento Think – Change for Tech organizzato giovedì a Milano dalla media holding di WPP insieme a The European House – Ambrosetti (qui l’articolo dedicato).

Al momento non trova quindi riscontro la preoccupazione che le aziende, spaventate dall’incertezza sugli effettivi meccanismi della nuova normativa europea sulla protezione dei dati personali e dalle sanzioni salate per le violazioni, potessero decidere di dirottare parte degli investimenti su canali più “tradizionali”.

Di certo, l’arrivo della nuova regolamentazione ha posto ancora di più l’accento sul valore dei dati, della loro proprietà qualità e della qualità dell’uso che se ne fa. Un tema che si lega per le aziende alla possibilità di gestire “in autonomia” queste operazioni, mettendo a frutto il loro patrimonio di dati di prima parte anche portando in house la gestione degli acquisti di media digitale.

Recentemente, peraltro, proprio un cliente di GroupM, Vodafone, ha annunciato di voler portare all’interno dell’azienda l’acquisto di tutti i “biddable media”, quindi il Programmatic ma anche Social e Search. «Quella del media buying in house è una tendenza che sicuramente c’è e di cui ci dobbiamo occupare – ha commentato in proposito Norina Buscone, VP Research di GroupM Italia -. Il futuro delinea senz’altro una maggiore ibridazione delle competenze dei clienti con quelle tradizionalmente appannaggio delle agenzie, tuttavia il media buying richiede strutture e competenze specifiche che oggettivamente non sono alla portata di tutti i clienti, se non quelli molto grandi. Non è poi detto che “fare da sé” si riveli la strategia migliore a lungo termine. In ogni caso, noi puntiamo essere per i clienti sempre di più un business partner, in una logica di consulenza e mettendo in campo quella che è la nostra expertise».

In Italia i costi del Programmatic coprono il 20% dell’investimento media

Nella filiera della pubblicità digitale, quanto dell’investimento pubblicitario di un’azienda finisce effettivamente nelle mani degli editori e quanto, invece, viene assorbito dagli operatori ad tech? Il cosiddetto tema della “tech tax” è da tempo una questione molto dibattuta nel mercato, e le sue dimensioni sono sempre state abbastanza difficili da quantificare, complici anche casi di fee non dichiarate da alcuni operatori.

Ma all’interno di un suo studio sulla pubblicità online a livello globale, GroupM ha provato a stimare delle cifre del fenomeno. Secondo la divisione media di WPP, DSP e SSP assorbirebbero insieme mediamente il 20% della spesa pubblicitaria che passa dalle loro piattaforme, anche se tale percentuale varia anche in maniera significativa da Paese a Paese.

In Italia GroupM stima che la tech tax si aggiri proprio sul 20% dell’investimento media, ma la quota arriva al 25-30% in Francia, al 27% in Giappone, o scende al 12% in Germania e al 15% in Finlandia e Norvegia.

Una percentuale che, seppur di non poco conto, sarebbe in declino rispetto al passato, anche a causa di una progressiva riduzione del numero di piattaforme programmatiche utilizzate da aziende ed editori, con un conseguente calo generale dei prezzi.

La stima di GroupM, comunque, non considera altro tipo di operatori tecnologici che possono intervenire all’interno della filiera programmatica, come DMP, società di misurazioni o fornitori di soluzioni di targeting. Recentemente, WARC ha stimato che tali società possono arrivare, insieme, ad assorbire fino al 25% della spesa globale in programmatic.

Il Programmatic quest’anno arriverà al 47% della pubblicità display nel mondo

Nel 2017, il 44% degli investimenti display online nel mondo sono stati transati in programmatic, rispetto al 31% del 2016. E la percentuale raggiungerà il 47% nel 2018. E’ quanto stima GroupM all’interno del suo studio “Stato del digitale“, che ha analizzato a livello globale come vengono fruiti i media e quali sono le tendenze degli investimenti pubblicitari.

Secondo i risultati del report, l’andamento degli investimenti video online in programmatic mostra invece un aumento più contenuto: il 22% nel 2017 rispetto al 17% del 2016, e si prevede che la percentuale arriverà al 24% in questo anno (i calcoli di GroupM sono ponderati in relazione alle dimensioni dei dati economici per pubblicità dei Paesi).

I temi caldi del settore

Ma al di là delle cifre, lo studio di GroupM si è poi soffermato anche su alcuni dei principali argomenti caldi del mercato, su cui la società ha chiesto parere alla vasta rete di WPP.

Una delle parole chiave del mercato è sicuramente “Blockchain“, su cui però fino ad ora ci sono pochi esempi di applicazione pratica. «Il punto di forza più importante della Blockchain è rappresentato da questa sorta di conoscenza distribuita che informa tutti su tutto e pertanto diventa un’opportunità per ridurre le inefficienze e gli inganni. Tuttavia, il suo tallone di Achille è rappresentato dalla necessità di aggiornare tutti i computer che partecipano in ogni momento, ed è un processo troppo lento per un mondo che vive in tempo reale», ha dichiarato Adam Smith, Direttore Futures di GroupM.

Di contro, i partecipanti al sondaggio hanno segnalato grandi sviluppi e distribuzioni su grande scala per l'”Intelligenza Artificiale“. «Probabilmente, oggi gli strumenti più avanzati di marketing sono gli algoritmi avanzati che aiutano i marchi ad analizzare quali posizionamenti creativi o dei media stiano ottenendo le prestazioni migliori, su scala e velocemente – ha dichiarato Smith -. Tra molteplici applicazioni future, si prevede che l’Intelligenza Artificiale emergerà per contrastare le frodi che aggirano le soluzioni basate su regole convenzionali».

Ancora, il tema “Dati“: sulla loro applicazione agli investimenti media, i partecipanti hanno indicato la presenza di molte opportunità di miglioramento. I clienti sono sempre più consapevoli del valore dei dati posseduti o acquistati, ma sono spesso contrari ai rischi che possono derivare dal loro sfruttamento e dalla loro archiviazione e distribuzione. In molti Paesi più piccoli, vi è scarsità di dati disponibili. La maggior parte dei clienti USA utilizza dati proprietari per attivare media digitali, e spesso investono in piattaforme per la gestione dei dati aziendali (DMP). Altri mercati non sono così avanti per una serie di motivi diversi. I marketer che più spesso usano dati di prima parte sono orientati alle performance e guidati dall’ecommerce, e operano tipicamente nei settori auto, viaggi, ospitalità, bancario o a volte dei supermercati con sistemi di vendita capillari ben gestiti.

Adobe lancia un programma di certificazione sull’utilizzo della sua DMP

Spotify, Adobe e GroupM protagonisti della nostra rassegna di oggi.

Adobe lancia un programma di certificazione sull’utilizzo della sua DMP

Adobe ha lanciato un nuovo programma di certificazione insieme a Digitas, dedicato all’utilizzo della sua DMP e aperto sia ai partner della società che al pubblico. L’esame, che consentirà di determinare se i partecipanti possiedono le competenze necessarie per gestire la piattaforma dati, è volto a semplificare e standardizzare il processo di ricerca di esperti nell’uso di Adobe Audience Manager. Leggi di più su MediaPost.

Spotify, dopo la quotazione un maggiore focus sulla pubblicità?

Adesso che Spotify si è quotata in Borsa, aziende e agenzie si aspettano che l’app ponga un maggiore focus sul suo business pubblicitario. Nonostante la società di streaming musicale abbia rapidamente messo a punto una fiorente offerta adv, da settembre arricchita da una piattaforma self-service in programmatic, la sua maggiore forza rimane ancora la versione dell’app “ad-free” in abbonamento, da cui arriva la maggior parte dei suoi ricavi. Adesso il mercato attende un maggiore bilanciamento tra le parti. Leggi di più su Digiday.

GroupM, Irwin Gotlieb lascia il ruolo di chairman globale

Irwin Gotlieb lascia il ruolo di chairman globale di GroupM, passando a una posizione di senior advisor in WPP. Gotlieb, veterano della comunicazione, è stato CEO di GroupM dalla fondazione della divisione media nel 2003 fino al 2012, quando ha assunto il ruolo di Chairman globale. Dopo aver fondato MediaVest nel 1993, il manager si è poi unito alla squadra di WPP nel 1999 come primo ceo globale di Mindshare, per poi occuparsi del lancio di GroupM nel mondo. GroupM continuerà ad essere guidata da Kelly Clark, global chief executive della società dal 2016. Leggi di più su Campaign.

[m]Platform di GroupM lancia l’area operativa Data&Insight. Alla guida Marco Brusa

Continua a prendere forma la struttura di [m]Platform, l’ecosistema che offre prodotti e servizi digitali innovativi alle agenzie di GroupM.

Dopo la nomina di Erik Rosa a Managing Director di Xaxis, che aveva ufficializzato la messa a punto dell’area operativa Media di [m]Platform, GroupM ha annunciato adesso la messa in piedi della squadra che si occuperà di un’altra delle tre anime della divisione, ossia quella Data&Insight.

Data&Insight racchiude al suo interno un team interdisciplinare di data scientist, analisti, statistici e sviluppatori che conta più di 50 persone. Una squadra non solo interdisciplinare ma anche interagenzia. L’area operativa, infatti, è trasversale a tutte le agenzie del gruppo ed è costituita da 4 aree chiave:

  • Data, con l’obiettivo di fornire servizi di consulenza nella scelta e nell’implementazione delle piattaforme di Data Management, fino all’affiancamento nel loro utilizzo (con inclusa la formazione dei Data Manager in azienda) al fine di sviluppare strumenti di business intelligence che aiutino le aziende a prendere decisioni immediate grazie al monitoraggio in tempo reale di tutti i KPI di marca;
  • Sviluppo Prodotto, raccoglie le esigenze dei clienti con la finalità di sviluppare nuovi tool in ambito di analytics avanzato e di attribution modeling, che possano portare un reale vantaggio competitivo;
  • Digital Consulting, supporta i clienti sulle tematiche di web analytics, attribution modeling e nella scelta delle piattaforme tecnologiche di advertising e marketing;
  • Measurement, permette di fornire tutte le analisi inerenti al tema del ritorno sull’investimento, sui modelli econometrici evoluti e sulle stime dei risultati di business.

Una struttura che intende rispondere ai bisogni dei clienti di oggi. “Oggi gli investitori si trovano a dover gestire una mole di dati incommensurabilmente maggiore rispetto al passato: la crescita del digitale in tutte le sue dimensioni e la maggior attenzione posta nella gestione del Customer Relationship Management costringe i brand a dover fronteggiare con maggiore accortezza e precisione il mondo dei Big Data – spiega GroupM in una nota ufficiale -. Per questo diventa fondamentale per gli investitori agire in maniera integrata arricchendo le soluzioni di CRM con gli ulteriori dati provenienti dalle interazioni degli utenti con i propri device e con il contesto in cui si inseriscono, definendo una strategia di customer experience coerente lungo tutta il customer journey e supportando il processo di governance dell’informazione per rispondere in modo veloce e preciso alle esigenze di business”.

A capo della squadra Marco Brusa

A capo del team Data&Insight è stato chiamato Marco Brusa, che assume il ruolo di Managing Director e che riporterà a Giovanna Loi, Managing Director [m]Platform, GroupM Italy. Brusa è un talento interno al gruppo: proviene da Mindshare, dove ha maturato 12 anni di esperienza in ambito misurazione e strategia, fino a ricoprire il ruolo di Head of Strategy and Data Science.

«L’industry media è in una fase di trasformazione. Nel campo dei Big Data, GroupM ha da sempre precorso i tempi, distinguendosi sul mercato per essere stata la prima holding media a dotarsi di una Data Management Platform proprietaria. A corredo della profilazione, le aziende si aspettano di poter generare consumer insight più profondi e di avere a disposizione dati accessibili e comprensibili per poter prendere decisioni quotidiane: i cosiddetti Smart Data, ovvero quei dati che derivano da una corretta interpretazione dei Big Data e che sono in grado di fornire ai clienti importanti e significativi insight e informazioni. La nuova unit e il nuovo ruolo di Marco rispondono alla volontà di GroupM di potenziare un’area di business sempre più strategica per offrire i migliori servizi di consulenza in data management presenti ad oggi sul mercato», dichiara Giovanna Loi, Managing Director [m]Platform, GroupM Italy.

«È tanto l’entusiasmo sia nel team che nei clienti a cui abbiamo presentato i vari servizi offerti – aggiunge Brusa -. Questo nuovo reparto racchiude, tra le agenzie del gruppo, i migliori talenti nella gestione, nell’analisi e nella conoscenza del dato e di stack tecnologici di Digital Marketing. In un organico che crescerà nel corso del 2018, abbiamo messo a fattore comune best practice e tool esclusivi che nel tempo sono stati sviluppati per aderire ai bisogni diversificati dei clienti in ambito analytics e misurazione. Essere leader in Italia per billing e numero di clienti gestiti comporta la responsabilità di offrire eccellenza alla industry: rigore metodologico e trasparenza si confermano essere ancora una volta i due valori cardine che caratterizzeranno un servizio senza eguali per i nostri clienti».

Il Programmatic traina la pubblicità digitale: le previsioni di Zenith, Magna e GroupM a confronto

Il Programmatic continua a trainare la pubblicità Digital a livello globale. A confermarlo sono ben tre forecast di altrettante strutture media e di intelligence: Zenith, Magna e GroupM.

Le tre società, malgrado non diano effettivamente cifre sul mercato della pubblicità automatizzata nel mondo, comunque segnalano come esso sia un volàno per l’indutry pubblicitaria online in generale, nonostante le problematiche che la coinvolgono, come frodi e brand safety.

Secondo Zenith, la pubblicità Display, nelle sue tre varianti branner, video e social, registrerà una crescita del 12% fino al 2020. Un incremento influenzato anche dall’ad tech, come sottolinea Jonathan Barnard, head of forecasting and director of global intelligence di Zenith: «tutti e tre i tipi di Display hanno tratto beneficio dalla transizione al Programmatic Buying, che consente alle agenzie di targettizzare le audience in maniera più efficiente ed efficace, con creatività personalizzate»

E’ della stessa idea anche Magna, le cui stime sottolineano l’importante ruolo del Programmatic nell’aumento della spesa in media digitali. Parlando di ad tech, però, la società di intelligence di IPG Mediabrands ha evidenziato come il mercato sia destinato a cambiare profondamente in futuro, sottolineando come temi quali GDPR e brand safety possano nei prossimi anni modificare l’assetto della industry e le sue performance. «Programmatic e retargeting hanno consentito agli editori di monetizzare meglio le loro impression negli ultimi anni, ma i nuovi regolamenti quali la GDPR dell’Unione Europea, che entrerà definitivamente in vigore nel 2018, potrebbe rendere più facile per i consumatori deselezionare i cookie e quindi ridurre il bacino di dati sui consumatori che le campagne in programmatic possono sfruttare, oltre che il volume delle impression in programmatic» spiega Vincent Letang, executive vice president global market intelligence di Magna.

C’è invece un’altra questione, quella della brand safety, che secondo il manager potrebbe avere un impatto positivo sul mercato: «Un lato positivo per i fornitori di contenuti e la monetizzazione digitale potrebbe venire dal ritorno in auge del tema della sicurezza dei brand e di altre questioni inerenti la rilevanza dei marchi – ha dichiarato Letang -. Alcune aziende hanno compreso che la scalabilità e l’efficienza offerta da ampie piattaforme digitali o da annunci in Programmatic su centinaia di siti a volte ha un costo, quello della rilevanza dei contenuti, portando a delle associazioni indesiderate del brand con ambienti editoriali di dubbio gusto». Non tutto il male viene per nuocere però: «Questa presa di coscienza offre agli editori premium l’opportunità di rafforzare il valore delle loro inventory sicure».

Quello della brand safety è un tema che porta a galla anche GroupM nel suo forecast. Parlando del Programmatic, la branch media di WPP sottolinea come, relativamente al mercato americano, il mercato stia continuando a crescere, anche se non ai ritmi attesi, attestandosi attualmente al 20% della spesa in pubblicità digitale (piattaforme social escluse). Un andamento su cui inficiano anche, appunto, questioni come la sicurezza delle inventory. A tal proposito, GroupM insiste sulla necessità di misurazioni da parte di società terze sulla viewability e sulla brand safety, ma prende atto del fatto che oggi alcuni partner programmatici non supportano ancora azioni preventive per proteggere gli inserzionisti da contenuti violenti, estremisti o a sfondo sessuale. Molti clienti hanno dunque optato per il whitelisting, che però d’altro canto limita la reach e fa alzare i prezzi.

Tematiche sulle quali è stata rivolta una particolare attenzione anche nel mercato italiano, ma che per adesso non hanno fatto registrare dati allarmanti. “In Italia gli acquisti in programmatic vengono effettuati prevalentemente in private deal e mediante accordi diretti con editori, che limitano la quota di open market e il rischio crescente di essere inseriti in contesti non sicuri – spiega la branch media di WPP in una nota -. In aggiunta GroupM in Italia utilizza anche un costante controllo su tutta l’inventory così da ottenere il più completo database di domini ‘a rischio’ o ‘idonei’ da inserire rispettivamente in blacklist e in whitelist per definire il contesto di erogazione più affine a ciascun brand; oltre a impiegare Demand Side Platform che, proprio nell’ultimo anno, hanno intrapreso una verifica puntuale dell’inventory per bloccare a priori il traffico giudicato non idoneo”.

Altra preoccupazione per le aziende è poi anche la mancanza di trasparenza nella catena del valore del Programmatic. A tal proposito, GroupM promuove l’utilizzo di Ads.txt, la lista pubblica dei rivenditori pubblicitari ufficiali di un sito. Secondo la divisione di WPP, lo strumento può consentire ad aziende e agenzie non solo di capire se il rivenditore da cui stanno acquistando uno spazio è effettivamente autorizzato a vendere quella impression, ma anche di rendersi più indipendenti dall’intromissione di intermediari e dai loro relativi costi.

Brand safety, 5 big della pubblicità utilizzeranno OpenSlate per verificare i video su YouTube

Quello della brand safety è uno dei temi caldi della pubblicità digitale oggi, con le aziende sempre più preoccupate di vedere comparire le proprie campagne accanto a contenuti e contesti non appropriati.

La questione è stata sollevata in particolare all’inizio di quest’anno, quando era scoppiato il caso di una serie di importanti brand che dopo aver acquistato spazi adv su YouTube avevano visto apparire i propri spot accanto a video pro-ISIS o inneggianti odio e violenza. La risposta, in molti casi, era stata quella di sospendere i propri investimenti sulla piattaforma video di Google, rea di non aver saputo controllare a monte la “sicurezza” dei contenuti postati dagli utenti. In effetti, nei mesi successivi allo scoppio del caso, Big G ha provveduto a dotare YouTube di misure più rigide di controllo sui suoi video, e ad affidarsi a controlli da parte di società esterne, ma i suoi tentativi non hanno calmato del tutto i timori degli inserzionisti, preoccupati dei possibili danni di immagine creati dall’accostamento con determinati contenuti.

Di conseguenza, anche le stesse aziende hanno deciso di muoversi, attraverso le proprie centrali media. Sempre più agenzie si sono affidate a società terze, specializzate nella verifica delle inventory.

In primavera, GroupM aveva annunciato di avere avviato una collaborazione con OpenSlate, società di social video analytics che, raccogliendo dati su tutti i contenuti monetizzabili di YouTube, dava un punteggio ai filmati per qualità e brand safety, fornendo agli inserzionisti approfondite informazioni sul contesto dei loro annunci.

Un approccio che sembrerebbe essersi rivelato valido, visto che, dopo il braccio media di WPP, ora anche altre holding hanno deciso di affidarsi a questo operatore. OpenSlate ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver lanciato un nuovo strumento per la verifica della brand safety su YouTube, collaborando con l’agenzia indipendente Horizon Media e con le holding Dentsu Aegis Network, Omnicom Media Group, IPG (tramite IPG Mediabrands e Magna) e Publicis Media, oltre a GroupM.

Ecco come funziona la nuova soluzione: OpenSlate, tramite un’integrazione con l’API di YouTube, raccoglie dati sui 350 milioni di video di YouTube che contengono pubblicità. Finora le aziende avevano usato queste informazioni per lo più per targettizzare le campagne su specifici canali o contenuti; adesso invece potranno fare riferimento ad esse per sapere su quali video sono state erogate le loro campagne, e fare whitelist del tipo di canali e parole chiave dei contenuti su cui far apparire i propri spot.

La società connette informazioni contestuali con i dati sulle aste, riuscendo così a capire quali campagne sono state mostrate accanto a quali video.

AT&T sceglie Brian Lesser per guidare una nuova divisione ad-tech

Brian Lesser, Ceo di GroupM per il Nord America, abbandona la holding media di WPP per assumere un importante ruolo in AT&T.

All’interno della conglomerata delle telecomunicazioni, Lesser sarà chief executive officer della nuova divisione di business che si occuperà di progettare una piattaforma per la pubblicità e gli analytics, con la finalità di gestire dati e i contenuti che AT&T assimilerà dall’acquisizione di Time Warner, tuttora in via di finalizzazione.

“Brian è stato un collaboratore fondamentale di 24/7 Real Media, Xaxis e più recentemente GroupM. Siamo rammaricati di vederlo andare via ma gli auguriamo ogni successo nel suo nuovo ruolo. Inizieremo subito la ricerca di un sostituto”, ha dichiarato GroupM in una nota.

“Lesser è un manager eccellente e uno dei migliori a utilizzare la tecnologia e i dati per creare pubblicità mirata”, ha dichiarato il Ceo e Presidente di AT&T, Randall Stephenson, in un comunicato, “Una volta completata la nostra acquisizione di Time Warner, crediamo di avere l’opportunità di costruire una piattaforma per l’automatizzazione negli ambienti del video premium e della pubblicità televisiva, facendo quello che motori di ricerca e social media hanno fatto per la pubblicità digitale”.

In attesa che GroupM trovi un rimpiazzo, il Ceo globale, Kelly Clark, assumerà ad interim l’incarico rimasto vacante.

Lesser è stato fondatore e ceo di Xaxis, la società di programmatic di GroupM. Fa notare AdExchanger che, nel suo ruolo, in cinque anni ha portato i ricavi di Xaxis ad un milliardo di dollari. Inoltre, ha supervisionato la progettazione e l’avvio della data managemt platform Turbine, sviluppata come nucleo centrale del capitale dati e tecnologico delle agenzie del Gruppo.

GroupM, Jenny Bullis diventa Global Chief Strategy Officer di [m]Platform

Jenny Bullis è stata promossa a Global Chief Strategy Officer di [m]Platform, la soluzione di intelligence e attivazione dell’audience di GroupM, lanciata a dicembre a livello internazionale e lo scorso mese sul mercato italiano.

Bullis, che riporterà al Ceo Globale di [m]Platform, Brian Gleason, avrà la responsabilità di definire la strategia per il rilascio globale della piattaforma, verificando che i set dati e la suite tecnologica siano i più potenti in ogni mercato in cui operano le agenzie controllate dal Gruppo. Con il suo retroterra ampiamente incentrato sul cliente, sarà fondamentale per permettere ai clienti di applicare gli insight data-driven nello loro campagne di comunicazione.

In precedenza, la manager ha guidato l’ufficio londinese di Essence in qualità di Ceo per la regione EMEA ed è stata Managing Director di Annalect per il Regno Unito e l’EMEA. I suoi venti anni di esperienza includono anche ruoli di leadership in aziende, gestendo i media di BT, Sainsbury’s e ITV.

Oltre a rivestire l’incarico di membro della commissione esecutiva globale della struttura, Bullis lavorerà a stretto contatto con i tecnici della piattaforma e i marketer del gruppo al fine di progettare modelli personalizzati e flessibili per i clienti nelle aree degli insight data-driven e dell’attivazione media.

La transizione di Bullis da Essence alla a [m]Platform avverrà nel corso dei prossimi mesi.